Il 5 settembre lei si era rifatta viva. Mi aveva bannato, come un tot di altre persone a gennaio del ’22… e chi lo sa, quanti passaggi prima. E – dice – pensava che io l’avessi ghostata. Ma se mi conosci sai che io lo ritengo un comportamento che non esiste e… ed another brick in the wall. Comunque torno, le dico “se devi scomparire, avverti, sfancula, fa qualcosa, ma non in silenzio che lascia dubbi e toglie la parola”. Capisce, ci si vede. Ma presto rinascono quelle dinamiche che ci sono tra noi, nel parlare.
C’è stato però il periodo COVID-19, che per me è stato importante, illuminante, l’ultima tappa di un percorso nel comprendere un determinato approccio al pensiero, al dialogo. Mi ha portato a tagliare tagliare tagliare. Anche un dialogo con una persona, lungamente, mi ha aiutato a capire che non c’è storia, quando un determinato modo di dialogare non funziona: non sono tanto le posizioni differenti, le idee espresse, ma il dialogo stesso che ha dei problemi, tantissime volte, l’approccio all’argomentazione.
La meta-comunicazione può essere una vera sega mentale: beh per me non lo è. Quando osservi quello che stai facendo, quando pensi a come stai pensando, non mi pare sia una sega mentale. Pensare a quello che fai e a come lo fai, è normale. Non vedo perché guardare come impugni la mazza da golf per colpire la pallina o la mannaia per tagliare un albero sia diverso dall’osservare come stai conducendo una comunicazione, un confronto di idee, differente dal “sono d’accordo con te, tutto ok”.
Mi sono reso conto che lo sforzarmi di capire se sono io o è lei diventa una specie di esercizio, che alla fine se mi devo sforzare lei diventa un attrezzo di esercizi …”vediamo se ce la faccio a non sbottare” , “vediamo se riesco ad essere migliore” e io non voglio trattare le amicizie come dei corsi di inglese. Di certo non lei.
La cosa migliore che ho potuto fare è stato chiederle di parlare e dirglielo. Alla fin fine io che ne so, porei sbagliarmi, ma visto che da questi battibecchi, perché a questo si riducevano, alla fine a rimuginare e ripensare e chiedermi cose nel mio mondo privato ero io, immagino di avere dato più peso io a lei e che viceversa. Era più importante lei per me, che io per lei, anche come amico. Lasciarla andare è difficile proprio perché è tante cose belle, anche come amica. Risate, cazzeggi. Ma io cerco dialogo, scambio, ci si arriva sempre, si confrontano le idee, io ne ho bisogno nelle relazioni dove il resto non prende la parte più pesante. Se non c’è sesso o un altro obiettivo comune, le relazioni sono per me di dialogo, parole.
Quando questo non funziona, ho capito, io desisto, perché l’impegno necessario a far funzionare tutto questo ti richiede di lasciar stare quello di cui si stava parlando e deve essercene la volontà da parte di entrambi, riconoscendo che questo è importante. E per un mediocre, che non fa questo per scopi che cambiano le sorti del mondo, ma per il relazionarsi con gli altri… è strano.
Ma che sono strano me lo dicono da tutta la vita. Ormai è un vanto, cazzo.
Mi dispiace però, ma forse è meglio così: alcune persone, nonostante mi attraggano tantissimo, quando ci devo parlare poi mi respingono o sono io che respingo loro.
E così è stato anche con lei. Volevo salutarla con tranquillità, senza intense passioni e forti toni che ci fanno accalorare e distruggere anche quel poco di chiarezza. Essere adulti spesso è grigio e freddo nei modi esteriori.
Tratto da
La musica è una parte fondamentale della mia vita. Verso la fine degli anni ’80 avevo capito che le musicassette di mio fratello marcivano. Optai per i vinili. Presto ricomprai i 4 vinili in Compact Disc. Ho sicuramente una collezione di CD che supera i 2000 pezzi. Ho evitato di mangiare, nel periodo in cui si ha più fame, per fare la cresta e comprarmene. Ho usato cataloghi di corrispondenza online che, surclassati dalla vendita online, non si sono adattati e sono scomparsi, al pari
di Postal Market. Attorno al 1995 con grande aiuto dei miei comprai un computer mio ma solo verso il 1997, se non ricordo male, potei permettermi un masterizzatore. Era eccellente. Ma comunque non era sempre garantita la riuscita. Fin dai quei tempi solo il software “nero burning rom” era quello che riduceva di più gli errori. Si faceva grande esperienza anche sui materiali di consumo: tutt’oggi a sopravvivere è quello che fu il migliore: Verbatim (anche se il miglior modello del supporto non mi pare esista più in vendita).