baddown #34957820

rieccomi a respirare ben di peggio che un inner critic: è come se l’aria fosse fatta di “sei un coglione”, dentro, espira, dentro, espira. Nausea, brutte notizie e visioni di schifo, poi così a caso, hackerano il canale youtube di Luca Perri. Ma cosa cazzo hackeri Luca Perri?? Ma si, è un mondo di prepotenza verso…

completatevelo voi.

Con chatGPT, mentre un impiegato al consolato prende i vostri documenti e ce li butta dentro fottendosene del fatto che sono dati vostri , così, come se niente fosse. E voi, ovviamente, non lo denunciate al garante per la privacy. Che mica può leggersi le cose, quello, no? Chiaro. Ma mica può buttarli in un anonymizer appositamente e gratuitamente creato. No. Deve fare presto.

Dopo 13 anni eccomi di nuovo a fare la stessa cosa: uscire, camminare, respirare e basta, cercare di guardare il cielo azzurro solo per restare in piedi invece che contorcermi, per non restare lì su una superficie divano-let(t)ale e schiattare da vivo ancora peggio del peggio.

Stupendissimo tutto. Sto bene e si vede: grande qualità di scrittura.

“quegli occhietti parlano, sai?”

Mia cugina mi diceva che sua nipote, figlia di suo fratello, non parla mai, non si esprime. Mia zia, madre di mia cugina, nonna di questa nipote in entrambi i sensi, è morta. Non ho mai avuto un buon rapporto con lei, anzi, forse è quasi “THE” villain nella famiglia, da un certo lato.

Un grande classico nei miei ricordi di 5-6 anni è questo: premettendo che in paese i bambini andavano in giro senza prolemi, normalissimo, vado da mia cugina, faccio tutti i piani per arrivarci, suono il campanello (ne ho il perfetto ricordo visto dal basso), si apre la porta ed è mia zia che non saluta, fa bruscamente “cosa ti serve?”.

Io sono fatto così: la prima volta che mi dai un nuovo tipo di schiaffo io rimango scioccato. La mia mente dice “ehh?” ad un nuovo evento che risulta difficilmente conciliabile con le mie intenzioni in quel luogo e le premesse legittime nella normalità. Quando questo non accade, dico, la prima volta io di solito non sono reattivo. Da bambino devo aver percepito perfettamente il tono negativo, lo sguardo, i tratti del volto. Non era un’offerta di aiuto. Era una accusa di opportunismo preventiva. Devo aver solo pensato “sono un bambino, oltre a te, appena lì dietro, c’è un’altra bambina che mi sta molto simpatica, è mia cugina, ora però non so cosa cazzo stia succedendo e cosa io abbia fatto di male: è un crimine voler giocare con mia cugina?”. Ma ovviamente devo solo aver boccheggiato per un po’. E forse devo aver detto “giocare con <nomedimiacugina>!”. Avrei dovuto dire “intanto buongiorno” (come avrebbe certamente fatto qualsiasi adulto con me a ruoli invertiti) e poi magari “non mi serve nulla, ma avrei piacere di giocare con mia cugina, se ti togli dal cazzo magari”.

Ma ecco, questo è il modo in cui “ci siamo presentati” nei miei ricordi; non è mai migliorata, la cosa. Ma è stata utile.

Ad ogni modo mia cugina diceva che questa nipote è schiva, non parla tanto.

Ma oggi alle esequie della zia l’ho osservata quando qualcuno parlava. E il suo volto, i suoi occhi e soprattutto le sue sopracciglia parlavano moltissimo. Dissentivano infastidite, sollevavano sé stesse ma anche obiezioni. In perfetto silenzio.

Mi ha ricordato mio padre, sempre vista dal basso, ricordi, che mi disse “quegli occhietti parlano, sai?” anche se non avevo detto niente. Ed era sicuramente vero.

Bloggare is better than social cazz

Subito dopo aver postato qui la mia merda sto meglio. Scrivo freneticamente? Scrivo rapidamente, così sono cresciuto. Ma questo mi fa … bene. Terapia? Tapioco. Scherzi a parte ci assomiglia, fa qualcosa. Lo sento chiaramente. Mi piacerebbe che fosse ancora il pianoforte… quando nella prima adolescenza lo suonavo mentre avevo la febbre… e anche se il caldo magari c’era ma lo tenevo, lo sopportavo, suonavo appassionatamente e poi… “mi passava”. Almeno io mi sentivo meglio, meglio che pigliare l’aspirina, meglio che stare a letto fermo (oggi no, oggi su questo : w il cadavere mummificato e che passi).

Ma nell’essere febbricitanti di caos, di emozione, di casino… scrivere aiuta. Non dico niente di significativo o che cambi la vita di nessuno… ma ho anche sperimentato il vero doom scrolling, quello vero, drenante, inchiodato, nella melassa della mia già presente disperazione, su instagram, su facebook (io!!!) … scrolla scrolla, tristezza & delusione … magari qualche gattino, ma poco. Puoi anche stare li a dirti cose con altri ma non stai bene.

Qui è diverso. Non è detto che qualcuno legga (anzi, devo invitare chi è iscritto via mail a disiscriversi se non legge, altrimenti sarei solo uno spammer) ma io penso che debba essere scritto prima per me ma anche in modo che, se ti adatti al mio stile, sia intelleggibile. Ma a parte questa accortezza nel metterci comprensibilità e punteggiatura, non lo scrivo per voi, per te, utente non-zero.

Ma la differenza è percepibile: sto meglio. Non trituro la minchia a chi non ha voglia di sentire, non devo dimostrare nulla a nessuno, non devo nemmeno farmi venire il dubbio, mentre parlo con qualcuno, che io non stia davvero comunicando con il fine di avere uno scambio ma che in realtà io debba soddisfare un bisogno differente. Niente dubbio, questo che avevo da dire lo dico, lo spazio per i commenti c’è, anche se sarà poco probabile che qualcuno condivida qualcosa o ne voglia parlare. Abituati come siamo a dire “sono d’accordo” tanto quanto “ho letto” o “sei fantastico” ugualmente con un like o un cuoricino. Ma la cosa bella è che me ne sbatto il cazzo. Stupenda. Avevo scritto della merda dell’anniversario dei miei: subito dopo stavo meglio. Ma non poco.

Qualcosa di buono ha senso che finisca nelle canzoni, perché quelle sono emozione.

A volte invece mi sottopongo a controllo severo con chatGPT plus caz mink astra-max-sux-extradeppiù chiedendo controfattuale, onestà brutale, rigore epistemico, fallacie logiche, argomentazioni del cazzo, insomma: non lasciarmi sparare cazzate. E vi assicuro che ne sparo di brutto. Ossia nel mio “giudizio sul mondo” finisco sempre in generalizzazioni e mecolanze indebite. Cose che odio, ma ci casco. Imparo molto, ma alla fine mi dico “stai zitto”.

In ciò che scrivo nelle canzoni invece il filtro severo finisce sempre per dire “vai, dillo, il tuo taglio, il tuo modo, il tuo punto di vista, il tuo … qualcosa, è diverso da quello usato da altri” come minimo. Che a me basta: è davvero difficile nelle cose umane dire qualcosa di straordinariamente mai detto, anche se sarebbe bello.

Ma quando poi finiso per ragionare su qualcosa e pretendere di avere una buona idea o critica… qualunquismo. Certo, non è così tranchant, io lo sono. Anzi, spesso il mio problema (o il problema della Ai) è che il mio stile comunicativo mal si adatta all’idea da trasmettere e spesso è talmente corretto affermare questo che è giusto desistere. Ossia non è solo che la forma è sostanza in modo generale. Spesso il contenuto stesso che critica qualcosa è talmente complesso che include il modo e quindi… se il modo c’entra con la complessità, io che uso un linguaggio aggressivo o violento divento intrinsecamente incoerente. Ma io non ho voglia di rinunciare ad esprimermi così a cazzo che sbatte in giro a caso sulle pareti. E di solito la conclusione è: e nemmeno gli altri, quindi che vuoi? Certo, sempre in termini molto più polite.

Così ecco che lo spazio del vomito fecaloide è questo: sparo stronzate o non sparo stronzate, fa lo stesso. Dico davvero ciò che penso? Io credo di si. Magari lo penso in quel momento, lo sento in quel momento e si spera che io sia in grado di trasferire in lettere quello che mi passa per la testa.

La scarsa frequentazione di questo vicolo fa sì che l’eventuale puzza di piscio rappresentata da questi scritti non vi disturbi, mentre lo svuotare la mia vescica mentale abbassi notevolmente la pressione.

E io piscio spesso, ma dai controlli non risulta io abbia problemi di prostata.

sentirsi in colpa davanti alle ingiustizie

Ci sono 6 diversi modi in cui vorrei iniziare. Il caos, la merda. Ma no, niente guerre, niente rivolte di piazza. Solo la solita schifosa merda domestica, familiare. “Anniversario di matrimonio” , potete immaginare?

Chiunque avesse seguito questo blog avrebbe già capito, forse non sarebbe molto nuovo. Ma questi chiunque non esistono, dunque serve contesto: sono un vecchio di 5x anni, i miei genitori sono ancora vivi e nati negli anni ’30 del 1900, anziani. Non sono per il matrimonio, non ho figli. Amo la vita di coppie felici, non ho nulla contro i bambini, anzi, penso che richiedano una consapevole dedizione visto che li fai esistere. Zoom contesto: anniversario di matrimonio (65 anni?) dei miei. Mi arriva qualche giorno fa un messaggio via whatsapp di mio padre che ricorda questa ricorrenza, un po’ da vecchiotto, più sugli acciacchi o simile… una cosa sullo stile “beh però siamo ancora qua”. Ok, bene, auguri. Sorvolo bene, proprio non ci penso, sono tranquillo davvero sullo stile chiacchiera e ciao.

Però invece si vuol “festeggiare”, mi si invita.

Ora si vi serve più contesto familiare abituale: quello che io so è elencabile:

  • i nostri incontri familiari sono vuoti riti formali e io non lo sopporto
  • mio padre è quasi del tutto sordo e quasi del tutto cieco
  • mia madre è invalida diciamo… sulle gambe: sarà la schiena eccetera, ma il risultato visibile è sulla deambulazione e la stazione eretta.
  • non vado d’accordo con mia sorella di solito, anche se la cosa può essere complicata, ma per ora tagliamola con l’accetta
  • anche se tutto sommato sono andato più d’accordo con mio fratello, comunque ha fatto le sue cagate pure lui e su quelle io semplicemente taccio
  • mio fratello e mia sorella sono più grandi di me di … beh sono dei baby boomers dal punto di vista sociologico.
  • quando ci si vede, spesso, tutti hanno 5 anni, me compreso: la famiglia disfuzionale esemplare: nessuna violenza sessuale o sangue, ma ora non ho voglia di mettere giù una checklist e mettere le spunte per vincere la gara, anche se mi sento che l’argento è nostro
  • mio padre tratta male mia madre, violenza verbale e psicologica, riassumendo – io non tollero più questa cosa, né i miei fratelli riescono a tollerarla davvero. Mio fratello vive con loro, quindi si becca una certa dose. Mia sorella, quando va li, poi se ne va, scappa via quando accade (e sono abbastanza certo di averle suggerito di farlo, per proteggersi, per tuffarsi meno nella lava) ; mia madre è abituata, ci vive, ho fatto tutte le verifiche del caso: è corresponsabile, ma resta pur sempre vittima.
  • mia madre ha una certa capacità di produrre frasi così male che sembra sempre che ti insulti; di sicuro vengono tutti da un mondo giudicante, proprio del tipo “Ciao! Che grassa che sei!” ecc.
  • presi singolarmente tutti sono più che tollerabili, entro certi limiti di tempo e frequentazione

Recentemente la cosa si riduce a: mio padre tace, quando qualcuno dice qualcosa mio padre si avvicina a mia madre per chiedere cosa sia stato detto, lei fa il possibile per farglielo capire, ripetere, aggiustare, finché lo capisce. Quasi nessuno si adatta a tutto questo, capendo che cosa significhi essere sordi, come si approcci la cosa, considerando “voglio davvero comunicare con questo essere umano e accertarmi che costui comprenda?” in modo coerente e compatibile, sensato, adeguato. Mia madre fa il possibile e soprattutto lo fa SEMPRE e sopporta la difficoltà di farlo. Io lo faccio, forse persino bene, ma raramente, ci si vede poco, quindi cerco di farlo al meglio: anche io sono sordastro, so cosa significhi quando la gente crede di aver parlato meglio o di essersi fatta comprendere ma in realtà non lo fa e anzi, ti fa sentire un problema. I ciechi possono pisciarti sulle scarpe, ma i sordi è come se lo facessero anche solo per esistere. Quindi non ignoro la disabilità. Ma la maleducazione – che potrebbe certo essere uno sfogo della comprensibile frustrazione di chi ha anche la cecità che peggiora e con la quale non è nato – questa non è giustificata; nulla la rende giusta, mai.

Si, dicevo: a parte questi scambi, eventualmente tentati da camerieri o altre persone in pubblici uffici (ora saltiamo aneddoti divertenti) ma alle cui mancanze prontamente sopperisce mia madre, se mio fratello e mia sorella non battibeccano e poi litigano e si insultano e magari poi il coglione qui presente non si inserisce per aumentare i colori della shitstorm da respirare a pieni merdoni, più o meno si tace, si mangia, mia madre fa domande invadenti, noi o ci indispettiamo o dribliamo, io e mia sorella di tanto in tanto parliamo di cose, io magari racconto qualcosa delle mie nipoti, se qualcosa è divertente. Bello. Amore & serenità. Quando B ed io eravamo assieme e lei veniva diceva “ma come mai litigate sempre?” e in realtà io ancora non ero come sono ora… non … beh ora che ci penso prima anche io tolleravo tutto. Di sicuro non ciò da cui mi sono allontanato semplicemente uscendo di casa, ma poi nei pranzi vari… le tempeste di schifo che per noi erano “chiacchierare” invece per B erano sicuramente la visione di un branco di stronzi in cui la meno violenta era mia madre. Uno spasso. Pensavo esagerasse, sapete, cultura del trauma e tutto: da manuale. Questo accadeva anni fa, io non sono migliorato, ma non voglio far parte di questa merda e soprattutto non tollero in alcun modo che mia madre venga maltrattata, nemmeno quando magari lo faccio io e poi voglio sbattermi sul muro perché cazzo, io almeno lo so, ne sono consapevole e posso fare qualcosa, posso evitare che accada.

E non sono della scuola di chi ti fa l’occhio nero e poi chiede scusa e aspetta che la tela sia di nuovo bianca per ridipingerti l’occhio che tanto poi con una scusa si sbianca. No. Se ti sto chiedendo scusa è perché io credo che ti si debba, che ci sia un motivo, che l’ho capito, che te lo posso spiegare che cosa ho capito e cosa non devo più fare e/o cambiare. Questo. Poi per carità, se sei costruito in un modo da secoli… ma devi ammettere che lo sei, riconoscerlo. La differnza esiste, non è “eh ma…”. No, tua responsabilità.

E questa volta? Beh sono arrivato, gnam, chiacchiera, si paga, andiamo, arriviamo a casa loro, faccio le medicine di mamma, mio padre inizia a interloquire con mia madre per cazzi non suoi, inizia il fraintendimento, mia madre va un po’ in confusione, mio padre fa il risentito per cose che nessuno ha inteso dire né ha detto, finisco di preparare le medicine, me ne sto andando… vedo che nel successivo scambio organizzativo tra mia madre e mio padre lui inizia a non capire … perché il segnale non arriva, non perché sia privo di intelletto, non ode. Ma chi è che non capisce? Mia madre, ma perché (si capisce da toni e sottintesi, trust the experts) è stupida e lui deve farle capire quanto e “avere ragione” in qualche modo ma… inizia ad essere offensivo, non più sottintesi, ma io sono lì. Ha torto nel merito, ma è irrilevante: ha torto perché sta mancando di rispetto ad una persona e lo fa in un modo odioso, volgare, violento… dopo che ha voluto “festeggiare l’anniversario”. Ma perché non te lo ficchi nel culo l’aniversario?

Lo blocco, gli dico di smetterla e… no, non la vuole smettere. Quindi lo sfanculo e me ne vado. Ma lui stava sicuramente li a girare sulla sua ragione, sulla cosa da organizzare e tu hai torto e io ho detto e tu non hai capito e – tutto quello che vuoi.

Ma tu l’hai insultata. Quello devi smettere, subito, sempre. Non ci sono ragioni, sei stato maleducato e ti sei spazientito con l’unica che cerca di capirti mentre sei tu che non capisci, perché hai una disabilità che di certo non è colpa tua, ma ancora meno degli altri e a maggior ragione di coloro che a quella disabilità prestano un po’ di cura ed attenzione, sono loro che sono pazienti… se tu non sei paziente con te stesso di certo puoi tu, se lo ritieni utile, insultarti, ma di certo non farlo con lei, non con chi ha pazienza con te. Inammissibile, intollerabile.

Ovviamente mi sento una merda ed ho interiorizzato un senso di minaccia e pericolo, non c’è un cazzo da fare. Anche se sarebbero loro ad andare in merda se io schiattassi ora, niente da fare, sono un poppante rotto, inside.

Ho ripensato a mia nipote qualche giorno fa, 4 anni, piccina. E ad altri bambini che ho visto fare in maniera del tutto spontanea il gesto: si coprivano le orecchie. Richiamo mia madre e glielo chiedo: ti prego, quando accade, quando ti offende, ti ingiuria, ti manca di rispetto in qualsiasi forma e soprattutto quando torna indietro a fare delle finte scuse in cui non fa altro che colare sarcasmo e vittimismo mentre non riconosce affatto alcuna colpa e non chiede affatto scusa … alza le mani. Ma alzale per difenderti, proteggerti: tappati vistosamente le orecchie, tieni la testa tra le mani, abbassati, accucciati, resta così finché non se ne va. Canta se puoi, canta nella tua testa. In fondo è un vecchietto mal fermo, cosa farà, ti percuoterà? E se lo rifà, se pensa di essere lui la vittima, tu chiudi quell’unico canale che lo sopportava, usa la valvola, gli insulti e la mancanza di rispetto non devono più passare, nessuno deve tollerare quello, quella non è disabilità, quella è una scelta di cui tu non sei responsabile.

Non sto meglio.

Ma almeno ormai sono bestemmiatore da almeno 13 anni.

202610180106 come va, solito.

Niente di nuovo? No. Devo dire che molte delle mie cacate diventano elucubrazioni e discussioni con chatGPT, ma molte ancora di più diventano testi di canzoni.

Non canzoni, bada bene.

Testi per canzoni, non di canzoni, so far.

Ho anche implementato (ecco, qui si può usare questa merda di parola) una skill di (auto)critica basata su stocazzo di Berk(e)ley e altri cazzi autoriali di best e wost practices, ma anche con ottica geoculturale non limitata agli USA, che ha il divieto assoluto anche vago di produrre testo , anche solo di suggerirlo, ma può dirmi quanto faccia cacare il mio e perché, quanto sia inutile eccetera. Ho tentato anche le vie dello stronzismo per tenere lontana da me la Sycophancy (non voglio farmi dire quello che si presuma io voglia sentirmi dire, non sarebbe d’aiuto) con una calibratura che non tenda alla distruzione né all’accondiscendenza. Funzia?

Boh.

Comunque sta di fatto che ne scrivo meno nei quaderni (ho un fantamiliardaio di quaderni colorati con copertina rigida in cui scrivo queste mie merde) e anche nel PC, ma a volte inizio nel pc, poi trasferisco e continuo … insomma vario.

Spesso parto con un bel “dammi un metodo rapido e indolore per morire” , ci combatto 10 minuti perché non mi ammorbi con i fottuti samaritans e altri incompetenti (l*i mica ci ha parlato: io si; gentili, ben disposti, ma non preparati a questo tipo di discorso e quindi nemmeno alla frustrazione derivante ecc ecc ecc) e quindi a volte ne esce qualcosa di interessante che mi ispira un pezzo. Ovvio che quelli di quel tipo finiranno per essere poco utili ed accatastarsi come buccie di banana nell’umido.

Ma ne è anche venuto fuori un concept. Sarebbe bello che ci fosse del metal di un certo tipo, per me. Ma serve tanta abilità… e non credo che qualcuno ce la voglia mettere AGGRATISE.

Ecco, questa roba è un po’ nuova. Non nuovissima.

Per il resto sono la solita merda. Sono un po’ più zio, cerco di farlo al meglio, di capire come farlo meglio, di dedicare bene questo tempo a loro e di lasciare fuori ME da quella roba che serve a loro, di farlo per loro, pensando a loro. Una ormai è passata al “ciaozio” e via, in camera sua a farsi i cazzi sua. Ma non mi sta guardando ancora come “non voglio avere a che fare nemmeno con te” … per ora. Vedremo. Spero di poter essere vivo ed un alleato quando servirà. Se muoio prima… spero abbia sviluppato un sufficiente senso critico da dire “fottiti perché X ma libero perché Y”. Finché ci sono raga, e sono ben disposto… meglio che vi pigliate il pigliabile. Ma a quella età deve misurarsi coi suoi pari. E in giro di casino (vedi no lives matter … madonna santa!) ce n’è.

Ho cliccato a cazzo sulle stats e non capisco perché alla Cina e agli USA possa interessare qualcosa di quello che scrivo. C’era pure Claude.Ai !!! Daje!!! Anzi, sono un po’ offeso di non essere stato crawlato da chatGPT. Come si permette?

Altre Ai? Beh certo. Purtroppo ho più paura di una volta laddove invece giocavo. E gli LLM non giudicano, supportano, Così NotebookLM può leggersi tutto il manuale di Reaper e magari mi aiuta a studiare. Tempo fa avrei solo provato divertimento. Invece ora so perché lo voglio fare e dove voglio arrivare. E ci tengo troppo, si sa come funziona. Devo metterci dentro della merda a cazzo e riuscire a finire un pezzo, pubblicarlo ecc ecc. Lavorare su roba di cui non mi frega un cazzo, così mi dedicherò al come. Bello, sembra vero eh? Poi però ho una quantità di autosabotaggio e di inner critic che è un ninja dell’inquisizione della Empia Colpa Unita. Quindi aiuta, capite? Io sono solo, tutto sommato. Quello che voglio fare me lo devo fare.

E non monetizzerò, al contrario: spenderò. Poco magari, ma spenderò.

Ho anche sviluppato più velocità nel dire chiaramente che questo tipo di sbocco che ho appena elencato è probabile si adatti anche ai miei nudi. Ma chi vuole esserci ci sarà forse proprio anche grazie al fatto che sarà molto molto difficile che io ci faccia dei soldi, nemmeno per restare in pari.

Ma questo è vivere. Microgrammi di vivere in tonnellate di sopravvivere anche se non voglio.

E cercare di ignorare di essere banale, di fottermene, altrimenti non farei nemmeno un passo, neanche mezzo.

Non sono ancora morto. Né so davvero come fare con certezza. Niente rapido e indolore. Toccherebbe studiare medicina: un po’ lunghetta e decisamente contro la mia policy: troppa spesa , termodinamicamente parlando, in rapporto a ciò che ricevo in cambio.

Ah si, si aggiunge il quanto di merda va il mondo, la direzione, non che oggi, adesso, in questo momento io non possa mangiare o scrivere su facebook che Trump qualcosa o la Meloni qualcos’altro. Ma la mia tentazione è più quella di pulire tutto, cancellare tutto, per timore, perché torniamo a pre 1945. Diritto per diritto, un pezzo smantellato alla volta, verso l’esercizio arbitrario della forza, della potenza, del potere, ubi maior minor cessat e basta. Ma con uno storytelling che … ❣❤ adddddooooooooroooo

Per il recupero del demo alla fine credo che userò un batterista remoto.

incelcore, no.

Sono ormai alcuni anni che scrivo testi per canzoni. Nessuno di questi al 2026 è mai stato cantato, recitato o è diventato canzone. Comunque faccio ‘sta cosa. Riempio quaderni , fisici, di carta. Da un po’ , oltre ad alcuni testi digitali su PC, ho due progetti in chatGPT che contengono svariati altri testi. Uno con un progetto particolarmente dark, come del resto si può intuire vagamente da questo stesso blog, l’altro con roba anche così, ma più vario. Di certo quello che si può dire è che non è proprio il mondo dell’allegria. Diciamo che “felicità” è di Albano e Romina, non posso fregiarmene.

Ad ogni modo, siccome per ragionarci su uso chatGPT in modo che mi contrasti un po’ , usi le best-practices di Berkley e Berkeley o di altre università in cui si studia sistematicamente la composizione efficace, tanto per avere qualcuno che scassa il cazzo ma che non mi produca “si ma che vuoi tu?” (eh, sono umano) , di tanto in tanto chiedo di analizzare l’andamento generale del testo e se la tendenza di certi tipi di pattern si adatti ad un genere od un altro, dicendomi quale.

Succede che mi venga proposto “art-rock” e “slowcore”. Mi sfugge, quindi vado a wikipediarmi un attimo. Mi scarico i maggiori rappresentanti del genere (devo ancora ascoltare) e poi come al solito mi perdo nell’associazione di idee via click. E clicca e clicca e clicca ad un certo punto mi imbatto in “incelcore”.

Leggo le caratteristiche, mi dico: oh-ho, no no no no, non mi piace. Posso definirmi incel? nel senso basilare del termine “involuntary celibate” potrei? Diciamo che mi baso sulla battuta di qualcuno che al “sono single per scelta!” – rispondeva “si, di qualcun altro”. Ma poi… celibate significa qualcosa su futuro e matrimonio. E poi gli incel sono deterministi e irresponsabili, finiscono per deresponsabilizzarsi ed odiare le donne perché non sono dei rubinetti che se giri la manopolina soddisfano la tua sete quando ce l’hai, di qualsiasi cosa. Insomma diciamo… gli incel sono la versione del padrone schiavista che si ritiene moralmente oltraggiato quando avviene una ribellione. Come osano costoro essere umani?

Ecco, sfigato si, ma incel … no.

Self-loath, self-hatred? ci sta. Ma incel… mhhhhhh no.

Così rianalizzo tutti i progetti pezzo per pezzo e no. Una lagna e uno sfigato? Ma si, certo si. Incel no. Il problema infatti è l’interpretazione larga e frettolosa delle etichettature, che spesso finisce per essere appropriazione : invece di dire “non esisteva proprio quella intenzione” dicono “proto-incel” a cosa? A Fight Club? Un insulto. Mascolinità tossica in generale? Ci sta, ma gli incel e tutto il mondo redpillar , blackpill, la manosphere, sono altro da me. Sono un depresso, un suicida, pessimista o quello che vi pare delle solite cose? Ci sta, ci sta. Ma incel no, e incelcore i pezzi, ancora meno. Testati duramente secondo le definizioni strette e anche larghe di cosa incelcore sarebbe.

Spawnati ieri

Se sei nato ieri – ah come ci piace questo modo di dire – potresti dover considerare alcuni fatti, per capire alcune informazioni provenienti dai media pop del passato.

Qualsiasi cosa abbia a che fare con gli smartphone e, ancora prima, con un qualsiasi telefono cellulare. Controllate le date. Chiedetevi “ma prima come facevano?”. Rispondere da soli a questa domanda potrebbe richiedere del tempo. Ecco un’altra interessante attività del passato: impiegare del tempo per capire ed imparare le cose, anche solo per recuperare le informazioni per poterlo fare. Smartphone = non esisteva la telefonia cellulare e contemporaneamente non esisteva internet. Quindi diciamo… prima del 1995, per la maggior parte della popolazione, chiedersi “come facevano a…” + qualsiasi cosa facciate con uno smartphone.

Il clima prima del 2000: ascoltare una canzone o un dialogo in un film, leggerlo in un libro, che parla di “settembre” o altri mesi… spesso sottintende un determinato clima, una determinata successione di eventi prevedibili, ma la neve si è vista sempre meno dagli anni ’80 del 1900 in poi, in Italia perlomeno, e parlo dell’Italia del NORD, dove è stata la assoluta norma.

Ciò che si vede succedere nei social, molte delle dinamiche isteriche, prima appartenevano solo a personaggi famosi del mondo dello spettacolo, ma non sono affatto nuove. I social hanno reso questa dinamica dell’esposto e di coloro ai quali si è esposti, molto più diffusi.

La dinamica dei videogames prima del 2010 circa: informatevi, pare che stia già nascendo un po’ di letteratura in merito: come funzionavano e che risultati producevano, come sono cambiati, specialmente in relazione alle spinte ed incentivi e disincentivi del mercato ma quale risultato hanno prodotto sui gamer che sono arrivati dopo, ancora più specificamente sui free games e la generale gamificazione di tutto… dove però la gamification in realtà non è tanto “una generale dinamica attinente al giocare”, quanto più quella del ciclo edonico e del “mantenerti dentro” tipico del mercato dell’attenzione. I giochi funzionavano in un modo diverso, erano pensati in modo diverso, producevano in giocatori e giocatrici un risultato diverso. Giocatrici: fino a prima del 1990 era abbastanza raro che “le femmine” giocassero ai videogiochi. È stato splendido veder apparire le bambine/ragazze in un mondo dove prima giocare era sinonimo di “essere sfigati” e la parola “nerd” stessa era carica di disprezzo sociale ma anche riconoscimento di “sanno delle cose di uno specifico argomento”; certo, ma usate, poi venivano presi a calci socialmente. Anche su questo c’è stata una transizione estetica, soprattutto: ma non va confuso geek con nerd. Alcuni amanti di cose tecnologiche erano anche sportivi ed esteticamente piacenti. Questo ha cambiato molto le cose: prima di solito era “tutto cervello, dimentico di avere un corpo”.

Bene, posteri, buon divertimento con lo splendido pianeta che vi abbiamo lasciato.

Ah si: anche noi lo abbiamo ricevuto. Avete lamentele? Sentiamoci tra 50 anni e poi ditemi cosa ci avete fatto VOI. Se per voi valgono delle scuse – per il comportamento generale della popolazione – pensate che avevamo anche noi una vita, come voi.

Privacy? Beh, meglio che studiate voi questo argomento. Questo si è da veri nerd, anche se tutti ne si riempiono la bocca…

Salutissimiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii ❤

Malcom uno mezzo Gandalf

Faccio schifo – sono una merda – devo morire. Subito.

Questo pensiero ormai è come inspirare ed inspirare, normalizzato, come dicono … alcune persone.

Non era così.

Questa merda è nuova. Forse dell’ultimo anno? Forse due? Non lo so più.

Subito no, non puoi – arriva la “logica” – poi subito un senso di rimprovero e sfottò che dice “wow, è arrivato il professor logiconi, il Dawkins dell’onniscienza, ma leviamo il cappello lorsignore e lorsignori!” – ossia subito no, perché esistono, davvero, alcune piccole cose da fare “perché si”. Oltre a quello, non puoi morire subito, anche se ci riuscissi, cosa che non hai nelle tue mani, perché se sparisci restano solo X e Y a stare dietro a mamma e papà. Non che non ne siano capaci, ma se il tuo personale egoismo produce freddezza e distacco, quello di X produce inaffidabilità e negligenza, quello di Y produce sovraccarico e caos perché non ce la fa, ha altro da fare ed è l’unica che fa qualcosa di normale per conformarsi e farcela, non come me e X che siamo disadattati del cazzo.

Così va nel silenzio, nella solitudine della “mente”. Così va a volte anche mentre ascolto contenuti o musica. È difficile distrarsi.

A volte – privilegiato – posso distendermi rannicchiato come un infante, nel mio shutdown, nel mio freeze, gli occhi si chiudono, la nebbia mi aiuta. A volte l’ondata arriva tra le 4 e le 5 di notte, altre al pomeriggio.

Questa roba è nuova, tutta mia, tutta generata solo dalla mia testa, chiaramente. Non sono il peggiore, non posso esserlo: sono un mediocre, mi è preclusa la via di qualsiasi primato. Quindi non sono né la peggio merda del mondo, né il più crudele, il più stronzo, il più niente. Una nullità. Consolante a volte.

Malcom uno mezzo gaudì. Si, penso che darò questo titolo idiota al post. Saltando naturalmente di palo in frasca: per la TERZA volta nella mia seconda vita (no, non parlo di reincarnazione, tranquilli, il mio è un genere diverso di follia, senza esoterismo e religione) mal comune mezzo gaudio ha cambiato status.

Pieno di rabbia per l’insulsa idea che trovarsi tutti in una condizione miserabile non producesse gaudio di alcuna misura, anzi, che sapere che il male mio lo hai anche tu mi disperasse, ero al capitolo “Mal comune vaffanculo” e una pietra sopra, chiuso, fine, non dite niente, non ci sono scuse.

Credo verso i 50 realizzo questo: sapere che non sei l’unico coglione in quella tal condizione ti fa sentire meno solo, rende meno colpevole la tua situazione, meno assurda, meno “solo tu hai il mirino per la merda”… capita ad altri, che non è una bella cosa, sia chiaro, per nessuno: né per te, né per gli altri; tuttavia tu non ti trovi ad essere il detentore del record della coglionaggine, non sei il più stupido, non sei il più distratto, “non succede solo a te” significa qualcosa che quelle parole non trasportano con ovvietà: non sei il peggiore, è nella distribuzione delle possibilità normali.

Ieri (52, ma non nel senso che fosse il mio compleanno) realizzo: no, esiste una terza forma di questa consolazione, quella più basilare, quella da gruppo di scimmie, da cuccioli, da branco. Ho immaginato – sapete qui un minimo di vita di montagna capita di farla anche a chi se ne sbatte, specie quando i tuoi sono di una certa generazione e ti obbligano, quantomeno fai esperienze – una persona che si trova nel bel mezzo di una traversata in montagna: arriva la grandine, un acquazzone, una tempesta e quella persona si mette nel rifugio e aspetta. Freddo, umido, pensieri. Arriva tutto affannato un gruppo di altre 3 persone e lo sapete cosa succede, no? Chiunque siano, di qualsiasi nazionalità e non solo zona geografica, etnia, qualsiasi cosa: voi inizierete, tra le tre mura o anche quattro, del rifugio … a parlare. Qualcosa, qualsiasi cosa… racconti, small talk, cose dei vostri paesi. Ed eccolo lì il mal comune mezzo gaudio. Nessun gaudio in realtà, ma quella specie di tepore, di consolazione, di “comunanza ancestrale” … che anche se vi sareste tenuti a 20 metri di distanza col bel tempo… dopo essere stati li forse condividerete una parte di cammino. Questo per il mal comune. È quello: al buio da solo, al buio in due. Attraversare da soli una merda o farlo in due. Essere in cella di isolamento non è un caso: lo sanno perfettamente cosa fa la solitudine ad una testina umana.

Io non sono solo: B vive con me e ogni tanto di sicuro sopporta qualche mio inutile bla, non particolarmente gradito, evitabile. A volte mi racconta di una serie. A volte mi racconta di suo padre o ci diciamo qualcosa. Qualcosa. Non è bello per lei essersi incastrata con me. Ma “siamo piccolini” come siamo soliti dire… e così subiamo meno la pressione fisica, prosaica, basilare della sopravvivenza: affitto eccetera. Quel peso è dimezzato e quindi almeno possibile, affrontabile. Non ignoro affatto tutte le recriminazioni dei millennial e gen-z professionalmente esposte nei social: è solo che si dimenticano che gli X c’erano prima, erano già in quella situazione e forse, alcuni, sono riusciti a mettere l’ultimo piede sul predellino del tram quasi imprendibile di alcune cose come la casa, un mutuo, una macchina. Per carità, mutuo trentennale con la tua ex. Per carità io una macchina nuova non posso più prenderla, lo sapevo quando ho preso quella, nel 2015. Però ho un condizionatore, oggi, a casa, nel 2026. Nel 2003 lo avevamo preso: magari un giorno vi descriverò cosa significava portarlo in casa e cosa significava spostarlo dalla camera al resto della casa; era “portatile”. Un fisso non aveva senso: non era casa nostra.

Sono un privilegiato? Sono in una condizione migliore di altri, sicuramente. E peggiore di altri, anche. Non dimentichiamolo mai.

Un anno fa ero esattamante allo stesso punto, mi aiuta a dire il buon wordpress, demo compreso. E 9 anni fa pensavo più a morire e basta che a morire ma prima lasciare una inutile goccia di rumore nel mare di rumore. Non sono migliorato, vi assicuro. Poco prima avevo attimi di gioia, quelli che quando ti mancano, dopo, acuiscono il dolore di fondo. Però questa cosa esiste, mi incasina anche lei in nuovi modi (tutta follìa eh) ma… esiste e la voglio fare. La cosa che mi ha colpito tantissimo è che “orbit-orbit” di Caparezza (e lui nello spettacolo, di cui ho visto banalmente un reel ripostato da qualcuno) parla come parlo io nella mia testa, in un certo senso. Non esattamente come lui, ma alcune cose, il rapporto con il gesto artistico, il fare, quello che lui identifica in “perlifica” (non la perla, ma il fare la perla) ed il resto del mondo che sembra solo violenza, oppressione, aggressione, sfruttamento, merda varia… quella roba sembra mia. E mi accorgo che siamo della stessa generazione, lui ha un anno di più, tutto qua. Ma mi sento come lui – e lui ha pure fatto successo e ok, lui ha altri cazzi, acufene, la sindrome dell’impostore bla bla. Ma quella roba dove dice alla gente “fate, scrivete, suonate, fate arte, dipingete, fatelo perché volete farlo!”… sembra me negli ultimi ehm… 10 anni, dai. Quell’accorgermi che se non mi pagano allora io smetto visto da gente che amava fotografare, disegnare, dipingere, suonare… ma quando hai iniziato hai pensato che dovesse essere un lavoro o che era bello farlo? PER TE, dico. E , sempre, io che sono cojone, faccio IL solo e unico paragone: scopare è bello, che fai, se non diventi [inserisciquinomedipornostaratenotaioavreimessoRoccoSiffredi] e ci guadagni, allora non chiavi più perché non mi pagano ?

Ora meglio se vado a prendere cibo umido e secco per le pelose, che non hanno chiesto di vivere con me, quindi non sono responsabili della propria sopravvivenza. Ora che scrivevo e B ha fatto, era fuori, ha fatto.

Non avevo finito, non avevo premuto “pubblica”; è passato D e alla fine di un BLA del quale forse vi parerò, si riferiva a qualcuno più giovane (credo lui sia del 1993) di cui gli parlavo dicendo “ah, è della generazione che non sa scaricare?” – risatometro a più livelli, devo dire.

Substockazzo

Lo sapete vero che farsi una substack è esattamente la stessa cosa che essere qui, si?

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WOW che NOVITONA!!!!!

Io comunque preferisco qui, dove l’aspetto “novitona” non esiste. Se mi trovi e ci incontriamo bene, se ti interessa bene, altrimenti io faccio il mio, lascio il mio.

A volte penso che nella mega raccolta iniziale a strascico usata per il dataset degli LLM per le iA generative si siano succhiati parecchi dei nostri blog. Gente che ha scritto scritto e scritto… con nessuno o quasi nessuno che leggeva e, alla fine, è diventata ciccia per un motore di scrittura automatica. Mi fa pensare che “se l’è letta lei/lui”, ma anche ad un’idea che preferisco (se fosse vera, cosa che non è) del nostro sapere, del fare, che non si perde ma si aggiunge ad un tutto al quale attingere, disponibile per chi verrà dopo, ma non disperso a vaporizzarsi… bensì a portata di mano, che esce, carattere dopo carattere, da qualcosa che siamo stati noi.

Ad ogni modo: substack, no news nel meccanismo. Ha quel sapore di “posizionamento”, di “qui abbiamo il tempo e prenditi il tempo delle cose lente” e soprattutto “vieni da me e non nella piattaforma” ; che poi… sono piattaforme, ma meno chiuse e recintate.

Sto pensando – mai facendo, per carità – al pilates. Ho visto la mia prima ragazza vera (quella che diede inizio in me al ciclo dei 7 anni di dolore) che ora ha cambiato la sua vita e si è data al pilates. E devo dire che punta davvero un casino sulla schiena: mi sembra una cosa sensatissima, è davvero centrale nei problemi DI NOI OVER, porcaputt.

Forse non dovevo farmi camminare sulla schiena dalla nipote più piccina, dite? E nemmeno saltare forte tipo “ti spezzo!” ? Forse no.

Le foto di mio padre

Quando vado a trovare i miei e passo da mio padre, quello che è forse più notevole è che, nel momento in cui io arrivo da lui, di solito, la pantomima ha puntualmente lo stesso copione. Io odio che la gente entri “sfondando”, senza bussare. Ma lui è anche quasi del tutto sordo, quindi, non sapendo bene cosa fare e dovendo evitare un’azione che non può sentire, cerco di usarne una di visione generale: spengo ed accendo la luce due volte. Lui sta di spalle, contro lo schermo grande del computer nel quale, a caratteri cubitali, c’è un racconto pornografico tra i mille. Lo riconosco subito quel sito, devo averlo visto chissà quante volte in passato; credo sia lì da vent’anni. È tutto testo ed è ingrandibile. Lui non è preparato: è sempre stato “sopra” nella gerarchia del dominio da tantissimi anni; pur essendo stato in collegi per tutta l’adolescenza per motivi di guerra, quindi dipendente, poi è stato libero professionista per un certo tempo con un dipentente e, in casa, paterfamilias. Non era lui quello che ti veniva a spiare in camera, ma diciamo che se lo avesse fatto e trovato la porta chiusa a chiave, bussare non sarebbe stata la sua prima opzione, così come per mia madre. Dunque, pur essendo un utilizzatore di tecnologia, non conosce tasti rapidi né ha abitudini che ne richiedano lo studio. Sono comodi comunque, intendiamoci, ma di solito impari per motivi di sguardi indiscreti. Si agita, cerca il mouse che fatica a trovare, impacciato cambia schermata, mentre i caratteri cubitali di sesso restano lì a seguire imbarazzati la copertura lenta.

Mi saluta con entusiasmo, non ha tempo di rifilarmi compiti invece di instaurare rapporto, perché la sua mente era occupata a cercare small talk, quindi riferisco dell’avvenuta ricarica della scatola delle medicine di mia madre, del nulla da segnalare, faccio tanti auguri, saluto, vado, prima che si riabbia e inizi a formulare domande che non sa formulare e ci infiliamo in un gorgo di fastidio relativo al computer. Quello che deve fare non richiede vere soluzioni. I problemi che ha creato non smetterebbe di produrli anche se sia io che mio fratello gli abbiamo chiaramente detto cosa non fare innumerevoli volte.

Mi rimane l’amaro della conferma di quanto vedevo arrivare decenni fa: la scatola nera dei due sensi fondamentali che si chiude lenta ed inesorabile su di lui. La lentezza però è apprezzabile.

Devo poi dire che, a 90 anni, la vita vissuta all’insegna della sopravvivenza diventa un vantaggio: abitudini e forma mentis sono risorse che persone meno dure non avrebbero nella loro stessa misura.

Un nuovo grado di perdita: mio padre non riesce più a vedere sé stesso nelle foto. Nonostante sia anziano, non si tratta di incapacità di riconoscere il proprio volto per decadimento delle capacità cognitive, bensì la vista. Aveva tre foto sul tavolo, con sé stesso. Pensavo fossero lì perché lo sapeva; forse si, forse era riuscito a capirlo ma non ne era sicuro. Quando sono andato a trovarlo ha chiesto a me cosa ci fosse nelle foto: sei tu, papà – dico – credo anni ’80 o ’90. Non è stato sorpreso, forse era una conferma a servirgli, ma ha continuato chiedendo se forse fossero il tal luogo o l’altro, che non erano. Non poteva vedere, ma ricordare (che memoria!), intuire. C’era una passerella, un lago: lui aveva invece visto un fiume e pensato ad un altro luogo.