tempus fugit #293847

Vado da T per fare i consueti video per Facebook, ora più che mai con la “situazione epidemia” serve un po’ di promemoria e di simpatia nei confronti di chi – davvero – resta a casa. Lo facciamo. Trovo lì una vecchia signora, che si rammarica per il più grande errore della sua vita: essersi sposata. Credo sia il suo copione, quello che dice sempre a tutti. E credo sia anche “frequentare persone interessanti”, cosa che devo essere improvvisamente diventato agli occhi di questa pensionata in cerca della libertà perduta, che non tornerà mai cara la mia Signora: essere una bella tedesca scarrozzata per 30 anni in mezza Italia sembra non averti dato fastidio per un bel po’. In cerca di orgoglio, di rivalsa, di riconoscimento di valore, desiderava immagino un’invito ad una chiacchierata da qualche parte. Ma io già ero li per comprovati motivi lavorativi, anche unpo’ tirati. Però sarebbe stato interessante. Non mi dispiace mai parlare con vecchie signore. Parlare e basta, ascoltare e parlare. Chiacchierare. Sono così rare poi, quelle con cui puoi davvero avere un dialogo. Pensare che poco prima nello stesso posto c’era una relativamentegiovane signora vuota, stupida, che rideva molto di quelle che credeva fossero ottime battute. L’altra signora era tutta un io faccio, io ho fatto, riempio la mia vita, sto bene da sola, non voglio situazioni definitive (casa) … interessante davvero. Peccato anche non aver saputo l’età, che credo si portasse molto molto bene.

Peccato anche aver avuto da fare. La signora me la sarei portata volentieri al bar. O mi ci sarei fatto portare: credo lei avrebbe preferito vederla così.

La figa rotta

Avevo un servizio di nudi oggi. Mando un messaggio di verifica “tutto ok?”.

“maaaa… era previsto nudo per oggi?”

“si!”

“…”

” ? ”

“… ho la figa rotta!”

” [ faccetta esprimente sorriso imbarazzato ]
… che succede? troppo sesso estremo?”

“magari! le operazioni non sono andate come sperato… cioé funzionalmente tutto a posto, ma qui c’è un problema estetico… che faccio tengo le mutande?”

“le mutande ci fanno schifo. Andiamo a pranzo?”

“ok!”

E insomma uff e strauff. Dopo la merda di ieri almeno ero tranquillo pensando ad oggi… che invece è saltato. E avevo anche saltato, per il servizio di oggi, il pranzo con la mia nippy! E questo mi dispiace. Ma il lego gliel’ho già regalato. E comunque ha preferito tantissimo giocare al dottore, che nel suo caso consiste in turni di:

lo zio disteso sul pavimento con cuscino per testa, dolori e malattie comprendenti: coronavirus, prot, puzza, cacca, cacca-puzza (questo è il periodo) e variazioni sul tema da curare sempre con punture che “tu non volevi farle ma le facevamo lo stesso dai!!!” – quindi lo zio piange molto e oppone resistenza, ma alla fine cede alla scienza medica della dottoressa che tosto diventa la paziente

… che subito deve dire al dottore cosa fare, il quale riottoso ricorda che EGLI è ora l’autorità in materia e quindi procederà in ogni caso a sezionare la paziente, anche per il raffreddore. La richiesta della paziente è “ma allora, dottore, può sezionarmi a forma di cuore?”

Comunque a 5 anni usa correttamente il lei. E senza starci tanto a pensare. Ma con la erre abbiamo rinunciato. Solo EVVE e r arrotata. Pare che nessuno la perculi, però. Quindi a posto.

E andiamo a mangiare oh, che ve devo dì. Per fortuna sono Italiano e quando si mangia questo è sempre un bene.

“L’unica cosa seria in Italia è la ristorazione”
dal film “Boris”

Oscurantismo verso le donne

A cosa serve? … ma non potevi farne a meno? L’oscurantismo cos’è? Wikipedia riporta che “Per oscurantismo (dal latino obscurans) si intende una sistematica pregiudiziale opposizione al progresso, attraverso la messa in discussione di teorie ed idee innovative e la limitazione della diffusione della conoscenza oltre certi limiti”. A cosa serve studiare? Perché dovevi proprio andare a quel corso di inglese? Perché dovevi andare a posare dal fotografo? Perché dovevi andare ad una mostra? Non potevi farne a meno? Stai a casa e fatti i fatti tuoi. E quali sono questi fatti miei, visto che tu te li stai facendo? – direi subito io. Ma io l’ho fatto, io l’ho detto. Sono nato nel 1974 e quando mi sono trovato a dover contestare idee errate o discutibili (tutto lo è) l’ho fatto, perché, per fortuna, per quanto i miei fossero nati negli anni ’30 del 1900, non erano persone ignoranti. Erano certamente cresciuti in una cultura provinciale, ma erano istruiti ed in grado di proseguire la propria auto-istruzione leggendo. E, almeno mio padre, è un grande amante della discussione, del confronto, persino del contrasto. Per lui – meno male – è peggio soccombere alla propria incapacità di dialogare che alla forza. Anche se dentro di lui la spinta a dire “perché si, perché te lo dico io, perché sono tuo padre e fai come dico io” è esistita e non si è mai sopita. Continue reading →

13500 foto di nudi

Ho più di 13500 foto di nudi.

Ora che me ne sono accorto la pressione di sentirmi un cagasotto a non tentare pubblicazioni o mostre è davvero forte.

Non si può chiedere a decine di ragazze di non notare una cosa che io so così numericamente pesante.

Tredicimilacinquecento.

Metti che siano buone che so… il 5%. Ne basta un terzo di quelle che ho per fare un fotolibro.

E io conto che di buone ce ne siano di più. Ma è un mondo social. Tutte quelle “scartate” possono andare a rotazione pianificata, essere mandate su riviste free, eccetera.

E quindi?

Mi sono focalizzato sul fare le foto. Porcattttttttttt

Sei povero; torna a casa, scemo.

Avevo pensato “beh dai, dai, facciamo un regalo al papà, che non ci vede, non ci sente, ha come unico contatto col mondo il suo cellulare… dai, facciamo che gli regaliamo un cell che posso permettermi magari e che possa durargli a sufficienza. Poi guardo i guadagni dello stock… niente che ti cambi la vita, ma son soldi. Mi metto a pensare “beh, senti, mi serve un cellulare fico per fare i lavori con lo stabilizzatore delle DSLR … uno stabilizza, l’altro lo uso per la messa a fuoco…”. Guardo l’S10 e mi dico “beh, l’S10lo prendo con i guadagni dello stock e quello per papà lo prendo coi soldi in banca dai”.

Avevo già la smania da shopaholic, quindi mi sono fermato.

Vado verso il centro per ritirare col bancomat e pagare affitto-corrente dello studio… disponibilità insufficiente.

Eh?

Controllo il saldo… era superiore di 100 euro di quanto stavo andando a ritirare.

Ma comunque la realtà era: non hai soldi, chettecompri? Vedi di riuscire a mangiare e torna a lavorare, coglione.

Cambio banca: limite per la giornata insufficiente. Mh. Che diavolo sarebbe? Ho pochi soldi e invece di darmeli te li tieni? Ma fottiti. Dopo vado a sentire che cazzo è questa roba.

E torno a lavorare, ovviamente.

Unsplash mi ha fottuto

Onestamente. Sono stati più veloci, più intelligenti, hanno girato a proprio favore quello che per ogni stocker è un limite: il brand. Credo eh. Ora devo controllare se sto capendo bene, leggendo QUESTO articolo. Ho scorso velocemente ma / mi pare di capire che / oltre al fatto che / stanno producendo ottime immagini, anche con persone (il che mi ricorda: che cazzo ci stai a fare?) e che / probabilmente tutte le pippe legali le schivano in ogni modo possibile … / ma ancora meglio! La pippa legale n.1 potevano essere le liberatorie per le persone… ma sono tutti felicissimi di esserci e se ne fottono. n.2 potevano essere i brand, i loghi, le rotture per rimuoverli eccetera.

Io stesso ho contattato alcuni brand (ecco perché mi sento fottuto) per dire “hey raga, mi date un po’ della vostra roba che la uso nelle foto? Ma sapete… si capirà che è la vostra, però devo TOGLIERE IL LOGO”. E quindi avranno tutti risposto “lo vedi questo dito? è il medio, sai?”.

Ma cosa ha fatto invece Unsplash, se capisco bene? Ha detto: ragazzi di questo e quel marchio: noi usiamo direttamente il vostro marchio in queste foto che vanno ovunque e voi ci autorizzate così le foto vanno in giro con la vostra robba dentro facendo un sacco di pubblicità!

Non so e si sono premuniti di dire “si, basta che tu non usi la mia roba togliendo il marchio o mettendocene un altro o affiancando il mio prodotto ad un concetto che non mi rappresenta” (vedi la lego, che lo dice espressamente). O se se ne sbattono il cazzo.

In effetti non ho finito di leggere. Ma leggete voi intanto.

UPDATE: ho controllato bene. Bravissimi. La parte “visibilità” (anale) l’hanno piazzata bene ai wannebe fotografi, con la lotteria “potrebbe sceglierti il marchio” come ciliegina speciale sopra questa nuova versione della solita torta dell’exposure.

La vera figata di idea è proprio quella da social verso il social, il coinvolgimento dei “creator” che non hanno o non vogliono spendere soldi per rivolgersi al proprio pubblico di riferimento e coinvolgerlo. Siccome questa piattaforma è una delle più utilizzate da questo tipo di produttori di contenuti (gente che possiede o mantiene pagine FB, blog et similia) la proposta di U. è stata di trasformare la debolezza (non possiamo usare i marchi) in forza: dire ai machi: dateci voi le foto che tutti possono usare gratuitamente, con i vostri marchi dentro. Bingo! Grande idea. Devi mostrare un sistema di pagamento? La foto con il marchio Square è bella in vista in ogni post dove io e gli altri stocker dobbiamo ammazzarci per non mostrarla affatto. La Harley-Davidson ha fatto lo stesso per pubblicizzare le proprie moto elettriche (e qui i porchidei si involano al cielo, visto che 10 anni fa avevo proposto a G. di contattarla visto che lui era avanti in questo settore e che aveva voglia di fare vendite… ma lui UN CAZZO).

E quindi eccomi qua, il solito che ha delle idee e poi le vede realizzare da qualcun altro, parecchio tempo dopo.

il socketpuppet dei miei coglioni

Ho fatto una cazzata. Di nuovo. Se fossi riuscito a recuperare il backup dei tempi di splinder, credo troverei la prima (e fino ad oggi ultima) volta in cui feci la stessa cazzata. Ho trollato. Ho trollato con tutti i crismi del trollaggio: anonimamente, ferocemente. E in posti dove questo non è tollerato, non solo non consentito. Motivo per cui avvengono dei controlli tecnici di base. Tanti anni fa, direi allora forse ancora prima di scrivere un blog, forse tra il 2000-2001 (ma sono certo che oggi stesso con google-groups troverei la cazzata) questo accadeva dove tutte le dinamiche che vedete oggi erano in nuce: i newsgroup. Questi erano luoghi dove si vedeva già tutto: tutto quello che vedete aveva persino un nome gergale. C’erano pratiche di controllo e “mantenimento dell’ordine”, perché dalla prima esistenza dei gruppi di discussione le teste di cazzo e teste-calde come me spuntavano fuori, inasprendo i confronti invece di alleggerirli e, sostanzialmente, dando fastidio a tutti. Come una rissa da bar. Come bambini che starnazzano in mezzo a persone adulte. Continue reading →

laterzaguera?

Non posso dire di essermi interessato. Ora mi chiedo “come ci siamo arrivati?”… ma la verità è che, per quanto mi riguarda, me ne sono sbattuto direi totalmente. Kapuściński credo ci avesse detto già parecchio in “nel turbine della storia” 13 anni fa. Qualcuno dice che siamo nella “seconda guerra fredda”. Qualcun altro ha già ironizzato sul fatto che “non vorrai che l’uccisione di un solo uomo porti a conseguenze catastrofiche” sia un parallelo con la seconda guerra mondiale. Continue reading →

Stairway to the abyss

Scendendo dalle scale pensavo che sto passando il tempo. Che la vita è un passatempo. Con serenità, con baldanza fisica persino, scendendo le scale due a due in modo che sentivo elastico, pensavo chemmefrega, me ne sbatto, la vita non ha senso, le cose che vorrei non sono per me, quelle davvero desiderabili, il mondo è fatto in un altro modo. Ma chemmefrega, ci sono alcune cose, alcune, che non sono male e quindi mentre cerco di raggranellare il necessario per pagare i debiti, il funerale e poi suicidarmi, beh nel frattempo ho un mio pensiero anti-merda che dovrebbe bastare per stare davvero su. Dimenticarsi di essere l’animale essere-umano e tornare il “cittadino che sbarca il lunario” e nel frattempo, tempo, tempo, tempo, tempo… passa il tempo. In un modo carino. E cerca di soffrire il meno possibile persino nello sbarcare il lunario. Certo mi sento solo, certo. Continue reading →