dai non mettere mi piace se non hai letto

non tu, tu so come fai. No, parlo a te, te che metti il like mezzo secondo dopo che ho pubblicato. La smetti? Non hai letto. Per favore, non dire che apprezzi, che ti piace. Non simulare gli orgasmi. Ti verrà propinata dell’altra brutta roba, dell’altra stimolazione non gradita.

I mieri articoli se non ti piacciono sul serio sono molestie. Non dire “ne prendo atto” se non hai preso atto dai. Non dire manco mi piace se non ti piace. Non verrò, te lo giuro, a mettere like per “scambio”. Io passo e leggo, e se mi interessa di solito

 

bla bla bla e ribla.

Del resto come puoi aver letto anche solo la seconda riga?

Non tu eh! Tranqulla, tu. So.

autoincomprensione di classe

Forse dovrei mettermi in modalità “papà” anche con i maschi. Ma non riesco. Non mi viene proprio. Eppure.

Un tipo che ha praticamente tutto a livello estetico (tranne il sorriso, fa cacà: i suoi non hanno pensato ai suoi denti: i miei si, perlomeno per la salute) e che mi aveva contattato via Instagram nelle stesse modalità delle ragazze, alla fine si è messo un po’ nella posizione di chi non si presenta di persona, vuole sapere prima che succede, non sa, non si fida, ha un po’ paura. Probabilmente è timido. Figo, ma timido. Continue reading →

va’ dove ti porta il pene

Sicuramente la Tamaro ne avrà sentite di peggio. Ricordo di non aver mai letto il suo libro, né tantomeno di averne sentito il desiderio. Ma qualche curiosità si.

Invece si chiacchierava dei meravigliosi titolisti dei film porno italianizzati, come “Biancaneve sotto i nani” ed amenità di questo tipo. Erano geniali. Ho preso in mano anche un giornale anni 60-70 che doveva essere davvero molto osé per il periodo, in un mercatino dell’usato che seguo per lavoro social. E siccome le foto non mi attizzavano particolarmente ho dato un’occhio ai testi.

Beh ragazzi, che impegno! 🙂 Sono spassosi. A partire dai titoli, ma anche i testi funzionano e non sono scritti affatto male. E stiamo parlando di roba che ai tempi era considerata alla stregua della pornografia. O forse era pornografia, non saprei.

Se vi capitano, senza vergogna, date uno sguardo ai testi. Carta gialla, stampa dei neri in stile “Lanciostory”, molto vecchio, cartaccia leggera. Ma uno spasso. Il fatto che un testo simile oggi, in un contesto simile, non sia nemmeno pensabile, comunque, la dice lunga sull’abbassamento generale della qualità della comunicazione testuale. Devo dire così, testuale. Scritta? Bah. Parlata? Bah, non so. Ad ogni modo il livello era più alto, persino nella cartaccia.

il ritorno della joia (audio)

ORA, solo ora, carissimi cinesi che mi chiedete feedback un secondo dopo che mi è arrivato il pacchettino da Amazon, ORA vi farò la recensione.

Ma iniziamo con la gioia: l’audio è ritornato ad allietare le mie affamate orecchie. Perché una grande parte del mio lavoro si svolge al computer. Non tanto bella, per altro. Ma diventa infinitamente bella perché per uno come me, che quando andava in treno a Liceo veniva definito dai “grandi” quello “in simbiosi con le cuffie” (che erano auricolari), avere costantemente la colonna sonora è bello. Un giorno forse vi racconterò la mia storia del silenzio del 2001.

Ma ora i Puscifer stanno facendo il loro lavoro, accompagnandomi. Perché tutta la mia bellissima bla bla bla catena di ascolto era andata affanculo. Certo, bastava attaccare le cuffie del Lidl alla scheda sonora onboard. Ma allora anche usare il cellulare. La DAC si collega al computer con un cavo USB-MiniUSB , che poi sono quelli standard di ogni cellulare (mac esclusi) degli ultimi 6 anni. Ma i cavi non sono tutti uguali. Per caricare vanno quasi tutti bene. Per trasferire dati non è la stessa cosa. E poi USB3 e USB2 sono faccende diverse.

E la lunghezza conta. Ahhhh si. Qui non ci sono Lingham e Yoni che tengano. Con l’USB la lunghezza dei cavi è sempre un terno al lotto. Quindi i signori della YOSOU producono cavi che sembrano identici, ma quelli grigi da 2 metri non vanno bene, non risulta esistere la mia DAC. Quelli rossi vanno bene da 1 metro, da 2 metri (evviva!) e NON da 3 metri. Stessa confezione. Per trasferire dati ad alta velocità in tempo reale per la musica digitale->analogico pare non sia tutto uguale. Il mio problema era solo far passare il cavo nel buchetto del tavolo e piazzare la DAC sul tavolo in modo che non si tirasse l’infinitamente corto cavo delle cuffie. Tutto a posto. L’audio è tornato. Ed ha un piano (cit).

 

della paura #2019238947 (la paura in prospettiva)

Questa mattina mi era passato per la mente uno scontro di due neuroni sull’argomento “paura”. Siccome dal terrore in poi ho rivisto tutto il comportamento delle persone alla luce di questo elemento basilare, ormai fa parte dei miei pensieri. Poi ho letto il post di moon che riguarda proprio la paura. Ed eccomi. Questa notte ha nevicato anche qui, niente di strano. Era previsto, è arrivata. Siccome lei era terrorizzata mi aveva chiesto subito di dormire assieme e di portarla al lavoro l’indomani. Oltre a ricordarle “ah ma quindi non sono solo uno che ti vuole insultare ed educare?” “si ma ero arrabbiataaaa ufff” ho approfittato per dire “ok, ma ora ti devo educare, e muta perché ho il potere, listen to me: io QUESTA VOLTA ti porto, perché so che hai le gomme demmerda e non hai la catene, ma ti ricordo che il qui presente fu giuovinfigliuolo tanto come te e nessuno in questa provincia ha mai tollerato un ritardo per neve: non gliene sbattesega a nessuno se c’è la neve, viviamo qui e ti adatti, devi arrivare in orario e io mi sono adattato. Sveglia 3 ore prima, controllo del mezzo, lasciare la macchina non-in-salita, scopa in macchina per togliere velocemente il mucchio, raschietto per il ghaccio, vestiti adeguati, sciarpa guanti e copertina, e soprattutto preparazione. Quindi sul freddo vedi tu, ma io domani non ti porto. Tu ti controlli le tue gomme, tu ti compri le tue catene, tu impari a metterti su le tue catene e vedi di litigare col babbo due secondi prima, così impari quanto di solito lui ti salvi il culo e due impari come si mettono su le fottute catene; oppure fai come me, che non so come diavolo si faccia e allora prendo le lamellari, sono al sicuro e a posto con la legge. E se non riesco e devo andare con qualcuno mi ricordo quanto mi stia aiutando, che gli sono grato e se mi dice di andare a piedi a casa sua sotto la grandine io ci vado col sorrisone e dico grazie grazie grazie”. “gne”.  Continue reading →

sai solo insultarmi

È passato un sufficiente numero di giorni, potrebbe essere sbollita. SMS : “non fare la scema, sbloccami”. risposta “perché dovrei sbloccare uno che vuole solo insultarmi e ancora peggio educarmi? Comunque non voglio discuterne per cell, vediamoci”.

Brava bambina. Ha imparato finalmente: mai litigare per messaggio. Ero in studio per foto pallose di oggetti per conto della coperativa, quindi mi raggiunge. Ha la faccetta altezzosetta. Le ricordo che se fossi stato “solo” quello che dice quando è impulsiva non mi avrebbe triturato l’anima e i maroni perché le fossi amico e che io non voglio, affatto, educarla: è impossibile, non ci sono riusciti i suoi ed ormai è troppo tardi. Solo che quando tratta con maleducazione me, io reagisco. E che e riavvolgiamo il nastro l’insulto l’ho ricevuto io. Ti porgo una mano, che fai? Vedi un po’ tu. Continue reading →

Quel porco di D’Annunzio: l’arte della fellatio

ciappallàh! Infoiati di tutto il mondo, unitevi. Non so quali siano le fonti, ma checcefrega! Questa come minimo fa il paio con Leopardi che scrive “non la danno!” a suo fratello 😀

Avatar di denisenobilibaciati dall'ansia

Ebbene sì, per la mia nuovissima rubrica “Cose che non sapevi di voler sapere” sono già approdata al tema sesso. Chi mi segue da molto non si meraviglierà di certo, memore dei numerosi post in cui la tematica torna (visto che siete viziosi, vi consiglio di ripassare questo: Il sesso che ci facciamo).

Il fatto è che ho voluto seguire il suggerimento di un commento al post precedente, ma parlare di D’Annunzio significa finire inesorabilmente col parlare di sesso. Persino il pudicissimo Alessandro Barbero in Poeta al comando, romanzo che parla dell’avventura del Vate a Fiume, se n’è uscito con dei passi tanto erotici che dopo non sono più riuscita a seguire le sue lezioni come prima. Non riesco a togliermi dalla testa, ad esempio, la trovata di D’Annunzio di riservare trattamenti opposti ai seni dell’amante: tetta cattiva, tetta buona. Una si merita i morsi…

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powershell 6 a gennaio 2019 non serve

POST NERD! ATTENZIONE!!!!

Un promemoria per i non direttamente-addetti ma interessati. Powershell 5.1 è attualmente la versione con le ultime funzionalità. La versione 6-core aggiunge solo il fatto che è diventato open e cross-platform. Cosa di cui, se siete SysAdmin Windows vi frega fin là.

Bene. Mi fa da promemoria. Andiamo oltre orsù.

viva la figa

Beh non potevate aspettarvi triviale meschinità e bassezze peggiori da me. Se siete qui per caso ed avete trovato questo post, ovviamente questo avete scritto: viva la figa. Sempre sia lodata, amici, sono d’accordo. Evviva, lodiamola, veneriamola, osserviamo le sue meravigliose curve e fattezze: il design intramontabile, la perfezione e naturalmente mica solo dal punto di vista estetico, chiaro; rimanda a sensazioni, piacere, al fare.

Ma ok, ok, lo sapete invece voialtri che magari mi seguite di tanto in tanto (ma perché?!!! <— qui colpisco duro) che per lavoro vedo molte donne/ragazze, ma per la fotografia di nudo le vedo, incredibile ma vero, nude. E ad un certo punto siccome c’è un percepibile distacco professionale mi capita di diventare tipo dottore/estetista/psicofigologo, mio malgrado. Cioè, non è che non sia divertente e strano allo stesso tempo. Sono pur sempre un maschietto. Messa giù la fotocamera una donna è una donna, un essere umano di sesso femminile. E nuda, messa giù la fotocamera, il distacco è difficile da tenere. Ma capita. Capita che si dimentichino che stiamo chiacchierando e che sono nude. E questo sia per voi la base di partenza. Continue reading →