For all mankind, S2 Episodio 3: bello, ma falso.

Tutta la stagione 1 è perfetta se vuoi conoscere com’eravamo, come siamo cresciuti, da dove veniamo. Un autoritarismo maschilista anni ’50 , figlio della recessione e poi rinascita, che ti descrive, silent, boomer e generazione X (in una prima sfumatura di quello che diventeranno Y, Z e i ragazzi di oggi).

Ma nella stagione 2 episodio 3 un conflitto viene risolto seriamente, in modo emotivamente maturo, niente colpi di testa, nessuno viene mandato via di casa, nessuno vive con paure esistenziali e prende decisioni del cazzo che modificano tutta la vita e rendono vite future delle merde, famiglie disfunzionali. Ed è quel tipo di padre. La moglie è il tipo di moglie che vi si adatta. Quindi come mai la discussione invece fa esattamente ciò che dovrebbe succedere? Si ferma, si fa un passo indietro, ci si chiede che cosa hai provato, perché hai fatto così, cosa ti ha fatto sentire così?

So che si tratta di fantascienza e di una ucronia che vede il bivio “corsa allo spazio” vinto dai Sovietici e alcuni cambiamenti nel mondo femminile.

FORSE e dico forse, questo è uno dei primi cambiamenti, nella serie, che potrebbe essere la derivazione di tutti quei pezzetti del domino. Oppure è un errore anacronistico (dentro una ucronia? Ok). Perché le cose non andavano così: la gente veniva mandata via di casa, “diseredata”, disconosciuta, ci si mandava affanculo oppure si eseguivano gli ordini e si serbava rancore per sempre, magari passandolo ai figli. Questo succedeva. Tanto amore se fai quello che dico io.

Per ora rimango in ascolto. Bellissima serie cmq. Fantascienza … poca, ma … chi lo sa. La fantascienza è quello che permette tanti racconti. Scienza? Dai, un po’ tirato per i capelli.

Ad ogni modo serie ottima.

La compilation ai tempi della playlist

Non esiste. Fine.

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Ok, raccontiamo comunque.

Come sicuramente sa chi ha una certa età e “si faceva le cassettine” , oppure chi ha visto il film “Alta Fedeltà”, quello che oggi si fa tranquillamente infilando dei titoli in una lista e premendo PLAY, una volta doveva essere fatto a manina, fisicamente, non virtualmente.

Ossia, era una operazione pirata se la facevi a manina. Le musicassette (audiocassette) erano il contenitore della compilation, ossia della selezione di brani che prendevi da altrove, altre cassette, dei CD, degli LP … e te le registravi nell’ordine che volevi tu. Di solito per sfoggiare la tua scelta ascoltando con il tuo gruppettino sociale, oppure per te stesso/a perché ascoltavi quelle che ti piacevano di più o che avevi preso dalla radio o che in quel periodo BLAH, lo sa il cazzo.

O magari facevi la cassettina a qualcuno/a. Sceglievi e riversavi la tua scelta in qualcosa che lei/lui avrebbe ascoltato: gliel’avevi fatta tu. Di solito questa seconda opzione non era esattamente una lista di roba death metal o di field recordings.

Oggi chi diavolo si ascolta una playlist che hai fatto tu? La tua playlist sono fatti tuoi.

Comunque esisteva e lo scrivo oggi, nel 2026, come se fosse una cosa da museo. E l’oggetto fisico probabilmente lo è. Ha forse senso solo negli usi promozionali delle etichette. Certo la playlist non è un concetto obsoleto. Anzi, credo che in alcuni casi l’intermediazione culturale musicale, la selezione, la “cura” (a cura di) sarà materialmente rappresentata proprio dalla playlist “firmata”.

Oppure si, ecco, magari tra appassionati di musica, potrebbe essere un “assaggia questo”.

( Mh. Vediamo se convinco un amico. )

Tutto questo perché sto vendendo dei CD e ho beccato una compilation che ho prima venduto e poi ricomprato. Lo ricordo perché quando l’ho venduta la confezione doppia era grossa il doppio (figura qui) … e quando l’ho ricomprato i doppi erano nella versione slim, compatta.

E ora … mi ascolto tutto in digitale, nella mia scheda mini-sd da un terabyte sullo smartphone con le cuffie bluetooth. No, niente streaming audio.

La cosa più triste del mondo è stata quando ho venduto casse, canale centrale, sub, satelliti perché … non avevo un ampli. E neanche dei soldi. E neanche una casa adatta, alla fin fine.

Evviva la vita. Bestemmie a vostra scelta.

Ah si, la compilation in questione non l’ascolto da quando l’ho ri-comprata: questa. Beh è quella roba lì, ora l’ascolto molto molto meno spesso. Ma è roba buona comunque.

FANESTAN

“Fan e stan” si riferisce ai gusti del pubblico: “fan” indica i semplici ammiratori, mentre “stan” è uno slang per superfan estremamente devoti e appassionati di un artista.​

Significato di “Stan”

Originario da una canzone di Eminem del 2000 intitolata “Stan”, che racconta di un fan ossessivo; oggi descrive fedelissimi che conoscono tutto e difendono l’idolo sui social, senza connotazione negativa.​
Nel contesto musicale italiano e online, “stan” e “stannare” esprimono ammirazione intensa, come “sono uno stan di Lana Del Rey”.​

Differenza da “Fan”

  • Fan: Ascoltatore casuale o apprezzatore generico, vota in classifiche popolari.
  • Stan: Fan hardcore, organizza discussioni su Reddit o Twitter, influenza ranking “fan consensus”.

Vendere i miei CD

Assurdo e stupido, puerile, infantile, immaturo, insensato, irresponsabile. Attorno a queste parole a 51 anni non ho mai smesso di ragionare, ma le prime due le ho messe io.

Quindi torniamo a bomba subito su quelle. Leggevo che Bugo, che di certo ce l’ha messa tutta per tutto il tempo in cui io no, anzi, l’ho seguito ai primi tempi della pirateria – ha smesso, nel 2025.

Bene, io che non ho mai smesso di voler smettere di esistere, mio progetto principale dal sempreverde titolo “rapido e indolore, dove sei?” , ho comunque una quantità di cose da portare a termine prima. Ma non nel senso che voglio vivere. Anzi, mi preoccupa molto non avere qui in mano il tasto rosso, come sapete. Potrebbe raggiungermi della diarrea alla gola prima che io prenda il controllo e diventi irrilevante.

Ci sono restituzioni di debiti. Certo, più vivi e più rischi di farne. Infatti il ricatto termodinamico sta tutto lì. Ma comunque, questo è.

Uno è proprio una questione di prin… beh, uno: tutti sono questioni di principio. Non ho problemi da “minaccia” o banche.

Forse questa è una definizione buona: le questioni di principio non hanno bisogno di minacce, incentivi, ricatti e così via. Lo fai perché il “va” fatto è anche che tu “vuoi” che quel “va” sia giusto, corrisponde a regole che sottoscrivi.

Dunque? Dunque il demo del ‘98. Va finito. Ed è assurdo perché a chi cazzo gliene frega di qualsiasi cosa. Figurati della nostra vecchia musica. Ma frega a me.

Ora sai cosa? Sto scrivendo centinaia di testi. Di merda, immagino. Ma ogni tanto uno … chi lo sa. Vorrei tanto non dover spendere soldi per ogni cosa certa. Ad esempio come fare a costruire e possedere nomi d’arte senza violare la legge (finanza & co) ma senza che nemmeno un investigatore privato possa ricondurre al mio nome. Anche per averne più d’uno, sperimentare.

Dopo oltre 20 anni … invece di spendere soldi a costo di vendere i miei CD per una tipa, venderò dei CD per comprare una tastiera. Ne ho avuta una in prestito per lungo tempo (KORG M1) e un’altra per ancora più tempo (YAMAHA SY99) di dubbia provenienza. Una restituita, l’altra regalata a Lei. Ricordo che comunque aveva un’uscita veramente scarsa e poi vorrei una tastiera pesata, per fare pratica e poi quando mi serve registro col piano vero, finché i miei sono vivi e il nostro piano esiste ancora. Quindi con 60 CD mi piglio ‘sta tastiera in un negozio dell’usato. Si, beh, viene 40 euro meno di una nuova. Ma questa la posso prendere con questo scambio: per la prima volta non mi darà fastidio: trasformo i CD in … altra musica.

Poi figurati, se non sono strasicuro di averne una copia in FLAC ma col cazzo che escono i miei CD.

Fa comunque una certa impressione: un po’ alla volta, magari 3, ne vendevo a qualche negozio dell’usato. Ma i prezzi… ragazzi, io ho sudato sangue, non ho mangiato per comprarli. Ho cercato ogni genere di risparmio, di collaborazione per tagliare le spese, cataloghi per corrispondenza, qualsiasi cosa. E ora… svenderli è … terribile.

Comunque, si va. Ovviamente venderò cose meno interessanti prima, I suppose.

Ho smesso di contarli quando sono stati oltre 2000. Certo, non sono tutti ehm… fatti per la durata di una vita. Quindi non sono tutti vendibili.

ciao 2025

A metà del 2025 ho smesso. Smesso di fare ogni cosa? Non proprio. Ma ci assomiglia. Smesso di sopravvivere bene, di vivere di quel tempo lasciato dal sopravvivere efficientemente, anche.

Una delle prime cose che ho fatto è stato chiudere un abbonamento-sprone. Si tratta di uno strumento di inserimento automatico di metadati. Una delle cose che, almeno, facevo, in attesa di suicidarmi, per spalare un po’, nel frattempo, era appunto… spalare. Spalare contenuti che ho scattato o girato, nel tempo, dentro la fornace della tentata vendita, nelle agenzie online. Se la lasci là, la roba, non serve proprio a niente, forse è una costante perdita.

Quindi, sensato o no, era come alzarsi dal letto, bere un caffè, guardare fuori dalla finestra e … buttare le immondizie. Non molto di più.

Ma ho smesso, del tutto. Ora devo riprendere quel minimo. Qui si gioca così, a gradini del minimo, in depressione cronica e incapacità di uscirne, perché ormai la lucidità di vedere che non esiste obiettivo me lo rende assurdo. Ogni fatica non ha senso, nel lungo termine. Alcune, nel breve: senso solo per me, ma hanno un costo.

Così ecco, avevo chiuso l’abbonamento mensile: il suo modello era a numero di pezzi al mese. Perfetto per farti dire “hai pagato la palestra, ci devi andare”. Ma come ben sanno in molti: poi disdici e imputridisci sul divano.

Ho smesso di caricare, di aggiornare, persino su Dreamstime dove ho materiali che stanno lì e basta, in loading, ma senza “ok vai avanti”. Bastavano anche cinque al giorno e oggi, 29, forse sarebbero tutti online. E conta? Beh conta, in questo istante della storia questo mestiere produce ancora qualcosa. Nei mei numeri, in proporzione, poco. Ma comunque resta: io ho prodotto le immagini: lasciarle qui non serve a niente, non era l’atto di produrle in sé ad essere significativo, nemmeno per i miei valori, ruolo che invece può produrre l’atto artistico delle foto di nudo.

Niente. Non ho nemmeno più scaricato i … cazzo nemmeno mi ricordo come si chiamano. I cosi report che dicono quanto guadagni: con iStock e Deepmerda devi scaricarli, poi caricarli dall’altra. Una rottura, ma era un semplice gesto mensile. Non cambia niente, i soldi arrivano oppure non arrivano. Comunque non l’ho più fatto.

E piano piano sono arrivate scadenze: cose che scadono proprio. I moduli W8-BEN che scadono, poi i documenti di supporto di Satispay. La burocrazia e le sue scadenze… ti riportano sempre alla realtà asciutta: premere qui per continuare.

Devi sempre premere qui, per continuare. Se non premi, succede qualcosa. Qualcosa di brutto.

Il 2025 dunque mi ha visto sentire lo sforzo come improbo, impari, fuori dal tempo e dalla percezione: il mio mercato verrà fagocitato dall’iA, cannibalizzato. Mi hanno anche infastidito le “missioni” in cui mi si chiede di fare ad un costo vergognoso operazioni che servono a nutrire i dataset. Le ho chiuse. Anche se erano potenziali guadagni. Robette, centoeuro, anche meno. Ma a volte… nella mia condizione, cifre che – per me – sono significative.

E a fine anno i casini costosi hanno detto chiaramente “i soldi servono a questo, ora ti rompo della roba, sul tuo corpo e su ciò che consideri scontato avere”. Crack, crack. Spezzato. Conti belli alti.

Ma ho imparato a mettere la farina su qualsiasi preparato di pollo che non sia al forno. Questo ho guadagnato, da ora in poi, nel 2025. Scaloppinizza tutto? Non si secca. Questo è fantastico.

E ho anche iniziato … quanto uno strato di polvere inizia a formarsi, non di più, a lavorare sul demo che diventi un non-più-demo. A volte ci si dimentica quanto significativo diventi, quando stai già pensando di ucciderti, di morire. Quello finalmente diventa “beh, ma ne vale la pena: è bello, è tra le uniche cose belle e non obbligatorie o necessarie che ho fatto” … assomiglierebbe allo scopo, al necessario per andare avanti. Non lo è, ma ci assomiglia. Due istanti di più, uno sforzo verso una direzione che vuoi.

E che a nessuno interessa, ma a te si.

Come questo blog che, dopo averlo spostato a suo tempo, ha praticamente zero-views. Un luogo fantasma. Che però nutro e rimpolpo. Il mio essere più puro e sincero è totalmente privo di attrattiva, attenzione, interesse.

Doloroso, eppure anche chissenefrega.

Quindi: alzate i vostri calici di quello che vi pare e buon quello che vi pare per il 2026.

Non riesco a dimenticare Ucraina, clima, Palestina, l’Ai-Rising, le destre mondiali, l’autoritarismo e il ritorno al mondo pre guerre mondiali. Lo devo fare, ho già abbandonato, avete già sventolato i fazzoletti, siete già tornati a casa, sono già seppellito, ma gironzolo ancora qui sulla banchina, qui attorno al cimitero. Questi sono i veri fantasmi.

Questo testo è stato interamente scritto da un essere umano. Che culo!

Basabanchét

In dialetto di qualche zona della Regione del Veneto e significa letteralmente “bacia banchetti”. Con questo termine ci si riferisce alle persone e ad ad un gesto di devozione estrema e sicuramente esteriore di baciare fisicamente il banchetto, ossia quello speciale mobile-inginocchiatoio, presente da un certo momento della storia della Chiesa Cattolica, che consente di inginocchiarsi e pregare anche poggiando gli avambracci su un piccolo banchetto appena sopra la parte per inginocchiarsi, spesso posto di fronte ad una panca per sedersi durante le funzioni reliogiose, nelle chiese, oppure posizionato di fronte a qualche opera (d’arte o simbolica) per consentire al credente di manifestare la propria devozione in preghiera inginocchiandosi ma non direttamente a terra (sia per motivi di comodità ed igienici, sia, probabilmente, per non porsi nel grigio terreno della possibile blasfemia: ci si inginocchia solo di fronte a Dio). Immagino che a parte ripetermi quello che ti ho appena detto io, tu non abbia queste informazioni. L’espressione però ha una connotazione negativa, non tanto blasfema, quanto di leggera accusa di estremismo, di asservimento esagerato alla religione: è solo un bacia-banchetti, un/a superstizioso, uno/a che interpreta tutto e trova risposta (o non ne ha) solo attraverso la lente della sua chiesa, un boccalone credulone, superstizioso. Alla fine, si, se ben analizzato può essere anche blasfemo, ma non è necessariamente detto da atei, non credenti, miscredenti o eretici anche se – ad un confronto strettamente e severamente teologico – probabilmente non supererebbero il setaccio.

inginocchiatoio tipico di chiesa cristiana

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espressioni simili in inglese che abbiano un significato sarcastico o sprezzante nei confronti della religiosità, in particolare legate al cristianesimo o ai suoi praticanti. Ci sono alcune espressioni, sia moderne che storiche, che riflettono questo tipo di critica, anche se non tutte sono necessariamente legate a un gesto specifico come il “baciare il banchetto” del tuo esempio.

Ecco una lista di espressioni che, in vari contesti, hanno un significato simile a quello di “basa banchét” nel senso di una religiosità ostentata o una forma di devozione che viene vista come esagerata, superficiale o ipocrita:

1. “Holy roller” (USA, UK, Australia)

  • Significato: Questo termine è usato per descrivere una persona che mostra un fervore religioso eccessivo, spesso in modo vistoso e teatrale. È associato a certe denominazioni cristiane, come i pentecostali, che sono noti per il loro entusiasmo nelle preghiere e nei culti. Il termine è spesso usato in modo ironico o sprezzante per criticare chi sembra troppo esuberante nella propria fede.
  • Esempio: “Oh, don’t listen to him, he’s just a holy roller who thinks everything’s a sin.”

2. “Bible-thumper” (USA, UK)

  • Significato: Indica una persona che parla in modo aggressivo o ostentato della propria religiosità, spesso citando la Bibbia in modo da volerla imporre agli altri. Viene usato in modo sprezzante per indicare chi cerca di evangelizzare in maniera invadente e poco riflessiva.
  • Esempio: “He’s just a bible-thumper, always quoting scripture like it’s the only thing that matters.”

3. “Jesus freak” (USA, UK, Australia)

  • Significato: Originariamente un termine gergale che descrive una persona con una fede cristiana estremamente visibile e zelante, che spesso viene usato in modo ironico o dispregiativo. Può essere riferito sia a cristiani giovani (in particolare negli anni ’60 e ’70) che a chi mostra una devozione eccessiva o che appare “ossessionato” dalla religione.
  • Esempio: “She’s one of those Jesus freaks who spends every day at church.”

4. “Pious prick” (USA, UK)

  • Significato: Un termine decisamente sprezzante usato per descrivere qualcuno che è estremamente devoto, ma in modo ostentato o ipocrita. Si può applicare a chi sembra più interessato a sembrare religioso piuttosto che esserlo davvero.
  • Esempio: “I can’t stand him, he’s just a pious prick who thinks he’s better than everyone.”

5. “Church mouse” (USA, UK)

  • Significato: Sebbene non sempre usato con un’accezione negativa, questo termine può essere riferito a qualcuno che sembra troppo timido o sottomesso all’autorità religiosa, in modo da risultare passivo o remissivo. Il termine implica una sorta di devozione silenziosa e invisibile, ma in alcuni contesti può anche essere usato per sminuire chi è percepito come ipocrita o eccessivamente obbediente.
  • Esempio: “Oh, she’s just a church mouse, always sitting there quietly and pretending to be so holy.”

6. “Christian soldier” (USA, UK)

  • Significato: Questo termine può essere usato ironicamente per descrivere qualcuno che si comporta come se fosse in una “guerra santa”, mettendo la propria fede e le proprie convinzioni religiose in cima a tutto, anche in situazioni sociali non appropriate. Viene spesso usato per denigrare chi sembra voler combattere ogni “battaglia” in nome della religione.
  • Esempio: “Stop acting like a Christian soldier, not everything is a battle for your faith.”

7. “Saintly hypocrite” (UK, USA)

  • Significato: Questo termine viene usato per descrivere qualcuno che si comporta come un santo in pubblico ma che agisce in modo meno devoto o più egoista in privato. Implica una condanna di chi mostra una fede superficiale e non sincera.
  • Esempio: “She’s nothing but a saintly hypocrite, acting all virtuous but gossiping behind everyone’s back.”

8. “Goody two-shoes” (USA, UK, Australia)

  • Significato: Questo termine viene usato per descrivere una persona che cerca di apparire moralmente impeccabile e sempre “giusta”, con una sorta di devozione alle regole e ai valori morali, ma che può sembrare insincero o ostentato. Sebbene non esclusivamente religioso, spesso viene usato per descrivere persone che sembrano troppo devoti o troppo rigidi nelle loro convinzioni.
  • Esempio: “Don’t be such a goody two-shoes, we all know you’re just pretending to be perfect.”

9. “Sundays-only Christian” (USA, UK)

  • Significato: Questo termine descrive qualcuno che va in chiesa solo la domenica e si comporta in modo religioso solo durante i servizi, senza applicare i principi cristiani nella vita quotidiana. È una critica alla religiosità superficiale, vista come ipocrita o inefficace.
  • Esempio: “He’s a Sundays-only Christian, doesn’t care about faith any other day of the week.”

10. “God-botherer” (UK, Australia)

  • Significato: Un termine usato per descrivere una persona che è troppo invadente con la propria religiosità, cercando di convertire o “disturbare” gli altri con il proprio fervore religioso. Viene usato in modo negativo per descrivere chi impone la propria religione sugli altri in modo eccessivo.
  • Esempio: “I can’t stand that guy, he’s a total god-botherer, always talking about Jesus like he’s the only one who matters.”

11. “Bible Basher” (UK, Australia)

  • Significato: Simile a “Bible-thumper”, indica una persona che utilizza la Bibbia in modo aggressivo, cercando di “colpire” gli altri con le proprie convinzioni religiose. Il termine può essere usato per criticare chi sembra usare la religione per giudicare o convertire gli altri.
  • Esempio: “She’s always bashing people with her Bible, telling us how to live our lives.”

Queste espressioni sono tutte varianti gergali che criticanlo qualcuno che appare eccessivamente religioso o che adotta un comportamento religioso solo in modo superficiale, spesso in maniera invadente o ipocrita. La critica non è necessariamente rivolta alla religione stessa, ma più a chi la usa in modo ostentato o per scopi egoistici.

La maggior parte di questi termini non è rivolta a un singolo ramo del cristianesimo (come il cattolicesimo o il protestantesimo), ma a chi mostra una fede che è vista come troppo visibile o senza un vero impegno interiore.

mRAW e adesso il denoise? nel culo.

Nella mia organizzazione di shooting in RAW ho, praticamente sempre, escluso i formati non-full di Canon come s-RAW o m-RAW. Questi ultimi consentono di restare RAW ma di avere dimensioni più contenute. Fino ad oggi non è mai stato un problema. Ma in un recente evento non ero sicurissimo di potermi permettere di scattare all’infinito. Non sono quel genere di fotografo, non mi trovo nella situazione in cui è standard prevederlo: conosco le soluzioni possibili, ma non necessitandone solitamente ho optato per la riduzione del formato usando mRAW con una DSLR Canon EOS 5D MarkIV e, boh, qualcosa anche con una Canon EOS 7D MarkII.

E ho sbagliato.

Questo perché quando scatti in digitale, in RAW, non “pensi a pellicola” per parecchi motivi, non ha senso farlo. Ha senso invece considerare il mezzo e il processo fino alla post produzione e io ho dato – sbagliando per inesperienza, che non significa età, mai – per scontato che mRAW fosse solo “più piccolo” (dimensione in pixel) e che usasse tecniche di compressione e BLAAAAAAAAH, ripeto, sbagliandomi. Non mi sono ri-documentato: impreparazione: poco professionale. Ho solo detto “usiamo quello piccolo”. Qui apriamo al commento di classe: se puoi averlo grande, non scegliere quello piccolo.

Bene, anche questa è fatta. Colorado mi aspeTa.

Si ma qual è il problema? Il problema è che non scatti in RAW perché fa figo, scatti in RAW proprio per il processo nel suo insieme. Nell’ecosistema si sono inseriti svariati software di elaborazione aggiuntivi, che servono proprio a migliorare il file automaticamente in situazioni non-ottimali, tipicamente quelle ad alta variabilità, imprevedibili. Ad esempio i software della DxO per il denoise. Ecco: quelli proprio ti dicono “file incompatibile”.

Ah beh ma io ho la maglia di lana e me la rido*! – direte voi. Cioè: io ho comunque ACR che ha l’enhancer , superdenoiser ai-denoiser e l’adenoider. E no, cazzo. Non con gli mRAW, sicuramente quindi sRAW anche meno. Colpa mia, non ho ripassato-studiato. Quindi ora? Denoising a mano o scoprire altra roba.

Molte analisi tecniche (es. LibRaw) sottolineano che sRAW/mRAW sono già debayerizzati in camera e salvati in un formato “simil-JPEG lossless” (con luminanza piena e crominanza sottocampionata), quindi non sono equivalenti al RAW pieno.( libraw.org ) Questo spiega anche perché alcuni software li trattano diversamente: ma non spiega perché io sia stato cojone. Cosa, invece, lo spiega? Il fatto che non ci ho pensato, disattenzione e superficialità perché sono vecchio e pensavo “so sempre tutto sulle situazioni e conosco i miei mezzi”. Quindi ho dimenticato che si, certo, ho tanta esperienza sul campo e la situazione me la gestisco, ma non avevo esperienza di uso ed errore di questi formati. E quindi adesso ho materiale di qualità inferiore sotto diversi punti di vista. Un vero inferno di merda, cazzo! Proprio come i neofiti: bra-vo. Spero solo che la gente, come sempre, non capisca un cazzo. Io farò del mio meglio perché siano accettabili da un professionista-medio. Ma intanto ecco, ricordiamoci; nel frattempo: smazzarsi.

Ho anche già pensato di includere nel mio software scarica-dalla-scheda-al-pc alcune righe per far fare ad exiftool la scrematura e ricordarmi: con queste ti scordi di usare il denoiser basato sul deep learning e ti diverti con il deep-self-anal.

usando questi comandi per scremare (questa è la base)

per la versione testuale e

sempre sia lodato Phil Harvey.

Poi integrerò qualcosa perché sposti lui e faccia segnalazioni. Ma … in teoria non dovrei IO mai più farlo: se non c’è trippa per gatti software, i gatti software non hanno ciccia sulla quale lavorare. E io mi inculo peggio del 2004. Forse.

Se comunque sei stato come me e hai Canon… non sei “finito”, ma hai messo i file in una zona grigia dove i denoiser “furbi” (quelli che lavorano prima del demosaic) non possono più fare il loro mestiere.

Perché ACR Enhance/Denoise e DxO PureRAW ti mollano lì

  • Canon mRAW/sRAW non è un RAW “mosaico” classico: la macchina fa già una parte di pipeline (demosaic / ricostruzione colore + riduzione risoluzione). In pratica il file è già “mezzo cotto”. È proprio per questo che l’AI denoise di Adobe e il DeepPRIME di DxO (che vogliono i dati Bayer/X-Trans grezzi) spesso rifiutano il formato. support.dxo.com+3community.adobe.com+3Photography Life+3
  • DxO lo dice esplicitamente: mRAW/sRAW non supportati perché “non true RAW” e perché limita quello che possono fare i loro algoritmi. support.dxo.com
  • Anche lato Adobe: Raw Details è dichiarato per raw mosaic; l’AI denoise segue la stessa logica (non può “tornare indietro” a un mosaico che non esiste più). Adobe Help Center+1

“Lo converto in DNG e via?” (comunque non ti ridà il RAW)

Convertire in DNG non ricrea quello che la camera ha già “cucinato”. Se l’origine non è più mosaico, non ottieni un DNG mosaico “vero”.

In più: quando Adobe fa “Enhance”, storicamente genera spesso un Linear DNG (demosaiced), che è più simile a un TIFF come natura dei dati (anche come peso). Quindi: anche se passi da DNG, il collo di bottiglia resta (i denoiser che pretendono mosaico non si attivano). community.adobe.com+1

Quindi che strade hai (buone) per il denoise, restando il più “raw-like” possibile?

1) Resta in “sviluppo RAW” con software che digeriscono mRAW, e fai denoise lì

Qui l’idea è: lavori in un raw developer che apre e tratta bene i CR2 mRAW, fai NR prima di esportare, e poi eventualmente finisci in Photoshop/ACR con un file a 16 bit.

Opzioni sensate:

  • Canon Digital Photo Professional (DPP): è il percorso più “coerente” con i file Canon perché è fatto apposta per EOS RAW. Apri, bilanciamento del bianco, recuperi, NR, poi esporti TIFF 16-bit. Canon Italia+1
  • darktable / RawTherapee: supportano CR2 e hanno denoise seri (non AI “mosaico”, ma molto efficaci se regolati bene). darktable gestisce CR2 tra i formati supportati. darktable+2darktable+2
    • Nota nerd: in RawTherapee ci sono state proprio note di rilascio su “improved support for Canon mRaw variants” (quindi vale la pena usare una versione recente). RawTherapee

Workflow pratico (robusto):

  1. Apri in DPP / darktable / RawTherapee.
  2. Fai le correzioni “da negativo”: WB, esposizione, recupero alte luci moderato, curve base.
  3. Fai denoise (prima crominanza, poi luminanza con mano leggera).
  4. Esporta TIFF 16-bit (gamut ampio, es. ProPhoto/16 bit se previsto dal software) e fai il resto (contrasto fine, dodge&burn, sharpening finale) in PS/ACR.

pro: resti il più possibile in una pipeline “da negativo” fino a quando serve.
Contro: non hai DeepPRIME / ACR AI Denoise, perché quelli vogliono mosaico.


2) Vuoi comunque “AI denoise”? Fallo su un TIFF 16-bit (non RAW)

Se il tuo obiettivo è la resa più che “restare RAW a tutti i costi”, la soluzione più pragmatica è:

  • sviluppi “pulito” (minimo indispensabile) in DPP/darktable/RT → esporti TIFF 16-bit
  • applichi un denoiser AI che accetta TIFF (ce ne sono diversi sul mercato)
  • rientri in PS/Lightroom per finire

Qui lo scambio è chiaro: perdi la flessibilità RAW pura, ma in cambio ottieni un denoise AI comunque potente.


3) Se ti serve più “ciccia” in pixel: Super Resolution dopo

Dato che mRAW ti ha tagliato risoluzione, puoi valutare upscaling dopo lo sviluppo/denoise:

  • Adobe “Super Resolution” supporta più tipi file rispetto a Raw Details (inclusi JPEG/TIFF). Quindi può essere un passo successivo su TIFF 16-bit se ti serve output grande. Adobe Help Center

I “drawback” reali con mRAW (così ti regoli mentalmente)

  • Risoluzione: persa e non recuperabile (se non via upscaling). Photography Life+1
  • Demosaic già fatto: molte magie “pre-demosaic” (tipo DeepPRIME / ACR AI Denoise) non sono più applicabili. community.adobe.com+1
  • In alcuni casi c’è anche roba tipo subsampling cromatico / encoding interno che rende il file “meno negativo e più immagine” rispetto a un RAW pieno. Open Photography Forums+1

Se dovessi scegliere io un percorso “zero sbatti / massima resa”

  1. DPP → TIFF 16-bit (pulizia + base) Canon Italia+1
  2. Denoise (nel raw developer o AI su TIFF, a seconda di quanto sei esigente)
  3. Finitura in Photoshop/ACR/Lightroom

Se invece ti piace smanettare e vuoi restare “parametrico”: darktable o RawTherapee e ti fai un preset di denoise per ISO tipici. darktable+2

*cit: Rat-Man d’altri tempi

Red-Anzian 578348957

Nel 2015 (credo sia reperibile scartabellando nei link) finalmente ottenevo la mia sala di posa. Dopo 2 anni di incessante ricerca, scontro con condizioni impossibili, tentativi di lavorare in studi di amici, scoperta di alcuni limiti umani dolorosi, scoperta di tantissima umanità nel cammino, finalmente si poteva lasciare la roba lì, trovarla il giorno dopo, avere un posto dove lasciarla, la roba, ti permetteva di averla, anche: furono gli ultimi soldi della liquidazione del vecchio lavoro insieme alla mia ultima ed attuale auto (puttana di una puttana di auto che adesso mi stai facendo morire).
Anziani che volevano aiutare “i giovani” (chi, io, signora? mi ha visto? Le faccio vedere la carta d’identità?), gente del posto che non mi ha aiutato ma MANCOPELCAZZO, stranieri che mi avrebbero aiutato anche con un centimetro quadrato gratis. Prima facevo altro, la storia la sapete, la fotografia l’ho toccata davvero a partire dal 2003 eccetera eccetera. Ho festeggiato i 10 anni di “studio” ?

Per ora no.

Sono un coglione ingrato?

Coglione si. Ingrato non lo devo essere né voglio esserlo. Ora mi devo inventare che sbarabaus posso permettermi per “festeggiare”. Manifestare gratitudine: senza quelle persone io non potrei fare quello che faccio. Niente di quello che faccio “dipende solo da me”. Certo, niente potrebbe essere fatto se non lo facessi, ma thanks to the dick, many thanks to graziella too.

Ok ci penserò. Non manca molto alla fine del 2025. In realtà quando pago l’affitto le mie buste sono diventate una raccolta attesissima dalle segretarie di sopra. Visto che consegno personalmente la busta al presidentissimo e che lo conosco, anni fa ho iniziato timidamente con una stronzata: ho scritto allusioni a bustarelle, corruzione. Trattandosi di un luogo ad altissimo impegno sociale, invece, era divertente. Per fortuna lo è, continua ad esserlo. Ma ad ogni mese alzavo l’asticella, alzavo il tiro: mafia, terrorismo, connessioni internazionali, prostituzione di disabili, Al Qaida talebani e Isis, criminali di guerra, malaffare di qualsiasi genere. Prima di dare quella fottuta busta studiavo per fare una cazzata migliore!

Un mese non ero ispirato e ho solo scritto il mese e l’anno. Mi è arrivato un messaggio whatsapp inquadrato-selfie con il presidentissimo e la segretaria che registra le entrate con la busta e le loro facce che dicevano “CHE CAZZO SUCCEDE QUI?”. Ha ha!!! 🙂 Mi sono scusato per non essere idiota.

Questo è già bello.

Però sono anche un vecchio rompicoglioni. Passo presso i loro uffici perché c’è armonia… ma credo che nei miei confronti, presidentissimo a parte che conosco, ci sia più che altro tolleranza. Non so.

Nel 1992 che facevo? E che c’entra? Niente, una inaspettata visitatrice del mio blog aveva alcune date nella sua bio che mi hanno fatto pensare. Nel 1992… credo io fossi ancora in un dolente mondo interiore che iniziava… ma fisicamente? Liceo? Terza? Quarta. Si, la mia prima quarta. 120 ore di assenze. Non credo avessimo già iniziato a suonare, a mettere assieme il gruppo, penso fosse più 1994-1995.

Ma ora che ci penso: come fu che mettemmo su il gruppo? Cioè, io me lo ricordo esattamente il momento. F, T, C mi dissero “eh non è giusto che tu sappia suonare uno strumento! (pianoforte / tastiera NDr) Devi anche tu suonare qualcosa che non sai suonare!!!” – non faceva una piega, ero d’accordo, mi piaceva il basso, mio cuGGGGino aveva un basso, a occhio a nessuno fregava di suonare il basso. Una combinazione di fattori che mi ha immediatamente reso Marcus Miller mescolato a Jaco Pastorius? AHAHAHAHAHHAHHHA manco pe’l’cazzo. Merda ero, merda sono rimasto. Ma con gusto. Ovviamente primo pezzo che ci vide “imparare a suonare”: come as you are (e Kurt era vivo). Si, ovviamente senza chorus, chi sapeva che il chorus esisteva? Mia madre (che va verso i 90 attualmente) quando cito C dice sempre “ah quello che sembrava un gallo a cui tirano il collo?” – apprezzando il suo canto melodioso.

Ricordo il luogo, il momento. Le 6 gestioni di pizzerie che oggi sono invece un susharolo. Ma la colonna attorno alla quale c’erano le panche presso le quali dicemmo le fatali parole… è ancora lì, è tutto ancora vivo, in questa provincia per il resto morente: lì decidemmo di mettere su il gruppo.

Ma com’era successo? Perché ci incontrammo, ci incontravamo e alla fine decidemmo di suonare? Figa? A mia memoria non è mai stato l’obiettivo principale. Gradito, sarebbe stato, ma non eravamo un gruppo acchiappone. Ci fregava di fare la nostra musica, era “la scena degli anni 90” … una cosa che pensavo normale, ma oggi so che è stato un miracolo. Si suonava ovunque, tutti suonavano, tutti ascoltavano, gente con la birretta in mano e la fettina di limone infilata (cose che osservo come un antropologo: io non bevo, non fumo, non altero la mia percezione con le TTTTTTTroke, sorry, strano & noioso since 1974).

M lo vedevo perché eravamo in classe insieme e basta? Boh. E anche lui… so perfettamente perché ci siamo visti: non so come cazzo faceva a saperlo ma arrivò in spogliatoio della palestra del liceo, timidissimo (e per questo coraggiosissimo, comprendo ora) a dirmi “mi hanno detto che hai [nomedivideogioco] con tutti i codici… me lo passi?”. Avventato… pirateria in luogo pubblico… birbantello. Eravamo entrambi degli sfigati, ai miei occhi. Riguardando le foto oggi devo dissentire: non facevo cagare come sembrava a me. E lui è sempre stato sportivo. Ma gli sfigati sono sfigati inside. Credo che dissentirebbe lui, oggi, se lo dicessi. Ma se lo inducessi a ripensarci lentamente, a come si sentiva davvero… ricordo chiaramente che era la prima volta – e lo ringrazio per essersi aperto – che sentivo qualcuno pronunciare qualcosa che comprendevo bene, ma che non era affatto pronunciato da maschi che conoscessi: sentirsi una nullità, invisibile, irrilevante, qualcosa del genere. Per qualche assurdo motivo io non ne ero ancora cosciente, non mi sentivo ancora così. Forse fu così che facemmo amicizia? Oppure nerdaggine informatica? Io avevo l’abitudine di autoinvitarmi dalla gente: in provincia anni 90 no macchine, no cellulari, no mezzi di trasporto… se arrivavi da una parte ad una certa ora… tornare indietro non era un’opzione. Mangiare? Beh soldi. tempi molto diversi dalle laute paghette che ci si attende di avere oggi. I miei mi davano due soldini da quando avevo 8 anni per comprenderne l’uso. Fine.

Nella mia seconda quarta però con M finimmo per essere compagni di classe. E non mi ha mai fatto copiare il compito di matematica. Bastardo. Glielo ricorderò per sempre, anche se mi ha prestato 10000 euro per la caparra di casa che gli sto restituendo euro su euro con fatica e lui non ne ha alcun bisogno perché guadagna i milionardi.

Si, alla fine io ero un lupo solitario e quindi C era amico d’infanzia di M? per questo ci incontrammo? Lui che scuola faceva? Forse no, forse era in classe con M ed era anche amico d’infanzia. T era il fratello di M e probabilmente nel loro mondo erano influenzati da quelli che oggi sono i (nonpossodirlo*) … moltissime influenze ed interessi “alti”, stimoli.

Si, ecco. Grazie blog!

E oggi, per ripagare una parte del mio debito con M sto pianificando un servizio a dicembre per la sua Azienda, così non abbiamo casini di transazioni, iva, tasse, cazzi e mazzi, lui ottiene un servizio vero professionale, si fida, io tiro via parecchio del mio debito. Ma la cosa più importante è che mentre sarò lì gli scasserò la minchia per tirare fuori i pezzi di chitarra del demo del ’98. Fanculo se muoio prima che quela roba sia pubblicata. Non mi frega niente se non lo ascolterà neanche una iA. Deve essere fatto.

Il titolo? riferimenti culturali per meme d’altri tempi.

Merda adesso mi tocca ascoltare smell. Ma… io lo so, lo so che ai tempi non li ascoltavo!!!!!!

* Nome di gruppo musicale Italiano – attuale – apprezzato da gente che se la tira parecchio e che ha ragione di farlo, ma i cui componenti fanno altri lavori per campare, non stiamo parlando di star del pop. Se ve lo dico divento troppo identificabile e non voglio.

La non interessanza

La Premessa: Devo chiaramente premettere che ho scelto questo specifico posto per non essere facilmente riconoscibile, trovabile. Che vengo da quella internet dell’anonimato “perché si”. Che i dialoghi su “ma così non so chi sei, non ti vedo, non sei sincero” eccetera li abbiamo fatti, li abbiamo fatti in chat furiose, in room di WinMX persino. E i miei argomenti restano, forti, non sono bianco-o-nero. Hanno una forza però, r-esistono. E più passa il tempo più mantengono e prendono nuovo senso. Se io non intendo (come invece ho fatto in questo post dall’inizio) darvi un’idea di quanti anni abbia o quale sia il mio sesso, la forma del mio corpo, il suono o il tono della mia voce, il mio gesticolare, le espressioni o la loro mancanza sul mio volto, il mio respiro, il mio eventuale odore o profumo, i miei occhi, denti, capelli e abiti, la prossemica eccetera, non è affatto vero che non rimane nulla. Così come non lo sarebbe se considerassimo un libro qualsiasi senza le indicazioni su autore, editore, tipografia eccetera. Ad esempio l’Odissea. Rimane quello che è, e tu puoi masturbarti le meningi a capire se Omero sia o meno esistito e come fosse e perché e psicanalizzarlo o fare a “lui” una analisi sociologica. Oppure puoi leggere quello che c’è scritto e quanta roba e a quanti livelli ti venga comunicata.

Molte volte iniziavo un libro e aspettavo mezzo libro per dire “lo ha scritto un uomo o una donna?” e rispondermi. Perché non dovrebbe essere importante. Potrei (e lo farò) dilungarmi ma sto parlando d’altro qui.

Così vedo quanta differenza ci sia con questo modo di vedere le cose: https://www.ilpost.it/2025/11/10/impatto-salute-mentale-twitch/

Credo che si possa considerare quello dell’artista. L’artista che vuole che tutti lo conoscano e che tutti – quando vuole l*i – facciano finta di non conoscerl*. Roba che è sempre esistita. Ma adesso? Adesso la democratizzazione del mezzo , il buon vecchio (ormai) UGC hanno reso “tutti tutto”. La disintermediazione, no? Eccomi qui, infatti. Ma quanto è bello sbattermene il cazzo se mi leggete o no? E come mai non l’ho scritto – come facevo prima del 2003/2004 – in un luogo non-su-internet? Io so la mia motivazione: il modo in cui io ho iniziato a scrivere questo genere di roba era per farmi conoscere da una ragazza tra i 17 e i 18 anni. Niente cellulari al tempo, niente e-mail. Certo avremmo potuto scriverci lettere. Scrissi per sfogo, così, perché il tempo che non avevamo per sapere vicendevolmente chi eravamo io lo avevo in abbondanza. Scrissi “come se”. Come se scrivessi a lei. Cosa mi piaceva, cosa pensavo, cosa era stato frainteso. Ma il tempo passava e scrissi tantissimo. Così cambiai fogli, modo di scrivere, penne, colori, direzioni di scrittura, grandezze, tutto con carta e inchiostro. Un giorno le diedi tutto, Una settimana dopo mi restituì tutto e chi lo sa, sapeva qualcosa di più di me. Ci mettemmo assieme dopo o prima? Non lo ricordo.

Da quel gesto iniziai a scrivere su pc, che era più la mia cosa, sempre di più e sempre più velocemente. Al momento di arrivare al mio primo vero lavoro la mia velocità alla tastiera era incredibilmente più alta di quella delle “segretarie”, che avevano studiato dattilografia. Almeno a qualcosa era servito.

Ma scrivevo eccome, sempre e tanto. Come se avessi scritto a lei. Ma lei non c’era più da tanto.

Scrivere come se scrivessi a qualcuno che può leggere, che ha una testa, che potrebbe fraintenderti, che non è dentro la tua testa… è diverso dallo scrivere solamente per sé. Quindi in quelo che scrivo qui c’è un 99% di chisseneincula se mi leggete. C’è un 1% di “se passi e mi incontri e la mia e la tua umanità si fermano a conoscersi… mi fa piacere; mi leggi e ti fa cagare? Bene lo stesso: non sai chi sono, non so chi sei, hai avuto accesso diretto ad un istante di mente e cuore di questo tizio e non potevamo farci troppo del male con le nostre esistenze fisiche“. Però potevamo, possiamo, spiegarci, parlarci, interrogarci e risponderci, discutere, litigare persino. Ma preferisco sempre di no. Appassionarsi non comporta necessariamente odiare la controparte tanto da volerla ferire come persona. Il suo argomento, esso, non merita nulla che meriti un umano: è un argomento, non soffre.

Così osservo con sentimenti di straniamento che molte persone possano considerare la loro espressione umana “pressoché lavorativa” come il totale del sé: ho poche visual, non sono interessante. Magari ha un modo di essere vero: ma la psicologia ci dice che è normale i veri amici (con dei criteri per dirci quali essi siano) si contino sulle dita di una mano. E “interessante” diventa qualcosa di diverso dalla moda o dalla performance.

A me interessa la musica e la sua produzione, non solo ascoltarla. In un certo momento esibirmi live con i pezzi dei quali eravamo autori sarebbe stato figo. Ma ora? Ora so che non me ne sbatte: mi interessa produrre qualcosa e produrla come voglio, prima cosa (bene, credo io). Secondariamente sarebbe bello che questo ex-primere incontrasse altra umanità, ci si connettesse anche in differita. Ma se non accade, pazienza: io voglio fare BENE questa cosa. E bene secondo me. Certo, anche secondo chi era co-autore di quella musica. Ma ce ne sarà altra in cui farò quello che mi pare fottendomene di tutto. Tutto! E me la ascolterò io? Beh ma certo, mentre la crei lo fai. Se poi arriva qualcuno e la ascolta almeno quanto l’ho ascoltata io producendola e la gode così … beh ma che bello!

Ci conto? Ma neanche per sogno. Qui, ora, dove sto scrivendo in questo momento, è il deserto delle statistiche. E me ne frega? Ma no. Ho URGENZA di scrivere a volte. E da un po’ scrivo anche testi di canzoni: su carta! A volte solo idee, solo titoli, solo concetti ed anche su PC o solo in abbozzi in dialoghi con Chat-GPT (oggi ho coniato* Chat-CBD per voialtri TROGATI) … faranno cagare? Può darsi. Saranno incantabili perché non scrivo linee vocali? Può darsi. Io intanto scrivo.

Se non avessi scattato i nudi non li avrei. Li esporrò? Chi lo sa: ci sono molte difficoltà che non so come affrontare. Però il materiale lo ho. Oggi forse non incontro più nessuna, non avrei “materia prima”. Quindi ho fatto bene a fare quando c’era da fare. Pubblicare il nulla… non si può.

Sono interessante? L’ultima tizia che me l’ha detto non l’ho mai più vista. La gente non mi chiama granché, neanche quella che poi quando ci siamo … si parla. Ho abbandonato l’idea di essere davvero interessante, attraente. Corpo, mente, cuore: non interesso quelli di nessuno. Non mi fa stare bene: ma quanto mi fa più male illudermi che questo accada, poi accade per un po’ e poi si strappa via tutto?

Questo silenzio, vuoto, è freddo. Ma anche le fiamme dell’inferno non sono ‘sto granché.

Invece esprimere, produrre prima per sé, ma con la possibilità di una connessione… non garantita ma possibile dal momento che l’espressione è stata emessa ed esiste… questo è diverso. Arte? Questo non lo so davvero. Studiare estetica? Mh.

~

* fanculo, ho verificato subito: esisteva già! maledizione!!!!!!

Una notevole somiglianza

Nel 1989 quello che ricordo di aver ascoltato sono i Guns And Roses. Appetite for destruction in particolare. Una tipa mi ha dato la cassettina in … non so, seconda liceo? Credo di si. Io ero già “rock”. Quello che passava allora: Bon Jovi intanto, un po’ di glam e hair … “Commerciale”. Ricordo che feci ascoltare due robe dei Bon Jovi a CB, il mio amico, che da quel momento in poi divenne super rockmetaldeppiù mentre io ascoltavo roba varia. Io avevo già una infarinatura-plagio dei miei fratelli, U2, Pink Floyd, Led Zeppelin. Poi lì intorno, nel paesello, c’era tutto un insieme di chitarrismo per cui si sentiva parlare di Blackmore, di Dio, Ozzy, ma io non è che proprio ci stessi dietro: Iron Maiden soprattutto, poi Metallica (mai piaciuti fino al Black Album, a parte alcuni momenti). A me iniziava a piacere Madonna e altra roba pop, anche Italiana. Mi ero consumato tutto De André in concerto con la PFM Vol.2 miliardi di volte (in cassetta) dopo aver ascoltato nell’infanzia alcuni LP. Baglioni “alé oo” una cassetta sola, per anni ho pensato che esistesse solo quella. Ho apprezzato molto gli Spandau Ballet di “Through the Barricades” in una gita alle medie particolarmente triste e solitaria. Sicuramente sentivo anche Zucchero di “Rispetto”, altra roba di mio fratello, qulcosa forse in radio, ma poco la radio io, da piccolo.

Comunque nel 1989 io ricordo che mi fu passato Appetite for Destruction e lo stra-mega-ultra consumai. Poi ci furono le vacanze e scoprii così che era uscito un nuovo album di Zucchero perché me lo vendette un – così li chiamavamo prima che arrivasse altro – “marocchino”. Un venditore ambulante di una qualsiasi etnia e/o provenienza che chi lo sa. Era, ovviamente, stra-piratatissima la cassetta. Ma io, al massimo, notai che la stampa della copertina non era “perfetta”. Ho consumato quella cassetta (Oro, Incenso e Birra) forse ancora di più di quanto non abbia fatto con l’altra.

Ma il mondo stava iniziando una rivoluzione diversa, momentanea, una moda anche, scoprii poi.

Così questa sera quando il mio ex collega Z è venuto a prendermi e ha messo su “una roba” che è iniziata, io ho ascoltato. Sento le chitarre distorte, sento la batteria, il cantato urlacchioso, una registrazione che mi sembra un po’ così.
Ma non con voglia di cambiare. Ascolto ancora, lui mi fa “se vuoi cambiare pezzo…”, io – “no, lascia”.
Nella mia testa penso … beh che sento male, chiedo di alzare. Poi ricomincio, penso “questa gente si è sparata il Seattle sound in vena. Sembrano voler arrivare dove arrivavano gli Alice in Chains ma senza farcela. Però… però il suono delle chitarre… la parte sonora non è male, non la disprezzerei… sembra un ottimo demo di qualcuno che ci credeva davvero, peccato che quel tempo ormai sembra finito nel dimenticatoio, ma chi sono? – penso.
Sento la voce… urla sempre, lamentoso. Casino vario, poca melodia… ma non mi dispiace e poi quel mood… E mi ricordo che la settimana scorsa gli ho regalato “Bleach” masterizzato.

Hey! Ho scoperto che i Nirvana fanno i Nirvana, nel 2025. Bravissimo! È che… io Bleach non l’ho praticamente mai ascoltato; l’avrò sentito… ma ho apprezzato solo qualcosa dei Nirvana di Nevermind ed In Utero, sempre le più famose o riconoscibili? Chi lo sa ormai. Comunque quando lui cantava, quando si capivano delle note del cantato.

A suo tempo ero più sul prog metal, sulla melodia, su altro. Persino gli Alice in Chains mi sono arrivati dopo, li ho cagati dopo. Come sempre pensando “quando non sarà di moda lo ascolterò”. Certo li mi sono innamorato poi, troppo tardi caro Layne. Forse mi serviva più… dolore? Chi lo sa. Ho dovuto sintonizzarmi su certi suoni, scavare nel frastuono per sentire che era si, frastuono, ma prodotto da un centro che suonava, eccome. Oggi cambierei solo la batteria di Dirt perché suona troppo rimbalzosa plasticosa anni-80, così come in Undertow dei Tool. Forse qualche cosa sugli alti, ma in generale è perfetto.

Quindi ecco, ormai quel sound per me è possibile. E quando l’ho sentito… beh mi è sembrato proprio del periodo del grunge.

I Nirvana.

Applausi a me eh?

Ad ogni modo un regalo a voi qui. Pensavo fosse il contrario, invece…