ognuno per la propria strada

Il distacco che di tanto in tanto sento perché ognuno deve andare per la propria strada ed il tempo che ci dedichiamo gli uni agli altri sembra sempre dover essere commisurato con il tornaconto od una contropartita mi fa male. Perché il tornaconto e la contropartita sono quello. Ci sono, sono già lì. Non fai quello che fai per avere altro. Quello che hai li, in quel momento, è già quello che è bello avere, per cui vale la pena vivere.

E’ allora che dici… quindi preferisci percorrere, forse anche dolorosamente, la tua via solitaria nel perseguimento di? Di cosa? Piuttosto che affiancarti anche solo un po’ a me, sapendo che questa via non porta a qualcos’altro?

Sai che non diventerà il tuo ragazzo allora non perdi tempo a parlare con me? So che non ti scoperò allora non chiacchiero con te? So che non mi farai un lavoro gratis allora non mi fermo al bar o al parco con te? Non vengo a trovarti?

Saper stare da soli. Non aver paura del vuoto. Alcuni la mettono su questo piano.

Eppure.

Scegliere a tavolino prima? Davvero? La vita è ORA, in questo momento, questo qui.

della paura #2019238947 (la paura in prospettiva)

Questa mattina mi era passato per la mente uno scontro di due neuroni sull’argomento “paura”. Siccome dal terrore in poi ho rivisto tutto il comportamento delle persone alla luce di questo elemento basilare, ormai fa parte dei miei pensieri. Poi ho letto il post di moon che riguarda proprio la paura. Ed eccomi. Questa notte ha nevicato anche qui, niente di strano. Era previsto, è arrivata. Siccome lei era terrorizzata mi aveva chiesto subito di dormire assieme e di portarla al lavoro l’indomani. Oltre a ricordarle “ah ma quindi non sono solo uno che ti vuole insultare ed educare?” “si ma ero arrabbiataaaa ufff” ho approfittato per dire “ok, ma ora ti devo educare, e muta perché ho il potere, listen to me: io QUESTA VOLTA ti porto, perché so che hai le gomme demmerda e non hai la catene, ma ti ricordo che il qui presente fu giuovinfigliuolo tanto come te e nessuno in questa provincia ha mai tollerato un ritardo per neve: non gliene sbattesega a nessuno se c’è la neve, viviamo qui e ti adatti, devi arrivare in orario e io mi sono adattato. Sveglia 3 ore prima, controllo del mezzo, lasciare la macchina non-in-salita, scopa in macchina per togliere velocemente il mucchio, raschietto per il ghaccio, vestiti adeguati, sciarpa guanti e copertina, e soprattutto preparazione. Quindi sul freddo vedi tu, ma io domani non ti porto. Tu ti controlli le tue gomme, tu ti compri le tue catene, tu impari a metterti su le tue catene e vedi di litigare col babbo due secondi prima, così impari quanto di solito lui ti salvi il culo e due impari come si mettono su le fottute catene; oppure fai come me, che non so come diavolo si faccia e allora prendo le lamellari, sono al sicuro e a posto con la legge. E se non riesco e devo andare con qualcuno mi ricordo quanto mi stia aiutando, che gli sono grato e se mi dice di andare a piedi a casa sua sotto la grandine io ci vado col sorrisone e dico grazie grazie grazie”. “gne”.  Continue reading →

farsi schifo #20192382934876

puf. Ecco che mi faccio schifo. Ecco che so che tu mi leggi e non so più da quale parte guardare per vomitare fuori il mio schifo. Il mio vicolo scuro e umido, con l’acqua che cola alle pareti e il fumo illuminato che opportunamente filtra dalla via principale e stranamente tutto quanto è un po’ umido per terra, bagnato. Che poi quando vai in città mica è così, come mai?

Perché la luce si riflette sull’acqua e crea un effetto drammatico. Perché l’asfalto diventa più scuro se è bagnato. E il fumo? Effetto drammatico. La luce colpisce qualcosa invece di niente, crea qualcosa dove non ci sarebbe nulla. Lasciamoci distrarre da questo nozionismo del cazzo inutile che probabilmente si può imparare ravanando (ruffolando! 🙂 ) un po’ su internet con un po’ di attenzione. Ma divaghiamo, dilaghiamo ancora un po’: alcune foto scattate negli stadi 30 anni fa ed oggi in condizioni identiche risultano differenti. Era il fumo. Il fumo cambiava completamente il modo in cui la luce si diffondeva e la sua mancanza in cui oggi si diffonde. Continue reading →

ironia dell’apparenza

tutti pensano che fotta a destra e manca. B pensa che io scopi in una lontana regione e pure in studio. Mentre lei mi dice che tizio le “trapana il culo” (cosa che adorerei, se non dovessi dirle “ti prego di non dirmi più un cazzo di queste cose, ok? amici, ok. Posare, ok. Ma non sono una tua amica. Sono un tuo ex che ha fatto tutto un percorso fino a diventare tuo amico. Sono ancora un uomo.” . “ah. uhm. uff, ma mi trovo così bene perché tu mi capisci… ma ok, hai ragione, scusa”.

Seh.

E pure lei, pure lei pensa che io stia a fottere a destra e manca. Le ho solo detto dei caffè e del patto. E di alcune cose positive della mia vita: per non parlare solo di tristezza, di morte, del vuoto. Per lei ora sono in costante infilamento. Ma perché non ascoltano ?

Lei è estremamente estroversa quando posa con me. Quindi abbiamo fatto anche delle “storie” su Instagram. Esattamente identiche a quelle per cui mi ha in precedenza lasciato perché una tizia “si comporta da troia! E non si fa col mio ragazzo!!!” … le ho mostrato, punto per punto, passo per passo, esattamente la stessa cosa. E lei era compiaciuta e gratificata, vanitosa e orgogliosa. L’ha rifatto sei volte. Diretta da me. Ed era così esplicito che Instragram mi ha censurato in 30 minuti (tié, Banksy!). Non è mai stata coerente in certe cose: quando le ho detto “vedi? hai fatto esattamente le stesse cose di YXYX, e come vedi non sei diventata la mia troia: siamo distaccati e ti sto dando indicazioni, non scopiamo, non ci tocchiamo affatto e non c’è seduzione reciproca: io ti dirigo, tu esegui. Ed è talmente vero che rifai la scena! Perché è una SCENA! Reciti! Capito?! Capito quanto ti sbagliavi?!” – “se fossi occupato non lo farei”.
Mavaffanculo 🙂 Ad ogni modo questo video – fatto per me per scopi di marketing – è stato visto da molti, che subito hanno pensato “ecco, sono tornati assieme! Ancora!!!”.

E non è così. Posa per me. E’ già alla ricerca di qualcuno di nuovo; ma che ne sa la gente? E soprattutto, che je frega? Ma ok, ok, metti video in giro, ok. Solo che leiè una modella ed io un fotografo. Questo – oltre all’amicizia – è quello che rimane. Ho dovuto dichiararlo pubblicamente in grande “non siamo assieme”. Così lei potrà avere facilità nella sua raccolta peni e io non mi sentirò fare la stessa domanda arrivando da mooooooooooooooooooooooolto lontano.

Le “storie” nei social servono a qualcosa, quando le usi con intenti di marketing. Non servono a dire “sto facendo questo ora, ho una vita”, come invece fanno alcuni ragazzini.

Un body builder mi ha scritto “beh te la spassi!” ancora una volta. E allora ho inziato a mandargli un “certo che te lo consumi eh?” ad ogni tipa palestrata che mostra (ha 2000 utenti in palestra, è molto facile) e allora ha capito.

A volte mi piacerebbe dire “ok venite qui, tutti, annuncio: non è manco detto che mi tiri, ok? è un terno al lotto, funziona con un suo cervello distaccato – ed è una di quelle occasioni in cui dire testa-di-cazzo è corretto – ma non sono un tombeur de femmes, non mi caga nessuno, non interesso a praticamente nessuno, faccio questo mestiere e devo forzatamente entrare nella vita di queste donne perché mi concedano l’uso della loro immagine e questo è quanto, fine!! ok?!!! sono solo arretrato di un passo dall’orlo del suicidio, vi può bastare? non sono l’uomo più felice della terra: mi piacerebbe, ma non è così”.

Ma la verità è controproducente. Ad esempio dire che sei un potenziale suicida, se devi fare foto a bambini, credo possa indurre i genitori a pensare che “sei vuoi fare del male a te non avrai problemi a farlo agli altri”. Ma io non voglio fare del male a me. E di certo non ho la minima intenzione di farmi giudice della vita degli altri, eccetto la mia, come non voglio che qualcuno lo faccia con la mia. Ma tant’è: la sincerità non mi farebbe troppo gioco, in questo caso specifico. A dire il vero è omissione, non è una balla.

Ma ho divagato.

Ma io quello faccio.

un granello di polvere in terra

Sono circondato, letteralmente, da libri. Certo, per la maggior parte non sono miei. Certo alcune sono vecchisime enciclopedie. Certo, alcuni sono manuali di cucina.Certo un sacco sono vecchissime riviste. Molte opere sono puramente grafiche ed alcune, poche per dire il vero e per quel che vorrei, sono fotografiche. Tantissima illustrazione per l’infanzia. Quintali di dvd. E una quantità di narrativa fantastica, di un certo tipo, con un filone noir, con ambientazione ottocentesca, oppure libresca. Favole. Comunque molto crime. E poi fantascienza, fantascienza. Quella che non ho dato via. Che non è poi tanta. E la roba che devo ancora leggere. Che è troppo, anche se non è tantissima.

Attorno alla mia postazione, sopra, a lato, libri. In entrata libri. Narrativa per ragazzi. Cataloghi della Elekta, della Letraset persino! Letraset!!!! Volevo leggerti qualcosa, un altro incipit. Ma niente è alla tua altezza. Sarebbe solo un esercizio per far risuonare una voce di un testo a caso. Non rispondere, non qui. Il post va bene qui, ma non noi, noi siamo noi. non rispondermi qui. Mi sento così, una piccola cosa vergognosa. So leggere, ecco. Questo mi sento di dire. Salve, ho imparato a leggere decentemente alle elementari. Rispetto a quanto puoi aver mangiato con gli occhi la testa ed il cuore, questo mi sento di poter dire. Posso prendere in mano un testo e riconoscere i caratteri, le parole, la punteggiatura, metterla assieme, comprendere almeno il livello di significato primario. Ansia da prestazione letteraria? Che sia solo il giorno sbagliato? Penso quasi di tirare su un Murakami sbagliato, tanto per stare un po’ sopra la mia media di letture. Che nemmeno lo sono più. Un libiro di cui mi sono segnato il titolo qualcosa come 12 anni fa, credo. Che ho comprato e non letto. E’ qui a fianco a me, da tanto. Ma è più falso del Pinocchio, che era un vero gesto spontaneo, una cosa mia, che fa davvero parte della mia vita.

Penso a Gassman, ti leggerei l’elenco del telefono. Una ricetta. Ma non sono Gassman, nemmeno l’esercizio di stile mi posso permettere. Mi sento vuoto. Un nulla. Se fossi forma, potrei venire a prendere il contenuto, la sostanza, da te. Ma non sono forma. E la forma non ti interessa. Sono solo una persona. Mediocre. Ti posso dare questo. Ma volevo farti un piccolo regalo di mezzo pomeriggio. Solo che ogni cosa che vedo attorno a me e dentro di me, mi sembra il nulla. Certo io sono un po’ scemo. A quello posso attingere. E anzi, mi viene in mente il fondamentale libercolo. Solo che non so dove sia. Uff non lo trovo. line non c’è. Cercando ho trovato altro, per altre persone, Un tipo che mi aveva chiesto di imparare tutto dei fotografi nel mondo. Ricordavo il volmetto… ma poi mi sono perso. Era Taschen? Era Phaidon? Uno dei due… costava poco… c’era molto… ma dov’è? Eccolo, per cercare per te, ho trovato per lui.

E ora vorrei mandarti una cosa piccola. E non so quale sia. Ma forse ho una idea scema. Mi piace ma… non so se si faccia. Si fa? No, forse questo non si deve fare. Una cosa tua, leggerti una cosa tua. No. Non si fa. Mh… cercacercacerca.

Mh. Beh questo non fa schifo. Ma non è all’altezza. Beh ma è solo merenda, dai. Facciamolo. Arrivo. Qualcosa voglio fare. Qualcosa. Da me a te.

fuga per la salvezza, codardìa, caos (51ma puntata)

Cronaca di una parabola di delirio. Il pomeriggio ha preso una piega brutta. Forse uno squilibrio con gli psicofarmaci, forse il tempo grigio per metà giornata. Ma qualcosa prendeva male. A pranzo lei ha chiesto dai dai dai vediamoci pranziamo. Si annoia, penso. Chemmefrega, ok, pranzo in compagnia. Aveva rifatto l’assicurazione, poi sarebbe andata a prendere l’auto. Prossima settimana deve posare, quindi mi premuro di ricordarle alcune cose e osservo che ha una pletora di brufolazzi sulla guancia e lei mi dice che si possono eliminare con la “pulizia del viso” … ma non mi risulta. Solo che non sono un estetista (come non lo è lei del resto) e quindi boh, sentiamo, dico, subito, andiamo da K che lo sa. Ci andiamo. Non era vero e comunque richiede giorni. Non ci stiamo dentro. Hey ma ormai è ora di prendere l’auto mi accompagni? Sono di strada. No problem. Le faccio benza, prende la sua macchinetta, ciao. Giorni fa mi aveva rivelato di aver fatto sesso col suo bisonte in un modo che io adoro, ma la conformazione del cazzo è differente, con lui bla e bla. Sono colpi che io incasso, ma ci metto un po’. Razionalmente si fa presto a ricordarsi che come non si diventa alti così il cazzo che hai ti tieni. Ma per chi non ha autostima la fatica è più grande. E ricordiamoci: non sono un computer, non sono un angelo del signore, sono un essere umano, un discendente dalla scimmia. Ci metto un po’. Ma mi passa. I mille segni che la ragazza che amavo è estremamente – e forse solo – superficiale si fanno sentire sempre più. Io queste cose le adoro, ma non voglio solo quello. E non la disprezzo. Ora verrà, il dunque. Continue reading →

perché venite qui

Ci sono fondamentalmente TRE morivi per cui la gente viene qui, per cui mi trovate. Anzi, per cui mi cercate. Sono tutti abbastanza malati.

Diciamo 4, non necessariamente in questo ordine.

  • suicidio
  • pratiche sessuali particolari
  • lavoro
  • varie altre, ma talmente tante che assieme non fanno le altre 3 voci

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solitudine #1289347

Collaboro come consulente/operativo per roba-di-social con una donna, ottima, brava, che è dipendente di suo marito. Lo specifico perché in sostanza io sto lavorando per lui. Ma lui non crede nella cosa. Mi stima come fotografo, forse come persona. Forse non mi stima affatto ma è uno che cerca di andare d’accordo con le persone. Era uno di quelli che ho contattato per il killer e che non me lo ha voluto presentare, quindi tutto sommato forse non finge: era uno di quelli che mi ha detto “no, per te no”. Mi ha chimato lei. Lei ci crede, lei apprezza, lei dice “sei indispensabile, sei il mio ufficio marketing, mi servi, dobbiamo pompare, devi seguirmi”. Ha solo bisogno che le dica che sta andando bene e di qualche consiglio di tanto in tanto. Non mi vergogno di farmi pagare solo perché se conto il numero di chiamate e il tempo il costo è giustificato. Ma solo per questo.

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abbracciami (48ma puntata)

Cosa succede a me, boh. Cosa succede a lei, un po’ boh, un po’ è chiaro. Cosa succede a noi: papamico? Boh. Mi dice una attenta osservatrice, d’esperienza, che mi sto comportando da padre chiedendomi se ma lei ricambierà con te? Lei ci sarà per te? E io che ne so, non lo so. Non credo negli stessi termini. Ma non puoi fare le cose solo perché ti aspetti qualcosa in cambio. Non sempre, non come regola.

Comunque non so come sia iniziata, domenica, che mi ha chiesto se avessi  voglia di bere un caffé, o parlare, o boh insomma era messa male per l’ennesimo casino coi suoi. Di cui immagino non saprò niente. Ero stancomorto per via di un servizio fatto dopo le ore piccole (ehhhh non sei più un ventenne!!!!!! – vero, si, vero) e quindi le avevo chiesto due ore di stramazzo. Ore in cui è riuscita a provare maggior dolore col tipo con cui ha casini. Si perché alla fin fine lei è attirata da uno, se lo è andato proprio a cercare su Facebook, che facesse parte del suo ambiente musicale, dalle fattezze guerriere, grosso, affascinante sembra. Ha preso ed è andata. Se l’è sbattuto. E lui l’ha disprezzata. Le ha anche rivelato molto della propria debolezza, della sua insicurezza. Ma è anche un’ondata di merda verso di lei. Io non ho niente contro (anzi) il fare conoscenza succhiandosi i genitali a vicenda, ma è solo un saluto, salve, a letto scopiamo bene – e per il resto? Tipo tutto? La prima impressione può essere importante… ma il signor Focus ci dice che l’ULTIMA è sempre negativa. Quindi diamoci del tempo: ok, sappiamo che la tua vagina è alla fragola e il mio sperma alla menta. Bene. Ma come ti comporti? Si, ecco, robette di questo tipo. Ad esempio se dai della troia a una che non ha obblighi di fedeltà con te perché ti ha appena conosciuto, io mi farei venire un dubbio e approfondirei quantomeno prima di dargliela la seconda volta. Tipo ok, hai assaggiato e io ho assaggiato te. Ma poi hai testadicazzeggiato, rapidamente, in modo così intenso che …

Ma questo sono io. Continue reading →

a volte ansiano

La modelletta cheviendallacampagna di oggi, 14 anni, moltomoltomoltobene, è andata via. Prima di fare. O, da quello che dovrebbe essere il suo punto di vista, prima di provare a fare. Questa è, credo, la terza volta che la cosa accade e che accade circa in questo modo. Ovverosia che una ragazza arriva fino allo studio, le spiego tutto ciò che concerne il lato “legale” o burocratico, cioé cosa sta andando veramente a fare, poi si arriva in sala di posa e… paura. 😦 Continue reading →