i soliti uomini

Qualche anno fa percorrevo le rotonde nel modo sbagliato. Mi “adagiavo” a sinistra, accostandomi al centro della rotonda, per poi andare dritto. Una volta messomi assieme a lei, che aveva fatto la patente da poco, abbiamo più volte battibeccato su questo. Ho anche verificato, anche coi carabinieri che mi hanno spiegato che qualcosa – che non ricordano più – dev’essere cambiato nel corso dei decenni e che i vecchi come me per qualche motivo hanno imparato a fare come faccio io, ma che il modo giusto – prescritto dalla legge – è quello che diceva lei. Me lo conferma un’altra ragazza, mia modella, che scopro appena patentata: le chiedo conferma, mi ribadisce che ho torto e che ci si accosta a destra sia per andare a destra, sia per andare dritti ma che la differenza la fa il mettere o meno la freccia a destra, tra le due cose. Ma mai ci si mette a sinistra-centro, a meno che non si intenda andare a sinistra o tornare indietro (inversione a U). Perfetto, quindi ho imparato. Ho fatto fatica sia ad ammettere di aver sbagliato (per anni! e rischiando grosso!) sia ad imparare. Ma ho imparato.

Oggi una bmw rischia di speronarmi perché si mette a sinistra per andare dritta, e io a destra per andare dritto. Mi strombazza e sclacsoneggia e io con gesti pacati faccio comprendere il mio disappunto col dito medio, ma siccome vedo persona molto agitata in auto, accosto a destra e la signora che aveva già aperto il finestrino per esporre garbatamente il suo punto di vista che devo morì, mi dice pressoché la stessa cosa che volevo dirle io: che non sa percorrere la rotatoria ed ha rischiato di fare un incidente – cazzo. Ma ciaraggione lei. Io, memore dei futili-motivi che fanno uccidere le persone nei parcheggi delle discoteche la seguo fino al parcheggio in cui va mentre chiedo a Google “come si percorrono le rotonde” ed esso, tosto, mi presenta l’immagine di cui sopra, ricordandomi che per una volta non mi sono rincoglionito. Continue reading →

incomprensione, meccanismo, disonestà

Mi chiama lei miagolando, sto avendo a che fare con roba sanitaria di mia madre, le chiedo di richiamarmi. Ieri mi aveva chiamato e messaggiato mentre dormivo, oggi me ne chiede conto. Come sempre rispedisco al mittente, ricordandole che per molte ore prima che io staccassi il cellulare probabilmente se n’è andata a farsi i cazzi suoi e di certo non mi ha contattato, quindi non è che io sto a dormire 25 ore. Solo che per 12 non le sono passato per la mente, poi quando Sua Maestà si è accorta che le serve qualcosa… Continue reading →

vecchiaiacciacchi #293847

Male al collo, cervicale. Sempre avuto, ma ora spesso.

Mano sinistra: credo cisti tendinea tra il pollice e l’indice. Comunque una pallina, fa male a stringere roba. Mia supposizione: la guida.

Panza: non diminuisce; del resto non sto facendo movimento fisico.

Vista: peggiora. Ma cosa vuoi che sia per un fotografo e uno che usa sempre dei computer.

Analisi del sangue: devo farle, finalmente, dopo anni, almeno ho l’impegnativa.

Un piccolo spazio tra le parole “voglio morire”

Google mi ha detto che sono fotografo master. Anzi, mi ha conferito il badge di “Fotografo Master”. Quindi sarà sicuramente vero. Al di là del sarcasmo, la mia supposizione è che sia sufficiente caricare, in relazione alle recensioni dei luoghi, un grande quantitativo di foto e che secondariamente (o forse primariamente) queste siano molto apprezzate (visualizzazioni e like) dagli utenti di Maps. Io in effetti mi sbatto sempre come local guide. Non sono un nativo digitale. Sono un nerd di provenienza anni ’80, quindi la partecipazione, per me, il crowsourcing, sono cose buone, sono una manifestazione della bontà della tecnologia, della “democratizzazione” positiva. Preferisco partecipare a questo che a discussioni incazzose. Dare. Sarà utile, sarà ben fatto? Se tenete conto che la Britannica e la versione di Microsoft dell’enciclopedia online hanno chiuso da quando Wikipedia ha affrontato e vinto le bordate su “chi ha contenuto di qualità”.

Sono, mi pare, due settimane che non voglio morire subito, immediatamente. Sono sempre dell’idea che il non-esistere sia sempre per me desiderabile, ma non ho quelle punte graffianti, quei morsi di dolore che ti fanno dire vogliomorirevogliomorirevogliomorirefaccioschifovogliomorire. Ne tengo conto, mi ricordo che dovrei individuare degli Oleandri, che ho dei debiti da pagare e che mi devo concentrare su questo, sul mettere via 4000 euro per non pesare col funerale (che non posso evitare). Continue reading →

A Chiara B.

Mi chiedo cosa sarà di te, come me lo chiedo di molte altre. A volte mi sento responsabile, corresponsabile intendo, parte in causa di quello che fate della vostra vita, del fatto che di questa onda di edonismo, di vanità che i social network hanno fatto impennare, io mi servo a piene mani. Non credo che farlo o non farlo, per come io lo faccio, cambi qualcosa. Corro il rischio, e con te sicuramente è successo, di annoiarvi, tanto sono responsabile, chiaro, esauriente, esaustivo nello spiegare il contesto, le conseguenze possibili, non solo nel grave, ma nel meno grave, che i vostri genitori non capiscono, ma in cui io sono dentro e vi vedo, entrambi, di fronte a me, mentre loro non capiscono, non si capacitano, sono in un’atmosfera che non hanno mai annusato mentre io e voi ci capiamo e loro non capiscono. Ma io capisco sia loro che voi.

Un mesetto fa, via contatti su Instagram, sei venuta a posare da me. Sei arrivata con tua madre, eri minorenne quindi ti ho reso sempre chiarissima la cosa: obbligatorio parlarne coi genitori, che devono venire , capire, firmare.

Guardarti negli occhi quel disprezzo, vergogna perché – si vede che lo pensi – tua madre non capisce un cazzo, è sfigata, eccetera. Senza pensare forse che tua madre ha fatto tutto e fa, ogni giorno, tutto per te. Che le devi tutto, anche il tuo grazioso aspetto fisico, che presto scoprirai essere uno dei tanti, niente di speciale nel mondo degli speciali. Le devi ogni cosa: in 15 minuti ho capito che è (stata) una ragazza madre. Osservandole le mani ho capito molto. E tu ti senti a disagio, ti vergogni, facendo una foto con lei, vicino. Ti vergogni che la tua faccia sia associata a quella di tua madre, piccola cagacazzi. Continue reading →

lafiguradimmerda #23847

Mastro figuradimmerda. Una tizia posta uno status con una foto di una tipa sorridente. Conosco la foto, l’ho usata anche io. È sexy e allegra. La tizia usa questa foto per uno status di WhatsApp con una frase che sarebbe attribuita a Marilyn Monroe e che recita più o meno “non ci innamoriamo dei bei visi, ma delle espressioni; non sono i corpi, ma il modo in cui si muovono” – eccetera avete capito il concetto.

Sbaglio a ricordarmi il nome. La tipa che pensavo avesse messo fuori lo status è uno schianto di modella: era talmente figa che pure se sconosciuta e con la timidezza che aveva, lei*, le aveva chiesto di posare per me, anche nuda. Avendo in mente lei rispondo allo status con “si beh, ma tu parti avvantaggiata rispetto a molti altri!”.

Mi risponde faccetta e bacino.

Guardo meglio.

Era la MAMMA DI UNA MODELLA.

Fanculo.

Speriamo bene, cazzo. Non è affatto lo schianto che avevo in mente io. Certo, per essere un’attempata signora si mantiene in modo presentabile. Tutto qui, non tanto da smuovermi l’ormone. Santacleopatrafulgida… speriamo che non mi scriva mai un cazzo di niente altro: mea culpa, cosa faccio, le dico “ah no, credevo fossi un’altra!” ?

Che coglione.

* “lei” è riferito ad una precisa persona, per chi arrivasse ora nel blog

Michael Ramscar e la memoria dei vecchi – NON bufala

Visto che mi arrivano varie bufale e varie cacate via internet, vi segnalo che quella che dice che con l’invecchiamento non si perde la capacità di apprendere, solamente si diventa più lenti , ed è supportata da uno studio dell’università di Tuebingen e del “professor Michael Ramscarl” (nel frettampo dopo due whatsappate si è preso una “L” il buon professore).

Il paper di “Learning is not decline” di Michael Ramscar lo trovate cliccando qui.

Si tratta di uno studio. UNO studio. E per fortuna non è in tedesco!

Quindi l’esistenza di questo non è una bufala, ma dovete leggerlo.

TUTTO.

Quindi l’esistenza di questo studio NON è una bufala.

 

l’amore di fianco

Mentre lavoro in modo più meccanico ascolto l’audiolibro de “Il giardino dei Finzi-Contini” letto da Marco Balliani. Per un po’ sono stato sul punto di considerarlo molto palloso. Anzi, confermo, tutto sommato. Per una gran parte interessante a causa del contesto storico.

Ma ecco. Il protagonista “ci prova” con lei. Lei con un garbo e una lucidità che renderebbe migliore il mondo se fosse così diffusa, finalmente, dopo un anno dalla sua fuga, gli spiega.

Hanno ancora il bel dire “Fare l’amore”, quando intendono dire sesso. Ma forse mi confondo. Lei però ad un certo punto parla in modo chiaro di come lei vede l’amore, ovverosia di due persone che non – come loro – si stanno di fianco, ma che si fronteggiano, pronte a sopraffarsi senza esclusione di colpi, continuamente, come belve feroci.

Penso che vorrei un consulto generale del genere femminile e chiedere “ragazze, ma voi, tutte, che avete sentito dire l’esatto contrario piangendo, da Claudio Baglioni, che siamo fianco a fianco e guardiamo insieme dalla stessa parte, che ne dite?”.

Perché io in effetti più passano gli anni e più parlo con donne schiette e più mi sembra che Terapia e Pallottole e lo stereotipo del meridionale che divide tra puttana e sposa, abbia il suo esatto corrispettivo maschile nell’immaginario femminile. Anzi, non immaginario, ma … desiderario. Sentimentario. Cioé che ci sono quelli che non fai tanto la rompicoglioni, te li vuoi scopare. Di brutto. Subito è “si”, subito tu gli salti addosso, subito TU mostri il tuo desiderio e vuoi essere sbattuta. Ed è fuoco, animale, spettacolare, soddisfacente, appagante, liberatorio.

E quelli che ci metti su casa, ti prepari ad ingrassare, a lasciarti andare e fare schifo, a far diventare tutto grigio e noioso, a fare papà e mamma, a scopare una volta all’anno ma anche no, che tanto chi c’ha voglia con una/o così.

Ecco io sinceramente non voglio essere il secondo. Per me la tenerezza, la compagnia, la condivisione, il dialogo, sono belli. Ma se mi togli il fuoco, il fatto che poi magari sei una che gode a farsi menare, a fare di tutto, a essere più troia di tutte, con gioia, con straordinaria passione… ma non con me. Beh vaffanculo, vaffanculo a tutta la gentilezza del mondo, la correttezza, l’onestà, la condivisione, qualsiasi cosa carina. Vaffanculo! Io voglio la bestia, quella bestia, prima di ogni altra cosa. Quella bestia che mi desidera, che desidera avere me, o che io abbia lei. Prima. Poi il resto. E se quello sparisce, beh il resto te lo può dare la tua amica. O il tuo amico fesso, come sempre sono io, tante volte, perché essere stronzi boh, non mi sembra giusto. Continue reading →

Pablo Honey 1st time

Fino a questa notte, Creep a parte, non avevo mai sentito Pablo Honey, lo confesso. Forse qualcuno, a suo tempo, ha tentato di farmelo sentire. Ma io sentivo altro, più metal classico, meno rumorosamente dolente.

Ora lo apprezzo. Quasi 30 anni dopo.

E ho anche sentito una tizia che fa Creep in modo stupendo, su youtube.

 

Sto anche sentendo il giardino dei Finzi-Contini. Sto capendo qualcosa, credo. Sto capendo che un certo tipo di narrativa narra cose che una volta era difficile vedere. E invece mi tirano due coglioni che levati. Forse perché sono un fotografo, non voglio che mi venga descritta la roba che posso e voglio vedere. Magari voglio che mi venga mostrata, oltre che vedermela io. Ma non mi interessa affatto, proprio mi annoia, la descrizione dei luoghi. Preferisco che la descrizione parli di qualcosa d’altro, ma non che descriva davvero il posto, i posti, la natura, l’architettura. Mi vanno, queste descrizioni, nella saggistica.

Credo di aver capito questo, recentemente.

Pensa un po’ quanto differente potrebbe essere un racconto di mio padre e mio. Io salterei ogni cosa non serva per raccontare cosa si provava. Lui forse descriverebbe anche gli interstizi tra le molecole. Credo io eh. E forse anche mia madre: è roba dei loro tempi. Ma mi dice B che anche Jane Austen e Wirginia Woolf si profondono in descrizioni minuziose di qualsiasi cosa, compresi gli abiti e l’affettazione attorno a questi dettagli di abiti. Credo sia perché la nostra cultura è molto visiva mentre la loro lo era infinitamente meno.

Is it possible?

facebook scheduling problems?

In questi giorni non riesco a programmare i post sulle pagine né mie, né delle persone per conto delle quali pubblico. Mi tocca tenere il piano editoriale di fronte, il timer e postare in diretta. Mavaffanculo. E le alternative sarebbero i programmi esterni. Erivaffanculo.

Però pare che il problema lo abbia SOLO IO. Checcazzo.