l’harem del dolore

N’amicomio c’ha l’amante. Nel senso proprio che è sposato e ha l’amante. Fissa, da qualcosa come 10 anni. E lei, come credo faccia la “vera” amante, lo accetta. Lei sa di essere “l’altra” e di prendere “gli avanzi”. Ma, pensavo io, credesse di avere la parte migliore: solo i bei momenti, solo sentimenti (drammi o romanzi, ma sentimenti) e il sesso, il tempo libero. Niente lavoro, niente bollette, niente puzzadipiedi.

La moglie alla fin fine lo sa: lo accetta fintantoché le apparenze sono salve. Si sono sposati giovani, lui non ha avuto il coraggio di dire “no” quando lei è rimasta incinta: poteva, ma credeva che gli altri si aspettassero questo da lui.  Odia suo figlio, ma ha sempre fatto il suo dovere, imposto. A parte dimostrargli affetto.

Ora il figlio ha fatto un figlio. E lui odia essere nonno.

Inoltre è arrivata un’altra tipa, Continue reading →

il baratro della figherìa

Foto: Copyright Ellen Von Unwerth

“Fotografo di moda”. Ahhhhhhahhaha ecco che il demonio ride, sghignazza, gode. Cioè, tu, merdina, vorresti fare il fotografo di moda? Tu che ti vesti così? Tu che non sai un cazzo e non hai gusto? Tu che non ti vestiresti alla moda nemmeno se ti minacciassero con un ferro rovente? Tu che non sei in forma per poter mettere un capo alla moda?

Facendo il percorso che sto facendo, ovverosia quello di cercare di fare fotografia di nudo, ecco che si affaccia e fa capolino un po’ l’idea della fotografia di moda.

Ma perché? Perché un certo tipo di estetica, che ha comunque come centro la bellezza e la donna (nel mio caso) , se la usi per “fare l’artista” ha come sbocco professionale, lavorativo e di commissioni qualcosa del genere. O almeno, io per ora non vedo grandi altre possibilità. Cosa ho da dire come fotografo quando non intendo che celebrare la bellezza del corpo femminile nella sua forma migliore, nella giovinezza e negli “esemplari” della giovinezza “migliori” (secondo certi canoni, ma soprattutto secondo i miei, che comunque sono influenzati da quelli di questo secolo) ?

Ho avuto a che fare con parecchi creativi che avevano una idea brillante visivamente. Alcuni avevano la sincerità di dirmi “e adesso la cosa più difficile è inventare le stronzate”. A quel punto per me non era granché difficile, ne ho aiutati parecchi, alcuni mi hanno persino detto (prima di cambiare lavoro perché erano stufi) “hey, sei troppo bravo: credo che ti darò questa parte del lavoro! Mi sono troppo rotto i coglioni di inventare le puttanate per giustificare perché ho fatto questa cosa: io LO SO che l’ho fatta perché è fica e perché ho gusto, ma i direttori creativi, artistici, di marketing e compagnia bella vogliono sentire le puttanate, altrimenti son bravi tutti… quindi io vado a ritroso e costruisco le puttanate. Se me le costruisci tu… io respiro di nuovo”.

E questo era solo uno che lo ammetteva.  Continue reading →

Alamy cambiamenti contratto giugno 2016 (PARTE 1)

La maggior parte dei termini chiave sono stati rimossi dalla parte iniziale del contratto: sono già nel corpo del contratto o ci sono stati inseriti magari ripetendo, in modo che si trovino direttamente nei vari punti.

  • Alcuni cambiamenti sul Rights Managed, con riferimenti al “calculator” presente al punto 8.1 del contratto.
  • Si parano il culo come tutti gli altri dicendo che possono non accettare o cancellare le immagini come cazzo gli pare, ma in modo più elegante.
  • Si parano il culo PIU’ DEGLI ALTRI, dicendo che tu, contributor, non puoi pensare che le guardino tutte, le immagini e che sei il solo responsabile, che l’ospitalità va considerata solo una CORTESIA (ah, quindi la percentuale sui guadagni non è per i servizi dovuti riguardo all’ospitalità sui server? è una cortesia costosetta).
  • Hanno eliminato una parte relativa al cambio licenza da royalty free a rights managed.
  • Devi aggiornare ciò che metti in esclusiva su ALTRE agenzie (leggi: togliere, immagino).
  • Nuova clausola “anti-odio” in cui si parano il culo relativa ai soliti generici tu ti impegni a non usare i nostri server per scopi criminali offensivi, razzisti eccetera. Ovviamente io qui vorrei che – parole in altri luoghi a parte, del tipo “ma è ovvio che” – chiarissero che se una immagine è stata preparata con l’ovvia intenzione di essere al servizio di campagne CONTRO l’odio eccetera eccetera, va da sé che conterranno potenzialmente questo tipo di contenuto costruito appositamente e chiaramente NON facendo male a qualcuno o con lo scopo di far del male, ma il suo contrario. Solo che se non si dice in modo chiaro, i contenuti in effetti possono rappresentare queste cose. Va chiarito, Alamy, capito?!
  • Chiariscono distintamente che tu puoi fornire le immagini in modo non esclusivo, posto che rispetti le condizioni contenute in questo contratto (suppongo si riferiscano a quelle in cui se le dai in esclusiva agli altri devi rimuoverle da Alamy).
  • Puntualizzazione sul fatto che devi mantenere i dati di contatto aggiornati.
  • Puntualizzazioni (due) sul fatto che sei il detentore dei diritti o insomma non ci sono terzi coinvolti in nessun modo e che se ci sono delle restrizioni le hai indicate (ma tanto non puoi farlo se non sono rights-managed, quindi non simpaticissimi).
  • Aggiunta la clausola che le foto non sono state prodotte in luoghi in cui la fotografia per scopi commerciali non è consentita (musei, gallerie d’arte, altri edifici pubblici o privati). Bella questa ultima pubblici o privati! Comunque direi di riferirsi come sempre alla legislazione nazionale per regolarsi.
  • Autorizzazione esplicita ad aggiungere le immagini ad uno o più database di Alamy.
    Aggiunta del “noi facciamo quello che cazzo ci pare” anche riguardo alla eliminabilità dei file a causa di restrizioni che tu hai messo.
  • Esplicitazione riguardo alle commissioni per Alamy.
  • Altre parate di culo sul fatto che ci possano essere delle licenze di esclusività (avranno avuto casini con qualcuno che non li ha avvertiti).
  • Aggiunta la possibilità da parte loro di abbassare di tanto in tanto il quantitativo minimo pagabile ed indicarlo sul sito ovviamente a propria discrezione.
  • Variazione (con aggiunta di clausole nuove) sulla possibilità, da parte di Alamy, di usare le tue immagini per la promozione di Alamy stessa:
    e se le immagini in questione sono state inserite in materiali promozionali prima della chiusura di un account potranno restarci;
  • e per chiarire ogni dubbio le immagini cancellate o soggette a chiusura di account non verranno usate in nuovo materiale promozionale;
  • e per essere chiari si includono articoli ed interviste che riguardino Alamy, social media, elenchi dei motori di ricerca e promozione, inclusa ma non limitata a “google immagini”;
  • e che possono, in questo preciso ambito, fare esattamente quello che possono fare i clienti (modificare ecc).
  • Chiarimento/precisazione sul fatto che se, una volta notificate le modifiche al contratto da parte di Alamy, hai 45 giorni di tempo per dare richiesta scritta di terminazione del contratto in accordo con le disposizioni di cui alla clausola 20.1.2.5 (che a quanto vedo non è cambiata, quindi dovrete andarvela a cercare).
  • Il punto 28 non mi è chiarissimo ma è riferito alle “collecting societies“, che in sostanza – CREDO – sono cose come la SIAE (e ora, in Italia, anche Patamù): si definiscono i rapporti che consenti di avere, in relazione alle TUE immagini, da parte di Alamy con tali Collecting Societies. Non mi è parò chiaro quanto dicono relativamente alle esclusive, proprio non mi è chiaro. Viene anche definito in modo chiaro che una volta pagate le tasse il 50% è tuo.
  • Una nuova clausola dice che “se non ci hai specificamente informato ed istruito di NON agire per tuo conto riguardo alla raccolta (vedi le collecting societies) negli UK prima del giorno 30 luglio 2016 allora noi non lo faremo a meno che non veniamo istruiti a farlo. Se ci istruirai a farlo allora questo continuerà ad essere, per tutta la durata del contratto.

MI SONO FERMATO AL PUNTO 29 PERCHE’ HO SONNO E MI SONO ROTTO I COGLIONI.
Proseguirà su parte2.

rigurgiti

Strategia, la chiamano. La scelta di non avvicinarsi più ad argomenti che ti hanno fatto andare fuori di testa.

Ah pardon. Ci saranno sicuramente dei modi più carini per dirlo.

Comunque eccomi in un ricordo, strano, di tempi che non ci sono più, luoghi che sono sempre li, ma che sono appunto come quando mi hanno fatto andare fuori di testa: abbandonati. Oggi sono abituato a vedere luoghi abbandonati e pensare a cosa potrebbero diventare. Ma se dovessi rivedere quello che è stato il mio vecchio posto di lavoro… sento ancora quel freddo, quella nausea, tutto quel casino che mi ha fatto dire “ok, sto scoppiando, valium a me”. E per fortuna ho incontrato quella dottoressa – che non era il mio medico curante – che mi ha indirizzato correttamente.

Ad ogni modo ogni tanto torna il ricordo. Molte cose devono essere necessariamente confrontate con l’esperienza. Quando attingo a quel ricordo, spesso, molti meccanismi tornano. Non riesco più a dormire, riposare. Ripenso a quel disfacimento, a quel mondo di morte, di perdita, di abbandono, di miseria dei luoghi. Che poi, se li guardi bene, col cavolo che sono miserrimi … solo che serve quasi un milione di euro per rifare il tetto e bonificare dall’amianto (e io ci ho vissuto 10 anni) … ma il pavimento è eccellente e le mura esterne anche. Fa certamente freddo.  Continue reading →

trasferire denaro da paypal al proprio conto

quando sei ricco sei ricco

Come fare a trasferire denaro dal proprio account paypal al proprio conto corrente bancario tradizionale e usare i “soldi veri” invece di quelli virtuali?

Usate “collega conto corrente bancario” e NON accettate le condizioni relative a SEPA: vi viene proposto un mega tastone accetta continua si ok entusiasmo yeah: voi premete quello PICCOLINO con scritto “ignora”. In questo modo state dicendo che volete collegare un conto corrente bancario tradizionale per trasferire i soldi da paypal a quel conto ma che NON accettate di usare quel conto per alimentare paypal in caso di acquisti. Questo a meno che ovviamente non desideriate il contrario eh! Continue reading →

le donne puzzano

smelly coworkerSul titolo ero indeciso : poteva essere “donne che puzzano”, “modelle che puzzano”, “ragazze che puzzano”, “le femmine puzzano” (qui un disastro perché maschi non è dispregiativo ma femmine si … mah) … ma ovviamente è un po’ catchy. In realtà è ANCHE le donne/ragazze puzzano.

Eccome se puzzano! Anzi, recentemente si lavano assai di meno, nella mia esperienza. Questa è aumentata e non diminuita, con gli anni. Non sono un tombeur de femmes , semplicemente ne incontro intimamente molte di più e con intimamente intendo che sono vicino da sentire l’odore di ogni cosa. Faccio il fotografo e lavoro solo con persone normali, non professioniste.

Puzza di sudore: non differiscono dagli uomini, ahimé, quando la puzza diventa real stench: il sudore sa più o meno di cipollazza quando si arriva a quel livello. E ce ne sono, eccome, se ce ne sono. Mi arrivano in studio di quelle cipolle che poi mi conviene pensare che avessero il deodorante alla cipolla, piuttosto che pensare che fossero sporche. Perché carissimi, ci vuole una certa quantità di tempo perché i batteri puzzino così tanto. Hai parecchio tempo per passare dal sudore al lavare. Tanto come per passare dal sudore alla cipolla sottoascellare. Giovani, comunque, di solito. Le donne e le signore non puzzano quasi mai di sudore. Continue reading →

Linkedin VS Glassdoor prima pre-impressione.

Shutterstock è stata fondata da un nerd. Quindi spesso tutti gli aspetti tecnologici (ed anche umanamente tecnologici) che spuntano qui e là come “dettagli” io li clicco con gioia e vado a vedere. Provano le cose e se le cose funzionano le usano. Spesso se è più conveniente che farsele, o anche semplicemente perché funziona ed è una buona idea.

Ad ogni modo Shutterstock si è esposta su GLASSDOOR. Ed è corretto dirlo: dovremmo sempre ricordarci che qualcuno “è su internet” e qualcuno “si espone”. E non nel senso che fa esposizione, ma che espone anche le parti morbide, non solo la corazzata del marketing coi buchi aspiraclienti per metter fuori le vendite. Quando uno si espone – soprattutto oggi che la comunicazione “social” è bidirezionale – si espone soprattutto alle critiche, alle domande, ai commenti. A non essere li per “dire”, ma per dialogare.

Quante volte avete pensato che voi, come dipendenti, siete sempre valutati e che voi non riuscite a trovare un posto dove si valuta l’azienda? Le recensioni. Ecco, mi da l’idea che Glassdoor sia appunto questo, anche se per ora ho dato uno sguardo veloce: ho poca fretta perché se prende piede tanto quanto LinkedIN in Italia, non serve affannarsi, visto che l’italiano non è nemmeno previsto e che la stessa Luxottica non si è mossa. Però presto andrò ad approfondire: lo vedo come un tripadvisor, per ora e mi aspetto che vengano fuori cause se chi si espone non ha già il culo così bello pulito che i dipendenti lo possano leccare senza troppa difficoltà pubblicamente. Quasi tutte aziende della new economy, 2.0, 3.0, tutti i puntozero che volete.

Però mi piace (cit).

Quindi vedremo, vi saprò dire che ne penso.

Pulire con photoshop il fondale sporco

Nuntio vobis che preferisco lo strumento toppa per la pulizia del fondale sporco. Esiste una procedura per spennellare-sfuocando, molto veloce ed efficace che potete trovare googlando. Ma ho visto che trovo più veloce e più efficace quella di toppeggiare a manetta. Prima selezioni la sporcizia, poi in un’area libera e pulita leggermente superiore prendi la sorgente. Hop! Puoi lasciar fuori l’area con ombre più nette e il sotto-scarpa. Di solito è veramente più che sufficiente per una qualità media. Se devi far meglio… scontorni tutti e ricostruisci 🙂

O magari hai il fondo pulito eh? 😀

del listino di MediaWorld, le riflessioni della Santoni

sanguisuga

me lo fai tu gratis? io non leggo come si fa

Scrivevo l’altro giorno della Lucarelli e del listino di MediaWorld. Il giorno dopo ho trovato la stessa identica foto linkata dalla PhotoShop Guru Marianna Santoni, con la giustissima riflessione portata all’attenzione di fotografi e grafici sul fatto che normalmente ci si aspetta da questi professionisti che lavorino gratis. Ed era quindi un invito a pensare: vedi che se per una installazione di una app ti fanno pagare, posso ben farti pagare per l’editing più o meno complicato di una foto… per il servizio fotografico (e NON per la stampa, che compete lo stampatore) … eccetera?  Continue reading →

CGIL, per voi, ma non rivolgeteci la parola.

logo CGIL

sOla.

Cari amici della CGIL, due secondi fa sono andato a vedere il vostro sito. Ho guardato la home, letto alcuni messaggi e verificato in pochi istanti la contraddizione con la realtà: il silenzio assordante della mancanza della parola “CONTATTACI”. Una delle cose che senti di più quanto sei solo è la mancanza di dialogo. Quindi in realtà li lasciate proprio soli, altro che.

Dovreste fare lavorare qualcuno (ohibò) per parlare con la gente. Quando è la gente che  ve lo chiede, non quando volete voi. Un bel “contattaci”, una sezione chat (esistono mille servizi già pronti), qualcosa che dimostri che non siete l’espresione monodirezionale di una vecchia e mai aggiornata ideologia, ma di una buona idea che però si aggiorna tenendo conto di ciò che ha sbagliato in passato e soprattutto – proprio sopra ogni cosa – che con la tecnologia intende AUMENTARE l’ascolto e il dialogo con le persone che dichiara di voler servire.  Continue reading →