“Fan e stan” si riferisce ai gusti del pubblico: “fan” indica i semplici ammiratori, mentre “stan” è uno slang per superfan estremamente devoti e appassionati di un artista.
Significato di “Stan”
Originario da una canzone di Eminem del 2000 intitolata “Stan”, che racconta di un fan ossessivo; oggi descrive fedelissimi che conoscono tutto e difendono l’idolo sui social, senza connotazione negativa. Nel contesto musicale italiano e online, “stan” e “stannare” esprimono ammirazione intensa, come “sono uno stan di Lana Del Rey”.
Differenza da “Fan”
Fan: Ascoltatore casuale o apprezzatore generico, vota in classifiche popolari.
Stan: Fan hardcore, organizza discussioni su Reddit o Twitter, influenza ranking “fan consensus”.
Attorno al 2003 ho notato uno dei primi cali di qualità di informazione di gruppo, dialogo. Usenet veniva pian pianino svuotata dalle persone che sapevano le cose, che si stavano rompendo i coglioni per la scarsa o poca moderazione contemporanea all’invasione di tante persone che avrebbero avuto bisogno e voglia di sapere, ma che contemporaneamente non erano abituate ad un certo modo di esistere in comunità.
I forum inoltre prendevano piede alla grandissima.
I social hanno ulteriormente svuotato moltissimi spazi di discussione e scambio di informazioni: gruppi facebook, video su youtube e probabilmente molto telegram e simili hanno preso il posto di tanta informazione scritta. Scritta però significa ricercabile. Oggi quindi è paradossalmente più difficile trovare informazioni tecniche che ieri trovavano ampio spazio ad ogni microscopica variazione. Centinaia di persone lavoravano e provavano, si confrontavano, progredivano e tutto trovava un unico spazio mentre ora le cose sono disperse non solo in vari luoghi, ma in vari cosiddetti “canali” e medium.
Se non ascolti tutto un podcast non saprai quella cosa.
Se non guardi tutto il video non saprai quella cosa.
Se non sai che esiste quel gruppo su facebook non troverai niente con google: è un recinto chiuso, non è il world wide web, ma una parte con accesso ed autenticazione.
Nella prima puntata di FIX di/con Jimmy Carr, una delle comiche fa una battuta il cui contenuto allude al fatto che sarebbe un sollievo trovare “finalmente di nuovo” uomini che si tengono i loro pensieri. Ora per me che sono del 1974 tutto questo andirivieni di non-va-mai-bene-un-cazzo ha davvero rotto i coglioni. Per decenni su decenni non ho fatto altro che sentire donne lamentarsi del fatto che gli uomini non dicono ciò che pensano, gli trapano la minchia chiedendoglielo, quando glielo dicono non ci credono e insistono.
Ora, cristodiddio, se ne trovi che condividono il loro pensiero, non ti va più bene? Ma checcazzovolete?
Se uno vuole “solo chiavarti” e si tiene i pensieri non va bene, se condivide i pensieri e non ti si butta in culo non va bene. Chiaramente la via di mezzo, certo. Ma non vedo mai alludere a questa via di mezzo.
Il fatto però che le vere conversazioni, che il dialogo di persona lo faranno solo “i vecchi” l’ho sentito dire a chiare lettere proprio da Jim Carr. E questo mi lascia secco. Io vivo in un paesetto del merdaviglioso nordest Italiano, ma cazzo Jim Carr no, è Inglese, vive e frequenta città e bellagggente.
Come sicuramente potete leggere su wikipedia, uno dei primissimi magazine online fu Punto Informatico. Paolo ed Andrea de Andreis assieme a Luca Schiavoni furono davvero tra i pionieri… gente che di BBS e di informatica, di internet e di quello che c’era prima ne avevano bazzicato, che di cose ne sapevano e che comunque con lo spirito pionieristico e da “sognatori” avevano visto le potenzialità della rete. Alcuni di loro anche lettori del cyberpunk, tanto per ricordare a tutti (io, ora, lo ricordo a voi) che tutto questo del cyberpunk era nato molto, molto prima nella mente dei visionari e degli scrittori di fantascienza di quanto non sia poi accaduto nella realtà.
Finché PuntoInformatico era della DeAndreis Editore dunque le cose furono fatte in un determinato modo di cui su wikipedia si dà poco conto o comunque difficilmente si percepisce il suo “spirito”. Ricordo che su quelle pagine ebbero spazio personcine che oggi hanno un certo rilievo, come ad esempio “un ragazzo che ha fatto una segnalazione di sicurezza” un certo Salvatore Aranzulla, pensa un po’. Era da quel tempo che stava sui coglioni ai nerd. Ed ora vedete bene chi è. Bravo Aranzulla, fanculo a noialtri cagacazzi. Paolo Attivissimo era tra le persone che fecero la loro comparsa. Massimo Mantellini, che tuttora fa qualcosa. Ma se non erro è un radiologo, questa è la sua specializzazione. Erano tempi in cui Bruzzi esisteva, in cui Wittgenstein nasceva, in cui c’erano tante cosette che oggi o hanno un’aria istituzionale ma sono stanche e vuote, poco vitali, oppure non ci sono proprio più. Un po’ come nella canzone di Daniele Silvestri.
Punto Informatico dei tempi (forse Maruccia può testimoniare, ma di sicuro potrebbe farlo Gaia Bottà) era fondamentalmente un magazine UMANISTICO. Questa era la sua formazione. Parlare di libertà, di privacy, di controllo, di diritti, di diritto d’autore, di nuove tecnologie sia hardware che software, di ciò che la tecnologia era o diventava, ma sempre in relazione a ciò che succede ad un essere umano: questo era il suo spirito. Nasceva una nuova arma tecnologica, lo sapevi. Un sistema di tecnocontrollo, un suicidio annunciato via blog (nato mentre PI era vivo da anni). Il Punto Informatico di oggi non sembra avere la stesso spirito. Ma recentemente sembra si sia risvegliato.
Una delle cose che esisteva, molto prima che esistesse il WEB 2.0 e che si capisse esattamente cosa sarebbe stato, erano i commenti ad ogni singolo articolo. Univa in sostanza la pratica di usenet (con tutti i thread, la netiquette, gli OT, il trollying, il flame, eccetera) ad un sito che era sicuramente database driven, in cui il punto principale era l’articolo e poi giù a commentare e discutere. Era talmente tanto il lavorio che ad un certo punto sono nate delle vere e proprie pratiche comunicative e di “vita virtuale” che uno abituato ad una sana netiquette ed alla moderazione di usenet non avrebbe mai tollerato (oggi sono la norma, ahimé, e si vede dal livello di quello che riesci a raggiungere). Tale era la libertà (il commento anonimo era irrinunciabile sia lì che nel suo “concorrente in spirito” Zeus News (tutt’ora vivo e molto simile al vecchio spirito di Punto Informatico, anche se molto diverso nella pratica), da far nascere una sezione separata, il cosiddetto “forum dei troll”, che a chiunque conoscesse il cosiddetto “follow up” di usenet, forse lo ha ricordato e lo ha addirittura fatto nascere. Tipo: se vuoi rompere fai pure, vai a giocare, ma fallo lì e moderatevi da soli e da soli gestitevi.
Voglio ricordare che ogni cosa sia oggi “social” Punto Informatico l’ha vista nascere, prima.
Le cose sono andate verso la crisi, anche nello spirito, forse. Ad un certo punto vendettero e poi non so, le cose erano sensibilmente cambiate, e poi c’era la crisi del 2008-2012. Molto di quanto oggi tutti noi facciamo normalmente, molti cambiamenti, erano passati di là e se ne discuteva. E molti comportamenti “da facebook” che vediamo oggi, erano già stati anche lì. Non fu un caso se i suoi visitatori furono giornalmente MILIONI.
Alzo gli occhi al cielo nel dover dire “per adulti”. Ma tant’é: è vero, potremmo turbare dei minori con delle nudità: gli stessi minori che basta che clicchino su pornhub, youporn e xnxx, xvideos e xhamster per citare i primi al volissimo dove risulta (ricerca di PornHub citata da L’internazionale l’anno scorso) che i ragazzini appunto si autoimpartiscano l’educazione sessuale.
Ad ogni modo, facendo due ricerchine velocissime su Tumblr (per via della Tumblr girl ) leggo che comunque Tumblr potrebbe non essere una buona casa per gli artisti. La mescolanza tra “pornografia” e “arte” in cui ci siano nudità è difficile da chiarire, me ne rendo conto. Sarebbe carino che i pornografi, da soli, dicessero “noi siamo porno!!!!”. Ma non so se possano averne l’interesse.
Ad ogni modo Tumblr è in calo e gli artisti in fuga. Di questo famoso Pillowfort io ancora non mi fido tanto… mi rendo conto che non fidarsi fa parte del problema: si diffonderà poco e con fatica. Instagram è sorello fratello di Feisbuc. Quindi #freethenipple un cazzo. Talebani del capezzolo, figurati del resto. Twitter però non è di Zucchenberk! E in effetti una che voleva fare softporn (ma senza mostrare il volto) e roba fetish mi segnalava che twitter era parecchio usato e che se avevo roba foot-fetish forse usciva un libro che blaaaaaaaa e bla ma mi sono perso. Non essendo un fan di twitter … mi sono perso tutto, sicuramente.
Ora però lo sto rivalutando. E quindi avendolo usato a cazzo devo dargli una ripulita. Ho scoperto varie utilities, una delle quali è ora in lento uso: twitwipe. Gratis, gli devi ovviamente dare i dati di accesso ma soprattutto devi disattivare gli AdBlocker (cheppalle). Sta funzionando, comunque. Tutti i miei tweet sono scomparsi? Controllo (…) si! Bene, vedremo. Saluti.
(titolo da cantare su “Purlpe Rain”) – Una fonte segreta CON FIGLI mi ha narrato che pare esistere una cosa chiamata “Tumblr Girl”; uno “stile di vita”, un’estetica. Siccome la fotografia “lifestyle” è il mio pane, leggo, secondo la spiegazione che ne da il nuovo spiega-qualsiasi-cosa Wiki-How (io ci ho cercato roba molto seria e mi sono sentito un coglione, ma … la risposta, quantomeno, c’era) che lo stile per crearsi una identità-social degna della “Tumblr Girl” è un po’ la base della fotografia stock. Certo, se la fai così. E, appunto, nel settore “lifestyle”. E limitatamente all’adolescenza, che, lo ricordo, ha un mercato nei seguenti tre temi:
scuola
party “ribelle”
depressione
fine.
Fino a poco prima con i bambini di varie età puoi rappresentare pressoché di tutto. Compresi gli altri temi, qualsiasi altro tema, praticamente. Ma con gli adolescenti, nel mio mercato, no. Paradossalmente quell’immagine che domina il mondo dell’advertising “fico” copre ogni cosa nei brand, usando acerba androginia, ammiccamento sessuale, sexy di ogni genere, sfrontatezza o allegria, bellezza al massimo del massimo. Ma nel mio mercato non esiste. Solo su committenza. Strano eh? Un po’ si fa, ma in generale quella precisa fascia di età no.
Comunque: dalle mie parti io non ho mai sentito parlare di una cosa del genere. Tumblr è uno dei più vecchi social in assoluto e anche io stesso ho spesso pensato di farmi un account lì soprattutto per la fotografia di nudo, vista la vasta percentuale di quel tipo di foto-blog o simili ospitati su quella piattaforma social. Non so mai se farlo o se stare tutto sul mio, quando deciderò che è ora per il sito. Fatto sta che non è certo l’ultima moda dei social: credo che anche in ordine di tempo venga ben prima di Instagram (2010), twitter (2006) e Facebook (2004). Mhhnno: 2007 invece: circa assieme. E’ che il “blog” è vecchio circa del 2003. Certo, fa tutto parte del cosiddetto 2.0 (significa solo che prima dovevi essere un po’ smanettone per pubblicare roba su web mentre con questo 2.0 ti fai un account in qualcosa e questo qualcosa di permette di pubblicare cliccando a cazzo in giro e ce la fai) ma lo spirito era quello del blog “sintetico”. Ci si trova anche parecchio porno, ma con uno spirito molto personale, devo dire: non mi risultano pubblicazioni ufficiali.
E non sono nemmeno certo che i termini siano meno restrittivi delle altre piattaforme. Mah. Devo studiarmela, da così tanto tempo…
Indagherò anche su questa faccenda della Tumblr girl! 🙂 Ma ho trovato su wikipedia qualcosa che in effetti mi sembra fondato, ma appunto… sembra (dovrei mettere il classico CN, ma non lo farò) perché “suona” vero: “Il nome Tumblr viene usato anche per indicare un tipo di frasi o foto che girano sovente sulla piattaforma stessa. Una “frase Tumblr”, per esempio, sta ad indicare un tipo di frase generalmente profonda e sentimentale. Spesso queste espressioni vengono usate con ironia e a volte come critica alle correnti di pensiero molto in voga sul social network. “
Di certo è interessantissimo, per me, vedere queste mode. Anche per il fatto che si manifestino in determinate zone, a certe età, o magari scoprire che sono mode che non esistono più e da me non sono mai nemmeno passate di striscio.
UPDATE: Si, confermo, ora mi restano i dubbi perché a me interessva la libertà e sono assolutamente #freethenipple. Ecco:
Nel dicembre 2018, alcune settimane dopo l’eliminazione dell’app per Tumblr dall’App Store, la piattaforma ha comunicato di essere intenzionata a eliminare tutti i contenuti ritenuti per adulti, a partire dal 17 dicembre 2018. Negli anni, infatti, erano state mosse verso Tumblr delle critiche sulla sicurezza e sugli standard applicati nel controllo dei contenuti, giudicati di fatto insufficienti per filtrare quelli ritenuti, a vario titolo, a rischio. Queste restrizioni hanno contemporaneamente suscitato le proteste di molti utenti, poiché a loro dire andrebbero a penalizzare ingiustamente anche altri materiali caricati, tra cui quelli con contenuti artistici o scientifici. È stato calcolato che, in seguito a questa politica, nei primi mesi del 2019 Tumblr abbia perso 437 milioni di visite totali alle proprie pagine.
Nel social media marketing una cosa che trovo davvero stupida è “farsi fare le recensioni positive”. Si vede ragazzi. Si vede subito. E’ tremendamente provinciale e difficilissimo da sradicare dalla testa dell’esercente o dell’imprenditore. L’idea è che ti faccia una recensione solo chi la fa positiva. Solo 5 stelle. Eh certo, sarebbe bello. Ma le recensioni non hanno questo senso. Se sono libere allora la loro positività ha un senso per chi le legge, altrimenti dici “ok, sono marchette”. In simpatia, per carità, in amicizia.
Ma le recensioni vere te le fanno gli sconosciuti. Se io passo e non ti conosco e mi stai simpatico dopo, come minimo sei risultato simpatico. Non siamo amici. Ma sei simpatico. E bene allora. Hai fatto bene. Se non ti conosco ma il negozio è pulito: bene. Se hai un bon prodotto: bene. Ma se non è buono e lo dico, cosa devi fare? MIGLIORARE IL FOTTUTO PRODOTTO!!!!!! Perché non sei un artista. Sei uno che vende roba, commercio. L’opinione del cliente te la sta regalando, invece di tenertela nascosta. E’ un regalo!!!!!! Un casino di gente deve spendere soldi per sapere cosa pensa la clientela e dove migliorare. Ovvio, non devi demoralizzarti per ogni coglione che passa. Ma se TUTTI ti dicono che hai i cessi sporchi, cazzo, li pulirai, no? E dopo nessuno lo dirà. Se sono freddi? E lo dicono TUTTI? Ok, ti da fastidio perché tu hai problemi a riscaldarli. Ma nascondere la critica non fa sparire il problema. Non si tratta di opinioni varie. La gente ha freddo. Punto. Le recensioni “grandeeee! sei miticoooo” fanno cagare. Non servono a nessuno. Sono pacche sulle spalle fra amici. La base del clientelismo e della morte della meritocrazia. Se sei bravo sei bravo. Non sei bravo perché sei mio amico. Io lo so che questa cosa sta sul cazzo. Ma quando sconosciuti totali lodano la tua attività, allora stai facendo bene. Questo è l’obiettivo.
Altrimenti sei come quello che si fa comprare il CD dai parenti, fare i complimenti dalla mamma e inviti alle mostre i tuoi amici.
Cosa che si fa eh. Ma sarebbe meglio, alla lunga, mirare a qualcosa di meglio.
Visto che mi sono ridotto a preparare un video con (vergogna e disgusto) Power Point
si, lo so
perché lo conoscevo dai tempidellammerda ed ero sicuro che in modo perverso mi avrebbe permesso di mettere dei titoli, una transizione stupida ed anche e non ha senso, esportare in video… per un SMM di un negozio su Facebook poteva bastare.
Ed è bastato. Eccome. Anzi era figo. E la foto ha commosso quello che “queste cose non servono, torna a lavorare”. Foto con lui dentro. Che non voleva fare.
Comunque.
Volenti o noleggiatori qui i video mi tocca trattarli. E non ho voglia. E siccome mi sono DOVUTO abbonare alla suite Adobe ma per ora è gratis perché sono un contributor per lo stock, mi proponevano di provare gratis adobe Rush. E così ho provato. Sembra un premiere for dummies fatto apposta per questo genere di cacca. tipo video sul cellulare, editing che forse pure con roba su Windows di serie (ma non lo sa quasi più nessuno) e clicca qua e clicca la e poi condividi sui soSCiallllllll yeaouhhhhhhh.
Fatto. In effetti se funzia sembra facile ed è gratiSe.
Dalla prima volta che si è innescato il meccanismo per cui ho iniziato e poi proseguito con la fotografia di nudo ho imparato molte cose. Molte cose sulle donne, più che sulla fotografia. E sicuramente molte cose sulle donne di questo paese, di questo periodo particolare. Non vuol dire che sono un grande conoscitore delle donne. Non confondiamo. Conosco alcune cose, più o meno sempre nello stesso ambito. Continue reading →
tutti pensano che fotta a destra e manca. B pensa che io scopi in una lontana regione e pure in studio. Mentre lei mi dice che tizio le “trapana il culo” (cosa che adorerei, se non dovessi dirle “ti prego di non dirmi più un cazzo di queste cose, ok? amici, ok. Posare, ok. Ma non sono una tua amica. Sono un tuo ex che ha fatto tutto un percorso fino a diventare tuo amico. Sono ancora un uomo.” . “ah. uhm. uff, ma mi trovo così bene perché tu mi capisci… ma ok, hai ragione, scusa”.
Seh.
E pure lei, pure lei pensa che io stia a fottere a destra e manca. Le ho solo detto dei caffè e del patto. E di alcune cose positive della mia vita: per non parlare solo di tristezza, di morte, del vuoto. Per lei ora sono in costante infilamento. Ma perché non ascoltano ?
Lei è estremamente estroversa quando posa con me. Quindi abbiamo fatto anche delle “storie” su Instagram. Esattamente identiche a quelle per cui mi ha in precedenza lasciato perché una tizia “si comporta da troia! E non si fa col mio ragazzo!!!” … le ho mostrato, punto per punto, passo per passo, esattamente la stessa cosa. E lei era compiaciuta e gratificata, vanitosa e orgogliosa. L’ha rifatto sei volte. Diretta da me. Ed era così esplicito che Instragram mi ha censurato in 30 minuti (tié, Banksy!). Non è mai stata coerente in certe cose: quando le ho detto “vedi? hai fatto esattamente le stesse cose di YXYX, e come vedi non sei diventata la mia troia: siamo distaccati e ti sto dando indicazioni, non scopiamo, non ci tocchiamo affatto e non c’è seduzione reciproca: io ti dirigo, tu esegui. Ed è talmente vero che rifai la scena! Perché è una SCENA! Reciti! Capito?! Capito quanto ti sbagliavi?!” – “se fossi occupato non lo farei”.
Mavaffanculo 🙂 Ad ogni modo questo video – fatto per me per scopi di marketing – è stato visto da molti, che subito hanno pensato “ecco, sono tornati assieme! Ancora!!!”.
E non è così. Posa per me. E’ già alla ricerca di qualcuno di nuovo; ma che ne sa la gente? E soprattutto, che je frega? Ma ok, ok, metti video in giro, ok. Solo che leiè una modella ed io un fotografo. Questo – oltre all’amicizia – è quello che rimane. Ho dovuto dichiararlo pubblicamente in grande “non siamo assieme”. Così lei potrà avere facilità nella sua raccolta peni e io non mi sentirò fare la stessa domanda arrivando da mooooooooooooooooooooooolto lontano.
Le “storie” nei social servono a qualcosa, quando le usi con intenti di marketing. Non servono a dire “sto facendo questo ora, ho una vita”, come invece fanno alcuni ragazzini.
Un body builder mi ha scritto “beh te la spassi!” ancora una volta. E allora ho inziato a mandargli un “certo che te lo consumi eh?” ad ogni tipa palestrata che mostra (ha 2000 utenti in palestra, è molto facile) e allora ha capito.
A volte mi piacerebbe dire “ok venite qui, tutti, annuncio: non è manco detto che mi tiri, ok? è un terno al lotto, funziona con un suo cervello distaccato – ed è una di quelle occasioni in cui dire testa-di-cazzo è corretto – ma non sono un tombeur de femmes, non mi caga nessuno, non interesso a praticamente nessuno, faccio questo mestiere e devo forzatamente entrare nella vita di queste donne perché mi concedano l’uso della loro immagine e questo è quanto, fine!! ok?!!! sono solo arretrato di un passo dall’orlo del suicidio, vi può bastare? non sono l’uomo più felice della terra: mi piacerebbe, ma non è così”.
Ma la verità è controproducente. Ad esempio dire che sei un potenziale suicida, se devi fare foto a bambini, credo possa indurre i genitori a pensare che “sei vuoi fare del male a te non avrai problemi a farlo agli altri”. Ma io non voglio fare del male a me. E di certo non ho la minima intenzione di farmi giudice della vita degli altri, eccetto la mia, come non voglio che qualcuno lo faccia con la mia. Ma tant’è: la sincerità non mi farebbe troppo gioco, in questo caso specifico. A dire il vero è omissione, non è una balla.