Si deve andare avanti, rivangare non serve a nulla. Vero, verissimo. A volte però una cosa ti arriva, un ricordo, non lo cercavi.
Vedremo che succederà a questo. Prego, entrate.
Il ricordo “core” non è mai stato un problema, ma ne è arrivato un altro pezzetto, forse una considerazione più consapevole. Quando si fa la comunione?* Mi pare a 8 anni circa. Bene, quindi… ero un bambino, un bamboccio anche. Normale, comunque, a mio avviso, normalissimo. Comunque ci servono in mente, questi 8 anni, per cercare di orientarci. Pensate ad un bambino, alle sue gambette e testone, alla sua voce, i suoi occhi, quello che fa, come reagisce al mondo.
Mi chiesero, e come faccio a ricordarlo è presto compreso, che volessi da mangiare al ristorante. Un ristorante piuttosto lussuoso al tempo, ora del tutto fuori portata (e senza senso: ci sono andato come ospite/fotografo recentemente: per quei soldi avrei mangiato alla stessa qualità TRE VOLTE altrove e senza tanta prosopopea) in cui era normale, per gli adulti, mangiare rane, una zuppa in crosta molto in voga lì e svariate prelibatezze e raffinatezze per viveur. Ma io avevo 8 anni. Quindi chiesi tortellini panna e prosciutto, una delle cose più buone in assoluto per me, al tempo. Mi chiesero sicuramente “ma sei sicuro? Puoi chiedere qualsiasi cosa e la faranno”. Mi era già chiaro, infatti la chiesi.
Ero anche contento, al momento.
Ora questa seguente affermazione potrebbe risentire di ricostruzioni di memoria, le cui fondamenta seguiranno: riuscivo a sentire nell’aria e da frammenti di conversazione però che la mia scelta era sminuita – bonariamente avremmo tutti detto al tempo – con sussiego e accondiscendenza, è un bambino, si sa, ah-ha-ha.
Negli anni però questo fu chiaro, ripetuto e ripetuto ancora. Sembrava divertente a ripetersi. Mi sono sempre adattato anche io al pensiero “abbiamo dovuto mangiare roba da trattoria in un ristorante stellato perché tu eri un bambino, che cosa ridicola eh?” per anni. Fino a dieci minuti fa.
Era un ristorante stellato. Potevate TUTTI chiedere quello che volevate ed anche io. Ma chi ha scelto che tutti dovevano mangiare quello che avevo scelto io, invece di dare a me una cosa che si poteva persino prendere al supermercato rendendomi comunque felice, soddisfatto, mangiando invece una cosa adeguata al luogo e che a me probabilmente non sarebbe interessata minimamente? Chi ne sapeva di cose del mondo? Io o voi altre teste di cazzo?
Chi lo sa, ora vedrò di cercare il meglio possibile: che uno stellato Michelin, comunque, a prescindere da questo, in situazioni di gruppo non avrebbe accettato ordini differenti per tutte le persone? Possibile. Ma anche in questo caso: 120 persone E UNA con una cosa diversa: il festeggiato del cazzo. Il re della fottuta festa e voi conformatevi tra voi, voi che sapete che cosa si può fare nel mondo, della vostra esperienza fatevene qualcosa, invece di tirarmela su e giù per il collo per il resto della vita, merde.
Fine delle attenuanti che diventano aggravanti invece.
Rancore? Beh se ci penso ancora si. Ma si può investire: non ripetere queste cagate con gli “aneddoti divertenti” che invece di divertire, fanno sentire sbagliato il bambino o la bambina. Sono sempre in tempo a fare simili errori del cazzo con le mie nipotine. Devo evitarlo. Ecco a che serve ricordare: a cercare di non ripetere gli errori, non lo diciamo sempre?
Fine dello spettacolo, ricordo finito. Potete andare.
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* La Prima Comunione si fa solitamente tra i 7 e i 9 anni, al termine del percorso di preparazione catechistico di circa due anni, spesso durante la fine della terza elementare o l’inizio della quarta, con celebrazioni che avvengono prevalentemente in primavera (aprile/maggio), in prossimità della Pasqua, anche se le parrocchie stabiliscono le date specifiche (ci dice la splendida Ai-Overview prendendo credo da 4 fonti, tra le quali wikipedia it)
Quand’ero piccolo vicino a casa mia c’era un parco giochi. L’altalena legata a questo ricordo si trova ancora lì, credo sia la stessa, quella che sostituì la precedente, forse fuori norma, ora è ancora salda al proprio posto. Su quella altalena accaddero due “cose sessuali”. Anche se per me non lo erano chiaramente. Più che altro furono “incontri di concetti”, più che fatti materiali.
Passo nella ditta che mi affitta lo studio. Di fronte al parcheggio vedo scendere una donna che intendeva farmi da modella di nudo, con il suo bimbo appeso al collo con una imbragatura. Le chiedo come va, vedo che va bene, le chiedo se si stia rimettendo a posto (panza) e lei si, faccio palestra, mi sono presa molta cura di tutto oltre che sua (e indica la bimba). Tra l’altro, stupita (ahahah, io no, ormai… ) del fatto che – mi dice – stranamente suo marito abbia storto il naso riguardo alle foto di nudo: “non credevo sai?” mi dice. La accompagno dentro e iniziano le feste alla bimba, tutte si alzano, poi escono gli altri dagli uffici, ci si sposta in sala mensa-caffè, arriva qualcun altro … lei si becca tutte le coccole ed intanto fa per spostarsi verso altre aree e far vedere la bimba ai disabili che di solito segue (che bella cosa! pare che siano felicissimi di vedere i bimbi piccoli e coccolarli – non sapevo) … e nel frattempo arriva anche un’altra mamma in maternità… e si agg8iunge altra gente, tutti a fare le feste ai piccoli; guardo l’orologio, sono le 11. Entra persino la luce del sole di taglio dalla finestra: entrambi i piccoli sono biondi con gli occhi azzurri e il sole passa attraverso quei capellini finissimi in un modo incantevole. Si guardano attorno con gli occhioni, capiscono di essere al centro dell’attenzione. 

