S10 e i porchidei

Mio padre, per qualche motivo di impazzimento senile, ha deciso di comprare un Samsung Galaxy S10 e pigliarsi il mio S9. Io gli ho detto ovviamente maperchenontelotienitu e lui maamebastaquello e figurati se io obietto oltre: mi va benissimo avere un cell al passo coi tempi, anche se sinceramente non noto differenze significative: S9 mi andava benissimo, era ottimo. Direi che era pure più figo, esteticamente.

Quello che mi ha rotto il cazzo invece è questa merda che vedete nella possibilità di backup locale su pc e la combinazione della dismissione del samsung cloud che passa a OneDrive-Demmerd di Micro$ux. Appena si è impossessato della mia roba è andato tutto affanculo. Mea culpa che ho accettato.

Quello che con SmartSwitch però è incomprensibilmente cambiato è quello che vedete: immagini e video (quali? dove?) non possono essere salvati, non ne si può fare il backup. Ora: io già salvo tutto su microSD da sempre… ma quello che io so di salvare. Il resto?

Mi ha scoglionato terribilmente e quindi vedrò in seguito. Ad ogni modo non mi lamento, ho un telefono nuovissimo e boh, non è che mi servisse: mi andava benissimo quello di prima, questo più o meno equivale: basta che mi funzioni il Ronin e l’Osmo Mobile 3.

Per il resto sto a post.

Il periodo non è buono. Il mio primo pensiero è come acquistare la bombola di monossido puro, ma ho davvero paura che se faccio l’ingenuo e chiamo un distributore poi quello mi denuncia.

not a moral flaw

La figlia di Chris Cornell parla di lui e della sua morte in questo articolo su Stop the Stigma. Se le cose stanno davvero così, ha comunque (lui) il mio massimo rispetto. Naturalmente anche a lei va il mio massimo rispetto per il dolore.

Quello che comunque metto in dubbio in assoluto è l’idea del “moral flaw”, del “difetto morale”.

Il punto saliente: Toni, la figlia di Chris, dice che ad un certo punto si è fatto le canne, ha iniziato a soffrire di attacchi di panico in totale solitudine e che poi ansia e depressione si sono fatti sentire, portandolo a vari abusi di sostanze, con alcol e droghe. Il suo problema dunque era la “addiction” e non l’aspettarsi una vita perfetta. In seguito, senza badare al suo problema di addiction gli è stato prescritto un farmaco per un problema fisico che includeva una sostanza assolutamente non adatta a lui, in quanto prono a quel tipo di problema. Un po’ quel che deve essere successo a David Foster Wallace: non voleva suicidarsi, quando è successo, ma ha avuto un effetto collaterale di un farmaco.

Bene: massimo rispetto a loro.

Ma io metto in discussione il moral flaw.

Ma quale moral flaw, anche se avesse deciso? Anche se fosse stato lucido? Anche se non fosse stato un farmaco, cosa che – ripeto – è invece stata, a causare la loro decisione? “Moral flaw” signifca giudicare se qualcuno può decidere o meno sulla propria vita. Puoi giudicare se quella scelta influisca sul vostro rapporto, certo. La figlia di uno potrà dire “ti odio, non volevi stare sullo stesso pianeta in cui ci sono io che ti amo”, è perfettamente comprensibile e persino giusto, una giusta accusa. Sull’amore, sull’egoismo nei suoi confronti, perché è sua figlia cazzo. Ma non sulla decisione di vivere o morire. Questo no.

Io non voglio abbastanza bene a qualcuno che ne voglia a me per restare qui solo per loro, attualmente. Non ne ho motivo. Non ci sono mai, non ci vediamo quasi mai, sono quasi sempre solo, devo sempre andare in cerca e, sinceramente, di quelli che davvero mi vogliono bene – e parlo di parenti – mi importa nella misura in cui voglio il loro bene, la loro salute, la loro fortuna. Ma dopo un po’ non abbiamo tanta voglia di stare vicini. O perlomeno non ce l’ho io. Ci incazziamo, ci veniamo a noia, non siamo d’accordo, non ci entusiasmiamo. Un po’. Ma vale la pena di una sofferenza del vivere? No. Per cui ci offendiamo?

Se la mia ragazza mi dicesse che vuole morire e che io non le basto, ovviamente ne prenderei atto: questo ovviamente mi dice che non mi ama e il mio amore non le cambia la vita. Se il giorno dopo non fosse morta dovrei comunque lasciarla. Non sono sufficiente per te per restare in vita. Per l’amore questo è determinante.

Ma per tutto il resto… no. Resti in vita per me, se non vuoi bene a mamma non ti uccidi. Ok mamma che mi valuta per il mio valore scolastico dopo 30 anni. Ok sorella che è comunque stata una prepotente e che mi fa venire ansia ogni volta che la vedo. Ok fratello che non vieni neanche a berti un caffé perché hai deciso di morire in vita. Ok papà che… wow, nei confronti di mio padre non posso dire che non ci tenga. A vederci spesso, a parlare. E’ stato mancante per molto, ma se c’è qualcuno che si è rifatto, è certamente lui. E’ sempre un prepotente maschilista con mia madre, certamente ci incazziamo… ma lui praticamente mi passa la sua pensione, per vivere. Sia chiaro, non ce la faccio con le mie forze da SETTE ANNI. E questo senza entrare granché nel discorso. Quando ci vediamo parliamo della vita, di quel che succede, di necessità personali della famiglia, della famiglia stessa, di politica, della gente. E tutto sommato lui si tiene in vita per tenere in vita noi. Con uno stato dei suoi sensi che è penoso. Con la fatica terribile di dare una mano la domenica a mia madre a farsi il bagno.

Beh ecco, potrei solo dire che io mi sentirei sollevato: non devi più, papà, metti via, che in 4 mesi hai comprato frigo, lavatrice, letto, materassi e soprattutto il cellulare nuovo, che ti tiene in contatto col mondo. Sono un peso per chi lo sta sostenendo con tutto l’amore (o il senso del dovere) che può. E anche se “lo ripago così” è solo un modo di chiudere questo dissanguarsi per nulla. Il peso non c’è più. E la sofferenza nemmeno, quella mia. La vostra finirà presto.

Le motivazioni personali sul sentire la vita come degna di essere vissuta sono personali e niente come questo argomento è totalmente determinato dalla propria opinione. Tu solo puoi essere il dittatore di te stesso, tu solo puoi opprimerti, torturarti, ucciderti, concederti la grazia, darti sprone o disprezzarti: solo tu sei autorizzato, solo tu hai questo diritto. Nessun altro ne ha più di te.

Tu sei root, tu sei administrator, bios, tu sei la corrente elettrica e la mano che stacca la spina, solo tu, prima di tutti, sopra tutti. In questo senso tu sei Dio, in un mondo politeistico in cui altri dei possono decidere che sul loro olimpo tu non ci sali … e se sul tuo non ci stai bene, puoi vaporizzarti.

Gneeee lagnaaaaa ma sei solo un disadattato sfigato solo che non fa nulla per migliorare la propria condizioneeeeeee – In effetti non ho chiesto io il biglietto d’ingresso in questo scarsissimo servizio che nel mio caso è davvero molto poco premium, perlomeno per quello che mi aspetto io.

Quindi al servizio “vita umana” posso dare 3 stelle, ma l’ho provato e mi basta così: per molti può andar bene, ma per me no.

Quale moral flaw? Decido io.

quando niente serve a niente

La consapevolezza di essere una merda. La mediocrità manifesta, che vedi in quello che fai, che produci, che lasci visibile dopo il tuo passaggio, anche solo per aver spostato la polvere, mentre non c’è nessuno: già da solo lo vedi, sei li, il primo testimone del non troppo male, ma niente di che.

Un bel momento.

Ma prima.

Prima invece avevo un altro bel momento del “quando”. Ora sapete che siamo nel 2020 e le battute del cazzo, i tormentoni, adesso si fanno via meme e devono proiettarti in un istante, descrivere un attimo, e iniziare sistematicamente con la parola “quando”. Esempio, immagine di persona basita, descrizione meme “quando la vedi per la prima volta senza mutande”. Questo è il meccanismo.

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old-o-gram

La strana tristezza che mi prende quando raffronto le date delle uscite discografiche oppure editoriali con quelle della mia vita è una costante. Un po’ come le canzoni anni ’80. Non c’è una vera spiegazione. Al massimo quelle dei cartoni animati sono allegre-e-basta.

Mi avevano regalato un sacco, un vero sacchetto di nylon, pieno di CD con roba varia. Tra questi, mi accorgo ora, cera tale Giorgio Conte, immagino parente di Paolo. Non ne so niente. Leggo 92-93… vedo che sono citati Elio e Faso… ma io iniziavo appena ad ascoltarlo Elio in quella data? Forse… ma di certo era un po’ di nicchia. O forse non lo era, a Milano. Chissà. Ma di certo felice non ero, nel ’92. Di sicuro ero ancora tutto fottuto in testa per P. … forse ero ancora nella mia seconda quarta.

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why don’t you JUST GIVE UP AND DIE

Mentre faccio quel che faccio ad un certo punto dentro sento “muori, perché non muori? muori dai, perché ancora insisti? i bilanci li abbiamo fatti mille volte… si certo, ci sono cose carine… quante sono? quanto pesano? quanto disprezzo, disinteresse, solitudine e quante prospettive di merda invece che promettenti vedi? ok ti impegni poco, ma di più a costruire che a distruggere. E allora dai, muori dai, quando moriamo?”. Mentre faccio, mentre leggo di cose che furono, cose belle che si distrussero, di cui ci resta indelebile traccia, che interessa a quattro gatti vecchi, questo sento dentro.

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Shitterfuck abbassa ancora i pagamenti della massa.

Shutterfuck ha di nuovo cambiato il modello di cagamento. Fino a prima raggiungendo una certa soglia di guadagno ottenevi uno “status” che ti dava un guadagno minimo più alto. Questo probabilmente ha creato una user-base di contributors “quantomeno decenti” spingendoli a lavorare. La soglia finale erano 10000 USD: a quel “livello” il tuo guadagno era comunque basso, ma almeno era il “massimo” livello di guadagno. Ora Shutter$ux ha deciso che “per riflettere il nuovo bla di mercato” chi più guadagna più guadagna, chi guadagna poco guadagna meno. Eh? Ti verrà assegnato un “livello” che credo sia poi simile a quello di Dreamstime, ma con il modello di ricalcolo che è invece quello di iStock, ovverosia annuale. Non sei mai “arrivato”. Ti viene dunque assegnato un livello direttamente proporzionale a vari range di download dei tuoi contenuti. Li scaricano poco? Guadagni anche poco per singolo download. Li scaricano spesso? Guadagni pure tanto per-singolo download. Questo ovviamente premierà i grandi player, tipo Pressmaster, Yuri, Olly e compagnia bella e penalizzerà di brutto la grande massa. Chiaramente i prezzi finali non sono variati: hanno solo alzato il loro guadagno abbassando il nostro: rispondere agli azionisti “creando valore”.

La grande massa è ovviamente quello da cui guadagna Fuckterstox. Ecco un OTTIMO motivo per il quale avere miliardi di immagini comprese quelle di merda, mediocri. Se tu guadagni di più da quelli che guadagnano di meno… ti conviene avere una mega accozzaglia di brodaglia da cui TU guadagni di più in un certo modo, mentre guadagni il giusto da quelli che producono il contenuto più fico.

I livelli sono differenziati per immagini e video. Credo, ma non so, anche per illustrazioni … ma forse sono parificati alle immagini in generale. I livelli si resettano ad inizio anno e sono basati sul numero totale di licenze per-anno che vendi: quindi l’agenzia avrà una impennata di guadagni ad inizio anno per passare ad una normalizzazione della spartizione gradualmente fino ad arrivare alla giustizia a fine anno… per resettarsi un secondo dopo. Apparentemente c’è anche un “livellamento” di tutti noi contributor… e poi “che vinca il migliore” e il banco vince sempre.

Io ad esempio vendo pochissimi video e ne ho anche fatti pochissimi.

Another kick in the balls. Ovviamente modifica unilaterale al contratto, noi cambiamo e voi accettate e silenzio. Conseguenze? Un sacco di gente se lo piglia nel culo, sta zitta perché SPERA. Mentre la maggioranza di non-guadagnatori dovrebbe, per far loro molto male, eliminare il proprio portfolio.

È chiaro che finalmente il mondo ha capito come fare a sfruttare la proprietà intellettuale in modo volontario, svalutandola, strizzando fuori il guadagno, monetizzando la massa, la quantità di persone che comunque hanno idee e creatività ma che, in un mondo giusto, non la renderebbero disponibile ad un prezzo tanto basso… ma il miraggio di un guadagno basato sulla quantità li fa tirare fuori dal cassetto il loro gruzzolo di note, di immagini, di disegni… di qualcosa. Non ci sono vere violazioni di diritti. Non ci sono assunzioni di responsabilità nel collaborare a proteggere diritti da furto… ci sono richieste ed esigenze, ci sono pagamenti esigui e ben stabiliti contrattualmente… e una crescente svalutazione e deprezzamento della globalità di produzioni di contenuti multimediali disponibili in massa. Alzando la qualità generale tecnicamente disponibile e persino incrementando la “freschezza” del contenuto, che sia alla moda e rispondente al momento. Probabilmente sarà persino interessante tentare in paesi molto molto poveri.

Non so cosa farò in futuro. Ma quando uno dei tre player maggiori si comporta in questo modo… non ti viene tanta voglia di andare avanti.

Quando sarà ora io credo che ritirerò tutto il portfolio.

Ah si, non sono chiaro. Quando sarà ora di morire? No, in quel caso il portfolio lo lascio in eredità a chi lo sa far fruttare meglio, avendo numeri molto alti già con il proprio. Ma nel caso decidessi di andare affanculo per sempre dal punto di vista del microstock, credo che lasciare il portfolio a chi me lo fa fruttare poco non sia il caso.

Purtroppo il calcolo loro lo hanno sicuramente già fatto, tanto quanto lo avranno fatto le banche di tutto il mondo riguardo ai nostri risparmi. Solo gli investitori decidono di esercitare il potere del loro asset con forza. Noi altri, con i nostri piccoli conti correnti raramente lo facciamo. E di solito per farlo, coperti da molto fumo, esercitiamo a nostra volta del potere verso qualcuno che soffre, banca Etica esclusa.

quando non fai bene niente

Essere un mediocre è questo, non fai bene niente. Neanche male. Altrimenti saresti un totale inetto. E invece no. La maledizione della brodaglia, della melmetta che non è il nulla, è qualcosa… ma in ogni cosa c’è di meglio. C’è la cosa giusta, che non sei tu, che non è quello che fai tu. Nomina una cosa qualsiasi.

Guardando ciò che fa Petter Hegre (Hegre.com) , che però credo si sia tuffato allegramente nell’auto-definirsi pornografo, penso che sia ben difficile accedere ad un qualsiasi genere di editore che desideri pubblicare di nudo. Perché diavolo dovrebbe quando esiste quello? La fisicità che io cerco è pressoché tutta quanta lì. Certo tantissime sono abbastanza “foto da catalogo”. Del resto alcuni nudi di Newton non lo sono? E sono famosissimi e belli.

Plasticità, esposizione.

Forse un po’ fredde.

Ma cazzo, perfette.

Ecco, quello che volevo fare di carino, prima di andarmene, era davvero tentare di pubblicare i nudi. Ma chi è che li pubblica? Chi li compra? La risposta non è nessuno, ma credo che la diffusione sia quella di chi non si vergogna del porno. Quindi è relegata alla pornografia. E immagino un compiaciuto che si rimira un perfetto Hegre. Perché non dovrebbe? Le modelle sono perfette. Certo io non vedo grandissima partecipazione. Ma se la percezione è solo fica-nuda …

Sto solo blaterando, non sto dicendo niente.

Forse il mio è un punto di vista maschile. Che poi alla fine che comprano le opere di nudi spesso sono le donne. Eh mah. Non so. Adesso FULL DEPRESSION. Alla fine mi pare che se non ti inventi tu la tua pubblicazione, diventando il tuo stesso editore (e quindi alla fine che sei? Sei uno che stampa sé stesso: LAMMERDA!!!!) non ci sia uno sbocco.

Lo sbocco: quello che sento di dover fare io ora.

Stairway to the abyss

Scendendo dalle scale pensavo che sto passando il tempo. Che la vita è un passatempo. Con serenità, con baldanza fisica persino, scendendo le scale due a due in modo che sentivo elastico, pensavo chemmefrega, me ne sbatto, la vita non ha senso, le cose che vorrei non sono per me, quelle davvero desiderabili, il mondo è fatto in un altro modo. Ma chemmefrega, ci sono alcune cose, alcune, che non sono male e quindi mentre cerco di raggranellare il necessario per pagare i debiti, il funerale e poi suicidarmi, beh nel frattempo ho un mio pensiero anti-merda che dovrebbe bastare per stare davvero su. Dimenticarsi di essere l’animale essere-umano e tornare il “cittadino che sbarca il lunario” e nel frattempo, tempo, tempo, tempo, tempo… passa il tempo. In un modo carino. E cerca di soffrire il meno possibile persino nello sbarcare il lunario. Certo mi sento solo, certo. Continue reading →