Ci sono persone che hanno bisogno di essere prese a calci in culo.
Invece noi che strada abbiamo preso? Quella di non prenderli mai, in nessun modo, per nessun motivo, a calci in culo e piuttosto lasciarli morire a causa delle conseguenze delle proprie scelte nefaste.
Che si arrangi. Peggio per lui, peggio per lei, non gli ho mica detto io di fare così. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
buonismo
parole parole parole e soprattutto inazione.
Non sono cattolico, no more. Non lo sono mai stato davvero, tra l’altro. Ma nella parte attiva, di interessamento sincero agli altri, ci sono cose positive nelle azioni delle persone religiose. Purtroppo sono sempre mescolate ad un pessimo atteggiamento di disapprovazione, giudizio… non è tanto amore.
Magari sarebbe meglio che tua figlia si facesse da mangiare da sola se tu sei appena tornata, hai già mangiato e devi fare altro. E se non se lo fa da sola ma si sta sciogliendo sul divano e non puoi farlo tu? La prendi a calci in culo finché non lo fa!!!!!!!! CAZZO!!!!! Perché è spiattellata su quel fottuto divano, ad autocommiserarsi per qualcosa, magari. Tipo perché ha la panza; ma è pigra. E io so benissimo come si fa ad autocommiserarsi. Sono cintura nera 20mo dan, maestro ultra-universale di autocommiserazione. Ma ho 44 anni. Se non mangiavo a pranzo mi prendevo una compilation di schiaffazzi (cit Drive in): se non mangiavo perché non avevo fame già era un casino. Ma se per caso fossi arrivato a casa dicendo “MADONNA CHE FAME!!!!” e mia madre – ammesso in un universo parallelo in cui mia madre fosse stata impreparata – e mi avesse detto “metti su la pasta che io intanto devo allacciare le budella del gatto” ed io avessi risposto “mh… no no, allora non mangio” ecco che subito mia madre e mio padre avrebbero fatto così:
Perché non era la fame: era la PIGRIZIA. E se la tua testa non fa da sola il lavoro, qualche volta i calci in culo salvano la vita. Oppure si, oppue possiamo lasciare che tutti siano vittime di sé stessi, perché è giusto.
Ad ogni modo uno psic*qualcosa mi disse che ero l’unico ad aver capito cosa bisognava fare con mio fratello. Ed era terribile. Terribile. Ultimatum e sbatterlo fuori. Allora finalmente avrebbe fatto davvero qualcosa della sua vita, magari odiandoci. Terribile. Mi sento una merda per sapere questo.
Eppure. Ho fatto un esempio stupido, ma a volte ci sono sportivi con i manager, musicisti con i loro tutor/mentori … dipendenti con i manager. Questa gente li sprona. E lo sprone, ricordiamoci, non è meno del calcio in culo.
O forse sarebbe stato meglio chiedersi “creatività = disagio?”. L’epifania di questa domanda , che mi sono fatto poco fa in cesso, pisciando, perché non vi dimentichiate mai di quanto io sia un essere abietto, che non è possibile elevare nemmeno immergendolo in una pentola di cultura che bolle, scaturisce naturalmente da un incontro.
Ieri avevo il classico “primo appuntamento” fotografico. Io incontro per la prima volta fotograficamente un sacco di gente. La prima volta è molto importante: si perde un tot di tempo (io lo perdo, altri se ne fottono) a spiegare un casino di roba, soprattutto legale, diritti, doveri. Tutti ascoltano molto attentamente, forse le ragazzine un po’ meno, ma più bambine. Le ragazzine già ti dicono “no no, mi interessa, dimmi tutto”. E questo ridona speranza nell’umanità. Tutto questo bla solo per dirvi che “primo appuntamento” non era con donzella per scopi allettanti.
Erano due servizi, il primo con una giovane ragazza che avevo individuato in un ristorante e che “in nuce” è sostanzialmente il classico di “chilly”. Non si può dire altro. Anzi, si, si può dire “era”. Era perché è cresciuta. Di qualche mese,ma è cresciuta e le sono apparse addosso un sacco di cose sbagliate. Alcune sono oggettive: il suo corpo ha iniziato a crescere scompostamente, come sempre accade agli adolescenti: la faccia cresce in un modo ed il naso in un altro. E questo ha leggermente sporcato quella perfezione che avevo visto io: sembrava un misto tra La ragazza con l’orecchino di Perla (come sensazione generale) e, appunto: Chilly. Il resto era più relativo a quella brutta cosa che succede quando cresci: inizi a vergognarti. Cioè: gli altri iniziano a farti vergognare di te. Quello che io faccio, molto spesso, quando le riprendo verso i 20 o anche i 18 è smontare, distruggere, sfaldare, scrostare via tutta questa merda di vergogna che causa a persone bellissime di lasciarsi libere di viversi il ben di dio che hanno. E allora se mi capita di beccare queste piccine quando la cosa sta iniziando a nascere (lo schifo) magari posso evitarlo. Magari dico. Ci provo. Ho una mezza idea che il sesso faccia da solo questo lavoro, ma non lo so: a 13 anni avrei tanto voluto ma non battevo chiodo. La mia teoria delle 11:50 di oggi è che le ragazze che scopano tanto dalle medie in poi si auto-accertano di essere belle: qualsiasi cosa dica il mondo esterno a parole, la quantità di sesso che fanno dona loro la certezza che è tutta invidia. Magari sono dei roiti da paura ma sono tanto brave. Ma checcefrega: almeno sono felici.
Il secondo servizio era quello che mi ha fatto pensare, oggi. Erano le figlie del fratello di un mio amico fotografo. Una volta le fotografava sempre, quindi le ho viste molto da piccolissime in foto splendide. Ho chiesto, ma hanno detto “lo zio non ci fotografa più”. Comunque una delle due era bella, sicura e cazzuta ma anche con la capacità di ridersela e godersela. L’altra era sfigatissima, poverina, con il corpo goffo e la consapevolezza di questo handicap sociale intrisa in tutto il resto di lei. Io non potevo saperlo: ho solo detto al papà “mandamele!” ricordandomi che erano carine. ERANO. Una è sbocciata e l’altra è solo cresciuta. Ad ogni modo non è fondamentale per questo post, quanto la scelta scolastica e la mia odierna epifania da cesso (“da cesso” potete leggerla in due modi: 1) io sono un cesso 2) avvenuta presso il mio gabinetto).
Una ha scelto gli studi nel settore dell’educazione: o educazione di minori, oppure disabili o altri settori di questo tipo. L’altra invece ha scelto il liceo artistico.
Allora mi sono chiesto: lei è violinista e ha fatto l’artistico. Io non posso negare di avere uno dei miei due caratteri incline alla creatività ed arte (anzi, per tutta la vita questo è stato evidente a tutti), B è tutta creatività (e sport, però!) … e un totale di altre persone che conosco hanno la caratteristica di dedicarsi alla creatività, all’inventiva, all’espressione.
E a me pare, ma non sono certo, che tutto questo avvenga con chi non si accetta pienamente. Ha disagio, inferiorità nel confronto, qualcosa di questo tipo.
Sembrerebbe quindi uno sfogo continuo, una necessità di dimenarsi nell’insoddisfazione di sé, del presente, del tutto, del corpo, della situazione, di… qualcosa. E tu sei artista. Scrivi, canti, fotografi, dipingi, danzi.
Quando sono nate le emoticons, oppure smiley, oppure “le faccette” e oggi anche “emoji”, tutto funzionava solo a caratteri. Per fare una faccetta usavi due-punti-meno-parentesi.
Era un modo dei nerd per fare cose simpatiche in un mondo totalmente a caratteri. Ma è possibile diventare analfabeti anche in questo? Certo, basta anche in questo caso ignorare le cose. La forma specifica dei caratteri è puramente grafica. Eppure nonostante questo, che è totalmente elementare, c’è gente che ti scrive “xd” come se significasse qualcosa.
Ma la “d” minuscola è messa in modo inverso alla “D” maiuscola che, lo dico per coloro ai quali non risulta evidente, ha una forma di una bocca aperta sorridente.
XD non significa qualcosa, ma rappresenta qualcosa. Raprpesenta sostanzialmente questo:
Per tutte le feste non l’ho sentita. Nella mia e tua follia, lei non c’era. Anche auguri era “si si, auguri” (nel tono, nella fretta), ho detto beh, ok, siete amici, è ventenne, tu hai altri pensieri, lei ha altri pensieri, ora che ti ha archiviato come “ok ho un amico a disposizione, a posto, altra tacca sul mio legnetto”. Può darsi, me ne fotto, gli amici sono amici, non fanno troppi conti.
Sono qui che rendo le fighe più luminose (questo è letterale)* quando mi arriva un messaggio “vieni in studio?”. Non avevo intenzione o necessità. Ma la domanda è ambigua. Chiedo chiarimenti. Dice che vuole “supporto morale”. E allora ok, ci sono. Ho deciso di esserle amico, e a dispetto di quel che disse lasciandomi, io sono affidabile cazzo, cazzo si, se sono affidabile. Nei limiti delle possibilità umane non do parole che non posso mantenere. Certo, certo che lo faccio, ma in modo non intenzionale. Quindi finisco un po’ di lavoro e vado, dice che non è al freddo perché sta con il gruppo che suona davanti al mio studio.
Arrivo, sembra che siano tutti li in tranquillità. Mi fanno tutti “si esce a bere qualcosa?!” e io la guardo e lei faccetta felice tipo “siiii!” e iniziano a fare quelli che ti convincono ma io li stoppo e chiedo a lei “dunque?”. Perché non sono uscito la sera prima di un servizio che inizia mattina presto per andare a bere. Non io. Io non bevo, cazzo. Per fortuna mi conoscono tutti, sono il solito stronzo che non ama bere in gruppo, lupo solitario (non è vero: ci sono anche andato: ma come regola generale è vero). La guardo bene, le chiedo con gli occhi “mi volevi qui per un problema, adesso vuoi andare a bere con la ciurma? io sono qua per te“. Ma niente, facciamo il capriccetto, ha fame. Se sono il babbo-zio, bisogna nutrirli ‘sti cuccioli. Per fortuna mi ero dato il tempo di usare la struttura per stampare delle liberatorie, almeno il viaggio non è andato in culandia. Saliamo in macchina e scopro in pochi secondi che il supporto morale necessario era per un vaffanculo momentaneo de sticazzi del porcoddue. Proprio il tempo di andare al pub. Le faccio “cioè, mi hai detto che avevi bisogno di supporto morale perché non ti fanno il trasporto, principessa, nella tua tonalità e siccome la Regina Oscura del Male è abituata che i sudditi che studiano al conservatorio non fanno fatica a farlo allora se lo aspetta da una band rock-ska? Sul serio? Supporto morale?” “si perché mi dicono che se non si possono fidare che io ci sia davvero poi devono ritrasportarsela in un’altra tonalità e bla”. Toh, mi viene da ridere. Qualcuno, che non sono io, le fa notare che non ci si può fidare che lei resti. Nemmeno in una cazzo di band. Che poi. “Nemmeno”. Il motivo per cui le band esistono è che non si separano. Per la maggior parte. Non è che sono fighi. No, vanno d’accordo, si fidano, ci sono, non se ne vanno, non mollano, restano uniti e cercano accordi. E la base è che si possono fidare.
Comunque questo richiede circa 4 minuti. Al pub le faccio presente un dettaglio di una cosa che le fa dire “e tu che ne sai?”. E capisce che non sono stato asessuato. Che mi vedo con qualcuno.
Vedo che le crollano le spalle e le si spegne la vista, di colpo. Continue reading →
Bella ‘sta bozza di aprile 2012. Bella proprio. Dice “l’incapacità di parlare di un argomento senza dire “e poi” con roba che non c’entra una sega”.
Vediamo se mi sono stato spiecato.
Ovviamente questo è un post da fastidiosetto (fumìno, mi dice la regìa) critichetto, rompinetto. Accade talvolta, anzi, accade spesso ed è per questo che ne iniziai a scrivere BEN SEI ANNI FA (mi interessava proprio finirlo ‘sto post), che qualcuno concateni in modo totalmente illogico i ragionamenti, oppure le frasi, in modo temporalmente sequenziale, giustapposto, ma assolutamente non con connessione causale. Sembra a loro, forse.
Capita con i “perché” ma capita pure con gli “e poi”. Mi è difficile farvi un esempio ora, perché quando sento ‘sta roba non mi capacito del fatto che avvenga. Penso solo: “ma no!! ma che dici? Ma che c’entra? da questo non discende quello! non te ne accorgi?” e ciao.
Proviamo.
Tizio è uno stronzo perché ha risposto male perché quando tu sei in un esercizio publico tu non puoi comportarti in questo modo, perché io pago le tasse, perché se volessi essere trattato in questo modo allora io bla e bla.
Ora, ALCUNI di questi perché sono semplici ripetizioni, sono sostituibili, cancellabili. Ognuno di questi “perché” è un perché, una causa della cosa indicata all’inizio (tizio è uno strozo). Ma alcuni degli altri “perché” non sono dei veri perché. Sono usati come se fossero congiunzioni, incisi… ma neanche. E comunque non vi ho fatto un buon esempio.
L’altro è ancora più difficile da citare, per me. Vediamo se riesco.
Si, forse si.
Il partito tiziocaio è composto di persone che non mi rappresentano, e poi io pago le tasse. E poi magari tu devi farti il culo al lavoro. E poi alla fine magari ti aumentano le aliquote e diminuiscono i bla e bla.
Ecco. Mi pare che sia questo. Ma forse meglio aspettare che mi capiti al volo.
Il 30-7-2013 così mi esprimevo in questo post nerd:
Ragazzi, è finita; se è così è finita. O si passa al software libero, ma per una scelta davvero poco dettata dall’etica della “libertà della sorgente”, oppure ecco come vedo io lo scenario futuro delle due suite che SECONDO ME interessano maggiormente il mondo:
Microsoft Office (Word, Excel, Access, Outlook …)
Adobe Creative Suite (Photoshop, Illustrator, InDesign, Premiere … )
Con la versione 6 della Adobe Creative Suite si passa alla “CC” (creative cloud). Con la versione 2013 di Microsoft si passa alla non-più-esistenza del CD o DVD di installazione.
Se ho ben capito. Se ho ben capito quindi non esisteranno più le attuali “perpetual licenses”.
Ma con Adobe è peggio. Ti rassicurano sul fatto che l’applicazione non è nel cloud, che gira sul tuo computer, ma contemporaneamente tu non puoi comprarla. Come nelle avventure di Asimov, il software “è in licenza”, ok: ma ormai solo per una “monthly subscription”. Ormai è una roba in abbonamento!!! Mi fa schifo al cazzo!!!
Ormai conviene congelare il mondo a “Windows_7 + Creative Suite 6 + Office 2012” e basta. Funziona tutto piuttosto bene, fa quello che deve fare con gran soddisfazione… e cristo, se non vuoi comprare il mese prossimo, non ha importanza: hai comprato DUE ANNI FA e continui ad usare.
Ci saranno un sacco di vantaggi, ma raga… io ho la macchina di 10 anni fa e funziona perfettamente. (NdCG: nel 2013 questo era vero) Se dovessi noleggiarla ogni settimana invece sarei nella merda. E se non voglio usare la benza per due settimane, la userò DOPO, non sarà “scaduta”.
Tutto il mondo è felice di avere un aumento di spese mensili?! Non ci posso credere.
Del resto se posso anche figurarmi mezzo pianeta passare ad OpenOffice, non riesco proprio a vedermi uno stuolo di grafici, fotografi, illustratori passare tutti a Gimp e InkScape, così, perché altrimenti gli aumentano le spese fisse.
Ma potrebbe essere. Potrebbe essere anche che io abbia frainteso.
Potrebbe anche darsi che tutti si inventino un sistema super-pirata. Io non lo so. Però non mi piace.
Sono passati 5 anni e quello che paventavo è ni effetti successo. L’abbonamento mensile alla suite Adobe “per fotografi” viene circa 12 euro. E la diffusione del pacchetto office pirata è larghissima. Oltre a questo resta un fatto che stando online e senza esigenze business puoi usare allegramente la suite Google.
Certo, io senza word non sto. E per fortuna essendo una specie di dipendente di Adobe per ora la suite della fotografia me la sparo gratis per un anno. Meglio sfruttarla eh?
Nel giro di 2 giorni mi contattano su FB almeno 2 maschi; quando chiedo “come mai ci conosciamo” mi fanno i complimenti per il mio lavoro (hanno visto foto di qualche tipa che ha condiviso e mi ha taggato) con la formula “… e devo dire che sei veramente bravo “. Questo avviene sempre con foto di belle ragazze. Fa un po’ ridere 🙂 Forse qualcosa di buono la faccio. Ma loro mi fanno sorridere. Guardo prima i loro profili… e non vedo cultura fotografica. Quindi … direi che sembra più ammirazione da bar, come se arrivassi con la classica donna trofeo, come se – meccanismo classico di trasferimento – la bellezza della tipa che è con te fosse una TUA caratteristica.
Come siamo meschinetti noi maschietti. Semplici scimmiette. Perdonateci.
So che ne ho già parlato. Ma nuovamente rimango stupito da questo fatto. Le persone non capiscono bene il funzionamento dei mezzi di comunicazione elettronica che si trovano in mano.
Vedo la foto di una che conosco e sua figlia. La figlia è molto carina. Le scrivo (a lei, non alla figlia) e le dico “tua figlia è davvero molto graziosa! Chiedile se vuole posare, se ha almeno 16 anni” “ma come, in che modo?” “lasciami la sua e-mail e vi mando lo spiegone!” “col cavolo che ti lascio la sua e-mail!”.
Non avevo grande voglia di separare i piezzi piccoli da quelli grandi di coglioni che mi tira questa storia, quindi ho solo lasciato un vocale per dirle “siccome la storia è lunga io ho un testo preparato che le persone se vogliono ricevono e leggono e quindi decidono che vogliono fare: del resto non saprei che danno i possa mai farti inviandoti una e-mail, ma tranquilla, se non vuoi lasciarmela non ci sono problemi! Se vuoi lasciami la tua! Ciao e buon anno!”.
Ma i gironi mi cogliano comunque. Visualizzate, specie se siete mamme: quale che sia la vostra preoccupazione, di cosa, davvero, vi siete preoccupate? Per favore, sul serio, no pancia, ragioniamo: perché non si da l’indirizzo e-mail alle persone? Come funziona l’e-mail? Pensiamoci assieme per favore. Non ho chiesto IL TELEFONO (cosa che qualsiasi ragazzino ti da, invece, più facilmente dell’indirizzo e-mail, porcattttroia della sicurezza) ma l’indirizzo e-mail. La cosa più gestibile, sicura, asettica, distaccata, meno invadente del mondo, tra persone.
Il motivo per cui nello scorso decennio abbiamo imparato a diffidare dal dare l’indirizzo e-mail è lo spam. E per qualcuno: i virus. Cioé stiamo parlando di problemi seri, tecnici, settoriali, ben definiti e circoscritti, specificamente correlati con attività negative che non partono quasi mai da individui, bensì da entità, che potrebbero essere aziende nel più normale dei casi di spam, o vari tipi di associazioni a delinquere o sistemi automatizzati sia nel caso dello spam, sia dei virus. Ma quanto spam c’è oggi? E ti difendi non fornendo il tuo indirizzo a delle persone? La raccolta e la generazione di indirizzi sono automatizzati. E lo spam è correlato ormai moltissimo alle abitudini di navigazione targettizzate, profilate, correlate all’uso dei cookies e dei social per chi non si protegge. E si proteggono solo quelli come me, nerd, paranoici, smanettoni per capirci.
QUINDI: cosa cazzo può succedere se mi dai il tuo indirizzo e-mail? Che …? Ti mandooooooo ….
Una e-mail! 🙂
CaZZOoooooooo! 😀 Terribile. Cosa posso farti con una e-mail, soprattutto dopo che ti ho avvertito esplicitamente? Che ti scrivo. Porcaminchia! Pericolosissimo! Certo, sono un vecchioporcochefotografaledonnenude e miafiglianonlavrai. Ma non mi hai detto beh, parliamone, io voglio sapere se vuoi fotografarla nuda. No: mi hai detto: col cazzo che ti do la sua e-mail! Questo mi fa girare i frascatelli! Ma sei scema? Ma si! Sei stupida. E ignorante. Tutte e due. E lo so, ti conosco, bella. E hai il sangue alla testa in due secondi, quindi pazienza, meglio perderti che trovarti, a te e alla tua discendenza. Ma resta il fatto – diffuso – che invece di usare l’e-mail come uno scudo, uno spazio-tampone che assorba il pericolo di un contatto diretto, di un telefono che è molto più invasivo, di un contatto facebook dove scrivi i fatti tuoi … no, hai PAURA dell’e-mail.
Se dovessi mandarti spam in due secondi mi denunci e mi aprono in due. E se tua figlia è minorenne, a parte che in tutta la mail c’è scritto: DEVI DIRLO AI TUOI, SE NON LO DICI AI TUOI NON FACCIAMO NIENTE, FAI LEGGERE QUESTA E-MAIL AI TUOI (ma ovviamente questa stupida – non per questo motivo – non può saperlo perché non ha ricevuto l’e-mail in cui questo è contenuto) – comunque non ha diritto di firmare un documento, la liberatoria, che mi da diritto ad usare le foto.
E ok, ok, mentre lo scrivo lo capisco da solo: non sanno delle cose, hanno paura giustificata per i figli. Ma ok. Ma siamo nel 2018. L’e-mail è nata prima 15 anni prima di me, ok? Abbiamo usato il telefono, le lettere, le cartoline, gli sms, e un sacco di altra roba con più consapevolezza del mezzo. L’e-mail è meno pericolosa di altri mezzi. Se tua figlia l’avessi trovata per strada le avrei parlato. Non è più pericoloso forse? Se l’avessi trovata su instagram (cosa che adesso è il 70% del mio contatto, e non sono io ad avvicinarmi per primo: sono loro) cosa credete che sarebbe successo? Che la comunicazione sarebbe stata mediata da un genitore? Assolutamente no. Se fossi un predatore sessuale senza scrupoli avrei gioco facile. Ciao come stai, vediamoci. 15 minuti e io vedo in faccia tua figlia. Ma io NON lo faccio. Io le dico: lasciami qui il tuo indirizzo e-mail e ti manderò informazioni scritte.
Io lascio VOLUTAMENTE una traccia scritta, dettagliata, repricabile, documentabile legalmente, a tua disposizione. Potrei usare i messaggi autodistruttivi in istagram, telegram e snapchat. I ragazzini lo usano, le mamme non sanno manco se premo qui oppure qua? cheioconquestecosetecnologiche. Ok, d’accordo. Ma allora l’e-mail, cara mamma? L’e-mail è del tempo tuo, non di tua figlia. Per tua figlia l’e-mail è “quello che ho usato per iscrivermi a facebook” (sic).
Seguo volutamente questo iter preciso. Innanzitutto ti lascio il mio indirizzo, io, se sei per strada. Non tu a me. Se TU vuoi mi scrivi. Io non so chi sei, come ti chiami, il tuo telefono, niente. TU sai chi sono io. Se mi scrivi (e quindi mi darai il tuo indirizzo) , io ti risponderò, mandandoti informazioni. A questo punto cosa avrò io di tuo? Il tuo indirizzo e-mail. E basta. E un po’ della tua attenzione.
Tu cosa avrai di mio? Nome, cognome, telefono, indirizzo e-mail, zona di casa mia, zona dello studio, e se scendessimo nei dettagli tecnici, una miriade di informazioni contenute nei metadati. Ma lasciamo perdere. Non solo: nella mail ti spiego ogni cosa. Ti fornisco esempi, ti do il collegamento per vedere il lavoro, ti dico che faccio anche foto di nudo ma che se sei minorenne non esiste. Che se sei minorenne DEVI far leggere tutto ai tuoi quantomeno perché loro firmano documenti.
Se le cose funzionano allora si, mi lasci i tuoi dati. Ma comunque lo fai perché hai deciso di posare, di venire personalmente da me: il lupo. E se sei minorenne deve venire chi firma i documenti! TU, IL GENITORE.
Ma se sei stupida come una capra, allora hai paura di lasciare il tuo indirizzo e-mail ad uno sconosciuto. Pensateci, per favore. Cos’è un’e-mail tra due individui? Non aziende. Non banche. Quell’indirizzo lo hanno dato almeno a 6 social diversi. Cosa posso fare io, di differente, senza che voi possiate intervenire in modo ragionevole, civile, responsabile?
Le donne e le ragazze mi piacciono glabre dalle ciglia in giù. Ma ci sono due femmine pelose che io amo. E che a modo loro amano me. Sono completamente pelose. Una tigrata, una nera.
B. mi ha detto che nei 2 giorni in cui sono stato sulla luna (e tra le stelle) loro erano calme. La cercavano per mangiare, hanno fatto delle coccole ma hanno dormito tantissimo.
non sono le mie
“fanno così solo quando ci sei tu” – mi dice. Così significa che fanno le matte. Corrono dappertutto verso sera, se le danno in testa, si rincorrono, fanno casino, si fanno gli agguati, mi fanno gli agguati e soprattutto giochiamo. Vengono li e mi guardano finché non corro loro dietro e fanno tutti i gridolini che giuro, giuro, sembra che dicano “oh nooo! mi riconrreeee! ahahaha dai riconrrimi!!!”. Perché se smetto di rincorrerle e vado altrove poi mi vengono a cercare e mi guardano fisso, come a dire “ma!!!! e che cazzo?!!!! mi devi rincorrere!!! devo scappare e dire aiuto aiuto! dai vieni e giochiamo”. E giochiamo.
Confermo che il Samsung Galaxy S5 MINI (ripeto, MINI) suca.
Mentre S4 mini funzionava benissimo e stava benissimo in mano. OK, errore mio.
ei fu
Ma ne ho avuto conferma parlando con altra gente che ce l’ha. Suca di brutto: crasha, si congela, si blocca, il lettore di impronte suca di brutto … e non ho nemmeno voglia di sapere se condivida il problema di sicurezza delle impronte dell’S5 standard.
Nel 2019 posso dire che S8 funziona molto bene. Ovviamente avendo scelto un pezzo di vetro (in abbonamento con Wind che scade tra boh con penale se ti stacchi) c’era da aspettarsi che, col mio modo di usarlo, si spaccasse in breve tempo. Ma questo breve tempo è stato più di quanto mi aspettassi. E la crepa in alto a sinistra chissà quando è apparsa. Non lo so. Me ne sono accorto in un momento in cui ormai c’era. Continue reading →