DON’T BE DEVIL, BIG BROTHER G

 

Leggevo di Google e delle simpatiche questioni che riguardano la … libertà di comportamento. Non sono nuove, queste cose. Per me che sniffo la puzza di corporate-religion a km di distanza, di collare del cane come policy, di dress-code del cazzo e di pensiero-unico “usciamo tutti assieme a pranzo e ridiamo tutti delle stesse battute” , Google, in mezzo alle miriadi di splendide cose che offre ai suoi dipendenti, ne impone anche di intollerabili. Poco importa, non sono nessuno, per accedere a quei livelli devi essere davvero fico.

Strano allora che menti illuminate come quelle si lascino mettere il giogo del pensiero unico. E’ spesso vero che alcune libertà sono dubbie (libertà di essere retrogradi, libertà di essere misogini, asociali, stronzi? beh… si, comunque: faccio il mio lavoro? basta). Poi ci sono tutte quelle cose da Big Brother, delazione in primis, che cambiano tutto. Non siamo più in una normale policy per essere carini e coccolosi. Sono gli individui che compongono il tutto. Tuteli le minoranze ma ammazzi quello che esprime il suo pensiero, che si sente schiacciato nella sua mancanza di libertà di esprimere un pensiero scomodo, che puzza. Ma lui, come l’altra minoranza, dovrebbe essere trattato liberamente: non mancarmi di rispetto, valuta il mio lavoro e non quali genitali ho o quali mi piace baciare? A posto, fatti i cazzi tuoi e valuta il LAVORO e l’atteggiamento LAVORATIVO. Lo posso dire liberamente perché non lavoro in Google. E Google, ovviamente, non mi indicizzerà 🙂

Eppure è come essere in una setta, in una religione: non devi criticare le regole, non puoi mettere in discussione le regole, non puoi COMPORTARTI in un certo modo, vestire, andare, essere in un certo modo. Altrimenti come minimo gli altri ti guarderanno male. Poi ti isoleranno, escluderanno, boicotteranno. E devi ringraziare se sei con noi…

Settimio Benedusi e la lista definitiva

argomento e posa originali

argomento e posa mai visti

Di tanto in tanto il fotograPHer PH Settimio Benedusi ci elargisce la sua saggezza sotto forma di cosa-non-fare.

La sua lista definitiva sarà:

  • robe in qualche modo colpite dalla luce

Cagarselo ancora quando fa queste sparate credo sia poco utile. Altre volte… un po’ di più, ma solo per ragionare su quanto abbia torto.

UPDATE: dai, non ho ancora finito di vedere il video-spiegone (che comunque ripropone la contraddittorietà del personaggio che dice SI e NO sulla stessa-identica-cosa e che si giustifica con “so io”) ma il problema fondamentale è che Benedusi fa casino. Fa casino nello spiegarsi: non dice che NON sta parlando della fotografia come lavoro. NON dice che non sta parlando di bello e brutto. Non dice che l’unica cosa di cui parla è la creazione originale. Tutto qui. Solo questo. E quindi alquanto contestabile.

quando scoprii che la giustizia non esiste

Osservare le cose “grosse” come gli atti di guerra tra Stati, o tra classi, tra poteri … spesso non è diverso che osservarle tra i bambini.

Ero, credo, in terza elementare. Era uscita la replica di “Radici” in TV: anni ’80 appena iniziati. La maestra per qualche motivo non era in classe e siamo stati laciati a noi stessi.

Alcuni dei compagni di classe tra le vittime designate abituali (tanto perché non pensiate che i genitori non debbano ricordarsi quanto i bambini possano essere dei pezzi di merda) ovverosia il ciccione e un altro suo amico vengono frustati dai due bulli in carica della classe con le corde delle tende (cordini di nylon grossi e pesanti, direi di 4-5 mm di diametro, con un peso in fondo) al grido di “prendi KuntaKinte, sporco negro!!”.

Anche se ho altri ricordi di questi personaggi che oggi brucerebbero chiunque non voglia tenere il crocefisso in classe, ad esempio mentre bestemmiando con la foga che solo i bambini e gli uomini appena traditi sanno avere, prendeva la mira e faceva a tiro a segno con le ciabatte sul suddetto crocefisso…  non divaghiamo. Continue reading →

iStock e le liberatorie: rompe TANTO il cazzo

exasperated

PORCODDUE.

Se scrivo a mano (compilo) le liberatorie rompono il cazzo perché non è leggibile, se le scrivo tutte al computer tranne le firme (cosa che mi hanno CONFERMATO FORMALMENTE è POSSIBILE ED ACCETTATA, ma poi…) mi dicono che sono finte e che le DATE devono essere scritte a mano.

AVETE ROTTO I COGLIONI.

Se le fai bene non va bene, se le fai tirate via non va bene.

BASTA CAZZO!!!!! DECIDETEVI!!!! Qui perdiamo soldi tutti quanti, noi e pure voi!!! 😡

Si meritano il silenzio in risposta

Alla fine ci sono arrivato, sono anziano, vecchio dentro, retrogrado eccetera, e posso, sono autorizzato, a dire “I GIOVANI D’OGGI” 😀

Chiarito che sono un vecchio rincoglionito, ricordo una cosa che non ho mai sopportato della comunicazione formale delle aziende: la maleducazione estrema del non rispondere. Costa tempo, costa soldi? Ok, ma sei una merda. Chi ti ha scritto il suo tempo e i suoi soldi ce li ha messi. Abbi l’educazione di rispondere “non mi interessa” o qualsiasi cosa ti renda degno di poter essere considerato un entità a cui rivolgersi. Spesso non è la segretaria o l’impiegato ma chi gli dà ordini che dice “non perdere tempo in queste cose”. Non l’ho mai sopportato. Per ogni cosa in cui era in mio potere bypassare le comunicazioni di superiori e altri stronzi ho sempre dato una risposta a tutti. Quantomeno non ho totalmente evitato di rispondere.

Ed eccoci: i giovani d’oggi usano l’arroganza del non rispondere come un vanto: Continue reading →

giovane/vecchio me stesso

Ricordo. Ero con lei, macchina mia, in un posto. Non ci volevo andare. Glielo avevo detto. E, scopro poi, lei aveva accettato nella sua idea che ero uno che la voleva solo scopare, che avevo urgenza di farlo e che le stava bene, che non c’era altro.

Non era vero.

Ma per lei era così, io non sapevo che per lei era così e nessuno dei due sapeva che sarebbe stato meglio che l’altro sapesse. Non lo sapevamo, quindi non potevamo sapere nemmeno il resto.

Dunque arriviamo li, ma le avevo detto non più di 10 minuti o non andiamoci. Arriviamo, si dilunga in ogni modo. Alla fine le dico senti io me ne vado, tu fai quello che vuoi. E’ tutta la vita che lo faccio. Mi hanno fregato così tante volte da adolescente con “ma vieni con noi che poi ti diverti” e poi restavo incastrato a rompermi i coglioni in cose che non mi interessavano, perdendo tempo della mia vita solo perché non avevo un’auto … che dalla patente in poi questo non accade più. Io non vengo se non ho la certezza di non restare incastrato. Se mi piace rimanere rimango. Ma non devo rimanere perché la macchina è tua.

Ma non devo nemmeno rimanere perché TU non hai la macchina.

Quando si sta insieme si parla, si parla PRIMA. Continue reading →

Ho capito ma

– … e finita questa operazione le registro una nuova suoneria.

– ma a me piace la vecchia suoneria!

– certo ma io la registro solamente.

ho capito ma a me piace la vecchia suoneria.

– Ha detto che ha capito, però. Ha capito che la registro e basta, vero?

ho capito ma a me piace la vecchia

– ok non ne registro un’altra

– ecco, grazie.

– grazie un cazzo. Domani mi chiamerai (senza chiedere se in quel preciso momento io abbia i cazzi miei) per chiedermi perché non ce n’era un’altra. E non come si fa AD IMPOSTARE quella che ti ho già registrato. Perché tu “hai capito ma” rompi il cazzo e non ascolti. Continue reading →

senza lavoro finalmente abbiamo un vero valore #1

Eri senza lavoro e ti vergognavi.

Ma oggi anche lui è senza lavoro, hai scoperto: ma dai! Ed è senza lavoro da poco dopo di te. Pensa… Da quanto? Da… solo poche settimane meno di te. Non lo sapevi. Si era nascosto… o tu eri troppo ripiegato sulla tua vergogna? E’ ancora disoccupato come te. E lei? Anche lei! Lei la splendida?! La meravigliosa. Lei che senza di lei non si fa nulla. Lei che giovani o vecchie dò merda a tutti…

Lui… che fa? Cosa?! Si avvicina? Ti saluta … quasi ti sembra umile? Non è possibile, forse… Si siede e un caffé per due.

Forse è normale, non umile. Semplicemente è senza boria: siete… uguali. Forse si. O forse semplicemente lui non vale di più solo perché una cosa che non esiste più gli aveva conferito una stelletta. Nessuna cosa può più conferirgli stellette. Vale solo se quando lo vedi non ti rompe i coglioni. E’ solo un essere umano che non serve a un cazzo, come te.

E lei? No, lei non ce la fa a scendere ancora dal piedistallo invisibile. Non ce la fa ancora a non sentirsi superiore. Era così abituata a non fare un cazzo e servirsi della sua superiorità per farlo fare agli altri… Sedersi a chiacchierare di che? Non ha mai avuto un cazzo da dire.

Ma lui? Ma dai: è umano, semplicemente ha tempo adesso. Preoccupato come te… anzi di più dai, lui ha figli, tu no.

Guarda lei… lei ora si vergogna di più, non vi vuole proprio parlare eh? Fa quasi ridere, quasi tenerezza. Siete tre pezzenti… ma tu sei sempre stato abituato ad essere normale… mentre loro avevano la divisa da superiori … lui l’avrà tolta a casa chissà quanti mesi fa … ma lei proprio non riesce a togliersela eh? Sembra perché ha sgomitato tutta la vita per indossarla come una pelle… l’unica cosa che aveva davvero… la sua boria, le sue stratregie da bulletta, la sua aria di superiorità.

E ora senza aria… soffoca, troia.

Questo anziano si lamenta: “I giovani non sanno scrivere”

[TURPILOQUIO!] [TURPILOQUIO!] [TURPILOQUIO!] [TURPILOQUIOOOOOO!] 

e ancora [TURPILOQUIO!] 

Io non so che [TURPILOQUIO!]  pensare … sono io che sono [TURPILOQUIO!] oppure sono loro che sono delle emerite [TURPILOQUIO!] ?! Per motivi “professionali” sto avendo a che fare con diversi GGiOvani. A parte il fatto che dovrebbero essere “nativi digitali” emmavvaffanculo. Anzi, volevo dire [TURPILOQUIO!] …

Ma: non sanno usare l’e-mail.

Ok. L’e-mail è vecchia, stantia, non è diretta?

Va bene, facciamo finta. Ma non hanno i soldi per stare connessi con whatsapp né con il loro fottuto FB messenger. Figuriamoci smessaggiare con gli SMS. Chi li paga? Ma allora, dato che lo sai benissimo che non puoi sostenere un utile dialogo in differita attraverso queste [TURPILOQUIO!]  di [TURPILOQUIO!] di [TURPILOQUIO!] [TURPILOQUIO!] del [TURPILOQUIO!] che non servono a nessuno, perché non impari a usare quella [TURPILOQUIO!] [TURPILOQUIO!] di posta elettronica del [TURPILOQUIO!] [TURPILOQUIO!] ? 

Perché?! Perché non sai scrivere. Perché sei ignorante come una capra. E, bada bene, io sono ignorante. Io non ho un diploma. Ho fatto tante di quelle assenze a scuola che i prof che mi amavano, letteralmente, i prof che mi volevano bene, hanno dovuto bocciarmi in quarta liceo: e non mi sono mica ripreso. Non sono un secchione e si vede: sono un asino. Eppure voi non siete in grado di comunicare, altro che “basta comunicare” … MAMMAGARI! . Tra la mancanza – totale – di punteggiatura persino per distinguere domanda ed affermazione, l’incapacità di comprendere che se abbrevi troppo, oltre a generare ambiguità, perché se usi la stessa parola per 28437 concetti, se la abbrevi anche, le ambiguità le raddoppi (mi pare avessimo lo stesso problema con Il nome di Cristo in ebraico … ma non esageriamo) … poi non capite le parole! Normali parole, mica paroloni! E conseguentemente rispondete a [TURPILOQUIO!] . Ora, leggere la frase che ho appena scritto potrebbe essere difficoltoso, mi insegna Beppe Severgnini. Non sono stato sintetico, ho usato troppe subordinate o coordinate o infradito satellitari.

Ma voi NON-SAPETE-SCRIVERE e peggio ancora NON-SAPETE-LEGGERE!!! Non conoscete la vostra lingua!!! E’ inutile che cambiamo mezzo di comunicazione: voi non sapete usare il linguaggio e nemmeno i mezzi.

Vorrei dire che inorridisco per le o senza h per il verbo avere in quinta superiore. Ma no, mi fa schifo, ma se non vi puzzano i piedi me ne sbatto: questioni di stile. Il problema grosso è che proprio non si riesce a comunicare, ad essere certi che il messaggio venga recepito nell’uno e nell’altro senso. Tu non capisci quello che dico, io non capisco se quello che ti ho detto l’hai effettivamente capito per quello che significa quello che ti ho detto e quando mi rispondi io non capisco che [TURPILOQUIO!] tu intendessi dire. E’ un casino, uno schifo, io non sono un letterato del [TURPILOQUIO!] . Sono uno che vuole che il messaggio sia chiaro ed inequivocabile. 

L’errore grosso è pensare che questi ragazzi sappiano usare i mezzi tecnologici. Non è così. Non conoscono le basi, non conoscono la tecnologia sottostante, non conoscono le impostazioni, non sanno che [TURPILOQUIO!]  stanno usando. Sono deficienti, nel senso che sono deficitari, nello stesso modo in cui io sarei un cretino se mi mettessi di fronte alla cassetta delle lettere ad aspettare un fax, tanto loro non sembrano fare differenza tra un servizio di messaggistica ed un altro. Si muovono su canali completamente differenti… l’e-mail è il sigillo di tutta questa mercanzia: se non ne hai una non fai niente.

Utente e password sono come il buco destro e il buco sinistro delle mutande: NON PUOI dimenticarteli. 

Il traffico internet e quello telefonico non sono la stessa cosa. Il traffico internet del tuo telefono e quello di casa non sono la stesa cosa. Facebook non è l’e-mail. Whatsapp non è un sms. 

E un po’ di dialogo, anche usando una chat, in Italiano corretto, dovreste essere in grado di sostenerlo.

Non posso nemmeno fottermene: il problema è lo stesso di Babele: non posso fare a meno di comunicare con voi in entrata ed in uscita. Di persona ci si riesce anche. Ma hai voglia prima di arrivarci…