Consigliato da moon, leggo un libro, ora finalmente sono lanciato rapido, spassoso di E.F.Wallace. Ed ecco che la letteratura del 1997 si scontra con l’informatica del 2016 (non ho provato ancora quella del 2019) : dopo aver trovato la geniale nota-a-piè-di-pagina-alla-nota-a-piè-di-pagina nel suo libro vado immediatamente, interrompendo la lettura, a provare se Word me lo lascia fare.
No.
Ohpperdincipoffarbaccolina, corpo di mille balene! Per le saracche delle molucche! Per Diana! Santi numi! Accipuzzolina! Continue reading →
L’attesissimismismsismissimo appuntamento con #nondirloalfotografo è giunto alla tecnicamente edificante:
posso stamparla da Facebook? #nondirloalfotografo
Questa credo sia più che altro una richiesta che martella i coglioni agli esperti della stampa fotografica, quelli che hanno un laboratorio di stampa. O per tutti: il negozio del fotografo. Ma stiamo toccando l’argomento stampa. La destinazione fisica dell’opera fotografica.
Il laboratorio di stampa sta al fotografo come la tipografia sta allo scrittore. Non è, per nessun motivo, detto che convivano in una unica persona. Talvolta l’uno e l’altro professionista non conoscono perfettamente il lavoro dell’altro, ma è bene che dove questi vengono a contatto, siano abbastanza esperti.
Serve essere un professionista o un esperto per stampare una cazzo di foto? Mi stai dicendo questo? Ma sei un pomposo pallone gonfiato saccente e borioso! Che cazzo dici! Premo “PRINT” e hop! Anzi, posso stampare da cellulare su fotocopiatrice! Sei un idiota? Io riesco! Continue reading →
Per la serie #nondirloalfotografo , proseguiamo con:
con l’iPhone vengono uguali #nondirloalfotografo
Anche in questo caso la mia posizione è controversa. Di che tipo di foto stiamo parlando? Quale uso ne devi fare? E soprattutto: sei davvero in grado di vedere la differenza ?
Perché se per te vengono uguali, allora va bene così. Se hai il palato da capra non vedo perché mangiare raffinato. E’ uno spreco per tutti. Se non capisci l’Italiano non noterai la differenza tra un post di un teppista da stadio su Facebook e Baricco. Perché spendere dei soldi per un’opera d’arte quando non ne percepisci gli elementi di base? Ammettiamo che ti trasmetta lo stesso concetto: quell’opera è fatta solo di contenuto o la forma è il 90% ? Io non lo so. Continue reading →
ORA, solo ora, carissimi cinesi che mi chiedete feedback un secondo dopo che mi è arrivato il pacchettino da Amazon, ORA vi farò la recensione.
Ma iniziamo con la gioia: l’audio è ritornato ad allietare le mie affamate orecchie. Perché una grande parte del mio lavoro si svolge al computer. Non tanto bella, per altro. Ma diventa infinitamente bella perché per uno come me, che quando andava in treno a Liceo veniva definito dai “grandi” quello “in simbiosi con le cuffie” (che erano auricolari), avere costantemente la colonna sonora è bello. Un giorno forse vi racconterò la mia storia del silenzio del 2001.
Ma ora i Puscifer stanno facendo il loro lavoro, accompagnandomi. Perché tutta la mia bellissima bla bla bla catena di ascolto era andata affanculo. Certo, bastava attaccare le cuffie del Lidl alla scheda sonora onboard. Ma allora anche usare il cellulare. La DAC si collega al computer con un cavo USB-MiniUSB , che poi sono quelli standard di ogni cellulare (mac esclusi) degli ultimi 6 anni. Ma i cavi non sono tutti uguali. Per caricare vanno quasi tutti bene. Per trasferire dati non è la stessa cosa. E poi USB3 e USB2 sono faccende diverse.
E la lunghezza conta. Ahhhh si. Qui non ci sono Lingham e Yoni che tengano. Con l’USB la lunghezza dei cavi è sempre un terno al lotto. Quindi i signori della YOSOU producono cavi che sembrano identici, ma quelli grigi da 2 metri non vanno bene, non risulta esistere la mia DAC. Quelli rossi vanno bene da 1 metro, da 2 metri (evviva!) e NON da 3 metri. Stessa confezione. Per trasferire dati ad alta velocità in tempo reale per la musica digitale->analogico pare non sia tutto uguale. Il mio problema era solo far passare il cavo nel buchetto del tavolo e piazzare la DAC sul tavolo in modo che non si tirasse l’infinitamente corto cavo delle cuffie. Tutto a posto. L’audio è tornato. Ed ha un piano (cit).
Non fosse bastato il richiamo alla sfiga dell’altro giorno, ecco che nella mia “catena dei backup” è accaduto qualcosa. Per fortuna le mie abitudini ultra-paranoiche (recitiamo insieme: PARAONIA IS A VIRTUE) mi hanno salvato. Continue reading →
Su Netflix potete vedere un documentario su Szukalski. Non ho ancora visto tutto, lo vedrò a pezzi come al solito, ma sono totalmente d’accordo su una cosa che ho visto dire al vecchio in un tape degli anni in cui lo intervistarono: l’arte deve essere sempre eccessiva, mai moderata! E cazzo come mi sento d’accordo con lui in certe cose. Ovviamente è un pazzo 🙂 Ma non importa, per quello che riguarda l’opinabile, mi va bene.
Detto questo: se avete occasione di leggere un attimo la sua biografia noterete che molto del suo lavoro sia stato distrutto in guerra. Allora se siete scultori vi prego, fotografate decentemente, oppure fate fotografare professionalmente, le vostre opere. Per bene! Pensando che potrebbero essere distrutte presto. Fatelo! O rubate!
Lo so, lo so, non si deve pensare che.
E invece se poi accade? Paranoia is a virtue: se accade a avete delle copie che pensavate ridondanti… e invece ora sono diventate gli unici esemplari esistenti, faceva tanto schifo pensarci prima?
Backup, gente, backup.
UPDATE: e guarda chi scopro che ha amato le sculture di questo tizio? I TOOL!!!!!! MA QUESTI SI CHE SONO SEGNI!!!!!!!!!!!!
Quando sono nate le emoticons, oppure smiley, oppure “le faccette” e oggi anche “emoji”, tutto funzionava solo a caratteri. Per fare una faccetta usavi due-punti-meno-parentesi.
Era un modo dei nerd per fare cose simpatiche in un mondo totalmente a caratteri. Ma è possibile diventare analfabeti anche in questo? Certo, basta anche in questo caso ignorare le cose. La forma specifica dei caratteri è puramente grafica. Eppure nonostante questo, che è totalmente elementare, c’è gente che ti scrive “xd” come se significasse qualcosa.
Ma la “d” minuscola è messa in modo inverso alla “D” maiuscola che, lo dico per coloro ai quali non risulta evidente, ha una forma di una bocca aperta sorridente.
XD non significa qualcosa, ma rappresenta qualcosa. Raprpesenta sostanzialmente questo:
Il 30-7-2013 così mi esprimevo in questo post nerd:
Ragazzi, è finita; se è così è finita. O si passa al software libero, ma per una scelta davvero poco dettata dall’etica della “libertà della sorgente”, oppure ecco come vedo io lo scenario futuro delle due suite che SECONDO ME interessano maggiormente il mondo:
Microsoft Office (Word, Excel, Access, Outlook …)
Adobe Creative Suite (Photoshop, Illustrator, InDesign, Premiere … )
Con la versione 6 della Adobe Creative Suite si passa alla “CC” (creative cloud). Con la versione 2013 di Microsoft si passa alla non-più-esistenza del CD o DVD di installazione.
Se ho ben capito. Se ho ben capito quindi non esisteranno più le attuali “perpetual licenses”.
Ma con Adobe è peggio. Ti rassicurano sul fatto che l’applicazione non è nel cloud, che gira sul tuo computer, ma contemporaneamente tu non puoi comprarla. Come nelle avventure di Asimov, il software “è in licenza”, ok: ma ormai solo per una “monthly subscription”. Ormai è una roba in abbonamento!!! Mi fa schifo al cazzo!!!
Ormai conviene congelare il mondo a “Windows_7 + Creative Suite 6 + Office 2012” e basta. Funziona tutto piuttosto bene, fa quello che deve fare con gran soddisfazione… e cristo, se non vuoi comprare il mese prossimo, non ha importanza: hai comprato DUE ANNI FA e continui ad usare.
Ci saranno un sacco di vantaggi, ma raga… io ho la macchina di 10 anni fa e funziona perfettamente. (NdCG: nel 2013 questo era vero) Se dovessi noleggiarla ogni settimana invece sarei nella merda. E se non voglio usare la benza per due settimane, la userò DOPO, non sarà “scaduta”.
Tutto il mondo è felice di avere un aumento di spese mensili?! Non ci posso credere.
Del resto se posso anche figurarmi mezzo pianeta passare ad OpenOffice, non riesco proprio a vedermi uno stuolo di grafici, fotografi, illustratori passare tutti a Gimp e InkScape, così, perché altrimenti gli aumentano le spese fisse.
Ma potrebbe essere. Potrebbe essere anche che io abbia frainteso.
Potrebbe anche darsi che tutti si inventino un sistema super-pirata. Io non lo so. Però non mi piace.
Sono passati 5 anni e quello che paventavo è ni effetti successo. L’abbonamento mensile alla suite Adobe “per fotografi” viene circa 12 euro. E la diffusione del pacchetto office pirata è larghissima. Oltre a questo resta un fatto che stando online e senza esigenze business puoi usare allegramente la suite Google.
Certo, io senza word non sto. E per fortuna essendo una specie di dipendente di Adobe per ora la suite della fotografia me la sparo gratis per un anno. Meglio sfruttarla eh?
So che ne ho già parlato. Ma nuovamente rimango stupito da questo fatto. Le persone non capiscono bene il funzionamento dei mezzi di comunicazione elettronica che si trovano in mano.
Vedo la foto di una che conosco e sua figlia. La figlia è molto carina. Le scrivo (a lei, non alla figlia) e le dico “tua figlia è davvero molto graziosa! Chiedile se vuole posare, se ha almeno 16 anni” “ma come, in che modo?” “lasciami la sua e-mail e vi mando lo spiegone!” “col cavolo che ti lascio la sua e-mail!”.
Non avevo grande voglia di separare i piezzi piccoli da quelli grandi di coglioni che mi tira questa storia, quindi ho solo lasciato un vocale per dirle “siccome la storia è lunga io ho un testo preparato che le persone se vogliono ricevono e leggono e quindi decidono che vogliono fare: del resto non saprei che danno i possa mai farti inviandoti una e-mail, ma tranquilla, se non vuoi lasciarmela non ci sono problemi! Se vuoi lasciami la tua! Ciao e buon anno!”.
Ma i gironi mi cogliano comunque. Visualizzate, specie se siete mamme: quale che sia la vostra preoccupazione, di cosa, davvero, vi siete preoccupate? Per favore, sul serio, no pancia, ragioniamo: perché non si da l’indirizzo e-mail alle persone? Come funziona l’e-mail? Pensiamoci assieme per favore. Non ho chiesto IL TELEFONO (cosa che qualsiasi ragazzino ti da, invece, più facilmente dell’indirizzo e-mail, porcattttroia della sicurezza) ma l’indirizzo e-mail. La cosa più gestibile, sicura, asettica, distaccata, meno invadente del mondo, tra persone.
Il motivo per cui nello scorso decennio abbiamo imparato a diffidare dal dare l’indirizzo e-mail è lo spam. E per qualcuno: i virus. Cioé stiamo parlando di problemi seri, tecnici, settoriali, ben definiti e circoscritti, specificamente correlati con attività negative che non partono quasi mai da individui, bensì da entità, che potrebbero essere aziende nel più normale dei casi di spam, o vari tipi di associazioni a delinquere o sistemi automatizzati sia nel caso dello spam, sia dei virus. Ma quanto spam c’è oggi? E ti difendi non fornendo il tuo indirizzo a delle persone? La raccolta e la generazione di indirizzi sono automatizzati. E lo spam è correlato ormai moltissimo alle abitudini di navigazione targettizzate, profilate, correlate all’uso dei cookies e dei social per chi non si protegge. E si proteggono solo quelli come me, nerd, paranoici, smanettoni per capirci.
QUINDI: cosa cazzo può succedere se mi dai il tuo indirizzo e-mail? Che …? Ti mandooooooo ….
Una e-mail! 🙂
CaZZOoooooooo! 😀 Terribile. Cosa posso farti con una e-mail, soprattutto dopo che ti ho avvertito esplicitamente? Che ti scrivo. Porcaminchia! Pericolosissimo! Certo, sono un vecchioporcochefotografaledonnenude e miafiglianonlavrai. Ma non mi hai detto beh, parliamone, io voglio sapere se vuoi fotografarla nuda. No: mi hai detto: col cazzo che ti do la sua e-mail! Questo mi fa girare i frascatelli! Ma sei scema? Ma si! Sei stupida. E ignorante. Tutte e due. E lo so, ti conosco, bella. E hai il sangue alla testa in due secondi, quindi pazienza, meglio perderti che trovarti, a te e alla tua discendenza. Ma resta il fatto – diffuso – che invece di usare l’e-mail come uno scudo, uno spazio-tampone che assorba il pericolo di un contatto diretto, di un telefono che è molto più invasivo, di un contatto facebook dove scrivi i fatti tuoi … no, hai PAURA dell’e-mail.
Se dovessi mandarti spam in due secondi mi denunci e mi aprono in due. E se tua figlia è minorenne, a parte che in tutta la mail c’è scritto: DEVI DIRLO AI TUOI, SE NON LO DICI AI TUOI NON FACCIAMO NIENTE, FAI LEGGERE QUESTA E-MAIL AI TUOI (ma ovviamente questa stupida – non per questo motivo – non può saperlo perché non ha ricevuto l’e-mail in cui questo è contenuto) – comunque non ha diritto di firmare un documento, la liberatoria, che mi da diritto ad usare le foto.
E ok, ok, mentre lo scrivo lo capisco da solo: non sanno delle cose, hanno paura giustificata per i figli. Ma ok. Ma siamo nel 2018. L’e-mail è nata prima 15 anni prima di me, ok? Abbiamo usato il telefono, le lettere, le cartoline, gli sms, e un sacco di altra roba con più consapevolezza del mezzo. L’e-mail è meno pericolosa di altri mezzi. Se tua figlia l’avessi trovata per strada le avrei parlato. Non è più pericoloso forse? Se l’avessi trovata su instagram (cosa che adesso è il 70% del mio contatto, e non sono io ad avvicinarmi per primo: sono loro) cosa credete che sarebbe successo? Che la comunicazione sarebbe stata mediata da un genitore? Assolutamente no. Se fossi un predatore sessuale senza scrupoli avrei gioco facile. Ciao come stai, vediamoci. 15 minuti e io vedo in faccia tua figlia. Ma io NON lo faccio. Io le dico: lasciami qui il tuo indirizzo e-mail e ti manderò informazioni scritte.
Io lascio VOLUTAMENTE una traccia scritta, dettagliata, repricabile, documentabile legalmente, a tua disposizione. Potrei usare i messaggi autodistruttivi in istagram, telegram e snapchat. I ragazzini lo usano, le mamme non sanno manco se premo qui oppure qua? cheioconquestecosetecnologiche. Ok, d’accordo. Ma allora l’e-mail, cara mamma? L’e-mail è del tempo tuo, non di tua figlia. Per tua figlia l’e-mail è “quello che ho usato per iscrivermi a facebook” (sic).
Seguo volutamente questo iter preciso. Innanzitutto ti lascio il mio indirizzo, io, se sei per strada. Non tu a me. Se TU vuoi mi scrivi. Io non so chi sei, come ti chiami, il tuo telefono, niente. TU sai chi sono io. Se mi scrivi (e quindi mi darai il tuo indirizzo) , io ti risponderò, mandandoti informazioni. A questo punto cosa avrò io di tuo? Il tuo indirizzo e-mail. E basta. E un po’ della tua attenzione.
Tu cosa avrai di mio? Nome, cognome, telefono, indirizzo e-mail, zona di casa mia, zona dello studio, e se scendessimo nei dettagli tecnici, una miriade di informazioni contenute nei metadati. Ma lasciamo perdere. Non solo: nella mail ti spiego ogni cosa. Ti fornisco esempi, ti do il collegamento per vedere il lavoro, ti dico che faccio anche foto di nudo ma che se sei minorenne non esiste. Che se sei minorenne DEVI far leggere tutto ai tuoi quantomeno perché loro firmano documenti.
Se le cose funzionano allora si, mi lasci i tuoi dati. Ma comunque lo fai perché hai deciso di posare, di venire personalmente da me: il lupo. E se sei minorenne deve venire chi firma i documenti! TU, IL GENITORE.
Ma se sei stupida come una capra, allora hai paura di lasciare il tuo indirizzo e-mail ad uno sconosciuto. Pensateci, per favore. Cos’è un’e-mail tra due individui? Non aziende. Non banche. Quell’indirizzo lo hanno dato almeno a 6 social diversi. Cosa posso fare io, di differente, senza che voi possiate intervenire in modo ragionevole, civile, responsabile?
Confermo che il Samsung Galaxy S5 MINI (ripeto, MINI) suca.
Mentre S4 mini funzionava benissimo e stava benissimo in mano. OK, errore mio.
ei fu
Ma ne ho avuto conferma parlando con altra gente che ce l’ha. Suca di brutto: crasha, si congela, si blocca, il lettore di impronte suca di brutto … e non ho nemmeno voglia di sapere se condivida il problema di sicurezza delle impronte dell’S5 standard.
Nel 2019 posso dire che S8 funziona molto bene. Ovviamente avendo scelto un pezzo di vetro (in abbonamento con Wind che scade tra boh con penale se ti stacchi) c’era da aspettarsi che, col mio modo di usarlo, si spaccasse in breve tempo. Ma questo breve tempo è stato più di quanto mi aspettassi. E la crepa in alto a sinistra chissà quando è apparsa. Non lo so. Me ne sono accorto in un momento in cui ormai c’era. Continue reading →