“Credere” nella scienza non è davvero “credere”.

ci sono alcune differenze importanti tra la scienza e le sette che possono essere evidenziate:

  1. Metodo: la scienza si basa su metodi oggettivi e verificabili per raccogliere e valutare i dati, mentre le sette spesso utilizzano metodi non oggettivi o non verificabili per sostenere le loro credenze.
  2. Evidenze: la scienza cerca di spiegare i fenomeni naturali sulla base di evidenze solide e verificabili, mentre le sette spesso basano le loro credenze su testimonianze personali o su interpretazioni soggettive della realtà.
  3. Apertura al cambiamento: la scienza è aperta al cambiamento e alle nuove scoperte, e le teorie scientifiche sono soggette a revisione e modifica alla luce di nuove evidenze. Al contrario, le sette spesso hanno una visione del mondo rigida e non sono aperte a nuove idee o interpretazioni che possano minacciare le loro credenze.
  4. Benessere: la scienza cerca di promuovere il benessere dell’individuo e della società attraverso la ricerca e l’applicazione di conoscenze basate su evidenze, mentre le sette possono promuovere pratiche o credenze che mettono a rischio il benessere degli individui o della società.

le sette differiscono dalla scienza per il loro approccio metodologico, l’enfasi sull’evidenza e l’apertura al cambiamento, nonché per il loro potenziale impatto sulla salute e il benessere degli individui.

No, non stiamo chiedendo aiuto, abbiamo deciso ormai di morire.

Ecco un articolo che riporta dei buoni dati per non parlare a vanvera di suicidio. Si tratta di QUESTO (con dati 2015-2017) e oltre al finale, che mi sembra alquanto pragmatico e piuttosto ovvio (noi verremmo trattati come “mammolette del cazzo” contemporaneamente sia dalle donne che dagli uomini, nella società) il dato che maggiormente mi interessa è la stronzata che “è un grido d’allarme”, cioè un lamento, una richiesta d’aiuto.

NO. NON LO E’.

Può esserlo, e i numeri ci dicono che sono le donne le più propense a manifestare questa richiesta d’aiuto, perché a parità di metodo di tentativo di suicidio sono gli uomini a portare decisamente a termine l’atto. E non credo che si tratti di abilità. Le donne sanno fare tutto meglio 😉

Si tratta di aver preso una decisione. Magari durante tutta la tua vita, lungo il suo corso in gioventù, nella crescita, nel momento clue (20-30) hai manifestato e hai ricevuto risposta alla tua manifestazione.

Cosa hai ricevuto in risposta? Cosa, la maggior parte della popolazione con cui hai avuto a che fare direttamente o indirettamente, culturalmente o per dialogo, ti ha ributtato indietro?

Poi ad un certo punto puoi essere razionale anche coi sentimenti. Li guardi, dici cosa provi, cosa vorresti provare, cosa non ti è concesso, cosa conta per te, se lo hai o no, qualità prezzo, NO DEAL, non ne vale la pena, la pena è troppa per le bricioline.

E allora decidi e fai. Non è un inno alla morte, sia chiaro, ma un chiaro DINIEGO che tante affermazioni siano false, siano frutto del pensiero di ALTRE persone, non di quelle che davvero si sentono in un modo, fanno il bilancio, agiscono di conseguenza. Quelle hanno il pensiero che non volete considerare per rivedere la vita e la società. Che il bilancio totale della vita di ognuno lo decide ognuno, soggettivamente, in base al valore che ogni singolo soggetto dà a pro e contro. Si sente come si sente, e decide, non si tratta di soluzioni definitive a problemi temporanei, ma a prospettive, al fatto che di solito se la risposta è “accettalo”, ma anche no, ma accettalo tu se ti piace. Se l’unica alternativa a mangiare la merda è farselo piacere, io decido di no.

Eh ma sei sempre qui.

Ragazzi io non odio la vita. Io VEDO che la vita potrebbe essere qualcosa. Per cui faccio ogni giorno i miei conti sulle due colonnine come già detto: colonnina “morire” e colonnina “vivere” e faccio le cose per ognuna delle due. Quando non mi raggomitolo a frignare.

Vorrei includere delle fichissime immagini di Nico Madonia che trovate su Instagram, ma temo che non sarebbe felicissimo. Ora vedo se qualcuno le ha messe da qualche altra parte… si, eccolo:

Buon un cazzo, un cazzo.

– Buon Natale!
– Buon natale un cazzo! Casini casini
…
– Buon giorno!
– Buon giorno un cazzo! Casini casini
…

– Ah.
Beh, allora possa la tua giornata grondare dolore, sofferenza, che tu possa dimenticare quelli che ora ti sembrano problemi perché nella mente, nel cuore e nella carne il dolore siano gradualmente sempre più intensi fino a farti desiderare la morte. Che dici, meglio?
– Oh ma sei matto?! Ma che già va tutto casinicasinicasiniricomincia
– Se ti auguro il bene, non va bene. Allora ti auguro il male: vedo che quello lo comprendi bene. Hai compreso che ti ho AUGURATO qualcosa, non che ne sto constatando la presenza, no?

Di solito non entri dichiarando lo stato di fatto: da un punto di vista temporale, a colpo d’occhio puoi avere una limitata conoscenza del momento presente. Quello che puoi fare, nelle tue intenzioni, che normalmente il saluto (“salute!” = ti AUGURO la salute, da cui: salutare) riassume in una formalità che però porta un contenuto sostanziale, è augurare che le cose migliorino, che vadano – da quel momento – bene o male.
Cioè quando entri in scena non si capisce come mai gli stronzi ivi presenti possano confondere la constatazione di uno stato di fatto con il buon auspicio.
Quindi “un cazzo” un cazzo, grossa testa di cazzo. Ti ho AUGURATO qualcosa a cui hai risposto “un cazzo”. Giacché non lo gradisci, passo al suo opposto, e naturalmente visto il precedente, dovresti fraintendere e considerarlo nuovamente uno stato di fatto. Ma guardacaso no. In questo caso tu capisci che si tratta di un malaugurio. Come mai? Perché sei uno stronzo maleducato antipatico?
Ma … io direi di si.
Quindi buon appetito no? Buona giornta un cazzo? Buon natale un cazzo? VAFFANCULO, entro nella stanza e VAFFANCULO. VAI (imperativo) A FARE (indica azione) ellissi che implica l’atto sessuale, IN CULO (sic).
La prossima volta che “buongiorno un cazzo” consideratevi maledetti, che vi sia augurato l’auspicio nefasto, nefando, siete ormai cadaveri che camminano.
Riguardo al natale, so bene che si tratta del Dies Natalis Solis Invicti. Quale che sia la sua storia, quale che sia il credo che professate, quello che vi si augura è che dall’istante dell’augurio fino alla mezzanotte, questo giorno sia FAUSTO piuttosto che INFAUSTO. Fine. Non va bene? Che allora vada male – ti maledico, merda rompicoglioni!
Meglio così?

Gioia et gaudio (da una riflessione dell’anno scorso nello stesso periodo).

vediamo se ce l’ha fatta

Incontro le persone in un momento di svolta. Ho esperienza, quella della vita, tutto qua, niente di più.

Quando non li vedo più, dunque, magari osservando (come dicono i gggggggggggiovani “stalkerado” – cosa orrenda, vista la natura originale dello stalking) qualche info nei profili social e la direzione che potrebbero aver preso con scuola ed università, se sono passati alcuni anni, mi chiedo sempre con un cero cinismo, “vediamo se ce l’ha fatta”.

Il nodo è praticamente tutto li. Ce la fai? Vai avanti, ti blocchi, ti incastri, prendi la via del fosso che scavi per sempre oppure sei appoggiato al pratino del giardino?

Tra i 18 e i 20 prendi la rincorsa, tra i 20 e i 30 hai fatto praticamente la tua scelta, le jeux son fait. Tutti i fallimenti e ripartenze non saranno mai come quel periodo. Ci sono cose che non torneranno mai, non per la maggior parte della gente. I segnali ci sono tutti per capirlo senza che sia ora, ma è davvero difficile.

Tra i 20 e i 30. Il resto è rifare il letto fino a quello di morte.

Sarco: 15000 e rotti euro

A parte che comunque non puoi comprarlo. Puoi … boh, dicono che ci sono dei plans, quindi immagino boh… noleggiarlo? Comunque insomma dai bisogna comprare fisicamente il libro in inglese e pure aggiornato. E ci sta, in fondo fanno un lavoro encomiabile, paghiamoglielo cazzo. Sicuramente hanno tutto un giro di persone che cercano di capire dove procurare il nembutal, che aggiornano continuamente perché tutto cambia continuamente, ci sono scam dappertutto (merde! sempre con la gente disperata, pezzi di merda!) quindi dai… ci sta.

Comunque ne ho scaricata una copia non nuovissima con Soulseek, alla fine credo che la soluzione con l’azoto sia forse la più praticabile. Non ho capito, per ora, se aumenti l’azoto o diminuisca l’ossigeno… vai in ipossia e schiatti euforicamente. Tutto il palco spaziale probabilmente è per non farsi trovare tutti cacati addosso o roba del genere, ma raga, mettetevi in un sacco già nudi, non diamo fastidio alla gente che lavora, che tanto su, dai. I sacchi per cadavere li vendono su amazon.

Ah si, se non riuscite ad accedere ai siti di exit international, sarco eccetera, forse avete qualche cacata di DNS impostato a culo e potete sostituire tutto con il buono e giusto QUAD-NINE.

Maria Catena AIC-style

Riascolto “Maria Catena” di Carmen Consoli e sento che potrebbe essere coverizzata in stile Alice in Chains.

Ci penso.

Ah quanto cazzo penso.

E basta.

Comunque ultimamente oltre ad avere una scheda audio ho una info su tale programma “Reaper” che sembreresserebbe interessanzio. Vedremo vedremo.

autolockdown #239487

Mi guardo intorno e vedo quel casino che ieri proprio non avrei toccato, mi sono alzato alle 5, mentre B dormiva, avevo già iniziato ad ascoltare un podcast mentre osservavo quello che lei stessa doveva aver considerato una merda e che aveva già fatto abbastanza – penso io.

L’influenza mi è calata parecchio, sono sveglio, le voci nella mia testa (tranquilli, semplice overthinking) hanno iniziato a dirmi “nonstaidormendononstaidormendononstaidormendooooo!” e quindi ascolta il podcaz e svuotalalava.

Si alza, va a lavorare. Io faccio cose, ma ad un certo punto il casino mi da fastidio e sono abbastanza up … il cielo fa schifo ma il gelo è andato da un pochino. Si gela meno di ieri. Quindi?

Quindi preparo cibo, mentre inizio a portare fuori sacchi di merda varia, viaggio su, viaggio giù, sposta la merda, apri garage, altra merda, porta il bidone, metti quello là, risfacchina su e giù e trallallà. Ci sono i buoni benzina che scadono a fine mese. Dicembre 2022 ho dei buoni-benzina. Che, li faccio scadere? Vado, riempio fino all’orlo la mia, riempio fino all’orlo la sua, porto la carta.

Mentre finisco tutto ciò inizia a nevicare. Un nevischio ghiaccetto, tutto grigiore e pioggia, niente di nataloso.

Ma io ho finito.

Ho fatto tutto. Mi sono ri-sistemato la barba (e causato una irritazione pazzesca, ho l’esatto colore della figa rasata di chi se la rasa due secondi prima di posare da me! se sbagliano così tanto credo che non sia salutare! Io so che ho cannato, ma loro?) Ho mangiato al super, ho preso un po’ di carne, ho preparato una cena e forse un pranzo. Devo stare al caldo e smaltire, ho del lavoro da fare… ho la crema idratante da mettere visto che sono un coglione.

… e la sensazione che cazzo dovete stare tutti a casa come me, per qualcheccazzo di motivo, questa sensazione mi fa sentire più parte dell’umanità? Ma che ne so. Non credo, anzi. Forse mi fa sentire che siete frenati anche voi. Come se fossi in carrozzella e adesso siete azzoppati anche voi, forse? Più questo, credo.

Così dopo aver procrastinato all’ennesima, forse produrrò.

Produrrò la merda, ovviamente. Ma tanto.

There’s no time for ass, there’s no place for ass

Chissà se qualche idiota ha già fatto questa batt… hey!! Incredibilmente NO! A dicembre 2022, pare che nessun coglione abbia fatto questa battuta. Forse perch’è there’s always time for ass.

ZerinoFebb! NON col moment

ZerinoFebb! NON col moment (ibuprofene) almeno a distanza di 6 ore, nel caso e INVECE della Tachipirina se nella vostra influenza il naso c’entra poco. Può essere preso con Fluimucil (o equivalente, acetilcazzolosalaminchia). Serve a “trattare l’influenza” senza ma checcazzo ne so io? Ma davvero ascoltate me? Ma lo sapete che se chiedete a chatGPT, che pure non può essere considerato in caso di consigli medici, comunque servendosi di fonti a svalangate e non essendo un umano che si scazza a rispondere o ti giudica e ti guarda come una merda se spari cazzate, ma semplicemente ti risponde, sempre, avrete informazioni più utili che non cagando me?

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La biblioteca del

A liceo il prof di filosofia lo disse chiaramente “a fare il filosofo, lo studioso di filosofia, quel che conta è la vastità delle letture, la biblioteca”. Visivamente lo immaginai circondato di volumi, la classica libreria inglese, fino al soffitto. Certo era anche quello convinto che la rappresentanza, nelle persone di coloro che rappresentano gli studenti, fosse sempre una scusa per sottrarsi allo studio.

Se si riferiva a me, posso anche dargli ragione, ma da filosofo avrebbe almeno potuto considerare che non tutti sono uguali.

In futuro un alto che sento molto stronzo, Settimio Benedusi, fece sostanzialmente la stessa affermazione: il vero fotografo ha almeno 100 libri di fotografia, qualcosa del genere. Mi sembra sensato, comunque, essere circondato di cultura, informazione, fonti, discussioni relative a ciò che fai. Ne dovresti sapere. E il sapere migliore viene dai libri.

Magari il filosofo potrebbe considerare che l’esercizio della filosofia non sta nel leggerla, bensì nell’imparare anche delle regole per un dibattito e dibattere, pacificamente, costruttivamente, con delle menti presenti in sala, invece che far dibattere nel corso dei decenni e dei secoli quelle stesse menti attraverso la cristallizzazione nei libri. Si perde un po’ meno tempo. Ma principalmente concordo. Magari il fotografo può andare a vedere le foto nelle mostre invece che nei libri: è molto meglio, così come il pittore. Ma in ogni caso la fattibilità pratica bla bla ci siamo capiti.

Penso che ci sono, tanto per citarne tre, libri di Ansel Adams riguardanti la tecnica che in generale costano – per le copie fisiche – circa 70 euro. Certo, in inglese sono circa 20 dollari ciascuno. Ad ogni modo il costo fisico dei libri non è un problema inesistente, infatti gli avidi lettori da anni conoscono mercati paralleli di ebook, pdf, eccetera. Spesso anche di manuali. Naturalmente comprendo che chi abbia 1) regalato la propria conoscenza condensando le fatiche dell’apprendere ed il sintetizzare ad uso di altri fornendo loro la pappa pronta 2) fatto fisicamente il lavoro di produrre un libro qualsiasi – desideri essere giustamente compensato, così come l’editore e tutto il mondo circostante di rientrare dei costi e produrre degli utili: quello che qualsiasi operaio che spende benza per andare in fabbrica e mangiare a pranzo poi si aspetta quando riceve la paga, quantomeno.

Fatto sta che moltissimi di questi libri sono reperibili in formato dallo schifoso all’eccelso attraverso vari canali, che siano pirata o non, su mezzo digitale.

Nel mondo della ricerca, mi diceva un dottorando di biotecnologie, caro amico, è stata una svolta una invenzione che consente di aggirare legalmente i sistemi di licenze delle università (in stile: usiamo in 4 l’abbonamento a netflix) per rendere accessibile informazione altrimenti disponibile solo a costi non sostenibili.

Ed ecco che si, la biblioteca del filosofo, del fotografo, del biotecnologo, del qualsiasi-cosa che debba nutrirsi di conoscenza, è a disposizione: la stessa fatica che però il lettore dovrà fare, così come lo studente, sta tutta in ogni singola persona. E così, ecco, cari vecchi professori e professionisti, la vecchia storia della carta che è bella (e lo è!) andrebbe un po’ rivista con: quello che c’è dentro è conoscenza? Allora va bene qualsiasi altro mezzo che ne consenta la fruizione nei tempi necessari ad una mente per apprendere, digerire, ragionare, confrontare, consultare. Scaffali fisicamente vuoti? Ma chi lo ha lo spazio per degli scaffali cicciotti nelle case di oggi? Gli studenti squattrinati? La generazione ottocentoeuro? E tutti i discorsi che ci avete fatto sul non fissarsi si un posto fisico? Come lo coniughi un nomade non-digitale con una libreria da millanta quintali di carta a traslocare con la propria schiena ogni tre per due?