Nuovo non significa migliore.

Mai. Nuovo significa solo quello che significa: nuovo. Non significa migliore. Significa che prima non c’era. Anche nel caso della parola innovazione ed innovativo, eccezion fatta forse per il secondo significato, quello specialistico in linguistica, non ci sono accezioni o sfumature positive. Innovazione, di per sé, non significa miglioramento. Come svecchiare non significa migliorare. Giovane, nuovo, non significano che quanto c’era prima fosse peggiore. In nessun caso esiste una equivalenza.

Spero che sia chiaro.

Ma non lo è abbastanza se quando sentite dire ma “è nuovo” subito vi rallegrate. Se il sistema vecchio non era granché, quello nuovo è solo nuovo. Non dovrebbe darvi gioia: dovrebbe darvi speranza per il futuro, ma non una certezza per il presente. Significa che deve superare la prova del tempo.

Arriviamo al dunque? Continue reading →

suicidarsi ad agosto

Agosto 2018 – Ho di nuovo voglia di morire, potente. Da quando mi sono alzato fino a poco fa (20 circa) quella solita vecchia e ben nota sensazione di fare schifo, di inutilità, di fallimento, di annnessunoglienefregauncazzo, o comunque, anessunochetinteressiglienefregauncazzo. Il buon vecchio concetto dell’essere “riamati”.

E’ tutto un fiorire di se stai bene con te stesso, sii te stesso, fottitene degli altri, tu sei tu. Io ho perso la mia donna perché io ero io, raga. Siete tutti eremiti oppure quello che siete è figo, desiderabile, non-merda. Continue reading →

di nuovo il senso di vuoto, di essere sbagliati

eccomi.

Sono quasi le tre. Come sapete con X ci siamo lasciati. L’ho lasciata? Mi ha lasciato? Beh mi ha lasciato, io il “adesso basta mi sono rotta” e io che le dico che si, se non vuole restare e calmarsi, risolvere, è giusto, che se pensa che sia meglio sola che male accompagnata, davvero, allora ok, ma che per me no, per me anche coi casini e le cose che non mi vanno, il totale di lei, quello mi va.

So che pian piano riaffioreranno cose meravigliose di lei. Sono sempre quelle belle a fare più male. Ma dobbiamo ricordarcele quelle brutte. Che io lo so che valevano di meno, e cionondimeno, c’erano e non le potevo, né volevo, ignorare. Solo mettere da parte, accettarle. E quando non potevo accettarle, molto più raramente di quando le percepivo, ne parlavo.

Ma ora è notte, lei, la mia ex-ex, dorme. Le ho chiesto se anche lei avesse bisogno di essere messa a dormire. No, mi dice, ma mi mancava il tic-tic della tastiera di là. Mi viene da piangere. Questa donna è amabile, gentile, cortese, civile, buona, d’animo generoso, generosa con le azioni. E quando la amavo (la amo ancora, certo: quando scopavamo, ok? quando lei percepiva passione o la sperava ancora) lei si sentiva già sola. Questo non riesco a perdonarmelo, ad accettarlo, di questo voglio fare comunque ammenda. Lo volevo anche mentre ero assieme ad un’altra. Lo vedevo, venendo a casa (che è il mio ufficio) e ne avevamo parlato. Io non me ne capacitavo e volevo fare qualcosa. Ma cosa? Ripeto: se mentre eravamo assieme già ero insufficiente … ora? Devo fare senza che mi venga chiesto, immagino. Come ci insegnavano a catechismo 40 anni fa: non devi aspettare che ti venga chiesto: fa’ il tuo dovere. Continue reading →

tira e molla (38ma puntata)

Un giorno come tanti; si è appena licenziata perché il posto di lavoro non la considera all’altezza, non mi importa, troverà la sua via, sta di nuovo con me mentre lavoro, distesa sul divano, si ciuccia netflix come acqua.

Visto che la mia ex, con la quale divido la casa (ricordiamolo) arriva tra 3 ore e abbiamo convenuto che visto che ho 12 ore per stare a lavorare li e fare il cazzo che voglio, quando lei torna accetta solo me. Civile, pacato, chiaro. E scommetto che molti non hanno niente di tutto questo. Comunque.

Visto che voglio fare pausacaffé e che tutto sommato “manca poco” (considerando la mole di lavoro che ho da fare al pc) e che lei voleva portarmi a fare shopping, dico ok, caffettino, portami a fare shopping e poi ci separiamo fino a dopo cena, che lavoro fino a quel momento.

Usciamo, io parlo: bam, casino.

Il casino. Continue reading →

black mirror reale

ATTENZIONE SPOILER: di un episodio di Black Mirror.

In un episodio della serie Black Mirror che ho appena visto, in un ipotetico vicino futuro la gente ha la possibilità di memorizzare ogni cosa che vede e sente e rivederla a suo piacimento in stile videoregistratore, anche proiettandola in dispositivi esterni (televisori eccetera).

Il protagonista percepisce che la moglie lo ha tradito, vede e rivede cose in cui si, alla fin fine ha ragione… ma che gli causano un dolore infinito, nella cruda Verità di quanto accade, la lama più tagliente per un maschietto: la tua donna che fa sesso con qualcun altro, che ride quando lui parla, che è un po’ spenta per te. Lo vede e lo rivede, riavvolge e ha modo, non di avere un dubbio, ma di essere sempre più certo di non sbagliarsi. Alla fine scopre inganno su inganno ma di una donna che ormai lo amava? Comunque sbugiardata con durezza lei se ne va, lasciandolo con solo la verità e la ragione, in una casa fredda in cui può rivedere in totale vividezza gli stessi luoghi con lei dentro, nei ricordi videoregistrati, luoghi che allora erano scaldati da lei, dai suoi occhi che lo amavano.

Alla fine si strappa l’impianto per non dover mai più rivivere con nitidezza nulla.

Sono io.

ora mi odia (34ma puntata)

Siamo arrivati al classico “maledetto il giorno che ti ho incontrato“. Quando mi ha lasciato, lei, senza appello, mi ha chiesto esplicitamente “questa volta non bloccarmi, per favore”. Ok, le ho risposto, non ti blocco da nessuna parte, come vuoi, anche questo come vuoi.

Ieri ero costretto dalle circostanze a non dormire a casa, ma in studio, luogo che avevo iniziato ad amare perché ci “vivevo” con lei. Ero l’uomo più felice della terra osservando il soffitto industriale, la lampada al neon sopra di me, gli incroci di linee tristi e grigie… e pensando che non le trovavo più tristi e grigie: ero felice, felice e appagato, con la mia bimba tra le mie braccia, addormentata, accoccolata su di me in un modo che raramente è possibile tra uomo e donna, senza che qualcuno non abbia la circolazione bloccata. Felice.

Da solo, trovarmi di nuovo li mi ricorda lei, momenti felici, meravigliosi.

Ne ho fatta una foto/stato su whatsapp, perché me la ricordava, mi ricordava lei, mi mancava. Lei mi scrive “interessante” e poi parte a disprezzarmi, a dirmi “chi ti scopi adesso” … mentre io voglio solo lei, io non vado subito da qualcuno, io. Non lo faccio. Se qualcuno lo fa, tra noi, è stata lei. E non gliene ho fatta una colpa, mai. Dirlo a me… è meschino.

E’ arrivata ora a rinnegare ogni cosa, che se potesse tornare indietro non mi chiederebbe mai quel fatidico like che ci ha fatti incontrare. Quanto odio, anche se lei dice che mi ama ed è per questo che soffre così. Ma dove sta questo amore? io vedo disprezzo, non apprezzamento. Vedo lontananza, non voglia di stare. Lo so che è giovane. Mi accusa di essere causa del suo dolore, di fregarmene della sua solitudine (ma… sei andata via, bambina mia, mica ti ho mandato via! … e io, non mi hai lasciato solo? ti importa?) e poi ci mette dentro tutti i maschi del pianeta (i penedotati) eccetera. Ma io sono qui. Io ti aspetto, non sono andato via io. Sei tu e non torni. E ti lamenti che sei sola. Poi dopo avermi scaricato addosso merda, mi blocca. E se le scrivo su telegram, “lasciami in pace”. Ok. Lo faccio.

Ora sono uno stronzo, un mostro. Ma non ero una meraviglia? Chissà cosa diventerò nei suoi racconti ora, una specie di sirena-maschio che ammalia le povere malcapitate? Quando ci ha provato LEI? E io la adoro per questo. Ma cosa si inventerà la sua rielaborazione? cosa sta già facendo, invece di capire, tornare, calmarsi? Che guazzabuglio il cuore umano 😦

Purtroppo nel I secolo a.c. Catullo già aveva esperienza di questo sentimento doppio.

razzolo male

Il detto recita “predica bene, razzola male” (il calzolaio ha le scarpe rotte, medico cura te stesso … ecc) … riguardo al fatto di chiudere-ogni-contatto io sono il consigliere n.1 di questa pratica: “cerca di evitare i posti che frequento e conosci anche tu / nasce l’esigenza di evitarsi per non ferirsi di più” ci diceva il buon Battisti … Beh, concordo. Non vorresti chiudere? O vuoi? Ma comunque vi amate. O comunque soffri. O comunque sai che sarai in astinenza da amore.

Come fare?

DISTACCO NETTO: ban su tutti i social: Facebook E messenger soprattutto, BAN! BLOCCA! – Whatsapp BLOCCA, BLOCCA sulla rubrica del telefono sia SMS sia CHIAMATE, BLOCCA instagram, blocca G+ , youtube e qualsiasi cosa su Google; blocca HANGOUTS, blocca telegram, blocca snapchat e qualsiasi altro sistema. Avverti, su ogni sistema, come mai lo fai, un secondo prima di farlo. E fallo, e non sbloccare, resisti, resisti TRE MESI. Se sei in grado, fallo in modo EDUCATO anche con l’e-mail (metti un autoresponder dedicato e con autocancellazione, se riesci).

In quei tre mesi sarai a grattare le pareti tirandoti via le unghie fino al sangue, piangerai, penserai a chi non puoi sentire o vedere. Non cercare, non annusare l’aria, non andare casualmente in certi posti. Smettila, non farlo, non farlo mai.

Ecco, chiunque abbia seguito alla lettera il mio consiglio, ha avuto successo. Non ha sofferto più, si è ripreso, si è rialzato. Mi ha ringraziato, mi ha detto quante ne so, cazzo avevi ragione, cazzo si è successo così ma tu mi avevi già detto come fare… e grazie perché quando stavo per non farcela ti ho chiamato e tu.

E io non l’ho fatto. E io sono a terra come il più schifoso cocainomane a cercare la dose, ad annusare come un cane che forse sente puzza di lei se si è sfregata su un muro, su internet, in qualsiasi posto. E che cerco di non farglielo sapere (status di whatsapp a parte) e di non contattarla, di non fare lo stalker, di tenermi il dolore per me anche se mi manca come se mi avessero tirato via le ossa.

Perché io i consigli li do a voi, cari e care, perché so che siete forti: VOI potete seguire i miei consigli perché siete solo caduti un attimo e vi rialzerete. Io sono sempre stato un debole, fragile, codardo, pauroso pisciasotto e frignone viziato. E del resto non mi interessa di dimostrare al mondo che sono un duro che spacca. Che me ne frega? So quello che voglio come condizione per trovare gustosa la vita.

riprecipitare in un abisso di dolore

L’amore mi fa l’effetto di una droga. Non è tossico in sé: sono io che sono un tossico con l’amore. Ho talmente tanto bisogno di qualcuno che mi voglia bene, perché io non vedo motivo per volermene, che quando lo perdo torno a trascinarmi come una scorza sull’asfalto.

Ho dei pregi? Ma certo che ce li ho. Ma sono quello che io considero il minimo sindacale dell’essere una persona. Sono una persona per bene, tendenzialmente. Pacifico se non attaccato. Mi piace essere più educato che posso. Ora non ho voglia di elencare cose che sono banalità. Le ho. Ok.

Ma sono un fifone, insicuro, fallito e tendente al fallimento, che raggiunge, se li raggiunge, risultati mediocri. Ho la capacità di valutare e riconoscere l’eccellenza o il valore. Per cui ovviamente lo posso fare anche con ciò che faccio.

Per lungo tempo ho concentrato la mia vita, tenendo il dolore sordo della mancanza di amore (e sesso, si) in un angolino, che non riusciva a ferirmi così tanto. O era quello? Non so, io anche con lei non ero diventato più coraggioso. Solo che vivere aveva un senso: c’era lei: vederla ogni giorno, abbeverarmi del suo – credevo io – amore e di quello che era lei. Del resto anche se lo vediamo come un attaccamento se NON provi questo per una persona che cazzo ci stai a fare assieme? Se è per dividere le spese o i compiti quotidiani questo equilibrio ce l’ho già con la mia ex.

E da tanto tempo che posso dire: le cose che ci mancano sono le uniche che ci rendono felici. Eppure quelle che abbiamo sono necessarie alla sopravvivenza. Sono due cose differenti.

DEVO sopravvivere.

Ma per VIVERE devo essere felice: ho bisogno di amore, come un tossico della sua droga. Continue reading →

non interesso a nessuna

dolore

Su questo fatto io rifletto. Per 20 anni, circa, nessuna donna ha manifestato interesse nei miei confronti. La mia amica mi dice che probabilmente non manifestavo disponibilità, agli occhi delle donne. Ora io ovviamente non lo posso sapere: gli occhi delle donne stanno dalla parte loro.

Per un fugace periodo una ragazza lo ha fatto. Mi ha lasciato perché convivo con la mia ex. Ha chiuso e non si volta indietro. Quanto le importasse non lo posso sapere: il bilancio lo ha fatto e ha fatto bene (per lei) ad allontanarsi da un bilancio negativo.

Io che sono tornato nel mio mondo privo di amore però non sto come prima. Quanto ci ho messo ad abituarmi a non fregare a nessuno, a nessuna, in particolare? E adesso, visto che comunque non mi è mai fregato di esistere, cosa mi frega di esistere se a nessuno gliene frega un cazzo se ci sono o no? A me non me ne frega niente. Io non vedo frotte di gente che non vede l’ora di sentirmi o fare qualcosa con me. Hanno i cazzi loro, hanno qualcosa o qualcuno che intendono seguire.  Continue reading →

per me sei morta – ovvero “elaborare il lutto”

Perdita. Prima avevamo qualcuno, poi non lo abbiamo più: questo qualcuno potrebbe essere una “versione” di qualcuno, oppure il “nostro” qualcuno. Quando avviene questa perdita, per chi prova sentimenti così profondi (o se volete è ossessionato?) , è come quando una persona, letteralmente, muore.

Non esiste più: i suoi ricordi meravigliosi ci sono solo per farti pesare ancora di più la sua mancanza, il solco che lacera nel tuo cuore, e incide ricordi per sempre: immagini, parole, situazioni, suoni, concetti, discorsi, ragionamenti, scambi … si sono ormai riversati dentro di te con te attentissimo ad ogni cosa: era il tuo amore, era una persona importante, era un parente, era un amico.

Ma non c’è più. Vi siete lasciati? Non c’è più: per te è lo stesso, è come una persona morta. Puoi ricordarla, ma non tornerà indietro. Fa male, ma cavolo… tu non hai colpa: questo può aiutare a non pensare se avessi detto o fatto, se io fossi in un altro modo. Se io fossi in un altro modo mio zio non tornerebbe: è morto, mi manca, mi ricordo i suoi insegnamenti, alcuni suoi discorsi e ragionamenti sempre validi e salaci. A volte un secondo dopo aver sorriso per il ricordo mi aggredisce l’amarezza per il non averlo più con me, per non potergli chiedere “zio, ma tu che ne pensi?” e sentire un ragionamento niente affatto scontato, frutto sia di cultura che di esperienza, e sempre calato in due centimetri di umiltà e di condivisione umana. E invece no. Invece sono solo e lui non c’è.

E così le decine di ragazze che oggi non sono più ragazze che sono state mie. E quelle che sono ancora ragazze. Devo fare finta che siano morte, morte per me, finché non posso accettare queste nuove persone che sono diventate, fino a riuscire a parlarci tranquillamente, lasciando che il mio amore verso quello che erano per me prosegua all’infinito dentro di me, perché io non smetto mai di amare quella persona. Semplicemente quella persona smette di esistere in quella versione, spesso, oppure smette di darmi disponibilità di quella esistenza per meAffrontare il lutto per la loro perdita, allora, diventa salutare.

“now you’re just somebody that I used to know”, dice il poeta, no? Ecco, arrivare a questo che sembra triste, in realtà è un sollievo.