ma tu sei sempre simpatico a tutti dai

E io, di nuovo, BASISCO. PERPLIMO.

Esterrefo.

SCIOCCO. (Nel senso di scioccarsi).

Sassomango (non un nuovo frutto a metà tra il regno animale e quello minerale, ma rimango di sasso).

(C) Karen Wiltshire

Oggi il babbo, o forse era zio, di una bimba che dovrebbe essermi portata come modella – e lui se è zio farà il papà e se no farà il papà AKA himself – mi ha risposto così al mio preambolo spiegatorio classic #28937. Ovverosia: i bambini sono il prototipo del modello, sono lo “stampo” della persona. Io mi regolo con tutti come con quel bambino “in nuce”. Quando un bambino viene da me, in studio, o che ne so, parlo alla mamma e lui è li: sta avvenendo. Lui mi sta esaminando, lei, quel che è. Mi scruta, mi studia, mi osserva e mi giudica senza pietà, come fanno in realtà tutti quanti. Mi osserva i peli della barba, mi guarda i denti, mi guarda dentro gli orecchi, le unghie, le occhiaie o meno, il bianco degli occhi se sono arrossati, la vita nel mio sguardo, mi osserva e ascolta parlare, gesticolare, guardare lui, la mamma, il papà. Zitto, giudica, costantemente, modifica il suo giudizio ad ogni microsecondo.

E decide.

Decide SUBITO se gli sto sul cazzo o no. Ha 3 mesi? Dopo pochissimo ci stiamo simpatici o si piange FOREBA END EBAAAAAA, whaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!! P-I-A-N-G-Oooooooooooooooooooo!!! Brutto fotografo bruttooooooo!!!!!!!!! ODIOOOOOOOooooooooo whaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!

Gli spiego questo. Questo è legge. I bambini non discutono. Io guardo loro e loro guadano me. Di solito, dico di solito, ho culo e non gli sto sulle balle, anzi. Ma non è scontato.

Ma lui mi risponde “ma daiiiii CG, tu stai simpatico a tutti!!!! ok allroa ci vediamo eh” – nel vocale.

Prego, inquadratura verso CG, gli occhi che fissano la camera, che si allontana all’indietro, fissa ad altezza occhi, direi che è un drone, si allontana da dietro e inizia ad alzarsi, lontano e ora velocissimamente lontano fino a 200m fino a che divento un puntino. Continue reading →

cosa sei dispost* a fare per me

Troppo spesso sento questo atteggiamento “voglio dimostrazioni” e  “cosa sei disposto a fare per me?”.

Ragazze, signore: se ve lo dicessi io, vedo il vostro impareggiabile sopracciglio destro alzarsi in quella curva che solo voi sapete fare così bene e un pensiero formarsi nella mente, di varia foggia, ma sempre sulle nouances del “ma fottiti, gira al largo bello”.

Ecco. Direi che se un certo pensiero, una frase, viene rivolta a te e non ti sta bene, forse non sta bene – a nessuno – e basta: quindi potresti ripensarci.

Mi riferisco, in generale, a delle frasi fatte in stile “motivatori” trovate in giro; ma ripetute ad libitum, condivise e ricondivise come da vittime di violenza infinita. Di solito con “basta belle parole, siamo stufe di chiacchiere, vogliamo fatti”. Ma spesso le questioni sono di sentimento. E quindi per buona parte si esprime ciò che si sente: con le parole. In parte si fa con i gesti d’affetto, fisici.

Il resto sono beni e servizi.

Lavoro.

Magari la prendo io dal verso sbagliato, mi dico. Allora potrebbe essere, nel caso di “dimostrazioni”, di presenza. Di atteggiamento, di comportamento, gentile o no, modo di parlare, attenzione, dedizione, tempo, compagnia, condivisione di pensiero (ma si fa con le parole, attenzione, pur essendo un gesto). Di esserci. Di stare con te, o di farti sentire che ci sei, anche se non ci sei fisicamente perché la vita è così per tutti. Può essere? Continue reading →

Non siete tutte uguali a letto

Up-and-over Missionario circa così me gusta mucho

Ieri sera mi ha chiesto di uscire, lei. Non annovero questi post come la nostra storia, con i numerini di puntata. Sono roba morta. Strascichi. Alla fine (mia) della sserata le ho detto così mai più e lei era triste, perché, mi dice “mi fai stare bene”. Ti faccio stare bene ma ti fai sbattere da un bisonte (testuale)? Non vuoi avere contatti fisici con me? Le spiego bene che il mio cuore e il mio corpo non sono d’acciaio, sono di carne. Sento molto per lei, il mio sentimento non si spegne con un click. Il mio sentimetno è eterno. E finché non devo (e desidero dare) fedeltà a qualcuno, l’ultimo e fresco e per lei… non puoi pensare di andare a zonzo con me. Vuoi posare nuda? Ce la posso fare. Vuoi posare tout-court? Ce la posso fare, credo, anche se si rischia di essere così amiconi che mi viene da piangere. Potrebbe essere. Forse si, forse no: ma ho un obiettivo, è lavoro. Continue reading →

Crema pasticciera delllamammadimimmo

Un tempo il mio metabolismo era bello. Non sapevo di avere un metabolismo. Da piccolo ero uno di quelli “mangia che sembri uno del Biafra!” (piccola spia della mia veneranda età). Tale condizione di paradisiaco ingollare bisonti con doppia impanatura di gorgonzola e patate, fritti e re-impanati con dello strutto e restare magri come dei chiodi terminò a 26 anni. Il rito funebre dura a tutt’oggi.

giuseppine

COMUNQUE prima potevo. Uno dei giorni più belli del mio marinare la scuola da non-ancora-schiavo-della-figa fu il mio compleanno di nonsoquando; 15-17, non so. Andai alla fu pasticceria G, in fondo alla piazza. E fui determinato. Io a volte devo essere deciso e determinato con i negozianti che non mi vogliono vendere la roba. Cioé, ma che cazzo ve lo devo insegnare io a vendere? Mavaffanculo. Comunque “30 giuseppine” dissi. “Ma no dai, prendine cinque e poi vedi se hai fame” (mapputt… porc… ma cosa?!!!! ) gli mostro i soldi “ho detto 30, quel vassoio, mi siedo li; se non le mangio sono affari miei. E una cioccolata calda”.

Le Giuseppine nella mia zona sono una roba che in Sicilia si chiama in un altro modo. Sono ciambelle fritte e riempite di crema pasticciera. Ovviamente la mia mattinata fu scandita da GNAM, leggo fumetto, GNAM, leggo FUMETTO, GNAM disegno fumetto, GNAM leggo fumetto e ascolto walkman – sotto lo sguardo sbigottito della cassiera. Ma non del pasticcere. Il fottuto pasciccere che non ha mai voluto rivelarmi la ricetta della sua crema pasticcera che io adoravo. Ha chiuso, lo stronzo, e io non ho mai avuto quella ricetta. FORSE, dico FORSE, ha davvero sostituito la farina con la farina di riso. Ma era uno stronzo. Forse non era vero.

Sono sempre stato un adoratore della crema pasticcera. Anche della figa liscia, adoratore, ma prima ero solo un apprezatore, un interessato. Prima c’era la crema pasticcera. Mia sorella sapeva farne una abbastanza buona, un po’ liquidina. Ma insomma io ero convinto che “mia sorella sa cucinare”. E la faceva come i Cattolici osservanti fanno sesso solo per procreare: solo per la ricetta. Ma io aprivo la torta e mi leccavo via la crema! Oppure aspettavo che svuotasse la ciotola e mi leccavo la crema. Questa cosa del leccare mi è rimasta anche per – avete capito; ma con lo stesso entusiasmo, piacere, una cosa che senti proprio aderire la lingua, le labbra: GNAM. Ma niente mia sorella al massimo per il compleanno. E che cazzo, in pubertàdolescenza hai fame e sei goloso sempre. Quindi iniziai con il Cucchiaio d’argento. Credo fosse circa la ricetta di mia sorella. Circa. Non era un granché, o troppo farinosa o troppo liquida. Allora iniziai semplicemente a variare, togli, metti, assaggia. Questa cosa però era SEMPRE per mezzo litro di crema. Continue reading →

Scaloppine al latte (ricetta per la luna)

19 anni fa vinsi una competizione, una “gara di scaloppine” in modo totalmente immeritato, con questa ricetta. Non si tratta di modestia: io avrei fatto vincere delle scaloppine che erano state fatte con tutti i sacri crismi del saper-fare. Il mio è ovviamente un trucco di’impatto che nasconde l’inabilità del cucinare a puntino un piatto semplice. Per cui per chiunque NON sappia cucinare: se volete imparare a fare BENE le scaloppine al “qualsaisi cosa” tranne questo, andate a leggere almeno un buon libro di cucina. Ah si, mica istruzioni dirette: no no, ricetta con considerazioni, sproloquio, prolisso e logorroico. Se no: GOOGLE.

Scaloppine al latte

Usate una padella antiaderente, larga, molto larga. Ma tipo? Tipo 30 cm. Più grande? Ma si, va benissimo. Basta che abbia il coperchio.

Ingredienti

Fettine per le scaloppine: chiedi al macellaio che sa tagliare la carne, oppure studia.
quante? Per quante persone? Ma quante vuoi. Io me ne mangio anche 3 da 120g come niente. Ma grosse quanto? Ma ti ho detto di chiedere al macellaio che sa. Non intendo uno che taglia e basta, ma uno che conosce i tagli della carne davvero, che la sa tagliare, in che verso, con che coltello, seguendo la nervatura eccetera. Quel macellaio li. Se no: studia, io non lo so.

Farina
sale
Olio d’oliva (avrei detto un tempo), una noce di burro
Olio di riso (direi oggi)
Latte intero (dipende da quanta carne vuoi: ma più di due litri non credo eh!) parmalat <– no marchette, è buono.

Se il tuo macellaio non “cura” la carne, batti la carne, lascia quanto grasso ti piace ma in teoria se lavori al ristorante il macellaio ti ha dato delle fettine che non vedono nervi e grasso che corre… se però sei a casa ti becchi gli scarti anche se sei il Conte; prima vanno da loro, poi vengono da noi. Così mi disse lo chef a Cortina quando lo vidi rimandare indietro il fornitore con la coda fra le gambe e un “quella te la mangi tu”. Quindi? Quindi se c’è TROPPO grasso per i tuoi gusti, ne togli un po’.

Infarinare le fettine: hop infarinare, poi appoggiare su piatto, come faceva la mì mamma. Magari lo fa ancora, che ne so. Se invece siete mastro-velocità infarina schiaffa infarina schiaffa infarina schiaffa (nella padella).

Padella su fuoco alto all’inizio, olio di riso (perché? perché l’olio di riso sa di burro in cottura! Secondo me, mica secondo tutti) giusto da non vedere più il cerchio del fondo antiaderente, ma niente lago. Schiaffare (delicatamente, dai) le fettine infarinate. Il tutto sfrigolerà per un po’, perchè in realtà si stanno letteralmente friggendo nell’olio. Se possibile adagiatele in modo che non si sovrappongano che mi da fastidio che si arriccino. Se si arricciano perché vi hanno venduto lammerda, fate dei taglietti ai lati. Se non vi importa che si arricciano godetevi i vostri arricciamenti.

Girare dopo 2 minuti. Girare di nuovo ma prina controllare che si stia adessononmivieneiltermine abbronzando, scurendo, crostolando insomma quando c’è un inizio di crosticina perché era a fuoco molto alto. Ora abbassate il fuoco al minimo, versate il latte in modo da ricoprire tutta la carne e che sia appena sotto la superficie. Dovrebbe presto sobbollire piano. Da quando sobbolle, lasciate il coperchio per 8-10 minuti. Poi togliete il coperchio. Lasciate cuocere a fuoco bassissimo in modo che il latte si consumi (o che si riduca) fino a quando non è più un liquido ma una crema.

A questo punto potete salare.

Prima avreste potuto aggiungere noce moscata. O anche pepe.

Fine. Viene tutta una cremetta. Fa gran scena ma in realtà fare le scaloppine normali come si deve è, per me, un’arte. E infatti il mio premio fu, lo ripeto, immeritato come cuoco. Era la ricetta, semmai, interessante. Se non fate come me che risco a bruciare PERSINO questa roba, dovreste avere un piatto gustoso, con la carne saporita e morbida, anche se non avete la minima voglia di starci attenti.

Moon giuro che una te la posso scrivere da manuale, ma è una gran palla per questo blog! 😀

Conchiglie alla CDC dello chef Stigh Hanzee

Lavoro. In questo momento sistemo testi per un sito, scrivo cacate per social media marketing, sistemo liberatorie di nudo fatte con lei e mi accerto che la modella non-di-nudo (lavoro vero) di oggi si ricordi; nel frattempo sistemo le foto di ieri sempre per cacate social; ma tutto questo avviene a casa mia. Quindi a 2 metri c’è la cucina. Ho messo a bollire le conchiglie (in alcuni posti le chiamano “gnocchetti”) di una marca di grande qualità, tipo 50 cent a pacco. Per ora non si sono dimostrate diverse dalla Garoffalo, sinceramente: ma può darsi che non capisca un cazzo, ovviamente.

foto a caso

Carboidrati a pranzo, con una piccola fonte di proteine. Verdure quanto vuoi, che servono solo a riempire la panza. Questo diceva la nutrizionista. Allora ok, facciamo 80g, pensavo di fare pasta fredda, boh, ora vedo. Ah lo speck di ieri. C’era tanto grasso… beh ok, idea: quando la pasta cucina e la scolo, metto un tot di speck sminuzzato, con tutto il suo grassetto, nella pentola calda, quella della pasta (per non sporcare altro, mica per genio) . Mh. Non abbastanza calda. Allora riattacco il fuoco… ok, il grassetto fa da condimento, così nonsgarro troppo, tic tic, lo smuovo… si scotta … si ok. Mh… Continue reading →

sospetto-telemarketing grazie samsung

Quanto lo lovvo questo servizio? Io lo lovvo. Due secondi fa, suona uno 045NNNNNNN sul cell. Penso due secondi… cosa chi come… cosa potreb… e dopo un po’ “sospetto telemarketing!”. Ahhhh, siiiiii…. godo! Fiotti di piacere intenso.

Questa funzione è inquietante in certi casi: una volta uno mi ha fatto uno squillo per farmi registrare il suo numero in rubrica e questo cosetto mi ha detto come si chiamava senza che io lo avessi in rubrica. Ma mi salva da un casino di rotture di palle! E’ splendido! E poso persino permettermi di prepararmi, nel caso sia sadicamente stronzo e voglia dire “sono un adoratore di satana” oppure “sono ricco, non mi interessa, ho comprato tutto quello che avete”. Ma poi poveracci… ci sono operatori che non c’entrano niente. Allora rispondo una volta su 20, giusto per farli lavorare.

Però adoro questo servizio! Funziona da dio!!!

“il mio feisbuc”

Come se vi parlassi di che foggia di abiti (ah che anzianità snocciolata parola per parola, sentite la muffa? foggia! nientemeno! e abiti … eh? che desueto aleggiare di polvere e muffetta!) sono solito vestire, o che mi piacciono, ecco che vi racconto il mio rapporto con il social network Facebook.

Per quasi 20 anni ho svolto mansioni che di solito, dove si sanno dare i nomi ai ruoli, si riconducono al cosiddetto “amminsitratore di sistema” o sysadmin. Per cui per gente così l’informatica è scienza. Tecnica, naturalmente, ma più proveniente dalla scienza che dal marketing. Su quel pianeta un altro concetto che si tratta(va) parecchio è la sicurezza. E anche di privacy. Ma sul serio.

Inoltre sono “nordico” ed in buona parte ho sicuramente l’atteggiamento “da orso”, non esageratamente espansivo, ma al 100% sicuro che non voglio che tu ti faccia i cazzi miei se non ho dischiuso io l’informazione. Se apri senza bussare, se sfondi la porta e guardi dentro, se tiri su il cellulare e provi a leggerci. Mi stai sul cazzo, ti devi fare i cazzi tuoi.

Quindi figuratevi Facebook. Fino al 2012 sono stato un vomitatore-su-facebook. Per ragioni tutt’ora validissime. La vera utilità di facebook, se escludiamo casi in cui i social davvero hanno dato potere alle masse (paesi arabi, india, alcuni casi di sputtanamenti eccellenti) è direi zero. Il meraviglioso motivo per cui è nato esisteva già prima su siti come classmates o roba del genere. Ma erano poco interattivi… quindi il cambio di tecnologia e di formato è stato vincente. Restare in contatto con i compagni di scuola. Grande. Ma lo scopo vero era “sapere chi si scopa chi”, chi sta insieme eccetera. Lo stato. Ma in ogni caso il suo funzionamento è esporre i fatti tuoi in modo che tutti si facciano i fatti tuoi. Le stesse notifiche mi hanno sempre fatto un po’ ridere e parecchio infastidire, essendo io sempre stato un grande fan del grande capo Eeestiqaatsi: “Gianna ha messo mi piace a una foto” “Luigi si gratta la chiappa” “Francesca ha scritto questo” “Virna ha messo mi piace alla foto di Gigi”. E sticazzi? Ogni volta io con tanto d’occhi chiedevo a tutti “ma perché?? perché esiste? cioé tu entri e dici i più banali fatti tuoi quotidiani? cioé non è che esponi un tuo dubbio esitenziale e arriva uno che è filosofo, un logico, un saggio studioso e confrontate spirito e ragione e… no, tu ti fai il selfi? ma… e… a me…? cosa… boh” Ti fai i cazzi degli altri e parli dei cazzi tuoi. Essendo io probabilmente asocial non ho compreso UAI IN DE UORLDZSSS bisognasse fare ciò. A me piace UNA persona alla volta, se mi piace. E allora mi ci voglio dedicare. Un amico? Una tipa? Un bambino? Un parente? IO E LUI. FINE. Ci ascoltiamo, ci parliamo. Nessuna interferenza, nessuna distrazione. Io ascolto TUTTO e ci penso.

Comunque, ogni volta, chiedevo, non capacitandomi del fatto che lo scopo – dal punto di vista degli utenti – di Facebook fosse quello che tutti mi dicevano, di tanto in tanto chiedevo. E ogni volta “ah.” .

Fino a che ad un certo punto ho deciso di fare un corso di alcune robette sui social per capire quanto sapevo e cosa mi mancava. E tecnicamente non mi mancava niente. Ma mi ha illuminato una certa panoramica generale sul marketing e sul “dietro”. E allora con un misto di sadismo verso la massa e un interesse da “venditore” ho rimesso tutto in prospettiva. Questo però è lavoro. Di marketing. Per aziende.

Come persona, ma comunque per lavoro, ho dovuto “farmi facebook”. Perché? Perché come fotografo contatto direttamente le persone. E molte di queste persone sono giovanissime. E quando qualcuno mi ha detto “ah l’e-mail … quella per farsi facebook?” allora ho dovuto cedere. Il messenger di facebook era diventato più importante di qualsiasi mezzo di comunicazione per una determinata fascia di età. Ma non solo. Farsi un’idea di chi sei. Se non sei nel social non mi fido. Roba di questo genere. Persino roba che suona come una best-practice di sicurezza o protezione della privacy, invece, è completamente distorta: è stata imparata senza comprendere. Fanno una fatica boia a darti l’indirizzo e-mail. A te, personalmente, da persona a persona. Chissà poi cosa fai. E cosa cazzo farò mai? ti scriverò una e-mail. Manco sai cosa sia lo spamming, ammesso che ti disturbi. Ma tant’è, succede così. SMS niente, perché costano. Whatsapp devi avere la connessione e “ho finito internet” (al DARPA e al CNR si preoccuperanno, non se l’aspettavano che lo finissi tu) … e quindi.

Poi una volta usato per carità, ho resistito poco. Ma io non sono “da facebook” … per cui ovviamente “il tuo facebook è nosioso” potrebbe essere anche il mio adesivo. Ma non ha grande importanza. Ogni tanto sbotto con le mie esternazioni. Per il resto mi serve per farmi taggare quando modelli e modelle mettono fuori le mie foto. E di tanto in tanto lo uso davvero per lo scopo per cui FB è stato creato: mantenere i contatti.

Una delle cose che devi imparare sempre con i social è che non sono internet. Sono SU internet. Sono ospitati da internet, Si muovono attraverso internet. Ma non sono internet. Lo scopo principale è racchiuderti in un sottoinsieme ben delimitato di internet per targettizzarti e profilarti. Ora ci metto un bel chissenefrega. Quello che interessa è che non è tuo. Facebook non è tuo. Tu sei un ospite. Se decidono di chiudere domani, ogni tua attività muore.

Per dire, qui su wordpress, ammesso che sappiate farlo, potete in qualsiasi istante fare un backup locale a casa, montare wordpress su un hosting vostro et voiltà siete di nuovo online con gli stessi identici contenuti, commenti compresi se non ricordo male.

Una bella differenza dal “fare il backup del orofilo facebook” no? Dopo dove lo monti quando lo hai?

Per cui per quello che mi interessa davvero io sto aspettando di sentirmela di fare un sito web. E poi usare i social per linkare linkare linkare. Le policy sono tue, o perlomeno sono quelle degli Stati, quindi #freethenipple forever. E allora lo uso così, come aggregatore, per alcune robe che mi interessano. E per seguire alcuni clienti che lo devono usare, sapere cosa sto usando.

Ma siccome sono una pigna in culo io non accetto gente che chiede l’amicizia E NON TI PARLA. Ma che cazzo vuoi? Chi sei? Perché? Magari li saluti. Niente, silenzio. Ma fottiti. L’ho scritto in gigantesco sopra. Lo stesso. E allora fottetevi. Aggiungono per venire a vedere. Ma se è privato e non ti conosco, allora vuol dire che minchia almeno mi devi salutare.

E poi.

Chiunque sia un professionista singolo, con clienti, dovrebbe capire da solo che dare allegramente l’amicizia ai CONCORRENTI non è una buona idea. Perché i concorrenti non faranno altro che contattare al volo i tuoi clienti. Paranoia? Con Instagram non ci sono controlli granulari della privacy, liste, eccetera. Un tipo si è fatto tutta la lista delle mie modelle e le ha contattate una dietro l’altra dicendo “ho visto che hai fatto foto con CG! vieni anche da me?” come se ci conoscessimo bene e potesse usarmi come garanzia. Il pezzodimmerda. Ma la fatica che io ho fatto a guadagnarmi la fiducia di persona, con la mia faccia, fermando la gente PER STRADA, tu non te la sei fatta stronzo. E quindi voilà: non è teoria, non è paranoia. E dopo un po’ ho visto che anche gli esperti di social lo hanno detto “ok, sappiamo che dovremmo dare l’amicizia a un sacco di gente… ma darla ai concorrenti ha questo svantaggio e quindi non fatelo”; ma va?!!!!! Dopo 6 anni?!!!! Ho visto che i buoi erano su un altro pianeta quando hai chiuso il cancello.

In generale chi sia “cresciuto” su internet da quando era quasi solo per universitari e nerd (salve) sa quali siano le dinamiche comunicative in ambienti community. La netiquette è nata per i newsgroup usenet, parecchio prima dei forum, parecchio prima dei social. E i moderatori c’erano, i regolamenti c’erano, i flame, gli offtopic, gli spoiler sono nati li, e un sacco di gergo, compreso il “newbie” (divenuto NABBO oggi… senza sapere manco come mai) e forse persino il “bimbominkia”… salvo che sono gli stessi interessati a definire così gli altri. Tutta questa roba è peggiorata. Molti ambienti che erano di crescita non esistono semplicemente più. Io ho imparato molto. Ho chiesto, studiato, capito. Tutto senza spendere un soldo, e direttamente da altre persone, sconosciuti totali.

Per cui mi risulta molto strano il mondo delle community nate per uno scopo classico da college americano: la popolarità. E ne ha tutte le caratteristiche, compresa l’esclusione, il bullismo, la centralità dell’apparire.

Basta, ‘sto post me lo trascino da tre giorni e forse quando ho iniziato volevo dire davvero qualcosa, ma ora non sto dicendo un cazzo.

Ciao zuk!

 

sto diventando grande?

Ha posato per me, nuda; ancora. Lei. Come mi ha detto, sinceramente “poserò per te sempre“. Le piace, la lusinga, si sente bene, si sente figa, si diverte? Vedremo, ancora non si capisce. Ancora non capisce del tutto e si infastidisce per chi le dice “non sembri tu, di persona non sei così!” – persone – dice – che l’hanno vista nuda. A denti stretti e dopo mille parole, ha smesso di considerare queste cose come degli insulti, come se non fosse bella. Le hanno letteralmetne chiesto “ma come mai sei così? Tu non sei così di persona”.

beh ottima, davvero ottima.

Non glielo volevo dire come andava detto. Ma se n’è accorta. E allora, anche se sta un po’ troppo ignorando che fa l’amica e modella con uno che quando era riamato la amava fino al midollo, me l’ha tirato fuori: digli pure “perché il fotografo mi ama ed è così che mi vede”. Non faccio così solo se ti amo, ovviamente… ma io di lei mi sono innamorato e quindi quello che faccio, di vedere come altri non vedono, di voler riprodurre quello che ho visto io e che si presenta solo in alcuni momenti, sotto una certa luce, con una certa reazione, da un certo angolo… con lei ha 100 volte più dettaglio. Sento ancora che per me posa e per altri no.

Però ecco: oggi è stato interessante ascoltarmi. Come mi sentivo. Ero diviso in due: ma come professionista ho attinto all’uomo. L’uomo è stato solo a guardare il professionista, mentre stava su una panchina in un autunno nebbioso ad aspettare di morire. Ma questo non cambia. Lei, quella lei lì, non esiste più, è morta. L’uomo si ricordava di come potesse essere quell’involucro di donna. E si è fatto il meglio possibile. E con piacere, credo, di entrambi. Bipolare? Continue reading →