Interessante come qualsiasi forma merdosa di “contenuto divertente” poi in mano alla gente davvero creativa diventi – effettivamente – divertente. Un sacco di adesivi di merda, oppure modi orrendi di appiccicare in modo kitsch assieme stili completamente differenti di arti visive sono diventati interi universi “stilistici” o comunicativi di una generazione che si comprende, si esprime e si trasferisce informazioni e sensazioni, emozioni. Creazioni originali divertenti, significative, coinvolgenti e a supporto di contenuti sensati, storie che hanno una trama e uno svolgimento niente affatto banale, sono supportati da stili che forse, a volte, o anche in tanti casi, sono frutto di errore, incapacità di usare, imparare… e si sono trasformate in altro. Altro che funziona, che è un nuovo stile, che addirittura inizia a darsi una struttura e dire “si fa così”: è diventato regola in un suo piccolo recinto. Soprattutto si sono trasformate attraverso l’intervento combinato di migliaia di persone in tempi brevissimi. La generazione Z forse fa questo in un modo che toglie loro qualcosa ma sicuramente crea qualcos’altro.
Non dobbiamo per forza abbracciare tutto. Nemmeno siamo obbligati a comprendere tutto.
Però questo momento storico, nel cosiddetto occidente civilizzato, è caratterizzato da manifestazioni che riguardano l’espressione e la comunicazione che hanno tratti legatissimi alle contrapposizioni, che potrebbero essere mescolanze, all’accettare e rifiutare, al comprendere e voler essere compresi.
La velocizzazione lo rende più evidente: se la generazione Z e la X rischiano di trattarsi a vicenda in un modo che sarebbe sembrato impossibile (“io non farò mai così”), questo contemporaneamente accade tra i sessi biologici o di adozione, tra le classi, tra le posizioni sociali, lavorative, tra le nazioni, tra padri e figli.
Comprendere e voler essere compresi. Usare un linguaggio e comprenderne un altro. Spesso è questione solo di superficie, di stile, di appartenenza tribale: “noi ci vestiamo e parliamo così”. Noi / gli altri.
Vedere somiglianze, analogie, anche tra ciò che caratterizza le contrapposizioni: chiunque abbia sostenuto l’utilità delle lingue morte potrebbe aver avversato l’uso dell’Inglese, così pervasivo oggi. Avrà forse pensato lo stesso qualsiasi Francese non abbia visto rispettata l’ufficialità dell’adozione della propria lingua dall’Unione Europea.
“Perché non parlano tutti come voglio io?”. Parlate tutti come voglio io, come faccio io. Ma io no, io non imparerò la vostra lingua, il vostro modo di esprimervi e di farvi capire, di trasferire informazioni, sensazioni, emozioni.
Se sei arrivato/a fino a qui questa non vuole essere una tesi definitiva, ma solo una riflessione su qualcosa che sta accadendo, che forse accade sempre ma adesso ci sono dentro anche io, proprio in mezzo.
Entrambe le cose che mi hanno coinvolto di più: la tecnologia e l’espressione (abbiamo sempre voluto chiamarla creatività, addirittura arte…) , da sempre, sono al centro di tutto questo. Nessuna di queste due cose esiste uguale a sé stessa per molto tempo, è fatta per non sedersi mai, per evolversi sempre. Non sempre nuovo significa buono (tantomeno migliore: è solo nuovo, diverso da prima), ma esiste anche la realtà che cambia a prescindere da qualsiasi considerazione. Considerazione che puoi fare: puoi, ma non cambia comunque la realtà. E allora osserviamola: cosa succede, cosa nasce di nuovo, come funziona quando funziona? È interessante. Ed è anche divertente