Come sapete, da quando fotografo mi chiedo sempre “chi sta facendo questa foto?”. La foto la faccio io (creatività) o la fa il soggetto (reportage, cattura di immagini) ? Molti ti dicono che certamente sei tu, è la tua visione, la tua mente, il tuo occhio, la tua interpretazione, la tua tecnica, il tuo tempo (tempismo) e nel caso sia così, la tua presenza.
Per un po’ ho persino pensato che l’atto artistico della mia foto di nudo fosse la scelta della modella, la richiesta di posare e l’arrivo all’atto, più che scattare le foto.
Osservo le foto, ragiono sulla tecnica. Alcune delle foto che faccio vanno bene “as they are”, non vanno toccate. Sono ok. La tecnica è ormai nelle mie mani, nelle ossa, oppure nel semiautomatismo della macchina? La scelta dell’attrezzatura? Le lenti?
Credo che sia sempre il rapporto, l’interazione tra il ritrattista e la persona ritratta, il crearsi e il viversi della situazione, quello specifico arco di tempo in un delimitato e preciso spazio che crea questo incontro e che viene quindi sia creato, sia catturato. Perlomeno io faccio così. E devo continuare a pensarci. Perché spesso mi dico: bah, poteva farla chiunque. Ovviamente il coro del “si ma l’hai fatta tu” mi riecheggia in testa… e devo chiedermi quanto sia che ogni scarrafone è bello a mamma sua (amici, gente che ti ama) e quanto sia in effetti valore. E lo è, diamine: lo è! Si ricollega tutto: chi ha insistito? Chi si è messo davvero in relazione con quella persona tanto che questa si è denudata e messa in posa, oppure no, ma si è lasciata fotografare in quel modo, partecipando quindi?
Seghe mentali. In fondo non ci campo di questo. Nemmeno ci ho provato. Non ci credo? Bah, non credo che ci sia mercato, sinceramente. Ma ho verificato? Naah. Paura? Credo di si.
Ma entrando in modalità suicidio posso farlo: sono cose da tentare-prima.
Questa serie su Netflix sembra fatta apposta per me, come spirito, tanto quanto Black Mirror. L’attrazione e l’atteggiamento che ho verso il racconto fantastico rispetto a quello più strettamente correlato al quotidiano, di qualsiasi profondità o ambito si tratti, mi pone sempre di fronte a qualche dubbio su cosa io sia. Non è che i film che trattano di argomenti della vita, i film “veri”, non mi piacciano. Anzi. Sempre più spesso, rispetto ad una volta, mi dico però che di realtà ne ho piene le tasche. Oppure no, ma la vivo con gli altri, non in opere di narrativa, che sia filmata o scritta.