nessuna musica mi piacerà più di questa

Nel mezzo degli anni ’90 ascoltavo tantissima musica e la suonavo anche. E ricordo che mi dissi “nessuna musica mi piacerà mai così tanto”. Penso mi riferissi al suono, diverso da quello di tutti i decenni precedenti.

Ora ne sento la verità, quando la tristezza.

Più o meno negli stessi anni mi dissi che sarei morto sordo e grasso, evidentemente già conscio di quanto alcune cose mi piacessero. Di sicuro non mi sentivo un latin lover tale da poter dire che mi sarei consumato il cazzo. E forse avevo anche letto molto su quanto in vecchiaia la prospettiva su cosa non ti tradisca o ti lasci solo siano oggetti o aspetti non legati a persone.

Ascoltando il podcast “cose molto umane” la motivazione riguardante la musica mi ha reso tutto molto meno figo. Non si tratta prettamente di qualità musicale, bensì del legame emotivo con un momento intenso della tua vita. Sei incazzato? Sei innamorato? Sei … tante cose, ma intensamente.

E l’altra cosa che può “plagiarti” è la vita familiare in cui puoi essere inserito, in cui anche il sottofondo di musica può incidere molto sui tuoi gusti (la cosa spiega spesso perché alcuni “decenni” sono più graditi e poi ci sono dei buchi).

Questo lo scrivo pochi secondi dopo aver ascoltato qualcosa che veniva dal decennio prima e che sarebbe stato scalzato presto. “Stand” dei Poison: e la apprezzo, niente da dire. E anche se “Playing God” dei Polyphia mi fa impazzire, se dovessi decidere se far vivere una o l’altra farei parecchia fatica a buttare quella dei Poison. Ma lo farei 🙂 hehe

Fatti i cazzi tuoi e campa cent’anni #1234872

10 anni fa ho semplicemente detto “basta informatica+persone”. Le persone sono ok. L’informatica è ok. Ma queste due cose insieme non devono più avere a che fare con me, mi distruggono.

Ci casco ancora, invece. Mi sembra che la gente possa essere interessata a capire cosa succeda, cosa sarà il futuro dei loro figli, visto che sono loro che dovranno parlarci. Ma il modo in cui sembra che afferrino il concetto sembra sempre che non abbracci completamente le conseguenze. Preferiscono raccontarti demiocuggino piuttosto che farsi delle domande, osservare la vastità del problema o dell’argomento, pensare alla propria vita in relazione a quell’oggetto, quella tecnica, quella pratica.

Più provo chatGPT e lo metto alla prova, ci lavoro, ci dialogo, più mi sembra chiaro che ogni bambino e ragazzino saprà cosa farci, mentre i loro genitori sbuffano solo all’idea di provare, che c’è la password cheppalle.

Ma sono cazzi loro, no? A me interessa della mia nipotina. Ma con sua madre non potrei fare questo discorso, non potrei dire “hey, facci un giro, dialogaci, interrogala, prendigli le misure e capisci cosa può fare e cosa non può e quali siano le potenzialità visto che verrà corretto ogni 2 settimane”. Ma lei, la nipotina, lei proverà. E i suoi interlocutori non saranno competenti, nemmeno per quel minimo di competenza che si ha facendo una prova. Come farai ad accompagnare tuo figlio nell’uso di quello strumento, che è infinitamente più pieno di conseguenze della calcolatrice di 50 anni fa, del computer di 35 anni fa e di internet di 20 anni fa? È uno strumento meraviglioso, ma ovviamente ci sono relazioni con l’apprendimento che sarebbe opportuno vagliare e farlo assieme ai figli: se non impari a fare le cose non le sai fare, le sa fare questo coso. Se non impari a ragionare e mettere assieme i puntini e li fai mettere assieme a questo coso, senza questo coso sarai un ebete. Un conto è non-memorizzare nozioni, un altro è avere a disposizione non solo la summa delle conoscenze del mondo, ma dei ragionamenti che il mondo ha fatto fino a quel momento, in ogni campo del sapere.

Puoi lavorare ovviamente assieme ad uno che sa le cose, ma ci lavori bene se anche TU sai le cose. Questo uno od una potrebbe essere già da oggi una macchina. Avvalersi dello strumento è fico, ma anche negli scacchi l’accoppiata giocatore-ai è meglio di giocatore da solo e di Ai da sola. Il giocatore non è certo poco preparato.

Mi sembrava giusto cercare di far presente a quanti più genitori ed insegnanti tutto questo ma… ti senti tanto una Cassandra. Così capisco che spesso la cosa migliore è: fatti i cazzi tua, che tanto non solo non ne hai abbastanza per essere decente per te stesso, cosa pensi di poter fare per gli altri? È arroganza, altro che. Tu? Tu pensi di dire a qualcuno qualcosa? Ma chi cazzo te l’ha chiesto. Stai muto e fatti le seghe mentali, come ogni sega, per conto tuo senza rompere i coglioni alla gente.

Non funzionante, almeno dal ’90

Era già tutto lì, tra il ’90 e il ’92. Tra i 16 e i 18, dunque. Ho sempre disegnato fumetti. O meglio… dalle elementari. Per qualche motivo i termini con cui questo veniva definito da altri era sempre spregiativo. Ricordo “disegnetti stupidi”. Un termine dialettale per dire “pupazzetti” od un altro per “scarabocchi”. Fate conto che in ogni attività c’è una ipersemplificazione spregiativa nei termini che colpisce dritta ai coglioni degli interessati… come “pianola” per chi fa il tastierista. Roba così. Ci fai il callo, ma non è che ti faccia mai piacere. Folklore a parte, la cosa divertiva sicuramente i miei compagni di classe ed alcuni amici. Sicuramente accadeva anche alle medie: i soggetti dalle medie divennero sicuramente parodie dei prof o degli argomenti.

Andando a – come dicono quelli dell’ufficio di cui sfrutto una multifunzione – “ fare scanner” in questi giorni, ho recuperato un quaderno ad anelli che “sentivo” contenesse qualcosa di fastidioso, di imbarazzante forse.

Avrei forse dovuto avere nostalgia, ed un po’ c’era. Ma era anche schifo. Ricordavo di aver fatto un bestiario dell’autostoppista e l’ho trovato. Ma non è sopravvissuto, addio. Ho anche trovato una cosa con cui partecipai a qualche concorso in stile “pubblicità progresso” relativo alla droga. Quello l’ho tenuto. Ma è una merda graficamente. Era lì anche una parodia dei Promessi Sposi, una prima pagina “inchiostrata” (parole grosse, ma inutile che mi spieghi oltre: ho distrutto anche quella merda). E poi una serie di strip sparse. Quelle erano introspettive. Non voglio assolutamente paragonare ai livelli di Maicol & Mirco, ma in alcuni casi lo spirito era quello. Avevo già schifo di me intenso. Da quanto?

Quello che ricordo è che a 17 anni P mi mollò e io vomitai fino alla bile, una cosa che credo non si sia ripetuta così intensamente mai più. E che il mio stomaco non sia mai più tornato quello di prima. Prima potevo tuffarmi nel laghetto artificiale qui vicino, anche con l’acqua gelida. Dopo non potevo più, me ne uscivo con i crampi allo stomaco. Era la prima volta che iniziò il ciclo dei 7 anni di dolore, ancora non lo sapevo, non avevo idea che prima di 7 anni il mio dolore non diminuiva a sufficienza.

Quello che però quei fumetti dicono a me era che mi sentivo quella volta come mi sento oggi. Non è cambiato moltissimo. Come sempre devo ricercare “il nucleo”. Ed il nucleo è quello. Ho strappato e sminuzzato quasi tutto. Ma ho trovato le opere che produceva uno dei miei vicini di banco al liceo, che io consideravo alla stregua del lavoro certosino che si fa coi bonsai: erano infatti degli alberi tracciati con la penna a china (“il rapido” come dicevano quelli dell’ITI o i geometri, derivato dal marchio “Rapidograph” della Rotring) i cui i rametti avevano lo spessore della punta, piano piano, linea per linea prendevano forma queste silhouettes di alberi. Mi sembrava impossibile che si perdessero. Infatti le ho tenute. E quelle le tengo ancora. Potrei ridarle a lui. Ne si potrebbe fare anche un quadretto, almeno di una più piccola.

Tagliare a metà con un bisturi quella vita in quel momento avrebbe risparmiato molto dolore a me e molto fastidio, perdita di tempo e di soldi in tantissima altra gente. In quel periodo avevo sicuramente interesse ed avevo iniziato ad esplorare i modi del suicidio. Naturalmente con troppo poca informazione. Tutto è sempre difficile da raggiungere, costoso, doloroso, sbagliato, poco adeguato tra metodo e scopo: il non-soffrire.

La vita si è srotolata male, comunque, da lì. Il bilancio era una merda e lo è ancora, anche se elenco le meraviglie incontrate nel percorso. Sono gemme preziose in una vasca di diarrea grande come un condominio, in cui ravanare. Pur nel mio privilegio. Ma grazie al mio privilegio io vedo, posso alzare la testa e guardare. Ma come un cacasotto e un viziato, nel mio privilegio non si ha la forza di tagliarsi la gola o di fare seppuku, non si ha la pelle dura e la capacità di comprare e puntarsi al palato una 44. Si vuole, nel nostro vizio, schioccare le dita e smettere di esistere.

Ascoltavo oggi, con ritardo, il podcast “Indagini” in cui si parlava del “Caso Carretta” (di cui non avevo mai sentito parlare) e di come si sentisse l’assassino al tempo, di cosa fosse successo dentro di sé, per quanto poco spiegabile, ma si era spiegato.

Siamo rotti, non funzioniamo. Non deve pagarla qualcun altro, ovviamente. Quello che sento è che sono non-funzionante, proprio come direbbe uno psicologo. Così non si irritano se diciamo che siamo pazzi o se usiamo una specifica patologia per mirare bene a cosa siamo, cosa facciamo. Quello però va bene? E sia, allora sta bene anche a me: non funziono, sono rotto, non funzionante. Out of order. Da moltissimo tempo.

“Credere” nella scienza non è davvero “credere”.

ci sono alcune differenze importanti tra la scienza e le sette che possono essere evidenziate:

  1. Metodo: la scienza si basa su metodi oggettivi e verificabili per raccogliere e valutare i dati, mentre le sette spesso utilizzano metodi non oggettivi o non verificabili per sostenere le loro credenze.
  2. Evidenze: la scienza cerca di spiegare i fenomeni naturali sulla base di evidenze solide e verificabili, mentre le sette spesso basano le loro credenze su testimonianze personali o su interpretazioni soggettive della realtà.
  3. Apertura al cambiamento: la scienza è aperta al cambiamento e alle nuove scoperte, e le teorie scientifiche sono soggette a revisione e modifica alla luce di nuove evidenze. Al contrario, le sette spesso hanno una visione del mondo rigida e non sono aperte a nuove idee o interpretazioni che possano minacciare le loro credenze.
  4. Benessere: la scienza cerca di promuovere il benessere dell’individuo e della società attraverso la ricerca e l’applicazione di conoscenze basate su evidenze, mentre le sette possono promuovere pratiche o credenze che mettono a rischio il benessere degli individui o della società.

le sette differiscono dalla scienza per il loro approccio metodologico, l’enfasi sull’evidenza e l’apertura al cambiamento, nonché per il loro potenziale impatto sulla salute e il benessere degli individui.

No, non stiamo chiedendo aiuto, abbiamo deciso ormai di morire.

Ecco un articolo che riporta dei buoni dati per non parlare a vanvera di suicidio. Si tratta di QUESTO (con dati 2015-2017) e oltre al finale, che mi sembra alquanto pragmatico e piuttosto ovvio (noi verremmo trattati come “mammolette del cazzo” contemporaneamente sia dalle donne che dagli uomini, nella società) il dato che maggiormente mi interessa è la stronzata che “è un grido d’allarme”, cioè un lamento, una richiesta d’aiuto.

NO. NON LO E’.

Può esserlo, e i numeri ci dicono che sono le donne le più propense a manifestare questa richiesta d’aiuto, perché a parità di metodo di tentativo di suicidio sono gli uomini a portare decisamente a termine l’atto. E non credo che si tratti di abilità. Le donne sanno fare tutto meglio 😉

Si tratta di aver preso una decisione. Magari durante tutta la tua vita, lungo il suo corso in gioventù, nella crescita, nel momento clue (20-30) hai manifestato e hai ricevuto risposta alla tua manifestazione.

Cosa hai ricevuto in risposta? Cosa, la maggior parte della popolazione con cui hai avuto a che fare direttamente o indirettamente, culturalmente o per dialogo, ti ha ributtato indietro?

Poi ad un certo punto puoi essere razionale anche coi sentimenti. Li guardi, dici cosa provi, cosa vorresti provare, cosa non ti è concesso, cosa conta per te, se lo hai o no, qualità prezzo, NO DEAL, non ne vale la pena, la pena è troppa per le bricioline.

E allora decidi e fai. Non è un inno alla morte, sia chiaro, ma un chiaro DINIEGO che tante affermazioni siano false, siano frutto del pensiero di ALTRE persone, non di quelle che davvero si sentono in un modo, fanno il bilancio, agiscono di conseguenza. Quelle hanno il pensiero che non volete considerare per rivedere la vita e la società. Che il bilancio totale della vita di ognuno lo decide ognuno, soggettivamente, in base al valore che ogni singolo soggetto dà a pro e contro. Si sente come si sente, e decide, non si tratta di soluzioni definitive a problemi temporanei, ma a prospettive, al fatto che di solito se la risposta è “accettalo”, ma anche no, ma accettalo tu se ti piace. Se l’unica alternativa a mangiare la merda è farselo piacere, io decido di no.

Eh ma sei sempre qui.

Ragazzi io non odio la vita. Io VEDO che la vita potrebbe essere qualcosa. Per cui faccio ogni giorno i miei conti sulle due colonnine come già detto: colonnina “morire” e colonnina “vivere” e faccio le cose per ognuna delle due. Quando non mi raggomitolo a frignare.

Vorrei includere delle fichissime immagini di Nico Madonia che trovate su Instagram, ma temo che non sarebbe felicissimo. Ora vedo se qualcuno le ha messe da qualche altra parte… si, eccolo:

Buon un cazzo, un cazzo.

– Buon Natale!
– Buon natale un cazzo! Casini casini

– Buon giorno!
– Buon giorno un cazzo! Casini casini

– Ah.
Beh, allora possa la tua giornata grondare dolore, sofferenza, che tu possa dimenticare quelli che ora ti sembrano problemi perché nella mente, nel cuore e nella carne il dolore siano gradualmente sempre più intensi fino a farti desiderare la morte. Che dici, meglio?
– Oh ma sei matto?! Ma che già va tutto casinicasinicasiniricomincia
– Se ti auguro il bene, non va bene. Allora ti auguro il male: vedo che quello lo comprendi bene. Hai compreso che ti ho AUGURATO qualcosa, non che ne sto constatando la presenza, no?

Di solito non entri dichiarando lo stato di fatto: da un punto di vista temporale, a colpo d’occhio puoi avere una limitata conoscenza del momento presente. Quello che puoi fare, nelle tue intenzioni, che normalmente il saluto (“salute!” = ti AUGURO la salute, da cui: salutare) riassume in una formalità che però porta un contenuto sostanziale, è augurare che le cose migliorino, che vadano – da quel momento – bene o male.
Cioè quando entri in scena non si capisce come mai gli stronzi ivi presenti possano confondere la constatazione di uno stato di fatto con il buon auspicio.
Quindi “un cazzo” un cazzo, grossa testa di cazzo. Ti ho AUGURATO qualcosa a cui hai risposto “un cazzo”. Giacché non lo gradisci, passo al suo opposto, e naturalmente visto il precedente, dovresti fraintendere e considerarlo nuovamente uno stato di fatto. Ma guardacaso no. In questo caso tu capisci che si tratta di un malaugurio. Come mai? Perché sei uno stronzo maleducato antipatico?
Ma … io direi di si.
Quindi buon appetito no? Buona giornta un cazzo? Buon natale un cazzo? VAFFANCULO, entro nella stanza e VAFFANCULO. VAI (imperativo) A FARE (indica azione) ellissi che implica l’atto sessuale, IN CULO (sic).
La prossima volta che “buongiorno un cazzo” consideratevi maledetti, che vi sia augurato l’auspicio nefasto, nefando, siete ormai cadaveri che camminano.
Riguardo al natale, so bene che si tratta del Dies Natalis Solis Invicti. Quale che sia la sua storia, quale che sia il credo che professate, quello che vi si augura è che dall’istante dell’augurio fino alla mezzanotte, questo giorno sia FAUSTO piuttosto che INFAUSTO. Fine. Non va bene? Che allora vada male – ti maledico, merda rompicoglioni!
Meglio così?

Gioia et gaudio (da una riflessione dell’anno scorso nello stesso periodo).

vediamo se ce l’ha fatta

Incontro le persone in un momento di svolta. Ho esperienza, quella della vita, tutto qua, niente di più.

Quando non li vedo più, dunque, magari osservando (come dicono i gggggggggggiovani “stalkerado” – cosa orrenda, vista la natura originale dello stalking) qualche info nei profili social e la direzione che potrebbero aver preso con scuola ed università, se sono passati alcuni anni, mi chiedo sempre con un cero cinismo, “vediamo se ce l’ha fatta”.

Il nodo è praticamente tutto li. Ce la fai? Vai avanti, ti blocchi, ti incastri, prendi la via del fosso che scavi per sempre oppure sei appoggiato al pratino del giardino?

Tra i 18 e i 20 prendi la rincorsa, tra i 20 e i 30 hai fatto praticamente la tua scelta, le jeux son fait. Tutti i fallimenti e ripartenze non saranno mai come quel periodo. Ci sono cose che non torneranno mai, non per la maggior parte della gente. I segnali ci sono tutti per capirlo senza che sia ora, ma è davvero difficile.

Tra i 20 e i 30. Il resto è rifare il letto fino a quello di morte.

Sarco: 15000 e rotti euro

A parte che comunque non puoi comprarlo. Puoi … boh, dicono che ci sono dei plans, quindi immagino boh… noleggiarlo? Comunque insomma dai bisogna comprare fisicamente il libro in inglese e pure aggiornato. E ci sta, in fondo fanno un lavoro encomiabile, paghiamoglielo cazzo. Sicuramente hanno tutto un giro di persone che cercano di capire dove procurare il nembutal, che aggiornano continuamente perché tutto cambia continuamente, ci sono scam dappertutto (merde! sempre con la gente disperata, pezzi di merda!) quindi dai… ci sta.

Comunque ne ho scaricata una copia non nuovissima con Soulseek, alla fine credo che la soluzione con l’azoto sia forse la più praticabile. Non ho capito, per ora, se aumenti l’azoto o diminuisca l’ossigeno… vai in ipossia e schiatti euforicamente. Tutto il palco spaziale probabilmente è per non farsi trovare tutti cacati addosso o roba del genere, ma raga, mettetevi in un sacco già nudi, non diamo fastidio alla gente che lavora, che tanto su, dai. I sacchi per cadavere li vendono su amazon.

Ah si, se non riuscite ad accedere ai siti di exit international, sarco eccetera, forse avete qualche cacata di DNS impostato a culo e potete sostituire tutto con il buono e giusto QUAD-NINE.

Maria Catena AIC-style

Riascolto “Maria Catena” di Carmen Consoli e sento che potrebbe essere coverizzata in stile Alice in Chains.

Ci penso.

Ah quanto cazzo penso.

E basta.

Comunque ultimamente oltre ad avere una scheda audio ho una info su tale programma “Reaper” che sembreresserebbe interessanzio. Vedremo vedremo.

autolockdown #239487

Mi guardo intorno e vedo quel casino che ieri proprio non avrei toccato, mi sono alzato alle 5, mentre B dormiva, avevo già iniziato ad ascoltare un podcast mentre osservavo quello che lei stessa doveva aver considerato una merda e che aveva già fatto abbastanza – penso io.

L’influenza mi è calata parecchio, sono sveglio, le voci nella mia testa (tranquilli, semplice overthinking) hanno iniziato a dirmi “nonstaidormendononstaidormendononstaidormendooooo!” e quindi ascolta il podcaz e svuotalalava.

Si alza, va a lavorare. Io faccio cose, ma ad un certo punto il casino mi da fastidio e sono abbastanza up … il cielo fa schifo ma il gelo è andato da un pochino. Si gela meno di ieri. Quindi?

Quindi preparo cibo, mentre inizio a portare fuori sacchi di merda varia, viaggio su, viaggio giù, sposta la merda, apri garage, altra merda, porta il bidone, metti quello là, risfacchina su e giù e trallallà. Ci sono i buoni benzina che scadono a fine mese. Dicembre 2022 ho dei buoni-benzina. Che, li faccio scadere? Vado, riempio fino all’orlo la mia, riempio fino all’orlo la sua, porto la carta.

Mentre finisco tutto ciò inizia a nevicare. Un nevischio ghiaccetto, tutto grigiore e pioggia, niente di nataloso.

Ma io ho finito.

Ho fatto tutto. Mi sono ri-sistemato la barba (e causato una irritazione pazzesca, ho l’esatto colore della figa rasata di chi se la rasa due secondi prima di posare da me! se sbagliano così tanto credo che non sia salutare! Io so che ho cannato, ma loro?) Ho mangiato al super, ho preso un po’ di carne, ho preparato una cena e forse un pranzo. Devo stare al caldo e smaltire, ho del lavoro da fare… ho la crema idratante da mettere visto che sono un coglione.

… e la sensazione che cazzo dovete stare tutti a casa come me, per qualcheccazzo di motivo, questa sensazione mi fa sentire più parte dell’umanità? Ma che ne so. Non credo, anzi. Forse mi fa sentire che siete frenati anche voi. Come se fossi in carrozzella e adesso siete azzoppati anche voi, forse? Più questo, credo.

Così dopo aver procrastinato all’ennesima, forse produrrò.

Produrrò la merda, ovviamente. Ma tanto.

There’s no time for ass, there’s no place for ass

Chissà se qualche idiota ha già fatto questa batt… hey!! Incredibilmente NO! A dicembre 2022, pare che nessun coglione abbia fatto questa battuta. Forse perch’è there’s always time for ass.