Quando vado a trovare i miei e passo da mio padre, quello che è forse più notevole è che, nel momento in cui io arrivo da lui, di solito, la pantomima ha puntualmente lo stesso copione. Io odio che la gente entri “sfondando”, senza bussare. Ma lui è anche quasi del tutto sordo, quindi, non sapendo bene cosa fare e dovendo evitare un’azione che non può sentire, cerco di usarne una di visione generale: spengo ed accendo la luce due volte. Lui sta di spalle, contro lo schermo grande del computer nel quale, a caratteri cubitali, c’è un racconto pornografico tra i mille. Lo riconosco subito quel sito, devo averlo visto chissà quante volte in passato; credo sia lì da vent’anni. È tutto testo ed è ingrandibile. Lui non è preparato: è sempre stato “sopra” nella gerarchia del dominio da tantissimi anni; pur essendo stato in collegi per tutta l’adolescenza per motivi di guerra, quindi dipendente, poi è stato libero professionista per un certo tempo con un dipentente e, in casa, paterfamilias. Non era lui quello che ti veniva a spiare in camera, ma diciamo che se lo avesse fatto e trovato la porta chiusa a chiave, bussare non sarebbe stata la sua prima opzione, così come per mia madre. Dunque, pur essendo un utilizzatore di tecnologia, non conosce tasti rapidi né ha abitudini che ne richiedano lo studio. Sono comodi comunque, intendiamoci, ma di solito impari per motivi di sguardi indiscreti. Si agita, cerca il mouse che fatica a trovare, impacciato cambia schermata, mentre i caratteri cubitali di sesso restano lì a seguire imbarazzati la copertura lenta.
Mi saluta con entusiasmo, non ha tempo di rifilarmi compiti invece di instaurare rapporto, perché la sua mente era occupata a cercare small talk, quindi riferisco dell’avvenuta ricarica della scatola delle medicine di mia madre, del nulla da segnalare, faccio tanti auguri, saluto, vado, prima che si riabbia e inizi a formulare domande che non sa formulare e ci infiliamo in un gorgo di fastidio relativo al computer. Quello che deve fare non richiede vere soluzioni. I problemi che ha creato non smetterebbe di produrli anche se sia io che mio fratello gli abbiamo chiaramente detto cosa non fare innumerevoli volte.
Mi rimane l’amaro della conferma di quanto vedevo arrivare decenni fa: la scatola nera dei due sensi fondamentali che si chiude lenta ed inesorabile su di lui. La lentezza però è apprezzabile.
Devo poi dire che, a 90 anni, la vita vissuta all’insegna della sopravvivenza diventa un vantaggio: abitudini e forma mentis sono risorse che persone meno dure non avrebbero nella loro stessa misura.
Un nuovo grado di perdita: mio padre non riesce più a vedere sé stesso nelle foto. Nonostante sia anziano, non si tratta di incapacità di riconoscere il proprio volto per decadimento delle capacità cognitive, bensì la vista. Aveva tre foto sul tavolo, con sé stesso. Pensavo fossero lì perché lo sapeva; forse si, forse era riuscito a capirlo ma non ne era sicuro. Quando sono andato a trovarlo ha chiesto a me cosa ci fosse nelle foto: sei tu, papà – dico – credo anni ’80 o ’90. Non è stato sorpreso, forse era una conferma a servirgli, ma ha continuato chiedendo se forse fossero il tal luogo o l’altro, che non erano. Non poteva vedere, ma ricordare (che memoria!), intuire. C’era una passerella, un lago: lui aveva invece visto un fiume e pensato ad un altro luogo.

Alours, carissimi amici non-nerd. Ma anche nerd che però se ne strasbattono delle licenze perché tanto loro opensourci e tantoloro piratatutto.