un contenitore di dolore con lo smile

Cavallo di Troia Kamikaze per l’infelicità altrui con bomba a tempo finale: sono anche questo. Ah, che smemorato, ripesco la mia vecchia definizione, vedi, lo sapevo già, me l’ero solo dimenticato, eppure lo sapevo da tanto: un bignè allammerda.

Dopo mille impossibili incroci ecco che mi vedi, mi trovi, ti fai strada fra le fronde, arrivi. I sensi si ottundono. Ti sembra una pianta interessante davvero, forse bella, affascinante, piacevole. E invece è velenosa, carnivora, ha le spine, ha qualcosa. Ti fai male, quello che resta è che ti fai male, che se non ci rimani secca quello che vuoi è starne lontana.

Questo devo essere. Faccio sempre male a tutte quelle donne che si soffermano e assaggiano. Appena affondano un po’ i denti nella pasta per sentire se c’è il ripieno, ecco che è amaro, velenoso, se non schifoso. Ecco che fa più male che bene.

Almeno la pianta carnivora si nutre del male che fa.

Sono una pianta carnivora vegana. Attiro, soffrono e muoiono, resto solo, un mostro che lascia cadaveri che non mangia e del cui dolore non gode. Un danneggiatore insensato.

E così io, la stessa persona che dà una mano a quelle esimie sconosciute, fa del male a chi gli è più vicino. Invariabilmente. Vampiri emotivi? Questo siamo noi bestie ammorbate? Narcisisti di qualche sorta?

Il bilancio con me sarà sempre negativo. Do più male che bene. Bisogna essere come gli afidi che vengono a prendere il bene immuni al male di quelle piante che a tutti gli altri insettini fanno male.

Tutto il bene che – temporaneamente – produco sembra avere come reale fine ultimo il male. Una specie di Re Mida con le mani avvelenate, che accarezza per accarezzare ed invece è un untore di dolore.

Una parola mai pronunciata, un verbo, quel verbo che tutti conosciamo. Pulsante, dolente, vibrante, che respira e sospira, mai nominato, te la leggo negli occhi, è un regalo, uno splendore e una meraviglia e invece sembra, per te, una condanna. Io sarò tutto quello che posso. Spero che sia buono abbastanza, che il bilancio non sia poi così negativo.

Sono lo zucchero per la pillola che va giù, di arsenico. I pochi eletti, i fortunati estratti. Vi faccio solo male alla fine.

Talmente imperfetto. Gioioso, depresso, gioioso, depresso, gioioso, depresso, gioioso, depresso …

ad libitum

#nondirloalfotografo – visibilità

Ultimo, ma non per importanza, tra i meravigliosi #nondirloalfotografo, ecco il superclassico di questi anni!

#nondirloalfotografo : fammi le foto gratis che poi ti faccio pubblicità

#nondirloalfotografo : fammi le foto gratis che poi ti faccio pubblicità

Sono conscio del fatto che, a discrezione del professionista, amatore, neofita, la via della pubblicità sia percorribile. Ma non entri al supermercato dicendo “dammi la roba gratis che ti faccio pubblicità”. Sei un pezzente che chiede l’elemosina e deve esserti chiaro. Sei un taccagno, uno scroccone.

Non spreco parole perché esistono questi tre video: Continue reading →

femminismo di base #20192348972934

Al pranzo del compleanno di mia madre (1937) sono accadute due cose:

  1. vengo a sapere che poi lei Rosso Istria non ha finito di vederlo , con motivazioni “tanto io quelle cose le so” e “ero stanca”. Ricordo, tanto per capire perché mi stragirano i coglioni, questo post.
  2. mia sorella mi ha parlato di un famoso video di un esperimento (sociale?) in cui ai bambini vengono assegnati dei compiti tipo riempire un vaso di palline. Al termine dell’esecuzione ai maschi vengono date più palline-premio che alle femmine.

Ometto il resto, se pur interessante. Continue reading →

#nondirloalfotografo – cosavuoichesia

Hola a tutti! Per il nostro consueto appuntamento #nondirloalfotografo oggi abbiamo la consunta versione fotografica di “cosa vuoi che sia, per te son cinque minuti”, presente in ogni fottuto mestiere che non sia il vostro. Ecco a voi:

dai tanto sono giusto due scatti #nondirloalfotografo

Ci sono vari modi ti cagare in faccia il vostro disprezzo intrinseco per la competenza del lavoro di qualcun altro. Uno di questi modi è farne una valutazione riduttiva, o meglio minimizzare e soprattutto sminuire aprioristicamente sforzi, dispendi di energie od economici, di tempo, di impegno o di qualsiasi altra cosa sia necessaria all’ottenimento di un risultato : ma non da parte vostra. Continue reading →

tieniti la tua cazzo di meravigliosa persona

Non siamo isole. Argomento vecchio. Siamo arcipelaghi? Siamo animali sociali. Vecchio argomento. Accetta te stesso. Conosci te stesso. (attendo segnalazioni refusi o mi sento trascurato). Mi dice la stalker, al mio farle notare che se tu stai sulla cima dell’Everest a sentirti bene con te stesso/a, va benissimo, purché non ti lamenti del fatto che nessuno ti caga. Vuoi gente intelligente ma non vuoi sforzarti di esserlo. Vuoi per te gente fica ma non vuoi sforzarti di esserlo. Vuoi amore e comprensione ma non vuoi interessarti tanto alla tua controparte da fare lo stesso nel modo giusto per l’altro. Vuoi vuoi vuoi ma non vuoi fare.

Sostanzialmente è il solito “io sono io”, “io sono così”, “accettatemi” … siamo in parte origine della solitudine e poi ci lamentiamo.

Alla fine io, tu, tutti… se non vogliamo mai cambiare niente non possiamo troppo lamentarci.

Chiaramente l’amore non si “ottiene” trasformandosi in qualcosa. Se uno/a ti ama ti ama. Se non ti ama non ti amerà se cambi cose.

Penso a cose come: hai una forma estetica non appetibile, e non vuoi fare niente per cambiarla perché tu sei tu. Però senti che non ti accettano.

Ho un carattere di merda, ma sento che non cambierà e ciononostante potrebbe fare male a persone che mi amano, che vorrei.

In pratica vogliamo amare ed essere riamati per quello che siamo, così come sta e giace, ma non da qualcuno a caso: da quelli che NOI vogliamo. La storia più vecchia del mondo: vogliamo quelli che non ci vogliono e non vogliamo quelli che ci vogliono. E ci struggiamo nel dolore perché la magica combinazione you-and-me “la coppia perfetta” non si forma magicamente.

Certe cose possono essere cambiate: ci possiamo migliorare. Se non vogliamo farlo, teniamo più a quel che siamo che all’altro. Se si trova un equilibrio, è già una magia.

Ma se vuoi vuoi vuoi e non dai, niente, niente di niente di quello che l’altro vuole… allora che vuoi? Tieniti tutto te stesso, goditelo.

Detto questo, mi guardo allo specchio: sono così? Sono così una merda? Forse si. Mi accosto a molte persone. Me ne piacciono un pochino molte. Mi piacciono tantissimo molto poche. A queste io non piaccio. Se vivi nella speranza, magari cerchi cerchi cerchi cerchi e vivi vivi vivi vivi. Oppure ti rompi i coglioni.

Oppure cambi. E non sei più tu.

Tilt. Loop.

#nondirloalfotografo più magro/a

Goooooooooood mooooorniiiiiiing peopleeeeeeeeeee!!!!!!!! Eccoci qui riuniti per l’ennesimo articolo stizzito e sostenutamente piccato dei pignoletti della serie del 2015 #nondirloalfotografo con la tranquillissima:

puoi farmi più magro/a? #nondirloalfotografo

puoi farmi più magro/a? #nondirloalfotografo

Questo lo dovevi chiedere alla mamma quando sei nato. No dai, non sono così stronzo. Ma ricordiamoci che stiamo parlando di fotoritocco, non di fotografia. E si, si può sicuramente fare, ma il fotografo non è un mago. Nemmeno con il trucco, che si sa, fa miracoli, puoi “fare più magro” qualcuno. Puoi dare un’impressione leggera, puoi fare qualcosa, puoi fare anche molto. Ma con le luci o l’impressione delle luci (trucco) puoi arrivare fino ad un certo punto. Quindi la risposta è più complessa, oppure dovresti cheidere: cosa intendi?  Continue reading →

aiuta te stesso

Ok, la citazione biblica completa è “medico, aiuta te stesso”.

Cosa so fare? Di tanto in tanto mi chiedo, forse tanti come me lo fanno, nella vita “cosa so fare davvero?”.

Ho scoperto, col tempo, qui nel mio campo di seghe mentali, da solo, ragionando, che l’unico ad autorizzarsi a vivere sei tu, che ti autorizzi ad esistere “e basta”, che ti dai il diritto di vivere perché si, non perché “servi a qualcosa” o a qualcuno. Anche se non hai merce di scambio. Questa è una cosa tua. Per la società ovviamente non è così: nasci e devi darti da fare per ripagare un debito di fame, di freddo, di sete, di qualcosa e poi di qualcos’altro, con tutti, con tutto.

Notavo ieri che, qui, non sono un buon copy. Ma quando seguo qualcuno e questo qualcuno fa quello che gli dico di solito funziona: i suoi numeri salgono, il suo target viene colpito. Certo non accade a chi non ha un cazzo da dire. Non accade a chi non ha nulla e vuole creare qualcosa dal nulla. Ma quelli non li conosco. E non saprei, questo lo dico sempre, come servire un assicuratore. Oppure si, ma sarebbe tutta volontà, contro tutto e tutti. Punterei sfacciatamente sulla sfiga, in modo comico. Ad oltranza. Difficile trovare uno che ti paghi per essere fottutamente pazzo.

Ma nel giro di pochi giorni laggente mi dicono la stessa parola.

Coach.

Ma scherziamo? Eppure… eppure ci starebbe con il mio pensiero. Pensiero che, inconsapevolmente, uno mi ha risbattuto in faccia. Dico inconsapevolmente perché, in modo totalmente incoerente gli dicevo una cosa che io di solito confuto. Cioè: come puoi permetterti tu di dare questi giudizi vista la tua situazione? Eppure io sono sempre stato dell’idea che quello che dici può essere giusto. Anche se non lo applichi. Infatti resta giusto: semplicemente tu non lo hai fatto, quindi hai fatto una cosa sbagliata. Le due cose non si elidono. Continue reading →

Il corriere – The mule : CONSIGLIATO

il film “il corriere” (The Mule) con Eastwood è classificato “thriller, poliziesco, drammatico”. Beh vedete un po’ voi se secondo voi la parte “thriller / poliziesco” va davvero considerata.

Il film è terribile e spassoso. Terribile per la caratterizzazione di quel personaggio che fa quello che fa, che se ne rende conto, che non è migliore di quello che è. Non intendo terribile perché fa schifo. Diciamo terrific, in senso inglese, uh?

Mi rimane ovviamente questo promemoria: il tempo non si può comprare.

Extraconsigliato.

#nondirloalfotografo – sfondo sfocato

Ormai vi siete affezionati, ma sta per finire la meraviglievole serie (risalente al 2015, per quanto riguarda queste garfiche e l’hashtag) de #nondirloalfotografo, eh? Bene, allora godetevene una un po’ “techie”, un po’ più settoriale. Ecco a voi:

#nondirloalfotografo come mai lo sfondo è così sfocato?

#nondirloalfotografo come mai lo sfondo è così sfocato?

Ok, qui ho un forte tentennamento sul perché ci si dovrebbe infastidire. Io credo che si tratti completamente del tono. Che qui ovviamente non è riportato. E della faccia che accompagna questa domanda.

Perché qualcuno, persone serie, di solito dicono “non esistono domande stupide”, invitando chi sta imparando a farle, le domande. Ad istruirsi, ad approfondire quanto più possibile approfittando di chi può rispondere e considerando benvenute le domande.

Ma, lo capite da voi, un “perché ti vesti così?” che sottintende un “di merda” è un giudizio implicito sul merito, e neanche tanto malcelato, non è proprio celato per niente. Continue reading →

com’è successo

Credo di avere, su questo Blog, un solo lettore. Per uno che in parte si occupa di Social Media Marketing questa è una dimostrazione palese di incapacità di copywriting, di coinvolgimento di pubblico, di utilizzo di strumenti di promozione, e di generare interesse “organico” (così si chiama quando non paghi) … ma è in realtà così liberatorio sbattersene!

Io questa cosa delle statistiche, quando devo lavorare, la faccio sempre. E tanto. Ad ogni consulenza, cliente, anche possibile cliente, lo dico sempre: ti serve il sito, il sito deve avere un blog, il sito deve raccogliere dati. Se non hai i dati il sito non serve quasi a niente. Amen.

Ma qui… qui non me ne frega. E’ un po’ come avere un’anima. Certo, è bello condividere i pensieri, intrecciare il tuo cuore e la tua mente con. Ma la tua mente ce l’hai, il tuo cuore ce l’hai. Ecco, questo blog ne è parte. Una piccola parte di egocentrismo, di voglia di essere qualcuno esiste, altrimenti basta scrivere con Word, localmente, svuoti comunque: con il blog hai una possibilità di incrociare qualcuno.

Capita, poi di solito volano via. Molti sono qui, come tanti scrittori, per scrivere e non leggere. Tutti rivolti con la bocca verso il mare, me li immagino, tutti a parlare uno a fianco all’altro fissando l’orizzonte, senza ascoltarsi l’un l’altro. E nel mare non c’è nessuno, parole al vento.

Ma parole che hai bisogno di dire.

Mi chiedo come sia stato possibile incontrarlo questo lettore. Questa lettrice. Lo so, lo so che le statistiche dicono che non si tratta di così poco… ma gli altri sono passanti, casuali, in questo bar senza i cessi sporchi. Com’è stato? So perché si è fermata. Ma com’è stato? Che caso strano. Curiosità.

Ho iniziato a farmi il caffè a casa, di nuovo, come tanto tempo fa. Con la cuccumella napoletana, una versione un po’ scassata, caratteristica che storicamente a casa mia è normale. La cuccuma non è mai intera. O è bottata o è storta o gli manca un manico o non sta attaccata… qualcosa deve sempre avere. Me la sono fatta prestare a tempo indeterminato da mia madre, che la usava solo per l’orzo ed ora non la usa più.

Lo bevo senza zucchero. Lascio filtrare, assomiglia molto a quello “alla turca”.

Ho finito 2 cose che non avevo voglia di fare, durante la notte. Ne manca una terza. La musica ha aiutato tantissimo. Gli Snarky Puppy mi hanno dato supporto. Devo andare avanti.

Devo?

Beh per ora si, ha senso.

Vado.