Di tanto in tanto mio padre mi parla del riversamento che una mia… boh, cugina? fa nei suoi confronti della sempre crescente frustrazione e disprezzo, recriminazioni rispetto al suo corrente (RIP – 103 anni) secondo marito. Ora è morto e lei sollevata non fa che reiterare quanto sbagliato fosse con lei, per lei. Anche io mi sono sempre chiesto e chi te l’ha fatto fà? Sei ricca sfondata, che te ne frega? “Ha insistito tanto”… beh lui ti amava, ma se non ti piaceva facevi a meno.
Cmq, il tipo di prima, che è morto, era fantastico e lei lo amava ecc, ecc. Quello che però mi dice molto di mio padre è che lui mette dentro a tutto questo il successo professionale come se avesse una importanza centrale nel rapporto di relazione. Gliene farei anche io una colpa se ormai non avessi passato questo segno: penso più al dispiacere di una visione della vita così legata alla sopravvivenza comoda. Il che non significa che non piaccia a tutti. Ma se fosse tutto qui significherebbe che due poveracci con le pezze al culo hanno una situazione sentimentale e relazionale non rilevabile, inesistente, se il fatto che sei povero, che sei incapace in un lavoro determinano il tuo valore personale e, in seguito, quello che tu fornisci alla relazione. In realtà nella relazione questo non c’entra niente.
Gianni: qualcuno ha mai parlato di un sentimento, senzazione, atteggiamento, disposizione d’animo, modo di affrontare o considerare come di “nostalgia del presente” ?
PinottoGPT*: L’idea di “nostalgia del presente” è un concetto intrigante, anche se non sembra esserci un uso diffuso e specifico di questa espressione nella letteratura o nella filosofia. Tuttavia, alcuni pensatori e scrittori hanno esplorato idee vicine a questo sentimento:
Milan Kundera – Nel suo romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, Kundera esplora la fugacità del presente e la sensazione di non poterlo mai afferrare pienamente. Questo porta a una sorta di nostalgia per il momento che stiamo vivendo, come se ci sfuggisse di mano mentre accade.
Martin Heidegger – Heidegger nel suo concetto di "essere-per-la-morte" descrive un modo di essere che cerca di vivere pienamente nel presente, ma con la consapevolezza del futuro e della mortalità, che può produrre una sensazione simile alla nostalgia per il momento stesso che si sta vivendo.
Henri Bergson – Nelle sue riflessioni sul tempo, Bergson parla del tempo come durata e continuità, dove il passato si accumula nel presente. Questo tipo di consapevolezza del presente come qualcosa di costantemente in fuga potrebbe generare una sorta di nostalgia per il momento vissuto, nel suo stesso divenire.
Walter Benjamin – Nel suo saggio sul concetto di storia, Benjamin parla dell’“angelo della storia”, che guarda con tristezza verso il passato mentre viene spinto nel futuro. Anche se non è proprio la "nostalgia del presente," questo concetto può essere esteso all’idea di un presente di cui si avverte la perdita mentre lo si vive.
Questo concetto potrebbe legarsi a quella sensazione paradossale di voler congelare un attimo, come se si fosse già nostalgici di qualcosa che non è ancora passato.
“Quando il tuo successo dipende da te … ” – dice in questa live Shy. E poi sento poco, ovviamente metto in pausa, me ne vado a riflettermi addosso nelle braghe, tornerò ad ascoltare dopo.
Quand’è che il tuo successo non dipende da te?
Il tuo successo dipende sempre da te, prima di tutto. La vogliamo più corretta, certo, insegnami la vita (cit). Nessun problema: non tutto quello che accade è una tua responsabilità, ma il principale responsabile di quello che ti accade sei tu. Bene, sette e mezzo.
Ma il successo?
Perché quello che intendeva dire non lo so, lo sentiremo, ma quello che arriva quando uno apre la bocca e dice “quando il tuo successo dipende da te” non sembra affatto qualcuno che tiene molto alla salute mentale. Eppure sappiamo che è così, che ci tiene, che porta avanti questo discorso pubblico: anche per questo lo seguo volentieri. Io ho quasi 50 anni e lo seguo perché dentro abbiamo cose molto simili, per come sento io, ovvio, non voglio offendere Alessandro. Ho tenuto ad ogni cosa a cui lui sembra tenere da quando lui non esisteva affatto. Ho seguito molti di quei percorsi prima che lui nascesse. E non era facile come ora. I vecchi sono gli stessi, e sono ancora vivi, gli stessi. Solo che avevano più potere, le cose si ottenevano con i loro mezzi, i soldi, il potere, lo smuovere.
I diritti, le battaglie, gli atteggiamenti, il provincialismo, la deferenza scambiata per rispetto e nessun rispetto dato. Tutta roba che è bene vedere in qualcuno che fa un telegiornale. Un “approfondimento critico serale post-fact checking” potremmo chiamarlo?
Ma alla fine:
“successo”
“dipende da te”.
Cioé, in sostanza, se non fai il dipendente. Questo arriva. E arriva il concetto di “successo”. Che, con sé, porta quello di fallimento. E queste due piccolissime cose insieme portano con sé il CONFRONTO, il giudizio, cosa sia fallimentare e cosa no. Sei un fallito, non sei un fallito.
Poi certo, partirebbe il maniavantismo, iointendevoche, nontigiudico, ionongiudico, ma è inutile. La prima cosa che facciamo è essere merdosamente umani. Attribuirci valore, in ragione di ciò che è importante per noi.
E siamo sempre quelli che guardano in alto, il più forte, che è salito in alto e ci piscia in testa pure se non vuole, pure se lo considera orrendo. Ma dentro di sé, il nucleo che ha, il sentimento, l’emozione e l’impulso incontrollato che ha, senza autocorreggersi … è quello.
Che non è affatto una critica a lui, sia chiaro. Ma un piccolo segnale di cosa sia la verità di ciò che valutiamo noi umani. Solo in totale solitudine, isolati, in nessun rapporto con gli altri, possiamo “accettarci”.
Segnalo, per i posteri (e per me che non l’ho ancora vista), questa intervista da lui stesso segnalata.
Poco fa sono andato a portare una cosa ad una mia ex collega a cena con una mia ex-ex-collega e mia sorella. Appena arrivo mi dicono che parlavano di uomini. Faccio “beh allora vado eh!” e sembravano interessate ad avere la mia opinione su qualcosa ma hanno finito per dire che cercavano uno coi soldi e farsi mantenere. Una delle tre era delusa del fatto che il suo ex l’ha lasciata e si è messo con una più giovane. Me la ricordo: era splendida. Ma si è sformata. Di carattere, nella vita, non so dire. Era simpatica ma non ha lavorato molto con me, quindi non ho molto da dire.
Le altre due le conosco. Hanno una immensa paura del futuro e non si sentono bene nell’arrangiarsi, nel farcela da sole a sopravvivere. Da un punto di vista simile, partire a ragionare su “gli uomini” cambia prospettiva. Vuoi che qualcuno faccia il lavoro per te. Il rapporto non è paritetico: io dare pene tu dare vagina. Io stare con te tu stare con me. E’ : io non risolvere problema, tu risolvere mio problema.
Riguardo all’immagine di google search qui sopra… è interessante che quando parliamo della preistoria “uomini” sia tornato neutro, intendendo “esseri umani”.
Depilazione: un fatto estetico o pratico. Ieri mi sono depilato sommariamente il petto perché sembrava “sporco”. Se stessi con una ragazza o una donna che ama che lo tenga, lo terrei: mi è indifferente. Lì, sul cazzo, sulle ascelle. Non mi interessa. La barba invece mi cambia molto. Posso lasciarti fare qualcosa, ma ci sono dei limiti. Ma io non sono tutti. E tutti non sono tutti.
Gli uomini guardano il sedere perché gli piace. Perché tanti anni di evoluzione lo hanno reso attraente per dei motivi, anche, ma questo non toglie che lo sentiamo attraente. Voi guardate le spalle, la schiena, il torace, i muscoli pettorali. E noi non ci sentiamo oltraggiati. Volete metterci le mani. E noi vogliamo scoparvi con foga il culo, il vostro culo. E ci piace la figa. Come mai non la guardiamo? Perché non è visibile, altrimenti non faremmo altro. Ci piace tanto.
Gli uomini non dicono ti amo? Non è affatto vero. Ma credo che siano stati messi alla prova molte volte. Ci fregate sempre. Soffriamo tanto quanto voi. Non vuoi veder messo in discussione il sesso. E spesso citare l’amore fa cambiare le cose. Tanto quanto il non citare apertamente i figli: io NON VOGLIO FIGLI. Ditelo. Oppure dite “ora scopiamo un po’ ma io lo faccio solo perché alla lunga voglio figli e quando mi dirai di no penserò che hai tradito la mia fiducia anche se in realtà era una MIA aspettativa e non mi hai mai detto che li volevi, anzi, il contrario, e io ho pensato che sia possibile convincerti”. Nota bene: quando un maschio pensa che basti insistere per convincere, ora si chiama: 1) stalking 2) molestia sessuale 3) molestia in generale 4) pressione.
Non vogliono SOLO portarti a letto. Però vogliono. Vogliono perché ci sono alcune cose prioritarie nell’essere umani, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. Chiedetevi se per caso avete più voglia di mettervi in bocca del cibo che il vostro ragazzo. Io ho più voglia della tua figa che della pizza e pure del sushi. E se sei la mia ragazza/donna e la cosa ti fa schifo, non mi sento io quello sbagliato. Hai un rapporto più sincero col ristorante che con l’essere umano che sta con te. Dillo chiaro: scopare mi piace poco, mi piace raramente, non provo molto piacere, non mi piace dare piacere né riceverlo, mi fa schifo, mi imbarazza. Mi piace fare cose diverse dal sesso più che il sesso.
Il sesso è prioritario in una coppia.
Ad ogni modo io BRAMO FAMELICAMENTE avere conversazioni interessanti, scambiare idee, ragionare su tante cose. E vi assicuro che trovo solo gente che vuol dedicarsi alla famiglia, ai figli e roba simile. Quindi a parità di non-dialogo, preferisco avere rapporti sessuali con una ragazza/donna che stare dietro alla gestione domestica. Se il “perché” lo state trovando, in quel che dico, bene. Io non faccio una famiglia con qualcuno che PRIMA non è con me. Se mi usa come strumento per avere figli o risolvere problemi, prego, avanti un’altra.
Gli uomini hanno la pancia gonfia tanto quanto le donne e per gli stessi identici motivi. Se invece mi parlate della pancia GRASSA, allora esistono differenze riguardo al grasso intraaddominale. Ma essenzialmente il grasso all’altezza dei fianchi, che sia davanti, di lato, ma anche dietro (schiena!) è una caratteristica comune di entrambi i sessi e per gli stessi motivi: bevande gasate, alcol, gas+zucchero, scarsa attività fisica, accumulo di grassi.
Ora mi concentrerei su “non lasciano le mogli”. Non è una domanda posta da un uomo. Quindi chiedetevi tra voi, fanciulle questa cosa.
Il motivo è che non è vero, per nessuno, che se ami qualcuno non cerchi qualcun altro. Il motivo è che non hanno parlato abbastanza prima, che ci sono stati compromessi che hanno lasciato insoddisfazioni e situazioni irrisolte. Se vi chiedete come mai non lasciano la moglie è perché voi siete l’altra. Se non siete ricchi dovreste sapere che un divorzio causa sofferenze e danni, impegna tutti molto. Siete ricchi? Forse potete permettervelo. Il problema è proprio sposarsi. Perché non vi chiedete invece “perché continuiamo a volerci sposare?” Se ami qualcuno perchè cazzo devi sposarlo?
I figli? Ma ne avete parlato approfonditamente? Quanti uomini vogliono DAVVERO figli e li vogliono in quel momento della vita? Il punto è che spesso li COSTRINGETE: vogliono tutto di voi, voi invece volete solo figliare.
Allora siate sincere, se è questo. Fatevi metere incinte e poi vivete con un’altra donna: tutte felici di avere figli da mantenere, faticare per loro e per mandare avanti la baracca: nessuno che “vuole solo portarvi a letto” e vivere una vita piena di cose e interessi. Nessuna donna divorziata con cui io abbia parlato ha variato dal copione “comunque lei/lui/loro sono la cosa più importante della mia vita e non mi sono mai pentita di averli avuti, anche con quel coglione”. Allora perché non ve la mettete via? Noi le donne le vogliamo: voi non volete gli uomini, volete fare le mamme. Se poi dite che gli uomini vogliono solo usarvi: chi è che vuole davvero usare gli uomini? Usare significa rendere strumento l’altro: strumento per avere e mandare avanti figli. Io invece che faccio sesso con te scambio alla pari: tu a me, io a te.
I maschi spesso vogliono un bel rapporto con una femmina. Uomini, ragazzi, ragazze, donne, fate voi. Quello che invece pare chiaro è che la femmina della specie trova innaturale che il maschio della specie si attratto da lei tanto quanto il maschio della specie trovi fastidioso che l’obiettivo della femmina sia curare la prole.
Quando questo non avviene, di solito le cose sono più chiare e meno stereotipate. Spesso accade che la gente si veda quando vuole. Che ci si chiami quando si ha bisogno, ma mai per farsi aggiustare qualcosa di diverso dall’anima. Per le altre cose chiami dei professionisti e li paghi. Quando questo funziona scopare non è una brutta cosa dei brutti maschi brutti che infilano il pisello anche nella grondaia: è una bella attività, che non fai con chiunque, che fai volentieri perché è bella, non necessariamente perché è un progetto di vita.
Magari google la pensa diversamente.
Bisogna trattare il sesso con maggior chiarezza. Così come le emozioni. Essere espliciti. E così la questione figli.
Speed date: ciao, vuoi scopare con me potenzialmente – non necessariametne subito? Nel senso: ti piace tanto scopare? si/no ; nella tua vita vuoi prima o poi avere figli? si/no ; il resto riguarda le emozioni. Parlare parlare parlare.
Gli assolutismi da cioccolatino non mi piacciono, ma quante volte, nelle cose più importanti della vita, le relazioni, ci si ispira a degli “ipse dixit” in cui l’ipse in questione non è che una enfatica voce di una serie televisiva? “Quando ami qualcuno non cerchi qualcun altro” o “non hai bisogno di nessun altro”. O “L’amore è per sempre”, o il suo contrario “niente dura per sempre”. Sempre, mai. Tutto è diverso, tutto è possibile. Altrimenti non avreste amiche, amici, gente a cui dite i fatti vostri che non è il/la vostro/a partner. Molti considerano intimità la visione dei genitali altrui, più o meno. So che è brutale, ma intimo è davvero ciò che sta dentro, e a quanto ne so, come specie, i nostri genitali sono esterni: è solo un costrutto convenzionale quello di coprire ciò che ci fa vergogna, freddo permettendo. C’è da chiedersi più il perché ci debba far vergogna. Se è brutto a vedersi, magari vi sarò grato di esservi coperti. E voi siate grati a me.
Quello che invece c’è DENTRO di noi, che è davvero intimo, quello si che è da custodire gelosamente, da non dare in giro “ma non dirlo a nessuno”. TU non devi dirlo a nessuno: l’ho detto a te, tu l’hai detto a me. E basta, a nessun altro. I miei amici, le tue amiche. Chi sono? Mostra la patata su youtube, se è bella gradiremo, e io mi denuderò in piazza, se è gradito bene, se no giratevi. Ma quello che io ti ho consegnato, il mio sentimento, la mia fragilità, il mio difetto, un momento della nostra vita, solo nostro: quello è intimo, quello non è esteriore, quello è davvero qualcosa che non puoi strapparmi: posso solo dischiudermi a te.
Tutti abbiamo bisogno di qualcun altro per mille motivi. Perché nessuno di noi è “tutto”. Continuare ad avere aspettative erronee su singoli esseri umani poi, come ogni aspettativa disattesa – perché siamo umani e reali, non idealizzazioni – genera delusione. Semplicemente potremmo avere interessi non condivisi con la persona con cui ci sentiamo bene per tantissime altre cose. Magari abbiamo con questa mille interessi, ma altri mille no. E sono importanti. Alcune persone dicono “non volevi una morosa, volevi un amico maschio”. Ma la stessa cosa vale a sessi inversi. In parte vorreste dei voi stessi che però sono indubitabilmente meno pigri.
Però dai, non diciamo stronzate da filmdammoOore. Perché l’amore è più complicato, il sesso, le relazioni, tutto questo è molto più sfaccettato e soggetto a gusti e personalità. Costruire le aspettative sulle favole romantiche rende la normalità dell’essere umani qualcosa di degradato. Ma non è vero. Non c’è nessuna degradazione: quella è la realtà. La realtà è spesso pratica, ti costringe. I soldi, il lavoro, la salute, le relazioni familiari, le pressioni sociali e l’opportunismo ad esse collegato.
Tu stesso/a non hai e non sei tutto quello che vorresti. E come puoi aspettarti che lo sia qualcun altro in relazione con te? Come mai vai dal panettiere invece che dal meccanico? Come mai parli con una certa tua amica e non con l’altra? E come mai con tua madre e non tuo padre, tuo fratello e non tua sorella? Perché semplicemente le situazioni e le persone sono varie. Devi vedere quello che c’è e poi decidere di volta in volta. E ognuno può essere in un modo oggi ed in un altro domani. Magari lo conosci meglio e vedi come sia quel “vero lui” o “vera lei”. La frequentazione, la ripetizione, la reazione e gli eventi difficili. Qualcuno ci piace tanto e altrettanto non ci piace. Vogliamo forse far finta che quella parte che non ci piace non esista?
La valvola fa entrare e non fa uscire e viceversa, a seconda del lato da cui ti trovi. Forse quindi il mio paragone è sbagliato. O dentro o fuori? Potrebbe essere?
Io stesso, quando si trattò di lei, mi dissi: la amo, o la vedo così, del tutto, perché siamo l’uno dell’altra, ci diamo al 100% oppure non posso averla ” solo un po’ ” e soprattutto sapere che il suo corpo desidera altri corpi e non il mio. Può essere insopportabile. Forse di più del far parte di un gruppo, di essere uno dei tanti. La totale esclusione “tu no” credo sia il peggio. Non ho certezza. Qualcosa che ti dice “tu potevi, tu avevi tutto, ma hai rotto il giocattolo ed ora il meglio, il mio intimo, quello non puoi più averlo, ma puoi fare conversazione”.
Eppure nella totale solitudine, nel pieno della notte, nel silenzio con i grilli e le auto che passano sporadicamente: o tutto o niente è una bella cosa?
Lei ha insistito, ha tanto voluto continuare a frequentarmi. In qualche modo mi ha detto “io comunque ti voglio vedere”.
E alla lunga io ci ho pensato, ricordate, e mi sono detto che volevo esserci, che volevo che lei fosse nella mia vita e io nella sua, per quello che si poteva.
A volte però sei dall’altra. Ti dici: ma se non ti amo allora non posso vederti? Non è un ricatto? Non posso frequentarti, non posso parlare con te, non posso comunque darti quello che ti piaceva di me, che comunque ti davo, ti davo tutto … “solo” perché non ti amo?
Non è forse crudele? L’amore è spontaneo, ma più della voglia di stare. La voglia di stare proviene dalla convivialità. L’amore è più vicino all’incontrollabile. Alla fine credo che ci priviamo delle persone migliori e ci teniamo attorno magari quelle mediocri, quelle che sono un po’ meno … perché rifiutiamo di non averle al 100% … e quindi quelle che non ci interessano così tanto … le abbiamo, le vediamo, anche regolarmente.
Siamo stupidi? Beh la sofferenza del rifiuto, il costante vedere quello che non puoi avere come lo vorresti tu, in esclusiva … questo può farti male: un costante memento del non-amore. Comprensibile. Tuttavia l’alternativa sembra altrettanto brutta.
Non ho risposte vere e proprie.
Vado a bermi un caffè: ore 1.31, un gatto fa la serenata alla mia micia, che è corsa in terrazzo ad ascoltare il suo miagol-ONE.
Lasciar perdere. Ho imparato a lasciar perdere. Perché se lascio perdere, la mia vita vince. Quando vince la Verità, la mia vita muore. Quando gli argomenti sopravvivono, io muoio.
Quanto è importante dunque quello che si percepisce come “avere ragione” ? Dipende. Quello che è vero è vero. Ma ne va della tua vita?
1984 ci ha riassunto, per chi capisce, tutto, nel semplice “libertà è poter dire che 2+2 = 4”. Perché se tu non puoi dire questo, che è vero, allora non sei libero. La libertà è la possibilità (potere) di dire che quello che è, è.
Ma nella tua vita, quanto ha importanza? Quanto impegno, accanimento, passione, determinazione, mordente, verve, vita, tempo ti è richiesto e chi c’è dall’altra, come si sente, cosa prova per il suo argomento, quanto condividete metodo e linguaggio e quanta percentuale di quello che ti frega, in totale, del rapporto con quella persona, è in gioco?
E dunque, perché è bello poter parlare dei massimi sistemi? Perché non lo fai con l’amore della tua vita. Sei libero. Sei libero di dire che quello che è vero è vero. Sei libero di portare il tuo argomento. Di prenderlo tutto avvolto nello sporco dell’imprecisione, dell’incomprensione, dei fraintendimenti e buttarlo nell’acido della verità, della verificabilità, della ripetibilità, del metodo condiviso, dell’oggettività e tirarlo fuori, candido, puro, divenuto finalmente un fatto assodato. Assodato per lo stato attuale dell’acido che hai tu. Domani magari esisterà qualcosa che scalfisce meglio, o che dimostra che il tuo acido ha bruciato troppo.
Ma se le mani su quel grezzo sono le mani di qualcuno che ami e non ti sente quando gli/le dici di toglierle e si brucia? E si fa male, tu gli/le fai male. Quanto era importante quella cosa dentro la pietra, quel metallo puro? Quanto era importante PER VOI ? Continue reading →
Io rimugino. Questo è un problema tipico di chi si fa le seghementali. Che io direi: di chi pensa, di chi rianalizza, di chi non si ferma a pensare “avevo ragione, problema chiuso”.
E infatti. Oggi ero in un bar, evento del giorno preso dal giornale è che un tizio ha effettuato un furto attraverso l’ipnosi. Lato cliente io ed un avventore: lui fa “beh, ma si poteva prendere altro oltre ai soldi” ed io gli sorrido “eh si, metti che la cassiera era carina… “. Lato barista c’è una barista (brutta, sfatta dall’età e non se ne cura) che subito fa “beh, ma perché andare in quel negozio? Io con l’ipnosi sarei andata dritta in banca! 😀 ” . Hahaha, grandi risate tutti noi. E io ricordo quello che mi accade sempre fotografando, quando devo ottenere un pensiero che produca un sorriso vero.
Uomini: pensa alla figa! -> SORRISONE, la gioia.
Donne: pensa ai soldi! –> SORRISONE.
Mai, dico mai, la spontaneità e la pienezza del sorriso arriva invertendo questi fattori.
Faccio ai due “vedi come siamo? Noi subito a pensare alla figa, e lei immediatamente ai soldi… siamo proprio fatti così allora?”. hahah, risate, l’avventore va via. La barista mi fa “beh ma le donne non ne hanno bisogno, non vi devono ipnotizzare… a voi basta che respiri”.
Le spiego che non siamo tutti così, ma ora non conta, non mi interessa qui con voi, ora, non è questo il punto. Continue reading →
Mio padre ha portato i suoi compagni camerati commilitoni amici gruppodivecchi non so, in un posto dove eravamo stati a mangiare quando abbiamo ripercorso la sua vita.
Si ricorda sempre che secondo lui ci hanno preso per una coppia di gay, comunque con lui pederasta. Buahahahaha 😀
Ieri appena terminato un servizio ero morto (ragazza che su Instagram mi dice “ma mi sa che faccio schifo , non sono fotogenica , poi arriva “eh ma le tue sono tutte delle dee” – le faccio “dicono tutte come te, che fanno schifo”, finisce e la vedo che se la tira di brutto ma in modo controllato, un po’, in certi piccoli istanti: ha 19 anni ed è molto bella, totalmente fotogenica ma nervosa, quindi tira un muscolo che le fa fare una smorfia: se si rilassa è ok) , ho messo a scongelare l’automobile e mi sono schiaffato un attimo sul divano ad occhi chiusi. Continue reading →
Di tanto in tanto mi ricordo di quale droga può essere l’amore per i figli. Io ho solo una nipotina, ma in alcuni momenti pur di renderla felice – e viziandola, ok, io non sono un genitore – faresti qualsiasi cosa. E ti senti di essere il tutto. Sei tutto. Sei indispensabile. Sei chiamato al dovere … un dovere che vuoi. E’ un legame indissolubile, lo hai creato, qualsiasi cosa diventi quella persona, comunque la amerai perché lei è lei. Magari l’accompagnerai personalmente in galera, perché è un assassina, uno strupratore seriale, un torturatore. Ma è stato il tuo bambino, la tua bambina. E questo è una droga anche per te: totalizzante. Amore, amore e essereindispensabili e sentirlo, vederlo, non sono dichiarazioni: lo sai. Fisicamente, spiritualmente.
Fare il tuo percorso nella vita con questo, probabilmente, ti garantisce di essere stato qualcuno. Quando sparirai sarai davvero stato qualcuno per qualcuno a cui tieni. Sarai stato tantissimo, non solo del DNA mescolato, ma sentimenti, sensazioni, tempo, vita.
Questo è, tutto sommato, facile.
Tu sei Dio, crei la tua creatura. Legame fatto.
Essere questo per qualcun altro, nella vita, è davvero difficile. Quello si che è difficile. Potresti cercare nel vuoto e nel deserto per tutta la tua vita morendo un secondo prima di girare l’angolo e trovarla. Oppure la trovi ma non vi capite. Continue reading →