Nativi digitali e non sanno usare wetransfer

Ok ragazzi. Io sarò “nerd di formazione” ma voi siete proprio incapaci. Non stiamo parlando di usare in profondità un’applicazione solitamente usata in modo superficiale. Non stiamo parlando di usare un programma (voi magari direste app) specialistico. Stiamo parlando dell’abc di quello di cui non potreste fare a meno: internet.

Su internet bene o male si trasferiscono dati. Questo fa internet, si base. Si mandano e si ricevono dati.

L’e-mail, grande sconosciuta dei giovani, è uno strumento FONDAMENTALE di lavoro. Se non imparate ad usare questa semplice cazzata di strumento, ovverosia a scrivere una lettera, breve, in cui si capisca che cazzo volete in un italiano corrente e non korrente, con gli allegati sensati, o, se del caso, un collegamento ad un download gestibile separatamente dal messaggio, perché gli allegati sono troppo pesanti.

Wetransfer è UNO di questi sistemi.

Quando vi arriva una e-mail che vi dice che dovete fare click e scaricare, fate click e scaricate. Ha poco, pochissimo senso che scarichiate 2 gigabyte di dati in formato ZIP su un cellulare. Non fatelo. Usate un computer, siamo nel 2016, dovreste averne visto uno.

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questo è un computer

Un file .ZIP (con estensione .ZIP, leggi “punto zip”) è in formato compresso: è come una scatola in cui i contenuti sono schiacciati dentro, ma li estrai come nuovi. Come? Con un computer, windows, di solito è molto semplice. Oppure devi avere un programma per estrarli.

Siete però nel 2015 e la spiegazione su come fare questa cosa, dal 1980 ad oggi, su internet deve essere stata scritta così tante volte che forse google deve sfoltire un po’ i risultati per la ricerca “come aprire i file .zip”.

Ce la potete fare. Ce la potete fare da soli.

Sono un nativo digitale?

i ragazzi del computer

“i ragazzi del computer”, serie TV ’80

Nel 1980 io avevo sei anni. Ero appena in prima elementare. Non lo sapevo ma internet in qualche modo esisteva già. Ma a saperlo erano in pochissimi. Io iniziavo ad usare un Epson HX-20, in basic, con il meraviglioso spirito con cui ho imparato le cose che so fare meglio nella mia vita: per giocare.

Solo che con quel cazzo di coso non potevi giocare. Se volevi giocare ti dovevi fare i giochi. E ovviamente, come ogni cosa così nerd, i giochi finiscono per piacere solo a te, perché per muovere un fottuto puntino, che dovrebbe essere parte del gioco, facevi così fatica che alla fine la cosa divertente era solo il fatto di esserci riuscito. Certo, questo mi ha insegnato ad usare un computer: per usare un computer, un po’ di tempo fa, tu dovevi programmare. Se volevi un’applicazione (o un “programma applicativo” come usavano dire i nerd più vecchi di me) te la dovevi fare.

Tenete conto che circa 10 anni dopo i miei coetanei che facevano ragioneria, quando facevano la “sperimentale” mi davano una noia pazzesca perché imparavano a fare le quattro operazioni – e su carta. Pure allo scientifico i prof non sapevano un cazzo. Anche oggi, noto, parlando con ragazzi che fanno l’ITIS, non è che si muovano tanto le chiappe. I prof sono ancora arretrati rispetto a quanto c’è a disposizione. Non entro poi (ora) nel merito alla curiosità ZERO che hanno i ragazzi a cui viene regalata ogni conoscenza. Comunque ne ho preso uno da parte e mi sono fatto spiegare in circa 30 minuti un anno intero di programmazione c++, cosa che potreste trovare su HTML.IT credo nelle prime due pagine, gratis. Questo se, come facevamo noi, ti leggi tutto e provi.

Certo io ero sega, non un vero nerd. I veri nerd sanno. Hanno anche il cervello. Io ero un entusiasta, ma un mio compagno genietto stava già muovendo grafica su un commodore 64 della biblioteca. Vojo dì … noi altri sfigati andavamo con le cassettine comprate in edicola (in 6) a vedere se potevi caricare un gioco… lui no. Lui andava li, DIGITAVA un listato di un programma (eh si:  si dettava e si copiava, A MANO) e imparava e soprattutto capiva quello che copiava. Ci ho messo un bel po’ per capire alcune cose che avevo copiato da quei listati anni prima, pure io. Lui le capiva alle elementari.

Ad ogni modo il pc, una baracca IBM di quelle che sembrano un autoscontro dal rumore che fanno, è stato in camera mia per un po’. Lo scopo era sempre giocare. Ma non si riusciva così facilmente: dovevi sempre sapere qualcosa. E quel sapere era talmente vicino alla macchina da lavoro che avevi in mano, che un po’ per forza imparavi, se volevi usare quella roba. Imparavi il sistema operativo, imparavi cose per renderti più comoda, facile, migliore la vita con quelle baracche. Poi ne è arrivato un altro: un mio cugino lavorava in ASEM negli anni ’90 e quindi mio padre si è fatto fare un assemblato… io volevo sempre e solo riuscire a giocare … ma più di Tetris non passava il convento. Ad ogni modo anche solo per raggiungere un gioco o per far partire l’ambiente di sviluppo (LOL!) del GWBASIC dovevi sbatterti. Esistevano cose come Norton Commander (cose che oggi voi tutti fate cliccando su finestre e trascinando) … ma eri cosciente di cosa ti stesse facilitando. Di cosa c’era sotto.

Io comunque ad un certo punto ho avuto un M24 o un M240 … non mi ricordo, in camera. Un mio amico non lo voleva usare e me lo ha prestato. Io con quello ho imparato tantissimo. Ma la cosa che facevo di più era scrivere un diario personale. Programmavo, in parte, una cosa che scopro hanno fatto un casino di altre persone, ovverosia un editor di testo. Un database di altre cosette. E poi scrivevo, scrivevo, scrivevo.

Se non fosse entrato in scena Word io avrei cacato il cazzo a Windows. Non me ne fregava niente. Ma Word… beh word era un’altra storia. Quindi diciamo che scrivere da “nativo digitale” potrebbe anche essere stato un ruolo che ho anche ricoperto. Certo, come la sintassi della frase precedente testimonia, non significa un beneamato cazzo. Ma tant’è: usavo un word processor parecchio tempo fa e lo facevo per scrivere, per i fatti miei, non per lavoro. Mio padre lo usava ancora prima, quando io lo schifavo, perché a me piaceva la roba spartana, da programmatore: solo editor di testo puro. Ma Word… se non fosse esistito lo so, io oggi userei linux.

Ad un certo punto è arrivato mio fratello che mi ha detto che esistevano gli mp3. Ma senza internet che cazzo me ne poteva fregare degli mp3? Un MP3 occupava anche UN INTERO MEGA. E il mio hard disk precedente ne conteneva 20. Figuratevi. Da poco avevo un HD da un giga… ma per me i mega non erano bruscolini. Ovvio che oggi mi fa ridere vedere una micro-sd da 64 GIGA. Oppure che so… vedere come gira SimCity Buildit su un tablet di due anni fa … 3D in tempo reale per giocare … su un cellulare. Quando sembra che la fantascienza si sbagli … guardate Blade Runner … grandi tecnologie avanzatissime… e degrado. E’ corretto dai 🙂

Internet. Chiunque non abbia mai utilizzato un BBS con il TE-LE-FO-NO non ha idea di qualce cosa grandiosa possa essere internet. Nonappena è arrivato mio fratello che, per lavoro, scaricava i driver dell’autodesk direttamente dal canada spendendo UN CAZZO rispetto a quello che calcolavo io … ho iniziato a cercare di poter accedere. Cosa non proprio a portata di tutti ai tempi. Comunque sono stati i primissimi free-internet provider a generare tutta la rivoluzione vera e propria. Tiscali, Libero-Infostrada, TiN … con il loro CD con dentro internet-explorer-4 e altre amenità. A quel punto si che internet era accessibile a tutti.

Ma sono un nativo digitale? Non sono nato con il cellulare in mano. Ma ero li quando arrivava. Avevo due dei più usati cellulari pre-smartphone (si chiamano “feature-phone”) di sempre, entrambi usati. Ero li quando tutto quello che usiamo nasceva e lo provavo. Per me il 2.0 è una cazzata. E’ un nome appiccicato ad un traguardo immaginario. Ma va bene, è un concetto utile. Il filesharing … stessa cosa. Napster ha creato una rivoluzione straordinaria, ma chiunque abbia usato un BBS sa bene che tutto questo si faceva anche prima. E la pirateria d’oggi… sembra quella del 1999. Link diretti in HTTP.

Non so se sono un nativo digitale. Spesso mi sono chiesto se sono o meno un internet-addicted. Ma sono anche un figa-addicted, anche un aria-addicted, un pisciare-addicted. Sono cose che fanno parte della mia vita. E oggi, senza internet, non potrei svolgere il mio lavoro.

massimo rispetto per Jonathan Franzen

Io mi occupo di informatica e tecnolgia per vivere. Sono nato negli anni 70 e ho vissuto gli anni della crescita fino all’adolescenza in pieni anni 80. I computer erano fascino e scienza per noi, ma comunque non eravamo certo nemici: o li amavi o non ne sapevi assolutamente nulla.

Quindi non è che i computer non mi piacciano e la tecnologia mi trovi ostile. E’ il MARKETING che la spinge al posto del desiderio di progresso vero, che mi fa essere COMPLETAMENTE D’ACCORDO CON FRANZEN.

tutti mi vogliono versare un botto di soldi: PHISHING.

soldi come se piovesse: asciughiamoli

soldi come se piovesse: asciughiamoli

Il signor e la signora Esticazzi vincono fantastigliaia di sterlindollare. Buon per loro. “Non solo per noi, ma per tutti quelli che ci hanno supportato” dice il sito della bbc segnalatomi dallo spammer-phisher al quale mi dispiace di non aver dato ascolto. Certo, mi dispiace, perché ovviamente il social engineering con il quale si tenta di approcciare i poveri sfigati come me è che in fondo in fondo tutti speriamo di vincere al superenalotto o che piova dal cielo un principeazzurro in formato sacco-di-soldi.

Questi simpaticoni ti inviano una mail da un indirizzo che ha come dominio una roba in stile “libero.it” ma statunitense…. e poi ti dicono “dai, mandami tutti i tuoi dati, io e mia moglie abbiamo vinto dei soldi e te ne daremo un po‘, si! A te, sconosciuto!” e linkano il sito della BBC.

Raga, io non divento una suora se vi linko il vaticano. Chiaro?

Il phishing non è quello giallo che ti scappa quando devi andare in bagNing: è quella tecnica che… potete leggerlo su wikipedia 🙂

dell’anonimato su internet 20130702

chi sarà? ma mi importa?Su FB: “Non merito di sapere chi sei?” – mi venne chiesto.

Non è una questione di merito, ma una mia precisa scelta che io … merito venga rispettata, allora 🙂 Senza voler dare fastidio a qualcuno, a nessuno. Per me internet è così. La frequento da quando facebook sarebbe stata considerata un abominio di decadenza… e in cui la gente non aveva bisogno di sapere nomi, cognomi, indirizzi e altre cose diverse da quelle che tu volevi e sceglievi di dire loro: perché quello era l’importante.

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anonimato su internet #20130607

Dell’anonimato su internet ho parlato e parlerò volentieri… sono tanti anni che lo faccio, ed eccoci di nuovo qui. Mi interessa però sottoporvi, in un indedito (per me) “da feisbus a fuori”, l’opinione di una persona interessante, che mi ha concesso il suo benestare. Tutto partiva dalla mia cazzata fesbukkiana “il vantaggio di avere un blog con pseudonimo è che puoi mettere i like su cose come “gnocca”. ahhhh. Evviva. Altro che suicidarsi perché ti hanno smerdato su FB.”

Seguito da “Ma perché, è disonorevole mettere i like su “gnocca”?”

Ed ecco che approfondisco un po’: «dipende se ti segue la mamma, quattordici perbenisti/benpensanti/qualcosadiquestotipomanon conoscolaparola , il tuo capo, colleghi, altri stronzi incontrollati che nella vita vedresti E TI VEDREBBERO solo due secondi al bar e nel raggio consentito dalla vista umana … mentre qui ti vedono anche dopo venti anni che hai postato una cazzata. E poi è una regola quella di non mettere i like sul porno. Motivo per cui io ho iniziato SUBITO con Sasha Grey. Ogni tanto devo subito mettere dei like su cose alquanto imbarazzanti. – poi aggiungo – ci sono cose che mi va di rivelare come essere anonimo. Come persona fisica le rivelo a chi mi pare. E spesso sbaglio. La bellezza di internet è questa possibilità di comunicazione anonima. Poi se la vuoi NON anonima, devi gestirla in qualche modo “standard” … ma quante persone ho conosciuto direttamente, senza problemi, in ciò che davvero profondo avevano da dire, senza pensare se fossero grossi, grassi, piccoli, grandi, lardosi o secchi, finocchi lesbiche cornuti o preti, ma soprattutto belli o brutti, profumati o puzzanti. Quel che avevano da dire era li, il loro nucleo pulsante, senza filtro.; ciò che sentivano, cià che pensavano. Perché tanto nessuno poteva farsi male, nessuno poteva venire danneggiato, nessuna reputazione… nulla da reputare e chi aveva da reputare poreva pure farlo che tanto chissene. Invece se c’è relazione con la RL (vita reale) sono sempre cazzi, sempre amari e sempre grossi. Magari seccature, magari musi lunghi, magari perdi il lavoro o non lo trovi più, magari la zia Clodovea non ti parla più oppure un gruppo anarcofasciocomunistaateoreligioso ti prende e ti mena in nome della nonviolenza. Non si sa. Ecco che l’anonimato ti permette di esprimerti.»

E la MCV mi risponde con qualcosa di interessante, che non condivido pienamente, ma questo non significa che non lo stia considerando e che quindi non inizi a condividerne una parte; questo qualcosa lo voglio condividere qui, perché FB è troppo volatile. Eccolo, Continue reading →

vodafone, io VOGLIO usare il MIO router

Mi chiamano questi della promo e mi dicono che vanno come quelli della mia linea attuale (ok) , che la zona non è coperta (questo la scorsa volta) dalla 20MB … e dulcis in fundo NON posso usare il mio router!

Che sia Telecom o che siano altri IO VOGLIO USARE IL MIO APPARATO DI RETE, non voglio il vostro! Voglio il pieno controllo, non limitazioni, controlli remoti, traffic shaping imposto, filtraggio … voglio fare qualsiasi cosa sia POSSIBILE fare con un apparato di rete che non sia di mia proprietà e sotto il mio controllo. Il fatto che questi signori si comportino così è perché sempre meno siamo tecnicamente informati … poi ci chiediamo come mai certe cose non si riescano o possano fare… e non ci leggiamo dettagliatamente i contratti PRIMA di firmarli.

Ok, l’offerta è buona, ma non stiamo parlando di patate (e pure li se sai il fatto tuo qualcosa da dire ce l’hai) bensì di tecnologia con precise caratteristiche. Come fai ad impormi il tuo modem o il tuo router? Ok, mettimelo a disposizione, ma non OBBLIGARMI ad usare il tuo!

A me questa imposizione non piace. Col mio attuale gestore NON ho questo problema. Voglio offerte, non imposizioni, nemmeno se infilate in una offerta. Se mi OFFRI, dentro non ci devono essere imposizioni “puoi avere questo ma SOLO con il mio router” … no, così non va. Mi offri connettività, non apparati di rete? Allora ok. Mi metti a disposizione anche l’apparato di rete? ok.

Mi IMPONI il tuo apparato di rete per accedere alla tua offerta ? Allora NON CI SIAMO.

volevamo una internet libera e invece era un calesse

Mi ricordo che anni fa, di sfuggita dentro un newsgroup, ho sentito freedom che suonavaaaaa….

libero di obbedire

Insomma internet è un po’ figlia degli ‘anni 70. Anche se è figlia dell’esercito, è però transitata nelle università per un bel po’ … e si è nutrita dei nerd degli anni ’80… nerd VERI, quelli che amano la tecnologia. Comunque in gran parte tutti hanno sgranato gli occhi quando hanno capito quale potenza e libertà comunicativa poteva portarci; tutti avevano lo spirito “alla facebook” ma senza le stronzate e le fighetterie: ritrovare la gente, conoscere persone di tutto il pianeta, eccetera.

Ora, forse, voi che non siete nati col cellulare un mano potete capire cosa significhi vedere una scena di un film in cui uno scienziato russo che osserva il cielo gioca a scacchi con uno statunitense. Significava “grande meraviglia”… oltre al fatto che sostanzialmente rappresentava uno sberleffo da parte della scienza alla guerra fredda e alla cortina di ferro ed al potere ottuso… significava anche “gente che comunicava per giocare – per giocare in modo intelligente – e lo faceva con un computer … e lo faceva per ore” ORE, in un mondo in cui una telefonata in Russia di 10 minuti poteva costare come uno stipendio di un operaio.

Beh, pian piano abbiamo forse sentito parlare dell’impossibilità di frenare la libertà esplosiva che internet riesce a far transitare. Il guaio (il solito fottuto guaio degli ottimisti ciechi) è stato crederci. Perché credere in quell’idea e spingere perché si avverasse sarebbe stato ottimo… come credere nell’esistenza di vita intelligente nell’universo. Ma da scettici, perdio!!! Perché se desideri che sia vero, non puoi accontentarti di una balla. Credere che sia già vero è stato l’errore. Perché non è affatto vero. Come non è vero che le tre libertà della rivoluzione francese governano i popoli: tutto ciò che opprimeva la gente all’inizio del 1800 è ancora attivo e presente nella mente di ogni industriale. Se torniamo ancora un po’ indietro ritireranno fuori la schiavutù e poi la tortura come strumento valido per far dichiarare qualcosa a qualcuno.

Ma tornando ad internet: la Cina è piuttosto grande. E internet non è mai stata libera presso tutta quella vasta area del nostro pianeta. Libera significa davvero libera. Significa che il governo cinese dovrebbe fare spallucce e dire “non ci possiamo fare niente, è libertà, sapete… possono dire quello che vogliono”. Ecco, questo non esiste. E negli altri paesi dove notoriamente la libertà è fastidiosa è lo stesso: e non sono paesi poco popolosi: tutt’altro.

Internet POTEVA ESSERE uno strumento, un veicolo, una zona di libertà. Ma non lo è. E va sempre peggio. E come sempre è il silenzio a farla da padrone: come sempre quando tu non parli e non voti, i cattivi GODONO.

Ecco qui di cosa sto parlando, come ultimo esempio della serie.

#Internet proibito nelle grandi aziende: stronzata

Stalle con tanti impiegati alla scrivania. Questo sono le grandi aziende con i famigerati e disumani open space. Chi ha inventato questo modo di mettere la gente in batteria in stile Panopticon? Di certo non la natura. Gli animali sono riservati e comunque non svolgono le loro funzioni in file ordinate.

Ma noi siamo peggio di così. Noi facciamo in modo di far sentire alle persone che sono osservate da qualcuno e dagli altri. Così un mio conoscente mi dice che per guardare due cose su internet nella corporation per la quale fa il disegnatore CAD, si guarda intorno con circospezione e fare sospetto e tiene lo schermino piccino piccino “di internet” in basso da qualche parte e che non ti puoi nemmeno grattare una chiappa in scioltezza perché sei in un open space del cavolo con 100 persone … persino in ospedale avevano smesso di usare i casermoni… chissà come mai? Forse perché era disumano e poco dignitoso?  Continue reading →

internet in #mobilità! E in CIG no?

Dicevano “non parlare di corde in casa dell’impiccato” … Suggerisco alle compagnie di telefonia che pubblicizzano le connessioni ad internet per cellulari, chiavette eccetera, di cambiare gli slogan in questi periodi: pubblicizzare “INTERNET IN MOBILITA’!” a gente che rischia di “andare in mobilità” non è esattamente accessibile. Un po’ come fare la pubblicità dei preservativi con una tagliola in una vagina, più o meno.

Hey internet come stai?

Eh… sono in cassa integrazione.

Ma dai?! Internet in cassa integrazione?

Si… volevano fare internet in mobilità, ma fino al 2014 esiste ancora “internet in cassa integrazione”

Che tempi, che crisi! E poi?

E poi ci sarà “internet disoccupata“, temo…

Porcamiseria!

Eh, dillo a me.

Ciao internet!

Ciao, ciao…