Grazie, prego, di niente?

Grazie!

Di niente!

Di niente!

Di niente!

Ed è così, con non curanza, che affermiamo che ciò che abbiamo fatto … non lo abbiamo fatto, che non esiste, che “è il nulla”, che (non) è niente, non vale niente. Momento dopo momento ciò che facciamo è un nonnulla; non è, invece, un atto gratuito ma di valore? Ti ho dato – e sei in debito? No? Davvero non ti è costato fatica o quantomeno tempo? Davvero eri congelato in un armadio, qualcuno lo ha aperto, hai fatto qualcosa e poi sei tornato a prendere polvere?

O forse invece hai tolto tempo a ciò che facevi, hai distolto il tuo percorso per favorire quello di un altro? E lo hai fatto volentieri, senza fare storie, a prescindere dalla fatica, l’impegno o uso di mezzi, secondo ciò che puoi permetterti nella tua vita?

Forse è meglio dire “prego”. Che sia chiaro a TE, non agli altri, che non era “nulla”.

Dovremmo farlo più spesso, perché il “di nulla” sia davvero quando non è nulla, per poterlo differenziare.

Così come le cose sono “belle” e “bellissime”, ma devono essere eccezionali solo quando sono eccezioni, fuori dal comune.

Campagna per l’uso consapevole della parola.

BHUAHAHAHAHAHHAHHAhahahahahah 😀

Ok, ciao

Rock was dead

In tutta la mia vita precedente sentire “rock is not dead” per me era superfluo. Era ovvio, per me era vivo e vegeto e c’era un numero sufficiente di persone attorno a me a farmi vedere che non solo non parlavo al vento ma che potevamo avere gusti abbondantemente diversi persino nello stesso ambito, tra estremismi, gusti, nicchie.

Oggi invece è buffo sentire i “vecchi del rock” parlare davvero come vecchi. Con una certa benevolenza ma anche senza concedere un cazzo (Satriani a parte) … e dire “oggi i ragazzi ascoltano altro e quindi benvenga anche questo”. Senza dire che sono bravi, che lui canta, che l’altro suona. Niente. Al massimo sul fatto che sono sul palco con chitarre ed ampli senza roba elettronica.

Ma questo è: quello che io ho sentito essere sostanzialmente eterno è diventato “di moda una volta” (anche se ritengo fosse poco di moda e molto settoriale anche una volta). Ora davvero provoca la stessa sensazione che provocava quando è nato, nella maggioranza alla moda, fichetta, per bene: cioè “mh che rumore fastidioso, urlano”.

Ed eccoci a situazioni ribaltate, da vecchi, a sentire i giovani dire quello che una volta dicevano i vecchi ai giovani. Buffo? Strano?

Piacevole invece sentire Cacciari dire cose sulla gestione, senza visione, della Pandemia. Rinfrescante, mi sento meno solo. Certo, è un vecchio. Tra l’altro al telefono ha una voce paurosamente simile a quella di Mauro Corona! Ahahah!

Che poi sia una nicchia ok. Le nicche ci sono. Ma se la gente che crea e vive nella nicchia non è disposta a pagare, cosa produrrai? Chi investirà tempo e capacità in un miglioramento che sia fuori dalla sola passione? Se mi rompi i coglioni e mi metti a confronto, tanto non paghi, chemmefrega?

Il/la “mi piace cambiare”

Il tema: quando le donne si sposano non te la danno più. Affermazione.

Assoluta.

Verificata?

Eccoci qua, discutiamone. Discutiamone io, voi non ci siete, mica siamo su feisbuc.

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Ricordi… Le polemiche sugli mp3 e sul diritto d’autore, Urbani

Alcune delle cose di cui molto si discusse sul già citato Punto Informatico, che però ti teneva sul pezzo, su cose “nerd” c’erano milioni di persone interessate. Quanta crescita portava tutto questo? Si trollava, sicuramente, si faceva sicuramente destra-sinistra. Ma tutto partiva da tecnologie e dalla loro penetrazione nella nostra vita.

Quando mio fratello, come vi ho già detto, mi parlò degli mp3 tutto gasato, io non ne compresi affatto la portata. E nemmeno quella di internet tutto sommato (1995). Col tempo, col masterizzatore, con Napster, allora tutto divenne più chiaro. Sulle pagine di Punto Informatico si discusse profondamente, ci si interrogò (perlomeno io lo feci) sul diritto d’autore, sulla sua nascita, convenzione di berna, brevetti, proprietà intellettuale, free software foundation, copyleft, creative commons, GNU, infinita riproducibilità… il fine per cui varie regole nascevano, per difendere chi, per diffondere cosa. Se c’è un posto in cui si parlò allo sfinimento di SIAE, FIMI, del Decreto Urbani, del diritto di copia, della “legittima copia”, della tassa sui dispositivi e sui supporti, fu sicuramente lì.

Tanto si parlò direttamente dei software per il peer to peer filesharing in recensioni che li trattavano come prodotti e del loro funzionamento, tanto di legalità, leggi internazionali, controlli, tecnologie, crittografia, legge italiana, differenze, implicazioni sul commercio.

Se controllo i dati di vendita del mercato musicale dal 2003 ad oggi… beh 17 anni per tornare agli stessi livelli. Hanno dovuto sudare parecchio per cambiare modello di business. E non sono affatto certo che gli autori e gli artisti ne abbiano davvero beneficiato. Ma certamente ne si parlò, in dettaglio.

Mi è venuto in mente oggi che sto cercando di digitalizzare definitivamente con EAC/CUE/LOG il mio ORIGINALE di “X&Y” dei Coldplay, che invece fu uno dei nefasti CD copyprotected, anche col simboletto cerchiotriangolato demmerda. Era talmente ben protetto che non funzionava. Io non potevo ascoltarlo nella mia autoradio. Alla fine mi risolsi di farne (del MIO CD!!) un ripping che fu difficilissimo per poi farmi un CD ascoltabile: avevo il MIO CD masterizzato di un prodotto che avevo acquistato e risultava impossibile da utilizzare. Oggi però sono i lettori CD a diventare rari. Così volevo fare il ripping “diretto” dall’originale. E ancora oggi quel fottuto bastardo rompe i coglioni: EAC mi dice che ci starà 3 ore, fa partire sync error ed errori di lettura come non ci fosse un domani. Andrà a finire che dovrò scaricarlo invece di farmelo io dal mio originale. Ma si può? Credo non esista un CD di “X&Y” dei Coldplay non copyprotected, oggi (in effetti si, dice il link che ho appena messo qui sopra, TOCP-66523). Quindi o illegalità, o musica liquida, oppure cazzi tuoi, in generale. Splendore. Ma ai tempi ricordo che su it.comp.musica.mp3 (un gruppo usenet) si discusse e si spiegò che il futuro delle proprie personali collezioni di CD sarebbe stato il ripping ad alta qualità e la compressione lossless. Oggi servizi come Qobuz e soci del resto sono li per proseguire questa storia. Certo, ci sarà anche chi fa uscire “personalmente” dai propri archivi roba a 24/96 … visto che avendo l’originale può dichiarare in modo veritiero di aver prodotto questo da un originale che ha davvero quelle caratteristiche. Ma il fatto di aver imparato, col tempo, a verificare… aiuta anche a chiedersi se io e te scarichiamo lo stesso pezzo dallo stesso provider, c’è un watermarking, un fingerprint dentro che dice che il pezzo l’ho scaricato io? Oppure mi posso chiedere ma sarà vero che il pezzo è di qualità oppure è un upsample, un transcoding di merda per cui non è giusto pagare così tanto? Non è che siccome-ho-comprato-allora. Cultura rara. Frequentare Hydrogenaudio in quegli anni (attorno al 2003) servì. Oggi è difficile trovare quel livello di discussione in giro. Tutti superficiali e molto “facebook style”

Punto informatico, i suoi forum, web 2.0

Come sicuramente potete leggere su wikipedia, uno dei primissimi magazine online fu Punto Informatico. Paolo ed Andrea de Andreis assieme a Luca Schiavoni furono davvero tra i pionieri… gente che di BBS e di informatica, di internet e di quello che c’era prima ne avevano bazzicato, che di cose ne sapevano e che comunque con lo spirito pionieristico e da “sognatori” avevano visto le potenzialità della rete. Alcuni di loro anche lettori del cyberpunk, tanto per ricordare a tutti (io, ora, lo ricordo a voi) che tutto questo del cyberpunk era nato molto, molto prima nella mente dei visionari e degli scrittori di fantascienza di quanto non sia poi accaduto nella realtà.

Finché PuntoInformatico era della DeAndreis Editore dunque le cose furono fatte in un determinato modo di cui su wikipedia si dà poco conto o comunque difficilmente si percepisce il suo “spirito”. Ricordo che su quelle pagine ebbero spazio personcine che oggi hanno un certo rilievo, come ad esempio “un ragazzo che ha fatto una segnalazione di sicurezza” un certo Salvatore Aranzulla, pensa un po’. Era da quel tempo che stava sui coglioni ai nerd. Ed ora vedete bene chi è. Bravo Aranzulla, fanculo a noialtri cagacazzi. Paolo Attivissimo era tra le persone che fecero la loro comparsa. Massimo Mantellini, che tuttora fa qualcosa. Ma se non erro è un radiologo, questa è la sua specializzazione. Erano tempi in cui Bruzzi esisteva, in cui Wittgenstein nasceva, in cui c’erano tante cosette che oggi o hanno un’aria istituzionale ma sono stanche e vuote, poco vitali, oppure non ci sono proprio più. Un po’ come nella canzone di Daniele Silvestri.

Punto Informatico dei tempi (forse Maruccia può testimoniare, ma di sicuro potrebbe farlo Gaia Bottà) era fondamentalmente un magazine UMANISTICO. Questa era la sua formazione. Parlare di libertà, di privacy, di controllo, di diritti, di diritto d’autore, di nuove tecnologie sia hardware che software, di ciò che la tecnologia era o diventava, ma sempre in relazione a ciò che succede ad un essere umano: questo era il suo spirito. Nasceva una nuova arma tecnologica, lo sapevi. Un sistema di tecnocontrollo, un suicidio annunciato via blog (nato mentre PI era vivo da anni). Il Punto Informatico di oggi non sembra avere la stesso spirito. Ma recentemente sembra si sia risvegliato.

Una delle cose che esisteva, molto prima che esistesse il WEB 2.0 e che si capisse esattamente cosa sarebbe stato, erano i commenti ad ogni singolo articolo. Univa in sostanza la pratica di usenet (con tutti i thread, la netiquette, gli OT, il trollying, il flame, eccetera) ad un sito che era sicuramente database driven, in cui il punto principale era l’articolo e poi giù a commentare e discutere. Era talmente tanto il lavorio che ad un certo punto sono nate delle vere e proprie pratiche comunicative e di “vita virtuale” che uno abituato ad una sana netiquette ed alla moderazione di usenet non avrebbe mai tollerato (oggi sono la norma, ahimé, e si vede dal livello di quello che riesci a raggiungere). Tale era la libertà (il commento anonimo era irrinunciabile sia lì che nel suo “concorrente in spirito” Zeus News (tutt’ora vivo e molto simile al vecchio spirito di Punto Informatico, anche se molto diverso nella pratica), da far nascere una sezione separata, il cosiddetto “forum dei troll”, che a chiunque conoscesse il cosiddetto “follow up” di usenet, forse lo ha ricordato e lo ha addirittura fatto nascere. Tipo: se vuoi rompere fai pure, vai a giocare, ma fallo lì e moderatevi da soli e da soli gestitevi.

Voglio ricordare che ogni cosa sia oggi “social” Punto Informatico l’ha vista nascere, prima.

Le cose sono andate verso la crisi, anche nello spirito, forse. Ad un certo punto vendettero e poi non so, le cose erano sensibilmente cambiate, e poi c’era la crisi del 2008-2012. Molto di quanto oggi tutti noi facciamo normalmente, molti cambiamenti, erano passati di là e se ne discuteva. E molti comportamenti “da facebook” che vediamo oggi, erano già stati anche lì. Non fu un caso se i suoi visitatori furono giornalmente MILIONI.

La musica mentre non c’ero

Claudio Baglioni, Luciano Ligabue, Vasco Rossi hanno pubblicato diverse cose mentre io non c’ero. Parliamo dei pù grossi personaggi del paese, non è che proprio facciano le cose in sordina. Non esistevo molto, ero più in preda della mia sola disperazione e depressione. Della mia tristezza anche prima. Del mio disastro lavorativo generale? Ad ogni modo non mi sono affatto accorto che stavano sfornando forse i loro ultimi album. Il mondo cambia, a me interessa molta altra roba, forse era questo. Comunque dopo aver mollato per un calcolo (ho più roba che tempo per ascoltarla, fino alla fine della vita) il download selvaggio, ed aver invece imparato tutto sulla conservazione della qualità di ciò che ho, poi mi sono interessato poco.

Ora mi accorgo che sono successe molte cose che ho ignorato. Forse sono stato attento ad altre. Forse sono stato, come spesso sono, come un adolescente, rinchiuso in me stesso, senza accorgermi che il tempo passa nel mondo.

Ma come sempre attraverso la musica, il tempo che io ho conosciuto e vissuto, attraverso la musica, mi porta quasi sempre tristezza. Me ne porta meno quello che non ho conosciuto, le scoperte di “questo esisteva e tu no”, forse.

Citazionismo culturale in un mondo che corre

Non comprendete forse “d’oh”, Monsieur Dausserniere?

Trovatevi ogni giorno di fronte ad una macchinetta del caffè, per vent’anni, in un ambiente semi-industriale, in cui quindi sia condivisa una differente tipologia di popolazione. Diciamo la classica operai-impiegati? Va bene. Ogni giorno. Ad un certo punto vi renderete conto di cosa si parla, lavoro a parte. Di cosa si ride, soprattutto. Lasciamo perdere i selezionati amici che si incontrano.

Una delle cose su cui fare i raffinati che “si intendono” è condividere qualcosa, condividere un retroterra culturale? Cosa potrebbe voler dire? Un vissuto comune? In una fabbrichetta di 150-200 persone… cosa potrà essere? Dipende dalle fasce d’età, dalla zona di provenienza. Gente di paese? Quindi conoscenze comuni, comportamenti, personaggi noti.

La TV, ovviamente.

Prima che fosse la TV a fornirci un terreno (schifoso) comune , tra chi se lo poteva permettere, si trattava della letteratura. Niente cinema. Avere riferimenti culturali di altro genere (musicale? Per fare una battuta? Troppo nerd). Una citazione la “sentivi” se avevi letto e ricordavi tal dei tali… i classici, o magari si aumentava la raffinatezza (e la presunta acutezza) se erano di difficile reperimento, se avevi superato il numero di classici, se avevi letto i francesi, i russi, che so.

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DPCM CISL E UIL (Christmas with the yours)

Pandemia – Cisl e uil non c’entrano niente. Sono cresciuto in un mondo in cui poche cose come “padre, figlio e spirito santo” facevano lo stesso effetto di “cigiellecisleuìl”, come filastrocche e cantilene. Tutto qui, cazzatina.

L’ultimo DPCM (quello “di natale”) che sta facendo amareggiare molti, evidenzia il mio egoismo o forse il mio ormai decennale distacco dalle aspettative nei confronti del natale. Non me ne frega un cazzo? Possiamo dire di si. Mi frega di essere amato. E a natale essere amato, essere con qualcuno che ami e che ti ama può essere un’aspettativa legittima. Ma per me non coincide affatto con essere con parenti e familiari di nascita. Con il passare del tempo i miei e il modo in cui si comportano tra loro sono peggiorati. Natale, in particolare, è una merda come tante altre occasioni in cui essere fastidiosi, irrispettosi.

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PiagnisDeo

Che sia un rifiuto di tutta la vita verso i miei, mi è venuto in mente poco fa. Al cesso, ovviamente. Che il non voler avere figli, da parte di tutti noi figli, significasse qualcosa. Che tutti noi non ci siamo sposati, significasse qualcosa. Poi penso alla religione… forse anche il senso del dovere? Il rifiuto dico. Io la responsabilità e il dovere, in un certo senso, li rispetto e li ritengo onorevoli, fondativi di una società affidabile, che funziona, che può aspirare alla Giustizia. Serve. Sono valori.

Ma il dovere come spirito vitale, come senso della vita, come alzarsi-la-mattina. Questo, forse? Forse lo rifiuto così?

Un piagnisteo, un capriccio lungo cinquant’anni, sarei io?

Che mica bisogna sposarsi come si sono sposati i miei. Mica bisogna far figli e tirarli su come loro. Non che poi abbiano fatto un pessimo lavoro… ma qualcosa chiaramente dice che non è andato benissimo. Per i miei dev’essere chiaro. Uno è un conto. Ma tre… tutti e tre? “Abbiamo sbagliato qualcosa” si saran detti?

Speriamo di no.

Certo che io cagare e basta no eh?

Che già sto ascoltando Brian Eno e cercando di leggere fantascienza.

Ma no, io devo mettermi ad avere epifanie cessuali.

Mah. Del resto, sono la decadenza di uno sfigato; fare autoanalisi è bullismo.