L’immotivato romanticismo di un’allegra pessimista (la teoria del decollo).

Niente di più appropriato, oggi.

Avatar di tiasmoprima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Ma sei proprio sicuro che io ti piaccia così tanto? Guarda che mi sveglio di buon umore, con me non funzionano tutte quelle gustose battute che vanno tanto sulla dipendenza da caffè, sui referendum per decidere se dividere il corpo dal letto, dove vince il no. Io mi sveglio, mi alzo e addirittura parlo, a volte comincio a chiacchierare ancora tra le coperte. Ma non racconto i sogni. E resto interdetta quando qualcuno mi dice “sai, ti ho sognato stanotte” senza specificare come, dove e perché. Ecco lì io mi immagino sempre di essere stata protagonista onirica di uno snuff movie. E poi comunque raccontare i sogni non rende.

Sono così démodé, non mi dà fastidio chi applaude in aereo, all’atterraggio. Lo so, va forte odiare gli applauditori aeroportuali, per me è da cinici. Il cinismo è l’esperienza senza empatia. Ti sale quando hai dimenticato quanto è difficile essere l’ultimo…

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riso integrale con DELLAROBA #201923498723

Ricetta per due piatti. Abbondanti. OK vegani.

Ciotole.

Oppure uno che mangia troppo.

Ingredienti: desumeteli dalla ricetta.

A pranzo devo/posso fare “carboidrati e una piccola fonte di proteine” e “verdure servono per riempire la pancia”.

Faccio con quello che ho. Prendo una tazza, di quelle da cioccolata calda, e la riempio di riso integrale (meglio se integrale, dice la nutrizionista, pasta o riso … che ovviamente costano un bottazzo di più, anche se poi guardo nel pastone del cane e a me sembra tanto integrale quella pasta lì). Schiaffo a bollire in acqua un po’ salata.

Nel frattempo: padellazza bella larga sul fuoco medio, a fuoco alto. Olio… questo è il problema. Il massimo consentito sarebbe un cucchiaio; ma non riesco proprio a far toccare l’olio a tutto… ‘sta volta verso più abbondante. Attendo che sia piuttosto caldo.

Ci metto una manciata di pepe del Sichuan, stando ben attento che sia proprio DENTRO l’olio: questo è fondamentale. Deve prendere una scottata, possibilmente spaccarsi. Poi una manciatina di sale sparso.

Intanto prendo tutti i cipollotti che ho e zic zic zic taglio a rondelline micro, anche la parte “erbosa” se è fresca, se no butto via. Aggiungo tutto e spadello un po’: cipollotto e pepe del Sichuan devono essere toccati dall’olio caldo. E spadella che ti spadella. Poi? sei sette olive taggiasche. E spadella. Hop hop. Intanto controlli il riso. Evvai non l’ho fatto attaccare al fondo! Perché io sono capace di attaccare pure quello che bolle eh! Ce la posso fare.

Poi? Mh. beh quello che si deve scottare si scotta. Fatto, spengo il fuoco. Ho una confezioncina di pomodorini datterini. Tutto molto vezzeggiativamente diminutivo in questo rosso pomodorar che m’è dolce in questo mare. O circa. Comunque taglio almeno in 2 ogni pomodorino che deve rimanere fresco, non cucinare. E schiaffo nella padellazza. E spadello. Spolverata di curry (all) Over The Top. Mentre aspetto questa mossa del curry si fa sentire fino in soggiorno (ok, la mia casa è di circa 67mq, cucina e soggiorno sono solo una stanza separata da un muro in due… ma deve almeno fare il giro del corridoio).

Ad una certa (come dicono igiovanidoggi) il riso è cotto. Lo scolo. Non la malattia. Eseguo l’operazione con lo scola pasta che separa il riso dall’acqua che fu bollente. Poi schiaffo tutto il riso nella padellazza. Gli do una mossa, una mescolatina. Continuamente mi chiedo “ma le proteine?” e ok, ‘stasera mi mangerò le proteine.

Mi siedo davanti a BOING (safe zone) con la mia ciotola. Degusto? Si, funziona. Un po’ troppo olio. Il pepe del Sichuan si fa sentire, ma meglio di tutto è cercarlo e morderlo, spezzarlo e fargli sprigionare quella pazzia di gusto strano che è acidulo e profumato quasi di fiore. Buono! E il resto è gran cipollame. Ma buono.

Ma troppo olio. Come faccio? devo cucinare ma poi vorrei colarlo via, che è stomachevole.

ironia dell’apparenza

tutti pensano che fotta a destra e manca. B pensa che io scopi in una lontana regione e pure in studio. Mentre lei mi dice che tizio le “trapana il culo” (cosa che adorerei, se non dovessi dirle “ti prego di non dirmi più un cazzo di queste cose, ok? amici, ok. Posare, ok. Ma non sono una tua amica. Sono un tuo ex che ha fatto tutto un percorso fino a diventare tuo amico. Sono ancora un uomo.” . “ah. uhm. uff, ma mi trovo così bene perché tu mi capisci… ma ok, hai ragione, scusa”.

Seh.

E pure lei, pure lei pensa che io stia a fottere a destra e manca. Le ho solo detto dei caffè e del patto. E di alcune cose positive della mia vita: per non parlare solo di tristezza, di morte, del vuoto. Per lei ora sono in costante infilamento. Ma perché non ascoltano ?

Lei è estremamente estroversa quando posa con me. Quindi abbiamo fatto anche delle “storie” su Instagram. Esattamente identiche a quelle per cui mi ha in precedenza lasciato perché una tizia “si comporta da troia! E non si fa col mio ragazzo!!!” … le ho mostrato, punto per punto, passo per passo, esattamente la stessa cosa. E lei era compiaciuta e gratificata, vanitosa e orgogliosa. L’ha rifatto sei volte. Diretta da me. Ed era così esplicito che Instragram mi ha censurato in 30 minuti (tié, Banksy!). Non è mai stata coerente in certe cose: quando le ho detto “vedi? hai fatto esattamente le stesse cose di YXYX, e come vedi non sei diventata la mia troia: siamo distaccati e ti sto dando indicazioni, non scopiamo, non ci tocchiamo affatto e non c’è seduzione reciproca: io ti dirigo, tu esegui. Ed è talmente vero che rifai la scena! Perché è una SCENA! Reciti! Capito?! Capito quanto ti sbagliavi?!” – “se fossi occupato non lo farei”.
Mavaffanculo 🙂 Ad ogni modo questo video – fatto per me per scopi di marketing – è stato visto da molti, che subito hanno pensato “ecco, sono tornati assieme! Ancora!!!”.

E non è così. Posa per me. E’ già alla ricerca di qualcuno di nuovo; ma che ne sa la gente? E soprattutto, che je frega? Ma ok, ok, metti video in giro, ok. Solo che leiè una modella ed io un fotografo. Questo – oltre all’amicizia – è quello che rimane. Ho dovuto dichiararlo pubblicamente in grande “non siamo assieme”. Così lei potrà avere facilità nella sua raccolta peni e io non mi sentirò fare la stessa domanda arrivando da mooooooooooooooooooooooolto lontano.

Le “storie” nei social servono a qualcosa, quando le usi con intenti di marketing. Non servono a dire “sto facendo questo ora, ho una vita”, come invece fanno alcuni ragazzini.

Un body builder mi ha scritto “beh te la spassi!” ancora una volta. E allora ho inziato a mandargli un “certo che te lo consumi eh?” ad ogni tipa palestrata che mostra (ha 2000 utenti in palestra, è molto facile) e allora ha capito.

A volte mi piacerebbe dire “ok venite qui, tutti, annuncio: non è manco detto che mi tiri, ok? è un terno al lotto, funziona con un suo cervello distaccato – ed è una di quelle occasioni in cui dire testa-di-cazzo è corretto – ma non sono un tombeur de femmes, non mi caga nessuno, non interesso a praticamente nessuno, faccio questo mestiere e devo forzatamente entrare nella vita di queste donne perché mi concedano l’uso della loro immagine e questo è quanto, fine!! ok?!!! sono solo arretrato di un passo dall’orlo del suicidio, vi può bastare? non sono l’uomo più felice della terra: mi piacerebbe, ma non è così”.

Ma la verità è controproducente. Ad esempio dire che sei un potenziale suicida, se devi fare foto a bambini, credo possa indurre i genitori a pensare che “sei vuoi fare del male a te non avrai problemi a farlo agli altri”. Ma io non voglio fare del male a me. E di certo non ho la minima intenzione di farmi giudice della vita degli altri, eccetto la mia, come non voglio che qualcuno lo faccia con la mia. Ma tant’è: la sincerità non mi farebbe troppo gioco, in questo caso specifico. A dire il vero è omissione, non è una balla.

Ma ho divagato.

Ma io quello faccio.

anti-impulsività (53ma puntata)

Alla fine lei non ha fatto cazzate. Non è andata a farsi picchiare, umiliare. E non era sesso. Era masochismo senza la parte sessuale. Era autodistruttività. Forse.  Continue reading →

vorrei rideste e invece era un calesse

Non sono bravo a rendere felici le donne. Almeno non permanentemente. Ok, non sono bravo in un cazzo. Dovrei dire che sono bravo a farle piangere. Si può? Sono bravo a fare schifo? Ok, mettiamola così. Medaglia d’oro allora. Primo sul podio di questo disonore.

Come credo di non essere mai stato amato davvero (perché finiva e io credo nei problemi, si, ma anche nell’amore eterno: ci sono problemi, ma ti amo anche se addio per sempre), così credo non esista una donna con la quale abbia avuto un minimo di relazione seria (non valgono due chiacchiere al bar) che io non abbia fatto piangere. Piangere davvero. E io vorrei che foste tutte felici. Essere ragione della vostra gioia, felicità, piacere. Soddisfazione. Non come risolutore di problemi, no. Ma gioia, non dolore e dramma. Sono un disastro totale. Se esistono gli antidepressivi, è evidente che ci sono anche i depressivi: sono umani, sono uno di loro.

La citazione del titolo fa riferimento ad un vecchio film con Troisi che tra l’altro non credo di aver nemmeno visto.

apologia del cazzo

Quotidianamente, con costanza, più volte al giorno, con insistenza, pesantezza, reiterata acredine, pervicace opposizione, piccata sicurezza e stizzita convinzione sento ancora una volta, ancora una fottuta volta, o lo leggo, che – il succo è questo – gli uomini, maschi, sono solo dei porci e che interessa loro solo il sesso.

Sono (io sono) un disco rotto. Questo discorso è così vecchio in questo blog che la muffa ormai è multistrato.

Ma questo discorso sessista non mi ha solo rotto i coglioni. Non è un fatto di classe/genere, campanilista o di squadra. No no, questo discorso mi offende personalmente. Voi sapete quanto io adori il sesso, la figa proprio, appassionato e amorevole ma anche selvaggio, piacevole, sensuale come lo è per gli animali, quali noi basilarmente siamo. Se mi avete letto un po’ sapete che la natura non mi ha dotato della possibilità di sbattermi la prima che passa solo perché ha degli orifizi. Oltre ad una questione estetica mi viene richiesto, perché tutto funzioni, di sentire di essere desiderato, direi apprezzato, voluto.

E siccome non sono Brad Pitt questo di solito non avviene per questioni estetiche. Sono un vecchio mediocre, stempiato, con la panzetta.

Bene, avete il quadro. Continue reading →

vulva glabra, uccellino

In un film vietato ai minori, ma non porno, di un’autrice, se non erro francese, descrivente una situazione di degrado mentale, se non sbaglio, della protagonista e del rapporto con il sesso, molto personale e diretto, onesto, apprezzabilissimo, esplicito e un po’ crudo, ricordo che si descriveva il sesso maschile che non andava in erezione, mentre lei, la protagonista lo considerava come un uccellino. Si badi bene, non come il modo di dire “uccello” per dire il membro maschile. Era davvero come un uccellino implume, uno di quelli che stanno nel nido, indifeso, di cui in qualche modo effettivamente aveva ed ha l’aspetto. In qualche modo anche la vulva (che orrendo termine) esposta, specie se i pori della pelle sono sollevati, ha un po’ l’aspetto in alcuni casi del … pollo spiumato. La cosiddetta “pelle d’oca” anche se non lo è, se non fa freddo.

Il film lo confondo, sicuramente, perché in quel periodo ne devono essere usciti due, uno dei quali forse era amorestremo con Rocco Siffredi che faceva davvero l’attore, ma che sicuramente doveva anche usare il cazzo, come molti altri uomini privati di testa, un una grottesca rappresentazione di cui ricordo solo la forma ricurva di questi gorilla cazzuti – e dico cazzuti come direi “biforcuto”.

Forse si chiamava X ? Non ricordo tanto. Continue reading →

lo SHOGUN-MUZZUKINIMITO!

Quando io ero piccino, quindi nel secolo scorso, in pieni anni ’80 del millenovecento, quando ancora l’inventore di Facebook doveva nascere ed internet era ancora arpanet e i cartoni animati si vedevano in una pletora di schifose tv dette “private” ancora suddivise in tante emittenti locali preberlusconiane (i dinosauri si erano estinti da poco) esisteva un cartone animato (un anime, come noi non sapevamo si chiamassero quelli giapponesi) che qui da noi era intitolato “L’invincibile Shogun”. Il che era una puttanata. Ma io non lo sapevo e figurati quanto ce ne sbatteva.

Quello che ci interessava, precursore di mille tormentoni (grazie) era il mitico momento in cui una delle due guardie del corpo dell’anziano Signore errante finiva per dire SHOGUN MITSUKINUMITO! FASCIA DELLA POTENZA!!!!!!!!!  Continue reading →