rincoglionii telefonicamente

non è il mio

Ieri, ad un certo punto, sono tornato nel 1990. Senza cellulare. Facciamo nel 1997. Senza cellulare ma con le chat. Sono ormai mesi che lo schermo dello smartphone si è scalfito. Il mio acquisto, circa un anno fa, è stato, per l’estetica, totalmente voluttuario, per la prima volta nella mia storia, non ho acquistato un telefono guardando le caratteristiche. Lo sapete, forse.

Ad ogni modo ieri ha deciso, nel bel mezzo del tutto, di fottersi. Ma come è “il bello”. Lo schermo “tutto touch” ha iniziato a diventare al 95% verde o bianco lampeggiante lasciando intravedere solo un po’ la riga di stato superiore, quella con l’ora, la batteria e poco altro. Il suono funzionava, ma nel senso che tuto quello che mi era dato sentire era “click” dello sblocco, perché non vedendo che cazzo premevo, non c’era verso. Ha dato segni di riaversi due volte, in momenti in cui non ero pronto, uno dei quali con la forma di presa-per-il-culo-totale, cioè mentre ero in negozio a prendere un altro telefono.

Avevo però la botta de culo d’aver connesso prima WhatsApp-web … quindi ecco, ho almeno potuto avvertire le persone più importanti della mia vita in generale, oltre a quelle importanti questa settimana perché ho degli shooting. Fatto questo mi sono dedicato a risolvere il problema, ma abbastanza in modalità “panico”. Continue reading →

meno tasse e più tutele! :-D

Più moglie ubriaca e più botte piena!

Stupendi 😀

Ho visto alcuni confusi “sperare” e “augurarsi” festeggiando il 1° maggio, in una ditta di proprietà, queste due cose contemporaneamente. Che bello. Meno tasse!!! E con cosa pensi di pagare le tutele? Anche io voglio meno tasse e volevo lo stipendio più alto da dipendente. Però volevo i contributi la pensione il serviziosanitarionazionale le strade i servizi le infrastrutture e

Ad un certo punto semplicemente ho richiesto efficienza a chi si becca i soldi delle tasse. Cioé se vi paghiamo, se ci estorcete il pagamento, puttanatroia, DATECI IL SERVIZIO. Non dico che non vi paghiamo, ma dateci il fottuto servizio.

Perché se il mio capo pagava 3 e io percepivo 1 … Chiaramente quei soldi vanno da qualche parte: bene, io avrei voluto vederne i risultati.

Mentre me ne tornavo a casa ‘sta notte ho ascoltato una voce, su Radio Radicale (che come sapete rischia di chiudere) in cui credo di aver individuato Giorgio Napolitano che non sembrava però vecchissimo. Parlava di Di Vittorio … immagino che le scelte della radio siano di essere appropriati alla giornata.

grazie Toni

Ringrazio Toni Thorimbert che, vista la rarità del libro, cita il fotografo Ugo Mulas:

Come i bambini che non sanno ancora parlare e quando cercano e vogliono una cosa si esprimono avvicinandosi ad essa, toccandola, fiutandola o indicandola con mille atteggiamenti diversi, così il fotografo quando lavora gira intorno all’oggetto del suo discorso, lo esamina, lo considera, lo tocca, lo sposta, ne muta la collocazione e la luce, e quando infine decide di impossessarsene fotografandolo non avrà espresso che una parte del suo pensiero.
Ciò che veramente importa non è tanto “l’attimo privilegiato” quanto individuare una propria realtà, dopo di che tutti gli attimi più o meno si equivalgono.

Ugo Mulas

E questo mi piace perché questo discorso, mentre si parlava d’altro, l’ho sentito fare recentemente.

la logica, il linguaggio e la legge #129387

Mi ritrovo ad essere portatore di un grave morbo: in me convivono due spiriti che sembrerebbero opposti. Tuttavia non lo sono. Di tanto in tanto si guardano strano, ma siccome condividono lo stesso sgabuzzino e si conoscono da tempo, quantomeno non si fraintendono. Quando non capiscono cosa dicono, sono i primi a non capire sé stessi, ad interrogarsi su qualcosa senza rispondere. Ad interrogarsi sul proprio stesso metodo, sul proprio stesso pensiero. A volte hanno la grazia di poter andare avanti e fare un passo un più ed occuparsi di qualcosa.

Questi due spiriti, lati del carattere, voglie, bisogni, robe… avrebbero bisogno di un nome ciascuno. Diciamo che quello più facile da etichettare, per comodità, per capirsi (per questo si usano le parole: non siamo telepatici) è quello “artistico”. Potremmo dire creativo. Diciamo quello più giocherellone, zuzzurrellone, che ha voglia di fare quello che ha voglia di fare. Di cantare, di pitturare di rosso, di saltare nella pozzanghera, di correre forte, di giocare, di studiare una roba perché mi interessa (i dinosauri? ok!) o di leggerla e basta perché mi interessa un po’, stare sul divano a guardare merda, di decidere che posso interessarmi un po’, ma mica impegnarmi tanto, di andare ad una mostra perché sì e non perché so, di studiare filosofia, psicologia, sociologia, miazia, fare casino, di ascoltare Vasco tanto quanto Ani DiFranco o i Dream Theater, Robert Fripp oppure le canzoni dei cartoni animati anni 80-90, oppure insomma capito.

L’altra parte è quella che cerca la Verità e – ridiamo forte – la Giustizia. Questa parte non cazzeggia con le parole. Non ama l’ambiguità buttata lì: se c’è la vuole rilevata e dichiarata ad alta voce e cartellino giallo “aaaambiguitààààà quiiii”. Non ama i “secondo me” usati come fatto, non considera il credere al pari del sapere. E non considera quello che è per quello che non è. Ad esempio che lo stesso sapere è “secondo quello che sappiamo oggi”, ma ricordando anche che il prima esiste. Esiste tutto quello che sappiamo essere falso, che è diverso da “non sappiamo”, pur ammettendo che nello stesso ambito c’è un sacco di roba che non sappiamo e che abbiamo tutti imparato che non possiamo sapere cosa non sappiamo: al massimo riconosciamo che sicuramente c’è altro. E quindi, visto che di lavoro da vare per andare avanti ce n’è parecchio, possiamo smettere di occuparci almeno del dimostrato-errato e andare avanti. Siamo più precisi di ieri, sappiamo un granellino più di ieri. Magari a quel punto scopriamo che possiamo mettere in discussione qualcosa (anche questo è andare avanti, ma in base a qualcosa). La discussione stessa, l’osservazione empirica stessa (alla base di tutto), i metodi, tutto questo, hanno trovato in diversi secoli una evoluzione. Sono cresciuti, maturati, migliorati, sono stati discussi, confermati, confutati, trovati veri o falsi o rimasti dimostrati, indimostrati o indimostrabili. Per tutto questo esiste un metodo. E la base di tutto è – anche questa ha dato prova di sé – il metodo scientifico. Ma in tutto quanto, in ognuna delle discipline, il linguaggio è fondamentale. Bisogna capirsi. E’ necessario, visto che già si cerca qualcosa che non si sa, almeno non fare casino semplicemente a parlarsi. Come se ci mettessimo le braghe di budino per andare a fare una spedizione esplorativa. O ci portassimo il frullino. O meglio: non sapessimo usare gli strumenti che hanno già dato prova di funzionare. Senza per questo smettere di considerarli migliorabili, o che se ne possano inventare degli altri migliori.

Ed ora andiamo nella pratica. Continue reading →

l’armanda

quando ero studente c’era un bar, che ha un nome, ma dicevamo che si andava dalla tipa che lo gestiva. Mi trasmetteva disagio, fastidio, malcelata sopportazione al limite, nei miei confronti. Portamento militare, pulizia in stile austriaco, qualcosa nel terrore della sua dipendente e nel suo apparente servilismo nei suoi confronti sembrava dire di più.

Non avevo notato subito, poi, che stava molto attenta alla gente bene. Dottore! Ingegnere! Avvocato! Maresciallo! Persone importanti, grandi leccate di culo. A me, capellone del cazzo che viene a marinare la scuola, quasi non mi badava. Le avevo detto chiaramente che venivo li per i suoi splendidi caffè aromatizzati (allora non si usava) e che le avevo portato almeno 20 clienti. Sbattercazzo. Mi guardava sempre schifata. Distacco, servizio, lavoro. Me ne sono sbattuto: io volevo quel buon caffè, il caffè dell’armanda. Che era pure sul giornale perché era una donna, perché aveva innovato, perché piaceva. Ho scoperto dopo quanto facile fosse finire sul giornale.

Ecco, ad un certo punto, e neanche tanto tardi, il fastidio è diventato reciproco. Forse entrambi ci lasciavamo di spalle con un “… di merda” sussurrato a denti stretti? Chi lo sa. Non ricordo con esattezza. Io ho sempre distinto il buon prodotto dal resto. Mai detto che siccome uno mi sta sul cazzo non fa bene le cose. Ma specifico bene quali. Ad esempio: è antipatica come la dermatite nel retto, ma il posto è più pulito del dentista e il suo caffè al cocco è meraviglioso. A parte per l’ordinazione non le rivolgerei la parola ma niente, anzi, tutto, da dire sul caffè. E quando ha chiuso, anche se ho pensato “ben le sta, così impara che un bar non è solo prodotto ma anche servizio e che noi non siamo plebe”, chi l’ha sostituita non mi fa la minima voglia di entrare. Tranquilli, regolari, offerta noiosamente irrilevante. Continue reading →

ed d’incanto, sentirsidimmerda

La magia del sentirsi dimmerda a cazzo, ops, scusate, del sentirsi di malumore, tristi, malinconici, sconsolati, scoraggiati, quasi afflitti, delusi da sé e da gran parte del mondo, così, a caso, di punto in bianco: questa è magia! Bibidi bobidi shit.

Certo, sono metereopatico ormai da tempo e oggi le nuvole nere sono nere.

Però tante cose sono identiche a ieri o l’altro ieri. Continue reading →

morale, etica, pudore, interpretazione

Ora non cercherò l’articolo a corredo ma, non so se lo sapete, per la legge il rapporto che rende la moglie una schiava sessuale o una prostituta del marito (riconoscendo in tale modo questo ruolo) è valido. Spiego meglio: il fatto che la moglie la dia al marito per essere mantenuta da lui è riconosciuto come un rapporto valido in quanto è tale: sesso per mantenimento. E viceversa, ovvio. Il coniuge? ok.

Mi è venuto in mente perché cercavo tutt’altro ma ho trovato tanta merda e anche roba interessante. Cercavo un articolo riguardante una possibile modifica delle leggi relative alle conseguenze da uso illecito dell’immagine altrui. Pare che le conseguenze si siano inasprite. Galera, roba così. Necessario a contrastare il Revenge porn. Non trovo niente. Trovo invece notizie che mi lasciano DEMMERDA relative all’aspetto delle star, al loro invecchiamento, ai post su Instagram ed i fan che li/le insultano o fanno considerazioni poco lusinghiere. Cagate. Eppure ne è pieno il risultato della mia ricerca. Tra le altre cose trovo questo: Sesso per contratto, è lecito? Ovviamente vista la fonte mi risulta interessante approfondire. E infatti.

Le considerazioni che scaturiscono dalla lettura di un articolo simile per me sono molte. Quelle che mi interessano di più sono quelle relative a ciò che la legge considera “buon costume”, visto che, se si va contro tale concetto in una causa di contratto questo può essere considerato nullo. Ma la considerazione, che riporto, relativa alla definizione di “buon costume” è, per me, fonde di grandi dubbi: “il complesso dei principi etici costituenti la morale sociale, in quanto ad essi uniforma il proprio comportamento la generalità delle persone corrette, di buona fede e sani principi, in un determinato momento storico e in un dato ambiente”.

Questo, dunque, rende difficile e scivoloso ogni cambiamento sociale. Cosa sia concesso o proibito dunque lo decide la massa? Oppure ancora: leggete quella definizione e pensate al burqa. O a qualcosa che non vi piaccia, ma in un ambiente retrogrado. La generalità di persone corrette. Corrette secondo chi? Di buona fede secondo chi? Quale fede? Principi sani secondo chi? E wow! In un determinato momento storico, meno male. Perché se qualcosa è iniziata in un momento storico e prosegue… e l’ambiente cambia… scivoloso, scivolosissimo.

Ricordo che persino “oltraggio al pudore” diventa così quando si va a vedere cosa sia definito, per la legge, “pudore”.

E tanto per ricordarci la merda, ecco qua.

SEI RIBELLE AL TUO PAESE

Sei ribelle se resti, se resti dove la merda della tua vita si svolge ogni giorno, dov’è iniziata. Non sei ribelle se te ne vai e non cambi un cazzo di quello che ti ha prodotto i lividi e tutto il resto. Te ne vai e li lasci li, eh? Te ne vai e fai quello che vuoi. Ma non dire che sei un ribelle, questo non puoi dirlo.

Puoi dire che se ne restino li nella loro merda io faccio altro. Ma non sentirti ribelle. Hai solo abbandonato. Probabilmente ogni giorno, ogni settimana in cui sei andato o andata via… loro hanno messo una radichetta in più, rafforzato un legame in più, ribadito un rapporto di forza in più, sottolineato che loro hanno e hanno sempre avuto ragione, potere, qualcosa. Che vince. Che ha vinto su te, sulla tua vita, su chi non è come loro. Vincono e mantengono la zampa sul territorio. Alla fine hanno vinto loro: ti hanno mandato via. O te ne vai o stai alle nostre regole.

Ma è un intero paese, un INTERO paese libero oppure sono libere dalla colonizzazione della merda provinciale solo le città? Che poi magari sono affette da altro.

Se resti dove sei e combatti lì, allora sei ribelle. Se fai il 68 nel tuo paesello. Se sei femminista, gay, contro, gender, anti. Qualsiasi cosa tu sia. Se lo sei dove sei, allora si. 

Ma certo che non sei li per far felice qualcuno. Sei li perché esisti. E quindi puoi andare via e fare altro. Ma non raccontarti che ti sei ribellato/a. Il capobranco ha fissato per bene il tuo culo e le tue spalle mentre te ne andavi. Poi si è girato e ha controllato se qualcuno alzava lo sguardo.

E poi non ci sei mai stato.