è un lavoro quando ci paghi l’affitto

clown

consulente aziendale?

Quando puoi dire che fai di lavoro una cosa? Beh tutto qui. Quando ci vivi: ci paghi le spese, la sopravvivenza, il cibo che mangi. Da dove viene il denaro col quale paghi l’affitto (o il mutuo per la casa), la benzina, il bollo, l’assicurazione, la rata della macchina o la macchina stessa? Da dove viene il denaro col quale paghi il riscaldamento, la corrente, l’acqua calda, le spese condominiali? Se esci e ti compri i vestiti, una pizza, bevi qualcosa con gli amici: da dove vengono i soldi che hai usato? Vengono dal TUO portafoglio? Beh, questo è già bene: non sono mamma e papà, non è la nonna. Non sei un mantenuto, non sei un parassita. Non sei un wannabe del tuo mestiere, anche se è fare il cameriere. Persino il cameriere si può fare gratis e poi dire che sai fare il caffé. Ma se nessuno ti pagherebbe per farlo: allora non è un mestiere.

Se i tuoi soldi (ovvero non sono di qualcun altro, lo abbiamo stabilito, no mamma e papà) non vengono dal mestiere che dici,ma da un ALTRO mestiere, allora QUELLO è il tuo mestiere e il resto è fuffa. Continue reading →

come si diventa soli – le tariffe di MediaWorld e la Lucarelli

(C) Raw Story 2015

Come si diventa persone sole?

Credo che ci siano diversi motivi per cui una persona possa finire con l’essere sola. A volte per colpa sua, a volte no. Ma forse voi di queste persone ne conoscete. Sapete che per quanto proviate compassione (in senso Buddhista ed etimologico ) ed empatia per il lato “solitudine” di quest’uomo o donna in cui proiettate la possibilità di essere voi … beh sapete anche qualcosa che vi fa dire “beh però è chiaro, se l’è sempre cercata”. Perché è la storia delle persone vecchie ad averle costruite. Non sono spuntati dal nulla ieri.

Abbiamo un bell’essere dispiaciuti per gli anziani, tante volte, senza ricordarci che sono semplicemente uomini – le cui caratteristiche sono quelle che dovremmo prendere in considerazione – sulle cui qualità e sopra i quali pregi il tempo è passato di più che per noi. Continue reading →

Le tristi opinioni altrui

La risposta è aspettative. Immagino.

Ascoltavo l’appena giunto e spacchettato “Figgatta de blanc“; ho deciso di rimanere a casa e farmi da mangiare quel che capitava mentre lo ascoltavo con attenzione (come piace fare a me con i dischi … “come una volta”) a volume sostenuto.

Ad un certo punto la musica di “inquisizione” (brano n.9) ha decisamente spaccato il culo ai passeri (cit). La sezione ritmica era travolgente e basta: non era un’invenzione di un genere musicale ma chi ha detto che doveva esserlo? Era un bellissimo pezzo e invece di essere triste per il tempo uggioso mi sono sorpreso a godere dell’energia e di quanto trascinava. Stereo a manetta e ripetizioni.

Poi sono rimasto sorpreso nell’accorgermi che quella voce che sentivo cantare in un altro pezzo non mi era nuova… ma dovete capire che io ho scoperto il Banco del Mutuo Soccorso solo da poco meno di un anno. E via così, cose belle. Continue reading →

Sono un nativo digitale?

i ragazzi del computer

“i ragazzi del computer”, serie TV ’80

Nel 1980 io avevo sei anni. Ero appena in prima elementare. Non lo sapevo ma internet in qualche modo esisteva già. Ma a saperlo erano in pochissimi. Io iniziavo ad usare un Epson HX-20, in basic, con il meraviglioso spirito con cui ho imparato le cose che so fare meglio nella mia vita: per giocare.

Solo che con quel cazzo di coso non potevi giocare. Se volevi giocare ti dovevi fare i giochi. E ovviamente, come ogni cosa così nerd, i giochi finiscono per piacere solo a te, perché per muovere un fottuto puntino, che dovrebbe essere parte del gioco, facevi così fatica che alla fine la cosa divertente era solo il fatto di esserci riuscito. Certo, questo mi ha insegnato ad usare un computer: per usare un computer, un po’ di tempo fa, tu dovevi programmare. Se volevi un’applicazione (o un “programma applicativo” come usavano dire i nerd più vecchi di me) te la dovevi fare.

Tenete conto che circa 10 anni dopo i miei coetanei che facevano ragioneria, quando facevano la “sperimentale” mi davano una noia pazzesca perché imparavano a fare le quattro operazioni – e su carta. Pure allo scientifico i prof non sapevano un cazzo. Anche oggi, noto, parlando con ragazzi che fanno l’ITIS, non è che si muovano tanto le chiappe. I prof sono ancora arretrati rispetto a quanto c’è a disposizione. Non entro poi (ora) nel merito alla curiosità ZERO che hanno i ragazzi a cui viene regalata ogni conoscenza. Comunque ne ho preso uno da parte e mi sono fatto spiegare in circa 30 minuti un anno intero di programmazione c++, cosa che potreste trovare su HTML.IT credo nelle prime due pagine, gratis. Questo se, come facevamo noi, ti leggi tutto e provi.

Certo io ero sega, non un vero nerd. I veri nerd sanno. Hanno anche il cervello. Io ero un entusiasta, ma un mio compagno genietto stava già muovendo grafica su un commodore 64 della biblioteca. Vojo dì … noi altri sfigati andavamo con le cassettine comprate in edicola (in 6) a vedere se potevi caricare un gioco… lui no. Lui andava li, DIGITAVA un listato di un programma (eh si:  si dettava e si copiava, A MANO) e imparava e soprattutto capiva quello che copiava. Ci ho messo un bel po’ per capire alcune cose che avevo copiato da quei listati anni prima, pure io. Lui le capiva alle elementari.

Ad ogni modo il pc, una baracca IBM di quelle che sembrano un autoscontro dal rumore che fanno, è stato in camera mia per un po’. Lo scopo era sempre giocare. Ma non si riusciva così facilmente: dovevi sempre sapere qualcosa. E quel sapere era talmente vicino alla macchina da lavoro che avevi in mano, che un po’ per forza imparavi, se volevi usare quella roba. Imparavi il sistema operativo, imparavi cose per renderti più comoda, facile, migliore la vita con quelle baracche. Poi ne è arrivato un altro: un mio cugino lavorava in ASEM negli anni ’90 e quindi mio padre si è fatto fare un assemblato… io volevo sempre e solo riuscire a giocare … ma più di Tetris non passava il convento. Ad ogni modo anche solo per raggiungere un gioco o per far partire l’ambiente di sviluppo (LOL!) del GWBASIC dovevi sbatterti. Esistevano cose come Norton Commander (cose che oggi voi tutti fate cliccando su finestre e trascinando) … ma eri cosciente di cosa ti stesse facilitando. Di cosa c’era sotto.

Io comunque ad un certo punto ho avuto un M24 o un M240 … non mi ricordo, in camera. Un mio amico non lo voleva usare e me lo ha prestato. Io con quello ho imparato tantissimo. Ma la cosa che facevo di più era scrivere un diario personale. Programmavo, in parte, una cosa che scopro hanno fatto un casino di altre persone, ovverosia un editor di testo. Un database di altre cosette. E poi scrivevo, scrivevo, scrivevo.

Se non fosse entrato in scena Word io avrei cacato il cazzo a Windows. Non me ne fregava niente. Ma Word… beh word era un’altra storia. Quindi diciamo che scrivere da “nativo digitale” potrebbe anche essere stato un ruolo che ho anche ricoperto. Certo, come la sintassi della frase precedente testimonia, non significa un beneamato cazzo. Ma tant’è: usavo un word processor parecchio tempo fa e lo facevo per scrivere, per i fatti miei, non per lavoro. Mio padre lo usava ancora prima, quando io lo schifavo, perché a me piaceva la roba spartana, da programmatore: solo editor di testo puro. Ma Word… se non fosse esistito lo so, io oggi userei linux.

Ad un certo punto è arrivato mio fratello che mi ha detto che esistevano gli mp3. Ma senza internet che cazzo me ne poteva fregare degli mp3? Un MP3 occupava anche UN INTERO MEGA. E il mio hard disk precedente ne conteneva 20. Figuratevi. Da poco avevo un HD da un giga… ma per me i mega non erano bruscolini. Ovvio che oggi mi fa ridere vedere una micro-sd da 64 GIGA. Oppure che so… vedere come gira SimCity Buildit su un tablet di due anni fa … 3D in tempo reale per giocare … su un cellulare. Quando sembra che la fantascienza si sbagli … guardate Blade Runner … grandi tecnologie avanzatissime… e degrado. E’ corretto dai 🙂

Internet. Chiunque non abbia mai utilizzato un BBS con il TE-LE-FO-NO non ha idea di qualce cosa grandiosa possa essere internet. Nonappena è arrivato mio fratello che, per lavoro, scaricava i driver dell’autodesk direttamente dal canada spendendo UN CAZZO rispetto a quello che calcolavo io … ho iniziato a cercare di poter accedere. Cosa non proprio a portata di tutti ai tempi. Comunque sono stati i primissimi free-internet provider a generare tutta la rivoluzione vera e propria. Tiscali, Libero-Infostrada, TiN … con il loro CD con dentro internet-explorer-4 e altre amenità. A quel punto si che internet era accessibile a tutti.

Ma sono un nativo digitale? Non sono nato con il cellulare in mano. Ma ero li quando arrivava. Avevo due dei più usati cellulari pre-smartphone (si chiamano “feature-phone”) di sempre, entrambi usati. Ero li quando tutto quello che usiamo nasceva e lo provavo. Per me il 2.0 è una cazzata. E’ un nome appiccicato ad un traguardo immaginario. Ma va bene, è un concetto utile. Il filesharing … stessa cosa. Napster ha creato una rivoluzione straordinaria, ma chiunque abbia usato un BBS sa bene che tutto questo si faceva anche prima. E la pirateria d’oggi… sembra quella del 1999. Link diretti in HTTP.

Non so se sono un nativo digitale. Spesso mi sono chiesto se sono o meno un internet-addicted. Ma sono anche un figa-addicted, anche un aria-addicted, un pisciare-addicted. Sono cose che fanno parte della mia vita. E oggi, senza internet, non potrei svolgere il mio lavoro.

quel non so che di voglia di morire

si ma se poi torni allora…

Ahh quel familiare stupendo delizioso momento in cui hai voglia di morire e mandare tutto affanculo: quanto ci ha messo prima di ritornare? Brutta merda di sensazione eh? Dove stavi? Merda. Te ne stavi acquattato da qualche parte, piccolo bastardo… mica eri sparito.

E’ bello quando così fra capo e collo il tuo stomaco ti stringe e ti viene da piangere sul cesso. Così, perché si. O magari perché non accetti il motivo. Perché come i bambini noi siamo tristi quando qualcosa non va come vorremmo. Quando la vita dice questo non lo puoi fare. Ad esempio non puoi diventare più giovane. Non puoi avere quel gioco. Puoi accettarlo. Puoi piangere. Perché volere è potere un cazzo. Solo per certe cose e solo a volte.

O magari è qualcos’altro. Ma ieri era accettabile … e oggi non lo è. Con quel cazzo di sole fuori che spacca … e che ieri mi serviva e non c’era e oggi non mi serve e mi da anche fastidio.

Perché Angelina Jolie non viene subito qui a succhiarmelo di gola? Che cazzo avrà mai quel pirla di Brad più di me eh? Non si capisce. Angie, sei strana. Continue reading →

and time goes by #201404230107

Ogni 3 o 4 giorni ho un promemoria per chiamare mia madre; non credendo di avere un cazzo da dire, penso che sia saggio non dire nulla. La mia convinzione che il mio un cazzo da dire sia poco, per lei, è arroganza: per lei non lo è. Mio padre è di quelli di una volta. Non chiama, sta a sentire quando parla mia madre. Però in realtà quando ci vediamo è un chiacchierone peggio di me: infatti vado a trovare mia madre prima, lascio che mi racconti ogni cosa, poi vado da lui. Se la cosa accade in uno stesso giorno il giorno è andato. Continue reading →

Il #rispetto è innato, la #vecchiaia non ha diritto a maggior rispetto

Interessante intervento di Sgarbi (che però, sappiamo, è in grado – si vantò di questo – di dire tutto e il suo esatto contrario) da Santoro per dire che se uno è di valore chissenefrega se è vecchio, che si dia da fare, che si metta in gioco.

Voglio però ricordare che lo stesso vale se il vecchio in questione è una testadicazzo: ricordatevelo sempre tutti (specie se trentenni): la vecchia testa di cazzo è la giovane testa di cazzo di ieri. Il rispetto per l’età l’ha perso quand’era giovane, ma l’ha perso per demeriti, perché tutti partiamo con il diritto ad essere rispettati. Se poi siamo e ci comportiamo da teste di cazzo non è che funzioni come per la patente a punti: eri e resti testa di cazzo, con l’aggravante dell’incontinenza! E non mi riferisco di certo all’incapacità di urinare a comando, ma a quella di tenere a freno la propria barbarie: se di barbarie, maleducazione, boria o malagrazia siamo pieni, da vecchi non ci interessa o non siamo più capaci di trattenerci, pare, no? Dicono che i vecchi perdono le inibizioni e quindi se sono tristi piangono di più, se sono fatalisti sospireranno di più verso l’inevitabile senza badare al fatto che parlino di corde a casa dell’impiccato … se sono villani e maschilisti daranno ordini alle donne come se fossero serve e se sono stati abituati a trattenere la voglia di comandare, ecco che rispunterà fuori anche quando non sono più in grado di fare le cose che ti hanno chiesto di fare.

E se gli dici di non rompere i coglioni si lamentano e magari fan le vittime dicendo “eh, l’ho sempre fatto, stai a vedere che non lo so più fare, adesso!”. Ma lo so fare anche io. Proprio come te alla mia età, proprio come te, senza che nessuno mi stesse sul collo, come te alla mia età senza che nessuno mi triturasse i coglioni, lo so fare come te alla mia età perché si tratta solo di una questione pratica che non hai più la forza di trattare, ma come sarebbe successo a te alla mia età, si fa più agevolmente se un vecchio non ti sta in mezzo alle palle facendo domande, criticando quando tutto sta andando bene e già è endato bene tutte le altre volte quando il tal vecchio non era a dirigere i lavori (banali), dando consigli e mettendosi fisicamente in mezzo, mancando agli altri del rispetto che pretenderebbe per sé, per primo.

Quindi si: i vecchi valgono sempre: e i vecchi se rompono i coglioni, non sono più degni di rispetto degli altri: sono solo persone, come voi.

Le regole del rispetto secondo me:

  • nasci degno di rispetto: in quanto persona.  Chi ti manca di rispetto in tale condizione compie un abuso, non devi guadagnartelo, non devi “meritare” più rispetto di quanto tu non abbia nascendo.
  • Poi, però, agisci, tieni un certo comportamento, assumi un determinato contegno, prendi decisioni, realizzi, interagisci, fai. Quello che fai ti qualifica. Oppure ti squalifica. Nel qual caso quel rispetto “innato” lo perdi. Ed è a quel punto che potresti dover riguadagnare (e non è detto che sia possibile) il rispetto, la considerazione.
  • Ma se invecchi comportandoti da stronzo, stronzo rimani, stronzo sei anche da vecchio, non più degno di rispetto di quel coglione che sei sempre stato, se lo sei stato. Se invece eri, sei stato e rimani degno di rispetto, quando invecchi potresti aver guadagnato autorevolezza, quindi ulteriore rispetto per le tue conquiste e gratitudine per ciò che ha arricchito tutti quelli che ti circondano… ma l’età – se non hai perso il rispetto trattando male le persone – ti concede l’attenzione e la considerazione derivanti dalla decadenza e dalla debolezza: non maggiore rispetto: sempre lo stesso, ma con una visione gentile verso il nostro comune destino.

Una cosa che dovete sempre cercare, quando un vecchio vi sembra uno stronzo, sono gli altri vecchi: chiedete, parlatene. Dite apertamente che vi dispiace mancare di rispetto al tizio, ma si comporta con tale mancanza di rispetto che sembra impossibile ne possa pretendere per sé: scoprirete spesso dai suoi coetanei che per tutti loro è uno stronzo. Loro sono quindicenni con lui/lei, hanno sei anni con lui, hanno ottant’anni o hanno vent’anni con lui. Sono vecchi che ieri erano uomini e l’altro ieri ragazzini suoi coetanei, non di più, non di meno: vi diranno se la vostra visione riguarda l’età o meno. E quanto il “rispetto dovuto” vada tenuto in considerazione.

Spesso i vecchi rompicoglioni li rompono anche ai propri coetanei più pacifici.