Liquid Tension Experiment “3”, ascolto

Primo e secondo pezzo dei Liquid Tension Experiment “3”: piacevolmente noioso. Laddove il primo album mi aveva fatto ergere il cazzo, ecco che al massimo mi pettina piacevolmente e senza il brivido del timore, le palle. Capacemente freddo. Il suonetto dingarolo della tastiera, a me che la suonai e la difendo, infastidisce. Hypersonic e Beating the Odds: veloci, capaci, mi piacciono le cose che fanno, ma non più di un qualsiasi guitar hero senza carattere. L’abilità di emozionare per ora non mi arriva affatto. A dire il vero non sento nemmeno la potenza che morde: magari ho le cuffie sbagliate. Ma se metto su “Universal Mind” spacco tutto.

Liquid Evolution: zzzzz.

Continue reading →

Bjorg Porn

Il titolo volevo farlo, quindi va così. Ho scoperto di aver avuto una punta di traffico il 17 del mese scorso. Non si capisce perhé. Questo come web-cojone e social-merda-marketting mi rende davvero una grossa testa di cazzo. Ma chissenincula. Ecco, così abbiamo mandato via quelli che je da fastidio la parolaccia.

Ho finalmente trovato una scarpa che io uso nei miei nudi in un porno. Un gran bel porno. Avevo già qualche dubbio sulle scarpe con così tanta “zeppa” … ma hanno una forma talmente giusta che alla fine tutte sono contente. Dicono sempre “da troia” “dei porno” ma poi quando le hanno su e si vedono allo specchio nude con quelle… il loro viso parla da solo. Sopracciglietto alzato, linea perfetta della gamba.

Però cazzo: adesso l’ho beccata io in un porno. Era proprio quella, sono sicuro al 100% perché prendo SOLO quella con diversi numeri. Mi costa parecchio, l’ho vista mille volte nelle foto.

E uff.

Era anche un po’ di tempo che cercavo un tacco 12 davvero fino, strettissimo, un artiglio, ma soprattutto che tenga quel piede in quella splendida posizione da ballerina. Adesso ho avuto una spinta fastidiosa in più.

Ora tornando ai fottuti visitatori di quel giorno, tutti dagli stati uniti, mi chiedo cosa cazzo possa aver detto di interessante. In inglese scrivo raramente, solo per dire ai lettori inglesi che siano anche loro impegnati nel lavoro di micro-stockers, che non sono soli nei momenti di merda. Non credo proprio di aver riscosso un simile interesse.

Boh! Ora metto un viva la figa. Questo per avere un testo sicuramente digitato da un certo numero di persone. Persone che forse non vorrei che arrivassero qui. Del resto non mi interessano nemmeno persone che sono convinte che la figa non sia da nominarsi, da considerare davvero molto bella e così via, anche se hanno collaborato a livelli scientifici internazionali per costruire un mondo migliore. Se poi mi cadi facendo una smorfia sul “viva la figa”, beh, ok, sei un ottimo lavoratore. Lavora pure. Ma quando hai finito, io vado da un’altra parte.

Un tasto che non inventai (per primo)

46 anni e hop, un giorno, così, su YouTube, ascoltando RickDuFer (Riccardo Ferro) su una monografica… e il mio pensiero ne tocca un altro quasi identico proveniente dal passato.

Il mio tempo che scorre, la mia vita, la mia sofferenza, la mia idea… come sempre: identica all’idea di qualche altro essere umano, da qualche altra parte. La rete di menti che potremmo essere, al di là della delusione di non aver avuto un pensiero originale (ma era spontaneo, tutto mio, non ho letto ciò che hanno letto loro) è grandiosa, affascinante ed il mio primo pensiero è che sia anche desiderabile. I nostri saperi, di ogni tipo, correlati.

Quando si sposta questa idea dalla pura speculazione e lo vedi materializzato in qualcosa che ti tocca… che VOLENDO, potresti sempre metterti in relazione con un altro essere umano del pianeta e collaborare… è strano. Anzi, da nerd mi sto chiedendo ora: ma perché non mettiamo sempre fuori il nostro problema? Nella ideale piazza mondiale ci sarà sempre qualcuno che non ha problemi di segreti a dirti “io ho fatto così, prova”. La mia esperienza di tante cose che penso e che mi pare di inventare passa anche per cazzate, nomi scemi. Ma anche cose più importanti.

Continue reading →

Non fiori ma opere di bene (8 marzo)

8 marzo festa della donna mimosaQualche settimana fa mia sorella mi ha chiamato in seguito al mio coming-out. Affranta, ma corente col motivo per cui non mi interessa avere a che fare con lei: tutta triste delle conseguenze, ma per nulla intenzionata a considerare le cause. La freddezza e il gelo che mi sono sentito addosso, come uno stronzo insensibile, come uno che non sente niente, sapendo invece benissimo quanto si soffra, per esperienza personale, è stata simile a quella che provai per M, la blogger che incontrai. Non era identico: con lei stavo bene, non intendevo non-frequentarla, ma semplicemente non provavo tutto quell’intenso amore che lei provava – a suo tempo e condizionatamente – per me. Lei voleva tutto.

Continue reading →

Boomer ang

Una mia anzianità. Oggi un piccolo battibecco su quella che lei considera una mia rigidità. I fatti: oggi pomeriggio l’ho pigliata per andare a prenderci un caffè; in casa di sua madre perché è gratis, non vedeva l’ora di uscire. Arriviamo in loco, arriva telefonata del suo attuale tipo, si premura di “non farsi sgamare”, poi lo fa e sta a giustificarsi con lui che “non ci vediamo tutti i giorni” (al quale non interessa, anche fosse) … lei che è per il femminismo. Indipendenza non ci siamo, né come autosufficienza, né dal maschio. Se la prima è ok per l’età, la seconda non è coerente per ciò su cui attualmente si infervora. Mette giù, prendiamo il caffè, mi racconta un video e poi me lo vuol far vedere. Mi rifiuto, di persona voglio te, poi il video l’ho capito, non è un film, me lo hai raccontato. Si offende credo, vedo, si trattiene, ce ne andiamo.

Verso sera le mando un video, premurandomi di specificarle che per i suoi standard è lungo: ogni volta che le mando qualcosa mi dice che è lungo, i messaggi erano lunghi, ogni cosa era lunga, gli scritti lunghi. Visto che il video riguardava un argomento che le sta a cuore e di cui parliamo, la avverto che è lungo, ma che il suo contenuto vale la pena.

Mi dice “ma è di Mercadini, non importa se è lungo, lui mi piace! E poi sei tu che non vuoi vedere un video di due minuti, che sei rigido!”.

Continue reading →

Se faccio tutto giusto, perché non mi ami?

Un tempo questo blog aveva un altro nome, un altro titolo, un altro username/nick (autore? no, il nom de plume, lo pseudonimo). Tempo fa attraverso questo luogo conobbi una donna, ci frequentammo, ci conoscemmo, poi qualche e-mail, capimmo che c’era affinità quantomeno mentale, di parola, ci sentimmo a voce, poi ci si vide. Presto fummo nudi. Quando ci si vedeva, a casa sua, a centinaia di km di distanza, era un mondo bello, nostro, quello degli amanti si direbbe: lei fumava nella sua splendida casettina, quando sua figlia non c’era e nel tempo che il suo lavoro le lasciava. I weekend non di turno erano nostri. Si parlava, si mangiava, si faceva sesso. Siamo anche andati un po’ a zonzo.

Lei si è innamorata, io no. Ma si stava bene. Alla fine si troncò, io decisi e spiegai: per non creare dolore io chiuderò ogni comunicazione. Lei però sapeva anche chi fossi, così ho anche traslocato il blog.

Ciò che mi stupì, in una donna quasi della mia età, era sentire il “ma se io faccio tutto giusto, perché non mi ami? Amami!”. Sentivo quasi una colpa di non amarla. Le chiedevo sempre se le avessi fatto mancare qualcosa, se stesse male quando ci dedicavamo il nosto tempo.

Lei voleva tutto, però. Continuità, famiglia in fin dei conti. Qualcuno con cui dormire sempre, che non fosse lontano. Comprensibile, figurati se non lo comprendo io.

Ma quanto può farci male, a me, a tutti, il pensiero “se io faccio questo, allora tu mi amerai” ?

L’amore scatta se vuole, è una mescolanza di cose straordinarie. Un regalo, una magia, un miracolo. O perlomeno io non ho la formula. Puoi soffiare su quel fuoco, ma nasce da dentro l’altro. Non nasce perché fai qualcosa, ma perché tu sei quello che sei. E per qualche incredibile motivo, l’altro se ne innamora.

Io poi di solito ci metto un tot ad innamorarmi proprio. Anche se con lei (vedi la saga qui) è stato molto veloce. Anche a finire, però. Certo non il mio amore.

Pozioni e filtri d’amore. Questo vorremmo tutti.

fratello degenere

Natale non si smentisce mai; quello classico, il natale “in famiglia” per me è sempre una merda. Il grosso problema è quello di averne un preambolo descrittivo, un’idealizzazione e quindi un’aspettativa che non hai mai, mai corrisposto alla sua effettiva realizzazione. È sempre stato spiacevole nel suo bilancio totale: ci sono momenti, ma l’atmosfera generale è quella che costringe persone con comportamenti disfunzionali a stare a stretto contatto in un ambiente ed in una situazione che richiede invece un comportamento adeguato, per fare quello che deve: dare felicità e serenità. Se uno ti frusta e ti dice “SORRIDI!” che cazzo ti aspetti?

Non mi aspettavo che fosse il COVID-19 ad essere un problema e non lo è in effetti stato.

Guarda come distruggo bene i miei rapporti interpersonali e miei agganci col mondo!

Continue reading →

Censura da marketplace 2020-2021

Piccolo drogato. Di? PC. Di accesso ad internet, di uso di questo mezzo informatico. Di scrittura, maneggiamento immagini, accesso alle informazioni. Ben prima di qualsiasi millennial la mia vita è stata connessa, come nei romanzi cyberpunk degli anni ’80. Il pc che uso per lavorare è sotto i ferri. Non posso fare lavori fotografici o video, né lavorare sui nudi. Per fortuna Prime Video mi ha sparato fuori la quarta stagione di Mr.Robot. Paranoica come sempre, ma me gusta.

app stores level censorship
Continue reading →

3 piacevoli sorprese

Giornata strana questa. Il finale quantomeno.

Affianco al mio lavoro di fotografo anche quello del Social Media Marketing, ma solo per selezionati clienti, ovverosia gente che non devo stare a convincere che gli serve: lo sanno già. Non ho intenzione né voglia di vendergli una cosa che serve a loro. Se vieni da me sai che ti serve e che non te lo fai da solo: o non sai come fare, o non sei in grado, oppure hai altro da fare, tipo il tuo lavoro.

Mensilmente questo mi dà una mano. Compreso nel prezzo c’è il recarsi fisicamente presso la sede del cliente DUE volte al mese, al massimo.

Vado, arrivo e c’è una dipendente che era incaricata di fare video meno personali e più informativi. Mi accoglie con “mio dio che ansia!”. Facciamo.

In previsione c’era che arrivasse la persona (moglie titolare) principale della faccenda e una cliente che le avrebbe dato una mano in qualità di personaggio “cliente” in modo anche da fare promo della attività di quest’ultima (scambio favori).

Facciamo, finiamo.

Arriva il titolare, mi dice privatamente che di quello che fa sua moglie non gli frega, non apprezza il contenuto ma il risultato, che a lei mente e le dice che guarda tutto, ma non è vero, si annoia, non gli piacciono i video. A me, da comunicargli, interessa solo che a mio avviso il segnale che lui si rompe è un indicatore che il target “maschi” non lo raggiungiamo bene. E che a parte la figa, che è bella ma lui vende altro, come argomento servirebbe qualcosa che attira gente come lui, anche.

Comunque sorpresa sorpresa, esce un attimo, rientra e mi smolla dei soldi. Non sono tanti, ma è un quarto del pagamento mensile. Penso sia un anticipo: no, è la “tredicesima”. Uh? Dice che ha dato a dipendenti e collaboratori un riconoscimento in una cena che avevano fatto. Ma io avevo troppo sonno e non c’ero andato. Allora me li ha dati così.

Bello. Vado. Felice per i soldi ma triste per tutta una serie di atteggiamenti che lui ha con la moglie, con cui io lavoro sempre. Penso che i soldi li fa lui, non io. Si spacca la schiena, sa fare i conti, è di poche parole e detesta chi invece ne usa molte.

Mentre torno a casa mi arriva una richiesta di contatto su FB: è la cliente-cliente. Mi chiede info sulle mie foto, le spiego dei nudi e del lavoro commerciale. Mi dice che adesso non ha soldi ma le piace come lavoro e che ci sentiremo.

Sorpresa #2! Chiedo maggiori dettagli: si, non avevo capito male, le piace come lavoro nell’ambito SMM (mi ha visto ed ha partecipato alla preparazione di un video il cui livello di contenuto era quello delle scuole medie, e per il resto… un cellulare stabilizzato e una regia “pastorale”, cioè fare il cane pastore “tu! Qui, fai questo! TU! Torna, no!!!! Non andare! Resta qui e fai questo! Ora dì questo, sorridi, fai quella faccia lì!”).

Basisco. In pratica è una potenziale cliente. E mi sembra una decisa.

Arrivo a casa, rifletto su un video di un tizio che ci ricorda che la cultura non deve essere gratis, che fornire lavoro culturale è sempre valore e nel frattempo …

Sopresa #3, mi arriva un messaggio della dipendente-ansia con “mi sono divertita! Grazie!”.

Sono stranito.

Cioè… mi sento strano proprio. Io non sono pagato per intrattenere le persone. Ed il lavoro è stato fatto ma… questa gente mi dice “grazie mi sono divertito/a”. E anche quando faccio il mio lavoro fotografico capita.

Ne parlo con B. … e cavolo… ma quando mai nel vecchio lavoro ci capitava di dire “hey, caro collega, grazie, mi sono divertito oggi, ci vediamo domani al lavoro!”; lo avresti guardato pensando “è andato del tutto”.

E quindi anche se volevo morire come sempre, beh non importa, sono grato, grato a tutte queste persone di avermi dato il feedback che con loro non sono stato la merda che so essere. Qualcosa di buono, se tocco solo superficialmente le persone, lo posso dare.

Salutare un morto su facebook

Ho personalmente scritto roba su qualcuno che non c’è più, su facebook. Una ragazza era morta e la sua scomparsa mi ha semplicemente ricordato quanto, in vita, si debba evitare di essere schiacciati in comportamenti vitali, che più hanno senso quando la vitalità e l’energia sono più intense, nella giovinezza; questo perché magari si prende coraggio e si sfancula il mondo nel fare cose, quando queste non hanno più tanto senso. Tipo andarsene in giro nudi. Certo liberi, ma quanto ti saresti goduto il tuo corpo all’età giusta, senza essere giudicato moralmente?

Questo fu il mio pensiero.

Non è senza fastidio, un senso di ridicolo, subito rintuzzato da me stesso nel rispetto del sentimento piuttosto che allo stile, che vedo fare saluti al defunto … su facebook. Scrivere una cosa a qualcuno, personale, da me a te, in prima persona, in seconda persona… sul giornale, online, su un post di facebook.

Come qui potete vedere, chiaramente io ritengo che sia meglio esprimersi piuttosto che non farlo. Ma io so che siete vivi. Non sto scrivendo perché mi legga un’intelligenza artificiale che ospita questo blog. Scrivo per me, certamente – ma non su un social – e scrivo perché qualcuno potrebbe leggere passando. Questo qualcuno non è morto. Non è, soprattutto, il morto.

Una poesia, un pensiero. Questo mi sembra sia dedicabile ad un morto, al suo ricordo. Qualcosa di intimo.

Ma alla fin fine sto solo facendo la maestrina. Una volta cambiato in terza persona funzionerebbe comunque, sarebbe ok, sarebbe un ricordo che condividiamo.

Ed ecco a cosa mi è servito scrivere. A parlarne con me stesso. Magari qualcuno di voi potrà trarne qualcosa di utile, magari no.

Invece segnalo, di molto utile, questo articolo.