Nosce te ipsum lo dicevano un tempo sufficiente di tempo fa per dire che non è ‘sta gran novità, non dovremmo stupirci se non siamo tutti uguali. E se qualcuno, nonostante ci sia un modo che la consuetudine delle narrazioni romantiche ci rende desiderabile ai livelli della droga, funziona diversamente, è semplicemente normale.
Mi chiama Kiki, lavoro merda, sentimenti merda. Lui con me è dolce ma in pubblico fa lo stronzo. Vuole solo scoparmi e poi coccoloso e carino da me? Sono sei mesi che io vado verso di lui e lui non viene verso di me. Allora tronco tutto, che io ho una figa che è un gioiello e se voglio solo scopare mi prendo un toyboy che perlomeno mi scopa meglio. Da lui io voglio il tutto, non voglio il cazzo, che non è manco ‘sto granché.
Sorrido. Loro hanno circa 24-25 anni. Lui più giovane, nerd, poca esperienza e molto poco sociale. Lei ha visto più cazzi che nuvole; droga, alcol. Si è rizzata in piedi attraverso il lavoro. Ma coi sentimenti è come tutti noi. Le dico solo di non considerare il funzionamento del suo cuore e delle sue manifestazioni come se fosse “IL” modo, perché per altri a volte è diverso. Hai ragione, dico, hai tutte le ragioni. Vedi solo che i tempi dell’altro non diventino mai un “troppo tardi” per te. Perché il “ora è troppo tardi” è una stronzata. Vedi solo che sia vero. Se gli serve capire cosa significa non averti, per capire cosa è averti, e che non sia solo la figa, ok.
Penso a me, subito. Penso che io mi conosco poco, ma da così tanto tempo, su questo: raramente ho sentito l’impulso immediato che ti fa dire “è lei”. Ed era sbagliato, per giunta. Non era lei. Solo una volta. E comunque disastro. Io funziono diversamente, lentamente. Vengo scelto. E col tempo succede qualcosa. Dovrei dire “se deve succedere”. Ma solo perché me lo chiede l’ufficio legale della logica. Il colpo di fulmine funziona forse solo col corpo, per me. Ma forse. So troppo poco. So che col tempo mi affeziono, tanto. Sento sempre di più l’altro.
Nonostante kiki sappia molto del suo corpo, moltissimo, sicuramente più di quanto io sappia di una donna, di un maschio, della copia. Ma della relazione sa quel che sanno tutti. Poco. Non ci sono ricette, non ci sono soluzioni o vie tracciate. Bisogna percorrerle. Si può decidere di non percorrerle. E in quel caso sai già per certo che non andrai. Ma il fatto che avresti potuto te lo sei tolta da sola. E questo lo fa chi pensa – autostima, credo – sempre “posso avere di meglio”. Se puoi, se lo sai, buon per te. Io non conosco il futuro. A volte ho buone esperienze passate a supporto. Ma di solito sono inutili perché siamo tutti diversi. La costante siamo noi stessi. Per questo conoscersi benissimo sarebbe utile.
Io mi conosco un po’. Solo un po’. Che giornata uggiosa.
Però che ironica considerazione, curiosa: sento sempre tutte le donne dire: di cazzi ne posso avere finché voglio, ma io voglio di più. E la cosa pazzesca è che se lo stereotipo fosse corretto i maschi vogliono tutte le fighe e non di più. Che squilibrio stupido e crudele può avere messo in atto la natura? Ogni desiderante non può avere la disponibilità del desirerato che renderebbe il mondo migliore. Pare. Cazzata?