La figlia di Chris Cornell parla di lui e della sua morte in questo articolo su Stop the Stigma. Se le cose stanno davvero così, ha comunque (lui) il mio massimo rispetto. Naturalmente anche a lei va il mio massimo rispetto per il dolore.
Quello che comunque metto in dubbio in assoluto è l’idea del “moral flaw”, del “difetto morale”.
Il punto saliente: Toni, la figlia di Chris, dice che ad un certo punto si è fatto le canne, ha iniziato a soffrire di attacchi di panico in totale solitudine e che poi ansia e depressione si sono fatti sentire, portandolo a vari abusi di sostanze, con alcol e droghe. Il suo problema dunque era la “addiction” e non l’aspettarsi una vita perfetta. In seguito, senza badare al suo problema di addiction gli è stato prescritto un farmaco per un problema fisico che includeva una sostanza assolutamente non adatta a lui, in quanto prono a quel tipo di problema. Un po’ quel che deve essere successo a David Foster Wallace: non voleva suicidarsi, quando è successo, ma ha avuto un effetto collaterale di un farmaco.
Bene: massimo rispetto a loro.
Ma io metto in discussione il moral flaw.
Ma quale moral flaw, anche se avesse deciso? Anche se fosse stato lucido? Anche se non fosse stato un farmaco, cosa che – ripeto – è invece stata, a causare la loro decisione? “Moral flaw” signifca giudicare se qualcuno può decidere o meno sulla propria vita. Puoi giudicare se quella scelta influisca sul vostro rapporto, certo. La figlia di uno potrà dire “ti odio, non volevi stare sullo stesso pianeta in cui ci sono io che ti amo”, è perfettamente comprensibile e persino giusto, una giusta accusa. Sull’amore, sull’egoismo nei suoi confronti, perché è sua figlia cazzo. Ma non sulla decisione di vivere o morire. Questo no.
Io non voglio abbastanza bene a qualcuno che ne voglia a me per restare qui solo per loro, attualmente. Non ne ho motivo. Non ci sono mai, non ci vediamo quasi mai, sono quasi sempre solo, devo sempre andare in cerca e, sinceramente, di quelli che davvero mi vogliono bene – e parlo di parenti – mi importa nella misura in cui voglio il loro bene, la loro salute, la loro fortuna. Ma dopo un po’ non abbiamo tanta voglia di stare vicini. O perlomeno non ce l’ho io. Ci incazziamo, ci veniamo a noia, non siamo d’accordo, non ci entusiasmiamo. Un po’. Ma vale la pena di una sofferenza del vivere? No. Per cui ci offendiamo?
Se la mia ragazza mi dicesse che vuole morire e che io non le basto, ovviamente ne prenderei atto: questo ovviamente mi dice che non mi ama e il mio amore non le cambia la vita. Se il giorno dopo non fosse morta dovrei comunque lasciarla. Non sono sufficiente per te per restare in vita. Per l’amore questo è determinante.
Ma per tutto il resto… no. Resti in vita per me, se non vuoi bene a mamma non ti uccidi. Ok mamma che mi valuta per il mio valore scolastico dopo 30 anni. Ok sorella che è comunque stata una prepotente e che mi fa venire ansia ogni volta che la vedo. Ok fratello che non vieni neanche a berti un caffé perché hai deciso di morire in vita. Ok papà che… wow, nei confronti di mio padre non posso dire che non ci tenga. A vederci spesso, a parlare. E’ stato mancante per molto, ma se c’è qualcuno che si è rifatto, è certamente lui. E’ sempre un prepotente maschilista con mia madre, certamente ci incazziamo… ma lui praticamente mi passa la sua pensione, per vivere. Sia chiaro, non ce la faccio con le mie forze da SETTE ANNI. E questo senza entrare granché nel discorso. Quando ci vediamo parliamo della vita, di quel che succede, di necessità personali della famiglia, della famiglia stessa, di politica, della gente. E tutto sommato lui si tiene in vita per tenere in vita noi. Con uno stato dei suoi sensi che è penoso. Con la fatica terribile di dare una mano la domenica a mia madre a farsi il bagno.
Beh ecco, potrei solo dire che io mi sentirei sollevato: non devi più, papà, metti via, che in 4 mesi hai comprato frigo, lavatrice, letto, materassi e soprattutto il cellulare nuovo, che ti tiene in contatto col mondo. Sono un peso per chi lo sta sostenendo con tutto l’amore (o il senso del dovere) che può. E anche se “lo ripago così” è solo un modo di chiudere questo dissanguarsi per nulla. Il peso non c’è più. E la sofferenza nemmeno, quella mia. La vostra finirà presto.
Le motivazioni personali sul sentire la vita come degna di essere vissuta sono personali e niente come questo argomento è totalmente determinato dalla propria opinione. Tu solo puoi essere il dittatore di te stesso, tu solo puoi opprimerti, torturarti, ucciderti, concederti la grazia, darti sprone o disprezzarti: solo tu sei autorizzato, solo tu hai questo diritto. Nessun altro ne ha più di te.
Tu sei root, tu sei administrator, bios, tu sei la corrente elettrica e la mano che stacca la spina, solo tu, prima di tutti, sopra tutti. In questo senso tu sei Dio, in un mondo politeistico in cui altri dei possono decidere che sul loro olimpo tu non ci sali … e se sul tuo non ci stai bene, puoi vaporizzarti.
Gneeee lagnaaaaa ma sei solo un disadattato sfigato solo che non fa nulla per migliorare la propria condizioneeeeeee – In effetti non ho chiesto io il biglietto d’ingresso in questo scarsissimo servizio che nel mio caso è davvero molto poco premium, perlomeno per quello che mi aspetto io.
Quindi al servizio “vita umana” posso dare 3 stelle, ma l’ho provato e mi basta così: per molti può andar bene, ma per me no.
Quale moral flaw? Decido io.