Ho capito ma

– … e finita questa operazione le registro una nuova suoneria.

– ma a me piace la vecchia suoneria!

– certo ma io la registro solamente.

ho capito ma a me piace la vecchia suoneria.

– Ha detto che ha capito, però. Ha capito che la registro e basta, vero?

ho capito ma a me piace la vecchia

– ok non ne registro un’altra

– ecco, grazie.

– grazie un cazzo. Domani mi chiamerai (senza chiedere se in quel preciso momento io abbia i cazzi miei) per chiedermi perché non ce n’era un’altra. E non come si fa AD IMPOSTARE quella che ti ho già registrato. Perché tu “hai capito ma” rompi il cazzo e non ascolti. Continue reading →

Perché dirla giusta se puoi sparare cazzate?

Stavo leggiucchiando in giro mentre installavo l’ennesimo windows 10 (si, sto infettando il mondo muhuhuhuhahahahahahaaaaaaaaa) e mi capita sotto gli occhi la pubblicità di un quotidiano che dice “perchè fermarsi ai pregiudizi quando puoi sviluppare opinioni?”.

Ah però: bellammerda. Opinioni o pregiudizi. Questa sarebbe l’unica scelta. Mi pare che andiamo proprio bene: dire che ci sono i fatti, le fonti, le verifiche puntuali… e basare le opinioni eventuali (eventuali!!!) su quelli… fa schifo?

Ok, ok, torno ad installare.

Sono un nativo digitale?

i ragazzi del computer

“i ragazzi del computer”, serie TV ’80

Nel 1980 io avevo sei anni. Ero appena in prima elementare. Non lo sapevo ma internet in qualche modo esisteva già. Ma a saperlo erano in pochissimi. Io iniziavo ad usare un Epson HX-20, in basic, con il meraviglioso spirito con cui ho imparato le cose che so fare meglio nella mia vita: per giocare.

Solo che con quel cazzo di coso non potevi giocare. Se volevi giocare ti dovevi fare i giochi. E ovviamente, come ogni cosa così nerd, i giochi finiscono per piacere solo a te, perché per muovere un fottuto puntino, che dovrebbe essere parte del gioco, facevi così fatica che alla fine la cosa divertente era solo il fatto di esserci riuscito. Certo, questo mi ha insegnato ad usare un computer: per usare un computer, un po’ di tempo fa, tu dovevi programmare. Se volevi un’applicazione (o un “programma applicativo” come usavano dire i nerd più vecchi di me) te la dovevi fare.

Tenete conto che circa 10 anni dopo i miei coetanei che facevano ragioneria, quando facevano la “sperimentale” mi davano una noia pazzesca perché imparavano a fare le quattro operazioni – e su carta. Pure allo scientifico i prof non sapevano un cazzo. Anche oggi, noto, parlando con ragazzi che fanno l’ITIS, non è che si muovano tanto le chiappe. I prof sono ancora arretrati rispetto a quanto c’è a disposizione. Non entro poi (ora) nel merito alla curiosità ZERO che hanno i ragazzi a cui viene regalata ogni conoscenza. Comunque ne ho preso uno da parte e mi sono fatto spiegare in circa 30 minuti un anno intero di programmazione c++, cosa che potreste trovare su HTML.IT credo nelle prime due pagine, gratis. Questo se, come facevamo noi, ti leggi tutto e provi.

Certo io ero sega, non un vero nerd. I veri nerd sanno. Hanno anche il cervello. Io ero un entusiasta, ma un mio compagno genietto stava già muovendo grafica su un commodore 64 della biblioteca. Vojo dì … noi altri sfigati andavamo con le cassettine comprate in edicola (in 6) a vedere se potevi caricare un gioco… lui no. Lui andava li, DIGITAVA un listato di un programma (eh si:  si dettava e si copiava, A MANO) e imparava e soprattutto capiva quello che copiava. Ci ho messo un bel po’ per capire alcune cose che avevo copiato da quei listati anni prima, pure io. Lui le capiva alle elementari.

Ad ogni modo il pc, una baracca IBM di quelle che sembrano un autoscontro dal rumore che fanno, è stato in camera mia per un po’. Lo scopo era sempre giocare. Ma non si riusciva così facilmente: dovevi sempre sapere qualcosa. E quel sapere era talmente vicino alla macchina da lavoro che avevi in mano, che un po’ per forza imparavi, se volevi usare quella roba. Imparavi il sistema operativo, imparavi cose per renderti più comoda, facile, migliore la vita con quelle baracche. Poi ne è arrivato un altro: un mio cugino lavorava in ASEM negli anni ’90 e quindi mio padre si è fatto fare un assemblato… io volevo sempre e solo riuscire a giocare … ma più di Tetris non passava il convento. Ad ogni modo anche solo per raggiungere un gioco o per far partire l’ambiente di sviluppo (LOL!) del GWBASIC dovevi sbatterti. Esistevano cose come Norton Commander (cose che oggi voi tutti fate cliccando su finestre e trascinando) … ma eri cosciente di cosa ti stesse facilitando. Di cosa c’era sotto.

Io comunque ad un certo punto ho avuto un M24 o un M240 … non mi ricordo, in camera. Un mio amico non lo voleva usare e me lo ha prestato. Io con quello ho imparato tantissimo. Ma la cosa che facevo di più era scrivere un diario personale. Programmavo, in parte, una cosa che scopro hanno fatto un casino di altre persone, ovverosia un editor di testo. Un database di altre cosette. E poi scrivevo, scrivevo, scrivevo.

Se non fosse entrato in scena Word io avrei cacato il cazzo a Windows. Non me ne fregava niente. Ma Word… beh word era un’altra storia. Quindi diciamo che scrivere da “nativo digitale” potrebbe anche essere stato un ruolo che ho anche ricoperto. Certo, come la sintassi della frase precedente testimonia, non significa un beneamato cazzo. Ma tant’è: usavo un word processor parecchio tempo fa e lo facevo per scrivere, per i fatti miei, non per lavoro. Mio padre lo usava ancora prima, quando io lo schifavo, perché a me piaceva la roba spartana, da programmatore: solo editor di testo puro. Ma Word… se non fosse esistito lo so, io oggi userei linux.

Ad un certo punto è arrivato mio fratello che mi ha detto che esistevano gli mp3. Ma senza internet che cazzo me ne poteva fregare degli mp3? Un MP3 occupava anche UN INTERO MEGA. E il mio hard disk precedente ne conteneva 20. Figuratevi. Da poco avevo un HD da un giga… ma per me i mega non erano bruscolini. Ovvio che oggi mi fa ridere vedere una micro-sd da 64 GIGA. Oppure che so… vedere come gira SimCity Buildit su un tablet di due anni fa … 3D in tempo reale per giocare … su un cellulare. Quando sembra che la fantascienza si sbagli … guardate Blade Runner … grandi tecnologie avanzatissime… e degrado. E’ corretto dai 🙂

Internet. Chiunque non abbia mai utilizzato un BBS con il TE-LE-FO-NO non ha idea di qualce cosa grandiosa possa essere internet. Nonappena è arrivato mio fratello che, per lavoro, scaricava i driver dell’autodesk direttamente dal canada spendendo UN CAZZO rispetto a quello che calcolavo io … ho iniziato a cercare di poter accedere. Cosa non proprio a portata di tutti ai tempi. Comunque sono stati i primissimi free-internet provider a generare tutta la rivoluzione vera e propria. Tiscali, Libero-Infostrada, TiN … con il loro CD con dentro internet-explorer-4 e altre amenità. A quel punto si che internet era accessibile a tutti.

Ma sono un nativo digitale? Non sono nato con il cellulare in mano. Ma ero li quando arrivava. Avevo due dei più usati cellulari pre-smartphone (si chiamano “feature-phone”) di sempre, entrambi usati. Ero li quando tutto quello che usiamo nasceva e lo provavo. Per me il 2.0 è una cazzata. E’ un nome appiccicato ad un traguardo immaginario. Ma va bene, è un concetto utile. Il filesharing … stessa cosa. Napster ha creato una rivoluzione straordinaria, ma chiunque abbia usato un BBS sa bene che tutto questo si faceva anche prima. E la pirateria d’oggi… sembra quella del 1999. Link diretti in HTTP.

Non so se sono un nativo digitale. Spesso mi sono chiesto se sono o meno un internet-addicted. Ma sono anche un figa-addicted, anche un aria-addicted, un pisciare-addicted. Sono cose che fanno parte della mia vita. E oggi, senza internet, non potrei svolgere il mio lavoro.

Riccardo Meggiato e la boutade sui password manager

Leggevo un articolo in cui Riccardo Meggiato fornisce consigli su come non far finire ai quattro venti le foto osé private. Tra le tante cose che sono il minimo della sicurezza che ognuno dovrebbe rispettare (e nessuno farà mai: la mia è esperienza diretta e vi posso citare almeno 90 persone per nome e cognome che ho visto eseguire operazioni che giustificano le mie affermazioni: non lo faccio perché sono fatti privati di privati cittadini – ma erano tutti miei ex colleghi oppure clienti) ne ho trovato una che trovo alquanto discutibile:

“Non usare quei software “password manager” che promettono di conservare e ricordare in nostra vece le password: in molti casi sono fallaci.” – afferma costui.

Io ho usato Keepass e talvolta PINS. Sono fallaci? Sono già due e non vedo perché usarne uno fallace. Meglio consigliarne uno non-fallace piuttosto che dire che “è meglio non usarli”. Pins è vecchiotto, quindi ho cercato info su Keepass: i discorsi sul bruteforce che lo riguardano (se escludiamo passphrase da procarioti) di solito trattano dai milioni di anni alle solite misure su “quando si sarà estinto l’universo”.

Sono fallaci?

Dico comunque la mia: ragazze: le vostre foto porno (foto porno in cui voi siete ritratte) non mettetele nel cellulare eh? E magari manco sul cloud.

creare conversazione

Mi sto facendo ‘sto corso di social media marketing … ed è pazzesco che ci sia tutto un mondo il cui scopo non è conversare perché gli va di farlo… ma di creare della conversazione per i propri scopi. Mi fa pensare a Vale che arriva li, col suo muso, e che dopo un po’ ti guarda con la faccia da mezzasfida come dire “non vorrai mica che inizi a fare conversazione, vero? parlo quando ho qualcosa da dire”.

E così come molte, moltissime altre persone. Non si ha un cazzo da dire così tante volte… non si parla per parlare e… e invece… quel mondo vive TUTTO di chiacchiera. Vi ricordate “quaaaanto SCI PIASCIE GHIAcchieraaaaaaaaareeeeeeeee” (la Ferilli) ? EH beh si. Per chi ci prende le misure, a noi Italiani in pariticolare, siamo un target “popolo da bar”: infatti andiamo fortissimo perché stiamo al cazzeggio, alla chiacchiera. E i markettari ci si vogliono infilare di brutto, in modo da darci loro gli argomenti, in modo da far emergere desideri e farsi trovare in zona a portata di click, veloci, efficienti, pratici, rapidi a raccogliere la monetina che ci siamo lasciati sfuggire dalla tasca in un momento di “maddai, si, perchénnnò”.

Questo fanno: in un mondo in cui la gente non parla di qualcosa di sensato, fomenta buzz & hype: chiacchiere e ronzii, gossip e cazzate in cui infilare i loro prodotti. Non sto parlando di complotti orditi da qualche misteriosa entità: sto andando a SCUOLA ad imparare come si fa e questo, ovviamente detto dal punto di vista POSITIVO dell’economia, è quello che ci viene insegnato a fare.

Io ci vado perché altrimenti ora starei ai socialmente inutili. E cercherò di applicare questa pappa al business di un caro amico. Però tant’é. Mi fa venire in mente il personaggio-spia tipico delle aziende… ti fa parlare, chiacchierare per poi riferire al capo. La merda.

Scripting da DENTRO google…

ATTENZIONE POST AFFETTO DA NERDISMO Sta a vedere che mi rimetto a programmare anche se faccio altro 🙂 Lo scripting che google ci consente di usare  potrebbe essere una buona via per riassaggiare qualcosa che mi piace come strumento… ma che, se dato in pasto alla massa e agli ignoranti, diventa merda. Alla fine lo uso perché serve a me, com’era quando ho imparato, 25 anni ed oltre fa. Quindi se a qualcuno interessa: https://developers.google.com/apps-script/overview Non è esattamente “programmare” ma perché non automatizzare qualcosetta? Uso dei form per far immettere a della gente dei dati… e perché non far succedere qualcosetta? Perchè non effettuare due conticini o generare degli eventi e delle azioni? Certo per un pianeta di persone che ha in mente facebook “evento” significa un’altra cosa. Ma “event-driven” per me ha sempre significato ben altro 🙂

come pagare whatsapp

whatsapp logo

Innanzitutto sgomberiamo il campo dalla cazzata “dal giorno tal dei tali whatsapp sarà a pagamento!”

Sono cazzate, bufale, idiozie, minchiate, falsità, balle, bugie, non è vero.

Whatsapp è SEMPRE STATO a pagamento. Ma dopo il primo anno, semplice. Se vi arriva il messaggio del cavolo da qualcuno, sono cazzate. Soprattutto, fateci bene caso, se vi indirizzano ad andare presso un sito tipo “watsapp” o “wahtsapp” o “whatsupp” … sono cazzate, è phishing: vi vogliono fregare. Quindi? Quindi si cancella il messaggio e si va avanti.

Ma ad un certo punto sarà vero che Whatsapp, il VOSTRO whatsapp, sarà a pagamento. E quanto mai dovremo pagare per fare il porco comodo che con degli sms costerebbe un miliardo? Wow, dobbiamo pagare l’esorbitante cifra di 0,89 cent all’anno! PAZZESCO EH!!!? qualcosa come 10 sms.

Ok, ma COME SI FA a pagare quando è l’ora? Con google wallet o con paypal, principalmente. Ma se avete ed utilizzate uno di questi due sistemi di pagamento queste istruzioni non vi servono.

E quindi? Quindi sicuramente dovete ricordarvi questo: FATE PAGARE QUALCUN ALTRO PER VOI; qualcuno a cui voi invierete un link: è la terza funzione disponibile: quando l’app (non un messaggio di qualcuno!) vi chiederà di pagare (lo fa ad ogni riaccensione dell’app) potrete scegliere “info pagamento” e se pagare per uno, due o tre anni e con che sistema. Scegliete di INVIARE UN LINK a qualcuno di cui conoscete l’indirizzo e-mail. Ovviamente sul vostro dispositivo deve essere impostato un vostro indirizzo e-mail, dato che questa applicazione usa il vostro client locale (il programma di posta elettronica che c’è dentro il telefono o il tablet, che dovrete aver configurato: trovate infinite guide su internet) per permettervi di inviare un’e-mail a qualcuno che vi aiuti.

Ovviamente questo qualcuno saprà usare paypal e vi farà il lavoro. Pagatelo!

E smettetela di cliccare su quel maledetto link di phishing!!