quello che vuoi tu / eremo #239847

Qualcuno che – proiettando – pensava di farmi sentire meglio per una cosa che fa male a sé, mi ha mandato questa roba. Che è una cosa nei confronti della quale sono profondamente contro. E lo sapete, non è nuovo.

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not a moral flaw

La figlia di Chris Cornell parla di lui e della sua morte in questo articolo su Stop the Stigma. Se le cose stanno davvero così, ha comunque (lui) il mio massimo rispetto. Naturalmente anche a lei va il mio massimo rispetto per il dolore.

Quello che comunque metto in dubbio in assoluto è l’idea del “moral flaw”, del “difetto morale”.

Il punto saliente: Toni, la figlia di Chris, dice che ad un certo punto si è fatto le canne, ha iniziato a soffrire di attacchi di panico in totale solitudine e che poi ansia e depressione si sono fatti sentire, portandolo a vari abusi di sostanze, con alcol e droghe. Il suo problema dunque era la “addiction” e non l’aspettarsi una vita perfetta. In seguito, senza badare al suo problema di addiction gli è stato prescritto un farmaco per un problema fisico che includeva una sostanza assolutamente non adatta a lui, in quanto prono a quel tipo di problema. Un po’ quel che deve essere successo a David Foster Wallace: non voleva suicidarsi, quando è successo, ma ha avuto un effetto collaterale di un farmaco.

Bene: massimo rispetto a loro.

Ma io metto in discussione il moral flaw.

Ma quale moral flaw, anche se avesse deciso? Anche se fosse stato lucido? Anche se non fosse stato un farmaco, cosa che – ripeto – è invece stata, a causare la loro decisione? “Moral flaw” signifca giudicare se qualcuno può decidere o meno sulla propria vita. Puoi giudicare se quella scelta influisca sul vostro rapporto, certo. La figlia di uno potrà dire “ti odio, non volevi stare sullo stesso pianeta in cui ci sono io che ti amo”, è perfettamente comprensibile e persino giusto, una giusta accusa. Sull’amore, sull’egoismo nei suoi confronti, perché è sua figlia cazzo. Ma non sulla decisione di vivere o morire. Questo no.

Io non voglio abbastanza bene a qualcuno che ne voglia a me per restare qui solo per loro, attualmente. Non ne ho motivo. Non ci sono mai, non ci vediamo quasi mai, sono quasi sempre solo, devo sempre andare in cerca e, sinceramente, di quelli che davvero mi vogliono bene – e parlo di parenti – mi importa nella misura in cui voglio il loro bene, la loro salute, la loro fortuna. Ma dopo un po’ non abbiamo tanta voglia di stare vicini. O perlomeno non ce l’ho io. Ci incazziamo, ci veniamo a noia, non siamo d’accordo, non ci entusiasmiamo. Un po’. Ma vale la pena di una sofferenza del vivere? No. Per cui ci offendiamo?

Se la mia ragazza mi dicesse che vuole morire e che io non le basto, ovviamente ne prenderei atto: questo ovviamente mi dice che non mi ama e il mio amore non le cambia la vita. Se il giorno dopo non fosse morta dovrei comunque lasciarla. Non sono sufficiente per te per restare in vita. Per l’amore questo è determinante.

Ma per tutto il resto… no. Resti in vita per me, se non vuoi bene a mamma non ti uccidi. Ok mamma che mi valuta per il mio valore scolastico dopo 30 anni. Ok sorella che è comunque stata una prepotente e che mi fa venire ansia ogni volta che la vedo. Ok fratello che non vieni neanche a berti un caffé perché hai deciso di morire in vita. Ok papà che… wow, nei confronti di mio padre non posso dire che non ci tenga. A vederci spesso, a parlare. E’ stato mancante per molto, ma se c’è qualcuno che si è rifatto, è certamente lui. E’ sempre un prepotente maschilista con mia madre, certamente ci incazziamo… ma lui praticamente mi passa la sua pensione, per vivere. Sia chiaro, non ce la faccio con le mie forze da SETTE ANNI. E questo senza entrare granché nel discorso. Quando ci vediamo parliamo della vita, di quel che succede, di necessità personali della famiglia, della famiglia stessa, di politica, della gente. E tutto sommato lui si tiene in vita per tenere in vita noi. Con uno stato dei suoi sensi che è penoso. Con la fatica terribile di dare una mano la domenica a mia madre a farsi il bagno.

Beh ecco, potrei solo dire che io mi sentirei sollevato: non devi più, papà, metti via, che in 4 mesi hai comprato frigo, lavatrice, letto, materassi e soprattutto il cellulare nuovo, che ti tiene in contatto col mondo. Sono un peso per chi lo sta sostenendo con tutto l’amore (o il senso del dovere) che può. E anche se “lo ripago così” è solo un modo di chiudere questo dissanguarsi per nulla. Il peso non c’è più. E la sofferenza nemmeno, quella mia. La vostra finirà presto.

Le motivazioni personali sul sentire la vita come degna di essere vissuta sono personali e niente come questo argomento è totalmente determinato dalla propria opinione. Tu solo puoi essere il dittatore di te stesso, tu solo puoi opprimerti, torturarti, ucciderti, concederti la grazia, darti sprone o disprezzarti: solo tu sei autorizzato, solo tu hai questo diritto. Nessun altro ne ha più di te.

Tu sei root, tu sei administrator, bios, tu sei la corrente elettrica e la mano che stacca la spina, solo tu, prima di tutti, sopra tutti. In questo senso tu sei Dio, in un mondo politeistico in cui altri dei possono decidere che sul loro olimpo tu non ci sali … e se sul tuo non ci stai bene, puoi vaporizzarti.

Gneeee lagnaaaaa ma sei solo un disadattato sfigato solo che non fa nulla per migliorare la propria condizioneeeeeee – In effetti non ho chiesto io il biglietto d’ingresso in questo scarsissimo servizio che nel mio caso è davvero molto poco premium, perlomeno per quello che mi aspetto io.

Quindi al servizio “vita umana” posso dare 3 stelle, ma l’ho provato e mi basta così: per molti può andar bene, ma per me no.

Quale moral flaw? Decido io.

Anche lei qui

Ora anche lei è qui. La simpatica vita è sempre una stronzetta. Si chiede sempre perché non la sblocco da FB, visto che ormai siamo amici. Perché crede che io la blocchi perché lei non deve vedere me. E invece sono io che non posso vedere lei. Costantemente qualcosa che non è più me. No, non ce la faccio. Forse non seguo più nemmeno il suo profilo instagram.

Cerco di andare avanti verso il mio baratro senza crearmi altri legami col dolore. Mi dice che sua madre ha letto delle cose che scrive su Facebook e le ha detto “ma potresti fare la giornalista!”. Sorrido, ricordo il dialogo che ho avuto con una collaboratrice del Fatto… Anche no. Ma tu fai, prova, non devo tirarti giù. Vuoi fare la scrittrice, niente meno?

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quando niente serve a niente

La consapevolezza di essere una merda. La mediocrità manifesta, che vedi in quello che fai, che produci, che lasci visibile dopo il tuo passaggio, anche solo per aver spostato la polvere, mentre non c’è nessuno: già da solo lo vedi, sei li, il primo testimone del non troppo male, ma niente di che.

Un bel momento.

Ma prima.

Prima invece avevo un altro bel momento del “quando”. Ora sapete che siamo nel 2020 e le battute del cazzo, i tormentoni, adesso si fanno via meme e devono proiettarti in un istante, descrivere un attimo, e iniziare sistematicamente con la parola “quando”. Esempio, immagine di persona basita, descrizione meme “quando la vedi per la prima volta senza mutande”. Questo è il meccanismo.

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old-o-gram

La strana tristezza che mi prende quando raffronto le date delle uscite discografiche oppure editoriali con quelle della mia vita è una costante. Un po’ come le canzoni anni ’80. Non c’è una vera spiegazione. Al massimo quelle dei cartoni animati sono allegre-e-basta.

Mi avevano regalato un sacco, un vero sacchetto di nylon, pieno di CD con roba varia. Tra questi, mi accorgo ora, cera tale Giorgio Conte, immagino parente di Paolo. Non ne so niente. Leggo 92-93… vedo che sono citati Elio e Faso… ma io iniziavo appena ad ascoltarlo Elio in quella data? Forse… ma di certo era un po’ di nicchia. O forse non lo era, a Milano. Chissà. Ma di certo felice non ero, nel ’92. Di sicuro ero ancora tutto fottuto in testa per P. … forse ero ancora nella mia seconda quarta.

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Il relax dell’autoeliminazione metodica

La preparazione metodica all’autoeliminazione, la lenta scomparsa delle tracce non tanto della mia vita, ma di tanti acquisti, oggetti che possono restare vivi ed utili, mi rilassa. Questa notte non riuscivo ad estirpare il mal di stomaco, la preoccupazione, la disperazione, l’irrequietezza.

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da quando su GQ non c’è gnocca?

Ora, ragazzi, avevo dei punti di riferimento importanti. E sinceramente a parte fare qui un po’ il coglioncello con il titolo, ci sono delle cosette su cui riflettere. E io rifleggo. Riflusso. Riflo. Rif. Ci penso.

Quindi. <— questo lo faccio per la mia maestra

Max non esiste più. Vado a vedere che dice GQ in fatto di stragnocche e… E? Non c’è una sola modella discinta, in costume, sexy, ditelo come volete. Nulla.

Quello che mi viene da dire è dunque: allora avevano ragione a protestare nei decenni precedenti. Chi? Chiunque abbia considerato la presenza di ignude o discinte una sorta di soft-porn mascherato da altro. E certo. Come mai oggi non ci sono? Perché c’è pornhub e youporn e porntube eccetera.

Davvero? Really? Per questo?

Allora si, allora mi dispiace ma dico CHE SCHIFO.

Davvero dunque abbiamo relegato l’ammirazione della bellezza del corpo femminile, della forma fisica, della statuaria, anche sensuale, anche sessuale visione non da “carnazzi”, pur rappresentando persino i genitali a degli ambienti ristrettissimi. Siamo tornati indietro. Adesso quindi stiamo moraleggiando de facto. Il nudo ora è solo nel porno, oppure in qualche bugigattolo nascosco, al buio, con vergogna.

Mi fa SCHIFO che l’umanità sia questo. Io non ho nessun problema col porno, ma se non si vede la differenza di qualità delle cose…

non c’ho manco voglia di continuare la frase.

Del prepararsi a morire

Ehhh ne parli sempre e non lo fai mai. Certo ragà, mi sembra il modo giusto di prendere la cosa, grazie, vi consiglio di andare subito. Ma se vi siete inspiegabilmente persi gli ultimi 5 anni, ve’ riassumo. Una volta giunto al concetto “devo procurarmi il tasto rosso“, la cosa dovrebbe essere sufficiente, non devo necessariamente premerlo. Il punto è che la cosa, ricordo, si è evoluta. Devo restituire i soldi che mi ha prestato per raggiungere la caparra per il mutuo casa a M (B non accenna minimamente a dire che lei deve partecipare a tale restituzione) e per me questo è un debito d’onore, non si transige: DEVO restituirglieli.
Oggi mi ha assalito da più parti il timore per il futuro di merda. Così, incapace di vedermi come uno che ce la farà ad inventarsi qualcosa che gli piaccia, ricordandomi che comunque ho abusato del mio privilegio per quasi 50 anni e che ho un piano, da tempo, sono uscito a farmi un caffè.
A piedi. Questa volta non per scelta: mi hanno sospeso la patente per 15 giorni perché mi scordo le cinture; con due volte c’è la recidiva. Continue reading →

Sistemista umanista

Anni fa svolgevo un lavoro che mi dava una possibilità di scelta sulle applicazioni da installare agli utenti dell’azienda. Ne ho abusato in questo modo: ho scelto volontariamente di installare sempre Firefox per un motivo che è politico-ideologico, ma la cui ideologia si rivolge al bene della persona che utilizza l’applicazione. Difendendo l’utente dai comportamenti “interessati” degli altri browser pensavo principalmente in modo tecnologicamente efficiente: questo strumento deve fare ciò che deve fare, non altro. In seconda battuta la cosa era anche umanistica… queste persone saranno contente. Ma questo in realtà non veniva verificato. Non lo verificavo.

Osservando ciò che oggi e già un po’ di tempo fa le persone non comprendevano sui livelli di stratificazione di ciò che hanno in mano penso di aver fatto bene.

Installare un cellulare, metterci dentro l’app di facebook e configurare un account e darglielo significa nascondere la complessità del “questo è un computer , questo computer può fare tantissime cose, una delle cose che può fare è telefonare, un’altra è connettersi ad internet, ci sono tanti modi di usare internet una volta connessi, una di queste è usare un browser e navigare nel web, una piccola parte del web è il sito di facebook, un modo di andare su facebook è usare l’app di facebook, che ti nasconde tutto il resto del web, che tenta di farti usare il browser integrato, nascondendoti il web e soprattutto misurandoti”. Questa complessità.

Anni fa, arbitrariamente, installavo Firefox e AdBlock Plus, finché non ho scoperto Ublock Origin. Non me ne pento. I miei utenti non potevano andare su Facebook per policy aziendale. Questo non mi interessava. Ma oggi invece… penso ne abbiano beneficiato tutti.

Se avete figli vi considero di vedere subto “The Social Dilemma” (su Netflix, intanto).