Il 2016, facendo i soliti bilanci di fine anno, non lo considero un brutto anno. Per me è stato un anno di grande cambiamento. Di isolamento, anche, ma non totalmente negativo per questo.
Certo io non sto bene, lo so: di tanto in tanto la bestia nera prende il sopravvento e qualsiasi cosa succeda io non sono felice. Ma questo ha davvero poco a che fare con la realtà che vivo. Quando posso tornare lucido la osservo serenamente, faccio i miei conti, e sono felice delle mie scelte.
Rapporti.
Con le altre persone ho rapporti molto buoni. Sono diventato molto selettivo, senza pietà per chi non ha pietà, intollerante con gli intolleranti. Addio alla maleducazione, impazienza infastidita e così per la fretta. Poca voglia per chi ha poca voglia, poche concessioni a chi fa poche concessioni. Non è un occhio per occhio o dente per dente … è più una serranda che chiude fuori tante cose per fare spazio ad altrettante migliori. Tutto il tempo che non perdo con gli stronzi me lo godo con gli altri! Non è fantastico? Per me lo è. So bene che ci sono persone difficili con delle doti fantastiche. Ma bisogna stargli dietro e io me ne fotto. Se vogliono bruciarsi tutto a causa dell’incapacità di porsi decentemente con gli altri pazienza. Se invece trovano tanta gente pronta a leccare il loro culo, bene. C’è tanta, tantissima gente nel mondo. Ci sono persone perfette. Hanno tutte le caratteristiche per poterle apprezzare e non sono degli stronzi. E se pensate che sia facile … beh lo è, se non perdete tempo con quelli con cui è difficile. Continue reading →
Dopo che ho deciso di escludere Benedusi da ciò che mi è possibile percepire su FB, un mio simpaticissimo conoscente decide di farmi dono di uno screenshot in cui il solito sputasentenze sputa la seguente (circa, non so se sia letteralmente perfetta parola per parola): “fotografare la figa è come fare i tortini col ripieno fondente al cioccolato: non ci vuole un cazzo e piacciono a tutti”.
Ora, che non ci voglia un cazzo è fondamentale: te lo lascio a te il cazzo, fotografatelo fin che vuoi. Se poi non piace a tutti, meglio, dovresti essere soddisfatto et appagato.
L’obiettivo quindi – per ottenere una foto buona (non bella, vietato) sia il seguente:
fotografare qualcosa che sia difficile fotografare
che piaccia a quante meno persone possibile, anzi che possibilmente non piaccia a nessuno
Secondo tale teorema Settimio Benedusi ci insegna che fotografare una merda sulla Luna (con l’eccezione dei coprofagi che confermano la regola) produce indubitabilmente una buona fotografia.
Ora, ragazzi… life is too short per interessarsi a Benedusi, soprattutto perché ciò che dice confligge con altro che ha detto o scritto in precedenza. Quindi o è vera una cosa oppure l’altra. E siccome non me ne frega un cazzo perché la sua opinione non è quella di uno che considera che logica e coerenza valgano qualcosa (osservando il suo rapporto dialogico con il resto del mondo) non mi interesserà verificare quale delle due stronzate sia più una stronzata dell’altra. Continue reading →
Siccome sono impazzito a cercare le impostazioni video sia sulla 5D mark IV, sia sulla 5DSR, come un cretino, vi risolvo velocemente il problema:
le impostazioni video si possono settare SOLO in modalità video.
Devi entrarci. Sposti il selettore (quello del live view) e solo a quel punto se entri nel menù ci saranno le voci relative alla qualità video (full hd, 4K, mov, mpeg, eccetera).
Se non riuscite a registrare file più grandi di 4GB, dovete formattare la scheda su cui registrate i video in EXFAT: questo va fatto sul pc. Se riformattate le schede on-camera, le riformatterà in FAT32 e i files verranno sempre spezzati in tronconi da 4GB.
Forse per voi era ovvio. Io ci ho messo un po’, persino davanti al manuale.
E’ molto strano che se ne sciacquino allegramente le palle dell’end-user anche se pro, presso il sito Canon. Rispetto a Nikon, ad esempio, mi ha sempre dato l’idea che se ne sbattano altamente, ogni singola volta.
L’atteggiamento che mi aspetterei, per un sito web, è quello di fornire informazioni. Di fornirle in tempo, dettagliate, chiare, abbondanti, puntuali, totali, ineccepibili: se TU che parli, la tua azienda. Chi deve dare informazioni più precise?
E invece, ammesso che ci siano, basta fare un confronto tra due prodotti per avere l’idea di quanto NON siano aggiornate le informazioni sul sito, anche tecniche (dati puri). A volte basta un “no” … ma un NIENTE, in un campo informazioni non è una informazione, ma un nuovo dubbio.
Come se non bastasse per i prodotti più largamente attesi non aggiornano il sito web appena esce il prodotto!!! Cioé è più facile trovare specifiche sui siti di recensioni che sul sito ufficiale.
Certo, poi, questa inefficienza biasimevolissima va di pari passo anche con faccende non da “pubbliche relazioni” (anche se le informazioni tecniche non dovrebbero essere considerate così) come la registrazione della garanzia: compri un prodotto costosissimo e di fascia alta, uscito qualche mese prima e fai per registrarlo online e…
… il prodotto non c’è.
Torni dopo qualche mese e…
… ancora uguale. Come dire che nessuno si interessa al sito web ed alle informazioni puntuali per ogni singolo prodotto, neanche dove i prodotti non sono quelli del settore IT o printers, o di fascia bassa, dove ne esce uno ogni settimana.
Mi sembra un bel “chissenefrega” in faccia ai clienti. E non mi interessa che correggano dopo. Mi interessa tornare presso il sito di Canon Italia e trovare informazioni aggiornate, ricche, precise, dettagliate. Esiste una feature nuova? Nelle tabelle dei vecchi prodotti la aggiungi dicendo “no”, non lasci in bianco il valore. Eccetera eccetera.
Non vedo motivo per seguire questo blog: piuttosto per capitarci. Quindi potreste non sapere che oltre alla fotografia stock faccio nudo artistico, principalmente femminile.
non così
La primissima ragazza che mi ha dato fiducia ed aiutato in questo non la vedevo da qualche anno. Un paio di settimane fa l’ho reincontrata: aveva bisogno di un ritratto e mi ha fatto un gran complimento (voleva assolutamente pagare, quindi non era per avere un prezzo di favore) dicendomi “quando mi fotografi tu vengo figa!”.
Ora… ragà, io non ho questo potere, chiariamolo subito; forse qualcuno ce l’ha, ma io no. Io vinco facile, come dice la pubblicità: fotografo solo tipe fighe. Certo non sono indubitabilmente fighe. Non sono modelle professioniste, non sempre, non solo, non sono delle star – questo mai. Per cui se io ti ho vista figa, io ti fotograferò finché non mi sentirò abbattuto dallo schifo che ho fatto, finchè non vedrò nel mio schermino che tu sei figa come ti vedo io. Il che potrebbe persino essere non di tuo gradimento, o farti pensare che io ti vedo nel modo sbagliato. Boh. Comunque sta così, la cosa. E di solito per fortuna corrisponde. Per dovere di completezza dico che il “di solito” con la modella con la quale faccio più nudo ha dato vita all’eccezione: il modo in cui io la vedevo maggiormente era quello che a lei piaceva meno: ho dovuto ricorrere al trucco per rendere in foto quello che io vedo nella realtà. E lei non ha apprezzato quel tipo di trucco. Naturalmente (qui si sono arrogante, ok) chiunque altro ha apprezzato di più la mia visione: io ci vedevo dell’orientale e la vedevo più giovane … lei vuole vedersi più matura, decisa, cazzuta. Lo può essere: può essere entrambe.
Comunque tornando a bomba: questa ragazza, la prima che mi ha fatto da modella per il nudo, tornata per farsi ritrarre in modo “normale” (vestita) perché aveva bisogno di qualcosa per il lavoro, quando le ho un po’ raccontato il seguito e la grande utilità che queste foto mi hanno dato, mi ha detto “devo dirti che mi hai fatto stare talmente a mio agio nuda a posare come non sto nemmeno nell’intimità”. Continue reading →
Osservo mio padre. Un uomo anziano, nato negli anni ’30 del 1900. Ha vissuto, non fatto la guerra. E’ stato un profugo, ha studiato diligentemente per emanciparsi dalla povertà e per diventare uomo come solo chi sia nato un po’ di tempo fa sa che si doveva essere uomini.
L’uomo porta il pane a casa. L’uomo guadagna. L’uomo ha i suoi doveri. L’uomo non deve essere uno spiantato, deve essere un buon partito, deve essere autosufficiente, deve saper fare le cose, risolvere i problemi, non mostra emozioni, debolezze, pianto. Deve. E via dicendo.
Soffermarsi a comprendere quali epoche abbia attraversato un essere umano vivo ancora oggi, nel 2016, richiederebbe attenzione.
Purtroppo io posso riservargli comprensione solo quando non si comporta come molta della sua epoca ha accettato e trovato normale nei confronti non tanto delle donne, ma della “propria” donna. E’ proprio dall’epoca delle donne come mia madre che è colpa anche delle donne stesse se non si sono emancipate, se non hanno approfittato del vento del cambiamento. Lo è tutt’oggi, se vivete in provincia. Osservate quante donne hanno ancora capigliature anni ’80 per rendervi conto quanto determinate cose facciano presa e fatichino a mollare, in provincia. Non ho mai avuto pietà per la non-ribellione di mia madre.
Contemporaneamente però lei è la persona debole, la vittima. Non ha gli strumenti per “rispondere al fuoco” perché la sua vita ha preso, tanti anni fa, questa piega. Tuttavia io non riesco a giustificare nessuno dei due nei confronti della continua tortura inferta a questa convivenza. Quella che però viene maltrattata, psicologicamente, incessantemente, è mia madre. Ormai è piegata da decenni a questa visione e si arrabbia con tutti noi figli quando “non capiamo” che quando ci si sposa, che la vita è questo, che cazzatecazzatecazzate. Se me ne date il tempo sono molto maieutico. E con lei ho sempre avuto il tempo di indagare passo per passo il perché di molte cose. Alcune nei miei confronti (regole) arrivavano spesso al “perché si” e questo mi ha aiutato a comprendere come regolarmi. Altre riguardavano fatti suoi o di convivenza o di storia con mio padre, sua madre, la società.
Le risposte sono arrivate a cose come “la felicità è il minimo possibile di maltrattamenti quotidiani”. Quando scavi così a fondo da vedere che chi ti risponde ritiene questo – normale, allora spesso puoi solo chiedere a tutti di non eccedere. Non puoi chiedere di più.
Ho tentato, più volte negli ultimi 20 anni, di parlare anche con mio padre. Non è facile: di certe cose, dei sentimenti, non si parla. E se non si parla, non si sa come si fa. Alcune cose diventano orgoglio. Altre sono patologie, non ho altro modo di identificarle (non sono un esperto) … o forse si chiamano comportamenti deviati, antisociali. In un vecchio romanzo tutto questo era definito “atavismo”.
Io ho sempre avuto dentro di me qualcosa di sbagliato che vedo con chiarezza ho assorbito da mio padre. Quello che però ho sempre fatto io, non loro, è ri-osservarmi dall’esterno, quanto più mi è possibile. Ho sempre pensato, da quando ne ho memoria, che se io sento qualcosa quando sei tu ad agire, questo accadrà anche nell’altra direzione: come ho agito, dunque, perché tu reagissi? ti ho fatto del male? Ero consapevole? Ero in torto? Ero nella ragione ma tu hai sofferto comunque? Seghe mentali, per molti.
Resta il fatto che se ti giudichi costantemente, per questo motivo, cerchi di scolpire per quanto possibile quello che sei. Qualcosa, senti, se dessi un altro colpo di scalpello, farebbe sgorgare sangue: non si potrebbe scalpellare via: sei tu, per quanto sbagliato. Altri colpi di scalpello sono difficili da dare, ma puoi farlo: sono pezzi di qualcun altro, cose che hai assorbito, che si sono sedimentate… ma delle quali puoi fare a meno, anche se fai fatica a liberartene.
Credo che questo genere di fatica sia totalmente sconosciuto a mio padre. Quando gli viene evidenziato il suo torto lui sente offesa. Si sente attaccato, non in dialogo neutro con qualcuno che contemporaneamente gli vuole bene e gli dice che non si sta comportando bene. Scusarsi è sempre stato impossibile. Ammettere di avere torto anche. Rendersi conto che il suo stesso atteggiamento in situazioni di torto è inaccettabile. Che non accetterebbe mai comportamenti che lui ha, nei suoi confronti.
Correggersi costantemente: una fatica mostruosa per chi conosca l’ingiustizia delle azioni che compie ma che sia nato in un momento in cui questo era ben oltre il tollerabile per un maschio.
Sopportare costantemente: una fatica mostruosa per chi conosca l’ingiustizia delle azioni che subisce ma che sia nato in un momento in cui l’emancipazione era possibile ma che abbia scelto di restare sulla via del maschilismo, a fianco a milioni di altre donne.
Quando ho acquistato la 5DSR per me il doppio slot era una novità: non ho mai avuto necessità, convinzione, soldi per passare dalla mia vecchia 5D (mark 1) alla II e alla III. Sono passato direttamente alla SR per motivi di megapixel, legati al mio lavoro. Se non facessi questo lavoro l’avrei già venduta, ve lo dico sinceramente. Ma per il mio lavoro è perfetta. Cosa preferirei, vi chiedete? Beh, la mark IV ce l’ho e posso dirvi che come multi-purpose va meglio, assicurato.
Ma torniamo agli slot: sia la 5DSR che la 5D Mark IV hanno slot per CF ed SD, con varie possibilità di utilizzo (iniziare su una e proseguire sull’altra, registrare una copia esatta di tutto su entrambe, registrare raw o jpg, in differenti qualità … ecc). Continue reading →
Come molti addetti al settore microstock per la fotografia sapranno certamente, Fotolia è stata acquistata da Adobe: quest’ultima rimarchia sotto “Adobe Stock” tutto il prodotto e lo usa – dal punto di vista dei contributor – come se fosse un “partner program”. Chi usa Adobe Stock di fatto si serve del materiale di Fotolia.
E’ naturalmente possibile iscriversi – come contributor – anche solo su Adobe Stock, mentre normalmente l’appartenenza ad uno e la successiva “sincronia” su Adobe Stock rende la cosa automatica.
Una volta fatta questa cazzo di sincronia i messaggi di notifica (vendite, approvazioni, rifiuti) che il contributor riceve non provengono più da Fotolia, bensì da Adobe Stock. Non mi piace, ma pazienza. Ora però sono andato a vedere come sarebbe se lavorassi davvero con quella interfaccia.
SAREBBE UNA MERDA. E’ a dir poco TERRIFICANTE sul lato contributor. E non “terrific” in senso inglese, cari i miei googletranslaters: no no, SUX, SUCKS, FUCKING DOESN’T WORK, per essere sicurissimi. Certo, se carichi una volta, magari con lo smarzporn … ma se lavori, sul serio, come sempre … il mondo non è touch. Il lavoro non è touch. E se volete che lo sia, porcaquel*TURPILOQUIOEBBSSTEMMIE*asiudhaisudha, dovete fare un OTTIMO lavoro con la UX, come per uno che ci lavora sul serio. Continue reading →
Lascio il pc ad effettuare una operazione lunga e ripetitiva. Torno dopo 4 ore, muovo il mouse per disattivare lo screensaver e … e … il pc si riaccende.
Ma chi aveva chiesto di spegnerlo?
io?
no.
Sono forse incapace – se voglio – di impostare la gestione energetica in autonomia? Vi ho chiesto qualcosa? No, non vi ho chiesto niente!
Dopo l’ultimo aggiornamento di una WORKSTATION mi devo forse mettere a controllare quante cose sono state cambiate a mia insaputa e contro la mia volontà? Ma che razza di schifo!