La non interessanza

La Premessa: Devo chiaramente premettere che ho scelto questo specifico posto per non essere facilmente riconoscibile, trovabile. Che vengo da quella internet dell’anonimato “perché si”. Che i dialoghi su “ma così non so chi sei, non ti vedo, non sei sincero” eccetera li abbiamo fatti, li abbiamo fatti in chat furiose, in room di WinMX persino. E i miei argomenti restano, forti, non sono bianco-o-nero. Hanno una forza però, r-esistono. E più passa il tempo più mantengono e prendono nuovo senso. Se io non intendo (come invece ho fatto in questo post dall’inizio) darvi un’idea di quanti anni abbia o quale sia il mio sesso, la forma del mio corpo, il suono o il tono della mia voce, il mio gesticolare, le espressioni o la loro mancanza sul mio volto, il mio respiro, il mio eventuale odore o profumo, i miei occhi, denti, capelli e abiti, la prossemica eccetera, non è affatto vero che non rimane nulla. Così come non lo sarebbe se considerassimo un libro qualsiasi senza le indicazioni su autore, editore, tipografia eccetera. Ad esempio l’Odissea. Rimane quello che è, e tu puoi masturbarti le meningi a capire se Omero sia o meno esistito e come fosse e perché e psicanalizzarlo o fare a “lui” una analisi sociologica. Oppure puoi leggere quello che c’è scritto e quanta roba e a quanti livelli ti venga comunicata.

Molte volte iniziavo un libro e aspettavo mezzo libro per dire “lo ha scritto un uomo o una donna?” e rispondermi. Perché non dovrebbe essere importante. Potrei (e lo farò) dilungarmi ma sto parlando d’altro qui.

Così vedo quanta differenza ci sia con questo modo di vedere le cose: https://www.ilpost.it/2025/11/10/impatto-salute-mentale-twitch/

Credo che si possa considerare quello dell’artista. L’artista che vuole che tutti lo conoscano e che tutti – quando vuole l*i – facciano finta di non conoscerl*. Roba che è sempre esistita. Ma adesso? Adesso la democratizzazione del mezzo , il buon vecchio (ormai) UGC hanno reso “tutti tutto”. La disintermediazione, no? Eccomi qui, infatti. Ma quanto è bello sbattermene il cazzo se mi leggete o no? E come mai non l’ho scritto – come facevo prima del 2003/2004 – in un luogo non-su-internet? Io so la mia motivazione: il modo in cui io ho iniziato a scrivere questo genere di roba era per farmi conoscere da una ragazza tra i 17 e i 18 anni. Niente cellulari al tempo, niente e-mail. Certo avremmo potuto scriverci lettere. Scrissi per sfogo, così, perché il tempo che non avevamo per sapere vicendevolmente chi eravamo io lo avevo in abbondanza. Scrissi “come se”. Come se scrivessi a lei. Cosa mi piaceva, cosa pensavo, cosa era stato frainteso. Ma il tempo passava e scrissi tantissimo. Così cambiai fogli, modo di scrivere, penne, colori, direzioni di scrittura, grandezze, tutto con carta e inchiostro. Un giorno le diedi tutto, Una settimana dopo mi restituì tutto e chi lo sa, sapeva qualcosa di più di me. Ci mettemmo assieme dopo o prima? Non lo ricordo.

Da quel gesto iniziai a scrivere su pc, che era più la mia cosa, sempre di più e sempre più velocemente. Al momento di arrivare al mio primo vero lavoro la mia velocità alla tastiera era incredibilmente più alta di quella delle “segretarie”, che avevano studiato dattilografia. Almeno a qualcosa era servito.

Ma scrivevo eccome, sempre e tanto. Come se avessi scritto a lei. Ma lei non c’era più da tanto.

Scrivere come se scrivessi a qualcuno che può leggere, che ha una testa, che potrebbe fraintenderti, che non è dentro la tua testa… è diverso dallo scrivere solamente per sé. Quindi in quelo che scrivo qui c’è un 99% di chisseneincula se mi leggete. C’è un 1% di “se passi e mi incontri e la mia e la tua umanità si fermano a conoscersi… mi fa piacere; mi leggi e ti fa cagare? Bene lo stesso: non sai chi sono, non so chi sei, hai avuto accesso diretto ad un istante di mente e cuore di questo tizio e non potevamo farci troppo del male con le nostre esistenze fisiche“. Però potevamo, possiamo, spiegarci, parlarci, interrogarci e risponderci, discutere, litigare persino. Ma preferisco sempre di no. Appassionarsi non comporta necessariamente odiare la controparte tanto da volerla ferire come persona. Il suo argomento, esso, non merita nulla che meriti un umano: è un argomento, non soffre.

Così osservo con sentimenti di straniamento che molte persone possano considerare la loro espressione umana “pressoché lavorativa” come il totale del sé: ho poche visual, non sono interessante. Magari ha un modo di essere vero: ma la psicologia ci dice che è normale i veri amici (con dei criteri per dirci quali essi siano) si contino sulle dita di una mano. E “interessante” diventa qualcosa di diverso dalla moda o dalla performance.

A me interessa la musica e la sua produzione, non solo ascoltarla. In un certo momento esibirmi live con i pezzi dei quali eravamo autori sarebbe stato figo. Ma ora? Ora so che non me ne sbatte: mi interessa produrre qualcosa e produrla come voglio, prima cosa (bene, credo io). Secondariamente sarebbe bello che questo ex-primere incontrasse altra umanità, ci si connettesse anche in differita. Ma se non accade, pazienza: io voglio fare BENE questa cosa. E bene secondo me. Certo, anche secondo chi era co-autore di quella musica. Ma ce ne sarà altra in cui farò quello che mi pare fottendomene di tutto. Tutto! E me la ascolterò io? Beh ma certo, mentre la crei lo fai. Se poi arriva qualcuno e la ascolta almeno quanto l’ho ascoltata io producendola e la gode così … beh ma che bello!

Ci conto? Ma neanche per sogno. Qui, ora, dove sto scrivendo in questo momento, è il deserto delle statistiche. E me ne frega? Ma no. Ho URGENZA di scrivere a volte. E da un po’ scrivo anche testi di canzoni: su carta! A volte solo idee, solo titoli, solo concetti ed anche su PC o solo in abbozzi in dialoghi con Chat-GPT (oggi ho coniato* Chat-CBD per voialtri TROGATI) … faranno cagare? Può darsi. Saranno incantabili perché non scrivo linee vocali? Può darsi. Io intanto scrivo.

Se non avessi scattato i nudi non li avrei. Li esporrò? Chi lo sa: ci sono molte difficoltà che non so come affrontare. Però il materiale lo ho. Oggi forse non incontro più nessuna, non avrei “materia prima”. Quindi ho fatto bene a fare quando c’era da fare. Pubblicare il nulla… non si può.

Sono interessante? L’ultima tizia che me l’ha detto non l’ho mai più vista. La gente non mi chiama granché, neanche quella che poi quando ci siamo … si parla. Ho abbandonato l’idea di essere davvero interessante, attraente. Corpo, mente, cuore: non interesso quelli di nessuno. Non mi fa stare bene: ma quanto mi fa più male illudermi che questo accada, poi accade per un po’ e poi si strappa via tutto?

Questo silenzio, vuoto, è freddo. Ma anche le fiamme dell’inferno non sono ‘sto granché.

Invece esprimere, produrre prima per sé, ma con la possibilità di una connessione… non garantita ma possibile dal momento che l’espressione è stata emessa ed esiste… questo è diverso. Arte? Questo non lo so davvero. Studiare estetica? Mh.

~

* fanculo, ho verificato subito: esisteva già! maledizione!!!!!!

Misc #20250112 – smartphone starter

Non dico smartphone, ma il semplice cellulare: c’è stato un mondo prima. Un modo, soprattutto.

A volte sono i telefilm crime, quelli con “uno che è dentro casa”. A volte riesci persino a vederli ambientati prima del telefono stesso. C’è uno dentro casa. E fine, non puoi fare altro che urlare. Ma è sempre una casa di campagna, guanti neri di pelle, candelabro, bonk.

Ma poi arriva il telefono. “C’è qualcuno in casa mia”.

Allora scene in cui il telefono – rigorosamente fisso – è troppo lontano, o tagliano i fili.

Oggi questo accade al massimo con i ripetitori nel deserto, nelle serie crime (o “procedurali”).

Ma uscivi … e non sapevi se ti avrebbe chiamato la tua bella. Avevi aspettato… ma niente. E che fai, vivi li? Esci. E 20 minuti dopo, mentre sei in treno, in autobus, qualcosa… la chiamata arriva e tua madre ovviamente dirà qualcosa di sbagliato. O lo dirà a te dopo.

Cosa sia la privacy e quanto sia importante la privacy avrebbero dovuto capirlo: interrompere i traumi spezzando la catena intergenerazionale: io non farò quello che avete fatto voi. Gente che stava in camerate da 30 così all’ospedale come in collegio o in (mio dio) “colonia”.

Ricordo “ti mando in colonia” come una minaccia. Per qualcuno sarebbe stato bello, ma ovviamente significava solo: starai nel branco dove la legge del più forte è viva e vegeta tra piccoli pezzi di merda violenti senza controllo che si bullizzano a vicenda, fanno scherzi sadici per deridere ed umiliare. Sto esagerando? Ragazzo disabile messo a testa in giù in cesso, tenuto per i piedi in modo che si pisciasse addosso e poi lasciato andare nel water. A parte ne “il braccio violento della legge” non ve lo sareste aspettato no? Beh, il nonnismo e tutta quella merda era viva e vegeta mentre io ero adolescente, soprattutto fino alle medie… poi stava migliorando la sensibilità, lo dicevamo forte.

Telefono si diceva. Beh ovviamente sotto controllo: gente che entra di brutto e ti urla di chiudere. Che il telefono si usa solo per le cose serie. Che costa! Cos’è, una interurbana, ma sei matto? Ma sai quanto costa? Sono tre ore che sei li. Ok, io no, ma mia sorella abbastanza. Ma pure quando ci passavamo i compiti: muoviti che costa!

Domenica si telefona agli zii lontani, ai nonni. Costava meno di domenica? Non lo so. Che io poi… “saluta la nonna”. Ma quale? La mia nonna è qui, è gentile. Quella stronza lì mi sta sul cazzo (nota che l’essere gentile veniva deriso, considerato un vizio, una “roba da deboli”, machismo anche tra donne).

E – scopro oggi – forse anche io stavo sul cazzo a lei. Ma quasi sono soddisfatto, guarda. Nei pelosi ispidi, grassa, puzza di fumo e fritto. Autoritarismo stupido. Per carità avrà avuto anche dei difetti.

Mi dicono che amava molto (cioè lo percepivano) i miei fratelli. Ma era anche “cosa faremo con questa bambina?” (testa ce fa “no no”) … perché le teneva testa e non accettava le sue puttanate, i suoi imbrogli mascherati da “ma io ho esperienza perché sono anziana”. Si ma… o dimostri che la tua esperienza vale, o chisseneincula, vecchia.

Comunque.

Uscire a fare la spesa all’ingrosso a 20 km e chi stava a casa si ricorda di qualcosa mentre tu sei lì: ciccia. Ti attacchi. Oggi puoi mandare un messaggio, chiamare “hey ricordati della colla di budella di crisantemoooo!”, anche se chi è al super ha il piede quasi fuori dalla porta.

E soprattutto abbiamo CONOSCENZA: internet. Non puoi raccontarmela troppo. Posso verificare abbastanza facilmente. Sembra ormai la normalità ed è una normalità alla quale non vorrei mai rinunciare, internet soprattutto. Ma non lo è stata per tanto, tantissimo tempo. Credo, ma non sono certo, di aver avuto il mio primo cellulare nel 1996 o ’97. Accesso ad internet credo 1995. E il bello è che riuscivo a capire di cosa si trattava almeno un po’ perché sapevo cosa era, per esperienza diretta, un BBS. Col mio amico ci eravamo collegati in Norvegia cazzo. Quello no che non lo sapevamo. Era un bbs, figata, tutto qua. Ovviamente con un 2600 baud immagino, che funzionava con la cosiddetta “ratio”. Niente che ai tempi (2003) di WinMX non si sia replicato almeno in modo “ideale” con i “leeches”, il “trading” e lo “sharing puro” (se vi sembra vecchio, tutto ciò è vivo e vegeto, da e-mule a soulseek, compreso in forma di container docker, andate a cercarvelo su github).

Però adesso: ZAC.

Le abitudini, i metodi, i tempi, anche i “costumi” hanno attraversato la mia vita. È dura che ogni volta le abitudini e i modi di trattarlo cambino e non si sappia mai come la gente li prende. Cioè come i ragazzi nuovi li prendano. Cosa sia “educato” per loro, cosa “non si fa”. Sono tutte sensazioni. Ma partono da adolescenti, da bambini persino, da ambienti di gioco, un galateo che non parte dai vecchi, anche se sono stati i più vecchi ad inventare e portare il mezzo stesso, hardware e software.

Mandare la posizione, controllare la posizione. Io ho avuto un NAVIGATORE. Ora … smartphone. Fine. La scomodità e la vista mi impediscono di godere di altre cose sicuramente fattibili col cellulare: un giochino che mi piaceva… ingiocabile col cellulare, non ci vedo un cazzo. Ma sono certo che ci si possa fare un disco e senza usare le iA, proprio una DAW mobile.

Sarebbe bello. Ma non è solo bello. Quando sono in buona però cerco di essere amante dell’opportunità, del mezzo, delle possibilità fiche, senza gli svantaggi o le conseguenze di merda.

Una cosa che non c’entra un cazzo? Aristofane ne “Le Nuvole” parla di un figlio che argomenta “padre tu trovasti giusto picchiarmi da piccolo, ora io farò lo stesso con te per i medesimi motivi” (riassumo e interpreto).

Ora ho un pelo di ottimismo che mi circola in vena. La quantità di libertà che si respira in un certo periodo è indimenticabile: non credo che tutta questa merda reazionaria di destra funzionerà su cose fondamentali di costume grosse, solide. Il cosiddetto wokismo “della parola” e dell’offendersi, quello immagino verrà spazzato via con l’acido cloridrico. E sinceramente mi sembra totalmente comprensibile: “giusto” non lo so.

Il perché? Consiglio di leggersi le tecniche e l’arte del negoziare di Harvard, diventa abbastanza comprensibile. Serve tempo. Non me lo concedi? Si scende verso il potere, la forza. No, non mi imporrai di chiamarti come vuoi, no non daremo per scontato che la tua sensibilità valga più della mia. No, non daremo per scontato che il tuo percepire la mia intenzione sia corrispondente al vero. No non daremo per scontato che “normale” significhi qualcosa di diverso dal “numericamente in una determinata distribuzione percentuale” ossia per la gente “quello che fa la maggioranza e che darò per scontato se non MI AVVERTI PRIMA”.

Queste cose, di normale convivenza, non si normano. Si assorbono piano piano, con la convivenza, il dialogo, la negoziazione PERSONALE, ragionando. Io e te a casa, partner, parenti, amici, potenziali amanti. A quanto mi dice una iA il desiderio di moderare i tempi del progresso che pure si accetta sono comunque parte dell’essere “conservatori”. E allora sarò conservatore, anche se mi sento parecchio sul lato progressista. Ma ci sono cose che sono date per scontate come giuste mentre sono invece soggettive. E come tali generano singole isole che stanno nello stesso mare, non un continente unico.

Quando dico così, asserendo, “si fa” “non si fa”, intendo: le evidenze ci hanno mostrato che il reale comportamento umano, non idealistico, misurato, in condizioni reali, funziona in un certo modo.

Non fraintendiamo anche il “non puoi fare così”… intendo: se ti aspetti che abbia senso, che funzioni, se pensi di seguire una certa coerenza. “Non puoi” usato in questo modo nella lingua italiana non significa “io non ti permetto di”.

Buon 2025.

Ignoranti

Su cosa sia l’intelligenza e cosa la cultura (o l’ignoranza) di solito si discute attorno alle medie o comunque presto, per l’abuso della parola “stupido”.

Arrivato ai 50 (quasi) però mi dico che anche “ignoranti” può essere discutibile. E che discusso sia, dunque.

In primo luogo trovo che gran parte del problema sia la condivisione di un terreno culturale comune al quale fare riferimento: venendo a mancare ci si sente separati, distanti, ci si deve spiegare invece che fare le cit, non si può parlare di storie, avvenimenti, esperienze vissute da entrambe le parti. Lasciamo perdere che questo coinvolge anche il linguaggio e la moda.

Se tu sei nato negli anni ’30 del 1900, forse per te leggere è stata la principale fonte di nozioni, nonché un certo impianto scolastico. E anche se si condividesse il medium, comunque i contenuti potrebbero cambiare. Hai letto 2000 libri. Magari un trentenne ne ha letti altrettanti (perché è nato in un periodo e contesto che glielo consentiva? Ok, non è questo l’argomento, ma la presunta ignoranza) ma non sono gli stessi. Entrambi pensate l’uno dell’altro “che ignorante, sono proprio le basi queste!”. E invece no. Non è raro che determinati concetti siano trattati sia in secoli che in zone geografiche differenti. Quindi visto che in fin dei conti si tratta dell’umana esperienza, nei libri, e dell’universale umano in tutte le sue sfaccettature, spesso i concetti potrebbero essere stati trattati almeno nel 50% delle letture di entrambi. Ma che succede? Che non si parla dei contenuti, ma solo “conosci questo, conosci quello? hai letto quell’altro?”. Solo alcune persone si fermano e dicono “dimmi cosa dice, riassumimi il contesto necessario a parlarmi di quello che il tal libro ha da dirci ora”. Molte dicono solo “mmh.” e pensano “che ignorante, non ha letto / non sa un cazzo”. E invece sono solo differenti letture. Ora mescoliamolo alle innumerevoli serie TV viste con una pletora di mezzi differenti e fruibili anche in modo seriale, sempre più, senza aspettare “venerdì alle 20 e 30”: chi si è infilato più cultura in testa? E i video su youtube? I podcast? Internet tutta, con testi, siti, paper, documenti e altrettanti libri ma da leggere su schermo.

Puoi fermarti a dire “eh ma su schermo bla” ma il punto è: quei contenuti sono stati fruiti.

Ora, quello che interessa me è: quei contenuti ti hanno insegnato ? ti hanno fatto pensare? Li hai messi uno contro l’altro? Uno a fianco all’altro? Mescolati? Ti hanno generato domande? Hai risposto? Uno di questi ha risposto all’altro? I libri si parlano, sono esseri umani con idee che passano attraverso i lettori. E così ogni altro contenuto.

Dunque : cosa te ne sei fatto di quel libro? Elencare di aver letto roba ma poi dimenticare il profondo contenuto che un alto essere umano con un cruccio o un sentimento, un dubbio, una rabbia, solitudine, qualsiasi altra cosa, ha deciso di condividere esprimendolo come meglio ha saputo – ed era un gran bel meglio, in passato, se è sopravvissuto – per “parlare” con i nostri cuori e le nostre menti?

Mi sa che l’ho già scritto, ma mi ha molto infastidito accorgermi che in un momento, con mia madre, importante per la vita, in cui la tua vita e la tua famiglia sono coinvolti, un messaggio chiarissimo di un poeta che reciti a memoria non ha minimamente sfiorato la tua mente. Ti parla, ti fornisce tutta la trattazione del problema e lo fa in versi che ora, dopo mezzo secolo, sai recitare a memoria, bella prova da saltinbanco del cazzo. E tu cosa te ne fai? NIENTE. Non sai niente. Non ti dice niente, non ti fornisce strumento, argomento, mattoncino per confrontare, ragionare, rispondere o domandare.

So che il non condividere belle opere isola, separa. Ma non è automatico: possiamo raccontarcele. Abbiamo voglia di ascoltare? Abbiamo voglia di ascoltare e lasciarci insegnare qualcosa da quello che ascoltiamo?

Video Volant

Attorno al 2003 ho notato uno dei primi cali di qualità di informazione di gruppo, dialogo. Usenet veniva pian pianino svuotata dalle persone che sapevano le cose, che si stavano rompendo i coglioni per la scarsa o poca moderazione contemporanea all’invasione di tante persone che avrebbero avuto bisogno e voglia di sapere, ma che contemporaneamente non erano abituate ad un certo modo di esistere in comunità.

I forum inoltre prendevano piede alla grandissima.

I social hanno ulteriormente svuotato moltissimi spazi di discussione e scambio di informazioni: gruppi facebook, video su youtube e probabilmente molto telegram e simili hanno preso il posto di tanta informazione scritta. Scritta però significa ricercabile. Oggi quindi è paradossalmente più difficile trovare informazioni tecniche che ieri trovavano ampio spazio ad ogni microscopica variazione. Centinaia di persone lavoravano e provavano, si confrontavano, progredivano e tutto trovava un unico spazio mentre ora le cose sono disperse non solo in vari luoghi, ma in vari cosiddetti “canali” e medium.

Se non ascolti tutto un podcast non saprai quella cosa.

Se non guardi tutto il video non saprai quella cosa.

Se non sai che esiste quel gruppo su facebook non troverai niente con google: è un recinto chiuso, non è il world wide web, ma una parte con accesso ed autenticazione.

facebook e i vecchi

Vi ricordate Jovanotti che diceva “quando li cattura una definizione / il mondo è pronto a una nuova generazione” … credo fosse il 1992. Facebook, una community facente parte di quelli che chiamiamo Social Network è diventata ormai vecchia, popolata da vecchi, soprattutto. Certo si, molti giovani la usano ancora come posto dove trovare gente, ma ci fanno poco. I vecchi sono lenti ad appropriarsi delle novità… e soprattuto a mollarle.

Ci si adagiano, siedono il culone pigro appoggiando il pancione sul davanti, si guardano intorno, ordinano una birra, sfogliano due pagine e poi iniziano a pontificare, come me, eccomi qui, no? Eccomi: il blog è tre generazioni indietro, no? Lento, ci sono le parooooooleeeeeeeeeeeee, bisogna leeeeeeeeeeggereeeeeeeeeeeee uhuuuuuuuu!!!

Facebook soprattutto è pieno di astio, polemica, sedimentazioni di polemiche, scambi di invettiva memorizzate per sempre. Hanno la stessa dinamica dei forum per i cosiddetti leoni-da-tastiera (che poi siamo tutti, no?) … quelli che si incazzano sul serio, che poi si alzano e sono cazzosi nella vita. Avrebbero voglia di far rissa.

I ragazzini sono andati gente, da un pezzo. Ogni tanto mettono un post ma… guardate bene… lo usano per condividere video divertenti, roba che li emoziona. Lo usano come usano il loro social principale: instagram.

Che è più gioioso, immediato. Gattini, comunque, gattini forever.

Io per esserne sicuro ho due gatte. In casa. A che mi serve internet allora? Mah.

ti hanno ACHERATO? contolla QUA

vediamo se qualcuno mi redarguirà.

Attendo. Ad ogni modo:

Forse avete sentito dire che c’è stata la pubblicazione di un mega archivio di mail+password e che possono essere alla mercé di malintenzionati, o alla vostra, per controllare se siete o non siete vulnerabili.

Cliccando QUI potete leggere la notizia.

Cliccando QUI invece potete andare direttamente su un sito di un HACKER che vi dice se a lui risulta che la vostra mail sia stata violata o meno. Ovviamente dovete inserire l’indirizzo.

“il mio feisbuc”

Come se vi parlassi di che foggia di abiti (ah che anzianità snocciolata parola per parola, sentite la muffa? foggia! nientemeno! e abiti … eh? che desueto aleggiare di polvere e muffetta!) sono solito vestire, o che mi piacciono, ecco che vi racconto il mio rapporto con il social network Facebook.

Per quasi 20 anni ho svolto mansioni che di solito, dove si sanno dare i nomi ai ruoli, si riconducono al cosiddetto “amminsitratore di sistema” o sysadmin. Per cui per gente così l’informatica è scienza. Tecnica, naturalmente, ma più proveniente dalla scienza che dal marketing. Su quel pianeta un altro concetto che si tratta(va) parecchio è la sicurezza. E anche di privacy. Ma sul serio.

Inoltre sono “nordico” ed in buona parte ho sicuramente l’atteggiamento “da orso”, non esageratamente espansivo, ma al 100% sicuro che non voglio che tu ti faccia i cazzi miei se non ho dischiuso io l’informazione. Se apri senza bussare, se sfondi la porta e guardi dentro, se tiri su il cellulare e provi a leggerci. Mi stai sul cazzo, ti devi fare i cazzi tuoi.

Quindi figuratevi Facebook. Fino al 2012 sono stato un vomitatore-su-facebook. Per ragioni tutt’ora validissime. La vera utilità di facebook, se escludiamo casi in cui i social davvero hanno dato potere alle masse (paesi arabi, india, alcuni casi di sputtanamenti eccellenti) è direi zero. Il meraviglioso motivo per cui è nato esisteva già prima su siti come classmates o roba del genere. Ma erano poco interattivi… quindi il cambio di tecnologia e di formato è stato vincente. Restare in contatto con i compagni di scuola. Grande. Ma lo scopo vero era “sapere chi si scopa chi”, chi sta insieme eccetera. Lo stato. Ma in ogni caso il suo funzionamento è esporre i fatti tuoi in modo che tutti si facciano i fatti tuoi. Le stesse notifiche mi hanno sempre fatto un po’ ridere e parecchio infastidire, essendo io sempre stato un grande fan del grande capo Eeestiqaatsi: “Gianna ha messo mi piace a una foto” “Luigi si gratta la chiappa” “Francesca ha scritto questo” “Virna ha messo mi piace alla foto di Gigi”. E sticazzi? Ogni volta io con tanto d’occhi chiedevo a tutti “ma perché?? perché esiste? cioé tu entri e dici i più banali fatti tuoi quotidiani? cioé non è che esponi un tuo dubbio esitenziale e arriva uno che è filosofo, un logico, un saggio studioso e confrontate spirito e ragione e… no, tu ti fai il selfi? ma… e… a me…? cosa… boh” Ti fai i cazzi degli altri e parli dei cazzi tuoi. Essendo io probabilmente asocial non ho compreso UAI IN DE UORLDZSSS bisognasse fare ciò. A me piace UNA persona alla volta, se mi piace. E allora mi ci voglio dedicare. Un amico? Una tipa? Un bambino? Un parente? IO E LUI. FINE. Ci ascoltiamo, ci parliamo. Nessuna interferenza, nessuna distrazione. Io ascolto TUTTO e ci penso.

Comunque, ogni volta, chiedevo, non capacitandomi del fatto che lo scopo – dal punto di vista degli utenti – di Facebook fosse quello che tutti mi dicevano, di tanto in tanto chiedevo. E ogni volta “ah.” .

Fino a che ad un certo punto ho deciso di fare un corso di alcune robette sui social per capire quanto sapevo e cosa mi mancava. E tecnicamente non mi mancava niente. Ma mi ha illuminato una certa panoramica generale sul marketing e sul “dietro”. E allora con un misto di sadismo verso la massa e un interesse da “venditore” ho rimesso tutto in prospettiva. Questo però è lavoro. Di marketing. Per aziende.

Come persona, ma comunque per lavoro, ho dovuto “farmi facebook”. Perché? Perché come fotografo contatto direttamente le persone. E molte di queste persone sono giovanissime. E quando qualcuno mi ha detto “ah l’e-mail … quella per farsi facebook?” allora ho dovuto cedere. Il messenger di facebook era diventato più importante di qualsiasi mezzo di comunicazione per una determinata fascia di età. Ma non solo. Farsi un’idea di chi sei. Se non sei nel social non mi fido. Roba di questo genere. Persino roba che suona come una best-practice di sicurezza o protezione della privacy, invece, è completamente distorta: è stata imparata senza comprendere. Fanno una fatica boia a darti l’indirizzo e-mail. A te, personalmente, da persona a persona. Chissà poi cosa fai. E cosa cazzo farò mai? ti scriverò una e-mail. Manco sai cosa sia lo spamming, ammesso che ti disturbi. Ma tant’è, succede così. SMS niente, perché costano. Whatsapp devi avere la connessione e “ho finito internet” (al DARPA e al CNR si preoccuperanno, non se l’aspettavano che lo finissi tu) … e quindi.

Poi una volta usato per carità, ho resistito poco. Ma io non sono “da facebook” … per cui ovviamente “il tuo facebook è nosioso” potrebbe essere anche il mio adesivo. Ma non ha grande importanza. Ogni tanto sbotto con le mie esternazioni. Per il resto mi serve per farmi taggare quando modelli e modelle mettono fuori le mie foto. E di tanto in tanto lo uso davvero per lo scopo per cui FB è stato creato: mantenere i contatti.

Una delle cose che devi imparare sempre con i social è che non sono internet. Sono SU internet. Sono ospitati da internet, Si muovono attraverso internet. Ma non sono internet. Lo scopo principale è racchiuderti in un sottoinsieme ben delimitato di internet per targettizzarti e profilarti. Ora ci metto un bel chissenefrega. Quello che interessa è che non è tuo. Facebook non è tuo. Tu sei un ospite. Se decidono di chiudere domani, ogni tua attività muore.

Per dire, qui su wordpress, ammesso che sappiate farlo, potete in qualsiasi istante fare un backup locale a casa, montare wordpress su un hosting vostro et voiltà siete di nuovo online con gli stessi identici contenuti, commenti compresi se non ricordo male.

Una bella differenza dal “fare il backup del orofilo facebook” no? Dopo dove lo monti quando lo hai?

Per cui per quello che mi interessa davvero io sto aspettando di sentirmela di fare un sito web. E poi usare i social per linkare linkare linkare. Le policy sono tue, o perlomeno sono quelle degli Stati, quindi #freethenipple forever. E allora lo uso così, come aggregatore, per alcune robe che mi interessano. E per seguire alcuni clienti che lo devono usare, sapere cosa sto usando.

Ma siccome sono una pigna in culo io non accetto gente che chiede l’amicizia E NON TI PARLA. Ma che cazzo vuoi? Chi sei? Perché? Magari li saluti. Niente, silenzio. Ma fottiti. L’ho scritto in gigantesco sopra. Lo stesso. E allora fottetevi. Aggiungono per venire a vedere. Ma se è privato e non ti conosco, allora vuol dire che minchia almeno mi devi salutare.

E poi.

Chiunque sia un professionista singolo, con clienti, dovrebbe capire da solo che dare allegramente l’amicizia ai CONCORRENTI non è una buona idea. Perché i concorrenti non faranno altro che contattare al volo i tuoi clienti. Paranoia? Con Instagram non ci sono controlli granulari della privacy, liste, eccetera. Un tipo si è fatto tutta la lista delle mie modelle e le ha contattate una dietro l’altra dicendo “ho visto che hai fatto foto con CG! vieni anche da me?” come se ci conoscessimo bene e potesse usarmi come garanzia. Il pezzodimmerda. Ma la fatica che io ho fatto a guadagnarmi la fiducia di persona, con la mia faccia, fermando la gente PER STRADA, tu non te la sei fatta stronzo. E quindi voilà: non è teoria, non è paranoia. E dopo un po’ ho visto che anche gli esperti di social lo hanno detto “ok, sappiamo che dovremmo dare l’amicizia a un sacco di gente… ma darla ai concorrenti ha questo svantaggio e quindi non fatelo”; ma va?!!!!! Dopo 6 anni?!!!! Ho visto che i buoi erano su un altro pianeta quando hai chiuso il cancello.

In generale chi sia “cresciuto” su internet da quando era quasi solo per universitari e nerd (salve) sa quali siano le dinamiche comunicative in ambienti community. La netiquette è nata per i newsgroup usenet, parecchio prima dei forum, parecchio prima dei social. E i moderatori c’erano, i regolamenti c’erano, i flame, gli offtopic, gli spoiler sono nati li, e un sacco di gergo, compreso il “newbie” (divenuto NABBO oggi… senza sapere manco come mai) e forse persino il “bimbominkia”… salvo che sono gli stessi interessati a definire così gli altri. Tutta questa roba è peggiorata. Molti ambienti che erano di crescita non esistono semplicemente più. Io ho imparato molto. Ho chiesto, studiato, capito. Tutto senza spendere un soldo, e direttamente da altre persone, sconosciuti totali.

Per cui mi risulta molto strano il mondo delle community nate per uno scopo classico da college americano: la popolarità. E ne ha tutte le caratteristiche, compresa l’esclusione, il bullismo, la centralità dell’apparire.

Basta, ‘sto post me lo trascino da tre giorni e forse quando ho iniziato volevo dire davvero qualcosa, ma ora non sto dicendo un cazzo.

Ciao zuk!

 

sull’identità su internet

Tempo fa, parlando dell’anonimato a cui tengo molto su internet, dicevo alla mia amica Cristina qui online che ritenevo molto più intimo questo, in molti casi, di quello che può succedere di persona: come il contenuto di un libro non cambia se gli tolgo la copertina, il titolo e l’autore, così il mio rapporto deprivato di chi io sia nel mondo e della possibilità di verificare se ciò che dico è vero – se non parti dal presupposto che ti menta – non cambia il mio rapporto virtuale con te. Questo lo sostengo ancora, io mi sento così.

Interessanti argomentazioni (non necessariamente a supporto della mia tesi, però attenzione) le trovo in questo articolo in cui viene citato su un articolo di Wired, da Alberto Caputo  (psicologo specializzato in sessuologia e criminologia), la teoria di Joseph Walther relativa alla (SIP) Comunicazione Mediata da Computer e cito: Continue reading →

trasferire 12 mega in pochi secondi

Qui nel meraviglioso nordest di provincia inviare 12 mega senza pensarci troppo non è cosa comunissima per chi “se ne intende”. Come dire… per chi sa cosa sta facendo e lo sa da tanto tempo. Chi prima di mandare un file controlla quanto occupa o … come è diventato “quando pesa”. Ho ancora l’attenzione di usare wetransfer &co ogni volta che si supera un certo MEGAGGIO … una cortesia che non mi usa quasi nessuno, intasandomi in due secondi persino gmail se non faccio pulizia, oppure chiedendosi “MACOMEMAIcazzatecazzatecazzatecazzatecazzatecazzatecazzatecazzate?”

E quindi.

Mi stupisce sempre. Anche se ho scelto questa connessione perché aveva tanta banda in upload. Anche se è notte fonda e quindi va al massimo (20 Megabit in UPLOAD … ).

Questo, credo, significa vivere il progresso. Avere visto qualcosa che non andava bene e vederla andare bene, mentre sei vivo, mentre la usi … si fa notare. Io lo noto, perlomeno.

facebook VS Linkedin? mh.

Techcrunch in QUESTO ARTICOLO parla di una nuova apertura delle facebook pages riguardo alla pubblicabilità di apertura di posti di lavoro ecc ecc, e quindi della possibilità di usare le features a pagamento anche in questo caso.

Ok, tutto fantastico, da considerare.

Ma pensiamoci bene: io quello che faccio su facebook (ufficiale o farlocco) non lo faccio su linkedin. Hanno uno spirito completamente differente. Quindi OK, possibilità in più, ma io farei un redirect da facebook a linkedin o, meglio, mi ricorderei SEMPRE che 1) google+ è aperto al web mentre gli altri no, 2) i social possono sparire, ma IL TUO SITO no.

Quello che renderebbe internet un “mega-social” è un sistema di login “worldwide”.

Ad ogni modo negli usa esiste anche la feature per vendere le cose, mentre per ora noi ce l’abbiamo solo nei gruppi.