Ronin-S e Ronin-SC, incompatibilità

Credo di averne già parlato, ma le incompatibilità tra i pezzi del Ronin-S e quelli del Ronin-SC sono totali; essenzialmente ogni cosa di cui avreste bisogno non è intercambiabile. Non le batterie, non la basetta/piastrina eccetera.

Il post è finito qui. Ma questo è un blog mio di cazzeggio anche.

Quindi pensavo che dovrei proprio comprare una batteria-impugnatura di ricambio. Ma quanto costa? 99 eur presso la DJI. Ma la cosa interessante è l’adattatore-caricabatterie (40 eur).

Comunque #iorestoacasa #andratuttobene #nonlamentatevi #andatetuttiaffanculo

Ronin-S continua a ruotare [risolto]

Tratto da QUI. Avete un Ronin-S, lo avete bilanciato perfettamente, finalmente ne siete sicuri, riuscireste a bilanciare anche un gatto. Eppure una volta finito il bilanciamento il ronin con la camera, appoggiato, fermo, inizia a ruotare sul motore pan/spin piano piano, generalmente in senso antiorario, all’infinito. Fatte le calibrazioni automatiche, resettato tutto, imprecati tutti i santi di tutte le religioni. Rifatta la calibrazione, con e senza balsfemia. Aggiornato il software dell’app, fatto login, logout, provato a vedere se c’era un nuovo firmware, fatto il refresh, il reset, e ripetuto tutte le combinazioni. Iniziato a pensare che possa essere una ottima idea usare ronin+camera come il martello di Thor su varie cose. Ricordato il prezzo di tutto e desistito. Niente.

Dunque?

Il tastino che si preme con l’indice, sull’impugnatura, quello per riportarlo alla posizione base oppure (se premuto tre volte e non disabilitato) per andare in posizione “selfie” si chiama trigger. Saputo questo ecco a voi la soluzione!

LA SOLUZIONE

Premere 4 volte il trigger tenendolo premuto sulla quarta pressione. A questo punto le tre lucine che segnalano quale user mode state usando, iniziano a lampeggiare simultaneamente in verde: muovete il joystick un po’ dappertutto e quando avete fatto ripetete la sequenza con il trigger: click, click, click, click-tenendo premuto. Risolto.

Questa cosa che avete fatto si chiama “calibrazione del joystick”. Evviva 😀

I cortili di lockdown county

Da queste parti la gente si dà da fare. In questo periodo si vede anche quanto questo sia dannoso. Devono fare. Aspettare mai. Pensare, discutere e poi – solo dopo – fare: quello non dico mai ma raro, rarissimo.

Ad ogni modo oggi la voglio vedere positiva. Ci sono molti cortili splendidi, quasi tutti con entrata ad arco, spesso piccolini rispetto all’arco che li precede. Alcune volte di cementaccio, altre volte di sasso e malta, altre ancora di mattoni arancioni e malta. Ma quasi sempre ci vedi il bello che potrebbero avere. Solo che sono lì fermi da sempre. Non li ho mai visti muoversi di un solo millimetro verso la miglioria, cosa che invece in una provincia adiacente fanno sempre: restauri conservativi splendidi. Di solito si muovono verso il basso, cadendo a pezzi, perché pieni di legno senza manutenzione, che marcisce e si sfalda. Continue reading →

Panchina

Rieccoci dunque. La sensazione familiare, sgradevole ostile, che ti ricorda questo viaggio in solitudine non voluta. Era davvero troppo tempo che mi sembrava di essere tornato in quell’istupidito intorpidimento della normalità del sopravvivente. Non-amato, non-desiderato, non-attraente. Buono, se va bene, per sé.

Di tanto in tanto anche B, la mia calma, gentile, amabile e paziente convivente è semplicemente umana, stanca, infastidita… non in grado di nascondere che starebbe meglio se io non ci fossi, molte volte.

Siamo sempre stati due individui, ben separati, persino quando ci mettemmo assieme. Ma c’era altro e c’era tenerezza, quantomeno, quando l’attrazione forte fu – da parte mia – persa.

Quando vedo lo status da sposati, non da conviventi nemmeno amici o studenti, allora questo mi mette tristezza. Mi sento sopportato, ho voglia di cambiare stanza. Per fortuna ce l’ho. Per fortuna ne ho almeno un paio. Non è il coronavirus, non è assolutamente questo. Lei lavora, io non ho cambiato modalità lavorative o ritmi strampalati negli ultimi 7 anni. Questo è.

Ogni tanto però mi sento un bambino capriccioso in ADHD malsopportato da un genitore, non una persona con un legittimo desiderio di comunicare con altri. Non è il momento, per gli altri. Hanno altro da fare gli altri. E certo, quello che la mia mente o il mio cuore hanno partorito ormai è partorito. Ho forse bisogno di farmi fare dei complimenti o di esporre ad un pubblico plaudente quello che ormai è stato pensato?

Ma nel dialogo ci sono le opinioni altrui. Sono già uno che si deve giocare la sua partita mentale muovendo sia i bianchi che i neri in questo. Ma a me va di averlo, il dialogo, il riscontro, la seconda mente pensante.

Il ragionare di cose, come si diceva cento anni fa.

Persino manifestare lasciare che sia percepibile il mio malessere, in questa situazione, non mi va. Per fortuna ho una stanza in cui non mi si vede. Sono sceso li, mi sono messo sul provvidenziale divano, ho spento tutto, mi sono coperto, ho dormito un paio di ore. Da quanti anni lo faccio questo? Da 30 anni. Lo facevo quando tornavo da casa e certo, non volevo sentirmi chiedere cose dai miei, né avere scontri. Tornavo dal viaggio di ritorno da scuola e mi buttavo sul letto, braccia sotto, mani unite fra le cosce, occhi chiusi, un po’ di legno, finché non mi ammorbidivo, saliva un po’ di caldo, arrivava il dormiveglia. Ho fatto passare molto del mio tempo a non-esistere, in totale solitudine, non visto. A dimenticare senza bere, ma con lo stesso meccanismo.

Oggi un’amica mi ha mandato una possibile partecipazione a “nude magazine”, che sicuramente non paga un cazzo. Ma del resto non ho mai pubblicato da nessuna parte, e a questo punto mi sono anche chiesto… ma chi cazzo ti credi di essere? Quello che fai ti piace, e sicuramente la figa piace a tutti, ma per essere considerato un prodotto artistico deve ricevere consenso e riscontro, cosa che tu non hai mai cercato… e anzi, a questo punto… ti troveresti proprio in quel paragone che non sai mai sopportare, la classifica di chi è meglio e peggio, chi merita di sopravvivere e chi no, di chi viene chiamato nella squadra per giocare.

Io non sono in panchina. Io sono la panchina.

Un po’ di questo scoglionamento me lo ha anche passato il buon R.T., coordinatore dell’ass.naz.fotografi che in un video, con ragione, cercava di riportare alla ratio della legge che ha lasciato fuori dal lockdown i codici ateco relativi alla fotografia tutta, quando probabilmente intendeva i fotoreporter , utili a fornire informazione alla nazione. Tutto il resto non è utile. Ma certo chi farà il reportage eroico se ne fotterà. Più sarà esteso, ben fatto, spettacolare e meglio sarà. Si ricorderà qualcuno del contesto in cui altri si sono attenuti alle regole? Chissenefrega. Quello che mi è restato ha il sapore solito del “ma vai a fare un lavoro vero che questo non è utile”. Naturalmente si tratta solo di essere permalosi. Chiunque sia in una fabbrica fa un lavoro “vero”, ma è utile? Supponiamo stiate producendo diamantini finti che finiscono nella bigiotteria. Non potete dirmi che sia utile alla nazione. E così via. Quanti lavori sono utili, oggi?

Io lavoro per la pubblicità. E quando faccio ciò che mi piace, per la produzione di un materiale che celebra la bellezza (un certo tipo) in sé. Utile?

Certo, in questo momento è inutile fare il capriccetto perché non ti riconoscono esistente. In tempo di guerra, di carestia, di mancanze … si va verso altri gradini della piramide dei bisogni. Io però non sono fatto per un mondo che sopravvive, ma per quello che vive.

Nel mondo che non vuol più spendere per ciò per cui desidera vivere di solito è lo stupore a vendere, il mirabolante, il virtuoso, il “di difficile esecuzione”.

Di nuovo: la mia ancora di salvezza è la morte. Devo fottutamente ricordarmi di riuscire a procurare la bombola di monossido. Con quella a portata mi sentirò libero di autoliberarmi, come dice quello.

Le tette volanti sballonzolano.

So perfettamente (stats) che in questo nuovo indirizzo non mi segue un cazzo di nessuno e quindi mi posso permettere di ricevere, tra gli avventori casuali, anche un potenziale fotografo che impari qualcosa senza fare fatica ed esperienza personale. Del resto youtube è pieno di roba. Ma di solito è pieno di roba… di cui è già pieno. Le vere esperienze utili, di solito, non ci sono. Quello è sempre “pro” “premium” “extended” “next level” eccetera. La tecnica – la consiglio anche io – è sempre regalare un po’ di conoscenza che semplicemente l’utente zero non ha la voglia di imparare dal manuale della fotocamera, oppure da quello del software… roba ultra-base. Ma tu hai la pazienza di spiegargliela, gli dici una cosa interessante. E hai beccato un potenziale interessato al resto. La dose gratis. Continue reading →

La decadenza di Bigstock

ma se non esiste cancella no? coglione!

APR-2020Bigstock non è mai stata un’agenzia di microstock facile. Nei miei appunti, soprattutto riguardo al loro durissimo rating che rimane ad imperitura memoria a diminuire la tua percentuale di buone sul totale e quindi sul numero di immagini sottoponibili, sono tra le più toste. Sono tra le più toste da convincere, in tutto.

Sostanzialmente nei miei appunti c’era un bel “se vai bene con loro, vai bene con tutti”. Rompono i coglioni in tutto quanto il rompibile, più di Shutterstock e più di iStock e non è nemmeno granché comoda l’interfaccia. Molte informazioni sono false e lo sono sempre state: una su tutte quella sul funzionamento dei tasti SHIFT e CTRL nella loro GUI, che non corrispondono al vero. Esiste un meccanismo e se sei abbastanza scafato lo capisci. Ma devi essere uno abituato ad adattarsi ad una macchina e non ad aspettarsi che le macchine facciano quello che tu ti aspetteresti.

Le cose però col tempo non sono migliorate. Sono peggiorate. Puzza di fallimento a chilometri: personale ridotto, nessun problema risolto, tutto superficiale, scomodo, nessuna delle ragionevoli richieste fatte dai collaboratori ascoltata, nessuna. Continue reading →

Octavarium è l’ultimo album dei Dream Theater (e musica digitale)

Per me l’ultimo album dei veri Dream Theater, ascoltabile, interessante, è stato Octavarium.

Il primo scazzo è stata la dipartita di Kevin Moore. Il secondo la morte della melodia e di un tema interessante, nonché del cazzutismo batteristico (e dello schifo chitarristico con sborrate ipertrofiche a destra e manca inutili e mai ricordate da me) , poi il “ciao Portnoy se vuoi andare in pausa puoi anche andartene per sempre”.

Oggi, con il mio reperto archeologico perfettamente funzionante, ovvero un lettore CD portatile della Sony, che ho usato pochissimo quando era l’ora, e che ho usato con MOLTA gioia quando ormai si usava molto poco, stavo preparando buste da imballaggio per spedire i DVD con le foto, visto che siamo sotto COVID-19-quarantena e che non consegnerò con le mie manine, di persona. Ho collegato quindi un aggeggiometro per trasferire jack-to-bluetooth e attaccato le cuffie wireless. Pensavo sarebbe stato quello il problema. Invece ho risolto.

Quello che si è invece rivelato ai miei increduli sensi è stato che il mio CD MASTERIZZATO NEL 2001 ERA ANDATO A FARE IN CULO. Cioé ragazzi era un METAL-AZO della Verbatim. Io ho speso SVALANGATE DI SOLDI per garantirmi la durata nel tempo. E invece dopo SOLI VENTI ANNI il mio atto di pirateria mi si reinfila nel culo. Continue reading →

Io vivo sempre così ( cronache da un Corona World )

Mettetevi un disco ambient di Brian Eno qualsiasi. Non quelli con la voce. Non le collaborazioni. Brian Eno vero. Se non fa per voi non importa, tenetelo e guardate fuori la notte, fermi alla finestra o in terrazzo, se ce l’avete. State li un po’.

Dissolvenza su nero, passate ad un largo schermo di computer.

Io vivo sempre come ora voi state vivendo in questo momento. Io #restoacasa quasi sempre. Tutto sommato è, per il 75% del tempo, il mio posto di lavoro. Quindi quando voi andate al lavoro e io vado “al lavoro in ufficio”, stiamo facendo la stessa cosa. Ma io lo faccio a casa mia. Quando scatto, momento bellissimo, origine della “materia prima”, sto solo facendo una piccola parte del lavoro.

Ora, proprio adesso che siamo in “isolamento fiduciario”, in quarantena come continuano a chiamarla tutti, io non noto grandi differenze.

In questo momento vorrei che – senza che muoia nessuno – restasse tutto così, fermo, mentre io con lentezza procedo, egoisticamente, a cercare di fare due soldi, a cercare di imparare cose. Ma con lentezza, calma. Senza correre. Perché spesso noi corriamo solo perché dobbiamo, non perché vogliamo. Molti hanno una indole più sbrigativa. Io talvolta, ma solo se lo sento io. Ora invece mi fa sorridere vedere gente che non sa che cazzo fare della propria vita se sta in casa. L’eternità in questa modalità non mi sta stretta, non mi è insopportabile. Sarà il periodo. Continue reading →

#iorestoacasa , di solito, ma ‘sta volta…

Ho una nuova opinione sui ragazzi di queste ultimi 2 decenni. E voi non aspettavate altro che sentirla, questa importantissima opinione. In occasione della “quarantena”, come stanno già iniziando a chiamare il periodo di restrizioni dell’ultimo DPCM per il CoronaVirus, approfittando della sovraesposizione di cazzi propri che tutti fanno via social, social-instantmessenger eccetera, vedo una grande espressione di opinioni.

Ed ecco che quanto si diceva sui bamboccioni, sui viziati eccetera, mi balza maggiormente agli occhi per un preciso aspetto di spazio e tempo di convivenza di cui forse hanno già parlato tutti, ma che io vedo chiaramente solo ora.

Molti adulti e ragazzi non sanno che cazzo fare a casa. Non sanno che fare del proprio tempo libero se non possono uscire. Non hanno una casa fatta per viverci. Vivere dentro casa. E vabbè, parleremo di questo un’altra volta.

Ma quello che si capisce di più, questa volta, non è tanto la mancanza del poter uscire a fare qualcosa. No. Quello che manca è potersi allontanare dalle persone con le quali devi vivere. I ragazzi, in particolar modo, si trovano a vivere con genitori che trovano insopportabilmente opprimenti.

E la novità? Direte voi. Continue reading →