E quindi ho vinto una bambolina.

E quindi ho vinto una bambolina.

Oggi sono tutti grafici. Oggi sono tutti fotografi.

bello.
Ora… per quanto riguarda la seconda, cerco dignitosamente di fare il mio mestiere e lasciar fare il proprio agli altri tipi di fotografi. Mi sono auto-definito un ambito in cui mi pare di non fare cagare troppo a spruzzo diffuso, di rispondere a precise esigenze di mercato, da un lato e di divertirmi dall’altro. Per cui se riesco a fare un po’ di nudo artistico, roba che qualsiasi foTTo-amatore può fare, ben venga. Ma di certo non ci si fanno i soldi. Ci si ricorda che si è fotografi e che le donne sono di una bellezza travolgente, che dura poco, ma che sarebbe uno spreco lasciar sparire nel ricordo di pochi.
Ma il grafico? Ah beh, so muovere il mouse con una certa disinvoltura. Posso dire di conoscere molto bene il mondo della grafica per frequentazione. E quindi di poter giudicare un lavoro ben fatto, mal fatto, ma quanto meno bello o brutto secondo il gusto di artisti di fama e/o professionisti (nel senso che vivono di quello senza che mamma e papà gli paghino l’affitto – e non come secondo lavoro) … e questo non è male. Il problema è che invece di stare muto e dire “hey ma quel logo fa cagare!” oppure “si ma con quella brochure sembri il fruttarolo beppe, non il re della bio-frutta-chilometrozzzzero” …. e al “eh, beh, ho fatto io con word, vuoi rifarlo tu? Ti pago eh!” non mi taccio. Ho prodotto cose che ora la gente usa … ma ad essere onesti e sinceri … la gente usava anche la merda che aveva prodotto con il proprio ano, prima. Per cui… possiamo valutare sul serio positivamente questa cosa?
E’ pur vero che qualche soldo da questo arriva. Inoltre la mescolanza offerta oggi dal socialmediamarketing mi rende da una persona semplicemente competente ad “esperto” di alcune cose. Le so semplicemente fare… mentre altri non le sanno fare. Ma Cristo, alla Saatchi & Saatchi di sicuro sanno inventarsi qualcosa di più furbo di me. Certo ad un costo leggermente differente.
Comunque l’inadeguatezza in questo la sento. Continue reading →
Il Cloudio computing [pron. “Claudio computing”] è una tecnologia di cui tutti oggi parlano ma che risale a qualche decina di anni fa: il mio amico Claudio Fasidelli, della 5a B dell’istituto De Fargis a Salgadella Borghia (UR) , era parecchio bravo a fare i conti.
Non solo, ma faceva molto bene il computo. Da cui il Cloudio Computing. Oggi molti lo chiamano e lui giù a computare e computare. Computa continuamente, tanto che ha dovuto anche chiamare alcuni amici ad aiutarlo e ha messo su una bella dittina mica da ridere, veh.
E comunque questo è il famigerato Cloudio Computing.
Poi c’è il compiting, che è quando devi dire le parole a telefono, oppure come secondo significato ci sarebbe quell’altro del fare i compiti a casa, ma ne parleremo un’altra volta.