mRAW e adesso il denoise? nel culo.

Nella mia organizzazione di shooting in RAW ho, praticamente sempre, escluso i formati non-full di Canon come s-RAW o m-RAW. Questi ultimi consentono di restare RAW ma di avere dimensioni più contenute. Fino ad oggi non è mai stato un problema. Ma in un recente evento non ero sicurissimo di potermi permettere di scattare all’infinito. Non sono quel genere di fotografo, non mi trovo nella situazione in cui è standard prevederlo: conosco le soluzioni possibili, ma non necessitandone solitamente ho optato per la riduzione del formato usando mRAW con una DSLR Canon EOS 5D MarkIV e, boh, qualcosa anche con una Canon EOS 7D MarkII.

E ho sbagliato.

Questo perché quando scatti in digitale, in RAW, non “pensi a pellicola” per parecchi motivi, non ha senso farlo. Ha senso invece considerare il mezzo e il processo fino alla post produzione e io ho dato – sbagliando per inesperienza, che non significa età, mai – per scontato che mRAW fosse solo “più piccolo” (dimensione in pixel) e che usasse tecniche di compressione e BLAAAAAAAAH, ripeto, sbagliandomi. Non mi sono ri-documentato: impreparazione: poco professionale. Ho solo detto “usiamo quello piccolo”. Qui apriamo al commento di classe: se puoi averlo grande, non scegliere quello piccolo.

Bene, anche questa è fatta. Colorado mi aspeTa.

Si ma qual è il problema? Il problema è che non scatti in RAW perché fa figo, scatti in RAW proprio per il processo nel suo insieme. Nell’ecosistema si sono inseriti svariati software di elaborazione aggiuntivi, che servono proprio a migliorare il file automaticamente in situazioni non-ottimali, tipicamente quelle ad alta variabilità, imprevedibili. Ad esempio i software della DxO per il denoise. Ecco: quelli proprio ti dicono “file incompatibile”.

Ah beh ma io ho la maglia di lana e me la rido*! – direte voi. Cioè: io ho comunque ACR che ha l’enhancer , superdenoiser ai-denoiser e l’adenoider. E no, cazzo. Non con gli mRAW, sicuramente quindi sRAW anche meno. Colpa mia, non ho ripassato-studiato. Quindi ora? Denoising a mano o scoprire altra roba.

Molte analisi tecniche (es. LibRaw) sottolineano che sRAW/mRAW sono già debayerizzati in camera e salvati in un formato “simil-JPEG lossless” (con luminanza piena e crominanza sottocampionata), quindi non sono equivalenti al RAW pieno.( libraw.org ) Questo spiega anche perché alcuni software li trattano diversamente: ma non spiega perché io sia stato cojone. Cosa, invece, lo spiega? Il fatto che non ci ho pensato, disattenzione e superficialità perché sono vecchio e pensavo “so sempre tutto sulle situazioni e conosco i miei mezzi”. Quindi ho dimenticato che si, certo, ho tanta esperienza sul campo e la situazione me la gestisco, ma non avevo esperienza di uso ed errore di questi formati. E quindi adesso ho materiale di qualità inferiore sotto diversi punti di vista. Un vero inferno di merda, cazzo! Proprio come i neofiti: bra-vo. Spero solo che la gente, come sempre, non capisca un cazzo. Io farò del mio meglio perché siano accettabili da un professionista-medio. Ma intanto ecco, ricordiamoci; nel frattempo: smazzarsi.

Ho anche già pensato di includere nel mio software scarica-dalla-scheda-al-pc alcune righe per far fare ad exiftool la scrematura e ricordarmi: con queste ti scordi di usare il denoiser basato sul deep learning e ti diverti con il deep-self-anal.

usando questi comandi per scremare (questa è la base)

per la versione testuale e

sempre sia lodato Phil Harvey.

Poi integrerò qualcosa perché sposti lui e faccia segnalazioni. Ma … in teoria non dovrei IO mai più farlo: se non c’è trippa per gatti software, i gatti software non hanno ciccia sulla quale lavorare. E io mi inculo peggio del 2004. Forse.

Se comunque sei stato come me e hai Canon… non sei “finito”, ma hai messo i file in una zona grigia dove i denoiser “furbi” (quelli che lavorano prima del demosaic) non possono più fare il loro mestiere.

Perché ACR Enhance/Denoise e DxO PureRAW ti mollano lì

  • Canon mRAW/sRAW non è un RAW “mosaico” classico: la macchina fa già una parte di pipeline (demosaic / ricostruzione colore + riduzione risoluzione). In pratica il file è già “mezzo cotto”. È proprio per questo che l’AI denoise di Adobe e il DeepPRIME di DxO (che vogliono i dati Bayer/X-Trans grezzi) spesso rifiutano il formato. support.dxo.com+3community.adobe.com+3Photography Life+3
  • DxO lo dice esplicitamente: mRAW/sRAW non supportati perché “non true RAW” e perché limita quello che possono fare i loro algoritmi. support.dxo.com
  • Anche lato Adobe: Raw Details è dichiarato per raw mosaic; l’AI denoise segue la stessa logica (non può “tornare indietro” a un mosaico che non esiste più). Adobe Help Center+1

“Lo converto in DNG e via?” (comunque non ti ridà il RAW)

Convertire in DNG non ricrea quello che la camera ha già “cucinato”. Se l’origine non è più mosaico, non ottieni un DNG mosaico “vero”.

In più: quando Adobe fa “Enhance”, storicamente genera spesso un Linear DNG (demosaiced), che è più simile a un TIFF come natura dei dati (anche come peso). Quindi: anche se passi da DNG, il collo di bottiglia resta (i denoiser che pretendono mosaico non si attivano). community.adobe.com+1

Quindi che strade hai (buone) per il denoise, restando il più “raw-like” possibile?

1) Resta in “sviluppo RAW” con software che digeriscono mRAW, e fai denoise lì

Qui l’idea è: lavori in un raw developer che apre e tratta bene i CR2 mRAW, fai NR prima di esportare, e poi eventualmente finisci in Photoshop/ACR con un file a 16 bit.

Opzioni sensate:

  • Canon Digital Photo Professional (DPP): è il percorso più “coerente” con i file Canon perché è fatto apposta per EOS RAW. Apri, bilanciamento del bianco, recuperi, NR, poi esporti TIFF 16-bit. Canon Italia+1
  • darktable / RawTherapee: supportano CR2 e hanno denoise seri (non AI “mosaico”, ma molto efficaci se regolati bene). darktable gestisce CR2 tra i formati supportati. darktable+2darktable+2
    • Nota nerd: in RawTherapee ci sono state proprio note di rilascio su “improved support for Canon mRaw variants” (quindi vale la pena usare una versione recente). RawTherapee

Workflow pratico (robusto):

  1. Apri in DPP / darktable / RawTherapee.
  2. Fai le correzioni “da negativo”: WB, esposizione, recupero alte luci moderato, curve base.
  3. Fai denoise (prima crominanza, poi luminanza con mano leggera).
  4. Esporta TIFF 16-bit (gamut ampio, es. ProPhoto/16 bit se previsto dal software) e fai il resto (contrasto fine, dodge&burn, sharpening finale) in PS/ACR.

pro: resti il più possibile in una pipeline “da negativo” fino a quando serve.
Contro: non hai DeepPRIME / ACR AI Denoise, perché quelli vogliono mosaico.


2) Vuoi comunque “AI denoise”? Fallo su un TIFF 16-bit (non RAW)

Se il tuo obiettivo è la resa più che “restare RAW a tutti i costi”, la soluzione più pragmatica è:

  • sviluppi “pulito” (minimo indispensabile) in DPP/darktable/RT → esporti TIFF 16-bit
  • applichi un denoiser AI che accetta TIFF (ce ne sono diversi sul mercato)
  • rientri in PS/Lightroom per finire

Qui lo scambio è chiaro: perdi la flessibilità RAW pura, ma in cambio ottieni un denoise AI comunque potente.


3) Se ti serve più “ciccia” in pixel: Super Resolution dopo

Dato che mRAW ti ha tagliato risoluzione, puoi valutare upscaling dopo lo sviluppo/denoise:

  • Adobe “Super Resolution” supporta più tipi file rispetto a Raw Details (inclusi JPEG/TIFF). Quindi può essere un passo successivo su TIFF 16-bit se ti serve output grande. Adobe Help Center

I “drawback” reali con mRAW (così ti regoli mentalmente)

  • Risoluzione: persa e non recuperabile (se non via upscaling). Photography Life+1
  • Demosaic già fatto: molte magie “pre-demosaic” (tipo DeepPRIME / ACR AI Denoise) non sono più applicabili. community.adobe.com+1
  • In alcuni casi c’è anche roba tipo subsampling cromatico / encoding interno che rende il file “meno negativo e più immagine” rispetto a un RAW pieno. Open Photography Forums+1

Se dovessi scegliere io un percorso “zero sbatti / massima resa”

  1. DPP → TIFF 16-bit (pulizia + base) Canon Italia+1
  2. Denoise (nel raw developer o AI su TIFF, a seconda di quanto sei esigente)
  3. Finitura in Photoshop/ACR/Lightroom

Se invece ti piace smanettare e vuoi restare “parametrico”: darktable o RawTherapee e ti fai un preset di denoise per ISO tipici. darktable+2

*cit: Rat-Man d’altri tempi

IBODESI DI GHOMBLODDHO

Ipotesi: il paese (2024) va male, propaganda a parte. Nell’idea della maggioranza per motivi “da conservatori”. I conservatori con del potere cavalcherebbero questa cosa. Per fomentare la profezia che si autoavvera è abbastanza facile lasciare che le naturali propensioni umane al fancazzismo si uniscano con gli interessi privati nel distruggere il bene pubblico. Nel frattempo il popolo si autodistrugge, con l’ignoranza diventa anche meno competente e più povero, ma non così povero da accettare qualsiasi cosa. Questo va cambiato lasciando che lo sfacelo sia ancora maggiore, per formare un nuovo “dopo guerra”, qualcosa come il vecchio boom. Ma si tratterebbe sempre di lavoro pezzente, il mondo non è più quello e il boom c’è stato in quel contesto, non in questo. Semplicemente verremmo divorati dal resto del mondo, mantenendo però i confini e venendo schiavizzati dai soliti dell’1%, con la forza che per qualche stupido motivo, come in qualsiasi altro posto stupido del mondo, funziona come tra le bestie e che i cani pastori sanno ben governare.

La gente non è sveglia, in nessun senso. I giovani non votano. Quelli che riescono ad andare vanno. Restano proprio quel genere di persone che sono gestibili da quel sistema, per andare verso un classismo in stile USA, capitalismo predatorio e competizione per la sopravvivenza, letterale.

Sfacelo, decadenza, povertà, fine dello Stato che offre buoni servizi, che cresce una popolazione istruita e consapevole e quindi democratica, che cerca di aprirsi e progredire, per sfangarla, invece ed essere ricattata dalla sopravvivenza, figliando come ratti, con una superstizione e del moralismo da chiesa ma senza il potere della chiesa a contrastare il potere.

La pacchia del badrùne in pratica.

GomblotthooooooooooooooooooooooooooooooooooHHHHHhhhhhhhhhhhhhh.

Magari non proprio orchestrato. Diciamo che qualcuno ha la facoltà di stare a guardare, lasciare che accadano alcune cose ed altre no, sempre alla giusta distanza dagli schizzi sia di merda che di sangue.

Potrei cambiare nome di nuovo

Storicamente (2003) il mio blog aveva un altro nome, partito ai tempi di Splinder. Tentai il backup – dicevano compatibile con wordpress – e il ripristino. Che andò male. Ho il backup, se qualcuno fosse un bravo bonificatore forse riuscirebbe a riprenderlo. Forse persino io potrei mettermi a imparare fino a riuscirci. Per ora non ho questa fissa. Del resto… tutto internet soffre di questa volatilità: sono solo dei files condivisi in qualche computer ed eventualmente esposti al pubblico. Morto quel computer, caduta la manutenzione a quel sistema, addio, così come la raggiungibilità, la reperibilità nel mare di roba. Si sapeva, ne si parlava sempre, è una realtà.

Ad ogni modo il nome mi piaceva, lo avrei tenuto. Ma ho fatto un errore: ho lasciato l’anonimato in favore di una breve ma – per me – significativa relazione reale. Finita male. Il blog mi esponeva come stimolo reciproco con una relazione che doveva essere chiusa in modo netto, per ridurre il dolore e lasciare che chi gestisce con la rabbia e l’odio potesse semplicemente odiarmi. Ma riceverlo, quell’odio, anche no, grazie. Magari sul momento tu stai bene, ma come sempre chi ti idealizza sul momento, poi prende tutta la tua merda che aveva negato una settimana prima e te la riversa addosso. Si sfoga, sta bene e tu invece rimani intarsiato di sterco in un bellissimo kintsugi alternativo ( Kusotsugi (糞継ぎ) oppure Funtsugi (糞継ぎ) ) per il resto della vita.

Cambiai dunque nome al blog, questo, che si chiama attualmente e poco originalmente “testa di pazzo”. Purtroppo non mi sono inventato qualcosa che non fosse già esistito, ad esempio “testa di basso” del buon Saturnino. Siccome le views sono sostanzialmente irrilevanti, spero di poter cambiare nome (tecnicamente intendo, spero, non ci ho guardato) e casomai lo chiamerò FUCKCHEYADEEMURDER, che vedo che non ha assolutamente risultati su google (o qualcosa di simile). Nessuno coglione ha mai usato questa combinazione di caratteri. E non viene dal nulla: ai tempi in cui la sintesi vocale esisteva ma era roba da nerd nel senso deteriore del termine, tipo 1993? Usai l’amiga oppure qualcosa con PC ma di tempi … antichi, per cercare di dire le stronzate che sempre si fanno dire alla sintesi vocale se si hanno 6 anni mentali come me.

Mi feci aiutare e confrontai con altri del liceo con la stessa coglionaggine scatologica e testupdee cat so oppure pet so dee murda/murder furono parecchio gettonati per un po’. Quindi ha una storia personale.

Inoltre scoprii dopo millanta anni che nello stesso periodo il nostro cantante aveva dato il nome al nostro gruppo, senza mai dirci il motivo, più o meno nello stesso modo: una pronuncia distorta e buffa del tentativo, 10-15 anni prima, di qualche gioco per il Commodore64 di dire “PowerUP”. Non vi dirò la parola. Ci ho messo decenni per saperlo. Tutt’ora quella combinazione che non vi sto dicendo purtroppo risulta una parola cinese usata, talvolta. E un gruppo di qualche minchia di techno brasiliana o simile. Quindi persino nello stesso ambito. Bene, comunque ecco fatto un annuncio: una cosa che so fare bene per poi disattendere qualsiasi aspettativa.

~

Se la pratica mantenesse la stessa logica di denominazione, il nome giapponese per “riparare con lo sterco” o “riparare con le feci” potrebbe essere costruito utilizzando il termine per “sterco” o “feci” al posto di “oro.” In giapponese, i termini comuni per queste sostanze sono:

Kuso (糞) – generalmente usato per indicare “feci” o “sterco” in senso informale.
Fun (糞) – un termine un po’ più formale, che significa anch’esso “feci” o “sterco.”

Quindi, il nome equivalente potrebbe essere qualcosa come:

Kusotsugi (糞継ぎ) – che significherebbe “riparare con le feci.”
Funtsugi (糞継ぎ) – alternativa leggermente più formale, sempre per “riparare con lo sterco.”

Naturalmente, questo nome non esiste realmente come pratica o concetto, ma seguirebbe la logica della costruzione linguistica del kintsugi.

Mental dickpics voyeurs

guarda le mie seghe! – mentali, e cosa avevi capito?

Quelle che molte persone chiamano “seghe mentali” sono semplicemente ragionamenti. E con ragionamenti non intendo tanto QUESTO (che, per carità, è giustissimo) quanto piuttosto i significati 1 e 3 del Vocabolario Treccani (QUI). Ma cosa accade? Accade che ti prendi i tuoi pensieri, che di giorno in giorno si nutrono di nuove informazioni, punti di vista, opinioni, considerazioni, critiche, ribaltamenti, ma soprattutto DOMANDE, e te li meni di brutto. Li incroci, li confronti, verifichi, vedi che cosa ne esce, magari dici solo che quello che ti sembrava vero ora non lo sembra. Se per il “semplice” dilemma del tram (trolley problem) NON ci sono soluzioni ma più che altro puoi usarlo per capire come tu pensi, come tutti noi pensiamo, in quale modo le persone si comportino davvero e non in modo ideale e magari perché … non si vede perché non potresti avere pensieri, domande e … ragionamenti relativi a questo. A volte potrebbe essere il semplice “se questo, allora quest’altro”. Ma come dice il buon Casto, naturalmente ,la parte “SE-QUESTO” spesso è quella da verificarsi. Ciononostante porre sul piatto questo tipo di “if” non è ininfluente: spesso spinge persone capaci a chiedersi “si ma… quell’IF li, iniziale? Lo verifichiamo o no? Perché a me la risposta a quella domanda mi interessa, non mi va bene se va così, non mi piace, quindi vediamo se quell’IF è vero”. Ed ecco l’evidence based: la verifica, il metodo.

Bene, quando leggiamo i saggi, le domande, stiamo guardando le seghe mentali di esseri umani, guardiamo fisso nella loro mente, lo srotolarsi ed il chiedersi, il dubbio, le eventuali fallacie o la loro correzione.

Guardoni.

Sul valore #4386234

  • E quindi vali.
  • No, non vali un cazzo.
  • Si vali, vali per te, vali per i tuoi amici e i tuoi familiari e cari e la morosa, finché non ti molla.
  • Ah bello, quindi “ogni scarrafone è bbello a mamma soja” diventa un obiettivo dell’umanità.

Il valore è un elemento relativo.

Segue, Solipsismo con iA:

Analizziamo il brano riportato, che inizia con un dialogo e include una riflessione critica:

Dialogo:

  • E quindi vali.
  • No, non vali un cazzo.
  • Si vali, vali per te, vali per i tuoi amici e i tuoi familiari e cari e la morosa, finché non ti molla.
  • Ah bello, quindi “ogni scarrafone è bbello a mamma soja” diventa un obiettivo dell’umanità.

Riflessione critica:

Il valore è un elemento relativo.

Analisi del Dialogo

Il dialogo è un botta e risposta tra due (o più) persone, con un forte contrasto di opinioni riguardo al concetto di valore personale.

  1. Prima voce: “E quindi vali.” – Inizia affermando che la persona ha valore.
  2. Seconda voce: “No, non vali un cazzo.” – Risponde negando completamente il valore della persona, usando un linguaggio volgare per enfatizzare il disprezzo.
  3. Terza voce: “Si vali, vali per te, vali per i tuoi amici e i tuoi familiari e cari e la morosa, finché non ti molla.” – Cerca di mediare, sottolineando che il valore è riconosciuto da persone vicine e care, anche se condizionato.
  4. Quarta voce: “Ah bello, quindi ‘ogni scarrafone è bbello a mamma soja’ diventa un obiettivo dell’umanità.” – Ironizza sul concetto che ogni persona è bella per qualcuno che le vuole bene, suggerendo che questo sia l’unico riconoscimento di valore disponibile.

Riflessione Critica

La frase “Il valore è un elemento relativo.” esprime la conclusione che il valore non è assoluto ma dipende dal punto di vista delle persone e dalle loro relazioni.

Approfondimento Critico

  1. Relativismo del Valore: Il dialogo mette in evidenza il relativismo del valore personale. La prima e la seconda voce rappresentano due estremi opposti: l’affermazione di un valore intrinseco contro la totale negazione di esso. La terza voce introduce un punto di vista più complesso, riconoscendo il valore in base alle relazioni personali.
  2. Condizionalità del Valore: La frase “finché non ti molla” suggerisce che il valore percepito dagli altri è condizionato e può cambiare con le circostanze. Questo introduce l’idea della precarietà del valore basato sulle relazioni personali.
  3. Ironia e Critica Sociale: La quarta voce utilizza ironia e una frase idiomatica (“ogni scarrafone è bbello a mamma soja”) per criticare l’idea che il valore sia determinato esclusivamente dall’affetto altrui, suggerendo che tale concetto potrebbe essere visto come un obiettivo universale, ma in modo sarcastico.

Conclusione

Il brano attraverso un dialogo semplice e diretto esplora la complessità del concetto di valore personale. Sottolinea come il valore non sia una qualità intrinseca e universale, ma piuttosto una percezione relativa e condizionata dalle relazioni interpersonali e dalle circostanze. La riflessione critica finale sintetizza questa visione, evidenziando il relativismo del valore.

Proseguendo:

Riflessione Critica sul Concetto di Valore

Il brano propone un dialogo che solleva una questione fondamentale: la natura e la relatività del valore. Per comprendere appieno questa tematica, è necessario esplorare il concetto di valore in generale, per poi applicarlo al contesto personale.

La Natura del Valore

Definizione e Tipologie di Valore:

  • Valore Intrinseco: Questo tipo di valore è inerente a un oggetto o una persona indipendentemente dal contesto o dalle opinioni esterne. Un esempio classico è il valore morale o etico che alcune filosofie attribuiscono agli esseri viventi per il semplice fatto di esistere.
  • Valore Estrinseco: Questo tipo di valore è attribuito da osservatori esterni e può variare a seconda delle circostanze. Ad esempio, il valore di un oggetto di mercato è determinato dalla domanda e dall’offerta.

Funzionamento del Valore:

  • Relativismo del Valore: Il valore è spesso visto come relativo, dipendendo dal contesto e dalla prospettiva dell’osservatore. Questo relativismo implica che il valore non è una qualità fissa ma può cambiare con il tempo, le circostanze e i punti di vista.
  • Determinazione del Valore: In molte situazioni, il valore è determinato attraverso interazioni sociali e scambi. Nel mercato economico, ad esempio, il valore di un bene è stabilito dal prezzo che le persone sono disposte a pagare.

Applicazione al Valore Personale

Con queste basi, possiamo applicare la nostra comprensione del valore al contesto personale.

Relativismo del Valore Personale:

  • Valore Percepito: Come suggerisce il dialogo, il valore di una persona può essere percepito in modo diverso a seconda di chi lo osserva. Un individuo può avere grande valore per i propri cari e amici, mentre potrebbe non essere riconosciuto allo stesso modo in un contesto più ampio o estraneo.
  • Condizionalità: Il valore percepito da altri può essere condizionato dalle relazioni e dalle situazioni specifiche, come evidenziato dalla frase “finché non ti molla”. Questo sottolinea la natura instabile del valore personale quando è basato esclusivamente sull’approvazione esterna.

Critica al Relativismo Estremo:

  • Insicurezza e Autenticità: Basare il proprio valore unicamente sulla percezione degli altri può portare a insicurezza e mancanza di autenticità. Gli individui potrebbero sentirsi costretti a conformarsi alle aspettative altrui per essere accettati.
  • Valore Intrinseco e Autostima: Riconoscere un valore intrinseco, indipendente dall’approvazione esterna, è fondamentale per sviluppare una solida autostima e vivere autenticamente. Questo riconoscimento deve coesistere con il valore percepito nelle relazioni, creando un equilibrio che permette agli individui di sentirsi valorizzati senza dipendere completamente dagli altri.

Conclusione

Il valore, sia intrinseco che estrinseco, è una nozione complessa e multidimensionale. Il dialogo del brano ci invita a riflettere sulla natura relativa del valore e sulla sua applicazione alle persone. Per evitare le trappole del relativismo estremo e della dipendenza dall’approvazione esterna, è cruciale sviluppare una comprensione equilibrata del valore che integri sia l’aspetto intrinseco che quello relazionale. Solo così possiamo promuovere una visione del valore che supporti la dignità, l’autenticità e la solidità personale.

L’immagine che ho chiesto all’iA di creare, per questo post, era talmente new-age e gomblotto di cazzate sciochimiche che ho desistito. Certo, usando magari più impegno… ma NAAAAH.

Autolesionismo di massa #2398472349

Alcuni individui, più rari di altri, all’interno del gruppo degli esseri umani hanno capacità che potrebbero essere indirizzate al miglioramento della condizione umana generale. Ma loro come tutti noi devono usare buona parte del proprio tempo ed energia a sopravvivere, a competere con gli altri. Se, lontano dalla sopravvivenza e da un tipo di competizione legata a questa, fossero solo le loro idee a competere comunque per un fine che non è competitivo, ma collaborativo, saremmo nell’utopia.

Invece no, gente che potrebbe arrivare a rendere l’economia della scarsità un mondo per gli altri animali invece deve cercare lavoro e faticare a trovarlo come chiunque altro. Accontentarsi, fare un sacco di fatica non impegnata nella ricerca del miglioramento per tutti ma, invece, per un fine principalmente commerciale, ossia legato alla competizione e alla sopravvivenza di una parte.

Questo frena notevolmente il progresso in senso sociale: magari quello tecnologico, sempre usato per avvantaggiarsi su competitors da lasciare indietro, procede, certo. Ma il progresso, che rende gli umani meno schiavi del sopravvivere cercando di essere migliori degli altri a questo unico scopo, procede pianissimo e ci rende, in questo aspetto, ancora poco progrediti rispetto ad altri animali dove comunque la gerarchia, la sopraffazione di altri, la legge del più forte, il sopravvivere come scopo principale e a svantaggio di altri, sono il sistema principale. Nulla di questo è assoluto, ma gli esseri umani potrebbero aspirare ad un salto di progresso sociale ed esistenziale davvero più alto di quanto non stia accadendo ed è lo scarso allontanarsi dalla logica di mercato, di gerarchia e dominio a tenere lontano un vero miglioramento per tutti, dove la collaborazione a vantaggio della razza umana sia più importante della competizione dei singoli per la condizione propria e del proprio piccolo gruppetto.

~

ChatGPT 4o: Il testo solleva punti validi riguardo alle limitazioni imposte dalla competizione per la sopravvivenza e l’importanza della collaborazione per il progresso sociale. Tuttavia, alcune affermazioni possono essere idealistiche e semplificare problemi complessi. La chiave potrebbe risiedere nell’equilibrio tra competizione e collaborazione, oltre che nella creazione di strutture sociali ed economiche che permettano a più persone di esprimere il proprio potenziale senza essere limitate dalle necessità di base

l’universo se ne fotte #238947

Avere a che fare con il senso della vita e i bilanci è tutto. C’è in mezzo il senso di vergogna, di fallimento, di dover almeno far scoppiare un bum di qualcosa prima di scomparire, di dover lasciare il segno, di essere vissuti e che qualcuno se ne sia accorto.

Ma non ha senso, non ha senso per nessuno, a nessuno frega niente, ogni istante dura un istante. E basta. Pochissime illuminate menti sono così utili da essere – a nostro giudizio – immortali e accompagnarci ancora oggi. Si tratta a mio avviso di filosofi, poco altro.

Quindi che senso ha che me ne preoccupi?

Scomparire in buon ordine.

D è morto ormai … 14 anni fa. Un anno dopo B mi avrebbe lasciato e ci convivo da quel giorno. Mio zio è andato da tempo. Qualcuno si accorge di qualcosa, a qualcuno mancano? Tutti “bisogna andare avanti” ma certo, solo che ci pensavi poco prima e ci pensi poco dopo.

Questo senso di vergogna, di confronto, di dover qualcosa a qualcuno… Ma se vuoi morire perché hai fatto quel famoso bilancio… di tutto il resto dovresti aver chiaro che proprio non te ne deve fregare un cazzo, ancora meno. Prendi, dai fuoco a tutta la tua roba che non sei riuscito a vendere, polverizzi gli avanzi, poi sparisci tu stesso, fine.

A loro di grattarsi le rogne pur di vivere gli va e gli va tanto, da tanto. Sbarcare il lunario, tirar giornata, arrivare ad omani, arrivare alla pace e alla calma come massimo. La cuccia. Ah se la voglio la cuccia! Io la amo la cuccia. Il calduccio, il fresco, il coperto. Ma questo è il minimo sindacale. Non qualcosa per cui dici “hey universo, grazie! IO ESISTO! Oggi sono sopravvissuto! Oggi ho permesso che la mia società accettasse di riconoscermi con una serie di contorti simbolismi – vitto e alloggio, sopravvivere fino a domani uauuu”. Fama gloria fortuna dominiodelluniverso? Ma basterebbe grande, ripetuta, continuativa soddisfazione.

Quindi?

Niente quindi ricordo amici morti e penso… che sono morti da tanto tempo e sembra che a nessuno tutto sommato sia cambiato un cazzo. Si tira avanti. Tutti tirano avanti verso la loro di morte.

C’è da aver meno ansia, meno paura, di uccidermi, per quanto riguarda “gli altri”. Non sono nessuno in nessuno dei miei giorni da vivo. Figuriamoci quanto può durare la maldicenza da morto… e a chi dispiacerebbe: il mio cognome si estingue, complici noi fratelli di cui me stesso volontariamente sterilizzato per non correre il rischio.

Quindi, ancora?

Parlo con me, ricordo a me, che tutto questo tracciare graffiti, lasciare appunti, riempire musei, parlare alla nuova generazione… se non lo faccio, se non ci sono, non cambia un cazzo. Non hai davvero questa responsabilità perché te ne sei accuratamente tenuto lontano, non hai nessuno a cui mancherai, perché non gli manchi oggi. Gli manca qualcosa, qualcuno, due minuti. Ma non tu davvero, non quello che sei. Nemmeno tu hai grande desiderio che tu stesso esista… e non ci sono segni che questo cambi, per gli altri.

Solo frasi di circostanza, non dire così, la vita qua, il senso la. Niente che un qualsiasi chatGPT non ripeterebbe a pappagallo, niente che non riuscirebbe a confutare una volta che gli adducessi le giuste motivazioni, che sono le mie. E no, non ci è affatto riuscito, come è logico che sia, visto che attinge alla conoscenza umana (e mi riferisco alle volte in cui non sta sparando cazzate).

Un mio ex compagno di classe cadde in un crepaccio rischiando di morire assiderato e recentemente ha scritto un libro il cui titolo fa riferimento ad un pensiero-preghiera che è una richiesta d’aiuto al suo amore, sua moglie.

Io non voglio dire che se mi trovassi nella stessa situazione non avrei qualcuno a cui pensare come “aiutami” e che mi aiuterebbe. Ma se mi accorgessi che non sto provando dolore… che mi sto assiderando…

Una vita senza amore o una morte per assideramento quanto sono diverse?

vediamo se ce l’ha fatta

Incontro le persone in un momento di svolta. Ho esperienza, quella della vita, tutto qua, niente di più.

Quando non li vedo più, dunque, magari osservando (come dicono i gggggggggggiovani “stalkerado” – cosa orrenda, vista la natura originale dello stalking) qualche info nei profili social e la direzione che potrebbero aver preso con scuola ed università, se sono passati alcuni anni, mi chiedo sempre con un cero cinismo, “vediamo se ce l’ha fatta”.

Il nodo è praticamente tutto li. Ce la fai? Vai avanti, ti blocchi, ti incastri, prendi la via del fosso che scavi per sempre oppure sei appoggiato al pratino del giardino?

Tra i 18 e i 20 prendi la rincorsa, tra i 20 e i 30 hai fatto praticamente la tua scelta, le jeux son fait. Tutti i fallimenti e ripartenze non saranno mai come quel periodo. Ci sono cose che non torneranno mai, non per la maggior parte della gente. I segnali ci sono tutti per capirlo senza che sia ora, ma è davvero difficile.

Tra i 20 e i 30. Il resto è rifare il letto fino a quello di morte.