Tutto è contro la sopravvivenza. La sopravvivenza sfida tutto. La spinta ed il desiderio di esistere remano contro la corrente. La sopravvivenza strappa pezzi dal mondo per mangiarseli ed esistere. Sforzo, lavoro, fatica, impegno, movimento, contrasto, resistenza. La vita è una puttana che non ti concede di essere goduta: devi pagarla e pagarla cara, non sei mai in pari. Il bilancio è sempre molto più sforzo e molta più roba brutta di quanto e quando ci sia da godersi. Salvo rari casi, il tempo passato a goderla, la vita, piuttosto che a subirla, pagarla, mantenerla… è drasticamente ed impietosamente inferiore.
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Possibile che io faccia così tanto schifo?
È possibile si, i segnali ci sono tutti. Oggi B mi aveva chiesto di accompagnarla a portare l’auto dal meccanico, una cosa che facciamo sempre, da quando eravamo assieme a quando non lo siamo più stati, sempre, ogni anno, ad ogni cosa qualsiasi da fare dal meccanico. Una delle cose più normali ed invariate che ci siano: la stabilità più assoluta. Andiamo la sera/notte prima e lasciamo le chiavi nella buchetta del meccanico, lui il giorno dopo ha fatto tutto e quando si può si arriva in orario per pagare. Comunque il giorno dopo ci si riaccompagna a prendere l’auto. Quando lei non aveva l’auto aziendale, poi, la accompagnavo io al lavoro tanto quanto lei avrebbe fatto con me a parti invertite. Tutto normale. Tutto identico. Dal 1998 ad oggi.
B ha l’abitudine, finito al lavoro, da quando sua madre è morta, di andare a bere il caffè con suo padre. Oggi c’era l’auto da portare, quindi l’ho portata sia dal meccanico, sia da suo padre.
Ma mentre ci si apprestava ad arrivare a casa di suo padre mi ha chiesto se l’avrei lasciata lì o se sarei salito a prendere un caffè per riportarla poi a casa.
Questo mi ha distrutto. Che razza di persona di merda sono diventato se le viene anche solo l’idea che possa lasciarla lì?
Vorrei dire che tutto in me urla che non è giusto, che non è così che io faccio, che sono disponibile e che chiunque potrebbe…
Ma se lei, proprio lei, non agisce come se fosse ormai scontato che non sono una merda simile… non posso che dedurne che lo sono. Dice solo che “non ci fa affidamento”. Evidentemente ne ha motivo. E quindi si, mi dico che certo, faccio schifo, persino sul piano umano, anzi soprattutto, faccio schifo ANCHE per cose così semplici, basilari. Sono una merda.
Così mi rispondo anche al dubbio: ho spesso l’impressione che mi si tratti con fastidio, ma se accade così spesso… la costante sono io: sono io che ricevo in RISPOSTA al mio comportamento, di cui evidentemente non mi accorgo, un atteggiamento infastidito. Rompo i coglioni di base, così senza rendermene conto? Sono solo degli uffici pubblici o pubblici esercizi di gente che ne ha piene le balle di tutto e io lo penso su di me? Facili autoindulgenze: sono il maestro in questo. I segnali mi dicono che rompo il cazzo al mondo. Giuro che non è mia intenzione: mi addolora sapere che vi sto rompendo i coglioni. Dai quali intendo togliermi.
Tutto in me urla: ma sono due fazioni opposte: una dice “non vedi che fai schifo?” e l’altra “no! non lo vedo! non mi pare di comportarmi così!”.
E non vedono ciò che vede l’altra fazione. Comunque il contesto non se la vive bene questa contrapposizione interna.
La casa degli Usher ci fa una sega.
Qualcosa si spezzerà. Qualcosa di brutto accadrà troppo presto. Tutto franerà rovinosamente.
Mia madre è all’ospedale. Mio padre è a casa, incattivito e odioso dalla sua impotenza nell’affrontare la quotidianità ma contemporaneamente incapace di trattare con un comportamento consono alla decenza chi lo circonda. Esiste la possibilità di considerare il suo disagio: grande
difficoltà nel vedere, grande difficoltà nel sentire. Maschio maschilista del 1936, cresciuto con un senso di potenza-potere che rende l’uomo uomo. Cosa resta dunque quando la potenza ed il potere scemano? Cosa resta quando hai imparato a trattare i tuoi simili con pre-potenza? Con arroganza, con maleducazione, con quel senso di impunità che ti è dato dall’appartenenza ad una classe: prima degli uomini, poi degli uomini adulti, più vecchi di altri, dunque secondo te già meritevoli di maggior rispetto (deferenza), ascolto ed autorità privilegiata, solo perché tu sei in quel recinto. Cosa fai quando non puoi usare la forza, forzare gli altri alla tua voltontà, ma accettare quel che altri fanno per te? Puoi fare molte cose, ma se non hai imparato che a disprezzare ed usare il potere per prendere, il potere dato dal denaro, non lo scambio dato da una relazione… quando quel potere non basta per le cose di base, la gente non ti obbedisce, la gente non vuole essere continuamente ferita e tu non fai che pensare che sono delle merde perché si feriscono, invece di smettere di ferirle… cosa ti circonderà se non che il vuoto? Il dolore che sta dentro esce con rabbia.
L’unica che – pur sentendosi un po’ sola e sicuramente annoiandosi parecchio – credo stia finalmente in un posto dove è seguita, curata, trattata bene, è mia madre. Rischiando quasi di restarci, adesso è stata ripresa ed è in ambiente calmo e sereno, nutrita nel modo giusto, pungolata pochino pochino a camminare, controllata a vista nei valori del sangue e nei potenziali rischi. E sottratta, questo vedo io, al continuo pretendere, abbaiare, forzare, pretendere, tirare, spingere, farsi accontentare nelle cose e nei modi da un uomo che l’avrebbe dovuta amare.
Buco nero #29384723 (delirium)
Il momento presente, fare qualcosa ora, per ora; e basta. Niente per il futuro, niente per domani, per l’umanità, per il futuro. Lo scopo della vita, realizzazione di sé. Immagino un DJ, un musicista che fa un pezzo alla moda, oggi per oggi, che non serve a null’altro che a divertire oggi, a soddisfare l’oggi. Questa è l’immagine che mi viene in mente: le persone che più incarnano “il momento presente”. Due amanti che scopano, la realizzazione dei sensi, costante, ogni giorno ripetuta. Tu che lavori ad una cosa e poi la raggiungi, naturalmente. E che mentre la raggiungi ne hai già in mente un’altra certo, quella roba lì. Ma l’arte o la produzione di espressioni? Che scopo ha, avrà, domani? Costruire qualcosa che duri … che senso ha? Ha senso per chi?
Delirio.
Oggi male.
Mi hanno prestato un big muff. 20 anni dopo che me ne sono interessato e sicuramente almeno 15 da quando me lo sarei anche potuto comprare.
La mia solitudine è fastidiosa.
La mia antipatia è peggio?
Accumulo musica, dopo quasi 17 anni da quando avevo deciso che era troppo, che non sarei mai riuscito ad ascoltarla, che non riuscirò, nuovamente, mai ad ascoltare. Questa volta ad una qualità impareggiabile, infinitamente superiore. Mi dico che lo merita, che merita di sopravvivere, di essere preservata.
Mi dico anche che a nessuno frega un cazzo molto poco dopo.
La vita eterna potrebbe essere un paradiso di esplorazione e godimento del tutto. Oppure un inferno di infinita solitudine e malinconia.
Delirio ancora. Che dice il dizionario? Ah beh si, ci sta, sono io: “stato di alterazione mentale, consistente in una erronea interpretazione della realtà, anche se percepita normalmente sul piano sensoriale, dovuta a profonda trasformazione della psiche e della personalità”. Sono io: psicologia, tu sai sempre dipingere un marrone della miammerda.
Il dovere di esistere: il “senso” è la nuova religione laica
La ricerca di senso (o come suggerisce RDF – “di talento”) viene indicata ormai con le stesse modalità con cui si trattava la ricerca di dio, oppure la vocazione. Dio mi ha parlato: ho la vocazione. Ho il talento: devo farlo. Se non faccio questo sto male: il pallino per questa cosa, il mio motivo di vita. Ma se non lo hai, biasimo a te. Se lo hai poco. Se la fatica è infinitamente più del risultato. Non importa, Dio ha voluto così, non importa, lo scopo della vita te lo richiede, la realizzazione piena te lo richiede, la messa in pratica del tuo talento, che tu hai riconosciuto e scelto ma che in fin dei conti non risulta in un bel cazzo di niente, te lo richiede.
È sempre patologico, mai razionale. Solo perché non è una pulsione ma una sua mancanza, come non avere il gag reflex. Ma non diciamo sempre che la pigrizia ed il risparmio energetico sono una delle più potenti “pulsioni” (come la molla che tira indietro, più di quella compressa) del nostro corpo fisico? Più il non-fare del fare. Quanto innaturale è? E poi che ce ne frega del naturale? Ci paragoniamo agli altri animali solo se vogliamo e come vogliamo mh?. Noi pensiamo, del resto. Pianifichiamo, astraiamo, sogniamo, facciamo bilanci, decidiamo in base a dati, quindi possiamo anche pensare che quella cosa che dovresti fare se vuoi vivere, beh, non la farai, perché non vuoi sopravvivere.
Sentirsi sega perché si è sega, sentirsi considerati sega in quanto si decide di non esistere in quanto sega… è un biasimo relativo al biasimo. Resta qui, soffri con noi. Massimamente “sii uomo” : gli uomini vivono e soffrono. Beh ma che bello.
Un pugno stretto attorno al cuore per ogni progetto, per ogni considerazione di valore e giudizio sul reale, la constatazione che stando così le cose le cose ti fanno schifo e che le cose stanno così perché il tempo è passato e non si torna indietro, colpa tua? Ma si, certo è pure colpa tua, quindi? Devo pagare pegno restando qui? Forse un buon impegno è studiare il tanto necessario per morire senza dolore.
Chiudere baracca quando i conti sono in rosso non è irragionevole. La baracca sono io. E aprirne un’altra è ragionevole. Ma infatti, a questo serve la quantità di esseri umani che nascono ogni giorno: sono nuove baracche che vengono aperte. Auguro maggior successo a loro.
Ti interessa vivere? NO. Non ti vedo sereno…
Accompagno in passeggiata, per assicurarmi che la faccia. Papà dice che mi vede serio.
Avrei voluto rispondere con una grassa risata. Erano 2 ore che mi parlava di roba che… ridere non fa di certo. Condividiamo la preoccupazione che mio fratello abbia il – noto e già visto – momento di picco ed euforia a cui di solito segue la discesa agli inferi. E anche, dopo la centesima volta che lo fa, mi dice che è preoccupato che “caschi il palco” quando lui morirà. Mi ribadisce, diretto, in faccia, che lui vive (invece di lasciarsi andare) per mantenere economicamente me, che tutto sommato non si sente utile e non ha quindi grande voglia di vivere, il suo mondo si restringe (tutto vero, lo capisco).
Quanto vuoi che rida – quindi – babbo caro? Mi hai appena detto che sono un fallito ed un parassita. Certo no, non hai usato queste parole. Ma, poi … incredibile: a domanda rispondo, e sembra che non sia successo niente: assurdo!
Spiego.
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Autogrill, vedo mio fratello per il caffè; da un mesetto – più una settimana – ha quell’energia frenetica che ha quando è in quella fase. Mi preoccupa per questo. Perché fino ad ora è sempre stata una fase. Poi va in down e addio. Ha tutto il diritto di andare in down, ma è come se volesse convincere tutti mentre deve autoconvincere sé stesso. Infatti mi dice che mio padre lo guarda con sospetto. L’unica cosa che posso fare io è non lasciarlo trasparire, questo sospetto, perché io ce l’ho. Magari lui lo ha pure già visto. Solamente non manifesto particolare entusiasmo, perché non ho nessun entusiasmo in effetti, ma mica c’entra lui. Però in mezzo a questa energia non ha perso quella di sapere lui la cosa giusta. Come se durante gli ultimi 10 anni in cui è stato in narcolessia, senza contare i precedenti 20, noi tutti non avessimo avuto la capacità di fare le cose. Come si muovevano prima, le cose? Come si sistemavano prima i problemi? Ma questi sono dettagli, cazzate. Chissenefrega.
Continue reading →Testamento e curriculum: quando scriverli
Voglio testimoniare che durante la serata del 23 febbraio 2022 uscendo per la consueta “cena del mercoledì” col mio amico ex collega C, mi sono sentito “strano” mentalmente. MI sembrava che le parole non mi venissero rapidamente alla mente, ma non come nel mio consueto modo (non amo memorizzare molto, ma solo alcune parti necessarie a recuperare altre informazioni) … bensì proprio due passaggi brevi, una parola ed il suo significato, nomi propri. Mi sono dunque preoccupato perché non ho messo giù nella forma definitiva che vorrei il mio testamento olografo. Ne ho fatta una forma rapidissima di cui ho dato notizia a B nel “quaderno della casa”. Ma quello che tengo in word come traccia per poi trascriverlo come olografo completo, quello non l’ho mai completato. Oggi, sentendo che forse la testa se ne va affanculo, mi sono sentito manchevole in questo.
Credo sia il caso di tenere sempre aggiornate alcune cose.
Il curriculum è una: lo devi aggiornare quando sei di buon umore e le cose vanno bene: cioè quando non ne hai affatto bisogno.
Il testamento … beh mi pare vada fatto circa allo stesso modo.
Il problema è che il testamento olografo va fatto secondo determinate regole e una è appunto che… dev’essere olografo. Scritto di tuo pugno, a manina. Quindi io tengo il mio in word perché non scrivo a penna volentieri dai primi anni ’90. Ho sempre scritto più volentieri col computer. Ad un certo punto però quando copre decentemente tutte le parti che mi interessano maggiormente sarà il caso di metterlo giù.
E’ una gran palla di rottura perché mica è corto. Manutenzione in word, si fa relativamente presto. Quello a mano andrà riscritto. Solo che oggi ho sentito, mentre ero a cena con C, che i concetti mi sfuggivano, che c’era qualcosa che non andava. Alcune parole non avevano significato come quando le ripeti millanta volte. Io sono solito fare discorsi con mille parentesi e poi recuperarli… ma era impossibile.
Nota del periodo: sto uscendo da questo lunedì con MD , un ragazzo che ho visto crescere, perché è in piena depressione e non sta andando avanti con la tesi di dottorato. Allora gli ho dato appuntamento colazione ogni-giorno alle 10. Cosa che diventa abbastanza dura anche per me, ma anche utile allo stesso modo. Vale la pena che lui si tiri su. Lui ha speranza, ha materiale, è brillante, ha studiato seriamente ed ha assaggiato seriamente mondi in cui si fanno discrete somme di soldoni. In un modo o nell’altro può uscirne piuttosto bene. Mentre io devo solo ripagare M e poi morire: ogni altra cosa in più sarà un dono.
Lui è bravo perché si fa seguire dalla psic ed era uno che non ci credeva affatto.
FASE MANIACALE?
My bro da inizio mese, forse mese scorso, sembra in quel tipo di fase in cui è tutto energico e carico. Purtroppo di solito fa seguito una fase di down che non finisce per anni. Solo questo mi preoccupa, di certo non quella parte relativa alla fervente attività. O forse non è tanto attività, quanto eccitazione. Ma devo essere giusto: l’attività c’è eccome, tutta rivolta a risolvere i problemi di nostra madre e direi anche padre. Problemi fisici, della vecchiaia. Questo non è poco. Da quando mia madre ha deciso che non farà più certe cose (era ora) tra cui cucinare, ci si è messo di buzzo buono. Ha inoltre prevenuto il momento in cui mi sono rotto il cazzo e stavo per andare e prenderle il deambulatore a prescindere da esenzioni INPS inutili eccetera. Lo ha preso lui. Ed anche un sostituto di quello che avrebbero voluto: un pitale. Per fortuna ha trovato una differente soluzione. Temo che tutto questo avvilisca un po’ mio padre, tutta questa decadenza, che gli ricorda la sua, che gli fa sentire “meno dignità”. Mia madre per fortuna accetta la realtà o sembra farlo. Inoltre mio fratello ha anche messo un corrimano sulla scala esterna, a cui mia madre si aggrappa letteralmente. Tutto in pochi giorni.
Io spero che tenga botta, non vorrei che si trovasse con troppa gente scazzata su cui l’entusiasmo non ha appigli, si scivola, si ricade in terra, soli.
Del resto sono felice se si dà energia. Alla fine resterà lui forse, quello messo meglio, quando sembrava quello messo peggio.
Ho l’impressione che anche lui si trovi a cercare di “essere utile”, di far sentire che serve a qualcosa, qualcosa che vale la pena pagare, immagino. Purtroppo è questo il problema. E infatti mio padre ora, dopo i vari fatti che lo amareggiarono, è ben contento di vedere che mio fratello è così servizievole e disponibile con loro, in casa. Ma resta preoccupato perché non si guadagna da vivere. Mia sorella novax (noterzadòs, nopass, più che altro) alla fine il covid se lo è pigliato e quindi mio padre non si deve più preoccupare che lei perda il lavoro per il cazzo: avrà il green pass da guarigione e via.
Oggi è tutto grigio, compreso me.
…perché mi sto eliminando – non lo posso dire.
Nel mio progetto di autoeliminazione una delle cose che occupano tanto spazio e hanno per me un valore sono i libri. Ne hanno molto e non mi va che vadano in culo, così a caso. Non mi va che vadano a chi non darà loro valore. Così ne ho date barcate ad un tizio. Dopo la terza borsa gonfia è stato difficile schivare la sua domanda in stile “perché mi stai dando dei lingotti d’oro?” stampato sul viso. Difficile, ma fattibile. Del resto dire il vero, tipo “intendo suicidarmi carissimo quasisconosciuto, ma non mi va proprio che cose così belle vadano date a caso, ed ho personalmente partecipato a decine di svuota-la-casa-del-morto per sapere come vanno queste cose: puzzano di morto, per qualche cazzo di motivo, un sacco di cose che avrebbero valore: i libri sono tra questi e questa è fantascienza e so che tu ami la fantascienza quindi sono FELICE di darla a qualcuno che la godrà, perché io con tutta probabilità non leggerò più”.
Però Asimov lo aveva tutto. Quindi ho tutta la Fondazione e forse altro… ma per fortuna un non-ancora-trentenne che ha tutta la mia stima non ha letto nulla di ciò. Glielo darò con gioia. Ma per fortuna è depresso lui, quindi confuso, e il suo “ma perch…” si è perso nella conversazione. Difficile dire alla gente che dai via ogni cosa perché non sopporti l’idea che alla tua morte cose che costano, che sono godibili, belle, apprezzabili, vengano trattate come spazzatura. Quindi finché sei vivo e non sanno di “roba del morto”, io so che devo solo trovare gente che è davvero interessata.
Purtroppo con i CD non è andata altrettanto bene, il tempo è passato… sono davvero divenuti pezzi di plastica per la maggior parte della gente.