3, poi nanna

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Mentre rientro, la faccia di merda che vedo nel vetro del portone mi urta. Mi sto sul cazzo, antipatico proprio. Non riesco ad identificare quale stronzo di quale film, un criminale di qualche tipo, assomiglia alla faccia di merda che vedo. In certe situazioni la barba che ho, come la ho, mi va bene. Altre volte mi fa schifo. Forse è correlato al livello di gonfiore/tondezza che prende il mio viso in differenti giornate od orari. Forse è correlato a quanto di sorpresa vengo colto da quella faccia di vecchio di merda antipatico. I capelli sulle tempie che mi fanno schifo ma per ora non ho soluzioni? Può essere. Comunque che-schifo.

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È arrivato The Drop. Avevo fatto una cazzata comprando un octaver, ma su Thomann sono stati al pari di Amazon/Zalando/quellerobelì: “scusate ho fatto un errore idiota, ho aperto, provato, richiuso, accorto che comprato cosa sbagliata, possiamo fare una permuta e basta, senza rimborsi eccetera? Voi non avete sbagliato, l’oggetto non è sbagliato né danneggiato…” – “restituisca, rimborsiamo”. Fine. O… ok… va… bene.

Quindi arriva. E visto che sono lì dove sono e ormai chevvoifà, prendo con calma la calma, scendo verso lo studio con il pitch shifter , bla bla, prendo momentaneamente in prestito l’Ampeg di T, collego tutto, e già è piacevole di suo, normale, anche col mio basso del cazzo starter, così amplificato. Poi però faccio uno dei pezzi-circa, e quando è il momento: ZAC provo TheDrop che …DROPPA, cazzo se droppa! La nota che mi serve davvero è una sola. Non capiterà mai che debba farla dal vivo, ma vorrei poterlo fare. Comunque mi metto li e smanetto un po’. Ora ho un livido tra la seconda e la terza falange, un mezzo ematoma. Mi aspettavo più dolori alla destra, come in gioventù: tendinite eccetera. Allora CI KIEDO AL MIO AMIKKO CIATTE GIPITI e poi mi sono anche fatto fare un piano di “riabilitazione al basso” tenendo conto dell’età, della TTROKA (possibile fragilità capillare a causa della venlafaxina) fornendo anche foto e descrizione del tutto. Mi fornisce un piano dettagliatissimo (e anche che mi sovrastima di parecchio) ma finisce con “se mi dici i pezzi che devi fare , il dettaglio di corde, manico eccetera possiamo essere più precisi”. Ok, avevo detto di non essere pressapochista con “qualche” al posto di ore, giorni eccetera. Però… Mecojjjjjioni!

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Un’altra piccola zoccoletta bidonara del cazzo ha tirato pacco un po’ dopo l’ultimo momento. Purtroppo, per me, il grave ritardo senza avvisi e/o il pacco sono una delle più estreme mancanze di rispetto, di noncuranza, di menesbattoilcazzodiqualsiasicosa. Ma ormai sono anni che ne vedo di queste persone. Maschi o femmine che siano la scusa “eh ops, mi è passato di mente” è una valida scusa. Oppure anche niente. Chisseneincula. Ma siccome era arrivato The Drop ho solo percepito che da qualche parte dentro di me il megavaffanculo era lì, in fondo al burrone, non so, laggiù lontano, piccolino. Era molto più potente il dispiacere, la resa. La considerazione di assoluta normalità nel non rispettare impegni dei… (e ora soffro e cringio cringeggiando ) “giovani d’oggi”. Ma di più, gradualmente (ormai sono 10 anni che faccio ‘sta roba) è aumentata la cosa e diminuita la sensazione di quanto sia grave: diciamo +1 generazione. Eppure sono certo che in qualsiasi regolamento lavorativo ritardi e assenze ingiustificate siano motivo di licenziamento alla terza recidiva. Così … pazienza, se sono troppo giovani me ne sbatto? Ignoro, soprassiedo? Io non lo so. Forse ero già depresso +2 ‘sta mattina che invece di arrabbiarmi sono stato più “massì, chisseneincula”; però certamente prendo nota, so chi sei. E così sono andato a fottermi l’incavo tra falangina e falangetta. Però come suona l’ampeg di T. !!! Bello!
Pensare che mi preoccupavo per lei perché avevo visto i tagli rimarginati credo da … 3-4 anni sembrava. Tutte le pippe poverina bla. E poverina sicuramente. Ma intanto è anche stronza. Mica si devono escludere vicendevolmente le cose. Ma sembrava tutta carina e sociale e rispetto BLA.

L’ampeg, pensiamo all’ampeg che non è mio: Devo vedere come simularlo con gli IR e TUTTECOUS’

Magari prima vedo di non massacrarmi, di reimparare a “suonare” senza farmi troppo male. Le virgolette sono d’obbligo.

C. invece credo abbia terminato la sua esperienza “synth” e preferito la pittura.

Invece l’altra sera ho parlato… no, ho ascoltato lei. E… ne farò un altro post eh? Si dai, meglio.

stupidocoglionesilosostupidocoglionehocapito

  • “Stupido coglione!”
  • “… Su questo non ci sono dubbi…”

Voci interne. Sensazione di schifo di sé… veloce recap su quanto questo livello di stupidocoglionaggine sia medio, recap sul fatto che della mia mediocrità ho già contezza, che per qualche motivo mi fa soffrire, che per qualche motivo sapere di essere mediocre e non infimo non mi dà sollievo, ma semplicemente lucidità di informazione, ma zero lucidità di emozione.

Il mio dialogo è così, ormai, spesso. Su questo sono peggiorato. Non era esplicito. Non so che voce dare a questo me stesso che mi pungola. Una vecchia suocera? Un piccolo demone teatralmente espressivo, sadicamente derisorio? Un me stesso giovane ma un po’ uncanny-valley per qualcosa? Non lo so.

Mi sposto, osservo la mia micia, considero che sia la costante positiva della mia esistenza dal 2015: sempre qualcosa che non viene da me. Viene da fuori. Certo l’ho cercata, voluta, pensato al fatto che la sua esistenza “in prigionia da me” sarebbe stata qualcosa di cui essere responsabili… in contrapposizione alla sua possibile soppressione se non la prendeva nessuno (ma come si può? È una adorabile pipistrellina tirannicamente coccolona … mostra così tanto affetto… affetto vero: cibo di qua, coccole di là, indica le coccole: sceglie luoghi per azioni). Ma non viene da dentro di me.

Io non mi amo, direbbe chiunque, ormai, ma anche un/a terapeuta eh? …E dovrei trovare questa amabilità dentro di me bla bla bla. Un po’ come invitare uno che vuole fare sesso a spararsi delle sontuose seghe e poi fare le battute del buon vecchio Woody.

Rifletto sempre più spesso (rimuginio / ruminazione … oooooook) su questa bellissima situazione dell’essere coscienti della propria esistenza, consapevoli di essere un ingranaggio nella riproduzione dei geni, uno strumento della vita, un “essere” che non è, ma che informa i viventi tutti. Quando ti rendi conto che i tuoi bisogni non sono scelte li odi, sono costrizioni e ricatti, per un essere cosciente, che pensa voglio-non-voglio. Non è che tu non possa non-volere. Semplicemente muori o stai di merda… o stai di merda e muori, oppure muori stando di merda. Ogni cosa serve solamente a perpetuare la tua specie, comunque a “mandarla avanti”. Tutto qui. Sei questo per la vita. La vita è il vero Dio. L’ho scelto – credo di avervelo detto – recentemente, per poter indirizzare le mie bestemmie a qualcosa di sensato. Un Dio che non è, che non ha vita ma è la vita. Che è amorale e quindi noncurante dell’immoralità, ingiustizia, dolore, sofferenza. Dio non esiste, così ecco, identifico il vero dio e posso maledirlo, bestemmiarlo, contrastare l’idea che ha fatto anche cose buone (e salutava sempre) … perché la percentuale di dolore, sofferenza, fatica, atrocità, crudeltà, orrore, è nettamente inferiore alle cose buone, nel tempo e nello spazio, dimostratamente.

Ormai sappiamo tutti che “e anche chatGPT mi da ragione” non significa una sega, data la sua notoria tendenza alla piaggeria, non solo servilismo, ma proprio leccaculaggine, se non continui a rintuzzarlo con “sii brutalmente onesto” , “Fai l’avvocato del diavolo”, “science-based”, “evidence-based” , “cerca la falla nel mio ragionamento se ce n’è una o più”. Ma anche con queste aggiunte, con 4-o, 3-o, deep-research sicuro. Con GPT-5 non ci provo neanche. Dopo una conversazione per trovare due cavetti e dirgli di navigare e trovarli seguendo le sue stesse indicazioni e fallendo miseramente da talmente tante angolazioni che chiamarla intelligenza è sempre più ridicolo… direi di aspettare. Claude concorda.

Inoltre dire che sono generalizzazioni è una facilissima semplificazione: andiamo sulle percentuali e sarà dunque inutile fare appello a “non è tutto così”. Percentuali. La massa e il bilancio: cosa di più, cosa di meno. Chiaro che a qualcuno va bene.

Paradosso vecchiaia

Certamente quando l’età avanza si accumula esperienza. Uno pensa “esperienza = competenza”. Ma anche rotture di coglioni vissute. Esperienze di merda. Delusioni. Amarezze. Mentre ti viene presa a martellate la forza, drenata l’energia che devi continuare a pompare dentro solo per stare in piedi mentre tutto ti prende a calci e grandinate… una cosa che accumuli è la fatica. Il “non ne posso più”, “anche basta”, “ne ho pieni i coglioni”, “non un’altra volta”, “succede sempre questa merda”.

Certo, ti puoi rimboccare le maniche, prendere un respirone e fare quello che devi. Ma appunto: devi.

Se non devi, tendenzialmente hai esaurito la tua quantità di energia disponbile per la merda, non per aprirti a curiosità, diversità, opportunità, possibilità.

“Ho già dato” se ti hanno menato per tre ore e sei stato un duro a incassare, non è che alla quarta dici “ho esperienza quindi non mi avete frollato la carne e ora sono maciullato”. Non tutto incallisce, qualcosa si incrina, si spezza, si indebolisce, si fiacca. E a noi tutti fa schifo la debolezza: ecco perché non vogliamo stare con chi non ci sopporta, vicendevolmente. Non deve, in effetti, farlo, così come non siamo tenuti noi.

E allora ognuno a casa propria, eccetera. No? Questo poi è quello che accade. Con un bel cane che è meglio delle persone, con tua figliachelacosapiùbellacheabbiamaifatto ma che se se ne va sei da capo. Con i gatti eccetera. Che non possono esprimere opinioni diverse dalla nostra, dirci che spariamo cazzate, che esistono altre vie.

Faccio schifo, una tecnica

La quantità di volte in cui negli ultimi anni il mio amico dialogo interiore parte con il buongiornissimo dicendomi senza tanti preamboli “fai schifo!” , l’insistenza, la rapidità e la frequenza sembrano aumentati.

Tuttavia i miei ascolti di vari psic (esperti, evidence-based) a qualcosina servono. Uno più di tutti non è affatto stato uno psic, ma l’ottimo Mark the Hammer su youtube in un TeDx. Se vi interessa cercatevelo, è qualcosa come “fare schifo come metodo per vivere”, qualcosa del genere. Consapevole che sia una versione della… consapevolezza e del “lasciar andare”, ha però una buona presa su di me.

Funziona così: fai schifo. Ok. Accettalo, ma non fermarti qui. Parti da qui e migliora.

Questo a volte aiuta. Soprattutto nella creatività, in quell’ambito.

Ma nei giorni in cui arriva BAM! La martellata in faccia FAI SCHIFO, FAI SCHIFO, FAI SCHIFOSCHIFOmioddioquantoschifomifai… bleah

Ecco a volte puoi fermarti e chidertelo: fai davvero schifo?

Si, certo.

Ah. Certo. Quanto certo? Voglio dire… quanto schifo? Sei la persona che fa più schifo al mondo? Sincero non te lo chiedo: ti chiedo… onesto, realistico, davvero nessuno fa più schifo di te? Ah… stai iniziando a pensare a “dipende”. Bene. Poi lo dici sempre, sei un mediocre, non puoi essere il Re dello schifo. Esiste sicuramente di peggio.

E non dico che si tratti di autoindulgenza. Si tratta solo di un meno-peggio che però aiuta, sposta l’attenzione all’abbaio rabbioso bavoso della bestia che mi urla addosso sbavando che faccio schifo.

Non ho ucciso nessuno, può bastare? Nel senso: se fosse per fargli/le del bene, sarei nei guai, sarebbe difficile, un dilemma, una questione morale. Vado in giro a cercare di fare del male alla gente intenzionalmente? Magari verbalmente non mi faccio i cazzi miei. Ecco, ecco, sei una merda, vedi?! Chi cazzo te l’ha chiesta la tua opinione del cazzo inutile? Sapessi qualcosa di qualcosa, poi.

Giusto. Ma ecco, raggiungiamo una prospettiva schifometrica: nella media dai, basta che mi allontani da chiunque, che mi limiti a comprare delle cose – entra, paga, esci – ad aiutare gente che ha bisogno bisogno serio, tornare a casa, lavorare in lockdown eterno. Per il resto posso parlare con una intelligenza artificiale leccacula.

Fare schifo è non-eccellere? Per qualcuno forse.

Ma intanto un po’ di energia distruttrice, disintegratrice, si è spostata. Posso preparare una lavastoviglie, vedere se piove, fare un caffé, scendere all’auto e portare su quella cosa pesante se non piove, fare le scale userà energia fisica. Magari mi dimenticherò perché facevo così tanto schifo 20 minuti prima.

Ecco come parare un po’ il colpo.

Ma non avete idea (se non mi seguite, cosa che sarebbe davvero curiosa) di quanto mi darebbe sollievo avere qui il necessario per morire subito. Il benedetto Sarco, ad esempio: facciamo chiarezza: è la macchina della pietà, rapido ed indolore, umano, oppure è disumano e doloroso e “tortura” ?

Averlo li, pronto, disponibile: io starei benissimo.

Sarebbe come lavorare senza bisogno di soldi.

Se non cogliete l’analogia di come ci si sente… beh meglio per voi, immagino.

One of my turns #20240919

Oggi è davvero dura. Ti svegli la mattina e fare 4 cose in tutto il giorno, quando stai così, è sfiancante, un’impresa. La concentrazione nel voler morire, il fastidio per tutta quella parte di mondo che ti vuole nascondere gli strumenti per farlo agevolmente, per nascondere e tenere lontano quanto di questo ci sia ovunque, su internet. Lo schifo non tanto e non solo di sé, ma nel constatare l’impegno necessario per una contropartita insoddisfacente e assolutamente non certa, l’osservazione di un mondo concentrato sulla sopraffazione e non sulla collaborazione, che non intende alleviare la pena dell’esistenza in modo determinante, che lo sfruttamento ed il bene vivano davvero contrapposti come padrone e schiavo.

In giorni così fare davvero qualcosa, 10-20 minuti e trascinarsi per altre ore in mezzo, poi altri 6 minuti veri, funzionanti ma dolenti, concentrati, sensati nell’insensato… è dura. Solitudine subìta, colpa, rancore che ormai osservo e riconosco come responsabilità.

Ma che fatica pure senza fare troppa fatica.

Anzi, ho notato che una corsetta ora la sento: parliamo di attraversare rapidamente la strada.

Una fatica diversa dunque. Fatica di esistere. E ancora non ho con me un metodo per morire, questo mi esaspera.

Sono un ciccione di merda, perché ho caldo?

Quando una persona grassa cicciona lardosa sovrappeso obesa di merda, come me, fa la stessa identica attività di una persona magra, spesso, (come nel mio caso di un me stesso che si ricorda di aver sempre sofferto il caldo, ma MOLTO MENO da magro) sente un caldo di merda merdoso schifoso PIU’ di quanto non senta la fatica. Il calore è peggiore.

Ma pecché?

Ecco il nostro amico ciattecipittì aggiornato credo sempre al 2021, che ci risponde su “GRASSONE DI MERDA, FAI SCHIFO” il programma per l’inculsività socianale per chi odia essere grasso e alla cosa del prendere la propria responsabilità con gentilezza ancora non ce l’ha fatta, perché in effetti si fa meno fatica a vomitarsi addosso che a risolvere, no? Ecco che tutto ciò resta coerentemente nel fare schifo anche nell’affrontare il proprio presunto schifo. E vale per ogni altra caratteristica indesiderata.

Ma eccoci:

Le persone in sovrappeso o obese tendono a sentire più calore per diverse ragioni:

  1. Maggiore massa corporea: Più massa corporea significa più tessuto che necessita di essere rifornito di sangue e ossigeno. Questo richiede un lavoro extra per il cuore, che può generare ulteriore calore.
  2. Isolamento termico: Il grasso corporeo agisce come un isolante, trattenendo il calore all’interno del corpo. Quindi, una persona con più grasso corporeo potrebbe avere difficoltà a disperdere il calore rispetto a una persona più magra.
  3. Maggiore sforzo: Le persone in sovrappeso o obese possono dover lavorare di più per fare le stesse attività di una persona più leggera, il che può portare alla produzione di più calore.
  4. Meno superficie corporea per disperdere il calore: La superficie corporea per unità di peso è inferiore nelle persone obese rispetto a quelle più magre. Ciò significa che le persone obese hanno meno superficie corporea per unità di peso attraverso la quale disperdere il calore, rendendo più difficile per loro raffreddare i loro corpi.

Macheddomenicabbestiale

Comincio ad appiccicarmi al tavolo. Che schifo. Caldo appiccicaticcio. Speriamo almeno che sia decente la temperatura in Ucraina, povericristi.

B mi dice se voglio andare alla mostra X al bar Y, passerà suo padre. Ma si, perché no. Si va a piedi. Mhf. Pigro io, quindi meglio, ma mhpfh. Scelgo erroneamente la via più lunga, ce ne accorgiamo all’arrivo, è chiaro, avremo fatto il doppio. “Rilevato allenamento” mi dice lo smarzfon. Bene.

Era una inaugurazione di una mostra. Grande errore, io non amo le inaugurazioni. Le mostre si. Comunque entro e infatti, fastidio: è un bar, non c’è spazio, anche se siamo quattro gatti non si passa, chi dovrebbe essere interessato alla fruizione della mostra, gli espositori stessi, sono visibilmente infastiditi dal doversi spostare mentre chiacchierano tra loro in mezzo ai coglioni.

La mostra non è stata allestita del tutto. Pazienza, vediamo dai.

Ciò che è stato dipinto con un pennello fisico è essenzialmente paesaggio più , o meno, realistico. Nessuna opera reca targhetta con autore e titolo. Sotto, in giro, dei fogli che non si capisce se accompagnino le opere o no, con dei testi poetici tutti firmati dalla stessa autrice. Sono in relazione con le opere figurative? Non si sa. Non sembra. Erano preesistenti alla mostra? Non si capisce.

Alcune opere di qualcuno che le ha datate “’91” mi sembrano le più “carine”, di natura grafica stilizzata. Ma so, capisco, ricevo qualcosa a parte “sono esteticamente gradevoli” ? No, sono ignorante io. Ma quelle sembrano le uniche “opere d’arte”. E io che ne so? Ma hai ragione, che ne so.

Le stampe digitali del resto sono: un ZOC (un ceppo, nel dialetto locale) scontornato su nero. Alcune robe con delle altre robe sopra, nella maniera seguente: una immagine desaturata con qualche parvenza di raffigurazione viene sovrascritta con un “pennarellone” nelle linee dei “bordi” di queste forme. Se fossero dei volti, per fare un esempio, sarebbero quelle linee che poi diventano un disegno. L’ho già visto fare con delle fotografie o fotocopie a cui viene sovrapposto un lucido su cui viene dipinto un bordo marcatissimo in rosso con un pennarelleone. Per anni e anni.Sono stupido e quindi non so.

Due, ehm, “mossi creativi”. Uno verticale su due case, uno rotatorio sul punto nodale sinistro in basso. Boh.

Un’altra delle opere dipinte a mano sembrava volgere più nella direzione della tecnica che di solito chiamiamo “illustrazione” (e di solito “per l’infanzia” non si sa perché) , era un albero con la neve… ma non era deciso se essere un dipinto o una illustrazione.

Tanti vecchi che guardano con una avidità di attenzione e riconoscimento, con una certa mostra di status che in altri tempi avrebbero definito radical-chic. Sento tristezza. Ho lasciato il bancomat a casa. Forse ho un euro, non so quanto costi il caffé. Non hanno satispay, figurati. Il barista anche lui, avidamente cerca in giro, di far cassa, cerca chi offrirà a tutti, lo trova.

Com’è triste questa sopravvivenza che fa fare cose, e la voglia di vivere, le necessità di vivere, diverse dal sopravvivere e cosa ci fanno fare, fino a quando e in che modo.

Ho fatto un errore, dovevo andarci domani, quando sarebbe solo stato un bar, con quasi nessuno, e la bella iniziativa di ospitare della creatività. Le opere sono comunque quelle, ma la mia … asocialità? Socialità selettiva? Cagacazzismo? Timidezza? mi faceva essere il solito disadattato. Facio un giro per la stazione appena rifatta… carina; mentre esco dall’entrata e apro involontariamente la porta ad una viaggiatrice le sorrido, lei mi guarda con un chiarissimo “CAZZO VUOI?” che mi dona altra gioia verso la società.

Un volantino parla di “genitori che parlano altri genitori” di videogiochi. Ottimo. Vorrei anche un incontro di fascisti che spiega il pericolo del fascismo ad altri fascisti ma non tanto fascisti.

Torno a casa facendomi schifo per il mio cagacazzismo.

Cerco di ricordarm che ho degli obiettivi, semplici, nefasti, ma coerenti, che il tempo vola. Alla fine D1 non mi aiuterà mai a morire. Vorrei che mi aiutasse a ridurre a qualcosa di semplice, mi bastano le due valvole di ingresso e uscita con le giuste regolazioni per azoto in entrata e uscita dell’atmosfera, graduale… poi che so… dovrebbe bastare un contenitore, per ridurre il “sarco” della Exit a qualcosa di praticabile da noi stessi. Ma niente.

D2 non credo mi aiuterà con una sostanza, pur essendo esperto in chimica, biologia, neurologia. Non credo, forse poi si rattristerebbe o sentirebbe in colpa.

Non so come fare: una bombola di monossido puro … solito casino. Magari con Aliexpress o Alibaba? ma poi arriva e che succede? In dogana che succede? Una volta arrivata sarebbe non troppo difficile, credo, collegare una mascherina tipo quelle dell’ossigeno per i vecchi. Cosa che io sono. Ma non è affatto facile tutto questo.

Resta la faccenda della carbonella. Ma io voglio morire, mica mezze misure… non voglio casini, voglio soluzioni. Come isolo bene un ambiente senza cucinarmi, in uno stesso posto in cui metto un fornelletto da grigliate da campeggio? Tenere attiva la brace potrebbe essere fattibile con un ventilatore. Ma se ci sono anche piccolissime feritoie in giro non entrerà l’aria rendendo tutto velenoso si, ma non letale? Sarebbe una merda.

E così non so. Ma i debiti da restituire a B e M non sono restituiti. Prima quello. E nel frattempo ho due o tre cosette che mi piacerebbe fare e un casino di ordine da fare, buttare via roba, venderne altra… che rottura quello. Ma mi rode davvero il culo non vendere i CD. E’ stato davvero straordinario vedere S così abile nel creare guadagno nella compravendita: è davvero portato, credo faccia meno soldi di quelli che potrebbe fare con la sua abilità in una azienda… ma forse non farebbe per lui la parte da manicomio-criminale delle strutture corporate.

Oggi un messaggio di mia sorella è arrivato nella chat whatsapp dedicata alle comunicazioni e gestioni familiari… riguardava i statelliti di starlink … e mi ha ricordato quanto ingiusto è questo, dopo che abbiamo rotto i coglioni a mio fratello quando postava lui roba non pertinente.

Continuo ad arrivare da mia madre, per ora a letto, quando mio padre o dorme o fa la doccia… poi lui si dispiace.

Con fatica penso che dopo che mi sarò suicidato sarà disponibile una cifra mensile fissa che dovrebbe aiutarli: quella che mio padre da(va) a me e quella che sua cugina dava alla famiglia e mio padre divide in tre e ci da. Questo potrebbe aiutare mio fratello al posto mio, forse sentirà un po’ di giustizia per come la vede lui. Gli lascio anche la macchina, volentieri. Spero che nessuno metta nei casini B per la proprietà della casa.

Appena arriva il nuovo PC in casa, apro la busta dell’agenzia delle Entrate e vedo quale cazzo di rogna ho. Spero che si rendano conto che rifiutare qualsiasi tipo di eredità mia sarebbe una buona idea, in caso, per evitare i debiti, se ne ho con l’agenzia delle entrate. Cosa che sarebbe strana davvero, visto che sostanzialmente da bravo fallito non ho ricavi. Ma chissà come la vedono loro.

(il titolo è una CIT)

Merdosi e sofferenti possono coesistere

Eccomi qui. Sono un esempio.

Soffro, sono triste, ho delle sensibilità, sono un debole.

Tuttavia ciò non mi impedisce a mia volta di essere, pensare, agire, contribuire in modo merdoso.

Per questo causa e giustificazione non devono mai essere confusi.

Non perdoneremo Hitler se era depresso. Lo comprendermo.

Ma pensateci un attimo: se la causa della depressione di una persona è la sua incapacità di dominare su altri, se è questo che la fa sentire impotente, insignificante. Certo soffre, ma il motivo della sua sofferenza è il non poter realizzare un sogno di merda.

Tuttavia la sofferenza è reale.

Per il giusto e per il merdoso, dunque, il non-esistere è desiderabile se questo scelgono e giusto per entrambi è che sia rapido ed indolore.

“ah come soffro per non poter essere l’imperatore del male! Questi cattivi non me lo permettono! Allora muoio!”

Se soffre, perché negarglielo?

L’esempio banale era per ricordare che la coesistenza di sofferenza e di desiderio di nuocere non sono affatto impossibili, ma non vogliamo mai ragionare in questo modo.

il demone custode

Sempre con me.

cammina, fa le scale, sale in macchina, guarda una vetrina, apre una porta, attende in coda, di persona o in macchina, faccia benzina, sistemi le stoviglie, si accinga a relazionarsi ad altri esseri umani, svolga un’azione che non richieda di formulare frasi nella mente.

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

Faccio schifo

voglio morire

ad libitum

Mentre mi muovo, mi sposto, mi giro nel letto o sul divano, mentre sono in una stanza e qualcuno nell’altra. Mentre faccio o non faccio. Quel me dentro di me che sente che poteva doveva ed era giusto alzare la testa poi dice no, perché? chi sei? sei nulla, sbagli sempre, non sai un cazzo, non SEI un cazzo e comunque come mediocre alla fine è solo spreco, sarà il migliore, non il mediocre, a poter parlare, ad avere ragione e ad avere ragione di farlo.

E siccome non è gratis, costa fatica (che sia mia o meno), e la resa è questa.

E così via. L’inferno è in terra, per tante persone. Anche per i piagnistei come me.

il senso inverso del tempo

Tutti attraversiamo questa strana percezione del tempo, nel corso della vita.

Mi sono accorto di quanto fosse bello che il tempo non fosse lunghissimo ed invece accelerasse, invecchiando, quando si trattava di pagamenti rateali. La rata arrivava presto, il tempo tra una rata e l’altra volava via, inghiottito nel vomito fecaloide dell’insignificanza nella vita dei manicomi aziendali, nel mio grigiore, nell’impotenza di così tanti tipi. Attendere non era snervante. Snervante era vivere. Snervante è vivere con meno, vivere senza, vivere male. Ma se passa presto, improvvisamente, non ti dispiace più.

L’assurdo del pensare che la giornata non ti basta mai, che ti serve più tempo e contemporaneamente ecco, passa un’altra settimana, forse hai un weekend, chissà cosa ci farai, a parte un pelo meno schifo. Ed ecco passa un mese, una rata in meno da pagare della macchina, un’altra paga arriva e puoi pagare l’affitto, in seguito magari sarà rata del mutuo della casa.

Penso a chi quel mutuo, con queste sensazioni, lo vedrà estinto. Una casa e ANCHE i soldi.

Un effetto che subito diventa negativo con le cose che invecchiano. La tecnologia in particolare. Il pc con cui sto scrivendo è una cazzo di bomba, l’ho preso nel 2015. Doveva gestire i RAW da 53 mpx. Per un sacco di cose è e resta una bomba. Ma per qualche motivo è vecchio, ad esempio non può passare a windows 11. Il che da un lato mi fa dire “bene, non sono pronto a farlo con UN solo computer”. Dall’altro ho ben visto cosa significa dire “ma a me basta, cosa vuoi che sia”, in altre persone. Io ho abbracciato la via del vaffanculesimo con Windows Vista: mi faceva straschifo ma il pc che presi in quel momento lo presi con doppia versione Vista/XP-downgrade… avrei potuto optare per qualsiasi dei due, ma dovevo essere pronto a rispondere a gente che mi chiedeva cose di “Vista”. E così ho proeguito.

Invece mio padre ed altre persone rimangono invischiati con vecchi hardware e vecchi software, si accumulano casini decennali, aggiornamenti, transizioni, roba introvabile, informazioni che nessuno ha, disponibilità che non esistono più nell’atteggiamento generale…

Così ecco, ho questo hardware che spacca, ma mi serve un hardware che spacca ancora di più per il video. E tuttavia quello che ho qui tra le mie mani non mi sembra affatto vecchio. Ma la data l’ho appiccicata io con l’adesivo: lo so. Garanzie scadute, roba vecchiotta e, appunto, win11 non va su.

Quando arriverà l’altro immagino che chiederò a qualche smanettone giovane di trovare la gabola per far andare su win11 – e farmi capire come cazzo – anche su questo. Solo per non restare indietro.

Un mondo che ti lascia indietro. Bellissimo. Capisco che la parola che sento dire a tutti i ragazzi sia “che ansia!”.

Bien.

Comunque ogni giorno metto via automagicamente con satispay il soldino, e quindi quando passa tempo senza che accada un cazzo, comunque metto via il soldino. Tecnica che usavo con simcity. Ah si, non simcity buildit. Nah. Con QUESTO simcity.