non sapere quel che si dice: emoticon version.

Post risalente al 19-4-2014

Quando sono nate le emoticons, oppure smiley, oppure “le faccette” e oggi anche “emoji”, tutto funzionava solo a caratteri. Per fare una faccetta usavi due-punti-meno-parentesi.

Era un modo dei nerd per fare cose simpatiche in un mondo totalmente a caratteri. Ma è possibile diventare analfabeti anche in questo? Certo, basta anche in questo caso ignorare le cose. La forma specifica dei caratteri è puramente grafica. Eppure nonostante questo, che è totalmente elementare, c’è gente che ti scrive “xd” come se significasse qualcosa.

Ma la “d” minuscola è messa in modo inverso alla “D” maiuscola che, lo dico per coloro ai quali non risulta evidente, ha una forma di una bocca aperta sorridente.

XD non significa qualcosa, ma rappresenta qualcosa. Raprpesenta sostanzialmente questo:

Fotolia instant per android, finalmente, da oggi.

Finalmente Fotolia si è svegliata e dopo il betatesting ha buttato fuori la versione per Android della app “instant”. Qualche cazzeggio che diventa denaro? Concorrenza? Phoneography a manetta? vedremo. Ma almeno da oggi finalmente abbiamo la possibilità di provare anche con Android.

Recensione quando ne ho voglia.

senza lavoro finalmente abbiamo un vero valore #1

Eri senza lavoro e ti vergognavi.

Ma oggi anche lui è senza lavoro, hai scoperto: ma dai! Ed è senza lavoro da poco dopo di te. Pensa… Da quanto? Da… solo poche settimane meno di te. Non lo sapevi. Si era nascosto… o tu eri troppo ripiegato sulla tua vergogna? E’ ancora disoccupato come te. E lei? Anche lei! Lei la splendida?! La meravigliosa. Lei che senza di lei non si fa nulla. Lei che giovani o vecchie dò merda a tutti…

Lui… che fa? Cosa?! Si avvicina? Ti saluta … quasi ti sembra umile? Non è possibile, forse… Si siede e un caffé per due.

Forse è normale, non umile. Semplicemente è senza boria: siete… uguali. Forse si. O forse semplicemente lui non vale di più solo perché una cosa che non esiste più gli aveva conferito una stelletta. Nessuna cosa può più conferirgli stellette. Vale solo se quando lo vedi non ti rompe i coglioni. E’ solo un essere umano che non serve a un cazzo, come te.

E lei? No, lei non ce la fa a scendere ancora dal piedistallo invisibile. Non ce la fa ancora a non sentirsi superiore. Era così abituata a non fare un cazzo e servirsi della sua superiorità per farlo fare agli altri… Sedersi a chiacchierare di che? Non ha mai avuto un cazzo da dire.

Ma lui? Ma dai: è umano, semplicemente ha tempo adesso. Preoccupato come te… anzi di più dai, lui ha figli, tu no.

Guarda lei… lei ora si vergogna di più, non vi vuole proprio parlare eh? Fa quasi ridere, quasi tenerezza. Siete tre pezzenti… ma tu sei sempre stato abituato ad essere normale… mentre loro avevano la divisa da superiori … lui l’avrà tolta a casa chissà quanti mesi fa … ma lei proprio non riesce a togliersela eh? Sembra perché ha sgomitato tutta la vita per indossarla come una pelle… l’unica cosa che aveva davvero… la sua boria, le sue stratregie da bulletta, la sua aria di superiorità.

E ora senza aria… soffoca, troia.

La vicina di casa nuda (ma non volgare mi raccomando)

ATTENZIONE: LINGUAGGIO VOLGARE!

Mattina prestissimo. Arriva il messaggio della vicina su whatsapp. Ha deciso di farsi un book. Certo purtroppo pochi sanno cosa sia davvero un book, ma soprassediamo. Intuisco cosa voglia (un servizio fotografico): “foto particolari” dice: ok, è nudo. E’ la vicina, me la infilerei a spiedino subito, all’istante. Minuta, l’occhio da troia (che come diceva Tilla, ci deve essere). Comunque vuole delle foto così e cosà. Vieni che ti mostro la foto. E andiamo a vedere ‘sta foto.

donna nuda

sarà pure la vicina di casa di qualcuno pure questa signorina, no?

E in realtà la foto non la trova. Spippola e rispippola sul cellulare e non trova quella foto di quella mia amica che io la voglio uguale. E qui c’è la storia, ragazzi e ragazze, quindi popcorn e ascoltate, dura poco, tranquilli.  Continue reading →

android e il regalo di Pasquetta

Se avete un telefono Android e non sapete ‘sta cosa, ve la regalo così avete l’ovetto con sorpresa che non sia un gioiello del cazzo (assai diverso invece dagli splendidi gioielli da culo – i buttplug – che sono tutta un’altra cosa).

Se siete ancora qui e non siete stati infastiditi dalle due righette di intro, ecco il dono:

Android = google. :-O Ecco il perché, anche se non sapete una ceppa di niente, più o meno costretti, vi siete creati un account google (quasi di sicuro non avrete resistito al g+) o come minimo un indirizzo gmail. Questo è un bene per la vostra rubrica dello smartpone: quando ve lo aruBBano o quando lo perdete nel water di quella bettola e ne comprate un altro recuperando il numero, la rubrica è sempre nei server di google.

Ma solo se sapete quello che fate (o se avete culo). Continue reading →

and time goes by #201404230107

Ogni 3 o 4 giorni ho un promemoria per chiamare mia madre; non credendo di avere un cazzo da dire, penso che sia saggio non dire nulla. La mia convinzione che il mio un cazzo da dire sia poco, per lei, è arroganza: per lei non lo è. Mio padre è di quelli di una volta. Non chiama, sta a sentire quando parla mia madre. Però in realtà quando ci vediamo è un chiacchierone peggio di me: infatti vado a trovare mia madre prima, lascio che mi racconti ogni cosa, poi vado da lui. Se la cosa accade in uno stesso giorno il giorno è andato. Continue reading →

tristezze altrui #298437294387

Un ragazzo mi ha dato lavoro, un secondo lavoro, dal 2006 ad oggi. Sempre meno a dire il vero, ma comunque qualcosa. Questo mentre facevo il mio vecchio lavoro. Quindi a mano a mano che il mio vecchio lavoro andava verso la rovina, contemporaneamente ricevevo meno incarichi per il secondo lavoro. La crisi, il risparmio.

Ma questo ragazzo, per quanto sia una testa di rapa per mille cose, un maleducato in cento altre, resta comunque un ragazzo ed ha almeno una parte di ammirazione da parte mia perché ha una impresa in proprio. D’accordo, l’ha pagata suo padre. Ma resta il fatto che gestire da soli un’attività non è facile. D’accordo, la gestisce con suo padre. Ma suo padre invecchia.

Comunque io sono più vecchio di lui e per quanto non mi fosse stato richiesto ho ben pensato di ammannirgli pistolotti paternalistici in tutti questi anni: non sono cascati così male. Protesta, ma alla fine mi chiama anche per chiedere consigli, non solo per darmi lavoro. In un certo senso fa piacere, anche se mille altre volte è una rottura di maroni perché, credetemi, non è un bel disquisire.

Tra alti e bassi mi è capitato quindi, ricordo, di osservare che lasciava fare troppe cose a suo padre: era vecchio e, Dio ce ne scampi, poteva restarci secco in qualsiasi momento. La pigrizia e le scuse che la mascheravano sono state infinite. Il delegare mestieri pagandoli (e cercando di non pagarli) ad altri non è mai diminuito. Pochi o nessuno i corsi strettamente legati alla sua professione.

Tanto, però, l’impegno da negoziante, da mercante, da “stratega della vendita” per cercare di farcela, di inventarsi qualcosa, di stringere alleanze o dividere spese …

Ma è un ineducato, un diseducato, un refrattario all’educazione. Uno che si vanta di mal sopportare determinate regole.

Ora me lo trovo a notte fonda, da solo, a rendersi conto che suo padre si sta pian piano ritirando, che la baracca va a rotoli e che lui – dice – sa fare bene solo quello.

Tutti i “te l’avevo detto” del mondo mi si spengono subito. A che servono? Lo invito ad andare a dormire sodo e guardarsi due cazzate prima, per non fare una nottata nera, che so io cosa vuol dire. Domani forse potrebbe anche ragionare.

Ma era uno che alle scuole superiori se non gli piaceva una festa faceva saltare la corrente e ricorda il fatto dopo 12 anni come una prodezza. Dentro quella testa non c’è solo stronzeria, ma non è esente. Io mi rattristo comunque: mi sembra il simbolo della parabola distruttiva di una mancata educazione e della manifestazione del suo risultato nella potenziale miseria di un essere umano.

E contemporaneamente la sento una ingiustizia: la solita che ti fa sentire che se non sei “utile” allora puoi anche morire, per questo mondo. Non vale solo per i simpatici.

Ieri ho deciso per la via strana.

future is now

Ieri ho deciso. Ho avuto grandi dubbi, non so nemmeno a chi dovrò dirlo… ma ho deciso: smetto di seguire la via normale, di sentirmi una merda perché non sto cercando un lavoro standard, di quelli che si faticano a trovare perché non c’è lavoro, smetto persino di sentirmi una merda per questo.

Smetto anche, però, di sentirmi obbligato ad interessarmi quando – gentilissimi, davvero, non sto ironizzando – gli altri, alcune di queste occasioni, me le procurano. Vi prego basta, non serve più. Qualcuno anela quelle occasioni mentre io le aborro. Non ce la faccio più a sentire paura di trovarmi di nuovo in quel mondo. Mi fa sentire una merda … mentre io in questa nuova avventura, in cui ancora non guadagno che di comprare un caffé al mese, la vivo con un impegno diverso. Quell’impegno che ti rende felice di alzarti, oppure se non ce l’hai fatta ti dispiaci, ma non ti senti in colpa come un cane col padrone … sei tu, hai perso la stessa occasione che avresti perso una domenica per andare al parco ad un appuntamento con quella tipa così promettente.

Arriverà un momento ancora più duro, perché mica mi mantiene qualcuno. E condivido spese. Però ho anche tanta gente che mi aiuta, che mi circonda, che vive e sente in un altro modo. Che fa gratuitamente, persino!

Questo, forse, è stato quindi uno dei giorni più importanti della mia vita, in cui, in gran silenzio, ho deciso davvero qualcosa.

E ringrazio un amico che ha fatto la stessa cosa in completa e totale solitudine, dieci anni fa, in un settore completamente diverso, ma lasciato moralmente solo da tutti: ieri ha detto a me il classico “follow your dream”.

A 20 anni ho sentito la pressione dei miei. A 40 anni non posso davvero: me lo devo.

Cosa è cambiato dall’altro ieri? Cosa faccio di diverso? Non faccio niente di diverso. E’ cambiato il mio atteggiamento, la mia decisione : non ho più un bivio davanti a me. Ho preso una delle due vie.

Mi cago sotto lo stesso… ma è bungee jumping, non lassativo buttato giù con l’imbuto. In bocca al lupo a me.

iStock peggiora dal punto di vista dei contributors?

Oltre al pessimo sistema di upload farraginoso e differente da tutti gli altri (no FTP, devi usare il loro programma sia per quello che per il tagging) e alla PESSIMA MOSSA di mettere al 50% (ma me l’hai chiesto?) i prezzi “per sempre” su determinati file (ma non sono bruscolini) ecco che ora ha anche problemi di irregolarità sui partner program e stranamente quando ci sono i calcoli delle royalties.

Mi pare evidente che invece Shutterstock tratta come si deve i propri collaboratori, VENDE ed è efficiente in ogni suo processo. Mi risulta un po’ diffcile, per entrambi, capire quale sia la politica delle review, dato che sembrano rigidissimi ma che poi si vedono degli obbrobri inguardabili in mezzo ai capolavori.

Spero di non essere nella prima categoria, comunque.

Ad ogni modo resta la possibilità di SCEGLIERE. Se le agenzie non funzionano bene e ci rompono le palle, basta andare con quelle che fanno qualità, che trattano con rispetto te e il tuo lavoro, che rendono la parola “lavoro” ancora sensata, soprattutto.