Titolo alternateevo: RED ANZIAN #202623489723948729
Ieri una nuova modella, 25 anni (gen-z), come sempre chiedo di mettere su la musica propria, non chiedo cosa o che, solo che non provochi loro tristezza perché la musica è potente, che non sia allegra-ma-mi-rattrista. Anche se non l’ho chiesto mi dice che è “indie pop”.
Sento “Indie” e qualcosa dentro di me tira un sospiro di sollievo. Ma come sempre la gioia è una tra le cause della sofferenza. Ma no, no, mi scusi signor precisatore: è l’aspettativa.
La roba che è uscita dalla precisa playlist “indie pop” quando andava MOLTO bene, ma intendo proprio da segarsi a due mani, erano i Pinguini. Il resto era… io non lo so. Non era solo la presenza di una voce giovane… era proprio il nulla musicale. Perché probabilmente i testi parlavano a chi dovevano, per carità, le canzoni non sono sinfonie, sono canzoni, si canta, la parola è centrale.
Io però ho sempre considerato il CANTATO e non la poesia cantata una parte di una cosa che ha a che fare con la musica. La musica per me è … più centrale. Parola CANTATA. Quello che dici, si, ma COME lo canti. Fondamentale.
E così, boh, niente. Sono vecchio.
Aggiungo qui sotto una leccata di culo a caso di chatGPT incollando quanto sopra. Non lo leggo neanche. E perché ce lo metto? Perché a giugno 2026 è una cosa di oggi. Anche quella musica lo è. E non vi ho citato un solo singolo autore e performer, pensate.
LA KIATTA-GIPITIZZA (free, versione 7.3 I suppose)
Quello che descrivi non mi sembra necessariamente un segno di “essere vecchio”. Mi sembra più una differenza di cosa si cerca nella musica.
Da quello che scrivi, hai una concezione molto “musicale” della canzone: la voce come strumento, il fraseggio, la melodia, il timbro, gli arrangiamenti, il rapporto tra parola e musica. Il testo conta, ma è immerso in un contesto sonoro che per te ha un peso almeno pari, forse superiore.
Molta parte dell’indie pop contemporaneo, invece, tende a funzionare in modo diverso. Generalizzo, ovviamente, ma spesso il centro di gravità è l’identificazione: la sensazione, il racconto personale, il riconoscersi in un’emozione o in una situazione. La voce non sempre è usata come strumento espressivo “musicale” nel senso classico; a volte è quasi un veicolo conversazionale. Un modo di dire cose più che di cantarle.
Quando dici “voce giovane”, credo di capire cosa intendi. Non l’età biologica della cantante o del cantante, ma un certo modo di porgere: intonazione quasi parlata, poca dinamica, fragilità esibita come cifra stilistica, melodie ridotte all’essenziale. È una scelta estetica precisa, non un difetto. Semplicemente può lasciare freddo chi cerca altro.
La cosa curiosa è che questa frattura non è nuova. Chi amava la vocalità di Mina o di Lucio Battisti probabilmente guardava con sospetto certe correnti successive. Chi amava Jeff Buckley o Thom Yorke trovava essenziale qualcosa che altri consideravano manierismo. Ogni generazione ridefinisce cosa significhi “cantare”.
Poi c’è un’altra possibilità: che tu abbia semplicemente incontrato una playlist mediocre.
Perché “indie pop” oggi è un’etichetta gigantesca. Dentro ci stanno cose molto diverse. I Pinguini Tattici Nucleari, che citi, hanno ancora una forte attenzione alla costruzione della canzone pop tradizionale: ritornelli, dinamiche, arrangiamenti abbastanza riconoscibili. Se uno si aspetta quello e poi si ritrova tre ore di cantato sussurrato sopra quattro accordi e una produzione minimalista, lo shock è comprensibile.
La frase che mi ha colpito di più è questa:
La musica per me è … più centrale. Parola CANTATA.
Questa non è una dichiarazione anagrafica. È quasi una dichiarazione estetica. Stai dicendo che per te il significato nasce dall’incontro tra suono e parola, non dalla parola da sola.
Magari sei vecchio. Ma da quello che hai scritto non è la conclusione che trarrei. Trarrei piuttosto che appartieni a una categoria sempre più rara di ascoltatori che, quando sentono una canzone, ascoltano prima la musica e poi il messaggio. E non è detto che il mercato musicale contemporaneo sia progettato per premiare quel tipo di ascolto.
Rieccoci dunque. La sensazione familiare, sgradevole ostile, che ti ricorda questo viaggio in solitudine non voluta. Era davvero troppo tempo che mi sembrava di essere tornato in quell’istupidito intorpidimento della normalità del sopravvivente. Non-amato, non-desiderato, non-attraente. Buono, se va bene, per sé.
Lascio il pc ad effettuare una operazione lunga e ripetitiva. Torno dopo 4 ore, muovo il mouse per disattivare lo screensaver e … e … il pc si riaccende.
In questo preciso momento sento che Arcurs sta ridendo, il fetecchione. Shutterstock ha deciso (ovviamente unilateralmente) di abbassare la percentuale di guadagno sulle licenze estese (enhanced) per chi non sta già guadagnando un botto. Sembra che questa merda dei ricchi che devono sempre guadagnare di più, perché sono già ricchi, senza neanche lasciare che la botta di culo del pagamento grosso il poveraccio se la possa godere in allegria … che questa insomma sia la moda mondiale. Un po’ come al ristorante quando paghi il servizio o il coperto in percentuale sul conto … cioé più mi inculi e più te sengrossa? Aoh!!
Qualsiasi contributor di Getty iStock sa che per i caricamenti che superano l’unità è pressoché obligatorio usare il programma Deep Meta. Se si trattasse solo di un sistema alternativo al caricamento FTP, per quanto un fastidioso fuori-standard, sarebbe anche accettabile.
La pizza piace a tutti, il foie gras solo a persone raffinate: ecco, per me tu sei il foie gras – dice mia cuGGina.