La non interessanza

La Premessa: Devo chiaramente premettere che ho scelto questo specifico posto per non essere facilmente riconoscibile, trovabile. Che vengo da quella internet dell’anonimato “perché si”. Che i dialoghi su “ma così non so chi sei, non ti vedo, non sei sincero” eccetera li abbiamo fatti, li abbiamo fatti in chat furiose, in room di WinMX persino. E i miei argomenti restano, forti, non sono bianco-o-nero. Hanno una forza però, r-esistono. E più passa il tempo più mantengono e prendono nuovo senso. Se io non intendo (come invece ho fatto in questo post dall’inizio) darvi un’idea di quanti anni abbia o quale sia il mio sesso, la forma del mio corpo, il suono o il tono della mia voce, il mio gesticolare, le espressioni o la loro mancanza sul mio volto, il mio respiro, il mio eventuale odore o profumo, i miei occhi, denti, capelli e abiti, la prossemica eccetera, non è affatto vero che non rimane nulla. Così come non lo sarebbe se considerassimo un libro qualsiasi senza le indicazioni su autore, editore, tipografia eccetera. Ad esempio l’Odissea. Rimane quello che è, e tu puoi masturbarti le meningi a capire se Omero sia o meno esistito e come fosse e perché e psicanalizzarlo o fare a “lui” una analisi sociologica. Oppure puoi leggere quello che c’è scritto e quanta roba e a quanti livelli ti venga comunicata.

Molte volte iniziavo un libro e aspettavo mezzo libro per dire “lo ha scritto un uomo o una donna?” e rispondermi. Perché non dovrebbe essere importante. Potrei (e lo farò) dilungarmi ma sto parlando d’altro qui.

Così vedo quanta differenza ci sia con questo modo di vedere le cose: https://www.ilpost.it/2025/11/10/impatto-salute-mentale-twitch/

Credo che si possa considerare quello dell’artista. L’artista che vuole che tutti lo conoscano e che tutti – quando vuole l*i – facciano finta di non conoscerl*. Roba che è sempre esistita. Ma adesso? Adesso la democratizzazione del mezzo , il buon vecchio (ormai) UGC hanno reso “tutti tutto”. La disintermediazione, no? Eccomi qui, infatti. Ma quanto è bello sbattermene il cazzo se mi leggete o no? E come mai non l’ho scritto – come facevo prima del 2003/2004 – in un luogo non-su-internet? Io so la mia motivazione: il modo in cui io ho iniziato a scrivere questo genere di roba era per farmi conoscere da una ragazza tra i 17 e i 18 anni. Niente cellulari al tempo, niente e-mail. Certo avremmo potuto scriverci lettere. Scrissi per sfogo, così, perché il tempo che non avevamo per sapere vicendevolmente chi eravamo io lo avevo in abbondanza. Scrissi “come se”. Come se scrivessi a lei. Cosa mi piaceva, cosa pensavo, cosa era stato frainteso. Ma il tempo passava e scrissi tantissimo. Così cambiai fogli, modo di scrivere, penne, colori, direzioni di scrittura, grandezze, tutto con carta e inchiostro. Un giorno le diedi tutto, Una settimana dopo mi restituì tutto e chi lo sa, sapeva qualcosa di più di me. Ci mettemmo assieme dopo o prima? Non lo ricordo.

Da quel gesto iniziai a scrivere su pc, che era più la mia cosa, sempre di più e sempre più velocemente. Al momento di arrivare al mio primo vero lavoro la mia velocità alla tastiera era incredibilmente più alta di quella delle “segretarie”, che avevano studiato dattilografia. Almeno a qualcosa era servito.

Ma scrivevo eccome, sempre e tanto. Come se avessi scritto a lei. Ma lei non c’era più da tanto.

Scrivere come se scrivessi a qualcuno che può leggere, che ha una testa, che potrebbe fraintenderti, che non è dentro la tua testa… è diverso dallo scrivere solamente per sé. Quindi in quelo che scrivo qui c’è un 99% di chisseneincula se mi leggete. C’è un 1% di “se passi e mi incontri e la mia e la tua umanità si fermano a conoscersi… mi fa piacere; mi leggi e ti fa cagare? Bene lo stesso: non sai chi sono, non so chi sei, hai avuto accesso diretto ad un istante di mente e cuore di questo tizio e non potevamo farci troppo del male con le nostre esistenze fisiche“. Però potevamo, possiamo, spiegarci, parlarci, interrogarci e risponderci, discutere, litigare persino. Ma preferisco sempre di no. Appassionarsi non comporta necessariamente odiare la controparte tanto da volerla ferire come persona. Il suo argomento, esso, non merita nulla che meriti un umano: è un argomento, non soffre.

Così osservo con sentimenti di straniamento che molte persone possano considerare la loro espressione umana “pressoché lavorativa” come il totale del sé: ho poche visual, non sono interessante. Magari ha un modo di essere vero: ma la psicologia ci dice che è normale i veri amici (con dei criteri per dirci quali essi siano) si contino sulle dita di una mano. E “interessante” diventa qualcosa di diverso dalla moda o dalla performance.

A me interessa la musica e la sua produzione, non solo ascoltarla. In un certo momento esibirmi live con i pezzi dei quali eravamo autori sarebbe stato figo. Ma ora? Ora so che non me ne sbatte: mi interessa produrre qualcosa e produrla come voglio, prima cosa (bene, credo io). Secondariamente sarebbe bello che questo ex-primere incontrasse altra umanità, ci si connettesse anche in differita. Ma se non accade, pazienza: io voglio fare BENE questa cosa. E bene secondo me. Certo, anche secondo chi era co-autore di quella musica. Ma ce ne sarà altra in cui farò quello che mi pare fottendomene di tutto. Tutto! E me la ascolterò io? Beh ma certo, mentre la crei lo fai. Se poi arriva qualcuno e la ascolta almeno quanto l’ho ascoltata io producendola e la gode così … beh ma che bello!

Ci conto? Ma neanche per sogno. Qui, ora, dove sto scrivendo in questo momento, è il deserto delle statistiche. E me ne frega? Ma no. Ho URGENZA di scrivere a volte. E da un po’ scrivo anche testi di canzoni: su carta! A volte solo idee, solo titoli, solo concetti ed anche su PC o solo in abbozzi in dialoghi con Chat-GPT (oggi ho coniato* Chat-CBD per voialtri TROGATI) … faranno cagare? Può darsi. Saranno incantabili perché non scrivo linee vocali? Può darsi. Io intanto scrivo.

Se non avessi scattato i nudi non li avrei. Li esporrò? Chi lo sa: ci sono molte difficoltà che non so come affrontare. Però il materiale lo ho. Oggi forse non incontro più nessuna, non avrei “materia prima”. Quindi ho fatto bene a fare quando c’era da fare. Pubblicare il nulla… non si può.

Sono interessante? L’ultima tizia che me l’ha detto non l’ho mai più vista. La gente non mi chiama granché, neanche quella che poi quando ci siamo … si parla. Ho abbandonato l’idea di essere davvero interessante, attraente. Corpo, mente, cuore: non interesso quelli di nessuno. Non mi fa stare bene: ma quanto mi fa più male illudermi che questo accada, poi accade per un po’ e poi si strappa via tutto?

Questo silenzio, vuoto, è freddo. Ma anche le fiamme dell’inferno non sono ‘sto granché.

Invece esprimere, produrre prima per sé, ma con la possibilità di una connessione… non garantita ma possibile dal momento che l’espressione è stata emessa ed esiste… questo è diverso. Arte? Questo non lo so davvero. Studiare estetica? Mh.

~

* fanculo, ho verificato subito: esisteva già! maledizione!!!!!!

OK BOOMER #2398472

Nella prima puntata di FIX di/con Jimmy Carr, una delle comiche fa una battuta il cui contenuto allude al fatto che sarebbe un sollievo trovare “finalmente di nuovo” uomini che si tengono i loro pensieri. Ora per me che sono del 1974 tutto questo andirivieni di non-va-mai-bene-un-cazzo ha davvero rotto i coglioni. Per decenni su decenni non ho fatto altro che sentire donne lamentarsi del fatto che gli uomini non dicono ciò che pensano, gli trapano la minchia chiedendoglielo, quando glielo dicono non ci credono e insistono.

Ora, cristodiddio, se ne trovi che condividono il loro pensiero, non ti va più bene? Ma checcazzovolete?

Se uno vuole “solo chiavarti” e si tiene i pensieri non va bene, se condivide i pensieri e non ti si butta in culo non va bene. Chiaramente la via di mezzo, certo. Ma non vedo mai alludere a questa via di mezzo.

Il fatto però che le vere conversazioni, che il dialogo di persona lo faranno solo “i vecchi” l’ho sentito dire a chiare lettere proprio da Jim Carr. E questo mi lascia secco. Io vivo in un paesetto del merdaviglioso nordest Italiano, ma cazzo Jim Carr no, è Inglese, vive e frequenta città e bellagggente.

OK BOOMER. Vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaabene.

Benestock, lo stock benestante detta il politically-correct occidentale

La sensibilità di un mercato di ricchi ha influenza su ciò che viene prodotto, da Naomi Klein ad oggi almeno un soffio di consapevolezza è stato portato all’attenzione di chiunque. Molto probabilmente vogliamo toglierci da sotto il naso la puzza della merda che serve per produrre la roba che vogliamo, più che smettere di produrre la merda assieme alla cioccolata. Muore gente? La gente sta di merda per fare quello che vogliamo nel modo in cui lo vogliamo? Lontano dagli occhi. Ok. Ma quando la merda si ritorce contro di noi è interessante osservare il fenomeno. Come produttore di immagini ad un certo punto i dati di vendita, che certamente non sono tantissimi rispetto a quelli che ha l’agenzia nei confronti del fotografo, sono in ogni caso parecchi e sufficienti per fare certi ragionamenti. Ti chiedi “come mai non vendo qui?” guardando sulla mappa geografica. Una parte delle domande è commercialmente sensata: perché in Russia vendo meno? Perché in Finlandia/Scandinavia/Danimarca vendo meno? Queste domande possono avere un senso, se confrontate con centro Europa, Usa/UK/Australia. Certamente anche la Cina mi interessa, ma fino ad un certo punto e la risposta che mi do forse dovrebbe risolvere anche quella con la Russia: non credo ci sia modo di far rispettare e controllare gli interessi del CopyRight. Non ha molto senso in un paese capitalista dittatoriale, ma forse si: il diritto è solo quello dell’impero, gli altri devono battersela con la forza, che in Cina di certo non è alla portata del diritto e quindi del singolo.

Ma il resto? Googlo “mappa della ricchezza nel mondo” e ovviamente la risposta è: il mio mercato è quello dei paesi ricchi, che se la passano proprio bene.

Quindi la loro sensibilità si rivolge a sé stessi: la bellezza delle persone, la diversità e l’inclusività, tutte le istanze più libertarie arrivano perché la massa ha potere d’acquisto tale da dire “se non mi tratti come si deve non avrai i miei soldi”. Posso considerarlo totalmente un disvalore? In fondo è una faccia dell’economia di mercato che democratizza: quando entro nella maggioranza posso farmi sentire. Certo è una democrazia a pagamento, non ci sono dubbi. Il mondo che mi viene chiesto di rappresentare, sempre in versione ripulita, è comunque il riflesso di una sensibilità che non necessariamente rappresenta il vero, ma rappresenta qualcosa che questa gente vuole per sé stessa, il mondo che desidera rappresentato al meglio per sé, che li attira, che li fa sentire meglio.

Non vedrò certamente la vita quotidiana degli stati del continente africano: non ci sono acquirenti interessati in Africa, a vedere rappresentati sé stessi al meglio: non possono proprio permettersi di fare promozione di qualcosa del proprio mondo indirizzata al proprio mondo. Quello che rappresenteremo, quindi, sarà sempre la visione di chi ha i soldi: il lato turistico, folkloristico, colorato e fico. Non che non lo sia, ma di certo non saremo interessati a vedere una classe di scuola vera o idealizzata ma esistente almeno in un caso, che so… in un paese *stan. La sensibilità di chi ha i soldi per comprare richiede la rappresentazione di un mondo visto con quegli occhi. E ora va di moda il più politicamente corretto possibile. Qualche ciccia di più, qualche difetto (ma figo) qua e la, un po’ meno conformità tra le morfologie … una mescolanza multietnica che figurati se esiste davvero in quei termini, generi reali o percepiti che si incrociano in tutti i modi sposandosi, anche se la gente non si sposa o divorzia più di quel che si sposa. Ma che nelle menti dei benestanti acquirenti esiste, è un po’ più a portata di ieri ed è nei loro desideri. E quindi noi vi diamo la merda che volete mangiare.

Se ami qualcuno non cerchi qualcun altro – stronzata.

Gli assolutismi da cioccolatino non mi piacciono, ma quante volte, nelle cose più importanti della vita, le relazioni, ci si ispira a degli “ipse dixit” in cui l’ipse in questione non è che una enfatica voce di una serie televisiva? “Quando ami qualcuno non cerchi qualcun altro” o “non hai bisogno di nessun altro”. O “L’amore è per sempre”, o il suo contrario “niente dura per sempre”. Sempre, mai. Tutto è diverso, tutto è possibile. Altrimenti non avreste amiche, amici, gente a cui dite i fatti vostri che non è il/la vostro/a partner. Molti considerano intimità la visione dei genitali altrui, più o meno. So che è brutale, ma intimo è davvero ciò che sta dentro, e a quanto ne so, come specie, i nostri genitali sono esterni: è solo un costrutto convenzionale quello di coprire ciò che ci fa vergogna, freddo permettendo. C’è da chiedersi più il perché ci debba far vergogna. Se è brutto a vedersi, magari vi sarò grato di esservi coperti. E voi siate grati a me.

love

Quello che invece c’è DENTRO di noi, che è davvero intimo, quello si che è da custodire gelosamente, da non dare in giro “ma non dirlo a nessuno”. TU non devi dirlo a nessuno: l’ho detto a te, tu l’hai detto a me. E basta, a nessun altro. I miei amici, le tue amiche. Chi sono? Mostra la patata su youtube, se è bella gradiremo, e io mi denuderò in piazza, se è gradito bene, se no giratevi. Ma quello che io ti ho consegnato, il mio sentimento, la mia fragilità, il mio difetto, un momento della nostra vita, solo nostro: quello è intimo, quello non è esteriore, quello è davvero qualcosa che non puoi strapparmi: posso solo dischiudermi a te.

Tutti abbiamo bisogno di qualcun altro per mille motivi. Perché nessuno di noi è “tutto”. Continuare ad avere aspettative erronee su singoli esseri umani poi, come ogni aspettativa disattesa – perché siamo umani e reali, non idealizzazioni – genera delusione. Semplicemente potremmo avere interessi non condivisi con la persona con cui ci sentiamo bene per tantissime altre cose. Magari abbiamo con questa mille interessi, ma altri mille no. E sono importanti. Alcune persone dicono “non volevi una morosa, volevi un amico maschio”. Ma la stessa cosa vale a sessi inversi. In parte vorreste dei voi stessi che però sono indubitabilmente meno pigri.

Però dai, non diciamo stronzate da filmdammoOore. Perché l’amore è più complicato, il sesso, le relazioni, tutto questo è molto più sfaccettato e soggetto a gusti e personalità. Costruire le aspettative sulle favole romantiche rende la normalità dell’essere umani qualcosa di degradato. Ma non è vero. Non c’è nessuna degradazione: quella è la realtà. La realtà è spesso pratica, ti costringe. I soldi, il lavoro, la salute, le relazioni familiari, le pressioni sociali e l’opportunismo ad esse collegato.

Tu stesso/a non hai e non sei tutto quello che vorresti. E come puoi aspettarti che lo sia qualcun altro in relazione con te? Come mai vai dal panettiere invece che dal meccanico? Come mai parli con una certa tua amica e non con l’altra? E come mai con tua madre e non tuo padre, tuo fratello e non tua sorella? Perché semplicemente le situazioni e le persone sono varie. Devi vedere quello che c’è e poi decidere di volta in volta. E ognuno può essere in un modo oggi ed in un altro domani. Magari lo conosci meglio e vedi come sia quel “vero lui” o “vera lei”. La frequentazione, la ripetizione, la reazione e gli eventi difficili. Qualcuno ci piace tanto e altrettanto non ci piace. Vogliamo forse far finta che quella parte che non ci piace non esista?

Alla prossima.