com’è successo

Credo di avere, su questo Blog, un solo lettore. Per uno che in parte si occupa di Social Media Marketing questa è una dimostrazione palese di incapacità di copywriting, di coinvolgimento di pubblico, di utilizzo di strumenti di promozione, e di generare interesse “organico” (così si chiama quando non paghi) … ma è in realtà così liberatorio sbattersene!

Io questa cosa delle statistiche, quando devo lavorare, la faccio sempre. E tanto. Ad ogni consulenza, cliente, anche possibile cliente, lo dico sempre: ti serve il sito, il sito deve avere un blog, il sito deve raccogliere dati. Se non hai i dati il sito non serve quasi a niente. Amen.

Ma qui… qui non me ne frega. E’ un po’ come avere un’anima. Certo, è bello condividere i pensieri, intrecciare il tuo cuore e la tua mente con. Ma la tua mente ce l’hai, il tuo cuore ce l’hai. Ecco, questo blog ne è parte. Una piccola parte di egocentrismo, di voglia di essere qualcuno esiste, altrimenti basta scrivere con Word, localmente, svuoti comunque: con il blog hai una possibilità di incrociare qualcuno.

Capita, poi di solito volano via. Molti sono qui, come tanti scrittori, per scrivere e non leggere. Tutti rivolti con la bocca verso il mare, me li immagino, tutti a parlare uno a fianco all’altro fissando l’orizzonte, senza ascoltarsi l’un l’altro. E nel mare non c’è nessuno, parole al vento.

Ma parole che hai bisogno di dire.

Mi chiedo come sia stato possibile incontrarlo questo lettore. Questa lettrice. Lo so, lo so che le statistiche dicono che non si tratta di così poco… ma gli altri sono passanti, casuali, in questo bar senza i cessi sporchi. Com’è stato? So perché si è fermata. Ma com’è stato? Che caso strano. Curiosità.

Ho iniziato a farmi il caffè a casa, di nuovo, come tanto tempo fa. Con la cuccumella napoletana, una versione un po’ scassata, caratteristica che storicamente a casa mia è normale. La cuccuma non è mai intera. O è bottata o è storta o gli manca un manico o non sta attaccata… qualcosa deve sempre avere. Me la sono fatta prestare a tempo indeterminato da mia madre, che la usava solo per l’orzo ed ora non la usa più.

Lo bevo senza zucchero. Lascio filtrare, assomiglia molto a quello “alla turca”.

Ho finito 2 cose che non avevo voglia di fare, durante la notte. Ne manca una terza. La musica ha aiutato tantissimo. Gli Snarky Puppy mi hanno dato supporto. Devo andare avanti.

Devo?

Beh per ora si, ha senso.

Vado.

mentre piovono coccinelle

Bastare a sé stessi. Rispettare sé stessi. Amare sé stessi.

Grandi seghe. Autoerotismo, autobastismo, autorispettismo.

Mentre piovono coccinelle tra la tastiera e le mie mani ci penso: assomiglia a quel tipo di valutazioni totali sul “saper vivere” (pare che ci sia qualcuno che sa come si deve vivere, che può valutare se lo fai correttamente, splendidamente, oppure male, se bagli a vivere, se vivi così così) ed anche quelle più vecchie sull’essere maturi oppure infantili. Le malsopporto? Le tollero? Se avessero un senso assoluto, definito, condivisibile, potrei decidere se tollerarle o no. Ma è proprio il fatto che qualcuno usi queste parole senza prima convenire con altri cosa intenda che mi fa astenere. Fino a che magari non decidi di dichiararti: se con maturo intendi questo, allora…

Puntualizzatore, fastidio.

Ma autoparlismo? Autoreferenziale? Autofficina.

Se la regola del bastare a sé stessi fosse buona. Allora. E giù ad elencare conseguenze che contrastano con questa tesi. Non lo faccio. Continue reading →

#nondirloalfotografo tanto poi c’è photoshop

Ancora una volta siamo qui riuniti, fratelli e sorelle, per alzare il nostro coro di inni al signore; preghiamo insieme e diciamo: #nondirloalfotografo

tanto poi mi ritocchi con Photoshop, vero? #nondirloalfotografo

tanto poi mi ritocchi con Photoshop, vero? #nondirloalfotografo

Per quanto anche io percepisca il fastidio più come la minaccia di una schiccera sui coglioni, piuttosto che come una vera botta sulle palle, devo dire che la mia personale opinione su questo tormentone è sempre un bel dipende.

Non saprei dire perché dia fastidio anche a me. Forse perché fa parte di tutto quello che toglie “fotografia” alla fotografia e la sposta su “fotoritocco”.  Continue reading →

#nondirloalfotografo – basta premere

Per #nondirloalfotografo, eccoci al classico di ogni lavoro da una ventina di anni a questa parte, meno ne so, più sparacazzateggio merda addosso a te! si! Ecco il classicoooo…

il tuo lavoro è facile, basta premere un bottone #nondirloalfotografo

il tuo lavoro è facile, basta premere un bottone #nondirloalfotografo

Questa è un po’ un clone delle varie “con quella macchina le faccio anche io” oppure il sempreverde in ogni mestiere “ci vogliono solo cinque minuti” e via puttanateggiando.

Come sempre io mi fermerei, come in effetti faccio, all’istante. Premerei OFF su ogni attrezzatura, dalle tante alla minima (la reflex), spostando anche solo il tastino dell’obiettivo da “AF” a “M”, tanto così, per farla facile e consegnerei all’istante la fotocamera al dichiarante, accompagnato dal giusto e meritato “ok, premilo e ottieni il risultato, io vado a fare altro, poi vengo a controllare, a dopo”.

Ma attenzione. In questa cagatina qui, invece, c’è tutto il livellamento verso il basso della “democratizzazione” dei mezzi. Continue reading →

#nondirloalfotografo – una uguale

Prosegue il meraviglioso mondo di a me mi, #nondirloalfotografo, con:

bella questa foto, me ne fai una uguale? #nondirloalfotografo

bella questa foto, me ne fai una uguale? #nondirloalfotografo

Ovvero il vostro fotografo-fotocopiatore. Beh insomma, dipende a chi lo state chiedendo. Possiamo dire che non dovete chiederlo a qualcuno che sia molto pieno di sé? Beh, alcuni di voi staranno leggendo questo articolo (o questa serie di articoli) pensando che siano tutti frutto di gente che è assai piena di sé, dei cagacazzi, supponenti ed altezzosi. Alcuni. Altri magari cercheranno di pensare “quando io faccio qualcosa che si suppone creativo o artistico, se mi dicono così, cosa sento ?”.  Continue reading →

word non mi permette la nota alla nota

Consigliato da moon, leggo un libro, ora finalmente sono lanciato rapido, spassoso di E.F.Wallace. Ed ecco che la letteratura del 1997 si scontra con l’informatica del 2016 (non ho provato ancora quella del 2019) :  dopo aver trovato la geniale nota-a-piè-di-pagina-alla-nota-a-piè-di-pagina nel suo libro vado immediatamente, interrompendo la lettura, a provare se Word me lo lascia fare.

No.

Ohpperdincipoffarbaccolina, corpo di mille balene! Per le saracche delle molucche! Per Diana! Santi numi! Accipuzzolina! Continue reading →

pazzìa

Ultimamente è stata portata alla mia attenzione una lettura che in maniera sottilmente differente dal solito però ricorda sostanzialmente uno dei modi in cui noi, mosche umane, sbattiamo sul vetro della vita incessantemente, mentre lo spiraglio della finestra è – naturalmente – aperto.  Continue reading →

le massacrano la stima

Ancora una. Ancora una ragazza, ancora una volta, arriva con l’autostima massacrata da un coglione. Certo, li mollano. Certo sempre troppo tardi. Ma certamente non indenni.

Quindi questi coglioncini che mettono il burqa moderno alla mente ed ai corpi della “loro donna” (ora purtroppo mi da fastidio usare questo possessivo) … alla ragazza che ha scelto di essere scelta e di scegliere una di queste testine di cazzo come partner, di amarlo, di essere da questi… amate.

Ma ancora una è arrivata che aveva 90 di potenziale e usava 10, tutto massacrato da vestiti alla testimone di geova, perché ormai Pavlov aveva già fatto il suo bel lavoro: “sono abituata a sentirmi dire che”.  Continue reading →