giornatella dimmmmm…

Sento che la porta si chiude: B è andata a lavorare. (per chi non segue: convivo con una donna che fu la mia compagna, abbiamo acquistato casa circa 10 anni fa, mutuo trentennale, ora ognuno si fa le sue cose, anche se siamo come fratelli). Ma la giornata non inizia bene, sento. A parte che ho caldo, caldo, caldo e questo mi infastidisce già. C’entra? Forse.

Ma inizia subito a mordere, il pensiero ossessivo: sei una merda sei una merda sei una merda fai schifo fai schifo fai schifo non combini un cazzo tutto è un fallimento quello che sei e fai fa schifo e nembutal, come me lo procuro? come so che quello che vedo online è vero? sono 500 euro, e se me lo buttano in culo? Quando sei depresso e vuoi morire, essere preso in giro proprio su quello non ti fa bene, vi assicuro. Io non voglio soffrire. Antiemetico e Pentobarbital di sodio è la ricetta delle cliniche della morte decente. Non sono segreti, non vi sto istigando a fare lo stesso: vivete la vostra vita, scegliete voi. Ma io a volte voglio solo premere il tasto OFF e spegnere tutto, subito, senza dolore, senza dover avere coraggio per qualcosa.

Mi rigiro, sento il classico mal di pancia che conosco dall’adolescenza ad ogni momento di merda della vita. Eccomi, mi dice, sono qui, non me ne sono andato, ti accompagno sempre! Pezzo di merda di un bastardo. Pure doloroso fisicamente, deve essere.

Fotografare figa nuda forse è la sola cosa carina che mi fa dire “ho fatto una cosa bella oggi”, ho eternato bellezza, ho catturato un’opera d’arte vivente per quando non esisterà più. Lo dico volgarmente, figa nuda. Perché si vede, nelle mie foto il pube, il monte di venere, l’osso iliaco adorato, si vedono il più possibile. Nessuna vergogna: è bello. Splendidi corpi di ragazza, di donna. Cosa c’è in quelle teste, in quei cuori io provo a farvelo vedere dagli occhi, che io voglio sempre. Ma ovviamente è solo una foto. Mi dicono che io catturo l’anima delle persone, quando mi vogliono fare complimenti. Spero che sia vero.

Preparo il riso. Lo scuocio, porcaputtana, di nuovo. Ripenso alle mie letture di ieri sulla visione di un certo femminismo riguardo a quella che chiamano pornografia, alla nudità, al sesso, all’eros, a quello che è stato il post, alla visione anarco-femminista, libera, completamente diversa. Poi mi dico “basta seghe mentali, chi vuole lo fa, e sa che lo fa perché è bellezza”.

Bevo acqua, bevo caffè. Sento il malumore generale di un sacco di gente, vedo gli stati. Sento beba, sta di merda. Siamo in tanti in questi giorni. Che succede? Umidità?

non so se non voglio vedere nessuno oggi o se è meglio che mi metta a parlare con la gente

Hey, 12.30! Riso. Poi insalata. Con il maestro, magari. Che sta di merda pure lui. Ma lui almeno ora identifica con il solo amore perduto. Io che ho da dire? Che l’amore mi salva la vita. Che ora non c’è. Né chi ama, ne chi amo. Niente. Resto io, che sto fallendo, una vita fallita. Che spreco di materia, energia, esistenza, denari altrui. Miei cari genitori, quanta sofferenza avete patito per causa nostra? Quanta poca gioia vi abbiamo dato? Solo delusioni. Certo, ve la siete cercata: ci avete creato, e con la nostra esistenza avete creato aspettative. Come tutte le aspettative non sono correlate con la realtà ma con l’illusione che il nostro desiderio sia fondato su qualcosa di realizzabile “perché si”. Ma non è mica una colpa. E mi dispiace. Poca gioia, davvero poca, vi avremo dato: forse da piccolini.

Oggi me la piango di brutto. Fantastico. Quindi devo fare gli esercizi-facciali (quanta esperienza raga!!! sono 30 anni che lo faccio!) per ricordare ai muscoli facciali che io so ridere, cercare di non avere gli occhi rossi e andare a prendere le minchia di verdure senza sembrare un drogato. Che poi… lo sono? Beh, si, l’efexor non è aspirina.

Ora ricordo che chi mi ha amato, il giorno dopo, un solo fottuto giorno, dopo, mi ha detto “e non fare la vittima”.

E perché? Perché devo obbedire a questo ordine? Hai autorità per darmelo?

Non mi ritengo vittima. Vittima di chi? Sono vittima e carnefice. Sono artefice della mia vita di merda. E’ tutta colpa mia. Ogni cosa.

rieccola

Oggi non va. Non va proprio. Non ci sono poi nemmeno grandissime spiegazioni. Rispetto a ieri dico, o l’altro ieri. Eppure piango. Con mia grande “gioia” la nuova stagione di Black Mirror è finalmente uscita. Mi metto a guardarla un po’. Qualche puntata e sto piangendo amaramente. Sento profondamente il dolore di …vivere? Di sopravvivere senza vivere.  Ascolto le notizie di questi giorni, con tutti a sperticarsi a dire che no, non stanno facendo apologia del suicidio, ma a me pare di sentire che vorrebbero, che vorrebbero tanto poter dire che è una cosa civile, triste, che certo li vorrebbero tutti vivi, ma che in Olanda, sai.

Servono non uno ma due medici ad accertare che la tua condizione sia insanabile. Chissà se c’è un costo. Mi informerò. Di certo i medici che accertano costeranno. Magari bisogna essere cittadini Olandesi. Per ora non so.

E mentre sento il fastidio del caldo che torna penso che l’ultima donna che si è innamorata di me mi ha conosciuto qui, per via del mio vecchio post “Suicidarsi ad Agosto“: ecco, è appena Giugno, mi sento di nuovo così, esattamente così? Non ancora con quella intensità. Che sia che l’estate ed io siamo incompatibili? Il caldo mi fa così male? Come ho promesso aspetto di vedere i TOOL. Posso estendere ancora un attimo al fatto che deve uscire il nuovo album: lo voglio sentire, anche se C dice che i due pezzi live che ha sentito non sono “nuovi”, sono i classici TOOL e – mi dice – decidi tu se questo è bene o male. Giusto.

Ok, dai, scrivendo due righe qualche lacrima si è asciugata, qualche singhiozzo rintuzzato.

In questo tempo sto leggendo alcune cosine sia sulla filosofia del linguaggio, sia sui rapporti del femminismo radicale con la pornografia. E per fortuna ho reperito indicazioni per una lettura critica della MacKinnon. Continuando a trattare il nudo femminile, esplicito, niente affatto asettico, continuo ad interrogarmi sulle mie modelle, come stanno, cosa sto facendo, se siamo assieme, se sono uno stronzo. Le mie intenzioni sono di eternare bellezza. Quella che io percepisco come estrema bellezza, del corpo, del gesto. Dover specificare, precisare, dire cosa non intendi quando sono altri che ti attribuiscono roba… è faticoso. Potrebbe anche essere stimolante. Ma in altri momenti non me ne sbatte un cazzo di niente e penso solo: e una bombola pura al 90% non posso trovarla?

Per ora (soprav)vivo.

Ho abbracciato non una ma DUE volte la mia nipotina oggi! Sia la mattina, sia quando tornava dall’asilo! Ora ha 4 anni, ma le effusioni d’affetto, fisiche, le ha sempre centellinate. Invece da un mesetto vuole gli “abbraccioni giganti”. Era carinissima. Spero che non stia mai come sto io, piccola. Ma è tanto intelligente. Speriamo che diventi imbecille, ma felice.

Nudge, gentile o plagiante?

Leggo della “spinta gentile” del cosiddetto nudge. Ma un pungolo è gentile? Nelle mie cose ad un certo punto, dopo aver spiegato le mie cose, devo lasciare libera da ogni altra influenza la persona. Con le sue idee e la sua libertà, attraverso ad esempio internet, col proprio smartphone, di fare una ricerca o di accertarsi di qualcosa. Da sola. Modificare il contesto in cui una scelta viene effettuata influenza le persone. L’esempio della stampa della ricevuta del bancomat – che sarebbe una scelta più ecologica – ma che non dice che la banca risparmia e non ti fa lo sconto, non dice nemmeno che non hai una prova. Questo è scontato? Quindi non era scontato che produrre carta è deleterio per il pianeta?

Questo stesso genere di influenza è quello dell’Azienda che ad un certo punto cita le perdite di posti di lavoro. Se nella sua storia per far quadrare i conti ha eliminato decine di migliaia di posti, io non darei tanto credito a quel tipo di argomentazione. Il pungolo chi lo fa? Da dove viene? Chi ci guadagna, chi ci risparmia? Chi ne trae giovamento? TUTTE le persone, tutti gli interessati? Chi sono?

se non scopiamo me lo dimentico

Sento G, mia migliore amica-femmina, mia coetanea. Due settimane fa mi chiamava allarmata perché nella palestra che frequenta un tipo giovanissimo e fighissimo che si sarebbe sbattuta in tutte le posizioni e a qualsiasi gravità, nei liquidi e nei gas ci provava apertamente. Delicatamente, ma decisamente. Senza insistere troppo. Ma lei, troppo più vecchia si fa venire i dubbi.

Esattamente i dubbi che ebbi io con lei all’inizio: ma mi hai visto? era la domanda.

Ad ogni modo lei si chiedeva se non potesse esserci dietro una truffa o che non fosse un serial killer, un ladro, qualcosa così. Io le ricordo che i tempi sono quelli in cui i ragazzini si vogliono fare le “milf” e che lei è in palestra, luogo in cui il suo culo viene reso sodo dalla sua stessa forza di volontà e determinazione. E che di solito prima di volerla uccidere, una come lei, uno se la vuole sbattere, così, come ordine di cose da fare. E che siccome lei vuole e lui vuole, io un tentativo di sbattersi furiosamente ce lo farei.

Le dico che se non si fida mi può mandare un SMS di inizio e poi se entro 6 ore non me ne arriva uno di “sono viva” allora mi allarmo. Alla fine non serve. E’ gentile, rispettoso.

Passano un po’ di giorni e lei mi dice noia noia, se scopiamo sempre va bene, ma se no è un ragazzino e io mi sento cougar, cosa che so, ma non ne ho voglia. Mi dice letteralmente “se non scopiamo io me lo dimentico”.

G è speciale, è molto rara, mi pare. Ma si trova in quella posizione in cui molti uomini verrebbero giudicati malamente. Eppure lei lo sa: ha tanta voglia di sbatterselo e la cosa funziona molto bene. Ma fuori dal letto… (nessunapietàààà) cheppalleragazzino. Sensibile, simpatico, ma noia. Una posizione privilegiata questa però, no?

Lui avrà sempre voglia di sbattersela. E lei è molto felice quando si sbattono. Ma non quando non lo fanno: sta meglio da sola, che con lui.

Questa situazione è difficilmente invertibile, tra i due sessi, in fatto di numeri. Sembra sempre sia necessario mettere sul banco i sentimenti, progetti futuri, il tuo dentro più dentro. Così, anche per fare sesso.

Sono due cose diverse. Separate. Che possono unirsi. Ma non è obbligatorio.

Forse ecco la differenza grossa per cui i maschi si trovano bene con le ragazze giovani e poche donne si trovano bene con i ragazzi giovani. Quello che hanno da dire le ragazze interessa forse di più gli uomini di quanto non interessi, generalmente, quello che ha da dire una donna?

Io non lo so. Le uniche cose che mi tediano da morire sono le quotidianità merdose del lavoro. Tendenzialmente credo di non aver parlato mai delle mie. Non mi interessavano e mi infastidivano mentre le vivevo, figurati se avevo voglia di riviverle raccontandole.

Quelle di B le ho sempre ascoltate. Ma dopo la 1000ma volta e la tendenza a non cambiare niente e continuare a subire non ne avevo più voglia. Anche perché sentivo il suo soffrire, e mi incazzavo. Anche adesso non riesco tanto. Quando risuccede… la devo fermare. Perché sta li, continua, subisce.

Anche al lavoro con i vecchi colleghi di solito parlavo di altro, di quello che mi interessava, non di lavoro. A parte che essendo nerd era impossibile parlare di qualcosa che mi entusiasmava o mi frustrava, entrando nello specifico. Ma siccome mi interessava un sacco di altra roba… ecco 🙂

Ricordo che W si lamentava sempre che suo figlio frequentava uno che sapeva tutto di film e libri e cinema eccetera, ma che non sapeva niente che servisse a qualcosa. So cosa intendeva, ovviamente. Tuttavia parlare con W di solito era desolante. E in qualche modo mi spiega perché non abbia mai capito come mai si ritrova solo. Alla fine se sei un pagatore-di-affitti o un “mantenitore”, certo, attraverso la tua competenza. Ma all’altro cosa dai di te? Cioè, hai staccato, non stai più lavorando.

Cosa resta?

la valvola dell’amore

La valvola fa entrare e non fa uscire e viceversa, a seconda del lato da cui ti trovi. Forse quindi il mio paragone è sbagliato. O dentro o fuori? Potrebbe essere?

Io stesso, quando si trattò di lei, mi dissi: la amo, o la vedo così, del tutto, perché siamo l’uno dell’altra, ci diamo al 100% oppure non posso averla ” solo un po’ ” e soprattutto sapere che il suo corpo desidera altri corpi e non il mio. Può essere insopportabile. Forse di più del far parte di un gruppo, di essere uno dei tanti. La totale esclusione “tu no” credo sia il peggio. Non ho certezza. Qualcosa che ti dice “tu potevi, tu avevi tutto, ma hai rotto il giocattolo ed ora il meglio, il mio intimo, quello non puoi più averlo, ma puoi fare conversazione”.

Eppure nella totale solitudine, nel pieno della notte, nel silenzio con i grilli e le auto che passano sporadicamente: o tutto o niente è una bella cosa?

Lei ha insistito, ha tanto voluto continuare a frequentarmi. In qualche modo mi ha detto “io comunque ti voglio vedere”.

E alla lunga io ci ho pensato, ricordate, e mi sono detto che volevo esserci, che volevo che lei fosse nella mia vita e io nella sua, per quello che si poteva.

A volte però sei dall’altra. Ti dici: ma se non ti amo allora non posso vederti? Non è un ricatto? Non posso frequentarti, non posso parlare con te, non posso comunque darti quello che ti piaceva di me, che comunque ti davo, ti davo tutto … “solo” perché non ti amo?

Non è forse crudele? L’amore è spontaneo, ma più della voglia di stare. La voglia di stare proviene dalla convivialità. L’amore è più vicino all’incontrollabile. Alla fine credo che ci priviamo delle persone migliori e ci teniamo attorno magari quelle mediocri, quelle che sono un po’ meno … perché rifiutiamo di non averle al 100% … e quindi quelle che non ci interessano così tanto … le abbiamo, le vediamo, anche regolarmente.

Siamo stupidi? Beh la sofferenza del rifiuto, il costante vedere quello che non puoi avere come lo vorresti tu, in esclusiva … questo può farti male: un costante memento del non-amore. Comprensibile. Tuttavia l’alternativa sembra altrettanto brutta.

Non ho risposte vere e proprie.

Vado a bermi un caffè: ore 1.31, un gatto fa la serenata alla mia micia, che è corsa in terrazzo ad ascoltare il suo miagol-ONE.

Menefreghismo esistenziale ed altre quisquilie

Sono sempre io. La stessa persona. Sono in grado di ascoltarmi i Dream Theater, i TOOL e i Liquid Tension Experiment tanto quanto spararmi, con piacere, cercandolo, quanto Cliff Martinez nella colonna sonora di “Solaris” come “The Shutow Assembly” di Brian Eno. Roba che è anche perfettamente in grado di farmi addormentare, chiaramente. Ma spesso anche di rilassarmi e basta, mentre lavoro spesso. Con piacere.

Sono sempre io.

Questo essere questo e quello disorienta sempre gli altri. A tutti piace essere, o anzi, gli piace che tu sia questo OPPURE quello. Il questo E quello che vorrebbero, di solito riguarda altri argomenti. Ma i gusti, il carattere… mi pare, dico mi pare di non contraddirmi, di solito non lo accettano, non lo gradiscono.

O fai casino, o silenzio. O sei quello dark oppure tarantelle. O ti piacciono i supereroi oppure i film francesi pallosi. Un po’ di questo e un po’ di quello no, non è possibile. Se io sto bene con te e tu con me e io mi innamoro allora anche tu devi, tu non puoi solo stare bene tuttigliuominisonouguali.

Eppure io, da solo nella mia fottuta solitudine, sono qui che ascolto Martinez. E poco fa ascoltavo i TOOL veramente ad alto volume.

La calma e il casino nella mia mente invece sono strani. Stavo quasi pensando di smettere l’Efexor ora. Di sbattermene ed entrare in modalità tasto rosso “distaccata”, cioè senza disperazione: per necessità economiche qualora sopraggiungessero. Quindi invertire notte e giorno con calma, andare avanti con tutto, iniziare a smettere, iniziare a disperarmi sinteticamente (astinenza-assuefazione) … e ad agosto, inizio settembre avrei finito, forse. E poi basta anestetico. Basta medicina. Basta. Poi potrei tornare a lasciar scorrere nelle vene il pericolo, la paura, la disperazione autentiche, non filtrate, come facevo prima. 7 anni fa. Ironico.

Come sempre. Anche se non voglio. Anche se non ci penso. Quando sento che il dolore forte scema, di solito sono passati sette anni. Questa volta il dolore non era l’amore e basta. Era … tutto. Era disperazione, burnout, tutto compresso. Niente è scomparso, credo.

La prospettiva della morte facile, a portata di mano (il tubo col monossido, oppure buttarsi in un lago gelido di montagna, come suggeriva un’avventrice che secondo me ha idee un po’ PULP su cosa sia soffrire tantissimo per non soffrire… io non sono autolesionista: io sono cacasotto, non voglio soffrire: figurati congelamento con terrore e soffocamento: una delle morti più dolorose e terrificanti che esistano) – la prospettiva dico, della morte facile, mi rende più facilmente avvicinabile quella sensazione di “chissenefotte” che tutti ti suggeriscono con il classico “non farti le seghe mentali”. Il menefreghismo esistenziale, la sensazione che per quanto possa andare male, tu puoi sempre morire, in un istante. Andartene via.

Mi ripeto che mio padre, credo, vorrebbe andare, sia stufo di vivere. Ma resta per noi, per noi poveri tre sfigati ed in particolare per me, che sostanzialmente mantiene in una situazione in perdita. E mio fratello che mantiene tout-court, non dico vitellone, ma quantomeno depresso e “neet”.

Adesso, in questo momento, dico queste cose con un certo distacco. Non vado in palestra da mesi, sento la pancia gonfia. Il resto sarebbe a posto, ma questo richiede serio impegno. E a suo tempo mi dissero: devi allenare la resistenza. Certo seguito da un “dico per te, non per me”. Eppure se non fosse per la controparte io non sentirei nessuna necessità di avere maggiore resistenza.

Ora sono completamente notturno. Sistemo altre 40 foto, poi mi faccio un caffè in qualche merdosa sala da gioco: almeno per me hanno una precisa utilità. E ho sempre un cazzo di matrimonio da sistemare. Puttana eva.

Ad ogni modo forse sono riuscito a vendere l’85 Sigma Art, che è un bel gioiello, ma ha davvero un problema di autofocus “strutturale”. Non è il mio ad averlo. Lo hanno e basta, in condizioni di scarsa luminosità devi avere una 1D e comunque fa fatica.

Continuo a pensare a quella cosa terribile di Watzlawick secondo cui non esiste una sola realtà e mi domando cosa ne direbbe Odifreddi o un qualsiasi laureato in Fisica.

Ci penso continuamente: questa sera al ristorante cinese il cameriere indiano ha detto “se mi dici che vuoi il caffè non lavo la caffetteria”. L’immagine evocata dalla parola caffetteria è un ambiente, un locale. La caffettiera, anche se non si trattava specificamente della “macchina per fare il caffè”, comunque è un oggetto, un macchinario. La caffettiera è comunque una caffettiera. Non è la Magrittiana Trahison des images, non è nemmeno il trucchetto di Eraclito relativamente al fiume che non è mai lo stesso. Questo piegare la lingua lo gradisco, mi piace, offre alternative comunicative al didascalico. Ma la descrizione della realtà materiale è possibile, univoca, inequivocabile e corrispondente al vero, misurabile. Daltonico o non daltonico, la radiazione di luce emessa e riflessa è misurabile da uno strumento. Quella è: se tu ne percepisci una differente, questo non cambia la realtà. Non percepiamo la materia oscura. Eppure ci sono modi per comprenderne l’esistenza e a colpi di successivi perfezionamenti si arriva ad una regola, ripetibile.

Poi anche se ci penso continuamente, poi penso che a discettare di simili questioni siamo davvero uno sparuto numero di individui e probabilmente ci riteniamo vicendevolmente indisponenti se non addirittura detestabili.

La complessità di una persona non esclude la compresenza e l’apprezzamento sia della capacità espressiva della parola distaccata dall’univoca e precisa individuazione di concetti astratti o concreti mai ambibigui, sia quella che invece inchioda la realtà alla comunicazione.

Questo è questo. E poi c’è poesia, utilizzo della caffettiera per farci un vaso o un fermaporta. “per me è un fermaporta” non esiste. Non sai cos’è. Oppure “io lo uso come” è corretto. Ma una caffettiera è una caffettiera. Potrebbe persino essere un oggetto a forma di caffettiera che non funziona. Senza il foro. Allora non lo sarebbe. Si verifica. E alla fine è quello che è e non altro. Del resto è una questione di cui dibattevano alcune testine già 2500 anni fa.

意大利人如何清潔 ?

最好學習如何在德國或奧地利進行清潔。在意大利北部,意大利人所期望的清潔就屬於這種類型。清潔必須準確,必須質量好。

乾淨一切。不要只在桌子和地板上的物體附近清潔,也要在下面清潔。你必須移動,清潔一切,清潔地板,清潔浴室,非常好,消毒,你應該永遠不會覺得沒有氣味,既不好也不壞。乾淨的氣味是愉快的。

在桌子上移動物體,在下面清潔,而不是在周圍。清潔所有單個物體。使用洗碗機。使用手套。如果你在烹飪時使用手套,但是在餐具或筷子上沒有戴手套的手是愚蠢的。所以總是戴手套。

應首先用洗滌劑清潔地板,然後沖洗,然後乾燥。你必須用牙刷或蒸汽在瓷磚之間清潔它。每30分鐘檢查一次浴室,如果有問題,請立即清潔。

如果餐具掉到地上,你必須立即帶上新的餐具給顧客。您經常需要對餐桌進行清潔和消毒。您必須清潔並消毒銷售貨架。你必須清潔和消毒你喝的地方和你吃的地方,尤其是放置碗和餐具的地方。

真的做清潔,不要假裝並表明一切都很乾淨。它真的需要清理。

檢查天花板和蜘蛛網,檢查隱藏的角落,窗簾後面,移除和清洗,並至少每月更換一次窗簾。浴室的天花板,廚房,大廳,電梯,走廊必須乾淨。在燈光周圍和蜘蛛網可以形成的地方:始終檢查和清潔。

昆蟲或老鼠是不可接受的。如果你在房間裡看到它們,你必須感到羞恥並解決這個問題。它絕不能再發生。

必須清除庭院中的雜草,必須清潔窗戶,必須照顧花朵,所有窗戶必須每2天清潔一次。必須清潔指紋。我們不能撒謊,我們不能假裝:我們必須真正清潔。

客戶真的很欣賞清潔。甚至控制當局也希望清潔,並認為外國人不會清理。所以,讓我們不要跟他們一起:我們幹得好。

之後他們無法說它很髒。

Bellezza/giovinezza

“Non sono bella: sono solo giovane!” – mi diceva lei, ricordo. Le dissi si, certamente, una parte della tua bellezza è inscindibile dalla giovinezza, ma siccome sono presenti tutte e due, in questo momento questa è una verità: tu sei bella. E lo sei anche perché sei giovane.

Ma certamente, era bella (lo è) e basta, bella quando altre coetanee non lo sono. Non basta essere giovani.

Ma certamente, osservo alcuni miei ritratti ora e io ci ripenso. C’è bellezza nella giovinezza e io sto ritraendo quella vitalità. Certo c’è la bellezza delle forme della donna, la potenza della carnalità, le proporzioni armoniche di alcune persone, i tratti e i lineamenti scelti dalla natura per selezionarci a vicenda. Tuttavia la gioventù credo abbia un potere che scompare presto. Persino molte giovani (mi riferisco ai nudi, fotografo ragazze/donne) non hanno più quel brio, quella scintilla. E invece certo, si ritrova in alcune persone, nei loro occhi, nel loro modo di fare, contenuto però in un involucro che non è affatto aggraziato o gradevole per i canoni di quello che intendo fotografare.

Certo, sono bellissimi in un altro modo: quella vitalità io la vedo, quell’anima io la ritraggo volentieri. Ma quasi sempre saranno i primi ad odiare quelle foto, apprezzabili appieno solo da sconosciuti e da gente che li ama. Magari non tanto da gente che “li conosce” e tantomeno da sé stessi.

Bambini e gattini, il concetto è quello. Possono essere degli stronzi terrificanti, ma se sono belli, sono belli e basta. Non serve che tu li ami, che tu abbia una relazione. Il loro valore estetico è slegato dal rapporto. Ovviamente sarà in una certa misura legato al gusto, alla cultura.

Che noia eh?

Ciao 🙂

foto/arte #2019238947 (chi fa la foto?)

Come sapete, da quando fotografo mi chiedo sempre “chi sta facendo questa foto?”. La foto la faccio io (creatività) o la fa il soggetto (reportage, cattura di immagini) ? Molti ti dicono che certamente sei tu, è la tua visione, la tua mente, il tuo occhio, la tua interpretazione, la tua tecnica, il tuo tempo (tempismo) e nel caso sia così, la tua presenza.

Per un po’ ho persino pensato che l’atto artistico della mia foto di nudo fosse la scelta della modella, la richiesta di posare e l’arrivo all’atto, più che scattare le foto.

Osservo le foto, ragiono sulla tecnica. Alcune delle foto che faccio vanno bene “as they are”, non vanno toccate. Sono ok. La tecnica è ormai nelle mie mani, nelle ossa, oppure nel semiautomatismo della macchina? La scelta dell’attrezzatura? Le lenti?

Credo che sia sempre il rapporto, l’interazione tra il ritrattista e la persona ritratta, il crearsi e il viversi della situazione, quello specifico arco di tempo in un delimitato e preciso spazio che crea questo incontro e che viene quindi sia creato, sia catturato. Perlomeno io faccio così. E devo continuare a pensarci. Perché spesso mi dico: bah, poteva farla chiunque. Ovviamente il coro del “si ma l’hai fatta tu” mi riecheggia in testa… e devo chiedermi quanto sia che ogni scarrafone è bello a mamma sua (amici, gente che ti ama) e quanto sia in effetti valore. E lo è, diamine: lo è! Si ricollega tutto: chi ha insistito? Chi si è messo davvero in relazione con quella persona tanto che questa si è denudata e messa in posa, oppure no, ma si è lasciata fotografare in quel modo, partecipando quindi?

Seghe mentali. In fondo non ci campo di questo. Nemmeno ci ho provato. Non ci credo? Bah, non credo che ci sia mercato, sinceramente. Ma ho verificato? Naah. Paura? Credo di si.

Ma entrando in modalità suicidio posso farlo: sono cose da tentare-prima.