BROTHERs AND PISTOLZ

Mi sono ritrovato a fare un semipistolotto a mio fratello. Che era un bel po’ (non del tutto) come parlare con me stesso, quindi non puoi scappare, le so tutte. Mi dispiace, mi sento poi chiaramente inadeguato: chi sono per farlo? La risposta “suo fratello” non mi pare adeguata, non da me. Ma io credo di aver spiegato a tutti il mio punto di vista. Il legame di sangue non è sufficiente, serve la relazione. E io ho un rapporto diverso con lui rispetto a quello che ho/avevo con mia sorella. E in qualche modo forse posso toccarlo, posso arrivare, abbiamo quel quantitativo di razionalità e quello di emotività e quell’altro tanto di cazzate che in qualche modo possono allinearsi a martellate. Ecco come mai nonostante sia inadeguato e non sia nessuno per farlo, oso. Oso dirgli cose fastidiose.

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un istante della mia famiglia di oggi

Ieri mi chiama mio fratello. Come sempre “non ha tempo” di cercare un link, ma poi perde una infinità di tempo. Ad ogni modo gli serve un hub usb 3.0 da 4 porte per qualcosa di mio padre. Qualcosa di mio padre che non ha niente di usb 3. Immagino che sia perché poi un giorno lo userà qualcun altro. Ad ogni modo segno, cerco, metto in prime, e via. Ma era molto preoccupato perché mamma – che qualche ora prima mi aveva chiamato perché lui non era tornato per pranzo ed erano le 15 e lei era preoccupata per la cena e desiderava andassi a metterla su io ma tanto poi era tornato e ha fatto – era molto stanca, era troppo stanca e finiva sempre a letto abbattuta. Quindi dottore. Alleluja! Lo avevo detto un miliardo di volte che mi sembrava TROPPO stanca. Boh nessuno mi cagava. Bene allora ottimo. Quando? Domani ore 9.

Lo sento ore 9.30 messaggio whatsapp: il doc passa tra le 14 e le 15, aggiornamenti futuri.

Lo sento alle 15: l’hub era arrivato (lo sapevo, amazon non mente) e il doc aveva la diagnosi ancora prima di vedere mamma: grave insufficienza renale da cui deriva tutto il resto. Fare movimento. Posso procurare una mini-cyclette che può usare anche stando in poltrona? Per patre: c’è da clonare HDD su SSD, sai? Non clono dal 1600 ma vedo.

Cerco il software, mi esce clonezilla, confermo che mi pare la scelta giusta, comunico, grazie. Ma solo la cyclette? si. Sento C che pure sua madre aveva casino, vado fisicamente li. Mi dice che ce l’ha e me la da, ma che ci sono scarsissime speranze che faccia qualcosa, perché non ne hanno voglia, si trascinano, si rifiutano, fanno storie e bisogna letteralmente farglielo fare. Ma me la da lui se ce l’hanno ancora. Comunico la cosa.

Nel mentre scrivo al dottore per presentarmi – una prima impressione di merda non si deve mai evitare – rivelando la mia scarsa fiducia nella mia famiglia nel comprendere quello che lui dice. Spettacolo.

Chiama mia madre, mi dice che è passato il dottore e che deve prendere un integratore.

Certo mamma – dico – “E FARE MOVIMENTO”. “… mgnhmmm … e si vede che userò il trabicolo… ” (si riferisce al deambulatore) …

Ok. Aspettiamo che la cosa arrivi.

Nel frattempo mio padre mi manda solo cagate. Che credo sia il suo modo di chiudere la possibilità di comunicare, perché, ha deciso, che visto che ha cose tristi da dire e che poi mi vede triste questo risolverà. Ottimo. Oh non gliel’avessi detto che vado li per parlare con lui e che non c’è problema se mi dice cose tristi, basta che non si aspetti che io le ignori e che si chieda come mai sono serio. Cristodiddio, mi parli di roba triste assai, per te, per la tua vita. Non ti voglio nemmeno dire quanto … ma no, che gliel’ho pure detto che non mi interessa più vivere.

Questa mattina ho “perso” tutta la mattinata a chiacchierare con D, ragazzo che spero poi arrivi a recuperarsi e vivere. E’ lui che mi ha portato il big muff; l’altra notte ero QUASI riuscito a fare l’ultima ripresa – quella con me stesso dentro – in uno stato semi-decente in cui non ero gonfio come unammerda in faccia. Era notte fonda, ma avevo piazzato tutto, piano piano, ascoltando solo Brian Eno come un calmante. Alla fine mi ero dimenticato una piastrina. Ho detto “farò domani”, ero stanco, avevo tirato parecchio. In realtà avrei finito, mi facevo un po’ meno cagare, giusto quel po’ di gonfietto da cortisone (no, non prendo il cortisone: a ondate sono leggermente meno gonfio in faccia, dopo qualche buon sonno, con certe temperature, non so bene come accada) in meno: tutto spostato, piazzato… manca la fottuta piastra. Avevo anche tentato di usare il remote per far partire il video… ma quel CAZZO di remote funziona solo per il tasto di scatto PER SCATTARE e basta, non per far partire il rec. MERDE.

Ma alla fine la merda ero io che mi sono dimenticato la fottuta piastrina.

Dai che prima di schiattare FORSE ma forse forse forsissimo, registro i pezzi degli H. I nostri. Che poi son diventati miei. Ad ogni modo D ha detto anche lui che non sono registrati poi così male. Te credo: era il massimo che potevamo fare e lo abbiamo fatto. Ma nonostante tutto, non è il massimo. Era il nostro massimo. Tutto qua. E se riesco, anche dei C. forse riuscirò a fare dei videoclip. Magari uno solo? Non so, secondo me una volta fatto uno riesco a fare gli altri perché il problema non sarà più riprendere me stesso o gente invecchiata.

Di nuovo visualizzo: gente che urla verso l’esterno, nessuno che si guarda, che ascolta… tutti emettono, nessuno riceve.

Buco nero #29384723 (delirium)

Il momento presente, fare qualcosa ora, per ora; e basta. Niente per il futuro, niente per domani, per l’umanità, per il futuro. Lo scopo della vita, realizzazione di sé. Immagino un DJ, un musicista che fa un pezzo alla moda, oggi per oggi, che non serve a null’altro che a divertire oggi, a soddisfare l’oggi. Questa è l’immagine che mi viene in mente: le persone che più incarnano “il momento presente”. Due amanti che scopano, la realizzazione dei sensi, costante, ogni giorno ripetuta. Tu che lavori ad una cosa e poi la raggiungi, naturalmente. E che mentre la raggiungi ne hai già in mente un’altra certo, quella roba lì. Ma l’arte o la produzione di espressioni? Che scopo ha, avrà, domani? Costruire qualcosa che duri … che senso ha? Ha senso per chi?

Delirio.

Oggi male.

Mi hanno prestato un big muff. 20 anni dopo che me ne sono interessato e sicuramente almeno 15 da quando me lo sarei anche potuto comprare.

La mia solitudine è fastidiosa.

La mia antipatia è peggio?

Accumulo musica, dopo quasi 17 anni da quando avevo deciso che era troppo, che non sarei mai riuscito ad ascoltarla, che non riuscirò, nuovamente, mai ad ascoltare. Questa volta ad una qualità impareggiabile, infinitamente superiore. Mi dico che lo merita, che merita di sopravvivere, di essere preservata.

Mi dico anche che a nessuno frega un cazzo molto poco dopo.

La vita eterna potrebbe essere un paradiso di esplorazione e godimento del tutto. Oppure un inferno di infinita solitudine e malinconia.

Delirio ancora. Che dice il dizionario? Ah beh si, ci sta, sono io: “stato di alterazione mentale, consistente in una erronea interpretazione della realtà, anche se percepita normalmente sul piano sensoriale, dovuta a profonda trasformazione della psiche e della personalità”. Sono io: psicologia, tu sai sempre dipingere un marrone della miammerda.

Il dovere di esistere: il “senso” è la nuova religione laica

La ricerca di senso (o come suggerisce RDF – “di talento”) viene indicata ormai con le stesse modalità con cui si trattava la ricerca di dio, oppure la vocazione. Dio mi ha parlato: ho la vocazione. Ho il talento: devo farlo. Se non faccio questo sto male: il pallino per questa cosa, il mio motivo di vita. Ma se non lo hai, biasimo a te. Se lo hai poco. Se la fatica è infinitamente più del risultato. Non importa, Dio ha voluto così, non importa, lo scopo della vita te lo richiede, la realizzazione piena te lo richiede, la messa in pratica del tuo talento, che tu hai riconosciuto e scelto ma che in fin dei conti non risulta in un bel cazzo di niente, te lo richiede.

È sempre patologico, mai razionale. Solo perché non è una pulsione ma una sua mancanza, come non avere il gag reflex. Ma non diciamo sempre che la pigrizia ed il risparmio energetico sono una delle più potenti “pulsioni” (come la molla che tira indietro, più di quella compressa) del nostro corpo fisico? Più il non-fare del fare. Quanto innaturale è? E poi che ce ne frega del naturale? Ci paragoniamo agli altri animali solo se vogliamo e come vogliamo mh?. Noi pensiamo, del resto. Pianifichiamo, astraiamo, sogniamo, facciamo bilanci, decidiamo in base a dati, quindi possiamo anche pensare che quella cosa che dovresti fare se vuoi vivere, beh, non la farai, perché non vuoi sopravvivere.

Sentirsi sega perché si è sega, sentirsi considerati sega in quanto si decide di non esistere in quanto sega… è un biasimo relativo al biasimo. Resta qui, soffri con noi. Massimamente “sii uomo” : gli uomini vivono e soffrono. Beh ma che bello.

Un pugno stretto attorno al cuore per ogni progetto, per ogni considerazione di valore e giudizio sul reale, la constatazione che stando così le cose le cose ti fanno schifo e che le cose stanno così perché il tempo è passato e non si torna indietro, colpa tua? Ma si, certo è pure colpa tua, quindi? Devo pagare pegno restando qui? Forse un buon impegno è studiare il tanto necessario per morire senza dolore.

Chiudere baracca quando i conti sono in rosso non è irragionevole. La baracca sono io. E aprirne un’altra è ragionevole. Ma infatti, a questo serve la quantità di esseri umani che nascono ogni giorno: sono nuove baracche che vengono aperte. Auguro maggior successo a loro.

democratizzazione #293847

“Democratizzazione della tecnologia”: permettere a gente che non sa fare le cose di farle comunque, grazie alla tecnologia. Dal mio traduttore automatico in modernese. Persino in ambito tecnologico, questo accade a più livelli: cioè tu, che sai fare una cosa complessa, complicata o difficile, grazie ad una tecnologia, verrai comunque presto affiancato da qualcuno che non la sa fare, ma grazie ad una tecnologia che rende più semplice quello che tu sapevi fare grazie alla tua conoscenza. È un processo ricorsivo, è la sua natura e come sempre abbassa la qualità alta, ma alza la qualità media di ciò che viene prodotto. Rendendo però, spesso, uno sforzo poco sensato, per moltissime persone, quello di essere esperto, di saper fare, di saperlo fare nel dettaglio. Sarà poi probabilmente interessante, oltre che per desiderio personale, anche per chi desideri padroneggiare la tecnica per produrre qualcosa di molto originale… “contento te”, dirà la massa democratizzata.

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Eh ma è fatt* così

Nella 8 ore di discussione che ebbi con mio padre uno degli argomenti che spuntò fuori era sostanzialmente il nonnismo. Non lo abbiamo chiamato così, ma sarebbe stato meglio.

Uno dei detti che hanno sostenuto lui era “L’età fa grado”. L’anzianità è già di per sé un dovuto riconoscimento di merito. Questo detto così, in assoluto, per me non vale un cazzo, lo sa. Sa che per me il valore va dimostrato, non è dovuto solo perché sei qualcosa. Vecchio, titolato, elegante. Spesso bastano due parole, basta solo che fai. Ma in caso di contestazioni, non basta l’autorità del grado. Naturalmente lui si riferisce soprattutto al mondo del lavoro ed in particolare quello dell’edilizia tutta, cantieri, progettazioni, rilievi topografici, perizie per tribunali, costruzioni. In quel mondo può starci: se sei ancora operaio dopo 30 anni è probabile che tu la cazzuola la sappia usare. Ma è anche probabile che se sei ancora operaio, non sei riuscito ad usarla poi tanto bene. Magari non hai voluto. Magari sei una testa dura, lo sei sempre stato e sempre lo sarai: e – sue stesse parole – con l’età si peggiora. Quindi non mi pare che faccia grado. Al massimo farà degrado.

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Dai dialoghi con mio padre (#238947)

In una chiacchierata notturna di 8 ore è capitato di dire finalmente e forse inutilmente a mio padre che ci ha sempre trattati male, in un certo modo: è talmente generico che subito si presta a permalose ricezioni di ingratitudine. No. Nessuno dice che non è stato responsabile, oltremodo responsabile, che non ci abbia dato cose, possibilità, indicazioni, esperienze, possibilità di farne. Nessuno dice che le manifestazioni fisiche di affetto siano quello che è mancato. Non fanno certo schifo, ma esiste la possibilità di sentire gentilezza senza arrivare al gesto fisico. No. Si tratta di sentirsi attaccati, in giudizio, in difesa costante, a rintuzzare, a rispondere, a dover-rispondere sempre, faticosamente, come in un combattimento costante, come un lavoro, a chiedersi come mai ti sei trovato a litigare e difendere le tue posizioni anche se la conversazione è di una banalità totale e se eri andato a fare una cosa anche carina.

Mi sono reso conto che cade dal pero.

Non ci sente proprio da quel lato: non ha mai capito nessun segnale fornito, nemmeno quando gli scrissi in diversi momenti della vita. Ricorda di aver riso, trovando sciocca una manifestazione di “accusa” per piccolezze, pensando che la lettera era rabbiosissima, ma che ciò che gli veniva imputato era di una tale piccolezza da far ridere.

Eppure si era reso conto – correttamente – che non essendosi mai accorto di tutta quella rabbia e ricevendola tutta d’impeto doveva essere stata covata. A parte consdierare il momento di “sfida all’autorità che si fa quando si cresce”, non ha pensato mai ad altro. Puerile potrà essere stato il modo, ma sono certo che il contenuto e gli addebiti di sicura piccola entità non erano lì a caso: erano esattamente le piccolezze con cui lui stesso ci tartassava ma la posizione di potere non ti fa percepire il peso della violenza, dell’accusa. Questo forse è mancato nella mia capacità di comunicare di così tanti anni fa. Era il modo: così come tu ci accusi con violenza di tante piccole puttanate, così tu le compi, costantemente, e ci accusi e e rimproveri costantemente, con quel modo, è il modo, la sensazione di comando, di superiorità, quando tu stesso umanamente non fai che fare le stesse identiche cose. Alcune delle quali però contengono una ulteriore mancanza di rispetto, che è – a riprova – la noncuranza. Non è solo un errore, una disattenzione o una maleducazione: è una di quelle che manifestano il fatto che tu puoi, ma gli altri no. Certo, è lo stesso anche per tutti gli altri addebiti, ma alcuni mostrano maggiormente la umile natura degli atti o delle omissioni che le riguardano, quando la noncuranza con cui vengono trattate investe altre persone che consideriamo siano, anche di poco, meno di noi. Tutti quegli atti umani che riguardano proprio il nostro povero corpo noi abbiamo sempre tutti quanti cercato di considerare che sarebbe stato davvero umiliante per chi fa e per chi subisce, trattarli come se noi fossimo l’imperatore e tutti gli altri abitanti della casa una sorta di servitù che deve tacere. Sulle cose umanissime, schifose magari, che però agli altri non taci mai, li rimproveri pubblicamente, di fronte a tutti, gridando, usando tutta la violenza verbale e psicologica possibile e – finché è stato – anche quella fisica, sempre con quell’aria di “e non pensare nemmeno di rispondere, perché non puoi, io posso, tu non puoi”. Perché la sensazione forte è “la mia vita non è mia, dipende da questa persona, ha del potere e nelle sue parole ha spesso ricordato di averlo, che dalla porta si entra ma si esce, che lui può fare a meno di noi ma noi non di lui, eccetera”. Questo non la rende una relazione in cui ti senti tranquillo a parlare con qualcuno. Certo non hai una chiarezza che tutto sia possibile nel dialogo. Anzi. Quello che hai è una minaccia. Questa è casa mia. Queste sono le mie regole. Se non ti piace te ne vai.

E’ tutto vero e tutto giusto, ma non è la base per un dialogo in cui si possano riconoscere difetti vicendevolmente e lavorare su una relazione. Esiste una minaccia pratica. E le milioni di volte in cui poi senti sminuire ciò che è stato detto…

Non stento affatto a capire quando la critica alla società patriarcalistica sia forte. Quando il rispetto ti è dovuto per contratto, non si tratta di rispetto, ma di timore, asservimento, obbedienza, deferenza, intoccabilità. Questo è il primo atto, quello del porsi come “superiori” del rendere l’altro “meno persona di me”. Sei “più persona” di me perché hai più anni? Sei più bravo “perché si” ? Se lo devo dimostrare io, lo devi fare anche tu. Non mi interessa quanti anni hai, se hai pene o vagina.

Comunque ho capito che il fatto che solo io gli dica le cose lo rende anche un po’ incredulo… come dire “nessuno me lo ha mai detto”. Forse non in modo chiaro. Forse quando te lo diciamo tu semplicemente o fai la vittima, o rispondi prendoci per il culo come (citando RickDuFer) “sensibilini”. Ma non siamo in guerra, non stiamo a fare battaglie e prenderci a tranvate in faccia sempre ed in ogni istante, luogo ed occasione. Di certo non è un rapporto sereno quello che lo richiede costanemente. Di certo non è gioioso. Di certo che si tratti di amore è davvero molto molto molto difficile crederlo. L’amore c’è, ma quella non ne è la manifestazione. Quella è solo manifestazione di nessun autocontrollo, di un carattere di merda e della assoluta libertà di esercitarlo perché si ha un potere che gli altri hanno interiorizzato.

Hai voglia poi un giorno magari a chiederti – non è il caso di mio padre – o dirti sconsolato “se non avessi questi soldi, queste cose, questo potere, nessuno mi amerebbe! Ecco, tutti mi odiano!” … quando per tutta la vita hai costruito la base sottostante per esercitare controllo sugli altri e che tu ti senta sempre in diritto di chiederne conto, di chiedere conto di qualcosa, di esigerlo, aspettartelo.

Alla fine il dramma del patriarca è invecchiare: hai vissuto di forza e non ne hai più.

ciò che non potrà più essere fatto (così)

Una delle cose che può capitare, a livello di spesa, di acquisto, acquisizione, di voglia di avere, è quello che avresti voluto avere quando non potevi averlo. Il problema sorge per tutte quelle cose che devi fare quando è il momento di farle. Altrimenti resteranno irrisolte. Ad esempio tutte quelle che attengono alla creazione di relazioni e alla loro partecipazione in specifici momenti della vita. Idem dicasi per le attività. Potrai forse comprarti cose che avresti voluto da piccolo. Ma sarà più facile che abbiano senso solo se le hai vissute. Se le hai desiderate ma non vissute, averle dopo ti darà un senso di vuoto, di inutilità delle cose, del troppo tardi, senza alcuna speranza, voglia di buttarle via. Non puoi tornare indietro a fare quello che avresti dovuto fare a 13 anni nel modo in cui è giusto farlo a 13 anni. Non puoi più vivere certe cose. Le stesse identiche cose non sono affatto identiche ad età diverse quando sono prime esperienze. Alcune semplicemente non possono essere comparate pur se identiche nella sostanza perché il loro intimo legame con “all’età di X anni” è determinante. Giocare in un certo modo all’età di 6 anni. Giocare in un certo modo all’età di 10 anni. Giocare in un certo modo all’età di 13, di 15, di 18. Non è il “giocare in un certo modo” ma “giocare in un certo modo all’età di” che non puoi ripetere. Puoi ripetere il gioco, ma non puoi avere di nuovo quel tipo di interazione con gli altri, ad esempio, perché tutti non hanno più quell’età. I sentimenti e le sensazioni probabilmente sono diversi: sono nostri, personali, soggettivi. L’amore, la perdita, il lutto, la gioia, l’ebbrezza, il dolore della tristezza. Avranno forse nuove sfumature, ragionamenti sopra. Ma il nocciolo dell’emozione, della sensazione, del sentimento, per me non cambia molto: ami a 15 anni e a 90. Resta il problema che tutto ciò che coinvolge il corpo può modificare le semplici possibilità di accesso, di interazione. Devi farlo quando devi farlo, non perché non si possa più fare “per legge”, ma perché socialmente potremmo non accettarci in luoghi del tempo che non sembrano più i nostri. Non è vietato. Sono tutti benvenuti quelli solitari. Puoi fare quel che vuoi, essere giovane o vecchio dentro, da solo. Ma con gli altri l’esperienza cambierà, specialmente se non vi conoscete.

Posso sicuramente laurearmi ad 80 anni.

Posso imparare una cosa che si studia a qualsiasi età, se ho le facoltà intellettive integre. Cambierà il tempo e la fatica che ci metto.

Ma non posso dare il primo bacio come lo avrei dato a 13 anni. Non puoi fare l’amore come lo avresti fatto a 16 nemmeno quando ne hai 20. Non puoi giocare con gli amici in cortile come quando avevi 10 anni, anche se ne hai la facoltà.

Ecco dunque che se non ti viene dato lo spazio per quel tipo di attività umanissime e sociali che vanno elaborate nel momento giusto, qualcosa non potrà mai più essere vissuta, di certo non in quel modo. La sua scoperta, la sua crescita, la sua elaborazione e rielaborazione saranno irreparabilmente mancanti di alcune parti per il semplice fatto di non averle potute vivere con un corpo, una mente ed un gruppo sociale di una certa età della nostra vita.

Adesso devi studiare, adesso devi pensare ad altro, prima il dovere. Sono tutte cose che andrebbero pensate e governate con misura: che una persona sia colta o meno, abile o meno in un lavoro od altra attività pratica, cosa sarà in rapporto coi propri simili, con gli amici, gli amanti, la popolazione e la legge? Come si è formato, come ha elaborato? Certamente lavorare costituisce un mattone insostituibile della crescita per la comprensione della politica, soprattutto. Ma molto prima ci sono cose di cui invece il lavoro occuperà grandissima parte del tempo di qualsiasi persona non ricchissima.

Quel tale diceva “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino” … ma io non sono mai stato d’accordo. In primo luogo non è segno di “UOMITUDINE” smettere tutto o qualcosa. Ma mi conferma che non ha scritto SENTIVO e PROVAVO da bambino. La sensazione, il sentimento intimo, le emozioni, non si è azzardato a dire che non le provavi. Rielaborare, d’accordo, ma quel che provi è sostanzialmente lo stesso.

Microstock 2022 average: SHIT.

Il microstock è un mercato globale, quindi risente delle crisi globali, tipo una pandemia. Per questo la mia decisione attorno al 2013, dopo la debacle dell’azienda per cui lavoravo ed il mio contemporaneo “esaurimento nervoso” (si usa ancora?), , fu – in piena crisi 2008-2012 – presa ascoltando sfilze di professionisti che si lamentavano, della gente che non pagava, dei clienti che non capivano, che chiedevano l’impossibile e l’impagabile, eccetera. Era anche importante per dire : se c’è crisi attorno a me, questo non significa che ci sia crisi lontano da me e che io non possa vendere a quelle persone via internet con queste piattaforme.

Ma le piattaforme alla fine si inculano tutto e bisogna tenerne conto: le piattaforme non condividono equamente, mettono la competizione che prima era affrontabile, ad un livello aziendale, ma scaricando l’onere del costo del lavoro sui “contributor” (che per guadagnare davvero devono pompare come dipendenti, ma guadagnando sempre una frazione), non pagandotelo, rendendo il mero costo di quello che alla fine viene venduto, al prezzo che LORO stabiliscono con ribassi ogni anno più forti, l’unico elemento per il cliente, perché la qualità semplicemente DEVE esserci.

Esistono certamente piattaforme che tentano di fare la stessa cosa con il mercato locale, ma io gli ergo il dito medio visto che conosco già questo, di mercato; magari si può fare se devi dare qualità miocuggino, ma se vuoi fare un buon lavoro e metterci la faccia ed il nome, non puoi essere pagato e trattato ammerda. Ovviamente loro ci mettono anche l’editing e l’onere di gestione burocratica del cliente. Ma mi fa comunque un po’ cacare.

Questo a maggio 2022. Esistono persone che hanno iniziato nel 2005 circa e poco dopo e soprattutto hanno tenuto un livello molto molto alto anche dopo, che hanno ranking e quindi vendite stellari, davvero eccellenti. Ma sono uno sparuto numero: anche loro devono lavorare il doppio per mantenere semplicemente un livello precedente. Certo, quel livello ne vale la pena.

“Ed ecco qua” (cit).

Shutterstock MOLTO male. Vedo molto meglio Getty/iStock ed Adobe Stock (ex Fotolia), roba che Shutter sta diventando quasi come Dreamstime. Deposit esiste, ma vabbé. Incredibilmente, anche se Bigstock ha un bug GIGANTE da anni (se fai una modifica collettiva lui copia TUTTE le caratteristiche su tutti i files: tipo attacchi una liberatoria e cambia il titolo a tutti i files identico) per qualche assurdo motivo vende qualcosa. Ma qualcosa eh, roba da hobby, bruscolettinetti.