qualità di ascolto necessaria

Uno dei problemi con la musica che ascolto è che richiede qualità. E’ sempre stata piena di bassi e di colpi secchi. Se hai una radio da cucina o uno speaker per computer, senza sub (non che serva il sub: serve il sub se hai un sistema di speaker per pc) non sentiresti che bordello. Niente profondità, pienezza, morbidezza, separazione dei suoni, pressione sonora. Certo, nel casino che ascolto spesso io parlare di “morbidezza” è difficile, vista la quantità di suoni taglienti.

Ma non importa, potreste ascoltare la stessa musica che ascoltate di solito voi. Ed accorgervi che nell’originale, se lo ascoltate come lo ascolto io, c’è un BOTTO di roba in più, di pieno, di avvolgente. Di vibrazione.

Il basso non si sente e basta. Si percepisce. Se ti vibra la cassa toracica, lo sterno, non va male. Se fossi in presenza di un contrabbasso, con archetto o pizzicato, tu non lo sentiresti e basta, ma vibreresti con lui. E così una batteria, naturalmente. Quando la grancassa dà il colpo, tu senti il casino, si, ma senti anche la vibrazione. Una di quelle belle robette che mandano ai matti i vicini e che quando ce l’hai poi dovresti insonorizzare la stanza.

Ad ogni modo un buon tecnico del suono di solito prevede che la tua musica, quella che produci, si possa ascoltare su un impianto medio, alla radio, eccetera. Continue reading →

un granello di polvere in terra

Sono circondato, letteralmente, da libri. Certo, per la maggior parte non sono miei. Certo alcune sono vecchisime enciclopedie. Certo, alcuni sono manuali di cucina.Certo un sacco sono vecchissime riviste. Molte opere sono puramente grafiche ed alcune, poche per dire il vero e per quel che vorrei, sono fotografiche. Tantissima illustrazione per l’infanzia. Quintali di dvd. E una quantità di narrativa fantastica, di un certo tipo, con un filone noir, con ambientazione ottocentesca, oppure libresca. Favole. Comunque molto crime. E poi fantascienza, fantascienza. Quella che non ho dato via. Che non è poi tanta. E la roba che devo ancora leggere. Che è troppo, anche se non è tantissima.

Attorno alla mia postazione, sopra, a lato, libri. In entrata libri. Narrativa per ragazzi. Cataloghi della Elekta, della Letraset persino! Letraset!!!! Volevo leggerti qualcosa, un altro incipit. Ma niente è alla tua altezza. Sarebbe solo un esercizio per far risuonare una voce di un testo a caso. Non rispondere, non qui. Il post va bene qui, ma non noi, noi siamo noi. non rispondermi qui. Mi sento così, una piccola cosa vergognosa. So leggere, ecco. Questo mi sento di dire. Salve, ho imparato a leggere decentemente alle elementari. Rispetto a quanto puoi aver mangiato con gli occhi la testa ed il cuore, questo mi sento di poter dire. Posso prendere in mano un testo e riconoscere i caratteri, le parole, la punteggiatura, metterla assieme, comprendere almeno il livello di significato primario. Ansia da prestazione letteraria? Che sia solo il giorno sbagliato? Penso quasi di tirare su un Murakami sbagliato, tanto per stare un po’ sopra la mia media di letture. Che nemmeno lo sono più. Un libiro di cui mi sono segnato il titolo qualcosa come 12 anni fa, credo. Che ho comprato e non letto. E’ qui a fianco a me, da tanto. Ma è più falso del Pinocchio, che era un vero gesto spontaneo, una cosa mia, che fa davvero parte della mia vita.

Penso a Gassman, ti leggerei l’elenco del telefono. Una ricetta. Ma non sono Gassman, nemmeno l’esercizio di stile mi posso permettere. Mi sento vuoto. Un nulla. Se fossi forma, potrei venire a prendere il contenuto, la sostanza, da te. Ma non sono forma. E la forma non ti interessa. Sono solo una persona. Mediocre. Ti posso dare questo. Ma volevo farti un piccolo regalo di mezzo pomeriggio. Solo che ogni cosa che vedo attorno a me e dentro di me, mi sembra il nulla. Certo io sono un po’ scemo. A quello posso attingere. E anzi, mi viene in mente il fondamentale libercolo. Solo che non so dove sia. Uff non lo trovo. line non c’è. Cercando ho trovato altro, per altre persone, Un tipo che mi aveva chiesto di imparare tutto dei fotografi nel mondo. Ricordavo il volmetto… ma poi mi sono perso. Era Taschen? Era Phaidon? Uno dei due… costava poco… c’era molto… ma dov’è? Eccolo, per cercare per te, ho trovato per lui.

E ora vorrei mandarti una cosa piccola. E non so quale sia. Ma forse ho una idea scema. Mi piace ma… non so se si faccia. Si fa? No, forse questo non si deve fare. Una cosa tua, leggerti una cosa tua. No. Non si fa. Mh… cercacercacerca.

Mh. Beh questo non fa schifo. Ma non è all’altezza. Beh ma è solo merenda, dai. Facciamolo. Arrivo. Qualcosa voglio fare. Qualcosa. Da me a te.

ho fermato una fotografa

SantaCleopatraVergineIngravidataDalRamarroViola. Nel mio abituale StreetCasting (fermo la gente per strada per sapere e vuole posare x me) ho fermato una tra la frutta e la verdura. Sempre ad istinto.

Ma ora il signor Gugle mi ha detto che costei studia all’accademia del salcazzo bella arti, pubblica nientemeno che su 500px (ok, tipo 10 foto) e con i controcazzi che io me lo sogno. Certo, si tratta tutto di fotoritocco, lo so. E’ un grafico, più che altro.

Ma io non sono un grande fotoritoccatore. Zio amanuense, questa roba mi mette in soggezione. Ehvabbé. Pure una delle mie modelle che torna spesso, poi scoprii, era fotografa e videomaker. Ma torna e mi dice “bravo fotografo”. Ma che ne so. E’ che io ho gli occhi. La roba che fa questa tipa è formalmente impeccabile.

Zio astruso. Santantantnanatnantntantangelo!!!!

Torno a sgobbare và.

Schopie: fottiti.

Lei, inconsapevolmente, ed in modo errato, mi cita il pendolo di Schopenhauer. Ma al posto di “dolore” dice “desiderio”. Ed elide del tutto la parte della gioia (fugace), che, citata, liquida (lei, non Schopie) come illusione. Ok, ok, respiro. Siamo così noi idealisti. Vogliamo che ci dimostriate che è il contrario di quella brutta cosa che diciamo. Quella che vediamo è brutta. Voi dite che sia bella. Dimostratecelo, diciamo. E lei non è da meno.

Ma no, caro Schopie. La vita vera è la permanenza nel soddisfacimento del desiderio, nella consapevolezza del suo valore, nel suo godimento. La sopravvivenza senza tensione al raggiungimento del senso o scopo che ci siamo prefissi si, potrebbe (ed è comunque qualcosa) svolgersi tra quelle due oscillazioni.

catene di donne (52ma puntata)

Mamma, donna, ragazza nei casini. Ha sentito il grido di un’altra giovane donna. Mi chiede “sei sicuro che ignorare gli altri non faccia male a te ?”. Vero. Verissimo. E poi i dubbi non sono sciolti, ma accantonati, no?

Il danno è ragionare da ex. Bisogna ragionare da essere umano. Da uomo. Pure da padre e da zio, quel ruolo che in parte lei mi ha assegnato. E nei modi che la sua età le concede.

Le seghe mentali sono seghe: si fanno da soli.

I ragionamenti, le discussioni, includono altre menti, altri cervelli, altri dubbi. Grazie. Così attraverso un maschio (non voglio dire un uomo, sono un uomo? sono un fantoccio, un manichino che tenta ti stare dritto contro la bufera) una ragazza ne aiuta un’altra. Tende una mano, fa una carezza sulla testa di una figlia che altri non riescono a curare bene.

Se non si spezza, questo anello debole che sono io, è comunque un anello: una mano di una donna è stata tesa ad un’altra. Un piccolo pensiero. Una gocciolina. E’ servito. Grazie.

Non sono io che sarà più felice, ma almeno sarò meno infelice per un’altra ragazza persa. E non sono un prete. Non è la quantità di cazzo che una si infila a renderla persa. Ma il modo, il motivo, quello che le resta dopo.

Ancora una volta sono strumento, osservatore di vite.

fuga per la salvezza, codardìa, caos (51ma puntata)

Cronaca di una parabola di delirio. Il pomeriggio ha preso una piega brutta. Forse uno squilibrio con gli psicofarmaci, forse il tempo grigio per metà giornata. Ma qualcosa prendeva male. A pranzo lei ha chiesto dai dai dai vediamoci pranziamo. Si annoia, penso. Chemmefrega, ok, pranzo in compagnia. Aveva rifatto l’assicurazione, poi sarebbe andata a prendere l’auto. Prossima settimana deve posare, quindi mi premuro di ricordarle alcune cose e osservo che ha una pletora di brufolazzi sulla guancia e lei mi dice che si possono eliminare con la “pulizia del viso” … ma non mi risulta. Solo che non sono un estetista (come non lo è lei del resto) e quindi boh, sentiamo, dico, subito, andiamo da K che lo sa. Ci andiamo. Non era vero e comunque richiede giorni. Non ci stiamo dentro. Hey ma ormai è ora di prendere l’auto mi accompagni? Sono di strada. No problem. Le faccio benza, prende la sua macchinetta, ciao. Giorni fa mi aveva rivelato di aver fatto sesso col suo bisonte in un modo che io adoro, ma la conformazione del cazzo è differente, con lui bla e bla. Sono colpi che io incasso, ma ci metto un po’. Razionalmente si fa presto a ricordarsi che come non si diventa alti così il cazzo che hai ti tieni. Ma per chi non ha autostima la fatica è più grande. E ricordiamoci: non sono un computer, non sono un angelo del signore, sono un essere umano, un discendente dalla scimmia. Ci metto un po’. Ma mi passa. I mille segni che la ragazza che amavo è estremamente – e forse solo – superficiale si fanno sentire sempre più. Io queste cose le adoro, ma non voglio solo quello. E non la disprezzo. Ora verrà, il dunque. Continue reading →

Pussy worshipper

26-9-2015 – La micia mi comanda. Essa si siede su di me quando legge nella mia mente che io devo uscire. Essa sa. Essa vede.

Essa sinuosa cambia il posto dal mio zaino fotografico (luogo che non dovrebbe essere peloso ma che lei SA di possedere, come il resto della casa) e si sposta sulle mie gambe e appoggia il musetto sulla zampina e sull’altra mia gamba. Si adagia, morbida, socchiude gli occhietti, mi guarda con gli occhi de “el gato” (cit.) e si mette a dormire.

Se io dovessi uscire, sarei il piùschifoso degli abietti bastardi spostatori di gattine. E invece io sono un suddito fedele della micia. Essa mi comanda e io obbedisco al suo peloso volere. ❤

Dell’altra pussy sono comunque un fan sfegatato. Sono entrambe così belle 🙂 ❤

  • Nota del 2019: e siamo a 100 post in bozza.

stanno tornando i gilet?! macchéddaverodavero?

Post iniziato 19-12-2013

Per qualche motivo negli anni ’90 decisi di NON buttare via i gilet che acquistai nella fine degli ’80 con in testa l’idea che stavo ancora facendo le medie… insomma probabilmente i gilet andavano negli anni ’80, ma dove sto io le mode sono più lente (o lo erano).

E così feci anche con una serie di jeans (non blu) che non mi stavano più: pensavo che in fondo le ossa erano quelle e che prima o poi.

Ma sono passati così tanti anni che osservandoli pensavo al fallimento, uno dei tanti della mia vita di essere mediocre. “Distante della mediocrità” mi risuona sempre in mente Carmen Consoli… che mi ricorda che si, che la mediocrità non è bella, che fa schifo, che fa schifo alle donne interessanti, interessanti per te in qualche modo, che siano salottiere o da bungee jumping. Distante dalla mediocrità io non sono. Sono distante da alcune cose, ma non dalla mediocrità: io sono la mediocrità. L’eccellenza è merce rara. E la bassa lega è merce diffusa.

Ma torniamo ai gilet! Quando iniziai questo post, nel 2013, mi sembrava, osservando i ragazzini e la moda di quel momento nella mia zona, che stessero tornando! E lo trovavo un po’ buffo. L’ho sempre trovato un po’ buffo, un po’ teatrale e un po’ travestimento, persino quando li mettevo io.

Sono passati 5 anni. E no, non era daverodavero.

 

E con questo siamo a 101. Le bozze diminuiscono.