ah si, tipico di lei

Questa è la seconda volta che qualcuna dice di lei che sia “tipico di lei” quello che ha fatto a me. Il tiramolla. A qualche livello di me, dentro, c’è un sempliciotto che dice “ehhvabbéèèè chessarammai: jepiacercazzzo, soggiovani, lasciala sfogànnoooòòò?”.

Ma si, in parte si.

Lei mi dice “non dovresti amarmi, non dovresti amare una come me, sono anaffettiva“. Ha imparato questa parola negli ultimi mesi I suppose. Certo, non dovrei. E dovrei non-volere. Ma checcazzoviprende a tutti? I sentimenti si sentono. Si provano. Fine. Non si sceglie. Puoi dire a qualcuno “AMA!” tanto quanto “SOGNA!”. E così il suo contrario. Non hai potere sui sentimenti, la volete smettere?

La modella di oggi la conosceva, avevano, anni fa, due fratelli come ragazzi (morosi). Il suo rapporto con lei era di “odiare la suocera”. Fine. Ma quando le ho accennato – era interessata al fatto che l’amassi ancora – che durante il nosto annetto mi ha lasciato 234792387 volte, ha detto “ah si, tipico di lei”.

Mi è riecheggiato quello delle prime due volte, arrivato dal mio amico A che se lo è sentito dire dalla modella X, che la conosceva; anche lei “ah si, tipico di lei“. Vi vedo guardarmi con l’occhio di pesce, quello “ma allora sei coglione”.

Si, lo so. Ci sono molte cose di lei che sono terribili per un altro essere umano. Ma resta il fatto che per altre è un usignolo della gioia. E che si adatta ad alcune cose di me,  fa suonare le mie corde più interessanti e vive. Alcune, non tutte. Ma sono corde che mi interessano. Che mi fanno smettere di fare il mio dovere, per dire. Per stare con lei e cercare di farla stare bene e rendere felice.

Ok, volgete tutto al passato. Il nostro accordo sembra funzionare.

Ad ogni modo l’Ultima-Volta ha detto “sono cambiata, ho deciso che non farò più sesso con uno di cui non ho prima consciuto bene i difetti”. Io ho riso molto forte. Quando ha voglia ha voglia e non la ferma che un diniego. Che comunque la indispettisce e le fa cercare altrove.

Ma volgiamo al passato anche questo.

mi piacevi

Tra i vaffanculi che salgono ai cieli in canti di giuoia ci sono quelli dedicati al “mi piacevi”. Al passato. “Una volta mi piacevi”.

In particolare ricordo quelli di uno dei capodanni peggiori della mia vita. Ne ricordo alcuni, ma questo è sempre scolpito nella mia mente (età attorno ai 18 ma non so quanto prima e quanto dopo).

Per questa volta non ve lo racconto tutto. Ma in quella festa mi ritrovai con tre, ho detto TRE tipe diverse che mi rivelarono “sai quando eri a scuola mi piacevi“.

inni di gioia si elevano al cielo

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il suo odore nella mia sciarpa

sniff? GNAM!

Metto la mia sciarpa. Ok, il “collare”. L’ho lavato l’altro giorno perché lo avevo messo dopo la palestra: sono sicuro che sia pulito.

Ma sa di lei. Cioé io proprio l’ho messo su, ho inspirato e mi è venuto duro, in 0.0005 secondi mi è venuta in mente spalancata, inarcata, collo da sotto e mento in alto mentre “mi viene in bocca”, vorrei dire così. Adoravo sentirmela venire così, era bellissima… ma il suo odore, proprio quello del suo sesso… ora mi viene il dubbio. Forse era l’odore della mia saliva con la sua pelle e qualche profumo.

Per un paio di anni sono stato convinto (mio dio che stupido, mi sono sentito come un vero esponente del popolo di Mens’health, roba da seppellirsi vivi) di percepire l’odore della fica. Non sempre. Ma di sicuro in alcuni specifici casi. Sbagliati, sia chiaro. Anni fa era la figlia del boss dove lavoravo. Lei arrivava, era chiaramente in età e in calore, e secondo me si sentiva. Ovviamente no, puttanate.

Ma nella mia mente restava quel ricordo (sbagliato, memento homo). Continue reading →

l’accordo: ricatto con simpatica molestia

Side I – the Deal

Quindi dopo aver avuto mal di pancia per metà notte, aver ceduto al non-alzarsi (mio danno: sono un professionista e la pago) per 2 ore, sempre con il mal di pancia, ho compreso dall’infinito che non c’era grigio fuori. Dal 2012 sono in grado di percepirlo anche in un cubo di cemento sigillato: so se fuori c’è il tempo di merda che quando ti alzi dici fuck, torno. Compreso che non c’era, vista la smilza che miagolava per avere qualcosa, ho sollevato il culo. Avevo cotto della zucca a vapore. Tanto con l’alito che sentivo di avere avuto fare colazione mordendo tartufi sarebbe stato come un colluttorio alle rose. Quindi zucca lessa a colazione, qualche cubetto. Verdura. A mezza mattina, senza aver bruciato e con zero intenzione di bruciare: dovrebbe andare. E la chiamo. E non risponde. E parte la segreteria, di nuovo, pure con la Iliad adesso. Secondo me non lo sa. Del resto chi è che a 20 anni telefona ? Esco e riassaporo una passeggiata con una giacca che credevo di aver impregnato di terrore, sudore terrorizzato. Ma l’ho fatta sistemare, rilavare: è nuova, profuma. E non è una giacca vera e propria… è un po’ da fricchettoni, un po’ patchwork sui toni dell’arancione. Ho mal di gola, quindi collare. Mini passeggiata lenta, lentissima. Respiro (qui si può) a pieni polmoni, piano, cammino piano, sento i raggi di sole. E mi ricordo in quale condizione economica e lavorativa sono. Non diversa da quando ero nel terrore totale. Stavo così. Ieri lei mi ha rimesso esattamente li, a 5 mesi fa. Quindi respira, respira, respira, piano. Vado al bar, riprovo a chiamare, mi faccio un caffé. Penso alle interazioni tra ingredienti e anche che col caffé non ce la farò mai e  chissenefrega. Lo bevo, fa moderatamente schifo. Ancora arietta, sole, cammino piano: mi sento vecchio. Ho bisogno di pace in quel momento. Richiamo, niente. Continue reading →

sono un disastro

Una nuova valanga di tremore, mal di stomaco. La mia micia mi chiede un coccolo, ma non sa lasciarselo fare. Si allontana.

Ieri un nuovo tuffo nel dolore, ieri sera/notte. Mi ha mandato una “vignetta divertente”, rappresentante una tipa incazzosa che minaccia qualcuno mentre la portano via con un commento sul genere “io quando qualcuno ha una idea diversa dalla mia”; era autoironia, la sua. Mi chiedeva “ti ricorda qualucuno?”. E io le ho detto che si, mi fa ridere, ma anche piangere. Che quando vuoi quella bestia li te la prendi tutta, che graffia ma che fa anche le fusa. E lei “ma mi riferivo a me, non a te… intendevo che sono io”. E io … “lo so. E ho detto che ti avrei accettata anche per le cose che mi facevano incazzare, anche per quello che non mi piace, siamo persone, non siamo perfetti”.

E da questo è rispuntato un casino. Mi contattava per? Boh, per parlare dei “maschi che sono tutti uguali che la trattano male e poi si pentono ma scusa non potevate trattermi bene prima?”

Io non posso dimenticare che la mia era una reazione. E lei non accetta che sia chi riceve a decidede cosa sia offensivo per sé e cosa non lo sia. Avrei potuto dire le sue stesse parole, verso di lei, e non le avrebbe accettate, non avrebbe capito: sei tu che la prendi male, non io che ti tratto male. Stesse parole sue per me.

Per me ha iniziato lei.

Per lei no e questo la fa incazzare e quando parte con l’incazzatura arriva un’ondata di rabbia che mi investe.

Poi le ricordo “hey, ma cosa vuoi? So che non mi ami più. Mi vieni a parlare degli altri tizi? Per me possono morire tutti male, subito, all’istante, anzi, che gli si stacchi il cazzo e poi chissenefrega”. “Voglio parlare normalmente”. Le devo ricordare di nuovo no-amici, che io voglio voglio la lei che era attratta, che mi amava, che desiderava, che voleva me. Non un’amica. Che poi mi parla di altri cazzi.

“Tu hai problemi coi sentimenti” (perché la amo)

“non puoi amare tipe che amavi 25 anni fa” (perché per me l’amore è eterno, anche se ovviamente si mette in un angolino)

“devi farti aiutare” (perché soffro per l’amore perso, come chiunque: se andassi da uno psicologo mi direbbe “hey carissimo, il lutto per una perdita è identico per la morte quanto per la perdita di un amore: ti attacchi, aspetti”. La mia dottoressa, che ne sa?

Ma perché succede? Perché mi tormenti se sai che io ti voglio tutta o niente? Ti accetto, anzi, sono onorato di averti come modella di nudi. Riesco. Il resto o tutto o niente. Ti posso aiutare se sei proprio in merda, se non hai nessuno. Per il resto …

Ma adesso sono sconvolto, ho dormito da schifo, tremo ancora. Mi ha riportato indietro di 5 mesi, nel pieno del dolore. Tutto questo accadeva via whatsapp. Vorrei guardarla negli occhi, parlarle di persona, di nuovo, capire : perché? Perché fai così? Mi vuoi vicino? Mi vuoi perdonare? Mi dici che non riesci. Ma perché dovresti, mi chiedo? Se mi desiderassi sarebbe un buon dubbio. Ma se non mi desideri, perché devi perdonare quello che non riesci, che ti sta sul cazzo, che odi?

Cosa vuoi? Di nuovo. Un amico non puoi. Quindi cosa vuoi?

facciamofintache

immagine a caso

Naturalmente dopo che le ho chiesto ti prego, ti prego non trattarmi come un amico. Ti amo, ti darei la vita. Ma non di meno. L’eccezione, vista la lusinga “per te poserei sempre” che è scolpita nel mio cuore e registrata (pubblicamente), è farmi da modella di nudo. Potrei morire domani e oggi scattare foto di nudo, non mancherei per nulla al mondo a questo impegno e lo compirei se possibile addirittura con maggior passione ed impegno: tutto l’impegno sarebbe chiaramente 100% “sul pezzo”, tanto domani si muore. Si lo so che siete tutti con comesenoncifosseundomani in bocca. Ok, ecco, questa volta ci sta.

Naturalmente dopo che le ho chiesto non trattarmi come un amico, io provo questo, ti prego non chiamarmi per fare qualcosa che può fare qualcun altro, ma solo qualcosa che puoi fare solo con me, perché vuoi me. Se hai bisogno di me, io sono qui. Ma se hai bisogno di qualcuno, per favore prima gli altri. E’ l’unico caso in cui “l’ultima spiaggia” mi sta bene. Continue reading →

La ricetta del giorno: pollo al forno

Ingredienti per me in persona.

Prendere una confezione di sovracosce di pollo in offerta.

Schiaffare il pollo in forno, salandolo in modo esagerato da una parte, perché mi andava di farlo, in particolare dalla parte senza la pelle.

Ad una certa estrarre il pollo.

Mangiare il pollo.

Oldani mi fai una sega a due mani. Anzi, coi piedi, come dice la mia amica.

mi piace scrivere in rosso

cercando questa ho trovato una delle mie! in TUTTE le agenzie!!!

Sono una persona volgare. Scurrile, più che altro. Uso il turpiloquio. Mi sono tenuto lontano dalla bestemmia per quasi tutta la vita, nonostante qui sia come espirare. Privatamente, da qualche anno, eccedo, ai massimi livelli, anche in questo, solitariamente. Tiritere blasfeme ed ingiuriose, vilipendio assoluto a tutta la sAntissima tRinità e parenti. Uno schifo. A sentirsi, più che altro. Ma non mi sente nessuno.

La mia scurrilità però è percepibile. Sono diretto, in alcuni casi, al massimo. Non voglio una parola carina sostitutiva. Ma naturalmente la forza delle parole sta nel non eccedere.

In adolescenza mi accorsi di eccedere. Con un amico avevamo procurato una videocamera e andando con la sua auto a zonzo io videoriprendevo la gente e la “doppiavo” in diretta. Cazzate, ma non era questo. Quando l’ho riascoltato mi sono accorto di quante parolacce io dicessi in modo completamente immotivato. Non servivano. Non erano sostantivi, non erano aggettivi. Erano robaccia buttata a pioggia sul discorso senza costrutto alcuno. Un po’ come fare sempre le standing ovation oppure dire “eccezionale” e “straordinario” quando di eccezioni non ce ne sono e per quanto buono, comunque è ordinario. Cambiai molto. Continue reading →

bioritmo dellammerda?

Credo ci siano degli orari in cui ho più voglia di non-esistere e di smettere di soffrire come non-amato e privo-di-speranza di altri. Forse dei giorni. Ma ho il sospetto siano anche degli orari.

Non credo sia la prima volta che esprimo questo dubbio.

Avrei un modo, una specie di contapezzi, come si dice in gergo, per cercare di averne almeno un’idea. Quando hai tanta tanta voglia di premere quel tasto, lo premi e viene registrato. Quando non lo premi o lo premi poco… allora viene registrao meno… e magari hai una vaga misura della frequenza, ripetititività, orario… qualcosa. Ma dovrei essere vicino al PC, tanto tanto.

Servirebbe un’app! 🙂 Premi il tasto quando stai tanto di merda. E poi hai le tue statistiche.

Tanto per dire: ok, sono 3 anni che all’inzio di novembre verso le ore medio-pomeridiane stai una merda, ma peggiora molto in caso di … eccetera.

Così, tanto per saperlo: vai a dormire. O boh. Trovi una cosa in cui sia impossibile pensare?

mh.

non so.

volevo regalarti un anale duraturo

Grazie, è veramente bello.

“Sai il giorno che ci siamo lasciati (no, mi hai lasciato) volevo farti un regalino sessuale, ma non ce l’ho fatta, mi sentivo troppo male, mi stavi trattando di merda da giorni”.

Il punto del contendere è questo, signori. Io in quel momento, lo ricordo, stavo pensando che era lei che mi stava trattando di merda da giorni e che io stavo restando troppo zitto. E poi è successo il disastro e tutto il resto lo sapete.

“Non vogliio sapere di cosa si tratta, visto come siamo messi eh?” dico metnre andiamo a mangiarci roba cinese al parco. Continue reading →