audiofilia portami via #20192389479

Il mondo dell’audio come lo conosciamo oggi è passato per un periodo che ho vissuto intensamente. Il masterizzatore è stato per me di importanza pari a quella dell’automobile, per molti anni. Solo il condizionatore ha rivestito una importanza pari a queste due cose nella mia vita pratica.

La musica è una parte fondamentale della mia vita. Verso la fine degli anni ’80 avevo capito che le musicassette di mio fratello marcivano. Optai per i vinili. Presto ricomprai i 4 vinili in Compact Disc. Ho sicuramente una collezione di CD che supera i 2000 pezzi. Ho evitato di mangiare, nel periodo in cui si ha più fame, per fare la cresta e comprarmene. Ho usato cataloghi di corrispondenza online che, surclassati dalla vendita online, non si sono adattati e sono scomparsi, al pari di Postal Market. Attorno al 1995 con grande aiuto dei miei comprai un computer mio ma solo verso il 1997, se non ricordo male, potei permettermi un masterizzatore. Era eccellente. Ma comunque non era sempre garantita la riuscita. Fin dai quei tempi solo il software “nero burning rom” era quello che riduceva di più gli errori. Si faceva grande esperienza anche sui materiali di consumo: tutt’oggi a sopravvivere è quello che fu il migliore: Verbatim (anche se il miglior modello del supporto non mi pare esista più in vendita). Continue reading →

microstock, copyright e alcuni dati

Come personcine del FEISBUC e come personcine che si guardano la robaGGRatise dello YUTUBB sicuramente sarete stati presi dal sacro furore del citolgonolalibertàdellinternet.

MA

Se, invece, siete produttori di contenuti, ovvero detentori di diritto d’autore, ovvero vivete di proventi della proprietà intellettuale, vi trovate dall’altra parte della barricata e sapete che quando voi rubate la roba la rubate a qualcuno. Quando vi inculate gli mp3 di musica, quando vi scaricate quello che non si può scaricare, quando lo sapete, dai, lo sapete tutti, non è gratis “perché riesco a prenderlo”. Se sei molto abile, riesci a prendere molte cose. Ma in tribunale non avresti ragione: come mai? Perché compi un atto illegale.

Ora, se sei un fotografo di stock e soprattutto microstock sai perfettamente che tutte le piattaforme di sharing inteso non come il vecchio p2pfilesharing, ma tutte le communities, Facebook, i social, YouTube eccetera fanno largo uso di materiale utilizzato senza licenza: RUBATO. Se siete da questa parte della barricata, dunque, visto che chi ci guadagna sono le piattaforme di crowdsourcing, sapete che ciò di cui si lamentano è quello che noi facciamo ogni giorno, per ogni atomo che muoviamo: DOBBIAMO CHIEDERE IL PERMESSO. E se non ce lo accordano, non possiamo. Perché loro potrebbero? Non possono. Ma TENTANO di fare passare la cosa dietro la libertà di espressione ed altre cose simili dicendo “ahhh censuraaaaaaaaaa!!!!” Ma censura un cazzo.

Censura è quando non puoi esprimerti. Non è censura quando ti esprimi dicendo “GUARDATE QUESTO FILM!” e il film non è tuo e lo schiaffi gratis da qualche parte e tutti quelli che lo hanno prodotto non guadagnano dal proprio lavoro. Ecco, non si tratta di censura venire a strapparti la mandibola dalla bocca mentre dici “LIBERTA’!!!!” perché la libertà finisce dove inizia quella degli altri: tu quelle cose del film dille tu, col tuo film, il tuo staff, il tuo girato, il tuo copione, i tuoi autori, le tue spese.

Giralo col cellulare. YouTube ti offre gratis la possibilità di metterlo online. Ma tu vuoi farlo fico.Tu vuoi del girato che non hai girato tu. Tu vuoi usare un font fico per il titolo, un font che non è gratis. E lo vuoi mettere su con un software che non hai. E siccome non hai foto fiche giuste, allora le prendi dove vuoi tu, senza pagarle. Anche se c’è scritto chiaro COPYRIGHT. Non te ne frega, erano su internet.

Ecco, agire OGGI, per voi che lavorate nel microstock, significa andare QUI e col vostro programma di posta elettronica mandare questa cinquantina di e-mail incollando magari il link al VOSTRO portfolio o usando (se lavorate anche per iStock, accedete PRIMA alla piattaforma ESP per usare questo) il TOOLBOX che vi mette a disposizione Getty. Che vi spiega anche la posizione su questo argomento.

MUOVETE LE CHIAPPE: ORA. Ci vogliono 15 minuti a farla grande.


Detto questo, guardandlo le statistiche su Deep Merda ho notato alcune cosette: il “return per download” dice: fai roba fica, interessante, varia. Guardando i top 25 seller per numero di download e per quantità di soldi invece sembra che ti dicano “batti il tuo chiodo amico: sai fare QUESTO, insisti e fallo”.

Io ne tengo un po’ conto. Un po’ me ne sbatto 🙂

UPDATE: wikipedia fa la seguente disinformazione: “[…] Costringerà inoltre quasi tutti i siti ad analizzare preventivamente ogni contributo dei propri utenti per bloccarli automaticamente se non autorizzati dalle industrie del copyright (articolo 13). Entrambi questi articoli rischiano di colpire in modo rilevante la libertà di espressione, la partecipazione e la creatività online. […]” 

… che è una grande puttanata. Ma grande. Io non sono una “industria del copyright”. Io sono un detentore di copyright. E graziealcazzo, le piattaforme di cui parliamo sono cose come YouTube, che vive di user generated content e crowdsourcing, certo, che è magnifico. Ma se il content l’ho generato io, porcoddue, quel fottuto content ricade automaticamente sotto il mio diritto. Senza far nulla. E’ così, da subito. Non è di altri. Quindi è a me che devi chiedere il permesso, preventivamente, proprio perché si chiama COPY right. Non è un caso. Nessuno, lo ripeto, ti impedisce di dire la tua, di esprimerti, di generare e diffondere il tuo verbo in modo ORIGINALE con le tue parole e la tua capacità di espressione, i tuoi video, le tue foto, le tue immagini. Non con quelle altrui: quella è merce. E non è tua. La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri. Io quella autorizzazione preventiva la richiedo per ogni fottuto tatuaggio, marchio di fabbrica o persino design riconoscibile. Per iscritto. OGNI VOLTA. E naturalmente per il diritto all’immagine di ogni persona.

svegliatevi bamtine (è primavera?)

Oh ma si svegliano tutte adesso? Io nel fine settimana mi faccio chirurgicamente aprire un pezzo, estrarre un pezzo, ricucire, e poi lasciare questa parte sanguinolenta in ambiente umido a rimarginarsi lentamente.

Dente del giudizio, embè? Questo è: come ve l’ho descritto.

E si svegliano tutte adesso. E il femminile è vero. I maschi no. Un fioccare di “ping” di tipe che rileggono le mail di presentazione e che cliccano a destra e manca … evidentemente in atteggiamento da “come mai non mi chiama?”. Perché TI DEVI SVEGLIARE TU cocca cristodiddiosantissimodelcreato , c’era scritto a chiare lettere e siete state voi stesse a manifestarne il desiderio: prenotare voi, autonomamente, quando arrivare li. Questo è concesso per la prima volta: le altre volte le devo programmare in rapporto a chi mi fornisce le location (le ambientazioni, per i puristi).

E altre che semplicemente prenotano, plif plaf pluf. Bello eh. Ma ci sono mesi di super-stanca in cui sarebbe bello distribuire la cosa.

Io spero che mi passi tutto presto.

facebook e i vecchi

Vi ricordate Jovanotti che diceva “quando li cattura una definizione / il mondo è pronto a una nuova generazione” … credo fosse il 1992. Facebook, una community facente parte di quelli che chiamiamo Social Network è diventata ormai vecchia, popolata da vecchi, soprattutto. Certo si, molti giovani la usano ancora come posto dove trovare gente, ma ci fanno poco. I vecchi sono lenti ad appropriarsi delle novità… e soprattuto a mollarle.

Ci si adagiano, siedono il culone pigro appoggiando il pancione sul davanti, si guardano intorno, ordinano una birra, sfogliano due pagine e poi iniziano a pontificare, come me, eccomi qui, no? Eccomi: il blog è tre generazioni indietro, no? Lento, ci sono le parooooooleeeeeeeeeeeee, bisogna leeeeeeeeeeggereeeeeeeeeeeee uhuuuuuuuu!!!

Facebook soprattutto è pieno di astio, polemica, sedimentazioni di polemiche, scambi di invettiva memorizzate per sempre. Hanno la stessa dinamica dei forum per i cosiddetti leoni-da-tastiera (che poi siamo tutti, no?) … quelli che si incazzano sul serio, che poi si alzano e sono cazzosi nella vita. Avrebbero voglia di far rissa.

I ragazzini sono andati gente, da un pezzo. Ogni tanto mettono un post ma… guardate bene… lo usano per condividere video divertenti, roba che li emoziona. Lo usano come usano il loro social principale: instagram.

Che è più gioioso, immediato. Gattini, comunque, gattini forever.

Io per esserne sicuro ho due gatte. In casa. A che mi serve internet allora? Mah.

fotografo discrimonatore di maschi

Oh c’ho proprio poco feeling coi maschi. Proprio un cazzo. Oggi stavo facendo un regalo. Una cliente di SMM mi ha chiesto un servizio con suo figlio per lo zio. Roba classica, fondale, foto-famiglia. So che in generale posso raggiungere ottimi risultati, anche in pochi secondi, per questo tipo di cagatine di gruppo, perché il training in occasione di foto “evento” (cresime, comunioni, matrimoni, feste) mi ha abituato a fare roba ZAC-E-TAC molto efficace. Che funziona, bella anche. Continue reading →

fica vecchia non fa buon brodo

https://www.my-personaltrainer.it/imgs/2018/08/06/vaginoplastica-orig.jpegEro dal dentista. Dal mio dentista le riviste in sala d’attesa non sono ‘sto granché: credo riflettano il suo interesse più che il nostro. Non credo ci sia altro ragionamento dietro la scelta di cosa mettere su quei tavolini.

Ci sono due o tre testate di gossip rosso-su-bianco (i grafici classificano così le riviste con quel tipo di titolo: andare in edicola, guardate a capite subito) che mi divertono circa come il tavolo su cui sono poggiate, diverse riviste di auto sportive od auto in generale (lo so che “od” non va più di moda ma per me è come la vasella prima della consonante o della liaison francese e poi io qui posso anche fare pipì nell’angolo), svariate riviste gratuite di “salute” in genere, molto sbilanciate sulla vecchiaia. Talvolta anche qualcosa di religioso, credo sia perché l’idea di chi le ha poggiate sul tavolo fosse “volontariato”, ma non le ha lette.

Ultimamente però ci sono queste che sono più specifiche e riguardano gli interventi estetici, non necessariamente chirurgici. Anche lui credo si sia svegliato, ricordando che il dentista ad un certo punto è da considerarsi come un chirurgo plastico. L’ortodonzia parte quasi sempre per motivi estetici anche se per fortuna la deontologia dei passati medici ci ha fatto capire che estetica e funzionalità vanno di pari passo, fino magari ai casi in cui l’errata masticazione ti porta a mal di testa e persino problemi di schiena. Credo si sia confrontato con colleghi e abbiano deciso di scambiarsi le riviste “non sapevi di avere dei problemi” a vicenda. Lui avrà dato quelle dentistiche e i colleghi devono avergli fornito quelli per cellulite, doppiomento, rughe e borse sotto gli occhi, buccia d’arancia, macchie della pelle, peli, ciccia, ed ogni sotto-classificazione la cui specificità, pronunciata, rende ancora più fastidioso e vergognoso il “difetto”. Il mio interesse principale per quelle riviste ed opuscoli è professionale, principalmente: le pubblicità più generiche e quelle di apparecchiature elettromedicali in genere sono pallose e brutte. Quelle migliori mostrano una bella tipa. A me interessa quello: come viene mostrata la bella tipa? Perché sono sempre 20-30 enni massimo: ovvio che non hanno quei problemi. Ma per far capire che “torni così” (stronzi) come e cosa mostri? Ecco, studiavo insomma. Ma l’occhio mi è caduto su una rivista che trattava la figa. Continue reading →

su emotività e populismo barocco: lo faccio (1 di 2)

Mentre mi accingevo a scrivere che quello che faccio è inutile, per fortuna mi sovviene che ogni cosa inutile per cui viviamo è spesso sorretta dalla sopravvivenza, utile per necessità. La nostra solita utilità dell’inutile.

Michele Smargiassi, nel suo blog “fotocrazia”, presso Repubblica online, nel suo articolo sul barocco-populismo mi fa riflettere sul parallelo, che non mi sento di confutare, anzi, su quella definizione di Barocco e sul populismo. Credo si basi sulla definizione di “barocco” che diede nel precedente articolo, che a sua volta si basa su riflessioni tratte dal libro di Mario Tozzi “Tecnobarocco” (che non ho letto ma una malattia recentemente rinata mi spingerebbe a procurarmelo di corsa, accidenti a te, come direbbe qualcuno).

Parte 1: Tecno
Non avendo ancora letto il libro di M.Tozzi sento di sentirmi molto Barocco in quanto a quella che viene definita “eccedenza” nella (desiderata) complessità (non complicazione) dei comandi disponibili. Quando mi viene richiesta semplicità mi scogliono parecchio, come homo tecnologicus: la tecnologia “facile” è “schiaccia un bottone, ottieni risultato”. Ma a me interessa sempre ottenere quel certo risultato. Quindi ok, viva la tecnologia, ma con i parametri variabili: cosa che invece stressa il cazzo a tutti quanti, di solito. La classica differenza mac-windows, per non parlare di linux. Sono quelle cose dove devi sapere quello che fai per farlo bene.

Chiunque abbia seguito questo blog in anni che furono sanno che nonostante la mia “vita nerd” non ho accettato l’avvento degli smartphone senza resistenze. Le mie resistenze hanno una storia. Se non te le spiego non puoi capire da dove proviene il mio fastidio. Il mio fastidio proviene dalla storia dell’informatica. Sicuramente un vecchio esperto tratterebbe me allo stesso modo: l’informatica è scienza. I computer, tutti i computer, non sono elettrodomestici. E si, sono al nostro servizio, ma proprio com’è la scienza. Ha quella natura. Devi avere fatto i compiti a casa, devi accarezzare la testa del cavallo perché sia docile e non scalci. Magari ti farà correre, salterà gli ostacoli, ti farà fare meno fatica, ma non se pensi di saltare davvero dalla balaustra del secondo piano sul groppone del cavallo di Zorro senza aver mai strigliato un cavallo.

Se non lo spiego non lo puoi capire: e ancora non l’ho fatto. La natura del mezzo informatico è scientifico e tecnologico. Per quanto io non sia un amante dell’hardware, della parte elettrica o qualsiasi cosa meccanica, riconosco che questa scienza è molto tecnica. La matematica che ha generato tutto questo è molto lontana: sta più che altro nei processori. Tuttavia non sono frullatori o stufette. Ogni cosa che ha teso a semplificare il sistema operativo o i programmi (i cosiddetti “software applicativi” o “applicazioni” e oggi “app”) ha reso questo mezzo più idiota e meno versatile, meno macchina e quindi meno automatizzabile. Cosa che invece è nato per fare: fare lui, fare al tuo posto, fare per te, fare milioni di volte prima di te, fare milioni di cose che tu staresti una vita a fare. Certo, questa è una delle cose fattibili con queste macchine. Una volta nel mondo nerd girava il vecchio adagio “fai un programma che anche un idiota può usare e solo un idiota vorrà usarlo”. Ecco, ci siamo, mi verrebbe da dire. Ma naturalmente questo atteggiamento sulle interfacce è retrogrado. Il 2.0 e tutto il mondo apple hanno mostrato che c’è una miriade di cose che la semplificazione ha reso possibili a molte più persone. Anche su questo c’è qualcosa da dire.

Il modo in cui questo passo dopo passo nella semlificazione di mezzi ed interfacce ha portato alla nascita degli smartphone ma soprattutto alla loro diffusione di massa mi ha indisposto in questo modo: visto che avete creato degli strumenti che non richiedono impegno di alcun tipo io non ce lo metterò e mi incazzerò senza alcuna pazienza se queste cose facili non succedono subito, sempre e senza problemi. 

Non leggo le istruzioni di nulla o quasi. Eppure io sono uno di quelli che prima legge le istruzioni. Non mi informo granché: provo subito a fare e se non trovo in 10 secondi allora concludo senza pietà che “fa schifo” eccetera. E’ per partito preso ma non lo è. La mia posizione da bambino viziato è che il marketing ha vinto puntando su questo. E allora che questo sia, ma sul serio. Mi avete promesso questo e allora adesso lo fate.

Di solito questo significa puntare molto sull’hardware perché il buon software richiede analisi, sperimentazione, progettazione: tempo. E la moda, che guida l’uscita di questi prodotti, non te ne lascia molto, di tempo. Nuovo modello, nuova versione. Ci sono computer anni 80 con la potenza del bucodelculo di un pixel di questi smartphone che facevano cose incredibili. Qualcuno riesce a mandare avanti un webserver con un Commodore 64, se non sbaglio persino a pedali (letterale). Perché sfruttavano il mezzo pensando, programmando, ottimizzando.

Io adesso invece esigo pestando i piedini, facendo una smorfietta e con il mignolino alzato se il mio fottuto smartphone fico non fa qualsiasi cosa perché io voglio. Con altri computer ho sempre avuto la pazienza, il tempo. Ho pensato a come fare, studiato, unito i puntini. E quando le cose non funzionano per qualche motivo di solito se sai, appunto, come funzionano, risolvi. Ma ci sono sistemi che sono progettati per fare dell’utente un utente. Distaccando quindi il mezzo dal progettista all’utente finale: noi sappiamo, tu non importa, rivestiamo tutto con della bella plastica liscia bianca e curva e ti premi il bottone.

Io con gli smartphone premo il bottone.

Con il mio pc invece automatizzo quanta più parte del mio lavoro mi è possibile: faccio a mano tutto quello che devo (a mano = photoshop, che comunque anche lui … si evolve molto, e accetto in molti casi automatismi di cui ormai ho perso i passaggi sottostanti: sono utente) e poi ho creato con le mie sante manine e la poca conoscenza che ho, rispetto ad un vero programmatore, tutto l’automatismo che serve per inviare ad N agenzie il mio lavoro, senza faticare, correggendo errori umani oppure prevenendoli, controllandoli, facendomi promemoria. Io faccio l’umano, lui fa la macchina. E gliel’ho fatto fare io. Non è una protesi. E’ una macchina. Non è una estensione del mio braccio. Lo è la fotocamera, in parte lo è photoshop. Ma il computer fa il computer, da me.

(Continua)

un’altra agenzia che chiude: OnePixel

OnePixel funzionava. Nata da alcuni fuoriusciti da Fotolia (ora assorbita da Adobe Stock) si presentava, lato contributor, come comoda ma poco remunerativa (per i miei numeri). Era molto comoda perché una volta fornita la dichiarazione “OK ho le liberatorie” non te le chiedeva. Caricavi e basta. Dopo un check iniziale eri dentro e via.

I guadagni sono arrivati da subito, piccoli, ma costanti. Ho fatto un grosso upload iniziale e poi avanti in automatico assieme agli altri.

All’improvviso il 28 feb 2019 hanno comunicato questo: Continue reading →

ma perché non fotografi i maschi nudi?

Ieri ho sentito questa, di nuovo.

Ho accopagnato una modella a prendere dei vestiti in un sexy shop: siccome vendono anche abiti gotici, costumi, eccetera, lo conosco. La modella cercava vestiti sexy, anche si, ma più che altro dark, gotici.

La tipa del negozio è una attempata signora. Da una certa distanza l’ho trovata proprio brutta, una vecchia, più un maschio che una femmina. Diciamo che l’abito faceva parecchio il monaco, grazie abito. E’ bravissima nel suo lavoro: oltre al fatto che in altri momenti le ho visto spiegare roba su sex toys e orgasmi come se fosse la marca delle pastiglie dei freni, è ultra professional, tiene il negozio pulitissimo e non ha l’aspetto del posto schifoso, ma carino. Come dovrebbe essere. Suo marito è stato un fotografo. Tutt’ora fotografa qualcosa: prende qualche cliente e mette su gli abiti e boh, non so, non è che io ammiri molto il suo lavoro.

Ad ogni modo si è presa un po’ di confidenza perché porto spesso gente. Me l’ha fatta conoscere B. Comunque ad un certo punto mi mostra un fotografo di roba fetish che secondo lei è bravissimo : gran belle foto; tipe strafighe, ottime foto, buone ambientazioni, luci ottime, QUINTALI DI FOTORITOCCO di ottima qualità. Le dico: belle, molto belle, ma tanto fotoritocco eh.

Per qualche motivo mi deve parlare di uno che lei odia, che è un fotoamatore e che fa cagare, le sta sul cazzo, e guarda qua (mi mosra foto di tipe che non sono belle – questo non è dissimile da quello che fa suo marito, ma mi astengo dal dirlo) e poi l’ho contattato e gli ho chiesto ma maschi non ne fotografi? e lui “non è il mio genere” e maddai come si faaaaaa.

Ma cosa? Ma come si fa cosa?

Io vado dal cinese e gli dico “ma filetto alla Stroganoff non ne fai? ma come si fa?”.

Vado da un giallista e gli dico “ma come, di horror non ne fai?”

Vado da uno che fotografa gatti e gli dico “ma come cani non ne fai?”

Ma?????!!!!!!!!!! Quando uno fotografa donne è la bellezza femminile che fotografa. Se hai committenza sarà un altro conto. Ma comunque la tua sensibilità non è al servizio del soldo. Al massimo lo sarà la tua tecnica, ma c’è una grossa differenza tra l’esecuzione di uno scatto corretto ed un’attività continuativa sentita, voluta, amata da te e che consiste nella tua continua ricerca di QUELLO e non di altro. A me che cazzo me ne frega del corpo maschile? Certo, è molto bello. Anzi, involontariamente, fotografando dei ballerini ho trovato che ci sia del gran bello. Ma è una cosa tiratissima.

Io fotografo sicuramente una tipa che mi scoperei. Sicuro. Mica me la devo scopare. Ma il mio occhio e quindi la luce, la fotocamera, tutto, vanno dove io sento, non solo dove dice la tecnica.

Se sei pasticcere, non è che devi essere anche pizzaiolo altrimenti sei un morto di bignè. No.

Temo che andrò li a dirglielo. Ed ecco che mi inimico un’altra persona, invece di stare muto, invece di farmi i cazzi miei e dire “macchissenefregaaaaaaaaaaaaa”, eh? 🙂 Evvai!!!!!!

Lo farò. Update: vedi fondo.

Lo so che non lo ha detto a me. E le foto di quel tizio non mi piacciono. Ma il discorso generico mi si attaglia. Quindi non trovandolo valido, devo confutare, porcatroia. Cheppalle a me!!!!!!

Del resto nel suo negozio ho visto 1 vestito da maschio e 150 da donna. Come mai? Gli oggettini sessuali erano il 98% per donna e quasi niente per uomo. Come mai?

*update: dato che la cosa mi rodeva e che B conosce la tipa gliene ho parlato; lei mi ha detto che (traduco, non sono le sue parole) l’ho considerata troppo intellettualmente onesta e con un pensiero affine al mio. Mentre invece è molto probabile che sia stata rifiutata dal fotografo, che volesse fare un’orgetta ma lui non ha voluto e altre cose del genere. Eh beh io non la conoscevo così… Poi B mi ha detto “ti ricordi di ZZZ ?” E ho capito. Riassumo (ne farò un post) : ZZZ era un noto finocchio che teneva un cinema; lui mi ha fatto fare una figura di merda terribile; quando glie ne ho chiesto conto mi ha detto che lui ci provava con me quando ero studente e non ci stavo e quindi ha fatto lo stronzo.

Ecco, la cosa andrebbe interpretata così. Come sono ingenuo, cazzo.

micro SD da 4-8 gb a meno di 30 cent?

Quando dico che consegno i lavori su DVD, alcuni mi guardano con tanto d’occhi, come dire “ma esistono? ma ancora?”.

Dipende da cosa fate, ragazzi. Ragioniamo? Continue reading →