Shutterstock intimidating their business partners

UPDATED (see below)

On friday 1st of July, 2016, Shutterstock seem to have sent to every single contributor (and they are those who actively create images and videos to sell in partnership with SS) this kind of threatening e-mail:

Dear XYZ,

We have become aware that your portfolio now includes titles with spammy repetitive words or phrases. Repetitive titles like “orange, orange, orange” and “icon arrow, icon arrow, icon arrow” create a poor customer experience, and are prohibited under our metadata guidelines. These titles are considered spam and are not accepted for publishing during the review process. Editing them in this manner after your content has been published is not allowed.

You are now required to edit these titles to bring them back into compliance. In the coming weeks, we will review our collection again. If you do not correct your titles, or you continue to create repetitive or spammy titles, your account may be suspended.

To learn more about title spamming, please read How is Title Spamming Defined.

Are conjunction and articles considered “repeated” ? Are “over and over” and similar idioms, perfectly human readable and NOT spammy, considered spam by a very stupid script?
Is a serious company actually serious when it sends thousands of threatening e-mail to thousands of hard working contributors, dedicated, very creative and treating them like kinda “employees” ? They are the solely COPYRIGHT HOLDERS for the WHOLE of the stuff Shutterstock is selling. They deserve RESPECT and careful double-checking.

No one of the contributors seem to have received an example of these supposed “spammy” titles.

There are dedicated, serious people receiving this kind of very bully vague threatening e-mail. People working hard to be creative, that spends lots of money in equipment, personnel (models), HS, MUA, props, sets and time in captioning, keywording, release attach, index. They are committed. They DESERVE respect and serious checking. Not a very stupid script sending insulting e-mail to the masses.

UPDATE: The following day, another e-mail arrived:

Dear XYZ ,

We would like to offer a clarification about yesterday’s email regarding the titles of your content. This email was distributed to a broader group of contributors than we intended. We sincerely apologize for the concern caused. We want to reassure you that no further action is required from you.

The vast majority of our community work hard to consistently create powerful and descriptive titles to support their work. Our goal is to create a fair and level playing field for our entire contributor community and we value the time and energy invested into preparing your content for license on Shutterstock.

We have robust compliance standards in place to protect the integrity of your content and we are investing heavily in developing a new platform to improve the contributor experience. You may have seen some of the new pages recently rolled out. Included in this development will be new contributor tools to help with your content submission process.

We are working tirelessly on creating the best contributor experience for our content creators and we apologize for the communication yesterday. You can expect that any further communication from us will be detailed, informative, specific, and actionable.

Thank you,

Jon Oringer
and
The Shutterstock Contributor Support Team

So … all right. Alarm reset. I’m sure Oringer wrote it down with his own fingers. He may have received the same e-mail because he’s actually a contributor 😀

Alamy cambiamenti contratto giugno 2016 (PARTE 1)

La maggior parte dei termini chiave sono stati rimossi dalla parte iniziale del contratto: sono già nel corpo del contratto o ci sono stati inseriti magari ripetendo, in modo che si trovino direttamente nei vari punti.

  • Alcuni cambiamenti sul Rights Managed, con riferimenti al “calculator” presente al punto 8.1 del contratto.
  • Si parano il culo come tutti gli altri dicendo che possono non accettare o cancellare le immagini come cazzo gli pare, ma in modo più elegante.
  • Si parano il culo PIU’ DEGLI ALTRI, dicendo che tu, contributor, non puoi pensare che le guardino tutte, le immagini e che sei il solo responsabile, che l’ospitalità va considerata solo una CORTESIA (ah, quindi la percentuale sui guadagni non è per i servizi dovuti riguardo all’ospitalità sui server? è una cortesia costosetta).
  • Hanno eliminato una parte relativa al cambio licenza da royalty free a rights managed.
  • Devi aggiornare ciò che metti in esclusiva su ALTRE agenzie (leggi: togliere, immagino).
  • Nuova clausola “anti-odio” in cui si parano il culo relativa ai soliti generici tu ti impegni a non usare i nostri server per scopi criminali offensivi, razzisti eccetera. Ovviamente io qui vorrei che – parole in altri luoghi a parte, del tipo “ma è ovvio che” – chiarissero che se una immagine è stata preparata con l’ovvia intenzione di essere al servizio di campagne CONTRO l’odio eccetera eccetera, va da sé che conterranno potenzialmente questo tipo di contenuto costruito appositamente e chiaramente NON facendo male a qualcuno o con lo scopo di far del male, ma il suo contrario. Solo che se non si dice in modo chiaro, i contenuti in effetti possono rappresentare queste cose. Va chiarito, Alamy, capito?!
  • Chiariscono distintamente che tu puoi fornire le immagini in modo non esclusivo, posto che rispetti le condizioni contenute in questo contratto (suppongo si riferiscano a quelle in cui se le dai in esclusiva agli altri devi rimuoverle da Alamy).
  • Puntualizzazione sul fatto che devi mantenere i dati di contatto aggiornati.
  • Puntualizzazioni (due) sul fatto che sei il detentore dei diritti o insomma non ci sono terzi coinvolti in nessun modo e che se ci sono delle restrizioni le hai indicate (ma tanto non puoi farlo se non sono rights-managed, quindi non simpaticissimi).
  • Aggiunta la clausola che le foto non sono state prodotte in luoghi in cui la fotografia per scopi commerciali non è consentita (musei, gallerie d’arte, altri edifici pubblici o privati). Bella questa ultima pubblici o privati! Comunque direi di riferirsi come sempre alla legislazione nazionale per regolarsi.
  • Autorizzazione esplicita ad aggiungere le immagini ad uno o più database di Alamy.
    Aggiunta del “noi facciamo quello che cazzo ci pare” anche riguardo alla eliminabilità dei file a causa di restrizioni che tu hai messo.
  • Esplicitazione riguardo alle commissioni per Alamy.
  • Altre parate di culo sul fatto che ci possano essere delle licenze di esclusività (avranno avuto casini con qualcuno che non li ha avvertiti).
  • Aggiunta la possibilità da parte loro di abbassare di tanto in tanto il quantitativo minimo pagabile ed indicarlo sul sito ovviamente a propria discrezione.
  • Variazione (con aggiunta di clausole nuove) sulla possibilità, da parte di Alamy, di usare le tue immagini per la promozione di Alamy stessa:
    e se le immagini in questione sono state inserite in materiali promozionali prima della chiusura di un account potranno restarci;
  • e per chiarire ogni dubbio le immagini cancellate o soggette a chiusura di account non verranno usate in nuovo materiale promozionale;
  • e per essere chiari si includono articoli ed interviste che riguardino Alamy, social media, elenchi dei motori di ricerca e promozione, inclusa ma non limitata a “google immagini”;
  • e che possono, in questo preciso ambito, fare esattamente quello che possono fare i clienti (modificare ecc).
  • Chiarimento/precisazione sul fatto che se, una volta notificate le modifiche al contratto da parte di Alamy, hai 45 giorni di tempo per dare richiesta scritta di terminazione del contratto in accordo con le disposizioni di cui alla clausola 20.1.2.5 (che a quanto vedo non è cambiata, quindi dovrete andarvela a cercare).
  • Il punto 28 non mi è chiarissimo ma è riferito alle “collecting societies“, che in sostanza – CREDO – sono cose come la SIAE (e ora, in Italia, anche Patamù): si definiscono i rapporti che consenti di avere, in relazione alle TUE immagini, da parte di Alamy con tali Collecting Societies. Non mi è parò chiaro quanto dicono relativamente alle esclusive, proprio non mi è chiaro. Viene anche definito in modo chiaro che una volta pagate le tasse il 50% è tuo.
  • Una nuova clausola dice che “se non ci hai specificamente informato ed istruito di NON agire per tuo conto riguardo alla raccolta (vedi le collecting societies) negli UK prima del giorno 30 luglio 2016 allora noi non lo faremo a meno che non veniamo istruiti a farlo. Se ci istruirai a farlo allora questo continuerà ad essere, per tutta la durata del contratto.

MI SONO FERMATO AL PUNTO 29 PERCHE’ HO SONNO E MI SONO ROTTO I COGLIONI.
Proseguirà su parte2.

hashtaggati ‘stocazzo.

Di seguito due punti riguardanti gli hashtag: una pratica in cui la massa (italiana) dimostra di non aver capito un cazzo ed una pratica a mio avviso assai scorretta soprattutto da parte di instagram, visto lo scopo dell’hashtag.

  1. l’hashtag inutile

Molti Italiani ignoranti usano l’hashtag in questo modo:

#bellagiornata #ciaosergio #noncistiamopiuddentro #amòseitroppoforte #certochemiprudeilculo #colcazzochetelado #esticazzi

in cui l’ultimo, forse, ci starebbe anche. A cosa serve e come funziona l’hashtag? Te lo dice wikipedia ed è corretto.
Non serve essere dei veri esperti: se usi delle frasi del cazzo come hashtag, non aggreghi una sega. Semplice. Se metti #cat, è abbastanza ovvio che chi cerca gatti troverà anche il tuo contenuto. Se scrivi #girl anche. Se hai inventato un evento o un topic che ha SENSO aggregare attorno ad un unica parola chiave ideata appositamente per quello specifico topic. L’hashtag è semplicemente una ricerca: se scrivi su google #noncistoddentro non trovi una sega di utile e il successo e/o l’efficacia di questa operazione è la stessa di scrivere “mi manchi” su una roccia in cima ad un monte. Puoi farlo. Forse lo trovi anche fico. Ma il suo scopo di comunicare qualcosa ad un preciso target è fallita. Continue reading →

iStock is a pain in the neck about model releases!

iStock is a pain in the neck about model releases!

5b4e4-downloadIf I wrote by hand (I fill in) model releases data fields, you complain AND REJECT because you assert you can’t clearly read what’s wrote in; but if I write both the text and the data-fields but the model, photographer and witness sign (what YOU said it’s OK!) you also complain and claim that model release is a fake or computer-generated and datE have to be written by hand.

So:

by hand -> can’t read.
by printer -> no.

WHAT THE HELL DO YOU WANT FROM ME?!!!!

And of course it’s not a matter of personal illeggible handwriting.

So: we’re going to lose money here: me and you both.

So please : DECIDE; WHAT THE HECK HAVE WE TO DO?!!!!

DECIDE AND BE COHERENT!!!

eh ma dovrebbe farsi pubblicità

Fare un mestiere non-convenzionale è buffo, talvolta, per i rapporti che hai con la gente comune. Fino ad un po’ di tempo fa quando dovevo spiegare cosa facessi in azienda la cosa più facile era “lavoro in ufficio” (abbreviato in “ufficio” per i nonni).

Talvolta “robe di computer” era sufficiente e contemporaneamente il massimo esprimibile ed accettabile da chi lo chiedeva.

Fare il fotografo è più come dire “faccio il panettiere”. Si capisce. E però io non faccio quel fotografo. Non ho un negozio. Non cerco clienti. Non mi devo fare pubblicità con chicchessia: devo solo fare un ottimo lavoro e sperare che le agenzie facciano la loro parte a vendere sé (e me) e che all’interno della loro offerta il mio prodotto sia tra quelli più richiesti.

Quello che faccio per passione è solo nudo artistico e tutt’al più ciò che attiene al mondo dello spettacolo su un palco, con un’illuminazione decente: concerti, danza, teatro.

Purtroppo moltissime persone nonostante quello che, in questi contesti, posso offrire loro in modo completamente gratuito non sono in grado di servirsene. E così in qualche modo si aspettano che sia io a pubblicarlo o – come ancora qualche vecchietta dice – “le sviluppi, queste foto”. E’ buffo perché quello che fornisco loro avrebbe un costo piuttosto elevato: non se ne servono per la loro promozione perchè non sono in grado. Dovrei, per fare proprio filantropia, chiedere loro di farmi editor di qualche pagina FB e così via.

Certo se avessi un’attività tradizionale non sarei andato a lavorare gratis per loro però … non riescono a fare questo due più due … ma si pedono in fantasticherie su cosa dovrei fare per farmi promozione … ma pensaci: tu hai pagato? E allora promozione de che? Se ti presentassi il conto (circa 250 mezza giornata) sarebbe un certo discorso. Ma invece non te lo presento. E’ gratis. Di cosa mi devo far promozione, del gratis? 🙂

iStock e la data di scatto originale

Cari Microstockers, sarà capitato anche a voiiiiiiii, di vedervi rifiutato un file da iStock  perché “la data della liberatoria e quella dello scatto sono troppo distanti”.

Ora, anziani, visualizzatemi in questo modo: ho una foto in mano e una liberatoria.

Quando ho scattato quella foto? Ti sto dando la SUA liberatoria: quindi?

Quindi ovviamente iStock legge i dati exif e ci fa su i suoi pensieri: E SBAGLIA. Perché la data che ha ritenuto di attribuire ai miei file è quella di CREAZIONE SUL MIO HARD DISK, visto che quella di creazione dello scatto era stata da me rimossa perché i miei dati exif sono cazzi miei e perché è espressamente richiesto di NON mettere informazioni diverse da quelle richieste (quindi descrizione, titolo, keywords – fine).

Dunque per chi sa, ecco qui: il campo è “DateTimeOriginal” (e al massimo se serve anche CreateDate). Non vi dico di più perché vi ho già detto anche troppo: dovete sudare un po’ 😉

 

rigurgiti

Strategia, la chiamano. La scelta di non avvicinarsi più ad argomenti che ti hanno fatto andare fuori di testa.

Ah pardon. Ci saranno sicuramente dei modi più carini per dirlo.

Comunque eccomi in un ricordo, strano, di tempi che non ci sono più, luoghi che sono sempre li, ma che sono appunto come quando mi hanno fatto andare fuori di testa: abbandonati. Oggi sono abituato a vedere luoghi abbandonati e pensare a cosa potrebbero diventare. Ma se dovessi rivedere quello che è stato il mio vecchio posto di lavoro… sento ancora quel freddo, quella nausea, tutto quel casino che mi ha fatto dire “ok, sto scoppiando, valium a me”. E per fortuna ho incontrato quella dottoressa – che non era il mio medico curante – che mi ha indirizzato correttamente.

Ad ogni modo ogni tanto torna il ricordo. Molte cose devono essere necessariamente confrontate con l’esperienza. Quando attingo a quel ricordo, spesso, molti meccanismi tornano. Non riesco più a dormire, riposare. Ripenso a quel disfacimento, a quel mondo di morte, di perdita, di abbandono, di miseria dei luoghi. Che poi, se li guardi bene, col cavolo che sono miserrimi … solo che serve quasi un milione di euro per rifare il tetto e bonificare dall’amianto (e io ci ho vissuto 10 anni) … ma il pavimento è eccellente e le mura esterne anche. Fa certamente freddo.  Continue reading →

trasferire denaro da paypal al proprio conto

quando sei ricco sei ricco

Come fare a trasferire denaro dal proprio account paypal al proprio conto corrente bancario tradizionale e usare i “soldi veri” invece di quelli virtuali?

Usate “collega conto corrente bancario” e NON accettate le condizioni relative a SEPA: vi viene proposto un mega tastone accetta continua si ok entusiasmo yeah: voi premete quello PICCOLINO con scritto “ignora”. In questo modo state dicendo che volete collegare un conto corrente bancario tradizionale per trasferire i soldi da paypal a quel conto ma che NON accettate di usare quel conto per alimentare paypal in caso di acquisti. Questo a meno che ovviamente non desideriate il contrario eh! Continue reading →

l’indispensabile

Spesso incontro, molto volentieri, alcuni colleghi del vecchio lavoro. Alcuni di questi colleghi non erano facili. Alcuni sono stati, lontano dal tempo terribile, ovvero nella normalità, delle vere rotture di coglioni. Erano quelli che quando ti chiamano alzi gli occhi al cielo, prendi un bel respiro, pensi che vorresti fare un’altra cosa, ma vai, ascolti, pazientemente e fai.

Nel mio ruolo, ma nel mio tipo di azienda, era difficile mandare – come sarebbe stato giusto fare – tutti affanculo. L’autorità e la responsabilità vengono dall’alto. Se tu conosci il tuo ruolo per come “dovrebbe essere” ma non è così … devi costruire il tuo mondo come meglio puoi.

La quantità di puttanate che vengono chieste al reparto IT sono innumerevoli. E di incommensurabile inutilità. Sono quasi sempre dettagli, dettagli del cazzo. Puttanate, roba inutile, sfumature, roba esteriore, “fiorellini” come li chiamava il mio collega principale, che condivideva con me questo onere che mai è stato onore. Quando “fai funzionare le cose” di mestiere, invece, di solito tu badi al fatto che, appunto, funzionino le cose. Non che siano fiche, comode, simpatiche. Devono principalmente svolgere un compito. Se poi lo fanno con stile è tutta un’altra faccenda. Tenendo conto che le tue risorse stanno solo nelle tue mani, che non puoi fare alcun tipo di formazione che non sia “auto”, che non c’è tempo, che il tuo ruolo non è rivestito della corretta autorità per fronteggiare gli ostacoli idioti, che tutto è sempre urgente, che chiunque può chiamarti per qualsiasi cosa … la vita di chi si occupa(va) di IT nelle PMI Italiane non è sempre facilissima. Continue reading →

Linkedin VS Glassdoor prima pre-impressione.

Shutterstock è stata fondata da un nerd. Quindi spesso tutti gli aspetti tecnologici (ed anche umanamente tecnologici) che spuntano qui e là come “dettagli” io li clicco con gioia e vado a vedere. Provano le cose e se le cose funzionano le usano. Spesso se è più conveniente che farsele, o anche semplicemente perché funziona ed è una buona idea.

Ad ogni modo Shutterstock si è esposta su GLASSDOOR. Ed è corretto dirlo: dovremmo sempre ricordarci che qualcuno “è su internet” e qualcuno “si espone”. E non nel senso che fa esposizione, ma che espone anche le parti morbide, non solo la corazzata del marketing coi buchi aspiraclienti per metter fuori le vendite. Quando uno si espone – soprattutto oggi che la comunicazione “social” è bidirezionale – si espone soprattutto alle critiche, alle domande, ai commenti. A non essere li per “dire”, ma per dialogare.

Quante volte avete pensato che voi, come dipendenti, siete sempre valutati e che voi non riuscite a trovare un posto dove si valuta l’azienda? Le recensioni. Ecco, mi da l’idea che Glassdoor sia appunto questo, anche se per ora ho dato uno sguardo veloce: ho poca fretta perché se prende piede tanto quanto LinkedIN in Italia, non serve affannarsi, visto che l’italiano non è nemmeno previsto e che la stessa Luxottica non si è mossa. Però presto andrò ad approfondire: lo vedo come un tripadvisor, per ora e mi aspetto che vengano fuori cause se chi si espone non ha già il culo così bello pulito che i dipendenti lo possano leccare senza troppa difficoltà pubblicamente. Quasi tutte aziende della new economy, 2.0, 3.0, tutti i puntozero che volete.

Però mi piace (cit).

Quindi vedremo, vi saprò dire che ne penso.