Nessuna nuova, buona nuova?

Pensa a un jazzista. Un batterista jazz. 24 anni. Grayson Nekrutman può andare.

Immaginate lui – non perché lo conosca come persona. Ma per non fissarvi voi su una immagine che inventate appena leggete le mie parole. Partite da questo: un batterista bravo, nel 2024.

Generazione dopo generazione, ogni giovane pensa di essere migliore della generazione precedente. Osserva di solito dei vecchi e si dice “io sono migliore”. Ma forse ora ci sono differenti possibilità: non ti confronti con un vecchio. Ma ti confronti con uno della tua stessa età, che però non esiste più. Ma esiste perché c’è così tanta documentazione che non ti devi fidare delle parole di qualcuno o delle sue. Puoi vederlo in azione. Come se fosse un tuo amico, conoscente: è lì. Ha la tua stessa età e ti dà tanta tanta tantissima merda. Non sei migliore di lui. Non ti sei nemmeno avvicinato, alla sua stessa età, alla sua capacità, al suo traguardo.

Ma a parte questo piccolo momento di realismo personale, esiste quello intergenerazionale: le canzoni te ne parlano. Se non ti facesse schifo lo stile, ossia la moda del momento, quello che dice quella roba spesso è la stessa cosa che lamenti tu, il tuo problema, il tuo sentimento. Persino “se bastasse una canzone” di Ramazzotti… ma Neil Young aveva detto lo stesso. E chissà quanti in ogni modalità espressiva, generazione dopo generazione: non sei arrivato per primo sul pianeta. Tocca a te fare il tuo percorso, certo. Vuoi “sbagliare a modo tuo”, anche tu, anche tu dopo tutte le generazioni che hanno detto la stessa cosa prima.

Fa davvero impressione vedere che Fabri Fibra diceva cose che prima aveva detto Ramazzotti.

E fa davvero impressione che oggi tu hai 20 anni ed è tutto vigore e muscolo e vita ed energia. Ma quella cosa, non tu da vecchio, no, quello che sei tu oggi, tra 20 anni, quel tuo presente frizzante vivo ed esplosivo sarà… vecchio. Non tu, il vero vecchio, no. Quello che non invecchia, sarà vecchio lo stesso. Immutato ed immortale… ma percepito come vecchio.

Meno male che alcune cosette pallose non invecchiano, tipo i filosofi 🙂 Cioè sarà pure vecchio, ma non puoi fare il figo con qualcosa che non abbiano già detto loro, facilmente.

Piscio sulla tomba degli ottimisti morti, ridendo.

Perché? Perché sono dei religiosi: la loro credenza (“Andrà tutto bene” un cazzo, vi ricordo: è andato bene perché la gente ha lavorato per tale risultato) non sarebbe un problema se non gettassero biasimo e discredito sulle persone in grado di usare una funzione fondamentale della mente umana che ci ha fatto sopravvivere per decine di millenni: la previsione e simulazione.

Stare in un prato sentendo la brezza ed un leggero tepore del sole è bello.

Ma stranamente non consideriamo “porta sfiga” avere un tetto, possederlo o in affitto. Come mai? Siamo dei pessimisti se pensiamo che è possibile – anche se non certo che possa piovere o che il sole sia troppo forte?

Ogni informatico, di base, sa che fai un backup perché non si sa mai. Non è che tocchi ferro. Lo fai e basta. La massa di rincoglioniti non si rende conto che è talmente necessario e ci pensano così poco che su Mac c’è la time machine e da Windows Seven in poi c’è un sistema di versioning integrato (ripristino fa anche questo: tasto destro, versioni).

A portare la sfiga sei tu: tu che non pensi che sei fallibile, distratto, ignorante anche. E che tratti tutto questo con arroganza ed orgoglio, invece che con il realismo di chi dice: mi porto l’ombrello perché non conosco il futuro, non posso fermare gli eventi atmosferici né conoscerne il realizzarsi futuro, subisco il loro effetto e mi lamenterò come una papera isterica quando le gocce mi scivoleranno giù per la schiena.

Per cui sai cosa? Me lo porto: AMULETO!!!! MAGGIAAAAAAAA.

Ecco, ma se invece ti ricordi che sei responsabile e coinvolto in quanto ti accade e hai una testa per ragionare su quanto potrebbe accadere?

Quindi se mi hai dato del pessimista o porta sfiga quando ti ho detto <condizione x> ha una alta probabilità di causare problemi e quindi è meglio fare in un altro modo, ad esempio se ti ho detto che andare in montagna da soli è pericoloso, se non ti voglio particolarmente bene ma solamente abbiamo chiacchierato, e muori male in un dirupo, mi prenderò del tempo per venire a PISCIARE SULLA TUA TOMBA RIDENDO FORTE e dicendoti “chi è che si è portato da solo sfiga? IL COGLIONE!”. Perché non è sfiga. Hai ignorato delle possibilità e in base a questo ignorare attivamente, non ti sei occupato della cosa, non hai pensato di andare con qualcuno, di prendere precauzioni. Hai agito come se la realtà fosse quella che hai immaginato: totalmente positiva. Quindi chi è quello che ragiona in modo magggggico che alla fine si porta sfiga? Io non PENSO di creare l’evento che penso possa capitarmi. A pensare di creare la positività sono gli ottimisti. Io semplicemente penso “sarei piuttosto infastidito dal perdere un file perché ero un po’ distratto… ma la distrazione non è un fatto inusuale per gli esseri umani… io l’ultima volta che ho controllato non ero in grado di far piovere a comando od imporre la mia volontà col pensiero… quindi sono umano anche io: faccio dei backup và!”. Fine.

Li uso? raramente. Ma in quel “raramente” ci stanno miliardi di bestemmie non pronunciate, di lavoro non da rifare, di ore da non recuperare, di fatica da non rifare, di clienti che non pensano che mi sono affidato alla fortuna (questo fa l’ottimista, mentre incolpa di cose magiche il previdente che ritiene un pessimista) come una testa di cazzo qualsiasi che non lo fa di lavoro. Ma il TUO lavoro, oggi, si fa con un computer.

Portarti una giacca a vento impermeabile portatile o un po’ di soldi, invece, fa parte di conoscenze che potrebbero esserti note in qualsiasi parte del mondo da diverse centinaia di anni: può capitare.

L’errore logico fondamentale che commette chi scambia la previdenza per pessimismo o per portare sfortuna, e viceversa, è una confusione tra previsione e causalità.

  1. Previdenza vs. Pessimismo/Portare Sfortuna: La previdenza è l’atto di prepararsi per eventualità future, specialmente per eventi negativi, senza implicare necessariamente una convinzione che tali eventi accadranno. Chi interpreta la previdenza come pessimismo o portare sfortuna confonde la preparazione per un evento con la convinzione o addirittura la speranza che quell’evento accada. Questo errore è una forma di fallacia dell’attribuzione causale, dove si presume che prevedere o considerare un evento negativo possa in qualche modo causarlo, o che prepararsi per esso sia sintomo di un atteggiamento pessimista.
  2. Ottimismo vs. Imprudenza/Negligenza: Allo stesso modo, chi interpreta l’ottimismo come una giustificazione per non prepararsi o per trascurare i rischi cade in un altro errore logico. Qui si confonde la speranza o l’aspettativa di un esito positivo con la certezza che non accadranno imprevisti. Questo atteggiamento può portare a imprudenza o negligenza, perché si ignora la possibilità di eventi avversi sulla base di un’interpretazione distorta dell’ottimismo.

In sostanza, l’errore logico consiste nel confondere la previsione (ossia la considerazione o la preparazione per possibili eventi futuri) con la causalità (ossia l’idea che pensare o prepararsi per un evento possa causarlo o che ignorare un rischio possa evitarlo). Questa confusione può portare a comportamenti non razionali, come la rinuncia a prepararsi per evitare di “portare sfortuna” o l’ignorare precauzioni necessarie in nome di un mal riposto ottimismo.

L’errore logico che porta a pensare che una persona previdente non possa essere contemporaneamente ottimista è una falsa dicotomia o falso dilemma. Questa è una fallacia logica in cui si presenta una situazione come se esistessero solo due opzioni mutuamente esclusive, ignorando la possibilità che entrambe possano coesistere.

Nel contesto di previdenza e ottimismo, l’errore consiste nel credere che essere previdenti significhi necessariamente essere pessimisti o negativi, mentre essere ottimisti significhi non preoccuparsi del futuro o ignorare i rischi. In realtà, una persona può benissimo essere ottimista riguardo al futuro e allo stesso tempo adottare misure di previdenza per prepararsi a possibili difficoltà.

Quindi, la falsa dicotomia crea una contrapposizione inesistente tra due qualità che in realtà possono coesistere armoniosamente. Un ottimista previdente può sperare per il meglio, ma prepararsi comunque per affrontare eventuali imprevisti, perché riconosce che prepararsi non è in conflitto con l’ottimismo, ma piuttosto un modo di assicurarsi che le cose vadano nel miglior modo possibile, anche di fronte a potenziali sfide.

evitare il male e il resto sembra culo

Cerco di seguire varie psicologhe dell’infanzia, psicologi in generale. Cerco di entrare in quelle cose, che mi sono sembrate deleterie,  fatte dalle precedenti generazioni, per non ripeterle. Spero di avere qualche info sul cosa “fare”. Ma mi resta sempre in mente quella, la solita, che sembra così romantica, generale e anche un “quanto basta” per cucinare le relazioni umane… eppure… “amali”. Devi solo voler loro bene.

Penso di fare “sorpresa nipota” e portarla a mangiare il sushi… e ok, tutto bene. Ma se ricapitolo la giornata… mi sembra che sia intenzionale ed efficace solo il tenere a mente cosa NON fare. Ma se penso “questo è merito mio, haha! Ci ho azzeccato!!” – niente. Zero. Capita, è culo, solamente culo.

Un po’ di ascolto, ma nessuna genialata, nessuna idea brillante. Quello che brilla sono i loro occhi, devi farci attenzione. Ha 9 anni, mi sembra sia stata contenta, anche se vuole sempre il braccio dopo che le hai dato il dito, dice sua mamma. Ma ok… se guardi bene… spesso è solo “ancora un po’ di vita, giochiamo ancora, divertiamoci, facciamo cose”. Non sempre sono esose o chissà che. Se io quel tempo e dedizione li ho… io glieli do, piccola stella. Tra un po’ non gliene fregherà più niente, sarà tutto visto, tutto scontato. Ma ora… un viaggio in treno di 20 minuti vale come uno a Parigi: mai fatto. Mangiare il sushi? Pensavo ci andassero sempre. Errore! Non era mai ANDATA a mangiarlo. Lo ha mangiato, ma dento al ristorante non c’era mai stata! E chi cazzo lo sapeva? Quelli so’ pieni de sòrdi.

Era contenta.

Ma davvero: non sono mai cose che faccio io, che “ho progettato e hanno funzionato” . Un po’, certo. Ma ha così fame di fare. Di vita, di azione.

E che sia, allora, che sia culo. L’errore di farla stare male perché penso a me invece che a lei spero di non farlo. E poi non conta granché, la vedo così poco. Forse è parecchio più facile: non sono un punto fisso che può deluderla ogni giorno sulla realtà che non ti piace, che si conferma e che tiene duro. La mamma… fare la mamma e farlo bene non è solo la parte che sbagliarono i nostri vecchi. C’è anche la parte che fecero bene: avere il cuore di pietra in CERTI specifici momenti. Se sei sempre stronzo, non è difficile. Ma se vuoi fare bene… quando arriva quel momento lì non è così facile.

preveggenza dellammerda #28374

Mentre ancora avevo un lavoro “normale” in una azienda, come dipendente, osservavo la mia “conoscenza” informatica in rapporto al mondo che avanzava. Era, per me, evidente che stava diventando irrilevante. Era già tutto li e parliamo di … circa 12 anni fa. Oltre alla mia “vecchiaia” per il mondo del lavoro era soprattutto la quantità di e-mail indirzzate al mio “dirigente” (che ero io, per fortuna) che mi raccontavano quanto io fossi diventato obsoleto, inutile e sostituibile. All’incirca, per come la vedo io, sono avanti di circa 20 anni sulla “visione” delle cose, in alcune rare cose. Su questa, essendo informatica, la faccenda è stata molto più rapida.

Certo, se entro in un’azienda italiana normale piena di vecchi io sono un genio della conoscenza. Ma se vi fate un giro su DataPizza e guardate come funzionano le cose… io sono sepolto da parecchio e anche le ossa sono ormai in disfacimento.

Stare sul pezzo, con l’informatica, è una cosa piuttosto difficile? Per me si. L’aggiornamento e il cambiamento sostitutivo costante non sono più un piacere da appassionati e con il tempo umano che mi erano piaciuti fin da quando ero piccolo.

La velocità di questi ragazzi è … non so, a me sembra vicina alle macchine che usano. Ma forse è solo perché io sono un vecchio di merda. Mio padre mi dice che sia lui che mio fratelllo smisero di essere gasati per le loro opere con l’epson HX-20 perché io, il piccolo della famiglia “li avevo umiliati” (mai saputo fino alla scorsa settimana) facendo “in qualche modo dei videogiochi”. Forse la sensazione è questa, forse ad andare bene a vedere non è che un approccio… io non ero un genio, loro non sono dei geni? Non lo so.

A me sembra tutto velocissimo, di una velocità che mi supera di gran lunga, di una corsa che non è nella mia categoria, è più aereo VS topo.

Non è che io sia mai stato un “programmatore”… si, un po’ di scripting, anzi, me ne servo con vantaggio per il mio lavoro, tutt’ora. Ma uso roba che ha dai 40 ai 60 anni, sotto sotto, anche se è nei Windows di chiunque.

Ogni cosa che tocco sfugge via, corre lontano, inafferrabile a meno di non continuare a correre sempre, sempre.

Avere già pensato di morire, di non starci a questo mondo, aiuta a non dolersi troppo al rinnovarsi di questo confronto per me impari.

Sono io. Lo so che altri si aggiornano E lavorano E gestiscono la vita. Vedo quanto indietro sono in qualsiasi cosa e quanto sia andato avanti tutto quanto quello che conoscevo che … se non mi dispero la cosa più interessante è osservare con curiosità, cercare di pensare cosa succederà a questo e a quello. Ma essendo chiaro che le strade sono molte… seguirne una è certo una possibilità e tiene anche “attivi”… ma sai, magari stai imparando il betamax mentre il mondo va di VHS. Giusto per fare un paragone moderno.

A quanto capisco i ragazzini già stanno ragionando in termini “non siamo mica nel 2010 che dovevi farti le cose” e lavorano sulla base del “io NON devo farmi le cose, farmi le cose è una perdita di tempo, vediamo quali strumenti hanno le cose fatte e come si interfacciano”.

Credo sia davvero solo che il mio punto di vista è ospitato da un me stanco che vorrebbe godersi qualcosa senza correre, una banalità irrealistica che credo di condividere con almeno altri 7 miliardi di persone, forse persino 8.

Quanta banalità. Pensate che questo stesso testo è statisticamente già stato scritto in una certa percentuale dal punto di vista del machine learning. Ne avrebbe probabilmente contezza: quanto poco originale sei? Del tot percento, insieme a n-milioni di precedenti suddivisi nelle seguenti lingue.

Sarà per questo che i vecchi finiscono per rivolgersi alla cultura dell’epoca precedente, ai classici e ai classici di millenni prima? Perché quelli lì sono e lì rimangono?

Dovrei chiederlo a me stesso. Ma sono solo un pisquano qualsiasi che non ha risposte e che molto probabilmente si pone anche domande sbagliate, inutili, mal poste. Se non ci fosse da sopravviverci me ne fregherei: ad ognuno il proprio ritmo. E infatti io me ne fregherò, come stabilito. Finirlò per rivolgermi a dei retrogradi di qualche tipo, novax, antisistema, qualcosa così, per i motivi che qui vedete chiari e che mi illudo che per loro siano invece quelli sbagliati, almeno inconsapevolmente.

Quando si pensa al guadagnare ed essere migliori degli altri… tutto questo è solo tempo perso, spreco. Tutto inutile. Non posso competere nemmeno con me stesso di qualche anno fa. Eppure in certe cose inutili a guadagnare ho imparato molto. Molto poco, ma per me molto. Tutta roba che avrei dovuto imparare 40 anni fa forse. Chi lo sa.

ok dai basta. ciao.

PS: l’immagine che ho fatto produrre a wordpress con l’IA assomiglia paurosamente ad una di quelle che vendo ^__^

nkezzenz indisponibile?

Prima di tutto è importante saper che provengo dal tempo in cui “nkezzenzz?” era un condiviso atteggiamento di debosciato rincoglionito che alle domande rispondeva “in che senso?” tanto che Carlo Verdone ne fece un personaggio di suddetto debosciato. Youtubatevelo se volete. Di solito, in effetti, sono parecchio infastidito dal fatto che non esiste alcun tipo di polisemia, livello di lettura diverso, possibilità di ambiguità di interpretazione. Insomma sono più propenso a chiederti “in che senso in che senso? Cioè quanti sensi possono esistere?”. Ma sono stronzo. A volte i diversi sensi esistono e preferisco controllare, usando ormai una tecnica che mi potrebbe salvare spesso (e che non spesso ricordo di usare) quando in effetti c’è il pericolo che non ci stiamo capendo. Che tu intendi una cosa e io un’altra. In un modo qualsiasi. Tono, moda, convinzione che un vocabolo o una frase abbiano altri significati. Varie ed eventuali. Meglio verificare.

Ed eccoci a una cosa che mi sono ricordato di avere sentito più che altro in soap o roba da femmine. Ma di solito è interessante, a me le femmine m’interessano: “emotivamente indisponibile”. Nella forma di accusa, nella forma di citazione di giudizio. “Sei emotivamente indisponibile” “lui è emotivamente indisponibile, sai…”

Ad un certo punto mi viene in mente che “disponibile” quando si parla di sesso significa “ci sta, gli/le va”, una disponibile è una propensa a fare sesso. Ma l’effetto collaterale è che di solito per gli/le stronze la stessa frase significa “è una facile, quindi una troia”. Allora questo “disponibile” sembra non essere più solo quello che è : libera e ben più che consenziente: c’ha voglia anche lei, evviva. No, c’è il giudizio morale. Metto questo qui, lo lascio da parte, va menzionato, fa parte del discorso.

Poi però c’è che disponibile e disporre hanno pochissima parte di accezioni del significato che si discostano dal posesso: io posso disporre di te, posso fare quello che voglio io. Beh, penso, io non voglio che tu disponga delle mie emozioni. Potrei volere – in alcuni casi – che tu disponga del mio corpo: ma in effetti si tratta di un determinato range di possibilità e anche di un limitato periodo di tempo. Ad esempio se vedo che ti avvicini ad un dildo ecco che il mio consenso viene revocato. Io so’ io, scusatemi, sono limitato.

Ma poi – grazie giornalidifemmine – ecco qui un articolo di THEWOM che mi dice che la locuzione “emotivamente indisponibile” va intesa (grazie, grazie per chi dissemina il testo di cosa significa!!!) come “Essere emotivamente non disponibile significa non essere aperti alle proprie emozioni e a quelle degli altri. Potresti allontanarti, evitare o ritirarti quando le emozioni si presentano, per vari motivi“.

Beh, essere “aperti a” è diverso da “puoi fare quello che ti pare”: è una posizione di ascolto attivo, di quella parte ricettiva che subito può diventare scambio, risposta. Quindi non si tratta di disporre dell’altro, di fare quello che vuoi, nel senso del potere. Ma quello che vuoi è relazionarti sul piano emotivo, avendo dall’altra qualcuno “aperto/a” a questo. Non “fare quello che ti pare”.

Che saghe mantéli eh? Eppure, “disporre” e “disponibile” (Treccani, raga) hanno un precisissimo significato e, lo ripeto, serie di accezioni che puntano tutte nella direzione che ho detto, quella di “disporre di”, come puoi disporre della tua bici, dare disposizioni. Qui assomiglia di più a “mettersi a disposizione” ma nella parte del “sentiamo…”.

Saluti a voi tutti.

Project 2025: lammerda. Sapevi?

https://en.wikipedia.org/wiki/Project_2025

In fondo alla pagina link a YT se non hai voglia di leggere.

Project 2025 è un’iniziativa politica conservatrice avviata nel 2022 dalla Heritage Foundation con l’obiettivo di trasformare il governo federale degli Stati Uniti per sostenere l’agenda di Donald Trump. Il progetto prevede l’elaborazione di proposte politiche dettagliate da implementare in caso di ritorno al potere di Trump o di un candidato con una visione simile.

Punti principali:

  1. Riforma del governo federale: Intende ridurre il potere burocratico e aumentare l’autorità presidenziale.
    • Intenti: Centralizzare il controllo nelle mani dell’esecutivo per una governance più efficace.
    • Metodi: Cambiamenti nei quadri dirigenziali e riduzione della regolamentazione.
  2. Politiche economiche: Promuovere una politica fiscale conservatrice e ridurre le imposte.
    • Intenti: Stimolare la crescita economica attraverso tagli fiscali e deregolamentazione.
    • Metodi: Riforme fiscali, eliminazione di regolamenti considerati onerosi.
  3. Immigrazione: Rafforzare le misure di controllo dell’immigrazione e limitare l’immigrazione illegale.
    • Intenti: Garantire la sicurezza nazionale e proteggere i posti di lavoro degli americani.
    • Metodi: Aumento dei controlli di frontiera e cambiamenti nelle leggi sull’immigrazione.
  4. Cultura e identità: Sostenere i valori tradizionali e contrastare il progresso delle ideologie liberali.
    • Intenti: Preservare i valori tradizionali americani e limitare le influenze liberali.
    • Metodi: Politiche educative, sostegno alle organizzazioni che promuovono valori conservatori.
  5. Ambiente: Revisione delle politiche ambientali e dei cambiamenti climatici.
    • Intenti: Bilanciare la protezione ambientale con la crescita economica.
    • Metodi: Riduzione delle normative ambientali considerate eccessive e promozione di tecnologie energetiche alternative.

Punti problematici per il futuro della democrazia negli USA e le sue conseguenze globali riguardo a Project 2025:

  1. Espansione dei Poteri Presidenziali: Aumento del controllo presidenziale su varie istituzioni federali, minacciando l’equilibrio dei poteri.
  2. Nazionalismo Cristiano: Promozione di valori religiosi specifici nella governance, rischiando di alienare le minoranze e minare il pluralismo.
  3. Riforme sull’Immigrazione: Politiche più rigide che potrebbero limitare la diversità culturale e influenzare le relazioni internazionali.
  4. Cambiamenti nella Politica Estera: Possibili approcci più aggressivi o isolazionisti che potrebbero destabilizzare l’ordine mondiale.
  5. Mitigazione dei Cambiamenti Climatici: Riduzione degli sforzi per affrontare il cambiamento climatico, con conseguenze globali significative.

Questi cambiamenti potrebbero ridurre la fiducia nelle istituzioni democratiche degli USA e avere un effetto domino sulle democrazie globali, influenzando la stabilità politica e sociale a livello internazionale.

Link per chi si scogliona a leggere: https://www.youtube.com/watch?v=_SXMovQjGj0

Quanto ti importa e quanto ti importerà

Quanto ti importa di cosa scrivono i critici, della loro analisi, se è bellissima e nessuno ti legge, se è pessima e lo stadio è pieno o hai milioni di visualizzazioni o tutti comprano quello che hai fatto?
Il primo atto creativo è per te. Devi vomitare fuori quello che hai da vomitare fuori. Devi dirlo, devi agire, lo faresti comunque. Almeno embrionalmente, se non puoi produrre un film (per ora, perlomeno) sarà il soggetto. Poi vuoi, vorresti, che potesse essere preso in considerazione da quante più persone possibile. Piacerà loro? Farà loro schifo schifone? Questo ti importa di più del severo, puntuale, colto e COMUNQUE soggettivissimo ma più pungente e referenziatissimo giudizio di una microscopica parte di queste persone che ascoltano, leggono, vedono, in modo più immediato e superficiale, ma sentono qualcosa di vicino alla propria vita subito, prima di ogni altro livello o strato?
Domani sarai morto. E allora del fatto che cento anni fa eri vivo ed era viva la tua audience non resterà gran segno. Resterà la tua opera se ogni 5 anni, ogni 10 anni, la si ascolterà, citerà, guarderà, clickerà, coverizzerà, ne si farà una versione, vi si farà riferimento. Non resterà, che piacesse o meno a tutti, se non supererà la prova del tempo. Ma a te, che non esisti, non interessa. Ti interessa mentre esisti.
Eppure non sono due scelte. Potrebbero essere di più: ti interessa fare quello che vuoi, ti interessa che la tua espressione parli quando sei morto… e non ti interessa che persone colte, specializzate, ma che non sono uguali alla gente di cui tu stesso sei parte, mediocre e superficiale in molte cose, esprimano voti favorevoli, non più della massa. Oppure no, oppure per te la massa ama lammerda. Sei come i critici succitati, eppure li trovi troppo cagacazzi pure loro. A te piace più roba di loro, molta di più, sei meno selettivo, eppure sei selettivo. O selettivA, non è una questione di genere.
Mentre sei vivo, tra l’altro, ti interessa essere famoso/a o che sia la tua opera ad esserlo, ad arrivare agli altri? Il tuo nome, è importante? La tua persona, vuoi quello?
Essere nessuno e ricevere le royalties stando allegramente in una casetta in campagna ti piace o invece vuoi essere star, a feste e fasti con gente che piscia sul popolo e che frequenta solo gente di cui sia noto che sono arrivati, aggrappati e mai caduti?
Fare una crosta di quadro a la “Teomondo Scrofalo” ma che si trova in una casa su 20 in tutta Europa o … vendere un quadro che dopo la tua morte frutta due palazzi e mezzo?
Cosa ti interessa? Cosa è importante? Fare una cosa che adori, il cui risultato ti soddisfa e che magari ti unisce ad altri che fruiscono? O farla, si, ma poi ricevere apprezzamento da raffinati ed esperti valutatori e finire per ricevere dei “troppo difficile per me” dall’umanità?
Che la pizza piace a tutti. Averla inventata: mi sentirei una divinità buona. Come quella del gelato.
Di fare il tuo lavoro, un lavoro che queste cose non le contempla, quanto ti frega? Deve darti lo stipendio, qualsiasi cosa sarà dimenticata la prossima settimana? Dipende: quel ponte resterà dopo di te, lontano dal pensiero di te, ma utile a milioni di persone. Quel fegato che ti è quasi costato la carriera ora vive nel nonno di qualcuno e tu non esisti più oppure sei in pensione, ma nessuno pensa a quell’intervento, a quel momento con quell’infermiera, quell’istante con i colleghi. Critici? Lavoro che rimane?
Cosa importa?

ah finalmente gente che non si lamen FANCULO

Sono tornato da un po’ alla tecnica 15-anni standard. Ossia:

Come stai?

PERFETTAMENTE, BENISSIMO! – sorrisone – magari pollice in su e occhio strizzato, eventuale cenno del capo che annuisce ed espressione “io si che me la spasso”.

Ma ultimamente noto una cosa interessante. Lo faccio forse troppo secco e bene (anche se credo che quelli giusti – e giuste – alzerebbero subito il sopracciglio del “maccheccaz…”) ma con alcune particolari persone che è molto bene individuare la risposta è un sollievo piacevolmente sorpreso e subito un “AHHH che bello sentire gente che ” e di solito ripetono pari pari la tua formula.

E’ chiaro che qualsiasi persona del genere, che ci tiene a dirti che hai soddisfatto la loro aspettativa in risposta ad una domanda il cui scopo sembra volto a conoscere il tuo stato d’animo con sincero interesse ma che nasconde in realtà un test per giudicarti è bene sapere chi sia e memorizzarla. Metti che magari poi ti piaccia qualcosa di questa persona, non va mai scordato che sotto sotto, neanche troppo sotto, c’è questo.

E la tua, di aspettativa, eh? – mi direte. Giusto. Ma è un “piacere” assumere la consapevolezza della situazione che non tutti meritano di sapere qualcosa che li metta a contatto con emozioni spiacevoli proprie, specchiandosi nelle tue, quando chiaramente non ne hanno alcuna voglia od energia. Alcuni meritano la tua confidenza: è un “premio” perché sono degni di fiducia, ma è chiaramente un dono che porta con sé sofferenza. Può darsi, si, che parta da una supponente sensazione di superiorità morale, leggermente sarcastica/sadica. Ma si spegne presto in una specie di curiosità o di conferma che hai fatto bene, che non “se lo meritavano” (leggetela in doppio senso) e che non si sa bene perché cazzo facciano quella domanda, questo si, rimane.

E ora ascoltatevi questa.